martedì, settembre 29, 2026

Che cosa si ottiene pregando Dio regolarmente? Don Franco Pagano


a cura di Veronica Cireneo 

Cari amici cattolici, giunga gradita alla vostra formazione spirituale questa breve storia sul valore della perseveranza nella preghiera, scritta da don Franco Pagano, che ringraziamo di cuore. Buona lettura.

§§§

Una volta chiesero a un vecchio:

       "Cosa ottieni pregando Dio, regolarmente?" 

Rispose:

       ′′Di solito non vinco niente, ma perdo cose".

E citò tutto ciò che perse pregando Dio regolarmente:

 Ho perso l'orgoglio.

 Ho perso l'arroganza.

 Ho perso l'avidità.

Ho perso l' invidia.

Ho perso la rabbia.

Ho perso la lussuria.

Ho perso il piacere di mentire.

Ho perso il gusto per il peccato.

Ho perso l'impazienza, la disperazione e lo sconforto.

A volte, preghiamo, non per vincere qualcosa, ma per perdere cose che non ci permettono di crescere spiritualmente.

La preghiera educa, rafforza e sana.

La Preghiera è il canale che

ci collega direttamente con Dio!

Amen.


Don Franco Pagano 

Fonte

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martedì 29 settembre 2026

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La Spiritualità Mariana prima e dopo il Concilio: dalle stelle alle stalle.(2' parte). Un seminarista


a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi amici cattolici, ricevute dal nostro seminarista queste riflessioni sulla Mariologia, lavoro che consta di due parti (qui la prima ), offriamo alla vostra attenzione la seconda parte riguardante la parabola della Spiritualità Mariana a partire dal Concilio. Buona lettura.

§§§

La Spiritualità Mariana prima e dopo il Concilio: dalle stelle alle stalle.

(2' parte: La Mariologia nel post Concilio)

Come accennato nella prima parte del mio studio, la spiritualità mariana conobbe una grave inversione di marcia, nel periodo postconciliare: epoca intrisa di minimalismo mariano di “cattolicesimo  adulto” , oppositore delle “devozioni secondarie”, secondo il pensiero creativo dei neo-modernisti.

Quello dei neo-modernisti è un minimalismo mariano che non conosce freno nella sua corsa a spogliare Maria Santissima delle sue Glorie e dei santi Titoli con cui  la Tradizione e il Magistero L'hanno sempre onorata. Lo vediamo fin troppo bene, addirittura intensificarsi, anche nelle notizie della più recente cronaca.

Cosi andò che mentre la ricerca teologica e di approfondimento della spiritualità mariana interessava le grandi universita’ pontificie ed i seminari, la battaglia intestina del virus  neo-modernista era latente, ferveva ed avrebbe visto la sua piena manifestazione, e ahinoi!, il suo  successo durante il Concilio, con una clamorosa sconfitta per la sana spiritualità mariana e l’annesso impegno teologico di approfondimento del mistero di Maria e quindi di tutta la Teologia cattolica.

C'è da dire che il Concilio iniziò i suoi lavori nel modo piu benedetto possibile. In principio infatti la piega degli eventi sembrava molto favorevole alle attese dei massimalisti (tradizionalisti che che sulla scia dei precedenti Dogmi avrebbero voluto che alla Madonna venisse attribuito il titolo - 5' Dogma - di Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie) poi però  i fatti presero un'altra direzione, purtroppo.

Si verificò dapprima una serrata discussione, poi un feroce scontro ed infine una dolorosa spaccatura tra i Padri Conciliari  "massimalisti" e i modernisti, cosiddetti " minimalisti" che fecero naufragare la discussione.

“Un segno infausto per il Concilio” commentò a posteriori  il famoso Teologo Laurentin. Gli fece eco in qualche modo Papa Paolo VI con la nota espressione del: “ fumo di Satana nella Casa di Dio”, quando incalzando ebbe a dire:

 “ Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È invece venuta una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza” ( Paolo VI omelia 29 Giugno 1972)

Tuttavia la Provvidenza ha provato a mettere più volte delle grosse toppe, dopo che molti mariologi buoni avevano nominato il Post Concilio “l’ era glaciale mariana” tra cui il Laurentin che la dichiara “ridotta ad uno scheletro o ad un ectoplasma”(... )

Dal punto di vista dell’ approfondimento della Mariologia quello di Papa Wojtyla è stato un pontificato grandioso per la promozione della Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, sia personale, che Mondiale ecc, sotto il motto leggendario: “Totus Tuus” - anche grazie alle indicazioni avute da Suor Lucia, veggente di Fatima. Anche Paolo VI ha dato segni di lucidità con la Marialis Cultus, ma gli anni posteriori al Concilio videro una grande disillusione circa gli ipotetici frutti del post-conciliari.

E se anche nella liturgia non furono registrati grandi risultati me lo spiego con  le parole pronunciate recentemente dal Cardinal Burke - parafrasandole: 

“I Papi sono uomini. A volte parlano e agiscono da uomini, a volte  parlano e agiscono da Papi”

Ossia, non sempre sono docili alle ispirazioni dello Spirito Santo, anche se non pretendiamo certamente di sapere la misura della corrispondenza dei singoli Papi con la Terza Persona della Santissima Trinità, perché non è un mestiere nostro giudicare come fa Dio.

Ma è ovvio che raffreddata la pietà, nel cuore della chiesa, anche lo studio nei seminari e nelle università pontificie ne risente, e quindi nei luoghi dove si formeranno i nostri attuali sacerdoti e Vescovi, viene meno questo slancio mariano.

Non possiamo fare altro che constatare, a fatti avvenuti, il grave declino e la grande ignoranza che serpeggia tra i prelati ed il clero riguardo la speculazione sulla loro Celeste Madre. Come diceva infatti padre Pio, riferendosi alle cause dei mali nella Chiesa:

“Quando il pesce puzza…. puzza dalla testa”.

La Provvidenza non rimase con le mani in mano: nel 1988 la Congregazione per l’ Educazione Cristiana emanò una lettera circolare per arginare la grave emorragia mariana, con la lettera:" La Vergine nella formazione intellettuale e spirituale" (qui)

La lettera affermava con veemenza che: 

“Lo studio della Mariologia tende come  sua ultima metà all ‘acquisto di una solida spiritualità mariana, aspetto essenziale della spiritualità cristiana. Nel suo cammino verso il raggiungimento della piena maturità di Cristo, il discepolo del Signore, consapevole della missione che Dio ha affidato alla Vergine nella storia della Salvezza e nella vita della Chiesa latina,  La assume come  “madre e maestra” di vita spirituale. Con Lei e come Lei, alla luce dell'Incarnazione e della Pasqua, imprime alla propria esistenza un deciso orientamento verso Dio, per  Cristo e nello Spirito, per vivere nella Chiesa la proposta radicale della buona novella e, in particolare il comandamento dell’ amore”( nr. 36, pag. 232)

Fu molto lodevole,  ma corrispose ad un timido tentativo di raddrizzare una situazione che ormai aveva preso una piega storta, se non addirittura diabolica, come oggi vediamo. Lo studio della sana Mariologia nei seminari ed Atenei pontifici, infatti, si rarificherà sempre più, come l' ossigeno ad alta quota, raggiungendo il “minimo sindacale”.

Parlare poi oggi di Spiritualità Mariana in  molti degli ambienti ecclesiali pare come parlare della peste nera agli occhi del “cattolicesimo adulto”  nemico di quelli che chiamano : i “devozionalismi esagerati”.

L' ideologia modernista ha spogliato di fatto l’ Augusta Madre dei Suoi piu bei Titoli e glorie. Degradare Maria dei suoi onori per dialogare coi protestanti e renderci simili a loro è l’iter  “della chiesa di oggi” che tradisce quella di Cristo. Ma dove è finito il grande insegnamento morale di “evitare le cattive compagnie?” Sembra, al contrario, che vogliano a tutti i costi portarci a rassomigliare al cattivo compagno...

Non più la:

“Sublimis inter Sidera”, la Regina, la Mediatrice-Corredentrice ed Avvocata, la “Tota Pulchra”,

ma la:

“donna feriale”, la “semplice discepola”, la “madre dubbiosa, ignorante e “sempliciotta”, che non conosce il Mistero della Divinità di Suo Figlio, “l’ umile  casalinga innamorata” di San Giuseppe, ecc..."

No! Tutte queste minimizzazioni e demitizzazioni rasentano la bestemmia, scoronando Maria e saccheggiandola di tutti gli onori che Le si devono e  che non saranno mai troppi,  riconoscendoLa Quale Ella è: Figlia del Suo Figlio, come diceva Dante,  e pur sempre umile e alta più che creatura.

Allo stesso modo, parallelamente, non più: Sant' Agostino, San Bonaventura, San Tommaso e Sant' Ambrogio. Padri e Dottori della Chiesa relegati nell’ oblio. 

Bensì ben vengano sul piedistallo: Karl Rahner, il Cardinal Martini,  Monsignor Don Tonino Bello e compagnia cantante, della squadra neo-modernista.

Resta il fatto che non c'è paragone tra il miele della pura e sana dottrina cattolica e la cera delle novità minimaliste mariane, che ci risultano davvero indigeste.

Un seminarista

martedì 29 settembre 2026

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lunedì, settembre 28, 2026

Mazara del Vallo. Esposizioni sconvenienti in Cattedrale. Un sudario non devozionale. Iustitia in Veritate


a cura di Veronica Cireneo 

Cari amici cattolici, veri e finti (diciamo così in riferimento a certi detrattori d'eccellenza,  che satana a volte sceglie tra gli amici, come tristemente appreso proprio in questi giorni. Pazienza! Preghiamo e andiamo avanti! ). Riceviamo e diffondiamo, volutamente astenendoci dal commentarlo se non per dire che cristallizza la sostituzione della Fede con l'idolatria, questo articolo pubblicato dagli amici di Iustitia in Veritate, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura

§§§

A proposito di un “Sudario” esposto nella  Cattedrale di Mazara del Vallo


Ci siamo già occupati della Diocesi di Mazara del Vallo quando, nel dicembre 2024 (link), venne portato in venerazione un pezzo di legno come reliquia. Non immaginavamo una replica più in grande stile.

Come riportano le cronache (qui), un grande telo bianco lungo circa 25 metri e largo 8, su cui compaiono i nomi di 18 mila bambini palestinesi che, secondo i dati, sono morti dopo i fatti del 7 ottobre 2023 nella striscia di Gaza, ha occupato per l’intera domenica, 20 settembre 2026, la Cattedrale di Mazara del Vallo.

È il cosiddetto  “sudario di Gaza”, realizzato dal collettivo di Carnia per la pace per Gaza di Tolmezzo, che gira in Italia e, ora, con una vera e propria trasformazione “devozionale”, proposto come occasione di preghiera ai fedeli, anche con il Vescovo.

E così, ancora una volta, ingenerando confusione sui principi della fede, avallando il convincimento che tutto sia lecito, come dimostra il plauso sui social che l’iniziativa ha avuto.

Occorre allora precisare alcune cose.

Nel Codice di Diritto Canonico (CIC) non esiste un canone specifico, né una definizione giuridico-tecnica precisa per l’espressione “sudario”, ma nella disciplina delle Sacre Reliquie (Can. 1190 CIC) tale termine viene usato solo per indicare reliquie insigni o oggetti di grande venerazione popolare, tanto che il Diritto Canonico applica loro una tutela rigida.

Viene infatti vietato il commercio o la vendita delle sacre reliquie (Can. 1190 §1) e, ad esempio, nel contesto funerario del cd  (cosiddetto) Diritto Esequiale e Liturgico (Cann. 1176–1185 CIC) il Codice di Diritto Canonico disciplina in modo preciso la dignità delle esequie ecclesiastiche, la sacralità del corpo e le disposizioni sulla sepoltura o la cremazione (Can. 1176).

È quindi illecito usare il termine “sudario” per un oggetto e, addirittura, utilizzarlo per costruire un evento religioso, pur essendo lecito dal punto di vista strettamente giuridico e linguistico l’uso metaforico o politico della parola in un contesto laico e sul piano civile della libertà di espressione.

Possibile che nella Diocesi di Mazara del Vallo nessuno abbia fatto notare al Vescovo che in ambito canonico ed ecclesiale l’abuso del termine con tale iniziativa possa creare confusione con una vera reliquia, favorendo un inganno e, di fatto, ridicolizzando ciò che è proprio utilizzare come simbolo della fede?

Come mai l’autorità ecclesiastica che dovrebbe intervenire con un giudizio morale o una nota chiarificatrice per tutelare i fedeli da forme di strumentalizzazione o profanazione, ne diventa addirittura promotrice?

Nel Diritto Canonico e nella disciplina liturgica della Chiesa Cattolica, non è lecito incentrare un atto di culto o una funzione religiosa su un oggetto di natura politica o puramente laica.

Ciò perché esiste il divieto di venerazione di oggetti (Cann. 1186–1190 CIC) in quanto il culto pubblico della Chiesa (atti di venerazione, esposizione, processioni) può essere rivolto esclusivamente a Dio, alla Vergine Maria, ai Santi e alle reliquie o immagini sacre approvate dall’autorità ecclesiastica e, dunque, un oggetto laico o politico che non possiede alcun carattere di sacralità non può diventare l’oggetto centrale di una celebrazione liturgica o di un pio esercizio.

Proprio per evitare tale rischio, infatti, il canone 1210 CIC stabilisce che in un luogo sacro (chiese, cappelle, oratori) è permesso solo ciò che serve all’esercizio o alla promozione del culto, della pietà e della religione, espressamente vietando così tutto ciò che è discordante con la santità del luogo, comprese manifestazioni di carattere politico, ideologico o laico che non abbiano finalità direttamente religiose.

Forse che la Basilica del Santissimo Salvatore di Mazara del Vallo è stata scelta come piattaforma per modificare il diritto canonico e implementare, per l’appunto, nuove reliquie?

L’esposizione svoltasi all’interno della stupenda Cattedrale di Mazara con il beneplacito delle autorità religiose, ponendo al centro di un evento questo “sudario” è contraria ai principi della nostra fede.

Trasformare un oggetto laico o politico sfigurando il concetto stesso di “sudario” rende illecita l’organizzazione di un rito religioso, liturgico o di un qualsiasi atto di culto che ponga tale oggetto al centro della celebrazione o ne faccia un simulacro di venerazione.

E, come si capisce, non è solo una questione di linguaggio.

Iustitia in Veritate si augura che non ci sia un terzo round con un altro “oggetto”, e assicura preghiere per il Vescovo e i Suoi collaboratori, affinché ci si adoperi per una riparazione e per promuovere solo ciò che serve veramente a rafforzare la fede.


Milano, sabato 26 settembre 2026  

Santi Cosma e Damiano

Iustitia in Veritate

www.iustitiainveritate.org

Sostienici: IBAN IT22 P 05034 01752 000000002840 – www.paypal.me/iustitiainveritate

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sabato, settembre 26, 2026

Se i presenti rimangano edificati da come assistiamo alla Santa Messa. Corrado Gnerre


a cura di Veronica Cireneo 

Sull'importanza del comportamento più virtuoso da assumere durante il tempo della nostra permanenza in chiesa, torna a riflettere in questo articolo il professor Corrado Gnerre de Il Cammino dei 3 sentieri, al fine della reciproca edificazione. Nella parte finale riporta delle semplici istruzioni dettate da Padre Pio, da applicare durante la Santa Messa. Volentieri, lo diffondiamo consapevoli della responsabilità personale che abbiamo di fronte a Dio e di quanto l'esempio batta fiumi di parole,  in termini di efficacia, persuasione ed emulazione. Grazie a MiL- Messa in Latino  per la cortese segnalazione. Buona lettura e diffusione. 

§§§


Ci siamo mai posti la domanda se i presenti rimangono edificati da come assistiamo alla Messa?



1. Ci sono due gravi errori da evitare riguardo al comportamento esteriore del cristiano.

2. Da una parte c’è l’errore del formalismo, quello di credere un po’, anzi un bel po’ ipocritamente che basterebbe la forma o il puro adempimento di rituali per essere a posto. Ciò avviene, per esempio, nelle possibilità di lucrare le indulgenze.
Cioè si crede che basterebbe fare ciò che la Chiesa chiede di fare esteriormente, senza però convertire se stessi, né senza impegnarsi ad abbandonare l’affezione al peccato. Ed ecco perché, nelle indulgenze, una volta che si è adempiuto esattamente ciò che è prescritto, si ha la speranza di averla lucrata, ma mai la certezza, in quanto è sempre Dio che decide, in quanto solo Lui può scrutare -come si dice- in foro interno.

3. Ma - dicevamo - c’è anche un altro errore che attiene ad una prospettiva spiritualista oggi molto in voga, ovvero che la forma e l’adempimento dei rituali siano secondari, se non addirittura inutili. 
Spiritualista, perché una tale condizione sottende che l’uomo non debba far partecipare una parte di sé - il corpo - al culto e all’adorazione di Dio.

Insomma, come se il corpo non contasse nulla, quando invece anche attraverso i nostri gesti, e non solo attraverso le nostre convinzioni o intenzioni, possiamo edificare o scandalizzare gli altri.

4. A tal riguardo leggiamo cosa scrive san Pio da Pietrelcina alla figlia spirituale Annita Rodote:
 
“Assistendo alla Santa Messa e alle sacre funzioni, usa molta gravità nell’alzarti, nell’inginocchiarti, nel metterti a sedere; e compi ogni atto religioso con la più grande devozione. Sii modesta negli sguardi, non voltare la testa di qua e di là per vedere chi entra e chi esce; non ridere per riverenza al luogo santo ed anche per riguardo a chi ti sta vicino; studiati di non profferire parola con chi che sia, a meno che la carità, ovvero una stretta necessità, non lo esiga. (…). Insomma, diportati in modo che tutti i presenti ne rimangano edificati e siano per mezzo tuo spinti a glorificare e ad amare il Padre Celeste“.

Corrado Gnerre
22 agosto 2026

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sabato 26 settembre 2026

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venerdì, settembre 25, 2026

Fulton Sheen: un vaso d'argilla che attingeva forza da Cristo. Omelia del Cardinal L.A.Tagle nella Messa di beatificazione

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a cura di Veronica Cireneo 

Nella giornata di giovedì 24 settembre il Cardinal L. A. Tagle pro-prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, delegato papale , ha presieduto la Messa di beatificazione di uno dei più celebri e amati arcivescovi americani del XX secolo: Fulton John Sheen, cosiddetto figlio leale della Chiesa” da san Giovanni Paolo II. La Celebrazione Eucaristica ( vedi video in calce) si è svolta nel Missouri, Stati Uniti, alle 21, ora italiana, alla presenza di decine di migliaia di  pellegrini, provenienti da diversi Paesi, di oltre 80 Vescovi e di circa 900 sacerdoti. Di seguito riportiamo  uno stralcio dell'omelia del Cardinale, che è stata accompagnata da citazioni tratte dalla Lettera apostolica di Papa Leone XIV , che descrive il Servo di Dio come un instancabile predicatore del Vangelo e sollecito pastore missionario. Buona lettura

§§§

"L’arcivescovo statunitense Fulton John Sheen noto per la sua attività di evangelizzazione attraverso radio e televisione, non è beato - ossia fortunato e felice - perché era una celebrità dei mezzi di comunicazione. Né perché era uno scrittore rinomato. Né perché era famoso. È beato perché ha saputo accogliere il dono della comunione con Gesù, con i poveri e i vulnerabili" .

Così il cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l'evangelizzazione, ha descritto il carisma dell’arcivescovo di Newport, nell’omelia della Messa di beatificazione del Servo di Dio Fulton Sheen, che ha presieduto oggi, 24 settembre alle ore 14 del pomeriggio locali (le 21 di Roma), presso il Dome at America’s Center, l’impianto sportivo coperto di St. Louis, in Missouri, negli Stati Uniti d’America. La celebrazione è iniziata con una lunghissima processione d'ingresso di diaconi, sacerdoti, religiosi e vescovi, che hanno preceduto il delegato papale, il cardinale Tagle. 

• Instancabile predicatore e pastore sollecito

Il porporato, che ha celebrato in rappresentanza di Leone XIV alla presenza di decine di migliaia di fedeli, ha ricordato la gioia dello stesso Pontefice, espressa anche ieri, durante l’udienza generale del mercoledì: il Papa si rallegra della “beatificazione del suo concittadino, suo conterraneo dell’Illinois e confratello vescovo”. Come ha riferito la Lettera apostolica del Pontefice in lingua latina, letta dal cardinale Tagle all'inizio della celebrazione, Fulton Sheen era “un instancabile predicatore del Vangelo attraverso i moderni mezzi di comunicazione e un pastore sollecito, animato dallo zelo missionario”.

• Le Letture della Messa di beatificazione hanno rimarcato le qualità di “evangelizzatore” e “pastore missionario” del nuovo beato.

• Nel Vangelo di Marco (16, 15-20): 

“Il Signore Risorto sceglie e invia i suoi amici a proclamare il Vangelo a ogni creatura”.

Questo, ha argomentato il porporato, è un legittimo motivo di beatitudine, sebbene del tutto opposto all’indipendenza e alla libertà che il mondo predica come felicità. “Scegliere da soli e andare dove si vuole non è missione e non è beatitudine. Beati voi quando annunciate a tutti la Buona Notizia di Gesù”.

• Fulton Sheen, evangelizzatore senza confini

A St. Louis, nel Missouri, nella serata di oggi, 24 settembre, la beatificazione del “figlio leale della Chiesa”, come lo aveva definito san Giovanni Paolo II ,..

Beatitudine è quando il Signore opera attraverso l'uomo, anche per san Paolo si è beati, perché non si predica se stessi ma “Gesù Cristo come Signore”. Una verità sottolineata anche dal profeta Isaia, per il quale “beati e belli sono i vostri piedi quando annunciate la salvezza e la pace di Dio”. “Percorrere la terra, il mare e il cielo - commenta Tagle - proclamando parole distruttive e compiendo atti di violenza non è missione; non è beatitudine”. Essere “autosufficienti” e “cercare la propria autoaffermazione” è un “cattivo segno”, ha sostenuto il cardinale: piuttosto si è beati quando il Signore “opera attraverso di voi e conferma il Vangelo che predicate attraverso segni miracolosi”.

Poi il cardinale ha ricordato un episodio della vita di Fulton Sheen. Un incontro con Pio XII. A Papa Pacelli che gli chiedeva quante anime avesse convertito, il vescovo americano rispondeva di non saperlo, di non averle mai contate, per non cadere nella tentazione di inorgoglirsi, pensando che fosse merito suo. Il nuovo beato si definiva invece un portinaio, magari “di successo”, al quale qualche volta era riuscito di “condurre le persone alla porta aperta della casa di Dio”.

• Papa Pio XII e il vescovo Fulton Sheen.

Comunione con Cristo e con i poveri

L’evangelizzatore missionario è beato perché vive in comunione con le persone e i popoli, soprattutto con i poveri e i vulnerabili, nel nome di Gesù Cristo:

"Usare la predicazione come pretesto per evitare le persone concrete e rimanere ciechi di fronte all’azione di Dio in loro non è missione; non è beatitudine”, ha commentato Tagle deducendo che:

“dominare sugli altri e far sentire la propria importanza non è missione; non è beatitudine”.

Il segreto della beatitudine, ha rivelato infine il pro-prefetto, è sentirsi poveri, ma arricchiti dalla comunione con Cristo:

“Beati voi quando vi considerate vasi di argilla, affinché la potenza sia di Dio e non provenga da voi”.

Al contrario:

“Predicare il Vangelo da una posizione di presunta giustizia che impedisce di immedesimarsi nelle ferite degli altri non è missione; non è beatitudine”.

Proprio la povertà raccomandava ai padri conciliari il vescovo Sheen quando interveniva al Concilio Vaticano II. Era il 9 novembre 1964. Chiedeva di puntare il dito sul 30mo parallelo e di considerare povero tutto il mondo a sud di quella linea. Proprio al di sotto di quella demarcazione, ricordava ancora, provenivano la maggior parte dei partecipanti al Concilio.

E proprio una Chiesa povera e “ferita”, affermava Sheen, era la più idonea “a convertire un mondo dubbioso”. Proprio come il Cristo risorto e piagato aveva potuto convincere Tommaso.

• L'amaro che si muta in dolce

Povertà che mise al centro di una sua conferenza televisiva, intitolata proprio “30mo parallelo” e registrata nel 1967. In questa trasmissione, come ha ricordato il cardinale Tagle, Fulton Sheen raccontò un episodio che sembra uscito dal “Testamento di san Francesco d’Assisi”, in cui il poverello racconta la sua conversione grazie all’incontro con i lebbrosi, un evento spirituale che aveva cambiato in “dolcezza” tutto ciò che fino ad allora aveva considerato “amaro”. 

Sheen aveva visitato Buluba, in Uganda, un luogo che ospitava 500 persone affette da lebbra. Una di loro, ha raccontato il porporato durante l'omelia, si avvicinò al vescovo. Aveva già perso la parte inferiore del braccio e la mano. Il beato Sheen, dapprima rabbrividito di paura, afferrò quel che restava di quella mano e poi “tenne tra le sue mani la carne ferita delle persone vulnerabili colpite dalla lebbra, considerandosi uno di loro, la 501ª persona affetta dalla lebbra”.

“Beato il vaso di argilla che attinge la sua forza da Gesù - ha esclamato Tagle al termine della sua omelia - beato l’evangelizzatore che si converte contemplando e toccando le ferite di Cristo Risorto nei fratelli e nelle sorelle feriti!”.

Daniele Piccini – Città del Vaticano

giovedì 24 settembre 2026

- Fonte

- Video della Messa di Beatificazione


- Galleria fotografica 



Il Cardinal Tagle imbocca la Sacra Particola
ai sacerdoti concelebranti

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giovedì, settembre 24, 2026

Zizzania e conversione. Un' esegesi che ci riguarda da vicino. Silvio Brachetta


a cura di Veronica Cireneo 

Cari amici cattolici, veri e finti (diciamo così in riferimento a certi detrattori d'eccellenza,  che satana a volte sceglie tra gli amici, come tristemente appreso proprio in questi giorni. Pazienza! Preghiamo e andiamo avanti! ). In questo sintetico brano, gentilmente concesso dall'autore, il teologo Silvio Brachetta affronta il passo sulla zizzania, laddove Gesù invita a non estirparla, onde evitare che con lei si sradichi anche il grano. È questa una parabola che può riguardare da vicino ciascuno di noi? Andiamo a scoprirlo. Buona lettura 


§§§


Zizzania - ζιζάνια


• Nella parabola di Matteo 13, 24-30: "Grano e zizzania..." si dice che non è possibile separare la zizzania dal grano, non perché le due piante siano invisibili, ma perché ognuno di noi da grano si fa zizzania e viceversa, più e più volte al giorno.

• Sant'Agostino, nel " De Civitate Dei   dice che nel mondo convivono due città "permixte", cioè commischiate tra loro: la città terrena (dei peccatori) e la città di Dio (Chiesa).

Non è possibile - dice - indicare chi sia cittadino dell'una e dell'altra città, finché siamo nel tempo.

Ognuno, infatti sconfina in Babilonia, quando fa il male, ma ritorna dentro le mura di Gerusalemme, quando si pente e fa il bene.

• Alla fine del mondo, come pure alla nostra morte, la nostra scelta per Babilonia o per Gerusalemme sarà irrevocabile e il grano sarà distinto dalla zizzania.

• Dice Sant'Agostino (Discorso 73/a):

«Nel campo del Signore, cioè nella Chiesa, chi era frumento si cambia talora in zizzania, e quelli ch'erano zizzania si cambiano talora in frumento: poiché nessuno sa cosa avverrà domani».

Se la zizzania, dunque, fosse sradicata oggi, si correrebbe il rischio di sradicare anche il grano.

E allora, dice Agostino:

«Chi è buon grano, continui ad esserlo fino al giorno del raccolto; coloro che sono zizzania, si cambino in buon grano».


Silvio Brachetta 

 Fonte FB

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Cenni biografici sull'autore.

Silvio Brachetta diplomato in Scienze Religiose, teologo, esegeta. giornalista e collaboratore dell’Osservatorio Cardinal Van Thuan è anche autore del testo intitolato La città fondata in Dio che gli interessati potranno ordinare scrivendo al seguente indirizzo ordini.ossvanthuan@gmail.com



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giovedì 24 settembre 2026

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mercoledì, settembre 23, 2026

L’orgoglio comincia quando preferisci l’errore alla verità. Giuliano della Rovere



a cura di Veronica Cireneo 

Cari amici cattolici, veri e finti (diciamo così in riferimento a certi detrattori d'eccellenza,  che satana a volte sceglie tra gli amici, come tristemente appreso proprio in questi giorni. Pazienza! Preghiamo e andiamo avanti! ) chi mi conosce sa quanto ami scrivere testi di mio pugno e non disdegnare opere altrui, se degne e valide. Non per essere di nicchia, ma la selezione argomentativa e stilistica,  in un blog che si rispetti, è estremamente necessaria al fine di rendere gradevole la lettura, edificante il contenuto e per contrastare ìl qualunquismo. Ma scrivere testi lunghi è molto impegnativo e richiede tempo, studio e concentrazione, che non sempre sono disponibili. Così non vi stupirete se qui comincerete a vedere anche testi brevi e interessanti spunti di riflessione come il seguente, di Giuliano della Rovere  che ringraziamo di cuore. Buona lettura e meditazione .


§§§


Non sempre difendiamo un’idea, perché è giusta.


A volte la difendiamo

solo perché

ammettere di aver sbagliato

ci pesa.


Cambiare idea davanti a una prova migliore

non è debolezza.

È intelligenza.


Perché sbagliare una mossa,

capita.


L’orgoglio comincia

quando preferisci l’errore alla verità.



Giuliano della Rovere

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23 settembre 2026

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