Pagine

venerdì, aprile 10, 2026

La Riforma liturgica e quelle deformità da evitare. Un seminarista




a cura di Veronica Cireneo 

Cosa c'è di male nel sognare che la chiesa, i suoi Ministri e i suoi riti tornino al lustro e al sublime che gli appartiene e che la Riforma invece, che sarebbe meglio chiamare "deforma", ha violato? Le Messe Tridentine, scrigno e deposito della nostra santa religione, vivono nell'anima dei fedeli per la bellezza e la profondità che da quel rito promana. Sia onore a tutti coloro che si prestano per tenere in sella la sana Fede Cattolica, nonostante l'ora presente. Grazie anche  al nostro seminarista, così attento a che nulla offenda Nostro Signore Gesù Cristo, che adoriamo. Buona lettura 

§§§

Tra le molte cose ambigue o,  diciamolo pure, sbagliate presenti nel Messale e nelle Rubriche del Novus Ordo Missae, vorrei soffermarmi su ciò che la riforma liturgica, più che riformare, rivoluziona, se non proprio deforma.

E metterò l’ accento su alcuni particolari momenti e gesti rituali fondamentali a cui andrebbe prestata la massima attenzione e che invece sono troppo spesso trascurati. Ci occuperemo quindi in questa sede:
- Del corporale: modalità dell' apertura e sue funzioni.
- Di come il sacerdote dovrebbe tenere le mani dopo la Consacrazione.
- Della purificazione dei frammenti sulla patena .
- Del piattino per la Comunione.




• Il Corporale: molto spesso durante la Messa si vede, e non va bene, il sacerdote o il sagrestano di turno che, sistemando l’altare in vista della Santa Messa, apre il Corporale sventolandolo come fosse una tovaglia qualsiasi. Magari ripetendo il gesto più e più volte per distenderlo meglio, dimenticando o proprio ignorando che lì potrebbero essere presenti dei frammenti di Eucaristia che ovviamente si disperderebbero ovunque, annullando in un colpo solo le funzioni stesse del Corporale, che sono due: la prima che è appunto, quella di raccogliere eventuali frammenti di Eucaristia caduti su di esso durante la celebrazione e la seconda che è quella di delimitare lo spazio nel quale le Sacre Specie saranno consacrate. (Per approfondire vedasi: Tutorial per il corretto uso del Corporale)

• Di come il sacerdote dovrebbe tenere le mani dopo la consacrazione.
Anche se molti non vi si attengono più,  Fede, Dottrina e Tradizione insegnano che, il sacerdote, dopo la Consacrazione, dove ha preso fra i suoi indici e pollici il Verbo Incarnato nascosto sotto le sembianze/accidenti del Pane (e del Vino), per amore e reverenza all' Augusto Sacramento e per evitare la dispersione di frammenti, dovrebbe tenere i pollici e gli indici uniti, finché non purificherà le sue mani con l' acqua, dopo il rito della Comunione ai fedeli.

• La purificazione dei frammenti su patena.
Il messale Novus Ordo nelle Rubriche dice di purificare la patena rivolgendola sopra il Calice, usando il purificatoio per spingere nel Calice eventuali frammenti.

Invece, tradizionalmente i sacerdoti hanno sempre usato le dita soprattutto pollice ed indice, magari aiutandosi con un po' di acqua per bagnare un pochino la patena,  facilitando la santa operazione.
Mi sembrerebbe ancora molto meglio l' insegnamento tradizionale, che la novità!

Ci facciamo in quattro, giustamente, per dire di ricevere la Comunione in bocca ed in ginocchio col piattino ecc. per non disperdere frammenti, quando forse bisognerebbe partire da quello che omettono, per ignoranza o noncuranza, i Ministri dell’ Altare!

Infatti il Corporale, normalmente in lino, usato nel gesto di “purificare” la patena, secondo il Messale Novus Ordo, non fa altro che catturare potenzialmente, nelle sue fibre, alcuni frammenti di Gesù Eucaristia!

Per non parlare poi delle acrobazie, che tutto sono tranne atti di Fede, che certi sacerdoti fanno fare al purificatoio, girandolo e rigirandolo sull'Altare ed anche in Sagrestia, facendo svolazzare qua e là chissà quanti frammenti...lo sa Dio! Miserere

• Il piattino per la Comunione:
Concludendo,  brevemente dirò che in una Messa partecipata da una ventina di fedeli che facciano la Comunione, vengono raccolti in media nel piattino non meno di tre frammenti.

E se l’istruzione [93] della “Redemptionis Sacramentum” in merito al piattino recita così:
[93.] "È necessario che si mantenga l’uso del piattino per la Comunione dei fedeli, per evitare che la sacra ostia o qualche suo frammento cada..." 

..mi congedo con qualche domanda che volutamente lascerò aperta, per suscitare nel lettore le proprie personali riflessioni. Mi chiedo:

- Come mai il piattino è caduto così in disuso?

- In quante chiese si usa ancora?

- Quanti sono i fedeli che si comunicano?

- Dove vanno a finire tutti quei frammenti del Corpo di Cristo in ogni Messa?

- Ed infine: è ancora la Fede il motore degli atti liturgici?

A voi le risposte e le ardue sentenze. 

Un seminarista
10 aprile 2026

•••
Grazie per aver letto questo articolo. Se ti è piaciuto condividilo con i tuoi contatti e su altri social. Grazie 

Puoi lasciare un commento e, per restare aggiornato, unirti agli Alleati cliccando sui seguenti link:

CANALE TELEGRAM DEGLI ALLEATI DELL'EUCARESTIA  

• CANALE TELEGRAM DI VERONICA CIRENEO

• CANALE YOUTUBE

• SITO INTERNET

• MAIL  (per comunicazioni, segnalazioni, testimonianze, riflessioni personali, invio articoli e per proporsi come collaboratori)

•  MAIL MESSA/CENACOLI (per disponibilità Messe, catechesi e cenacoli domestici in presenza)

        

          


La Messa Tridentina in casa mia. Testimonianza dal diario degli Alleati


a cura di Veronica Cireneo 

Cari amici, come promesso nel precedente articolo della nostra rubrica Messa e Cenacoli, offriamo alla vostra attenzione questa bella testimonianza di un Alleato dell' Eucarestia che ha avuto l'onore e la Grazia di organizzare e assistere alla Messa Tridentina, celebrata in casa propria. L'iniziativa descritta in questo articolo, in vista del mese di Maggio e in onore dell'Immacolata,  intende soprattutto orientare verso la moltiplicazione dei Cenacoli Mariani, in presenza, tramite tam-tam, per la recita del Santo Rosario. Sarà anche occasione propizia per supplicare il Cielo, affinché la Divina Provvidenza ci ottenga presto la liberazione della Messa Tridentina, dalle discutibili restrizioni cui è sottoposta: la Sua bellezza ed efficacia, infatti, è tale che meriterebbe di essere gridata dai tetti, più che  confinata nelle catacombe. Oremus. Buona lettura.

§§§

Cari Alleati,

fratelli nella Fede, voglio raccontarvi la mia esperienza, felicemente scaturita dall'iniziativa Messa e Cenacoli del nostro movimento.

Abbiamo celebrato la prima Messa Antica nel mese scorso, dopo aver allestito una stanza di casa nostra. Abbiamo liberato una camera da letto non più in uso; preparato un tavolo di legno opportunamente rialzato con dei mattoncini; aggiunto un tappeto che era in soffitta, ma ancora in ottimo stato e cambiato il lampadario. Mentre cercavamo di sistemare al meglio, ci siamo resi conto che il materiale necessario era già disponibile a costo zero. 

Arredi sacri. Messa domestica 

Grazie alla Provvidenza abbiamo trovato un caro Sacerdote affezionato alla Messa di sempre, il quale volentieri si è messo a disposizione e ci ha dato delle preziose indicazioni per l’allestimento tradizionale riguardante le tovaglie, la scelta delle immagini Sacre e il Crocifisso da appendere al muro. Abbiamo ricavato le candele da un cero che ci è stato regalato da un amico Sacerdote, che l’aveva utilizzato nella Messa della Candelora. Anche questo per noi è stato un segno che stavamo facendo una cosa gradita al Cielo.

Era forte l’emozione e l’entusiasmo nel lavorare nel fine settimana con il resto della famiglia per un grande obiettivo: era la prima volta che la nostra casa poteva ospitare una Santa Messa. La fatica per spostare i mobili, per riorganizzare gli spazi e per pulire l’ambiente è stata ampiamente ricompensata dalla grande Grazia di ricevere Gesù e Maria tra le mura di casa nostra.

Per questa prima celebrazione ci siamo trovati in cinque, ma per il prossimo appuntamento si aggiungeranno sicuramente anche altri conoscenti ed amici. Attendiamo volentieri anche altre adesioni, l’idea di poter celebrare insieme con lo stesso ideale di fede ci riempie di gioia e ci da’ la carica per rendere l’ambiente fisico e il nostro cuore sempre più accogliente.

Che la Santa Vergine e San Giuseppe suo castissimo sposo ci proteggano e che Dio ci benedica. Deo gratias 

Lettera firmata

•••


Aggiornamento elenco reclutamento 
Messa e Cenacoli: suggerimenti 

1) Aree disponibili. Agli Alleati che avevano già messo gentilmente a disposizìone la propria abitazione per Messe Tridentine, cenacoli e/o catechesi, si aggiungono ora  altre 3 aree geografiche, tra cui una all'estero, per un totale di 12. Insieme alle precedenti 9 aree di Padova, Biella, Adria-Rovigo, Messina, Campobasso, Viterbo-Civitavecchia ,Pistoia, Brescia e Genova annoveriamo quindi: Verona, Cortona e Pert Western (città australiana che vede la presenza di un certo numero di immigrati cattolici italiani). Tre di queste realtà sono già attive ed è da una di esse che ci è giunta  la felice testimonianza che avete appena letto sopra.

2) Suggerimenti pratici e varianti. Da esse, delle quali manteniamo il riserboimpariamo, e vi invitiamo a seguirne l'esempio, che il modo migliore e più sicuro di aggregarsi per pregare insieme o per organizzare messe domestiche con sacerdoti di passaggio è il tam-tam da praticare con persone conosciute e prossimeSposata per prudenza questa prassi, anche a seguito di certe mail ricevute da sconosciuti tutt'altro che raccomandabili, decade l'utilità di rendere pubbliche le mail dei referenti locali.

3) Riepilogando. Confermiamo la nostra disponibilità a sostenere virtualmente la sacrosanta iniziativa tramite la mail della Redazione Alleati alleatimessaecenacoli3@gmail.com a cui potranno scrivere: 
- i sacerdoti interessati a celebrare in casa per avere info sui referenti locali, con i quali verranno poi messi in contatto per accordi logistici;
- e i fedeli  che intendano ospitare Messa e/o Cenacoli in casa propria, per avere suggerimenti ed istruzioni, indicando i propri dati anagrafici, telefono, provincia di residenza e un indirizzo mail. I dati personali resteranno ovviamente riservati e solo presenti nell'archivio della Redazione Alleati. Prudenza e avanti!
 
Sia lodato e ringraziato in ogni momento Gesù nel Santissimo Sacramento dell' Altare

Veronica Cireneo 
10 aprile a D. 2026

•••







giovedì, aprile 09, 2026

Sulla necessità di ritornare al confessionale con la grata fissa. D.G. Agnello


a cura di Veronica Cireneo 

A chi non è mai capitato di rimandare una confessione, che pure la coscienza ci indicava come impellente, per motivi di vergogna? Forse ciò non sarebbe accaduto se avessimo avuto la possibilità di confessarci in un confessionale con la grata fissa, che ci avrebbe permesso di evitare l'imbarazzante sguardo umano, nel momento così delicato dell'autoaccusa delle nostre più grandi miserie. Così, mentre ringraziamo il Cielo per tutte le volte che non ci ha ritirato dalla faccia della terra, in stato di disgrazia, seppur osservandoci affaccendati nel tentativo di imbatterci almeno in un sacerdote sconosciuto, per evitare di tacere qualche peccato a motivo della vergogna, svisceriamo bene l'argomento con l'aiuto del sacerdote don Giuseppe Agnello, che ringraziamo di cuore per lo sviluppo di questa tesi  tutta esposta a difesa della salvezza delle anime nostre. Buona lettura e condivisione.

§§§

TORNARE AL CONFESSIONALE CON LA GRATA FISSA 

Quando il servo di Dio Giàcomo Fesce (Jacques Fesch) fu folgorato da Cristo nel càrcere, e la gràzia compí quella liberazione interiore che lo portò da una vita lussuosa e infelice a una vita crocifissa e gioiosa, pur consapévole di procèdere verso la pena di morte per avere ucciso un poliziotto padre di tre figlî (consapevolezza che divenne certezza dopo che il tribunale si fermò a giudicare solo i fatti del passato, ma non la vita da risorto del presente), quest’uomo di Dio scriveva a frà Tommaso in una léttera:

«È la prima volta che piango làcrime di giòia, avendo la certezza che Dio mi ha perdonato, e che ora il Cristo vive in me, attraverso la mia sofferenza e il mio amore».

Una consapevolezza che dice la grandezza di quest’uomo e la grandezza de “L’Eterno di Galilea”, per usare il títolo di un libro del presto beato Fulto Scin (Fulton Sheen). Questi, infatti, spiega bene in questa sua òpera che:

 «Una virtú posseduta in grado eminente non rende grande l’uomo, piú di quanto un’ala renda completo un uccello. Come la forza dell’àquila si misura dalla distanza che corre tra la punta di un’ala e la punta dell’altra, cosí il caràttere dell’uomo non va giudicato dalla presenza di una virtú spinta a un grado eròico, bensí dalla distanza tra tale virtú e quella opposta. La personalità cristiana non è né piú né meno che l’accordo di due virtú opposte. In altre parole, un uomo veramente grande non sarà soltanto un coraggioso, giacché se l’uomo fosse coraggioso senza èssere compassionévole, correrebbe il perícolo di èssere crudele. La compassione è ciò che si potrebbe definire l’ala gemella del coràggio».

Nel caso del cristiano che si pente dei suoi peccati, le due ali di àquila sono la consapevolezza della pròpria dignità (di fíglio adottivo di Dio) e la consapevolezza della pròpria misèria (di peccatore).

Nel caso del cristiano che poi confessa le pròprie colpe al sacerdote, è necessària la gratitúdine verso di Dio e verso il suo amore, ma unita all’ala gemella dell’umiltà di chiamare per nome ogni peccato e di indicarne il número.

Senza questa grandezza del penitente, l’amore di Dio resterebbe lodato ma non corrisposto; e il peccato resterebbe odiato, ma non identificato, il che non farebbe arrivare nemmeno al pentimento imperfetto.

• Per questo, dunque, la Chiesa, maestra di saggezza e di umanità tanto quanto dispensatrice di divini misteri:

-tra i peccati contro il primo comandamento annòvera «la presunzione dell’onnipotenza e della misericòrdia di Dio (quella per cui si spera di ottenere il suo perdono senza conversione e la glòria senza mèrito)» (Cfr CCC 2092). Mette dunque in guàrdia da questa presunzione; insegna quanto ci ama Dio e come mèrita di èssere corrisposto per giustízia, gratitúdine e conformità alla nostra natura;

-mostra le cinque condizioni per una buona confessione (esame di coscienza, pentimento sincero, accusa dei peccati, propòsito di non commétterli piú, soddisfazione), ma fa di piú...

-ha pensato anche a un luogo e a una sede adatti dove riconciliarsi con Dio, in un modo che aiuta il penitente e protegge il sacerdote. Questo luogo è la chiesa e la sede è il confessionale con la grata, di cui vogliamo parlare in questa riflessione, visto anche l’inízio della Settimana Santa, tempo propízio per riconciliarsi con Dio.

Questa riflessione diventa anche necessària per arginare una certa crisi del Sacramento della penitenza. Sí, certo, le càuse della crisi sono nell’apostasia generale del mondo occidentale e nel mancato senso del peccato, ma dove la fede resiste, le catechesi non màncano, i richiami a confessarsi sono frequenti e la disponibilità dei sacerdoti è màssima.

Ci sono nemici diversi da combàttere, come la vergogna e il rispetto umano: laccî del demònio che tèngono lontani dal confessore o chiúdono la bocca su certi peccati.

 Su questo, vediamo cosa dice il Codice di Diritto Canònico al numero Can. 964:

§1. Il luogo pròprio per ricévere le confessioni sacramentali è la chiesa o l'oratòrio.

§2. Relativamente alla sede per le confessioni, le norme vèngano stabilite dalla Conferenza Episcopale, garantendo tuttavia che si tròvino sempre in un luogo visíbile i confessionali, provvisti di una grata fissa tra il penitente e il confessore, cosicché i fedeli che lo desíderano pòssano liberamente servírsene.

§3. Non si ricèvano le confessioni fuori del confessionale, se non per giusta càusa».

( Questa giusta càusa può èssere la necessità di confessare, in un ospedale, il malato a letto; in un campo di battàglia, il soldato penitente; a casa pròpria, un anziano che non può recarsi al confessionale; in un pellegrinàggio, i pellegrini che lo chièdono anche in assenza di una chiesa lungo il percorso; e símili).

• Don Nicola Bux, nel suo libro: Con i Sacramenti non si scherza (Cantagalli, Siena, 2016), afferma:

«Una ragione non secondària della crisi del sacramento della confessione è l’abbandono del confessionale con la grata: favoriva la discrezione, davvero fondamentale, fra il penitente e il confessore( . ..). È soprattutto un símbolo del segreto, o sigillo sacramentale, a cui ogni ministro è tenuto gravemente in coscienza, a costo della vita(. . .). Ai nostri giorni, converebbe usare la grata non solo per la confessione del gentíl sesso, ma anche per i ragazzi: interpone una barriera ai sensi, quindi contro il diàvolo. Inoltre, non vedere in fàccia il confessore, mette il penitente in condizione di parlare con libertà e, a quegli, consente la libertà di parlare al penitente nel nome di Dio. A meno che penitente e confessore non síano cosí padroni di sé, da non èssere condizionati. Padre Pio pare che non guardasse in fàccia il penitente. Infatti l'atteggiamento del confessore clàssico era quello di avvicinare l’orécchio alla grata, senza guardare, spesso con gli occhî chiusi, ascoltare e infine dare l’assoluzione» (p.131).

La confessione auricolare: formalizzata nel 1215 da Papa Innocenzo III, durante il IV concilio Lateranense.

Queste parole ci ricòrdano perché questo tipo di confessione è detta anche “auricolare”.

Serve l’ascolto, piú che lo sguardo.

-  tutto deve favorire l’ascolto di una confessione ben fatta: sincera, líbera da laccî, circostanziata, che non omette peccati e non si perde la meta.

- Non si può dare per iscontato che «penitente e confessore.. síano cosí padroni di sé, da non èssere condizionati.

- Dunque: si ritorni al confessionale con la grata; lo si favorisca (anziché averlo trasformato in uno sgabuzzino); 

-ci si fàccia trovare già in esso in giorni e orarî noti a tutti, perché non si perde mai tempo ad aspettare i penitenti in preghiera o meditazione. Dio li manderà a frotte, dov’è custodita la Sua sapienza; e dalla sapienza di Dio deriva ogni sapienza fra gli uòmini, nella Chiesa, nei suoi ministri, nei suoi fedeli. Dice l’Ecclesiaste:

«La sapienza dell’uomo ne rischiara il volto, ne càmbia la durezza del viso» (Qo 8, v.1c).

Nel caso del confessionale questo accade perché a cambiare è anzitutto la durezza del cuore:

«Tu vuoi la sincerità del cuore e nell’íntimo mi insegni la sapienza…Puríficami…Crea in me, o Dio, un cuore nuovo» (Cfr Sal 50).

Comprendiamo allora perché il 7 Lúglio 1998 la “Commissione Pontifícia per l’autèntica interpretazione del Còdice di Diritto canònico”, a un quesito del 16 Giugno dello stesso anno:

«Si dúbita se, prestando attenzione a quanto prescritto dal can. 964, § 2, il ministro del sacramento, per una giusta càusa ed escluso il caso di necessità, possa decídere legittimamente, anche qualora il penitente dovesse richièdere altro, che la confessione sacramentale venga ricevuta nel confessionale munito di grata fissa?"

Rispose così:" Sí".

• Il Sommo Pontéfice Giovanni Pàolo II, nell’Udienza concessa al sottoscritto Presidente il 7 Lúglio 1998, informato della suddetta decisione, l’ha confermata e ne ha ordinato la promulgazione. 

Pertanto, lasciando fuori dal nostro discorso la “giusta càusa” e lo “stato di necessità”, la vita e la penitenza ordinàrie richièdono questa sede con grata fissa.

• Il demònio del resto  ̶   lo si può verificare anche nel “sogno dei tre laccî” che san Giovanni Bosco racconta ai suoi ragazzi il 4 Aprile 1869  ̶  si impegna per far si che ci si confessi male. Lo fa con i gióvani, ma anche con chi non è piú gióvane, e:

-come primo làccio usa la vergogna che non fa dire alcuni peccati in confessione (il silènzio colpévole ne è effetto); 

-come secondo làccio usa lo svilimento della confessione ad atto màgico che non richiede il dolore dei peccati; e infine 

- come terzo làccio banalizza il propòsito di emendarsi e non fa méttere in pràtica i consiglî del confessore.

Di questi tre laccî:

- il primo è spezzato dalla grata fissa dei confessionali;

- il secondo dal meditare sulla passione di Gesú Cristo come conseguenza dei nostri peccati, non solo come atto supremo dell’amore di Dio per noi;

-il terzo làccio è spezzato dal timór di Dio, dal momento che Dio non si làscia prèndere in giro da nessuno.

In questo modo di accostarsi al sacramento della Confessione, si prenderà sul sèrio il Sàngue di Cristo versato per istituirla e per lavarci i peccati.

E si terranno unite giustízia e misericòrdia, le due ali che permetteranno al penitente, non ingannato dalla cattiva vergogna, di volare in alto, fuggendo l’inferno e possibilmente anche il purgatòrio. Sí!

L’inferno e il Purgatòrio:

- il primo infatti attende chi non rinnega e non ha perdonato il peccato mortale;

- il secondo attende chi non rinnega anche i peccati veniali e non si impegna a riparare adesso ai loro effetti sul Corpo Místico, che è la Chiesa. 

 
Don Giuseppe Agnello 

•••

9 aprile a D. 2026

Grazie per aver letto questo articolo. Se ti è piaciuto condividilo con i tuoi contatti e su altri social. Grazie 

Puoi lasciare un commento e, per restare aggiornato, unirti agli Alleati cliccando sui seguenti link:

CANALE TELEGRAM DEGLI ALLEATI DELL'EUCARESTIA  

• CANALE TELEGRAM DI VERONICA CIRENEO

• CANALE YOUTUBE

• SITO INTERNET

• MAIL  (per comunicazioni, segnalazioni, testimonianze, riflessioni personali, invio articoli e per proporsi come collaboratori)

•  MAIL MESSA/CENACOLI (per disponibilità Messe, catechesi e cenacoli domestici in presenza)

          

martedì, aprile 07, 2026

Il velo muliebre: origine, significato e motivi dottrinali per indossarlo. Don A.Morselli



a cura di Veronica Cireneo 

Pubblichiamo questo articolo di don Alfredo Maria Morselli, perché ne condividiamo interamente la sostanza. Siamo a conoscenza, infatti, che chi prova ad indossare il vero muliebre in chiesa, non lo lascia più. Sono molte le testimonianza di  donne che concordemente affermano come sia diventato facile, per loro, raggiungere un'autentica concentrazione spirituale, durante la Messa , dal momento della scoperta del velo. Si capisce benissimo come ciò sia possibile. Basti pensare che essendo, non un accessorio ma, una dichiarazione di sottomissione allo Spirito Santo, il velo muliebre, faciliti la relazione spirituale tra la creatura ed il Creatore. Come non tenere conto a riprova, del fatto che il velo muliebre era perennemente indossato da Maria Santissima, Sposa, appunto, dello Spirito Santo? Alcuni scritti narrano che mai  Ella se ne separò, fino al momento della Crocifissione di  Suo Figlio - Dio, quando, per motivi di pudore e di pietà, se ne privo' per velarGli la nudità del pube, seppur completamente ricoperto del Suo Preziosissimo Sangue. Invitiamo, in questo tempo pasquale, le donne che non l'avessero ancora sperimentato a partecipare alla Santa Messa con questo santo e velato compagno sul capo, atto di modestia del quale certamente non si pentiranno.  Buona lettura 

§§§

• Il Codice di Diritto Canonico del 1917 prescriveva alle donne di tenere il capo coperto in Chiesa, soprattutto al momento della Santa Comunione.

Nel nuovo Codice non c’è traccia di questa disposizione e ormai questa antica e venerabile usanza è caduta nel dimenticatoio; eppure essa era fondata su una disposizione dello stesso Apostolo San Paolo.

Ma, tra l’esegesi razionalista moderna, che tende a storicizzare tutte le disposizioni particolari, definendole “roba d’altri tempi…” e il famigerato luogo comune per cui “l’uomo di oggi” non sarebbe più in grado di capire certe cose, anche la consuetudine, per le donne, di coprire il capo in chiesa, è andata perduta.

Per non parlare poi di molte suore, che, un tempo ben vestite (chi non ricorda i cappelloni delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli?), oggi espongono il ciuffo, per andar di pari passo con chi ha gettato tonaca e colletto bianco alle ortiche (e qui, visti i magrissimi risultati estetici, avendo tolto il velo, c’è assai spesso da stenderne subito un altro, questa volta pietoso, come si suol dire.

Ma guai se ci limitassimo a rimpiangere i tesori che ci hanno scippato: dobbiamo cercare, con l’aiuto della Madonna, anche per questo caso, le ragioni della Tradizione. Leggiamo le parole dell’Apostolo, e vediamo come alcuni Padri della Chiesa le hanno interpretate.

• Dalla prima lettera di S.Paolo Apostolo ai Corinzi: [11,3]

Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. [4] Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. [5] Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. [6] Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.[7] L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. [8] E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; [9] né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. [10]Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. [11] Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna; [12] come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio. [13] Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? [14] Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, [15] mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo. [16] Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio”.

• Sono essenzialmente quattro i motivi che emergono da questo brano, per cui S. Paolo consiglia alle donne di tenere il capo coperto durante le azioni liturgiche.

1) La simbologia delle nozze tra Cristo e la natura umana. In chiesa, durante la liturgia, l’uomo e la donna non rappresentano solo se stessi, ma l’uomo – ogni uomo – rappresenta Cristo, lo Sposo: la donna rappresenta il genere umano, la natura umana sposa del Verbo. Possiamo comprendere ciò considerando la natura sponsale della fede (Ti sposerò nella fede e tu conoscerai il Signore – Os 2,22), il contesto generale della liturgia (l’atmosfera in cui la fede è esercitata nel modo più perfetto) e l’esplicito richiamo alle nozze di S. Paolo: E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo - 1 Cor 11, 8-9. Cristo sta all’uomo (maschio e femmina) come l’uomo sta alla donna. Inoltre l’uomo, diversamente dalla donna, è “immagine e gloria di Dio”, non per se stesso, ma in quanto rappresenta Cristo: perciò egli non può stare con il capo coperto, perché in questo modo egli “disonora il suo capo” (11,4) il suo proprio rappresentare Cristo: un uomo con il capo coperto non rappresenta bene Cristo, così una donna con il capo scoperto, non rappresenta bene la natura umana e la Chiesa sposa di Cristo. In questo senso Tertulliano dice: “Poiché io sono l’immagine del creatore, non c’è posto in me per un altro capo (che non sia Cristo)” (Contro Marcione, V, 8, 1). 

2) Un segno della sottomissione a Cristo. Una donna con il capo coperto dal velo, ricorda a tutti coloro che sono in chiesa che la natura umana è sposa di Cristo: perciò la donna, in quanto rappresenta la natura umana, deve avere un segno della sua dipendenza sul suo capo (1 Cor 11,10): questo segno della dipendenza è il segno dell’autorità di Cristo nei confronti della sua Sposa, la natura umana. Perciò il Concilio Gangrense chiama il velo memoriale, ricordo della sottomissione. S. Giovanni Crisostomo lo chiama insegna della sottomissione; Tertulliano giogo della sua umiltà (cf. Cornelius a Lapide, ad loc.).

3) Il rispetto del perfetto equilibrio del cosmo. L’edificio della chiesa rappresenta il cosmo, ricolmato della gloria di Dio, specialmente durante la celebrazione della S.Messa (I cieli e la terra sono pieni della tua gloria…). Il cosmo è perfettamente ordinato (Ma tu hai tutto disposto con misura, calcolo e peso – Sap 11,20). Nessuno può dimenticare la presenza, all’interno della chiesa-cosmo, della gerarchia celeste, perfettamente ordinata (Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa… – Eb 12,22). Non è quindi conveniente che in un cosmo perfettamente ordinato qual è la celebrazione liturgica, la ordinata relazione tra Cristo-Sposo e Chiesa-Sposa – la particolare relazione che la celebrazione liturgica ricrea nel modo più perfetto -, non sia mostrata (Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli – 1 Cor 11,10).

4) Un segno naturale di umiltà. Ultimo aspetto, ma non di minore importanza: “Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo” (1 Cor 11, 14-15).

Don Alfredo Maria Morselli 

➡️ qui la fonte

•••

7 aprile a. D. 2026 

Grazie per aver letto questo articolo. Se ti è piaciuto condividilo con i tuoi contatti e su altri social. Grazie 

Puoi lasciare un commento e, per restare aggiornato, unirti agli Alleati cliccando sui seguenti link:

CANALE TELEGRAM DEGLI ALLEATI DELL'EUCARESTIA  

• CANALE TELEGRAM DI VERONICA CIRENEO

• CANALE YOUTUBE

• SITO INTERNET

• MAIL  (per comunicazioni, segnalazioni, testimonianze, riflessioni personali, invio articoli e per proporsi come collaboratori)

•  MAIL MESSA/CENACOLI (per disponibilità Messe, catechesi e cenacoli domestici in presenza)