mercoledì, dicembre 31, 2025

Perché è conveniente celebrare la Messa nella lingua latina? Alleati per la Messa Antica. Programmazione 2026

  

a cura di Veronica Cireneo 

Il latino è la lingua che meglio rappresenta la Sposa di Cristo e la liturgia della Chiesa Cattolica. Da sempre utilizzata e diffusa da diventare universalmente riconosciuta, ha reso in passato molto agevole la partecipazione alla Santa Messa in qualsiasi nazione Cattolica estera ci si trovasse, per vacanze o motivi di lavoro, a trascorrere dei periodi più o meno prolungati. Non è più così, purtroppo, da quando la Messa riformata viene celebrata in volgare, dato che la lingua di una Nazione non corrisponde a quella di un'altra. Con questo articolo di Don Matthias Gaudron intendiamo offrire un' interessante analisi storico-teologica, che sostiene l'utilità del latino nelle celebrazioni liturgiche.

A corredo del brano, proponiamo in calce, il consueto appello di reclutamento fedeli che, per il nuovo anno, non è più solo finalizzato a celebrare Messe Antiche nelle case da parte di sacerdoti di passaggio, fuori diocesi, ma sarà anche finalizzato ad organizzare cenacoli di preghiera domestici e catechesi sacerdotali in presenza. Attenzione agli indirizzi mail, che per motivi di comodità tecnica abbiamo modificato, annullando i precedenti. Ringraziamo Dio per l'anno che si sta concludendo in queste ore e mettiamo nelle Sue Mani Benedette ogni giorno e ogni opera dell'anno che verrà. Lieto, fruttuoso e sereno anno nuovo a tutti. Un grazie di cuore anche ai nostri affezionati lettori, autori, collaboratori e commentatori. Che siete tanti. Buona lettura e diffusione 

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Nella liturgia non si può usare la lingua corrente

Come si dismettono gli abiti da lavoro, così è oltremodo conveniente che la lingua della santa liturgia per celebrare il culto divino non sia quella di tutti i giorni.

La lingua volgare non concorda con l’azione sacra. In Occidente, il latino è stato per secoli la lingua della liturgia. In altre parti della Chiesa ed anche in numerose religioni non cristiane vi è anche una lingua sacra. La fissità della lingua liturgica, a fronte dell’evolversi della lingua volgare, sembra una costante in tutta l’umanità.

I Greci scismatici, nella liturgia usano il greco antico; i Russi usano lo slavo. Al tempo di Cristo, gli Ebrei usavano per la liturgia l’ebraico antico, che non era la lingua corrente (e né Gesù, né gli Apostoli hanno biasimato questa usanza). La stessa cosa avviene nell’islam (l’arabo letterario, lingua per la preghiera, non è più compreso dalla massa) e in certe religioni orientali. Anche i pagani romani, per il loro culto avevano delle formule arcaiche divenute incomprensibili.

L’uomo ha per natura il senso del sacro: egli comprende d’istinto che il culto divino non dipende da lui e che deve rispettarlo e trasmetterlo così come l’ha ricevuto, senza permettersi di stravolgerlo. L’impiego di una lingua fissa e sacra nella religione è conforme alla psicologia umana al pari alla natura immutabile delle realtà divine.

Il senso del mistero

La Messa realizza dei misteri ineffabili che nessun uomo può comprendere perfettamente. Questo carattere misterioso trova la sua espressione nell’impiego di una lingua misteriosa, che non è immediatamente compresa da tutti (è anche per questo che certe parti della Messa vengono recitare a bassa voce). La lingua vernacolare, al contrario, dà l’impressione superficiale di una comprensione che in realtà non c’è.

Le persone pensano di comprendere la Messa perché è celebrata nella loro lingua madre. In effetti, esse generalmente non sanno alcunché dell’essenza del Santo Sacrificio.

Non si tratta di ergere un muro che maschera tutto, ma, al contrario, di fare apprezzare meglio le prospettive; e per far questo occorre tenere una certa distanza.

Per penetrare un po’ nel mistero della Messa, la prima condizione è riconoscere umilmente che in realtà si tratta di un mistero, qualcosa che ci supera.

L’impiego del latino nella liturgia comporta il senso del mistero anche per coloro che conoscono questa lingua. Il fatto stesso che si tratti di una lingua speciale, distinta dalla lingua madre e dalla lingua ordinaria (una lingua che, di per sé, non è immediatamente compresa da tutti, anche se, di fatto, è compresa) è sufficiente a dare una certa distanza, che incoraggia il rispetto.

• Una minore comprensione?

Lo studio del latino cristiano deve essere vivamente incoraggiato. Lo sforzo che esso richiede contribuirà ad elevare verso il mistero – mentre la lingua volgare tende ad abbassare al livello umano. Il Concilio di Trento prescrive al sacerdote di predicare spesso sulla Messa e di spiegare i riti ai fedeli. I fedeli inoltre hanno il messalino in cui le preghiere latine sono tradotte. In questo modo, essi possono avere accesso alle belle preghiere della liturgia senza che i vantaggi del latino vadano perduti. L’esperienza dimostra inoltre che nei nostri paesi latini la comprensione del latino liturgico (se non in tutti i particolari almeno in maniera complessiva) è relativamente facile per chi si interessa.

Lo sforzo di attenzione richiesto favorisce la vera partecipazione dei fedeli alla liturgia: quella dell’intelligenza e della volontà. Mentre la lingua volgare rischia al contrario di incoraggiare la pigrizia.

Per vivere nello spirito di preghiera tutte le proprie attività, bisogna saper lasciare queste attività per un certo tempo per dedicarsi solo alla preghiera.  E lo stesso qui: usare, di tanto in tanto, un linguaggio sacro per prendere coscienza della trascendenza di Dio, sarà un aiuto, e non un impedimento, alla preghiera in ogni momento.

•L'unità della Chiesa

La fede immutabile richiede uno strumento proporzionato: una lingua che sia la più immutabile possibile, tale che possa servire da riferimento. Ora, il latino, che non è più una lingua corrente, non cambia più o quasi. Invece in una lingua corrente le parole possono subire rapidamente dei cambiamenti notevoli di significato e di registro (possono assumere una connotazione peggiorativa o ridicola che non avevano prima). L’uso di una tale lingua può dunque comportare facilmente degli errori o delle ambiguità, mentre l’uso del latino preserva sia la dignità sia l’ortodossia della liturgia (1).

Impiegata nella liturgia per quasi duemila anni, la lingua latina è stata come santificata. E’ confortante poter pregare con le stesse parole che i nostri antenati e tutti i sacerdoti e i monaci hanno usato per secoli. Così, unendo la nostra preghiera alla loro, sentiamo in maniera concreta la continuità della Chiesa attraverso i tempi. Il tempo e l’eternità si uniscono.

Il latino non manifesta solo l’unità della Chiesa attraverso i tempi, ma anche attraverso lo spazio (2). Favorendo l’unione con Roma (così è stata preservata la Polonia dallo scisma slavo) esso unisce tra loro tutte le nazioni cristiane.

Prima del concilio Vaticano II, la Messa di rito romano era celebrata dappertutto con la stessa lingua. I fedeli ritrovavano sui cinque continenti la Messa della loro parrocchia. Oggi questa immagine dell’unità è distrutta.

Non vi è più alcuna unità nella liturgia: né nella lingua, né nei riti; al punto che chi assiste ad una Messa celebrata in una lingua che non conosce troverà molto difficile persino identificare le parti principali.

Il latino manifesta cosa è la Chiesa

La nostra Chiesa è Una, Santa, Cattolica e Apostolica. 

La lingua latina contribuisce a suo modo ad ognuna di queste caratteristiche (3):

- per la sua genialità (lingua imperiale), il suo carattere ieratico (lingua “morta), e soprattutto la consacrazione che ha ricevuto, insieme all’ebraico e al greco sul titulum della croce (4), serve in modo eccellente la santità della liturgia;

- per il suo uso universale e sovranazionale (non è più la lingua di alcun popolo), manifesta la sua cattolicità;

- per il suo legame vivo con la Roma di San Pietro, e con tanti Padri e Dottori della Chiesa che furono allo stesso tempo eco degli Apostoli e artigiani del latino liturgico (essi forgiarono non solo le orazioni, gli inni e i responsori, ma lo stesso latino cristiano, che è in molti modi un rinnovamento completo del latino classico), è il garante della sua apostolicità, infine

- attraverso il suo uso ufficiale, che ne fa la lingua di riferimento per il magistero, il diritto canonico e la liturgia, contribuisce efficacemente alla triplice unità della Chiesa: unità di fede, unità di governo e unità di culto.

Don Matthias Gaudron

Fonte

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APPELLO-RECLUTAMENTO FEDELI PER: MESSA ANTICA, CENACOLI E CATECHESI DOMESTICHE IN PRESENZA.

Gli Alleati dell' Eucarestia sono nati per difendere i diritti di Dio e dei fedeli che vogliono ricevere l'Ostia, dal sacerdote, in ginocchio e in bocca, diritto che si vedono spesso negato nelle Messe riformate, amano il rito antico: la Santa Messa di sempre in cui facilmente si percepisce il Sacro Mistero farsi presente. 

Essendo un movimento concreto, che vuole operare sia intimamente che nella realtà territoriale e su insistente richiesta da parte di alcuni, che ne sentono maggiormente la necessità spirituale, per l'anno a venire intendiamo organizzare incontri in presenza tra fedeli, nelle case, per raggiungere un triplice scopo:

• attivare catechesi con sacerdoti locali. Chiediamo ai sacerdoti  di accompagnarci a comprendere e amare sempre più il Sacrificio Eucaristico e i temi fondamentali della nostra Fede, dottrinali e magisteriali, attraverso incontri formativi domestici in presenza, possibilmente a cadenza regolare.

• realizzare Cenacoli di Preghiera, incontri organizzati in presenza, nelle nostre case per la recita del santo Rosario quotidiano o settimanale. Meglio se presieduti da un consacrato, ma se impossibilitati, vanno bene anche senza. 

• celebrare Messe Antiche domestiche con sacerdoti di passaggio, provenienti  da qualsiasi Diocesi.

- I sacerdoti desiderosi di celebrare in rito antico fuori dalla propria Diocesi,  scriveranno una maìl all'indirizzo del referente di zona, per accordarsi sul giorno e l’orario dell'arrivo e della celebrazione. Il celebrante sarà solo pregato di esibire il celebret valido. 

- Se ci sono chiesette private fuori mano o luoghi idonei per poter celebrare, tanto meglio, ma vanno benissimo anche le case (per offrire ospitalità scrivere a alleatimessaecenacoli3@gmail.com)

- Cerchiamo di reclutare un certo numero di fedeli interessati alla Messa di sempre, per la riduzione delle spese liturgiche, di vitto e alloggio e di trasferta del sacerdote (i fedeli interessati scrivano una mail al referente locale)

Al momento gli Alleati che hanno messo gentilmente a disposizìone la propria abitazione per Messe, cenacoli e catechesi, a cui può scrivere sia il sacerdote di passaggio che il fedele interessato ad usufruire delle pie attività programmate, sono presenti in queste 6 aree geografiche:

1) PADOVA. Luca -  Cell:  3484360088.

2) BIELLA. Maria alleati.messaantica@yahoo.com

3) ADRIA/ROVIGO. Matteo matdavi@gmail.com

4) MÈSSINA, Angela angelamaggiolino@gmail.com 

5) CAMPOBASSO. Guido - riccimario81@gmail.com

6) CIVITAVECCHIA/VITERBO

Piera: leicichiama@gmail.com

- Chiunque voglia fare altrettanto, mettere cioè a disposizione la propria abitazione per realizzare gli incontri proposti scriva alla Redazione all'indirizzo alleatimessaecenacoli3@gmail.com  indicando i propri dati anagrafici, telefono, provincia di residenza e una mail, indicando il modo preferito per essere contattati dai fedeli (mail o cellulare). Al prossimo appello di reclutamento la nuova città verrà inserita in questo elenco. I dati personali resteranno riservati. 


Buon anno nuovo, amici. Insistiamo sulla conversione del cuore

A noi la battaglia, a Dio la Vittoria.


31 dicembre a.d 2025

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lunedì, dicembre 29, 2025

A Dio, annus horribilis: la Verità non ha bisogno di numeri, ma di cuori fedeli, silenziosi e solitari. Bilancio di fine anno 2025 sulla fede.


a cura di Veronica Cireneo 

Non amo molto gli articoli eccessivamente lunghi, ma da questo, che consiglio vivamente , non sono riuscita a distogliere lo sguardo fino alla fine, perché a mio modesto avviso modo migliore e più utile di trattare un argomento così delicato, al momento non c'è.

Sono riflessioni di fine anno sulla solitudine, ìncomprensione e persecuzione, non segni di fallimento, ma sigilli di autenticità,  incontrate sia ìn ambito famigliare che ecclesiastico, da tutti quelli che hanno  voluto mantenersi fedele alla vera Fede Cattolica. A Dìo. annus horribilis e felice battaglia 2026 a tutti gli amici cattolici dalla Redazione degli Alleati dell' Eucarestia e del Vangelo. Buona strategica lettura.

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Il 2025 è stato un altro annus horribilis per i fedeli cattolici che amano Cristo e la fede tradizionale,  tramandata dagli apostoli e dai loro successori.

Scopo di questo articolo non è ricapitolare l’anno trascorso (sarebbe troppo deprimente), ma riflettere su un aspetto della ricerca della Verità in quella che io, come molti altri, credo sia la fase finale della Storia della Salvezza. Spero che, nonostante la riflessione sia scomoda, possiate comunque trarne speranza e incoraggiamento mentre entriamo nel 2026.

Non dimenticherò mai il momento epifanico del mio percorso di conversione, quando la mia vaga e subconscia attrazione verso il cattolicesimo improvvisamente si cristallizzò nella chiara consapevolezza che la mia vita e il mio rapporto con Dio non sarebbero mai più stati gli stessi.

A quel tempo ero essenzialmente un cristiano fai-da-te che frequentava con scarso entusiasmo una chiesa anglicana. Il motivo per cui finii con questo gruppo di scismatici eretici era che non potevo più sopportare le sette protestanti pentecostali in cui ero cresciuto; desideravo ardentemente un cristianesimo con un clero e una liturgia. Ma per potermi unire alla Chiesa Madre ero ancora troppo condizionato dall’idea che la Chiesa cattolica fosse una setta guidata dall’Anticristo. Il che oggi mi procura profondo imbarazzo.

Nel febbraio dell’anno in cui iniziò il mio viaggio nel cattolicesimo, mia sorella mi invitò in vacanza. Partimmo per un viaggio di settecento chilometri da Johannesburg alla costa orientale del Sudafrica. Essendo un lettore ossessivo, comprai una pila di libri perché mi tenessero compagnia durante le tre settimane di vacanza. Uno di questi era “Complete Idiot’s Guide to Understanding Catholicism”, “Guida completa per idioti alla comprensione del cattolicesimo”, un libro che comprai perché, erroneamente, mi aspettavo che prendesse in giro la fede cattolica e mi facesse ridere di gusto. Invece vi trovai una spiegazione semplice dei principi fondamentali del cattolicesimo. E Dio avrebbe riso per ultimo.

Iniziai a leggere il libro mentre lasciavamo Johannesburg e, a metà circa del viaggio, mi resi conto che ero nei guai. Se ciò che diceva il piccolo libro era vero, allora, in quanto cristiano, non avevo altra scelta: dovevo diventare cattolico.

Trascorsi il resto delle vacanze divorando ferocemente tutto ciò che trovavo, purché fosse qualcosa di cattolico. Mi ripromisi di indagare ogni dogma e dottrina della fede cattolica e che, se avessi trovato anche un solo punto falso, avrei abbandonato tutto. Ma non ne trovai.

Nel momento in cui mi resi conto di aver scoperto non solo una verità, ma la Verità onnicomprensiva da cui scaturisce tutta la realtà, divenni anche profondamente consapevole di quanto fossi isolato e solo.

Non potevo dirlo alla mia famiglia protestante. Affermare che il cattolicesimo non è solo un’altra confessione facoltativa, ma l’Unica Vera Chiesa fondata da Cristo, che tutte le altre “chiese” cristiane sono quindi nulle e prive di valore, e così tutte le altre religioni, mi sembrava, all’epoca, qualcosa di offensivo, tipo “la pedofilia è un orientamento sessuale legittimo”.

In ogni caso, immaginate la situazione: ero consapevole di aver scoperto la perla preziosa, ma non avevo nessuno con cui condividerla. Nessuno nella mia famiglia era cattolico, e non conoscevo nemmeno un cattolico. Anzi, probabilmente conoscevo più buddisti, indù, musulmani ed ebrei che cattolici. E così mi sono subito trovato a fare i conti con la domanda sperimentata prima o poi da ogni cattolico: possibile che io abbia ragione e tutti gli altri torto?

Sembrava terribilmente arrogante e la solitudine non faceva che amplificare il dubbio. Ero forse ingannato dal diavolo? Era forse la mia vena ribelle e anticonformista a mettere in pericolo la mia anima tradendo la religione in cui ero cresciuto e tutti i “cristiani” che conoscevo?


Alla fine, trovai il mio equilibrio. Iniziai la formazione per gli adulti, ricevetti i sacramenti, entrai a far parte di una parrocchia e così incontrai altri cattolici. Ma fin dall’inizio rimasi turbato: il cattolicesimo che vedevo attorno a me non assomigliava al cattolicesimo che avevo scoperto durante le mie indagini. Così la ricerca della Verità mi fece intraprendere un altro viaggio, forse ancor più solitario del precedente: dalla terra della religione sinodale modernista al cattolicesimo tradizionale, ovvero la vera fede cattolica.

La transizione fu inizialmente inquietante e, ancora una volta, mi ritrovai a dubitare. Essendo tornato dal protestantesimo alla Vera Chiesa, stavo forse saltando dalla padella nella brace? La mia attrazione per il cattolicesimo tradizionale era semplicemente il residuo di una ribellione protestante irrisolta? Potevo davvero avere ragione io, mentre tutti quei cattolici di nascita che conoscevo avevano torto?

La natura solitaria della ricerca della Verità cattolica non rimase mera teoria. Poiché le mie convinzioni si scontrarono presto con i cattolici sinodali e il clero modernista, mi ritrovai gradualmente cacciato fuori dal campo. Mentre il mio cammino proseguiva, notai che il gregge si faceva sempre più piccolo. Suppongo sia vero che più ci avviciniamo alla Croce, meno persone rimangono. Fu così per Nostro Signore, che passò dall’essere circondato da moltitudini all’avere, sotto la croce, solo san Giovanni, la Madonna, Maria di Cleofa e santa Maria Maddalena. Cristo stesso ci ha avvertito che pochi entreranno nel Regno dei Cieli. In Matteo 7 dice: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E quanto pochi sono quelli che la trovano!”. E ancora: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio”. “Molti sono chiamati, ma pochi eletti”.

Cristo stesso ci ha quindi preparati al fatto che pochi raggiungeranno la visione beata, e spesso saremo soli lungo il cammino. Ma possiamo avere coraggio, perché anche se siamo pochi “è facile per il Signore salvare, o con molti o con pochi”.

Noi dobbiamo semplicemente seguire la Verità senza sosta. E questa Verità è Cristo, la sua Chiesa cattolica e la Fede che essa insegna, non l’imitazione modernista che agisce illegalmente in suo nome.

Quindi, se sei segnato dalle battaglie, se la tua fede ti ha portato a scontrarti con il mondo secolare ostile, se la ricerca della Verità ti spaventa e ti fa sentire solo, se hai perso amici, famiglia, comunità, lavoro o reputazione, non perdere la speranza!

Se sei arrivato ​​al punto di abbandonare la religione sinodale, o se ti trovi in una fase difficile ma necessaria del cammino verso la tradizione, quando c’è bisogno di tanto coraggio, spero che questo mio contributo faccia al caso tuo.

Nella società umana regna la confortante illusione che la verità trionfi quando un numero sufficiente di persone la condivide. Il Vangelo distrugge questa illusione. La verità autentica non ha mai dipeso dalla folla. Non si è mai affidata a maggioranze, sondaggi o applausi. La verità è lì perché Dio è lì, e Dio spesso chiama i suoi servi a camminare con lui in solitudine.

Fin dall’inizio, la Scrittura rivela questo schema. Noè ascoltò Dio mentre il mondo intero lo derideva. Il libro della Genesi dice che la malvagità aveva ricoperto la terra, eppure un uomo giusto costruì un’arca mentre tutti gli altri ridevano. La sua obbedienza dimostra che la fedeltà non aspetta compagnia. Aspetta Dio.

Abramo seguì la stessa strada solitaria. Lasciò la sua terra natale senza mappa e senza compagni, se non quelli che Dio gli aveva dato lungo il cammino. La sua prova più grande arrivò sul monte Moria, dove salì con Isacco, solo nella sua conoscenza di ciò che Dio gli aveva chiesto. Non c’erano voci che lo incitavano. C’era solo la fede. Il padre delle nazioni iniziò come un credente solitario.

Il grido di Elia sul Monte Carmelo risuona ancora con la cruda onestà di un uomo che si sentiva completamente isolato. Dichiarò di essere l’unico rimasto fedele mentre la nazione si inchinava a Baal. Eppure il fuoco di Dio cadde sul suo sacrificio, dimostrando che un uomo che crede in Dio vale più di un intero esercito senza Dio. Più tardi, nel silenzio della grotta, Elia imparò ciò che ogni anima solitaria deve imparare: Dio parla nei luoghi silenziosi dove la folla non può entrare.

Geremia subì la stessa sorte di molti profeti che si rifiutarono di piegarsi all’opinione pubblica. Avvertì Israele della distruzione e fu ricompensato con scherno, prigionia e la chiusura in una cisterna. Daniele affrontò la morte piuttosto che rendere un briciolo di adorazione a un falso dio. E tre giovani a Babilonia scelsero la fornace piuttosto che il compromesso. Queste scene ci ricordano che la verità spesso affronta il pericolo da sola, ma mai senza la compagnia del cielo.

Giovanni Battista affrontò Erode senza alleati. Nessun blocco politico lo difese. Nessun movimento popolare lo sostenne. Eppure Cristo stesso lo onorò come il più grande tra i nati di donna. Il mondo fece tacere la voce di Giovanni, ma Cristo la rese immortale.

Tutto questo ci prepara alla più grande solitudine della storia. La Verità fatta carne stava davanti a Pilato, abbandonata dal suo stesso popolo, abbandonata dai suoi discepoli, tradita con un bacio. La folla gridava a favore di Barabba. Sul Calvario, Cristo rimase solo, rivelando per sempre che la verità non si sostiene con i numeri ma con il sacrificio. Chi muore da solo su una croce diventa la pietra angolare della salvezza.

La Chiesa primitiva lo comprese con dolorosa chiarezza. Stefano predicò Cristo e fu lapidato, mentre Saulo ne approvò l’uccisione. I martiri di Roma sopportarono l’isolamento in prigioni, arene e catacombe. Il loro sangue battezzò un impero perché si rifiutarono di contare le teste prima di confessare Cristo. Obbedirono a Dio piuttosto che agli uomini, e Dio fece della loro solitaria testimonianza il seme della civiltà cristiana.

I santi riecheggiano questo modello in ogni epoca. Atanasio combatté l’eresia ariana quasi da solo, mentre molti vescovi abbracciavano l’errore. La sua battaglia diede origine al detto “Atanasio contro il mondo”. Aveva capito che la verità non cambia quando il mondo si confonde. Rimane ciò che è, anche se un solo vescovo la difende.

Tommaso Moro e John Fisher rimasero praticamente soli quando l’Inghilterra si staccò da Roma. More salì al patibolo dicendo di essere morto da buon servitore del re, ma prima di tutto di Dio. Fisher fu l’unico vescovo che si rifiutò di tradire l’unità della Chiesa. La loro solitudine divenne la loro corona.

Caterina da Siena affrontò il clero negligente e sollecitò il papa a tornare a Roma quando molti dubitavano della sua missione. Giovanna d’Arco obbedì alle voci celesti, mentre i leader intorno a lei esitavano. Entrambe affrontarono accuse e tradimenti, eppure entrambe resero testimonianza del Dio che rafforza coloro i cui cuori sono pienamente suoi.

Lo stesso schema si ripete nei tempi moderni. Massimiliano Kolbe offrì la sua vita ad Auschwitz per un uomo che conosceva a malapena. Si fece avanti da solo, nel silenzio di un campo di sterminio, rivelando che nemmeno l’inferno può sconfiggere un’anima totalmente dedita a Cristo. Per secoli i cattolici in Inghilterra mantennero viva la messa in segreto. I cristiani nascosti del Giappone preservarono la fede senza sacerdoti. I Cristeros morirono al il grido di “Viva Cristo Rey” sulle labbra, dimostrando ancora una volta che la verità sopravvive anche quando i portatori di verità sono pochi.

Il modello della solitudine non si è esaurito nell’antichità. Non è svanito nel Medioevo né è scomparso con i martiri della tirannia moderna. Continua fino ai nostri giorni, in questi nostri tempi in cui uomini e donne portano il peso della fedeltà anche quando il prezzo è l’incomprensione, il sospetto, l’esilio.

Tra gli esempi più eclatanti c’è l’arcivescovo Marcel Lefebvre. Che siate o meno d’accordo con ogni sua decisione, il suo coraggio è impossibile da ignorare. Vide la confusione diffondersi nella Chiesa dopo il Concilio, vide i seminari svuotarsi e le dottrine confondersi, e si rifiutò di rimanere in silenzio mentre la fede di sempre veniva messa ai margini. Parlò con chiarezza quando la chiarezza era impopolare. Difese la messa di sempre quando molti volevano seppellirla. Formò i sacerdoti alla riverenza e all’ortodossia anche quando il sostegno era scarso e le critiche abbondanti. Per questo fu rimproverato e sbeffeggiato, e venne isolato. Eppure rimase saldo perché credeva che valesse la pena difendere il tesoro tramandato attraverso i secoli.

Lefebvre non fu del tutto solo. Il cardinale Ottaviani alzò la voce quando ritenne che il deposito della fede fosse in pericolo, subendo scherni per aver insistito sul fatto che la novità non dovesse mai eclissare la tradizione. Il cardinale Siri portò la fiaccola della chiarezza dottrinale in un’epoca ubriaca di innovazione. Padre Gommar DePauw si adoperò per preservare la liturgia e la catechesi tradizionali molto prima che tali sforzi trovassero altri sostenitori. Michael Davies, un laico senza mitra né carica, espresse con calma e fedeltà le preoccupazioni di innumerevoli cattolici comuni che temevano l’erosione delle cose sacre. Questi non erano ribelli. Erano figli della Chiesa che si rifiutavano di permettere che l’eredità dei santi venisse dimenticata.

Dopo di loro sono arrivati ​​molti altri grandi uomini. Mi vengono in mente uomini come il vescovo Donald Sanborn, padre James Altman, padre James Mawdsley, padre Isaac Mary Relyea, il defunto vescovo Richard Williamson e innumerevoli altri, che, pur essendo uomini imperfetti, ci hanno mostrato grandi esempi di coraggio.

Queste figure ci ricordano qualcosa di essenziale. La fedeltà a volte richiede di stare nella terra di nessuno, in mezzo agli estremi. Significa sostenere la tradizione senza rancore, difendere la dottrina senza odio e sopportare le critiche senza ritorsioni. Hanno sopportato il ridicolo del mondo e il sospetto di alcune componenti della Chiesa perché credevano che la fede fosse un dono ricevuto, non inventato; da custodire e trasmettere, non da aggiornare.

Il loro coraggio ha dato i suoi frutti. L’antica messa, un tempo dichiarata obsoleta da molti, ora prospera in ogni continente. Giovani sacerdoti e seminaristi riscoprono i tesori amati dai loro antenati. Laici spiritualmente affamati ora traggono forza dalla riverenza e dalla chiarezza che i loro antenati davano per scontate. Intere famiglie tornano alla confessione, alla penitenza, alla modestia e alla vita morale cattolica. Una generazione affamata di santità è emersa perché altri prima di loro si sono rifiutati di abbandonare il deposito della fede.

Esaminando la Scrittura e la storia, un unico messaggio emerge con forza. Dio non salva attraverso la maggioranza. Salva attraverso la fede. Non rafforza la folla. Rafforza i fedeli. La verità rimane vera anche quando viene zittita, ignorata, dimenticata o disprezzata. La sua vittoria non deriva dai numeri, ma dalla fedeltà di coloro che si rifiutano di abbandonarla. Dio non ha mai mancato di rafforzare coloro che rifiutano di cedere ciò che è suo.

Per molti cattolici, oggi, il ritorno alla fede dei nostri padri non è una transizione graduale, ma una rottura che ha un costo concreto. La cultura cattolica moderna spesso dà per scontato che la verità evolva, che la dottrina possa essere rimodellata, che la chiarezza morale debba inchinarsi al consenso. Chi riscopre l’insegnamento perenne della Chiesa impara presto che la fedeltà non è sempre benvenuta, soprattutto in un’epoca che si vanta di una continua innovazione.

Chiunque si sia allontanato da una versione morbida, sinodale e in continua evoluzione del cattolicesimo lo sa. Nel momento in cui inizi a parlare della Presenza Reale con tremante riverenza, o a inginocchiarti per la santa comunione, o a parlare della messa come di un sacrificio piuttosto che come espressione comunitaria, sentirai il cambiamento di temperatura. Nel momento in cui affermi che la tradizione ci forma anziché appesantirci, e che i santi non hanno frainteso il Vangelo per diciannove secoli, facilmente puoi ritrovarti guardato con sospetto. Alcuni ti liquideranno come rigido. Altri ti chiameranno estremista o pazzo. Alcuni insinueranno che sei in qualche modo diventato sleale nei confronti della stessa Chiesa che ti stai sforzando di amare più profondamente. L’ironia è dolorosa ma reale. Per molti, tornare all’antica fede appare come un allontanamento, mentre abbandonarla appare come un progresso.

In alcune parrocchie, coloro che abbracciano le devozioni tradizionali sopportano silenziosamente di essere trattati come se fossero spiritualmente immaturi o culturalmente problematici. Puoi sentirti dire che la riverenza non è pastorale, che la modestia è superata, che il digiuno non è necessario, che la confessione è per gli scrupolosi, che la chiarezza nella dottrina è divisiva. Se parli del peccato con la serietà che la Scrittura gli attribuisce, puoi ritrovarti solo ed essere contestato. Se parli del dogma come di qualcosa che è immutabile e vincolante, si alzeranno le sopracciglia. Se esprimi amore per l’intero patrimonio della Chiesa piuttosto che per le tendenze più recenti, potrai essere relegato ai margini.

A un certo punto può esserci anche totale ostracismo. Gli inviti diminuiscono. Le amicizie svaniscono. I familiari, influenzati dallo spirito del tempo, possono non capire perché improvvisamente, per te, tutto conti così tanto. Perché inginocchiarsi? Perché indossare il velo? Perché le vecchie preghiere? Perché insistere sul fatto che la fede dei santi non sia solo un’opzione tra le tante?

La risposta è semplice. Perché quando scopri la Perla non puoi più ignorarne il valore. Il passaggio da un cattolicesimo fluido e terapeutico al cattolicesimo strutturato, ascetico e sacrificale dei nostri antenati spesso dà la sensazione di abbandonare una strada affollata per imboccare un sentiero stretto e difficile. Il cammino può essere solitario, perché costoso. Eppure la solitudine stessa diventa una purificazione. Elimina il desiderio di approvazione. Rivela chi sono i tuoi veri compagni. Soprattutto, ti costringe a riporre fiducia non nella convalida della comunità, ma in Cristo. Questo cammino non è per i deboli di cuore. Ma ogni epoca della Chiesa ha visto credenti che hanno riscoperto l’antica fede e ne hanno pagato il prezzo. Ci ricordano che la derisione non invalida la verità. L’ostracismo non sminuisce la grazia. Essere in inferiorità numerica non significa avere torto.

E quando la polvere si deposita, l’anima che sceglie la fedeltà anziché la moda scopre qualcosa di prezioso. La solitudine svanisce e ciò che rimane è una pace che il mondo non può dare. Una pace costruita sulla roccia piuttosto che sulla sabbia. Una pace portata dai santi che un tempo percorsero la stessa strada stretta.

Ogni epoca della Chiesa ha le sue prove, le sue tentazioni, i suoi tradimenti. La nostra non è diversa. Le forme cambiano, le pressioni mutano, gli slogan si aggiornano, ma la lotta essenziale rimane. Seguiremo Cristo anche quando ci costerà reputazione, conforto e accettazione? Ci aggrapperemo alla verità anche se la folla si aggrappa all’illusione? Percorreremo la strada stretta quando quella larga è lastricata di applausi?

La Scrittura ha risposto a queste domande attraverso le vite di Noè, Abramo, Elia, Geremia, Daniele, Giovanni Battista e di tutti i profeti e gli apostoli che si sono schierati dalla parte di Dio. La storia ha risposto attraverso i martiri che hanno versato il sangue nelle arene romane, attraverso i santi che hanno sopportato l’esilio e la derisione, attraverso i confessori che hanno preservato la dottrina quando altri l’hanno abbandonata. La nostra epoca ha risposto attraverso pastori, vescovi, sacerdoti e fedeli laici che si sono rifiutati di abbandonare il sacro deposito posto nelle loro mani.

La testimonianza è travolgente. La verità non è rafforzata dai numeri, ma dalla fedeltà. Non perde la sua gloria quando è disprezzata, né la guadagna quando è applaudita. Rimane semplicemente ciò che è, perché Cristo rimane ciò che è.

Coloro che oggi scelgono la fede antica spesso si scontrano con l’incomprensione del mondo e persino con quella della famiglia di Dio. Eppure, questa difficoltà non è un segno di fallimento. È il sigillo dell’autenticità. Il cammino solitario è sempre stato il cammino dei santi. Quando i profeti furono derisi, quando i martiri furono abbandonati, quando Cristo stesso fu abbandonato, il cielo non contò le teste. Il cielo contò i cuori.

Quindi non temete di essere pochi. Non tremate quando la folla guarda altrove. Non lasciate che il rumore del tempo soffochi la voce sommessa della verità eterna. Rimanete saldi. Rimanete coltivando la riverenza. Rimanete con gioia. Perché ogni atto di fedeltà, visibile o invisibile, diventa un mattone nella grande cattedrale che Dio sta erigendo attraverso i secoli.

Alla fine, coloro che si aggrappano alla fede di sempre si troveranno non soli, ma in compagnia di una moltitudine innumerevole. I profeti saranno lì. I martiri saranno lì. I santi di ogni secolo saranno lì. E al centro, raggiante di una gloria che le tenebre non possono vincere, starà la Verità stessa.

La Verità non ha mai avuto bisogno di numeri. Ha bisogno di cuori che siano suoi. E coloro che persevereranno fino alla fine indosseranno la corona che il Signore ha promesso a tutti coloro che lo amano.

Fonte Radical Fidelity






 

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29 Dicembre 2025

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mercoledì, dicembre 24, 2025

Il Parto di Maria e la Nascita di Gesù, nella visione mistica di Santa Brigida di Svezia.


a cura di Veronica Cireneo 

Santa Brigida di Svezia, Patrona d'Europa vissuta nel XIV secolo, nel 1372, in occasione del suo pellegrinaggio a Betlemme, ebbe la visione della scena della natività e della Nascita di Gesù. Viene narrata in questo articolo, con infinita discrezione e delicatezza, ma anche con vigoroso realismo, la descrizione del parto di Maria Santissima: prima Creatura al mondo che ha potuto ammirare gli occhi divini del Bambino Gesù, Figlio di Dio. Buona lettura nell'approssimarsi della Santa Notte d'Oro. Buon Natale

§§§

Narra Santa Brigida:

“A Bethlem, innanzi al presepe, vidi una bellissima giovane Vergine, che era gravida. Era vestita di un saio bianco e di una sottile tunica, attraverso la quale io vedevo chiaramente le sue carni verginali. II suo seno era pieno e molto turgido, poiché era già pronta per il parto. Con lei era un molto rispettabile uomo anziano, ed avevano un bue ed un asino. 

Giunti che furono nella grotta, il vecchio legò il bue e l’asino alla mangiatoia, poi uscì e portò alla Vergine una torcia; la fissò alle pietre del muro ed uscì nuovamente per non essere personalmente presente al parto. 

Allora la Vergine si tolse dai piedi le scarpe, la mantella bianca con la quale era coperta e così pure il velo che aveva sulla testa e pose il tutto accanto a sé. Adesso Ella era rivestita soltanto della tunica ed i capelli biondi come l’oro le cadevano sulle spalle. 

Prese due piccoli panni di lino e altri due di lana molto sottili e pulitissimi, che aveva con sé, per avvolgervi il bambino che sarebbe nato, e inoltre due striscioline di lana per coprire il corpo e avvolgerne la testa; pose il tutto accanto a sé per averlo a portata di mano e farne uso al momento opportuno.

Quando questi preparativi furono completati, la Vergine si inginocchiò con molta devozione e cominciò a pregare. Ella, voltata la schiena alla mangiatoia, alzò il viso al cielo e volse lo sguardo verso oriente. Con le mani alzate e gli occhi rivolti al cielo stava in ginocchio come rapita in dolcissima estasi di contemplazione, inebriata di divina dolcezza. 

Mentre era così assorta nella preghiera, vidi muoversi Colui che era nel suo grembo e subito, in un momento, in un batter d’occhio, diede alla luce il suo Figlio. Dal Neonato emanava tanta indescrivibile luce e tanto splendore, che il sole non potrebbe reggere al confronto; e la torcia, che il vecchio aveva portato dentro la grotta, non dava più alcun chiarore, perché quel divino splendore aveva annullato il materiale chiarore della candela.

Ma il modo di partorire era stato tanto improvviso e rapido che io non potei né scorgere, né distinguere in qual modo e in quale parte del corpo il parto sia avvenuto. Ma vidi subito il glorioso Bambino giacere a terra, luminoso, nudo, ma pulitissimo. La sua pelle era nitidissima e sul suo corpo non c’era alcunché di sudicio o di impuro. In quell’istante, udii anche il canto, mirabile per soavità e di grande dolcezza, degli angeli. Subito il ventre della Vergine, che prima del parto era turgidissimo, tornò normale: e allora il corpo della donna si mostrò delicato e di mirabile bellezza. Quando la Vergine sentì di aver partorito, subito chinò il capo e giunse le mani al petto; poi con grande riverenza cominciò ad adorare il Bambino dicendogli:

«Benvenuto, mio Dio, mio Signore, mio Figlio». 

Ma il Bambino piangeva e tremava per il freddo e per la durezza del suolo sul quale giaceva, stendeva le braccia e le gambe e si muoveva in cerca di tepore e dell’affetto della Madre. Ella allora Lo prese tra le sue mani, Lo strinse al suo petto e, accostando la sua guancia a quella del bambino, con il seno lo riscaldava con grande gioia e amorevole tenerezza materna. Poi si sedette sul pavimento, si pose il Bambino sulle ginocchia, prese con le sue dita il sottile ombelico che si ruppe subito e senza che ne uscisse sangue o siero.

Subito dopo cominciò a ravvolgere il Neonato: dapprima nei panni di lino e poi in quelli di lana, facendo questo con grande accuratezza; poi fasciò tutto il corpicino, comprese le gambe e le braccia, in una fascia, che era cucita ai quattro lati di panno di lana; infine ravvolse la testolina nelle strisce di lana che aveva portato con sé. Quando tutto questo fu fatto, entrò il vecchio il quale, prosternandosi in ginocchio a terra, adorò il Bambino, piangendo di gioia.

Durante il parto la Vergine non cambiò di colore né soffrì né dette alcuno dei segni delle doglie che sono abituali nelle partorienti: soltanto il suo ventre era tornato allo stato in cui era prima che il bimbo fosse concepito.

Poi la Donna si alzò con il Bambino sulle braccia e Lei e Giuseppe lo posero nella mangiatoia e, inginocchiatisi, lo adorarono con gioia e immensa letizia.

Successivamente, nello stesso luogo, mi apparve la Vergine Maria e mi disse: 

«Figlia mia, già da molto tempo ti avevo promesso, quando eri a Roma, che qui, in Bethlem, ti avrei mostrato in qual modo avvenne il mio parto. Benché di questo avvenimento io ti abbia già mostrato qualche particolare a Napoli – cioè in qual posizione mi trovavo quando diedi alla luce mio Figlio – sappi, tuttavia, con tutta certezza, che io mi trovai e partorii nella posizione che ora hai visto: stavo in ginocchio, pregando ed ero sola nella stalla. Io partorii con tale rapimento e letizia dell’anima che non sentii alcun peso, né alcun dolore, quando Egli uscì dal mio corpo. E subito lo avvolsi in mondi pannolini, che già da lungo tempo avevo preparati. 

Al vedere ciò Giuseppe fu preso da meraviglia e da grande gaudio e letizia, perché avevo partorito senza aiuto alcuno.

Molta gente di Bethlem era occupata con il censimento, ed erano tanto intenti a questo che non fu possibile che le meraviglie di Dio si diffondessero tra loro. Sappi inoltre e con verità che quantunque la gente si sforzi di affermare in base al comune sentire umano, che il mio Figlio è nato in modo naturale e normale, tuttavia è verissimo e privo di dubbio che egli è nato come altra volta ti ho detto e come questa volta hai visto».

24 dicembre 2025

Fonte

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martedì, dicembre 23, 2025

Contemplando la Mangiatoia di una Stalla, che diventa Paradiso



a cura di Veronica Cireneo 

Ogni buon cristiano in questi giorni dovrebbe meditare di fronte alla Mangiatoia che, a Betlemme, divenne Culla del Redentore e riflettere su come l'Avvento di Gesù nella storia, non abbia affatto il ruolo di cambiare i connotati del reale, quanto quello di sublimarli. Questo accadde nella Stalla. Può accadere nel cuore dell'uomo che Lo ospiti e accade nella Chiesa. È importante soffermarsi poi a riflettere sul fatto che quando da questi luoghi si estromettesse Dio, vero unico scandalo, allora sì che non resterebbe che sporcizia. Buon Natale 2025

§§§

• (...) contemplare la Mangiatoia di Betlemme è il modo migliore per capire il mistero della Chiesa. Non solo perché, pur nella sua povertà, ospitò la grandezza incommensurabile dell’Evento, che ebbe qui a realizzarsi. Ma anche e soprattutto poiché la presenza del Bambino Divino ne sublimò, anche a livello percettivo, la realtà di stalla in luogo di luce, intriso del profumo del Paradiso(...)

Lì, il Paradiso

(...) la stalla è un ambiente di per sé caratterizzato dalla presenza di animali, con tutti gli annessi ed i connessi percettivi del caso, eppure coloro che per primi furono chiamati ad adorare il Divino Bambino, entrando in quella stalla, non solo la videro piena di luce, ma vi percepirono realmente il soave profumo del Paradiso.

Il bagliore la rese talmente splendente da renderla più bella e lussuosa della più bella reggia costruita sulla faccia della terra. E così il profumo la rese più gradevole del luogo tradizionalmente più gradevole. 

Ma tutto questo non fu esito di una metamorfosi, nel senso che né la luce né tantomeno il profumo cambiarono i connotati del luogo. 

No: la stalla era rimasta stalla, così la mangiatoia era rimasta mangiatoia. Non metamorfosi, ma sublimazione. La presenza del Divino Bambino era riuscita a sublimare tutto, non modificando nulla. 

E coloro che arrivarono alla stalla s’inginocchiarono in adorazione non dinanzi alla semplicità, alla povertà ed alla sporcizia, ma al Divino che aveva sublimato ogni cosa.Un’immagine di questo tipo è importante. Lo è sempre stata, ma forse oggi lo è ancora di più. 

Si tratta di una scena che fa capire come la bellezza possa coesistere con ciò che può di suo smorzarla (.….)

Contemplare la Mangiatoia: la Chiesa e il Verbo

La stalla che ospita il Divino Bambino è l’umanità della Chiesa, mentre il Verbo incarna la sua santità. A contenere quella Meraviglia, quello Splendore, quella Luce che illumina ogni cosa, è ciò che non è affatto meraviglioso, non è affatto splendente, non è affatto luminoso. E così come ciò che non è meraviglioso, non è splendente e non è luminoso non pregiudica ciò che lo è nella pienezza, parimenti ciò che è il Totalmente Meraviglioso, il Totalmente Splendente e il Totalmente Luminoso non nullifica ciò che è diverso da questo.

C’è una realtà umana che sia immune dalla sporcizia? Certamente la percentuale può variare, ce ne può essere di più e di meno, ma la sporcizia è ovunque; perché l’uomo è ovunque e perché egli è quello che è, pieno di debolezze e di contraddizioni. Ma, a differenza di ciò che esiste sulla terra, a differenza delle altre realtà, solo la Chiesa ha la pretesa di vantare un’originalità: accanto a tutto questo, possiede anche e soprattutto la presenza di Dio; e questo la rende inequivocabilmente santa, come diciamo nel Credo. Solo la Chiesa ha la pretesa di affermare che essa è sì nella storia, che è sì nel mondo, che è sì formata da uomini con le proprie debolezze e nullità … ma non è né della storia, né del mondo, né degli uomini. E tutto questo perché è il prolungamento della presenza di Cristo nella Storia.

Lo scandalo, oggi, non è tanto una presenza più consistente della sporcizia quanto la dimenticanza della Presenza di Dio da parte di molti che vivono la Chiesa e che la governano. Si è voluto dimenticare in essa la presenza di Dio, la sua sovranità, che è la ragion d’essere della Chiesa stessa. E, perso Dio, rimane solo la sporcizia.

•  La Tradizione è Dio Stesso

C’è unicamente una cosa che può vincere la storia e il tempo, che può elevare: l’immutabilità del Vero, la perennità della Presenza di Cristo, alfa e omega dell’esistente, Colui ch’era, che è e che sarà sempre uguale: la fedeltà alla Tradizione.

Già! La Tradizione, che non è come dicono i suoi avversari una semplice verità intellettuale da evitare, ma soprattutto una Persona. La Tradizione è Dio stesso che non muta, è il Dio cristiano in cui Verità e natura-personale s’identificano, è il Dio cristiano che è Logos. La Tradizione non è il concetto-di-essere ma l’atto-di-essere (esse ut actus) come amava dire san Tommaso.

Se si rinuncia alla tradizione per inseguire il vento, se si rinuncia a questo per inseguire la storia e il tempo, si finisce con l’eclissare la Presenza di Dio  è come se i pastori, arrivando alla mangiatoia, avessero trovato soltanto la sporcizia degli animali e non lo splendore abbagliante, affascinante e purissimo dell’Incarnazione.

Fonte Schola Palatina

23 dicembre 2025

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sabato, dicembre 13, 2025

Esame di coscienza per adulti, prima della Confessione Sacramentale: Comandamenti e Vizi Capitali. Don Luca Tuttocuore


Veronica Cireneo. In questo articolo di don Luca Tuttocuore (don Parvulus) viene offerta una guida per la Confessione Sacramentale. Dopo un preambolo, caratterizzato da suggerimenti base per preparare un buon esame di coscienza, il sacerdote guida il fedele dentro l'analisi interiore: prima attraverso il confronto dell'anima con i 10 Comandamenti, poi attraverso quello con i Vizi Capitali, per un migliore approfondimento. Ricordiamo che fare la Comunione quando si è in stato di peccato mortale non è Volontà di Dio, ma di Satana, perché è strada certa per l'Inferno (vedi foto seguente). Accostiamoci dunque con la massima fiducia alla Confessione e siamo sempre molto generosi nell'auto-accusa.  Si raccomanda in ogni tempo, e soprattutto in questo periodo di Avvento, che ci prepara ad accogliere il Redentore nella stalla del nostro cuore - teniamola pulita il più possibile! - lo studio, la meditazione, l' utilizzo e la diffusione dei passi suggeriti da questa guida. Buona lettura.

§§§

A) Preambolo: per accostarsi con frutto al Sacramento della Penitenza.

1) Chiedi la Grazia allo Spirito Santo di illuminare la tua mente, con questa preghiera iniziale:

O Dio, che sei la misericordia e il perdono, e concedi ogni grazia senza alcun merito, illumina la mia mente con la luce del tuo Santo Spirito, perché confessando umilmente i miei peccati, io possa offrirti in sacrificio un cuore umile e contrito e, conoscendo il tuo amore di Padre che mi ha creato e redento, io possa servirti sempre nella gioia e nella pace. Per Cristo nostro Signore. Amen. Madre mia Immacolata, Angelo mio Custode, intercedete per me!

 - alla presenza di Dio, della Vergine Santa, del tuo Angelo Custode invocati, fai un esame di coscienza. Interrogati sulla condotta che hai tenuto dall’ultima confessione ben fatta;

-Da quanto tempo non mi confesso? Ho compiuto la penitenza? Ho taciuto coscientemente per vergogna qualche peccato grave in qualche confessione precedente? Ho fatto la Comunione in peccato mortale o senza aver rispettato il digiuno di un’ora? Provo dolore dei miei peccati e mi propongo di lottare per non commetterli più?

2)  Ricordati che non sono peccati le tentazioni, gli stati d’animo, le immaginazioni e le sensazioni involontarie e tutto ciò che non passa, direttamente o indirettamente, attraverso la tua consapevole volontarietà. Perciò, guardati dagli scrupoli, da complessi di colpa, da vaghi sentimenti di colpevolezza.

3. Accompagna il tuo esame di coscienza con un atteggiamento interiore di pentimento (contrizione del cuore) che nasca dall’amore di Dio (dolore dell’anima). È l’elemento più importante per una buona confessione; chiedilo al Signore e cerca di suscitarlo, col Suo aiuto, nell’intimo del tuo cuore. 

- Non confonderlo col sentimento o col dispiacere sensibile; è soprattutto un atteggiamento della volontà che rifiuta ciò che è male davanti a Dio e si propone di evitarlo con ogni mezzo. Ti dissoci dal male che hai fatto (perché dispiace a Dio, che è Padre tuo), e ti proponi di ripararlo.

4. Ricorda quindi che il vero dolore contiene un proposito sincero e fermo di lottare contro il peccato. Deve essere un “proposito” e non soltanto una buona intenzione. 

Proposito: cioè un punto concreto su cui lottare, una meta da guadagnarti nella tua vita cristiana, facile da verificare e da controllare nella prossima confessione. Serviti per questo anche del consiglio del sacerdote confessore.

5. Infine, arriva all’accusa. 

- Devi andare in confessionale per accusarti e non per scusarti (a questo ci penserà il Signore!); 

- devi dire il peccato, non descriverlo. 

- Perciò, l’accusa sarà breve, chiara, completa, senza lasciarti vincere dal timore o dalla vergogna (...).

6. Il sacerdote ti darà una “penitenza: un’opera buona da compiere o una preghiera da offrire al Signore, che hanno un valore di riparazione. 

-  Penitenze e preghiere servono a “pagare” un po' di debiti, che con i peccati accumuliamo davanti a Dio e alla Chiesa. 

- Fai subito la penitenza o quanto prima, ricordandoti che il modo migliore per riparare è l’esempio di una vita cristiana coerente e fedele.

I  DIECI COMANDAMENTI:

B) Analisi personale dettagliata per preparare un diligente esame di coscienza

•••

1. PRIMO COMANDAMENTO: 

Non avrai altro Dio fuori di me”

- Ho pregato, con calma e attenzione: al mattino con l’offerta delle azioni della giornata e alla fine della giornata con le preghiere della sera? Durante la giornata, ho avuto altri momenti di preghiera? 

- Ho fatto l’esame di coscienza, prima di addormentarmi? 

- Chiedo a Dio che accresca in me la fede e l’amore per Lui? 

- Uso i mezzi necessari per acquistare una buona formazione religiosa?

- Negli ambiti dove vivo (in famiglia, nell’ambiente di lavoro, ecc.) mi sforzo di essere un vero cristiano con l’esempio e la parola? 

- Faccio apostolato, cercando (con la preghiera, con piccoli sacrifici personali e con un autentico rapporto di amicizia) che altre persone conoscano Dio e Gli vogliano sempre più bene?

- Ho negato qualche Verità di Fede o ne ho dubitato deliberatamente? 

- Ho letto o conservato libri, giornali o videocassette che vanno contro la Fede? Li ho trasmessi ad altri? 

- Ho mormorato esternamente (o internamente) contro il Signore, quando mi è successa qualche disgrazia? 

- Ho parlato senza riverenza delle cose sante, della Chiesa, del Papa, dei sacerdoti? Credo in ciò che la Chiesa insegna?

2. SECONDO COMANDAMENTO:

Non nominare il nome di Dio invano

- Ho nominato il nome di Dio senza necessità o, peggio, con ira o senza rispetto?

- Ho bestemmiato, dicendo parole ingiuriose contro Dio, contro la Madonna, contro i Santi o contro le cose sante? Se sì, sono pentito e deciso a chiedere perdono attraverso il sacramento della Confessione? 

- Ho riparato, almeno dicendo un’Ave Maria o una giaculatoria quando ho sentito altri bestemmiare? 

- Ho giurato il falso o senza necessità, senza tener conto dell’insegnamento di Gesù: “Sia invece il vostro parlare sì, sì, no, no” (Mt 5,37) ? Ho riparato al danno che ne è seguito?

3. TERZO COMANDAMENTO:

Ricordati di santificare le feste”

- Ho tralasciato di assistere alla Santa Messa la domenica o nelle altre feste prescritte?

- Ho ostacolato altri (coniuge, figli, amici, collaboratori, compagni di lavoro) a partecipare alla Santa Messa?

- Ho lavorato o fatto lavorare la Domenica senza necessità urgente?

- Ricorro con frequenza al sacramento della Confessione? 

- Ho avuto cura di osservare la disposizione del digiuno (almeno un’ora) prima di fare la Comunione?

- Il venerdì ho fatto un piccolo sacrificio, ad esempio quello di non mangiare carne oppure una piccola mortificazione?

4. QUARTO COMANDAMENTO: 

Onora il padre e la madre”

Ho trattato con delicatezza le persone della mia famiglia?

- Coltivo l’affetto e la cura per i genitori, soprattutto se anziani? Li rispetto e chiedo loro consiglio?

- Ho litigato con il mio coniuge? Evito di riprenderlo, contraddirlo o discutere con lui davanti ai figli? Gli ho disubbidito o l’ho ingiuriato? Ho dato con ciò cattivo esempio? Ho dedicato al mio coniuge e ai figli tutto il tempo e l’attenzione necessari? Ho dato loro cattivo esempio, non compiendo io stesso i doveri religiosi, famigliari o professionali?

- Ho corretto con affetto e con fermezza i loro difetti o sorvolo su di essi per comodità? Li ho minacciati o maltrattati con parole o azioni? Ho trascurato il mio obbligo di aiutarli a compiere i loro doveri verso i famigliari, verso i compagni o gli insegnanti e verso Dio? Mi sono preoccupato della loro formazione religiosa e morale? Sacrifico i miei gusti, capricci, svaghi, ecc. per compiere il dovere di dedicarmi alla famiglia? Mi lamento in presenza della famiglia del peso che comportano gli obblighi domestici? Evito discussioni o bisticci con i figli, non dando importanza a piccolezze che si superano con il tempo e il buonumore? Sono gentile con gli estranei, ma mi manca questa gentilezza nella vita di famiglia? Potendo farlo, ho tralasciato di aiutare le persone che mi sono più vicine (i famigliari, i parenti) nelle loro necessità spirituali e materiali? Disubbidisco ai miei genitori e ai superiori?

5. QUINTO COMANDAMENTO:

Non uccidere”

- Ho fatto qualcosa (per imprudenza o, peggio, per malizia) che abbia recato danno alla vita fisica, morale o spirituale del prossimo?

- Ho dato scandalo ad altri con le mie conversazioni, il mio modo di vestire, con l’invito a qualche spettacolo immorale o con il prestito di qualche libro o rivista poco pulita? Se sì, ho cercato di riparare allo scandalo?

- Considero l’aborto un gravissimo delitto contro l’uomo e contro Dio?

- Ho usato o indotto altri ad usare contraccettivi abortivi (la cosiddetta pillola del giorno dopo, la spirale, etc)?

- Covo rancori? Invidie? 

- Mi sono adirato?

- Ho perdonato le offese ricevute?

- Ho recato danno alla mia ed altrui vita, mettendola in pericolo con leggerezza non osservando le regole del traffico?

- Ho recato danno alla mia salute, ad esempio mangiando o bevendo più del ragionevole o eccedendo nel fumo?

- Ho fatto uso di droghe? Ho respinto risolutamente qualsiasi invito a farne prova?

- Mi sono preoccupato efficacemente del bene del prossimo? L’ho corretto come richiesto dalla carità cristiana?

6. SESTO E NONO COMANDAMENTO: 

Non commettere atti impuri"

" Non desiderare la donna d’altri”

- Mi sono soffermato volontariamente in pensieri e desideri poco puliti?

- Ho guardato, letto o parlato di cose disoneste?

- Ho commesso qualche azione poco pulita con me stesso o con altri? C’è stata qualche circostanza aggravante, consacrazione a Dio, matrimonio?

- Ho preso parte a spettacoli (film, trasmissioni televisive, riunioni, internet) che mi ponevano in occasione di peccato? Sono fermamente deciso di evitarle in futuro? 

- Ho usato indebitamente del matrimonio facendone uso soltanto nei giorni in cui non ci può essere concepimento e seguendo questo modo di agire senza ragioni gravi?

- Ho usato dei mezzi oppure ho preso farmaci per evitare figli? Ho indotto il coniuge o altre persone a prenderli?

- Ho interrotto l’atto coniugale?

- Vivo castamente il fidanzamento e ricorro con frequenza al sacramento della Penitenza e alla Comunione per avere più grazia di Dio? 

- Convivo come marito e moglie senza essere sposato in chiesa? 

- Chiedo a Dio nella preghiera di aiutarmi ad essere puro di cuore e generoso nel sacrificio?

- Ho frequentato ambienti poco raccomandabili o cattive compagnie?

7. SETTIMO E DECIMO COMANDAMENTO: 

Non rubare/ Non desiderare la roba d’altri

- Ho sottratto oggetti o denaro altrui? Ho riparato o restituito, se ero in grado di farlo? 

- Retribuisco con giustizia il lavoro degli altri? 

- Compio i miei doveri sociali (tasse, ecc.)?

- Ho danneggiato altri nei contratti o relazioni commerciali con inganni, raggiri, corruzioni, bustarelle? Ho riparato al danno causato?

- Ho lavorato con serietà, guadagnandomi la retribuzione che ricevo? 

- Ho lasciato, per pigrizia, che si producessero gravi danni nel mio lavoro?

- Lavoro pensando che a Dio non si debbono offrire cose mal fatte?

- Facilito il lavoro degli altri o creo difficoltà: per esempio con litigi, con atteggiamenti negativi o con interruzioni o ritardi, ecc.? 

- Ho abusato della fiducia dei miei superiori?

- Tollero abusi o ingiustizie che ho l’obbligo di impedire?

- Faccio preferenze per persone o favoritismi? 

- Ho prestato il mio appoggio a programmi di azione sociale e politica immorali e anticristiani? 

- Ho speso più di quanto mi permetteva la mia situazione, gravando ingiustamente sul bilancio famigliare? 

- Ho tralasciato di dare l’aiuto conveniente alla Chiesa?

- Faccio elemosine proporzionate alla mia situazione economica? 

- Sopporto con senso cristiano l’eventuale mancanza di cose necessarie?

8. OTTAVO COMANDAMENTO: 

Non dire falsa testimonianza

- Ho detto cose non rispondenti alla verità? Ho riparato al danno che eventualmente ne è conseguito? 

- Mento abitualmente scusandomi col pensare che “sono cose di poca importanza”? 

- Ho divulgato (senza alcun obbligo di stato) difetti gravi di altre persone (anche se reali, ma non conosciuti)? 

- Ho aperto o letto la corrispondenza o altri scritti che l’interessato non voleva far conoscere? 

- Ho ascoltato conversazioni contro la volontà di chi le faceva? 

- Ho calunniato attribuendo ad altri ciò che non era vero?

 - Ho parlato male degli altri, persone o istituzioni, con l’unico fondamento del “si dice”, “mi hanno raccontato” e simili? In altre parole: ho cooperato in questo modo alla calunnia o mormorazione? 

- Mi rendo conto che le discrepanze politiche, professionali ed ideologiche non devono offuscarmi fino al punto di giudicare o parlare male del prossimo? e che queste differenze non mi autorizzano affatto a rendere noti difetti morali di alcuno a meno che non lo esiga il bene comune?

•••


C/ ESAME DI COSCIENZA SUI SETTE PECCATI CAPITALI (approfondimento)

1. Superbia

La superbia è un amore disordinato per la propria  "eccellenza. Essa quindi, detronizza Dio dall’anima e intronizza l’ “io”. 

La persona superba esagera le sue qualità personali, parla di se stessa, delle sue imprese, è gelosa di chiunque ottenga onore e quindi lo rubi a lei e con questi presupposti cade dentro tanti errori.

Domande per approfondire l'esame di coscienza:

- Ho attribuito alla mia opinione un valore superiore alla Sapienza di Dio e alla sua legge morale, alla tradizione Cristiana, o all’insegnamento della sua Chiesa?

- Ho avuto la presunzione di sentenziare su argomenti religiosi, conosciuti poco e male?

- Ho trascinato altri nel peccato beffandomi della Legge di Dio, chiamandola antiquata, impossibile, troppo vecchia?

- Sono convinto che ogni qualità che ho ricevuto viene da Dio e che quindi devo ringraziare Lui?

- Cerco sempre di essere osservato? Cerco la pubblicità, come se il principio e la conclusione della mia vita sia essere conosciuto e riconosciuto dagli altri? 

- Ho sempre praticato l’umiltà e riconosciuta la verità riguardo a me stesso?

2. Avarizia

L’avarizia è l’amore disordinato dei beni terrestri. L’amore eccessivo della ricchezza dà all’uomo un cuore freddo.

Domande:

- Ho procurato la mia ricchezza senza tenere conto dei diritti altrui?

- Faccio spese superflue, soltanto per me e per i miei piaceri personali: bere, divertirmi, ecc., invece che per gli altri, cioè: i poveri, gli ammalati, per il culto, ecc.?

- Mi preoccupo di aumentare i miei affari invece di pagare il salario dovuto ai miei dipendenti?

- Ho passato molto tempo rifiutando di far l’elemosina ai poveri, ai bisognosi, agli emarginati?

- In particolare, ho meditato e medito sui due insegnamenti del Maestro: “Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano: accumulate, invece, per voi tesori in Cielo, dove nè tarma, nè ruggine consumano e dove ladri non scassinano e non rubano?”

3. Invidia

L’invidia è sentirsi scontenti del bene altrui, è un desiderare la riduzione del bene altrui, come se fosse un affronto alla nostra superiorità. L’invidioso non si accorge che il suo criticare gli altri equivale a criticare se stesso. Chi accusa gli altri di infedeltà, di gelosia, di superbia, generalmente commette tutti questi peccati. Egli proietta sugli altri i propri difetti, e nel giudicare gli altri resta giudicato lui stesso.

Domande:

- Ho manifestato invidia mortificando gli altri con piccoli accenni, mezze verità, ricerca di difetti, attribuzioni di falsi motivi? 

- Mi sono rallegrato per le sfortune altrui? 

- Mi sono sforzato di curare la gelosia pregando per coloro dei quali sono geloso?

- Perchè non ho considerate le belle qualità del prossimo come occasione di imitazione anziché d’invidia, aumentando il tal modo il benessere dell’umanità e la gloria di Dio?

4. Ira

L’ira è ingiusta quando consiste in un desiderio violento e disordinato di punire. Molte volte è accompagnata dall’odio che cerca non solo di respingere l’aggressione, ma di farsi vendetta.

Domande:

- Sono impaziente con gli altri?

- Mi abbandono a scatti di nervosismo, a frasi taglienti e sarcastiche, quando la mia volontà è contrastata?

- Esercito la pazienza, che consiste nel pensare prima di parlare e nel parlare a se stessi, per giudicare l’effetto che le parole fanno sugli altri?

- Mi sono mai chiesto in quale modo Dio perdonerà i miei peccati, se io non perdono quelli degli altri? 

5.Gola

La gola è l’abuso di quel piacere lecito che Dio ha unito al mangiare e al bere, ambedue condizioni necessarie per conservare la vita. Il nutrirsi diventa vizioso quando ci rende incapaci di compiere i nostri doveri, quando danneggia la salute, quando compromette gli interessi degli altri.

Domande:

- Ho indotto gli altri ad ubriacarsi?

- Come cattolico, ho violato le leggi della Chiesa che riguardano il digiuno e l’astinenza? 

- Mi sono convinto che i doni di Dio del mangiare e del bere e delle altre necessità sono altrettanti mezzi e non fini, che quindi mi sono stati dati per rinnovare la mia forza e mettermi al servizio di Dio?

6. Accidia

L’accidia è una malattia della volontà che fa trascurare I doveri. Prende un aspetto fisico quando si manifesta con la pigrizia, col rimandare, con l’ozio, con l’indifferenza. Prende un aspetto spirituale quando si manifesta con il disgusto per le cose dello spirito, con la fretta nelle preghiera, con l’indifferenza religiosa e con la negligenza nel coltivare le virtù.

Domande:

- Sono incline ad accettare opinioni già fatte dai propagandisti, invece di esaminarle da me nella prospettiva della storia e della morale? 

- Trovo scuse nel mio prendere il cristianesimo come troppo difficile e non accettabile, secondo lo spirito del XXI secolo? 

- Mi do da fare seriamente per aumentare il mio patrimonio spirituale? 

- Ho trascurato i miei doveri verso Dio, verso me stesso e verso il prossimo? 

7. Lussuria

La lussuria è un amore disordinato per i piaceri sessuali. Come Dio ha unito il piacere al mangiare e al bere per la conservazione della vita individuale, così ha unito un più grande piacere alla sessualità per la conservazione della vita sociale e del Regno di Dio sulla Terra. Il piacere sessuale diventa peccaminoso quando è usato come un fine e non come un mezzo. Per questa ragione, l’impurità è l’indisciplina dell’amore, è amore pervertito. Esso prende di mira non il bene degli altri, ma il piacere di se stesso

Domande:

- Ho acconsentito a pensieri impuri?

- Se è peccato commettere certe azioni, mi sono trattenuto in queste col pensiero? 

- Ho incoraggiato altri a peccare mediante pensieri, parole, azioni? 

- Ho violato la purezza col pensiero, con le parole o con le opere?

- Ho pratico il crimine dell'abuso della sessualità altrui, soprattutto di piccoli e indifesi?

§§§

Il battezzato che con Fede mangia la Carne e beve il Sangue di Cristo in stato di Grazia, purificato da una vera confessione, ottiene la paradisiaca vita eterna. 

Siano lodati Gesù e Maria.

Don Luca Tuttocuore (don Parvulus)

Parrocchia di San Pietro. Milazzo. 

13 Dicembre 2025  Memoria di Santa Lucia 

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Santa Lucia di Siracusa, protettrice della vista, che morì vergine e martire nel III secolo durante la persecuzione di Diocleziano, ci aiuti a guardare lo stato della nostra anima con gli occhi della Fede. Così sia.

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