martedì, marzo 10, 2026

Caro don, sei in viaggio e non sai dove celebrare la Messa? La porta di casa mia è aperta! Alleati per la Messa Antica: Brescia e Genova


Chiesa Domestica

di Veronica Cireneo 

Nuove province disponibili:
Brescia e Genova 

Se un' Ave Maria è una sberla in faccia a Satana, tanto più lo è la Celebrazione del Santo Sacrificio. Moltiplichiamo le Sante Messe! E perché il sacerdote in viaggio non resti senza Messa gli Alleati dell'Eucarestia si dispongono ad aprire le porte delle proprie case, per la celebrazione della Messa Tridentina.

Gli Alleati e la Messa Antica. Perché la Messa Tridentina? Perché gli Amici o Alleati dell' Eucarestia sanno di essere nati per conoscere ed adorare Dio con tutte le proprie forze materiali e spirituali.  Che voi sappiate, quale luogo e momento esiste sulla faccia della Terra che presenti Dio, Lo esalti, Lo ringrazi, Lo supplichi e Lo adori  meglio di quanto accade nella Messa Apostolica? Non cercate! Non esiste occasione migliore per conoscere ed amare Dio,  che la Messa di sempre...

• Gli Alleati dell' Eucarestia sono nati per difendere i diritti di Dio e dei fedeli che vogliono ricevere l'Ostia, dal sacerdote, in ginocchio e in bocca, diritto che si vedono spesso negato nelle Messe riformate, ma amano il rito antico in cui più facilmente si percepisce il Sacro Mistero farsi presente. 

• Essendo un movimento concreto, che vuole operare sia intimamente, che nella realtà territoriale e data l'insistente richiesta da parte di alcuni, che non hanno la Messa Antica a portata di mano, ma  ne sentono maggiormente la necessità spirituale, per l'anno in corso e per tutti quelli che Nostro Signore Gesù Cristo e la Sua Santissima Madre vorranno, intendiamo organizzare incontri in presenza tra fedeli, nelle case, per raggiungere un triplice scopo:

• attivare catechesi con sacerdoti locali. Chiediamo ai sacerdoti  di accompagnarci a comprendere e amare sempre più il Sacrificio Eucaristico e i temi fondamentali della nostra Fede, dottrinali e magisteriali, attraverso incontri formativi domestici in presenza, possibilmente a cadenza regolare.

• realizzare Cenacoli di Preghiera, incontri organizzati in presenza, nelle nostre case per la recita del santo Rosario quotidiano o settimanale. Meglio se presieduti da un consacrato, ma se impossibile si pratichi anche senza. È la Madonna chè desidera che il Rosario venga recitato nelle case: chiese domestiche.

• celebrare Messe Antiche domestiche con sacerdoti di passaggio, provenienti  da qualsiasi Diocesi.

- I sacerdoti desiderosi di celebrare in rito antico fuori dalla propria Diocesi,  scriveranno una maìl all'indirizzo del referente di zona, al momento 9 province, che elenchiamo di seguito, per accordarsi sul giorno e l’orario dell'arrivo e della celebrazione. Il celebrante sarà solo pregato di esibire il celebret valido. 

- Se ci sono chiesette private fuori mano o luoghi idonei per poter celebrare, tanto meglio, ma vanno benissimo anche le case . Per offrire ospitalità scrivere alla Redazione a questo indirizzo alleatimessaecenacoli3@gmail.com

- Con questi appelli cerchiamo anche  di reclutare un certo numero di fedeli interessati alla Messa di sempre, per la riduzione delle spese liturgiche, per le pulizie e per il vitto e alloggio del sacerdote. I fedeli interessati scrivano anch'essi una mail ai referenti locali, riportati, come dicevamo, nell'elenco in calce.

  

Aggiornamento elenco
Messa e Cenacoli

• Al momento gli Alleati che hanno messo gentilmente a disposizìone la propria abitazione per Messe Tridentine, cenacoli e/o catechesi, a cui può scrivere sia il sacerdote di passaggio, proveniente da altre Diocesi,  che il fedele interessato a partecipare alle pie attività programmate, sono presenti in queste 9 aree. Notare che, agli indirizzi precedentemente pubblicati in altri articoli, se ne sono aggiunti due nuovi: uno in provincia di Brescia e un altro in provincia di Genova .


1) Area PADOVA
Luca
Cell:  348 4360088  


2) Area BIELLA
Maria
alleati.messaantica@yahoo.com


3) Area ADRIA-ROVIGO
Matteo
  matteo.rda@protonmail.com 


4) Area MÈSSINA
Angela
angelamaggiolino@gmail.com 


5) Area CAMPOBASSO
 Guido
riccimario81@gmail.com
  

6) Area CIVITAVECCHIA/VITERBO
Piera


8) Area BRESCIA
Pietro disalvoptr@gmail.com


9) Area GENOVA
Laura Willisignori.lw@gmail.com



Riepilogando :

A) i sacerdoti interessati înviino, per sicurezza, una mail  alla Redazione alleatimessaecenacoli3@gmail.com per avere info certe sui referenti locali, poi ai referenti stessi per accordi logistici;

B) I fedeli che vogliano unirsi ai gruppi già costituiti scrivano ai referenti sopra citati;

C) I fedeli che vogliano ospitare Messa e/o Cenacoli in casa propria, scrivano alla Redazione alleatimessaecenacoli3@gmail.com indicando i propri dati anagrafici, telefono, provincia di residenza e un ìndirizzo mail per essere contattati dai fedeli (chi vuole essere contattato per telefono può farlo, indicandolo) . Nel successivo appello di reclutamento la nuova città verrà inserita in questo elenco. I dati personali resteranno ovviamente riservati, solo presenti nell'archivio della Redazione Alleati.


P S:
- nel prossimo aggiornamento pubblicheremo la bella testimonianza di un amico Alleato del Nord, che ha recentemente avuto l'onore e la Grazia di veder celebrata la Messa Tridentina in casa propria.

- i referenti locali avranno cura di aggiornare regolarmente la Redazione sull'andamento delle sacrosante attività al fine di agevolare tempistiche, strumenti e metodi della nostra missione apostolica. Grazie.

Sia lodato e ringraziato in ogni momento Gesù nel Santissimo Sacramento dell' Altare

Veronica Cireneo 
10 marzo a D. 2026

•••







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lunedì, marzo 09, 2026

Nella Solennità del Sacro Cuore di Gesù: proiezione contemporanea del docufilm in tutte le Sale italiane


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venerdì, marzo 06, 2026

Rubrica: "Il Catechismo del buon esempio". Volantino n.1: Obbedienza alla liturgia. Mauro Bonaita


Volantino n.1: Obbedienza Liturgica

a cura di Veronica Cireneo 

"Finalmente è arrivato il momento..."  direbbe un fervente genitore, in tempi normali, all' inizio del catechismo per il proprio figlio. Frase che non può essere pronunciata ora, che in ragione della dilagante confusione morale e dottrinale questa occasione rappresenta più causa di preoccupazione, che di giubilo. Ma cosa potrebbe fare un genitore che per le ragioni più disparate non fosse in condizioni di rivolgersi a qualche fraternità tradizionale, né di optare per il catechismo in casa? L'amico Mauro Bonaita, capogruppo degli Alleati di Reggio Emilia, ha escogitato un sistema, per combattere il " creativismo dottrinale", che intende proporre a qualsiasi genitori o fedele che abbia a cuore la difesa della sana dottrina cattolica e ce ne affida la diffusione. Ha realizzato sette volantini, contenenti sintetiche catechesi sui rudimenti della nostra fede, arricchiti da note di approfondimento su documenti ufficiali della Chiesa, e che qui, a Dio piacendo, presenteremo singolarmente e in successione, secondo il seguente ordine:

1. OBBEDIENZA LITURGICA (l'articolo presente), 2) L' ADORAZIONE EUCARISTICA, 3. LA PACE, 4. Il SACERDOZIO, 5. IL SILENZIO, 6. IL MODO PIU DEGNO DI RICEVERE L'EUCARESTIA ed infine 7). LA SANTA MESSA.

I volantini sui vari temi, scaricabili dal PDF che troverete in fondo ad ogni articolo sono da diffondere in forma cartacea nelle parrocchie e nelle chiese. Da distribuire a mano, da allegare ai messali, da inserire nel libro dei canti e in qualsiasi altro luogo pertinente e possibile.

"Come già è nel dna degli Alleati e nel loro Vademecum, finalizzato a riorientare soprattutto gli  adulti, questo strumento si presenta perfettamente in linea con il nostro stile concreto del buon esempio e intende configurarsi come guida soprattutto per i piccoli, che muovono i primi passi sulla Via della Salvezza"  - ha detto Mauro. Così sia

Buona lettura e diffusione del cartaceo nelle vostre Parrocchie e Diocesi di appartenenza.  Lodiamo il Signore

 

§§§


OBBEDIENZA ALLA LITURGIA BEN CELEBRATA 

 ( Catechesi  introduttiva )


Nel Sacrosantum Concilium si invitano i pastori d’anime a curare con zelo la formazione liturgica:

non solo con la parola ma anche con l'esempio” [1].

Il Sinodo dei Vescovi ha raccomandato di:

 “ (.…) curare nei fedeli l'intima concordanza delle disposizioni interiori con i gesti e le parole. Se questa mancasse, le nostre celebrazioni, per quanto animate, rischierebbero la deriva del ritualismo. Pertanto occorre promuovere un'educazione alla fede eucaristica che disponga i fedeli a vivere personalmente quanto viene celebrato [2].”

Si deve innanzitutto affermare che «la migliore catechesi sull'Eucaristia è la stessa Eucaristia ben celebrata». Per natura sua, infatti, la liturgia ha una sua efficacia pedagogica nell'introdurre i fedeli alla conoscenza del mistero celebrato.”

La comunità cristiana è chiamata ad intraprendere un itinerario introduttivo e preparatorio per immergersi nel mistero pasquale, in cui devono essere tenuti presenti tre elementi:

• La corretta interpretazione dei riti alla luce degli eventi salvifici;

• deve introdurre alla comprensione dei segni e dei gesti che, uniti alla parola, costituiscono il rito.

• deve mostrare il significato dei riti in relazione alla vita cristiana.

“Un segnale convincente dell'efficacia che la catechesi eucaristica ha sui fedeli, può essere verificato attraverso specifiche manifestazioni di riverenza verso l'Eucaristia. Si pensi, in senso generale, all'importanza dei gesti e della postura, come l'inginocchiarsi durante i momenti salienti della preghiera eucaristica [3].”

Primo passo fra tutti è dimostrare obbedienza ai riti così come richiesti dall’ORDINAMENTO GENERALE DEL MESSALE ROMANO, che cita quanto segue:

Si dovrà prestare attenzione affinché le norme stabilite da questa Introduzione Generale e dalla prassi secolare del Rito romano, contribuiscano al bene spirituale comune del popolo di Dio, più che al gusto personale o all’arbitrio. L’atteggiamento comune del corpo, da osservarsi da tutti i partecipanti, è segno dell’unità dei membri della comunità cristiana riuniti per la sacra Liturgia: manifesta, infatti, e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano. [4]”

Lo stesso Gesù disse: 

Chi non mi ama, non osserva le mie parole” (Gv. 14, 24)

 

Mauro Bonaita, Reggio Emilia

6 marzo 2026 , III venerdì di Quaresima 

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Per approfondire: 
[1] – Sacrosantum Concilium [19.] – (Paolo VI - 4.12.1963)
[2] – Sacramentum Caritatis [64.] – (Benedictus PP XVI - 22.02.2007)
[3] – Sacramentum Caritatis [65.] – (Benedictus PP XVI - 22.02.2007)


VOLANTINO in PDF da scaricare,stampare, diffondere

              ⬇️ ⬇️ ⬇️

https://drive.google.com/file/d/1xSh-bf9SMRFlidr_SfVPiK2UGHBS4tSE/view?usp=drive_link

 

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lunedì, marzo 02, 2026

Partecipi alla Messa Tridentina? Per qualcuno sei scismatico. Ma si sbaglia...




a cura di Veronica Cireneo 

Deve essere molto triste  la vita di un pastore che abbia perso la fede! Anche l'abito potrebbe farsi più pesante se indossato da un consacrato come lo indossano le maschere di carnevale. Ciò premesso non stupisce come possano spingersi tanto contro la Messa Apostolica, che dovrebbe essere invece loro ottimo interesse, vanto e sostegno, Vescovi come il brasiliano Mons Pereira, che considerando erroneamente scismatici coloro che amano la Messa di sempre, fa più il paio col confratello di Bahia che ad agosto promosse un macumba in chiesa, che altro. L'articolo precedentemente comparso su Stilum Curiae costituisce un vero e proprio segno dei tempi. Oremus

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Marco Tosatti. Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Infovaticana, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e condivisione.

§§§

Prima diocesi al mondo a scomunicare i fedeli che partecipano alla messa tradizionale, perché ritenuti "scismatici"Mons. Carlos Alberto Breis Pereira OFM

L’Arcidiocesi di Maceió (Brasile) ha rilasciato una dichiarazione ufficiale affermando che celebrare la Messa secondo il Messale di San Pio V al di fuori dell’unico luogo autorizzato sarà considerato un “atto di scisma pubblico” e comporterà la scomunica automatica dei fedeli presenti, ai sensi dei canoni 751 e 1364 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Il testo, autorizzato dal Vescovo Carlos Alberto Breis Pereira OFM, afferma inoltre che la Messa in rito antico è consentita solo nella Cappella di San Vincenzo de’ Paoli una volta alla settimana e non è autorizzata “in nessun altro luogo”, né religioso né laico, né nelle associazioni civili.

La questione non è meramente disciplinare. Limitare un luogo di celebrazione è una cosa; etichettare come scismatici coloro che partecipano a celebrazioni non autorizzate e associare tale partecipazione alla pena più severa prevista dal diritto canonico è tutt’altra cosa. Parlare di scisma e di scomunica automatica non è retorico: colloca specifici individui nella sfera penale più estrema, con conseguenze spirituali e legali devastanti.

È importante chiarire questi concetti. Il canone 751 definisce lo scisma come il rifiuto di sottomettersi al Romano Pontefice o il rifiuto di essere in comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti. In altre parole, lo scisma non è “fare qualcosa senza permesso”, né “preferire un rito”, né tantomeno “disobbedire” su un punto specifico. È una rottura formale ed effettiva della comunione con l’autorità del Papa o con la comunione ecclesiale. È una categoria eccezionale perché descrive una frattura nel vincolo visibile della Chiesa.

Il canone 1364 § 1 stabilisce che l’apostata, l’eretico o lo scismatico incorre nella scomunica latae sententiae, cioè automaticamente, per il fatto stesso di commettere il reato. Tuttavia, affinché esista un “reato”, non è sufficiente che un superiore ecclesiastico lo affermi in una nota. Nel diritto canonico valgono i principi classici: stretta conformità alla definizione legale del reato, interpretazione restrittiva delle pene, imputabilità del soggetto e, ordinariamente, condotta oggettivamente idonea a causare la rottura della comunione descritta dalla norma.

Identificare la celebrazione del rito antico al di fuori di un luogo autorizzato come scisma solleva quindi un problema fondamentale. Un illecito disciplinare, anche grave, non diventa automaticamente scisma, tanto meno quando coinvolge i fedeli. Per parlare di scisma, occorre dimostrare che l’atto implichi, per sua natura o per l’intenzione di chi lo compie, un rifiuto di sottomissione al Papa o una rottura della comunione. Senza questa intenzione di separazione, l’etichetta penale diventa espansiva e arbitraria. E quando una pena automatica viene estesa attraverso l’interpretazione oltre la definizione legale del reato, ciò che emerge è l’incertezza giuridica.

Ciò ha immediate conseguenze pastorali. L’autorità episcopale, per sua stessa natura, è ordinata all’edificazione e alla salvezza delle anime. L’uso del linguaggio penale più severo in un conflitto liturgico produce l’opposto: inquietudine, confusione, timore del peccato e scandalo pubblico. Se ai fedeli viene detto che possono essere scomunicati “automaticamente” per aver partecipato a una celebrazione di rito antico al di fuori di un luogo specifico, si introduce una pressione spirituale inappropriata per la legge, che dovrebbe proteggere le persone da applicazioni sproporzionate del potere punitivo.

Didatticamente, la distinzione cruciale è questa: una celebrazione può essere illecita senza essere scismatica. Un atto può essere disobbediente senza costituire una rottura della comunione con il Romano Pontefice. E una pena così estrema come la scomunica non può diventare un ordinario meccanismo di controllo disciplinare, né può essere applicata per estensione concettuale. La scomunica è pensata per i casi in cui la comunione viene interrotta in modo reale e formale, non per risolvere controversie attraverso una scorciatoia penale.

Se parliamo anche di scomunica automatica (latae sententiae) , il rigore deve essere ancora maggiore. La scomunica automatica non dipende da una dichiarazione amministrativa; dipende dall’oggettiva sussistenza del reato nei termini rigorosi della legge. Proprio per questo motivo, la tradizione giuridica della Chiesa ha insistito nell’interpretare queste pene in modo restrittivo e nell’impedire che i fedeli fossero in balia di letture massimaliste del codice penale. Quando la scomunica automatica viene invocata in una questione controversa, il rischio di ingiustizia e di abuso di coscienza si moltiplica.

La Santa Sede, garante dell’unità e del corretto uso del diritto universale, dovrebbe chiarire con urgenza la portata di questo tipo di comunicazioni ufficiali. Se si afferma l’idea che celebrare o assistere al rito antico al di fuori di un luogo autorizzato sia “di per sé” un atto scismatico, l’erosione della certezza del diritto canonico raggiunge livelli estremamente gravi. Non si tratta di una disputa liturgica: è la soglia stessa tra disciplina e rottura ecclesiale, tra correzione pastorale e sanzione penale estrema.

O Roma corregge e definisce con precisione questa classificazione, oppure si normalizzerà un modello pericoloso: l’uso dell’autorità episcopale per seminare inquietudine e scandalo nei cuori delle persone attraverso minacce di pene massime senza una definizione rigorosa del reato.

Nella Chiesa, l’autorità ha lo scopo di salvaguardare la comunione, non di svuotare la nozione di scisma del suo contenuto giuridico o di banalizzare la scomunica.

Quando la legge viene usata come arma e non come garanzia, la ferita non è subita solo da un gruppo di fedeli: è la credibilità della giustizia della Chiesa e la fiducia nel governo pastorale stesso a soffrirne.

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2 marzo 2026

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venerdì, febbraio 27, 2026

La Medaglia Miracolosa: conforme o contraffatta? Tutte le differenze e come individuare quella giusta


di Veronica Cireneo 

Si è concluso ieri, giovedì 26 febbraio, sul canale telegram degli Alleati dell'Eucarestia e del Vangelo il ciclo di catechesi di Formazione Mariana  tenuto da don Guglielmo Fichera. Al termine della trasmissione, dopo la lettura della preghiera di Consacrazione a Gesù per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, il sacerdote invitava a indossare e diffondere ovunque possibile la celebre Medaglia Miracolosa.

Qualcuno, tra gli ascoltatori, chiedeva come fare a distinguere le medaglie conformi all'originale, che sono così simili  a quelle manipolate, cosiddette mass@niche, dove c'è chi ci vede squadre, compassi, gruppi di tre 6 ecc. Guardate questa foto che interpreta le modifiche in maniera davvero impressionante. 

Ora,  indipendentemente dalla veridicità o meno dell' interpretazione riportata in foto, non si capisce per quale ragione si dovrebbe contraffare, senza essere in malafede, la medaglia originale, cioè quel primo conio del 1800 e approvato dalla stessa Caterina Labouré.

In realtà il problema esiste e va individuato con chiarezza.  Cogliamo dunque l'occasione per fare luce sulle differenze presenti tra la versione originale e quella contraffatta, allo scopo che si faccia attenzione nel momento dell'acquisto. Nella spiegazione useremo poche parole, mentre ci faremo aiutare dalle immagini. È molto semplice distinguerle. Basta leggere con attenzione. Analizziamole dunque di seguito.

•••

 A)  FRONTE DELLA MEDAGLIA 

La medaglia VERA deve avere:

✅ la giaculatoria: "O Maria concepita senza peccato, pregate per noi, che ricorriamo a voi" e

✅ il serpente sotto i piedi dell'Immacolata (quelle false non sempre ce l'hanno)

Originale:  Maria ✅

contraffatta: Regina ⛔

La medaglia FALSA invece ha:

⛔ la giaculatoria che comincia con la parola "Regina", per occultare il nome della Beata Vergine Maria;

non sempre schiaccia la testa al serpente e non va bene.


B)  RETRO DELLA MEDAGLIA 

Retro delle 2 medaglie 
 

La MEDAGLIA CONFORME (a sinistra della foto) deve avere:

- ✅ Le stelle devono essere a destra e sinistra (e non al centro in alto o in basso ⛔)  rispetto alla Croce;

- ✅le stelle devono avere 5 punte (non 6 come in quella contraffatta⛔)

- ✅ la superficie della Croce è liscia e termina in modo netto (quella contraffatta ha molte sporgenze lungo l'asse e finisce con diversi ghirigori ⛔)

- ✅ il Cuore di Maria deve essere trapassato dalla spada, (non stargli dietro, come nella contraffatta⛔)

- ✅ la "M" - che è lateralmente perpendicolare e non divaricata  - si incrocia alla S. Croce di Gesù da sinistra verso destra (non il contrario⛔);

Retro della medaglia conforme all'originale 


• Riassumendo...

Se non si vuole fare lo sforzo di memorizzare tutte  le differenze, anche considerando che esistono medaglie spurie, cioè un po' conformi e un po' no, basta tenere a mente almeno un discrimine per ogni faccia della medaglia, che non è conforme se le manca anche solo una di queste due caratteristiche essenziali:

✅ Sul fronte deve comparire il nome di Maria

✅ Sul retro: le stelle in alto devono essere due ( laterali rispetto all'asse verticale della Croce e non sormontarla). 

Se  la tua medaglia non è conforme a queste due caratteristiche fronte/retro , gettala nel fuoco.

Medaglia conforme (fronte/retro)

Oh, Maria concepita senza peccato, pregate per noi, che ricorriamo a Voi. Amen 


Veronica Cireneo, nel secondo venerdì di Quaresima

27 febbraio a.D.2026

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giovedì, febbraio 26, 2026

De Maria numquam satis: il sermone dell'acquedotto di San Bernardo di Chiaravalle


Maria Santissima, Mediatrice di tutte le Grazie
a cura di Veronica Cireneo 

Di Maria non si dirà mai abbastanza! Carissimi, offriamo alla vostra attenzione spirituale il celebre Sermone di san Bernardo di Chiaravalle, monaco e teologo vissuto nel XII secolo, che pronunciò in occasione della Natività di Maria Santissima.  Noto anche come:  “Sermone sull’Acquedotto” (De Aquaeductu), San Bernardo, Dottore della Chiesa, espone la dottrina di Maria Mediatrice utilizzando una similitudine: Maria Santissima, come un acquedotto, riceve la pienezza della Grazia dalla Fonte della Santissima Trinità e la distribuisce sull' intera umanità, permettendole di attingere alla salvezza. È un testo di difficile lettura, certamente non scorrevole, da meditare a piccoli sorsi, data la ricchezza e lo spessore del contenuto. Abbeveriamoci alla fonte dei dottori della Chiesa...se vogliamo curare le nostre anime ammalate di confusione... Ave Maria!  Deo gratias

§§§

1. Nel Cielo si gode per la presenza della Vergine Madre e la terra ne venera la memoria.

Lassù la visione di tutta la sua grandezza, qui il ricordo di Lei.

Là vi è la sazietà, quaggiù come una piccola pregustazione di primizie. 

Lassù la realtà, quaggiù il nome (....)

2. La Madre ha generato ... lo splendore (...) fonte perenne che irriga tutta la superficie del paradiso.  E chi è questa fonte della vita se non Cristo Signore?

3) Questa fonte arrivò fino a noi (...) è discesa attraverso l’acquedotto, non portando l’abbondanza della fonte, ma cadendo come una pioggia di grazia sui nostri cuori riarsi, a chi più a chi meno. L’acquedotto è pieno, in modo che gli altri possano attingere dalla sua pienezza, ma non riceverne la pienezza stessa.

 4. Voi avete già capito, se non sbaglio, quale sia questo acquedotto che, ricevendo la pienezza della sorgente dal cuore dello stesso Padre, l’ha data per noi alla luce, anche se non come è, ma quale potevamo comprenderla.

Sapete infatti a chi fu detto: "Ave, o piena di grazia"  (Lc 1, 28). O ci meravigliamo che si sia potuto trovare una creatura capace di divenire un tale e così grande acquedotto, simile a quello visto dal Patriarca Giacobbe, la cui sommità toccasse i cieli, anzi, oltrepassasse i cieli e arrivasse a quel vividissimo fonte delle acque che sono sopra i cieli? Se ne meravigliava anche Salomone, e quasi disperando che tale creatura ci potesse essere, diceva:Una donna forte chi la troverà?

E in realtà per tanto tempo al genere umano mancarono i rivoli della grazia, non essendovi ancora così desiderabile acquedotto di cui parliamo. Né fa meraviglia che si sia fatto attendere così a lungo, se si pensa ai lunghi anni che Noè, uomo giusto, impiegò per costruire l’arca, nella quale si salvarono poche, cioè, otto persone (Gen 6, 9), e questo per un tempo abbastanza breve.

5. Ma in che modo questo nostro acquedotto raggiunse un fonte così elevato? Non in altra maniera che mediante un veemente desiderio, mediante una fervida devozione, una pura orazione, come sta scritto: L’orazione del giusto penetra i cieli (Eccli 35, 21). E chi fu giusto se non la giusta Maria, dalla quale ci è nato il Sole di giustizia? Come dunque ella arrivò all’inaccessibile Maestà, se non bussando, chiedendo, cercando? Alla fine trovò quello che cercava, Lei, a cui fu detto: Hai trovato grazia presso Dio (Lc 1, 30). Che cosa? È piena di grazia, e trova ancora grazia? Era proprio degna di trovare quello che cercava, non bastandole la propria pienezza, né poteva starsene contenta del suo bene, ma come sta scritto: Chi beve me avrà ancora sete: (Eccli 24, 29): essa chiede la sovrabbondanza per la salvezza di tutti.

Lo Spirito Santo sopravverrà in te, le dice l’Angelo, e ti infonderà quel prezioso balsamo in tanta abbondanza e pienezza da farlo traboccare abbondantemente da ogni parte...

6. Osserva, o uomo, il disegno di Dio, il disegno della Sapienza, il disegno della pietà. Prima di irrorare l’aia, la celeste rugiada scese tutta sul vello: stando per redimere il genere umano, ne depose tutto il prezzo in Maria! Per quale ragione fece questo? Forse perché Eva venisse scusata per mezzo della Figlia, e il lamento dell’uomo contro la donna, d’ora in poi non avesse più ragione di essere.

Non dirai più, o Adamo: La donna che mi hai dato mi ha presentato il frutto proibito; dirai piuttosto: «La donna che mi hai dato mi ha dato da mangiare il frutto benedetto». Piissimo disegno; ma non è tutto, forse c’è n’è ancora un altro nascosto. Del resto questo è poca cosa, se non erro, per i vostri desideri. È un latte dolce; se premiamo più forte, ne verrà fuori un bel burro grasso. Guardando più a fondo voi scorgerete con quanto affetto e devozione abbia voluto che noi onorassimo Maria colui che ha posto in lei la pienezza di ogni bene, sicché se in noi c’è qualche speranza, qualche grazia, qualche speranza di salvezza, sappiamo che tutto ciò ci viene da lei che sale ricolma di delizie. Vero giardino di delizie, sul quale non solo soffia, ma che investe sopravvenendo dall’alto quel divino austro, perché si diffondano in abbondanza i suoi aromi, vale a dire i carismi delle grazie.

Togli questo sole che illumina il mondo, dove sarà giorno? togli Maria, questa stella del mare, un mare grande e spazioso: che cosa ne resta se non un mondo tutto avvolto nella caligine e nell’ombra di morte e in tenebre densissime? 

7. Veneriamo dunque questa Maria con tutto l’ardore dei nostri cuori, con i più teneri sentimenti di affetto e di devoto ossequio, perché tale è la volontà di Colui che ha voluto che noi ricevessimo tutto per mezzo di Maria. Questa è la volontà sua, ma per il nostro bene(.,. )

Vuoi avere un avvocato anche presso Dio? Ricorri a Maria... Il Figlio esaudirà certamente la Madre, come il Padre esaudirà il Figlio. Figliuoli miei, questa è la scala dei peccatori, questa è la mia massima fiducia, questa è tutta la ragione della mia speranza. E che? Può forse il Figlio non accogliere la supplica (della Madre) ...

 Maria troverà sempre grazia, e la grazia è la sola cosa di cui abbiamo bisogno. La Vergine prudente cercava non la sapienza, come Salomone, non le ricchezze, non gli onori, non la potenza, ma la grazia. È infatti solo la grazia che ci salva

8. Perché desideriamo altre cose, o fratelli? Cerchiamo la grazia, e chiediamola per mezzo di Maria, perché essa trova quello che cerca e nulla le è rifiutato di quello che essa chiede.

Cerchiamo la grazia, ma la grazia presso Dio; fallace è infatti la grazia presso gli uomini. Cerchino altri il merito, noi sforziamoci di trovare grazia. Non è forse per grazia di Dio che siamo qui? Davvero è grazie alla Misericordia del Signore se non siamo consunti noi (Lam 3, 22).

Noi chi? Noi spergiuri, noi omicidi, noi adulteri, noi ladri, veramente rifiuto di questo mondo. Interrogate le vostre coscienze, fratelli e constatate che ove abbondò il delitto, sovrabbondò la grazia.

Maria non pretende il merito, ma cerca la grazia. Essa ripone tanta fiducia nella grazia e non si insuperbisce, che è presa da timore al saluto dell’Angelo.

Maria, dice il Vangelo, si domandava che senso avesse quel saluto (Lc 1, 29). Si riteneva, infatti, indegna di venire così salutata da un Angelo. E forse diceva tra sé: «Donde viene a me che un Angelo del Signore venga da me?» Non temere, Maria, non stupirti che venga un Angelo; viene uno che è più grande anche dell’Angelo. Non meravigliarti che venga a te l’Angelo del Signore: anche il Signore dell’Angelo è con te. E poi, perché non potresti vedere l’Angelo tu che già vivi come un Angelo? Perché un Angelo non dovrebbe visitare una compagna della vita degli Angeli? Come non saluterebbe una concittadina dei Santi e familiari di Dio? Davvero angelica vita infatti è la verginità, e coloro che non si sposano né si maritano saranno come Angeli di Dio.

 9. Vedi come anche in questo modo il nostro acquedotto raggiunge la fonte, né penetra ormai i cieli con la sola orazione, ma anche con l’integrità che la rende vicina a Dio..Santa, di corpo e di spirito, perché non resti alcun dubbio su questo acquedotto. Esso è invero altissimo, ma sempre incorrotto. Orto chiuso, fonte sigillato (Ct 4, 12), tempio del Signore, sacrario dello Spirito Santo (dall’off. BVM in Sabato).

Né è una vergine stolta, non le manca infatti l’olio, ma ne ha pieno il vaso di riserva.

Essa ha disposto delle ascensioni nel suo cuore (Sal 83, 6), ascendendo sia con le sue opere, sia con la sua orazione. Maria si reca in fretta sulla montagna e saluta Elisabetta (Lc 1, 39-40) e si ferma circa tre mesi per aiutarla, così da poter dire, lei Madre ad un’altra madre (Elisabetta) quello che molto tempo dopo il Figlio (Gesù) avrebbe detto al figlio (Giovanni): Lascia fare, ora, così dobbiamo compiere ogni giustizia (Mt 3, 15). Veramente sale sui monti Maria, la cui giustizia è come i monti più alti. Questa è la terza ascensione della Vergine, ed è scritto che una corda a tre capi è difficile a rompersi: la sua carità cercava con fervore la grazia, nella sua carne splendeva la verginità, nel servizio alla vecchia Elisabetta eccelleva l’umiltà.

Se infatti chiunque si umilia sarà esaltato, che cosa di più sublime che l’umiltà di Maria? Elisabetta si stupiva della sua venuta, e diceva: A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me? (Lc 1, 43). Ma ora si meravigli piuttosto che, sull’esempio del Figlio, essa non sia venuta per essere servita, ma per servire. Giustamente perciò quel Cantore divino, pieno di ammirazione per lei, esclamava: Chi è costei che sorge come aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati? (Ct 6, 9). Davvero ella sorge sopra tutto il genere umano, sale fino agli Angeli, ma li oltrepassa ancora e si innalza sopra ogni celeste creatura. Di fatti essa deve attingere necessariamente al di sopra degli Angeli l’acqua viva per farla discendere sugli uomini.

 10. Come avverrà questo, dice, poiché non conosco uomo? Santa veramente di corpo e di spirito, che possedeva l’integrità del corpo, e il proposito di rimanere vergine. L’Angelo le rispose: Lo Spirito Santo sopravverrà in te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Non interrogare me, le dice, sono cose superiori a me, e io non posso spiegarle. Lo Spirito Santo, non lo Spirito Angelico, scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà, non io. Non fermarti agli Angeli, Vergine santa: la terra chiede che per tuo mezzo le venga dato qualcosa di più sublime che plachi la sua sete. Sorpassatili di poco, troverai l’amato dell’anima tua. Ho detto: di poco, non perché il tuo Diletto non sia incomparabilmente più alto, ma perché tra lui e gli angeli non troverai null’altro. Oltrepassa dunque le Virtù e le Dominazioni, i Cherubini e i Serafini, e arriverai a lui del quale cantano in coro, ripetendo a vicenda: Santo, Santo, Santo è il Signore, Dio degli eserciti (Is 6, 3). Il Santo infatti che da te nascerà sarà chiamato Figlio di Dio (Lc 1, 35). Fonte della Sapienza il Verbo del Padre nell’alto dei cieli (Eccl 1, 5). Questo Verbo, per mezzo di te si farà uomo.... In principio, è detto, era il Verbo. Già scaturisce la fonte, ma per il momento resta in se stessa. E il Verbo era presso Dio...Chi infatti conosceva i sentimenti del Signore, o chi era suo consigliere? Pertanto il pensiero di pace è disceso facendosi opera di pace.

Il Verbo si fece carne, e ormai abita tra noi.. 

11. Era del tutto incomprensibile e inaccessibile, invisibile e inescogitabile. Ma ora ha voluto farsi comprendere, farsi vedere, farsi pensare. In che modo, mi chiedi? Eccolo che giace nel presepio, riposa in braccio alla Vergine, predica sul monte, passa le notti in preghiera, ovvero pende dalla croce, è coperto dal pallore della morte, scende libero e comanda negli inferi, ovvero ancora lo vedi risorgere il terzo giorno, mostrare agli Apostoli il luogo dei chiodi, segni della sua vittoria, e infine ascendere al cielo davanti ai loro occhi...

12. Considera come Maria arriva fino agli Angeli per la pienezza della grazia, e supera quando sopravviene in lei lo Spirito. Negli angeli c’è la carità, la purezza, l’umiltà. Quale di queste cose non fu eminente in Maria? Ma questo è stato dimostrato sopra, per quanto ci fu possibile spiegare. Ora vediamo la sua sopraeminenza.

A quale degli Angeli è stato mai detto: Lo Spirito Santo sopravverrà in te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra: perciò il Santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio?

E poi: La verità è germogliata dalla terra (Sal 84, 12), non dalla creatura angelica...  La maternità pertanto della Vergine è gloria sovraeminente, e per il singolare privilegio a lei concesso, essa è divenuta tanto più eccellente degli angeli quanto più il suo titolo di Madre è differente da quello di servi (ministri).

Già prescelta per umiltà, ricevette ancora questa grazia di diventare madre senza concorso d’uomo e senza i dolori del parto. Tutto questo è ancora poco: quello che è nato da lei è chiamato il Santo, ed è il Figlio di Dio. 

13. Per il resto, fratelli, dobbiamo fare tutto perché il Verbo che, uscito dalla bocca del Padre, è venuto a noi per mezzo della Vergine, non se ne ritorni vuoto, ma ancora, per mezzo della medesima Vergine Maria, rendiamo grazia per grazia.

Vada il pensiero frequente (al Cielo)...chi  sarà fedele nell’ombra della memoria, otterrà senza dubbio la luce della presenza

Pertanto Voi che vi ricordate del Signore: non tacete e non lasciatelo stare in silenzio (Is 62, 6-7).

Poiché coloro che hanno presente il Signore non hanno bisogno di esortazione,,, Coloro che camminano nella fede hanno bisogno di essere ammoniti di non lasciare stare in silenzio il Signore. Egli parla infatti, di pace per il Suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con tutto il cuore (Sal 84, 9), ascolterà quelli che ascoltano lui, e parlerà a quelli che parlano a lui.

 Diversamente, se tu taci, fai tacere anche lui. Non tacere dunque. Da che cosa? Dalla lode di Dio. Non tacete, e non dategli requie fino a che stabilisca sulla terra la lode di Gerusalemme. La lode di Gerusalemme è lode gioconda e decorosa. Non è possibile pensare che gli Angeli, cittadini di Gerusalemme, prendano piacere e si ingannino a vicenda in una lode vana. 

14. Sia fatta la tua volontà, o Padre, come in cielo, così in terra (Mt 6, 10) affinché la lode di Gerusalemme sia stabilita sulla terra. E adesso che cosa c’è? In Gerusalemme un Angelo non cerca la sua gloria da un altro Angelo, e sulla terra l’uomo brama di essere lodato da un altro uomo? Esecrabile perversità! Ma lasciamola a coloro che ignorano Dio, a coloro che si sono dimenticati del Signore loro Dio (1 Cor 15, 34).

Voi che vi ricordate del Signore, non tacete, non cessate di lodarlo, fino a che la sua lode si stabilisca e sia resa perfetta sulla terra. C’è infatti un silenzio irreprensibile, anzi, lodevole. C’è anche un discorso non buono. Altrimenti non avrebbe detto il Profeta: È buona cosa per l’uomo attendere in silenzio la salvezza di Dio (Lam 3, 26).

È cosa buona tacere dalla millanteria, dalla bestemmia, dalla detrazione e dalla morrmorazione.

Avviene che uno, esasperato da un lavoro lungo e faticoso, mormora dentro di sé, e giudica coloro che vigilano per la sua anima, consapevoli del conto che ne devono rendere. È questo un grido che rompe ogni silenzio, il grido di un animo indurito che fa tacere, in quanto non permette che venga percepita la voce della parola.

Un altro, per la pusillanimità dello spirito, si lascia prendere dalla disperazione e questa è una bestemmia che non sarà rimessa né in questa vita, né nella futura.

Un altro ancora s’inorgoglisce nel suo cuore e leva con superbia il suo sguardo, stimandosi più di quello che è, e dice: La mia mano potente (Dt 32, 27), e pensa di essere qualche cosa, mentre non è nulla. Che cosa direbbe a costui Colui che parla di pace? Dice infatti: Tu dici: Io sono ricco, e non ho bisogno di nessuno (Ap 3, 17). Ora la Verità risponde così: Guai a voi, ricchi, perché avete la vostra consolazione (Lc 6, 24). E al contrario: Beati, dice, quelli che piangono, perché saranno consolati (Mt 5, 5).

Tacciano dunque in noi la lingua maldicente, la lingua blasfema, la lingua millantatrice, perché è bene in questo triplice silenzio aspettare la salvezza di Dio, e dì così: Parla Signore, perché il tuo servo ti ascolta (1 Re 3, 10). Quelle parole in realtà non sono rivolte a Lui, ma contro di Lui, come diceva Mosè agli Ebrei che mormoravano: La vostra mormorazione non è contro di noi, ma contro il Signore (Es 16, 8). 

15. Astieniti da tali parole, senza tuttavia tacere del tutto, per non costringere Dio al silenzio.

Parla a lui accusandoti in umile confessione della tua vanità, onde ottenere perdono per le colpe passate. Parla ringraziando, invece della mormorazione, per ottenere una grazia più abbondante per il presente. Parla nell’ orazione, contro la diffidenza, per conseguire la gloria del futuro. Confessa, ripeto, i peccati passati, per i benefici presenti rendi grazie, e poi prega con più fervore per il futuro, di modo che anche Dio non taccia il suo perdono, non cessi di largire i suoi doni, e non venga meno nelle sue promesse. Non tacere tu, ripeto, e fa’ in modo che lui non stia in silenzio. Parla tu, affinché parli anche lui e possa dire: Il mio diletto è a me, e io a lui. Parola gioconda, parola dolce. Non è davvero parola di mormorazione, ma voce della tortora. E non dire: Come canteremo i canti del Signore in terra straniera? (Sal 136, 4). Ormai non sarà più considerata straniera quella di cui dice lo Sposo: La voce della tortora si è udita nella nostra terra (Ct 2, 12). L’aveva infatti sentito dire: Prendeteci le piccole volpi e forse per questo uscì in grido di esultanza, dicendo: Il mio Diletto è a me e io a lui. Davvero voce di tortora, che, con una singolare pudicizia resta fedele al suo compagno, sia vivo che morto, sicché né la morte, né la vita la separa dall’amore di Cristo. Considera infatti se ci sia qualche cosa che abbia potuto alienare questo diletto dalla sua amata, e impedirgli di restare fedele, anche qualora la diletta abbia peccato o gli abbia voltato le spalle. Ammassi di nuvole cercavano di offuscare i raggi del sole: così le nostre iniquità si frapponevano tra noi e Dio, minacciando di separarci da lui; ma il sole divenne caldo, e tutta quella nuvolaglia si è dissipata. Diversamente, quando mai saresti tornato da lui se egli non ti fosse rimasto fedele, se non avesse gridato: Ritorna, Sunamita, ritorna, ritorna, perché ti vediamo? Sii dunque anche tu fedele a lui, e nessuna calamità o fatica ti faccia allontanare da lui.

 16. Lotta con l’angelo, non soccombere, perché il regno di Dio patisce violenza e i violenti lo rapiscono (Mt 11, 12). Non lasciano forse intendere la lotta le parole: Il mio Diletto a me, e io a lui?

Egli ti ha fatto conoscere il suo amore; mostragli anche il tuo.

In molte cose infatti ti mette alla prova il Signore tuo Dio. Spesso se ne va, volta altrove la faccia, ma non perché sia adirato.È una prova, non segno di riprovazione.

Il tuo Diletto ti ha sopportato; sopporta anche tu il tuo Diletto, sopporta, agisci virilmente.

Non lo hanno vinto i tuoi peccati, anche tu non lasciarti vincere dai suoi flagelli, e otterrai la benedizione.

Ma quando? Quando spunterà l’aurora, quando sarà finito il giorno, quando avrà stabilito la lode di Gerusalemme sulla terra. Ecco che un uomo lottava con Giacobbe fino al mattino (Gen 32, 24).

Al mattino fammi sentire la tua misericordia, perché in te ho sperato, Signore. Non tacerò, non ti lascerò stare in silenzio fino al mattino, né digiuno, possibilmente. Tu ti degni in realtà pascerti, ma tra i gigli. Il mio diletto a me, e io a lui che si pasce tra gigli (Ct 2, 16). Veramente anche sopra, se ricordate, è stato chiaramente indicato che la voce della tortora si ode quando compariscono i fiori.

Ma bada che vi è indicato il luogo, non il cibo, né vi è espresso di che cosa si pasce il Diletto, ma tra quali cose. Forse egli si pasce, non di cibo, ma della compagnia dei gigli, non si ciba di gigli, ma sta in mezzo a loro. E veramente i gigli piacciono più per il profumo che per il sapore, e sono adatti per essere veduti più che mangiati. 

17. Così dunque si pasce (lo sposo) tra i gigli fino a che spiri la brezza del giorno, e alla bellezza dei fiori succeda l’abbondanza dei frutti. Nel frattempo è l’ora dei fiori, non dei frutti, mentre cioè siamo più nella speranza che nella realtà, e camminando nella fede e non nella visione, ci consoliamo più con la speranza che nell’ esperienza (dei beni eterni). Considera infine la delicatezza del fiore, e ricorda quello che dice l’Apostolo: Portiamo questo tesoro in vasi di creta. A quanti pericoli sono esposti i fiori. Come è facile per un giglio essere perforato dagli aculei delle spine! Giustamente canta il Diletto: Come giglio tra le spine, così la mia amica tra le fanciulle (Ct 2, 2). Non era tra le spine colui che diceva: Io ero pacifico in mezzo a coloro che detestavano la pace? (Sal 119, 7) Del resto, anche se il giusto germoglia come il giglio, lo sposo non si pasce presso un giglio solo, né si compiace della singolarità. Senti come egli dimori ove vi sono più gigli. Dove vi sono due o tre radunati in mio nome, mi trovo in mezzo a loro (Mt 18, 20). Gesù ama sempre il mezzo, il Figlio dell’uomo mediatore tra Dio e gli uomini, riprova sempre gli angoli, le pieghe. Il mio diletto è a me e io a lui che si pasce tra i gigli. Cerchiamo di avere gigli, fratelli, estirpiamo spine e triboli e affrettiamoci a sostituirli con gigli, perché si degni di pascersi anche tra noi qualora si degni di scendere a noi il Diletto. 

18. Presso Maria egli si pasceva, e abbondantemente, a causa della moltitudine di gigli. Non era forse un giglio il decoro della verginità, l’ornamento dell’umiltà, la sovraeminenza della carità? Avremo anche noi dei gigli, anche se di molto inferiori. Ma neanche tra questi disdegnerà di pascersi lo sposo, a condizione che le azioni di grazie di cui abbiamo parlato, siano dotate di ilare devozione, che la nostra orazione sia resa accetta dalla purezza d’intenzione, e la nostra confessione ci avrà ottenuto, con il perdono, di fare candide le nostre vesti, come è scritto: Se i vostri peccati fossero come scarlatto, diverranno come la neve, e se fossero rossi come porpora, diverranno bianchi come la lana (Is 1, 18).

Del resto, qualunque sia la cosa che ti disponi a offrire, ricordati di affidarla a Maria, onde per il medesimo canale per cui la grazia è discesa a noi, ritorni al largitore della grazia. A Dio infatti non mancavano mezzi per infonderci, come voleva, la sua grazia, anche senza questa acqua, ma egli ha voluto darci questo veicolo. Forse le tue mani sono sporche di sangue o infette di regali, perché non le hai tenute pure da ogni cupidigia.

Dunque quel poco che desideri offrire, fallo passare per le mani degnissime e accettissime di Maria se non vuoi subire un rifiuto.

Esse in realtà sono come candidissimi gigli; né avrà a ridire quell’amatore di gigli di non aver trovato tra i gigli, qualsiasi cosa che egli avrà trovato tra le mani di Maria.

San Bernardo di Chiaravalle. Dottore della Chiesa
Fonte (qui)

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giovedì 26 febbraio 2026

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