martedì, giugno 30, 2026

Consacrazioni Episcopali di Econe.Evento extra ordinario. Svolgimento della Cerimonia e modalità per seguire la diretta


a cura di Veronica Cireneo 

Come da tempo stabilito e annunciato il giorno di Mercoledì 1º luglio 2026, momento storico extra ordinario da qualsiasi angolatura lo si osservi, la Fraternità Sacerdotale San Pio X, nonostante il mancato nulla osta pontificioconsacrerà  ad Écône, in Francia quattro nuovi vescovi. La cerimonia, che verrà trasmessa in diretta a partire alle ore 8 circa, sarà presieduta da Sua Eccellenza Mons. Alfonso de Galarreta, vescovo consacrante principale, assistito da Sua Eccellenza Mons. Bernard Fellay, quale co-consacrante. I futuri vescovi sono: Don Pascal Schreiber (Svizzera), Don Michael Goldade (Stati Uniti), Don Michel Poinsinet de Sivry (Francia) e Don Marc Hanappier (Francia). Vediamo in questo articolo come si svolge una consacrazione episcopale secondo la Tradizione della Chiesa e i principali riti della cerimonia, per comprendere il significato delle preghiere, dei simboli e dei gesti liturgici e capire meglio cosa la Chiesa si aspetta da un vescovo. In calce il link per seguire la diretta in italiano, a partire dalle ore 8 circa. Regina apostolorum, ora pro Nobis.

§§§

Al centro don Pagliarani.
Ai suoi fianchi i vescovi consacranti e
ai lati della foto i 4 sacerdoti, futuri vescovi

       La liturgia della Consacrazione 

Capitoli

00:00 — Introduzione

00:43 — Una liturgia antichissima, radicata nella Tradizione

01:58 — La materia e la forma della consacrazione episcopale

02:35 — Svolgimento generale della cerimonia

03:57 — Processione d'ingresso ed esame degli eletti

05:12 — Inizio della Messa

06:12 — Litanie dei Santi

07:50 — Imposizione delle mani

08:27 — Prefazio consacratorio

09:28 — Unzione del capo

10:15 — Fine del prefazio consacratorio

11:04 — Unzione delle mani

12:23 — Presentazione delle insegne

13:23 — Offerte

13:48 — Proseguimento e conclusione della Messa

14:24 — Intronizzazione e Acclamazione


Una liturgia antichissima, radicata nella Tradizione

Introduzione. La cerimonia di consacrazione episcopale è descritta in un libro liturgico chiamato Pontificale. Questo libro contiene tutti i sacramenti, le consacrazioni e le benedizioni riservate al vescovo.

La liturgia che conosciamo oggi, almeno nella tradizione pontificale, è frutto di un lunghissimo periodo di sviluppo. Come tutta la liturgia cattolica, si è evoluta gradualmente nel corso dei secoli sotto la guida dello Spirito Santo e della sapienza della Chiesa.

L'elemento essenziale della consacrazione, l'imposizione delle mani accompagnata dalla preghiera, risale direttamente agli Apostoli.

Negli Atti degli Apostoli, capitolo 13, troviamo probabilmente un'allusione a questa consacrazione: "Mettete da parte per me Barnaba e Paolo per l'opera che sto per affidare loro. Poi, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li mandarono".

Anche San Paolo ricorda a Timoteo e Tito la grazia ricevuta attraverso l'imposizione delle mani.

Poi, dall'antichità in poi, e ancor più nel Medioevo, la Chiesa ha arricchito questo rito essenziale con numerose cerimonie secondarie. Gradualmente, queste cerimonie si svilupparono e si organizzarono sempre più fino al XIII secolo, quando un Pontificale Romano descrisse una cerimonia molto simile a quella che conosciamo oggi.

Materia e Forma della Consacrazione Episcopale

Nel 1947, Papa Pio XII cercò di chiarire alcuni dubbi sorti riguardo alla materia e alla forma del sacramento dell'Ordine sacro.

Ricordiamo che ogni sacramento ha sia materia che forma. La materia è il gesto o l'elemento concreto del sacramento, ad esempio l'acqua versata per il battesimo. La forma sono le parole pronunciate.

Pio XII ricordò quindi a tutti che, per la consacrazione episcopale, la materia è l'imposizione delle mani da parte del vescovo consacrante, e la forma è una frase specifica del prefazio consacratorio, che vedremo a breve.

Svolgimento generale della cerimonia. Come tutte le ordinazioni, la consacrazione dei vescovi avviene durante la Messa. Ciò manifesta il profondo legame tra il sacerdozio e il Santo Sacrificio. L'intera Messa è concelebrata dal consacrante e dal consacrato.

Nella cerimonia di ordinazione sacerdotale, la concelebrazione inizia solo dopo l'ordinazione vera e propria, cioè quando i candidati sono a tutti gli effetti sacerdoti. In questo caso, poiché i futuri vescovi sono già sacerdoti, concelebrano fin dall'inizio della Messa.

Concretamente, la cerimonia si articola in diverse fasi principali.

Innanzitutto, ancor prima dell'inizio della Messa, si svolge l'esame dei futuri vescovi, ancora chiamati vescovi eletti. Poi, dopo il Graduale, segue la consacrazione episcopale vera e propria, preceduta dalle Litanie dei Santi, come in tutte le ordinazioni dal suddiaconato in poi. La Messa prosegue quindi fino all'offertorio, dove i nuovi vescovi portano le offerte. Infine, dopo la benedizione finale, si svolgono diverse cerimonie aggiuntive.

Tradizionalmente, i vescovi eletti sono assistiti da altri due vescovi che fungono da co-consacranti e padrini liturgici. Questa consuetudine risale almeno al Concilio di Nicea del 325. Tuttavia, Pio XII ricordò alla consacrazione che non era necessaria per la validità del sacramento e che in determinate circostanze particolari se ne poteva fare a meno.

La processione d'ingresso e l'esame degli eletti

Dopo la processione d'ingresso inizia un rito antichissimo: l'esame degli eletti per verificarne l'idoneità. Per lungo tempo, questo rito fu addirittura separato dalla consacrazione stessa. Nell'Alto Medioevo, quando in Italia, dove le diocesi mantenevano una forte dipendenza dalla Sede Apostolica, veniva eletto un vescovo, il sacerdote eletto dal clero e dal popolo della sua diocesi doveva recarsi a Roma accompagnato da alcune personalità di spicco.

Questa delegazione presentava al Papa il verbale ufficiale dell'elezione e ne richiedeva l'approvazione e l'ordinazione del candidato. Il Papa esaminava quindi il caso, valutava le qualità del vescovo eletto e, di norma, lo consacrava la domenica successiva.

È da questa antica pratica che trae origine il rito conservato oggi. Nel coro, i vescovi eletti prendono posto, rivestiti di piviale, rivolti verso l'altare maggiore. Su richiesta del consacratore, viene letto il mandato papale. I vescovi eletti prestano quindi giuramento di fedeltà alla Santa Sede.

Il consacratore pone loro alcune domande per verificare la loro ortodossia dottrinale, la loro retta intenzione e la loro volontà di vivere secondo le virtù proprie dell'episcopato.

Inizio della Messa

Una volta completata questa cerimonia, la Messa inizia con le preghiere ai piedi dell'altare maggiore, che il consacratore e i vescovi recitano all'altare maggiore.

Successivamente, i vescovi eletti si recano a un altare laterale predisposto per loro. Lì reciteranno le preghiere della Messa fino alla loro ordinazione ufficiale, dopodiché saliranno all'altare maggiore per concelebrare. Si tolgono il piviale e ricevono la croce pettorale.

Cambiano anche la posizione delle loro stole. Precedentemente indossate incrociate come i sacerdoti, ora vengono lasciate pendenti ai lati, come i vescovi.

In seguito, indossano le tuniche, semplici paramenti che ricordano quelli indossati dai diaconi e dai suddiaconi. Questo simboleggia la pienezza del sacramento dell'Ordine sacro che stanno per ricevere.

Recitano quindi le preghiere iniziali della Messa, fino al Graduale, al loro altare laterale.

Litanie dei Santi

Dopo il Graduale, il consacratore pronuncia l'omelia. Quindi i vescovi eletti si siedono rivolti verso l'altare.

Il consacratore ricorda loro brevemente il loro ruolo:

"Il vescovo deve giudicare, interpretare, consacrare, ordinare, offrire, battezzare e confermare".

Invita poi tutti i fedeli alla preghiera. I vescovi si prostrano mentre vengono cantate le Litanie dei Santi.

Questo gesto esprime profonda adorazione e totale dipendenza da Dio. Questa consuetudine risale almeno al VII secolo.

Al termine delle litanie, il consacratore benedice gli eletti, che rimangono prostrati.

Imposizione delle Mani. Giungiamo ora al cuore della cerimonia. Secondo un rito originario dell'Oriente e risalente almeno al V secolo, il Libro dei Vangeli viene posto sulle spalle degli eletti. Questo richiama le parole di Isaia: "Lo Spirito del Signore è sopra di me". Il libro rimarrà sulle loro spalle fino a dopo l'unzione delle mani.

Segue poi l'imposizione delle mani da parte dei consacratori. Questo costituisce la sostanza del sacramento. Si noti, tuttavia, che le parole pronunciate in questo momento non costituiscono ancora la forma sacramentale, che verrà pronunciata in seguito.

Prefazio consacratorio

Il vescovo consacrante canta quindi questa grande preghiera del prefazio consacratorio, una preghiera molto antica, probabilmente risalente al V secolo. Inizia con il solenne dialogo noto a coloro che assistono alla Messa prima del Canone. Nella sua prima parte, paragona le vesti del Sommo Sacerdote nell'Antico Testamento alle virtù che un vescovo dovrebbe possedere.

Segue quindi la frase essenziale del sacramento, recitata da tutti i vescovi consacranti:

Comple in sacerdote tuo ministerii tui summam, et ornamentis totius glorificationis instructum, caelestis unguenti rore sanctifica. 

Riempi il tuo sacerdote della pienezza del tuo ministero e, rivestito di tutti gli ornamenti della tua gloria, santificalo con la rugiada della tua unzione celeste”.

È proprio in questo momento che gli eletti diventano vescovi.

Unzione del capo. Mentre la schola canta il Veni Creator, il consacrante unge il capo dei nuovi vescovi con il Santo Crisma. Questa unzione rappresenta l'effusione dello Spirito Santo.

Il consacrante dice:

Per benedizione celeste, il vostro capo sia consacrato e unto nell'ordine dei pontefici”.

Questo rito sembra risalire all'VIII secolo e ricorda l'incoronazione dei re. Per evitare che il Santo Crisma goccioli, il capo dei nuovi vescovi viene avvolto in un panno chiamato purificatore.

Il Prefazio Consacratorio. Dopo l'unzione del capo, il consacratore prosegue con il prefazio consacratorio. È un testo magnifico in cui la Chiesa presenta l'immagine del santo vescovo come lo desidera e cosa chiede a Dio.

Chiede:

 "Che egli sia quel servo fedele e prudente da te stabilito, Signore, sulla tua famiglia, per distribuire loro il cibo a tempo debito e per rendere perfetti tutti gli uomini".

"Che sia instancabile nelle sue azioni esteriori e nella sua vita interiore. Possa il fervore dello spirito servirlo; possa odiare la superbia, amare l'umiltà e la verità, senza mai tradirle, né sotto l'influenza della lode né sotto quella della paura."

"Possa non fare luce dalle tenebre, né luce dalle tenebre. Possa non chiamare il male bene, né il bene male."

"Possa servire i saggi e gli stolti, i dotti e gli ignoranti, affinché porti frutto attraverso il progresso di tutti."

Unzione delle mani. Dopo un'antifona gregoriana che evoca l'olio che scorre sulla barba di Aronne, il consacratore unge le mani dei nuovi vescovi con il Santo Crisma e dice:

"Il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che vi ha benignamente elevato alla dignità episcopale, vi imbeva del suo crisma e del liquido della sua misteriosa unzione.

Possa concedervi la fecondità spirituale attraverso l'abbondanza delle sue benedizioni. Possa tutto ciò che benedirete essere benedetto.

Possa tutto ciò che santificate essere santificato, e possa l'imposizione delle vostre mani consacrate contribuire alla salvezza di tutti".

Poiché le loro mani devono rimanere unite e piatte durante i riti successivi, vengono sostenute da una striscia di stoffa.

Presentazione delle Insegne. Successivamente, i nuovi vescovi ricevono le prime insegne del loro ufficio.

Secondo un rito attestato fin dal X secolo, il consacratore presenta quindi il pastorale, simbolo di autorità e di sostegno alla debolezza umana.

Un'antica preghiera, un tempo utilizzata durante la trasmissione del pastorale, recitava: "Ricevi il pastorale, segno di sacro governo, affinché tu possa rafforzare i deboli, confermare coloro che vacillano, correggere i malvagi e guidare i giusti sulla via della salvezza eterna, e affinché tu possa avere il potere di elevare i meritevoli e correggere gli indegni con l'aiuto del Signore".

Il consacratore presenta quindi l'anello episcopale, simbolo di inviolabile fedeltà alla Chiesa, Sposa di Dio.

Infine, prende il Libro dei Vangeli, posto aperto sulle spalle dei nuovi vescovi, li invita a toccarlo con le mani e poi dà loro il bacio della pace.

Prima di riprendere la Messa, le mani e il capo dei nuovi vescovi vengono purificati ed essi prendono posto presso i rispettivi altari laterali.

Offerte. Dopo che il diacono ha cantato il Vangelo e il Credo, i nuovi vescovi offrono al consacratore due candele accese, due pani e due botti di vino. Questo rito risale al XII secolo.

Il pane e il vino richiamano ovviamente la materia del sacrificio eucaristico. Il nuovo vescovo si offre così come illuminatore e sacerdote del popolo cristiano.

Proseguimento e conclusione della Messa

Durante la parte restante della Messa, i nuovi vescovi concelebrano con il loro consacratore a lato dell'altare maggiore. Insieme, recitano tutte le preghiere della Messa, in particolare quelle di consacrazione.

La preghiera dell'Hanc Igitur, immediatamente prima della consacrazione, viene modificata per indirizzare specificamente la preghiera della Chiesa verso i nuovi vescovi.

Dopo l'Agnus Dei, ricevono il segno della pace dal loro consacratore e lo trasmettono poi ai vescovi ausiliari.

Al momento della Comunione, il consacratore riceve solo metà dell'ostia e condivide l'altra metà, donandola ai nuovi vescovi. Allo stesso modo, tutti ricevono la Comunione dallo stesso calice.

Intronizzazione e Acclamazione

Dopo la benedizione finale della Messa, si svolgono gli ultimi riti secondari della cerimonia. Questi sono anche i più recenti, risalenti al XIII secolo.

Il consacratore pone innanzitutto la mitra sui nuovi vescovi. Chiede quindi a Dio che possano apparire intimidatori agli avversari della verità grazie alla potenza dei due Testamenti.

Poi consegna loro i guanti episcopali. Poiché le mani simboleggiano l'azione, questi guanti rappresentano la purezza d'intenti che il vescovo deve mantenere in tutte le sue azioni.

L' insediamento. Il consacratore e i vescovi assistenti conducono i nuovi vescovi per mano e li fanno sedere sulla cattedra davanti all'altare.

Il consacratore intona quindi il grande inno di ringraziamento, il Te Deum. Durante l'inno, i nuovi vescovi si aggirano tra i fedeli, impartendo le loro benedizioni. Infine, rientrati nel presbiterio, impartiscono la loro prima benedizione papale.

La cerimonia si conclude con un gesto di gratitudine. I nuovi vescovi salutano il loro consacratore tre volte con tre genuflessioni, augurandogli una lunga vita.

Foto di repertorio 

Fonte : FSSPX Actualités

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Per consentire ai fedeli di tutto il mondo di seguire la cerimonia nella propria lingua, momento storico significato da qualsiasi angolo lo si osservi saranno disponibili diverse dirette con commento dal vivo.

Cliccare su questo  link per seguire la diretta  in italiano

martedì 30 giugno 2026

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Don Pagliarani risponde al Santo Padre: le Consacrazioni ci saranno. Ci benedica. Non è troppo tardi


a cura di Veronica Cireneo 

Giunge prontamente da Econe, dove attualmente si trova, la risposta del Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, don Davide Pagliarani, alla lettera di Leone XIV , che invita Sua Santità a rivedere la Sua posizione prima di prendere qualsiasi decisione sulla Fraternità. Gli chiede la benedizione e si affida a Santa Rita: la santa delle cause impossibili. Mater ecclesiae, ora pro nobis!

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La lettera ufficiale


Il Superiore Generale

A Sua Santità

Santo Padre Leone XIV

Ecône, 30 giugno 2026


Beatissimo Padre,

La ringrazio moltissimo per la lettera che mi ha indirizzato.

Sono toccato dalla Sua sollecitudine paterna.

Da tempo avrei desiderato avere l’occasione di incontrarLa, per esprimerLe e manifestarLe personalmente il nostro desiderio sincero di servire la Chiesa. Purtroppo, non c’è stata l’occasione.

Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, che non è per nulla fittizia. Paradossalmente, ci sembra nostro preciso dovere, nel contesto attuale, fare il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico. Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, prima di prendere una decisione sulla Fraternità San Pio X. Non è troppo tardi.

Lungi da noi l’idea di separarci dalla Chiesa Romana: al contrario, la vogliamo servire attraverso mezzi eccezionali, come una Madre in difficoltà, che ha bisogno di un aiuto particolare, che non è capito da tutti. Ma sono certo che il Santo Padre potrebbe capirlo.

La Santa Sede ha dato prova di poter capire situazioni molto complesse, di saper prendere tempo.

Mi permetto di chiederLe filialmente di prendere il tempo necessario per questo discernimento.

Se le mie parole non fossero sufficienti, Le chiederei di riflettere su due fatti molto semplici. In primo luogo, la Fraternità è già stata dichiarata scismatica nel 1988, per ragioni e in circostanze assolutamente analoghe a quelle attuali; eppure, dopo tanti anni, ci stiamo parlando come un padre a suo figlio, Sua Santità mi sta esortando paternamente ad evitare uno scisma che – teoricamente – c’è già stato. Non pensa che forse questo Suo stesso atteggiamento, di cui apprezzo la sollecitudine, sia la prova che la Fraternità non sia scismatica né ostile alla Chiesa?

In secondo luogo, anni fa, la Santa Sede affidò a due vescovi della Chiesa il compito di interloquire con la Fraternità San Pio X, Mons. Vitus Huonder, all’epoca Vescovo di Coira, ora deceduto, e Mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Astana. Entrambi, dopo aver preso il tempo necessario, hanno constatato lo spirito profondamente cattolico della Fraternità e lo hanno testimoniato pubblicamente.

Ma soprattutto, mi permetto di rivolgermi a Lei in nome di migliaia di anime che hanno ritrovato la fede cattolica e la pratica religiosa grazie all’apostolato della Fraternità. E’ un fatto di cui i Suoi predecessori hanno preso atto. Queste anime non hanno che un desiderio: quello di salvarsi attraverso questo strumento che la Provvidenza ha messo a loro disposizione. Hanno sofferto e sono sincere. Sono sicuro che il Suo cuore paterno di pastore universale sarà sensibile a questa situazione molto particolare.

Un giorno tutte le difficoltà tra la Santa Sede e la Fraternità si risolveranno. Un gesto di comprensione da parte Sua, invece di nuocere all’unità, non potrà che manifestare davanti al mondo e tutti i cristiani la Sua preoccupazione per l’unità e la Sua bontà di padre.

Lascio questo alla Sua considerazione. Rinnovo la mia preghiera per Lei.

Da tanto tempo, sin da prima della Sua elezione, prego Santa Rita per la questione attuale: ho visto un segno di speranza nell’elezione di un papa agostiniano. Sono sicuro che la Santa interverrà. Non è mai troppo tardi.

Per favore, ci benedica.

Colgo l’occasione per confermarmi devotissimo nel Signore.

Don Davide Pagliarani

martedì 30 giugno 2026

(Fonte: Casa Generalizia FSSPX)

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Lettera del Santo Padre alla FSSPX: non lo fate!


a cura di Veronica Cireneo 

Qualche giorno fa gli Alleati dell'Eucarestia   pubblicavano la lettera che Monsignor Bux aveva indirizzato al Santo Padre circa la questione delle Consacrazione Episcopali. Torniamo oggi doverosamente sull'argomento per riportare integralmente la lettera aperta redatta dal Santo Padre e indirizzata al Superiore Generale della Fraternità don Davide Pagliarani. Lettera in cui Leone XIV afferma di apprezzare della Fraternità Sacerdotale San Pio X: l' attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di  fedeltà alla Tradizione, ma, stridente come un paradosso , non li autorizza a procedere alle imminenti nomine vescovili previste per domani 1 luglio ad Econe. Auxilium christianorum, ora pro nobis!

§§§

LETTERA INTEGRALE DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Papa Leone XIV

                                                §§§


Al Reverendo

Don Davide Pagliarani

Superiore Generale

della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Don Davide Pagliarani

Con animo paterno desidero rivolgermi a Lei e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, consapevole della responsabilità che il Signore mi ha affidato come Successore dell’Apostolo Pietro.

La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità. Ciò ha motivato l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei Predecessori vi hanno costantemente manifestato.

Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione.

La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo.

Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio.

LEONE PP. XIV

29 giugno 2026: Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo

Copyright © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana

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30 giugno 2026

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Richieste di liberazione in aumento, ma mancano gli esorcisti. La drammatica testimonianza di una mamma.


a cura di Veronica Cireneo 

Un  argomento poco trattato, che richiederebbe invece la massima attenzione a tutela dei giovani e delle loro famiglie, le quali spesso si rivolgono agli Alleati dell'Eucarestia chiedendo un intervento riparatore e di denuncia, è il satanismo strisciante. Oltre all'immoralità assurta a dogma e alle trappole esoteriche per il facile accalappiamento di giovani e bambini tramite social ed altro, è risaputo che molti tra preti e vescovi non credono più nell' esistenza del diavolo e dell'inferno - eppure Nostro Signore Gesù Cristo ha affermato il contrario! - motivo per cui certe Diocesi sono totalmente sprovviste di esorcisti, proprio ora che a giudicare dai dati le richieste di liberazione crescono drasticamente. Riceviamo confidenze di famiglie che raccontano della difficoltà di rintracciare esorcisti disponibili e preparati per la liberazione di un congiunto e con quale facilità altre vengano abbandonate a se stesse, dopo aver visto - succede molto spesso - classificato come caso clinico, il proprio caso. Narrativa che parla di una vera e propria piaga sociale quella che segue: la drammatica testimonianza di una mamma che scrive dal Sud Italia la sua denuncia. Doverosamente la ospitiamo, nella speranza di suscitare una maggiore sensibilità verso un tema così urgente, critico e delicato. Regina familiae, ora pro Nobis!

 §§§

Secondo la mia personale esperienza famigliare, ho un congiunto vittima di satana, accompagnata da un' attenta analisi di testi e testimonianze di esorcisti famosi, ormai non più in vita ( p Amorth, p Tomaselli, p Amantini ecc), devo purtroppo affermare che oggi gli esorcisti, oltre ad essere pochi, superficialmente preparati e raramente disponibili , si concentrano troppo spesso e troppo facilmente sull’aspetto psichico e psichiatrico, anziché su quello  spirituale come dovrebbero, liquidando facilmente situazioni abbastanza gravi come problematiche di carattere medico. Il demonio ovviamente lo sa e confonde continuamente le acque. Prova ne è la recente dichiarazione degli esorcisti siciliani:

La pratica dell’esorcismo è ( ...) diminuita perchè sono aumentate le diagnosi di carattere psichico e psicologico” https://arcidiocesi.siracusa.it/2024/05/29/decreto-su-esorcismi-dei-vescovi-di-sicilia/

Nulla di più ingannevole, perché il demonio è molto più furbo di noi e se intuisce che il sacerdote propende per l’aspetto psichiatrico, ne approfitta. Tant’è che don Amorth disse che durante gli esorcismi il diavolo dichiarò che le cliniche/strutture psichiatriche sono piene di sue vittime.

Particolarmente in Sicilia, almeno per quel che so, è stato istituito un bel carrozzone fatto di psichiatri, psicologi e medici che studiano i vari casi. E questo sta facendo scuola a tutti i nuovi esorcisti che, loro malgrado, sono introdotti in percorsi di formazione che rimarcano costantemente l’aspetto psichiatrico, sminuendo di fatto gli eventuali problemi spirituali, quasi del tutto trascurati.

Così a noi povere famiglie resta - oltre alla sofferenza derivante  dai problemi, a volte atroci e insostenibili, che quotidianamente viviamo tra le mura di casa e non solo – un drammatico senso di impotenza e l’amaro in bocca per il tradimento da parte dei Ministri di Santa Madre Chiesa che nella più totale indifferenza lasciano i suoi figli permanere costantemente in un vicolo cieco assolutamente arduo da vivere.

Quando ci si rivolge ai sacerdoti e quindi alla Chiesa ci si aspetterebbe innanzitutto un sostegno spirituale, indipendentemente dal fatto che ci sia o no il demonio, invece è ormai prassi fare i conti con sacerdoti che fanno diagnosi psichiatriche, che indirizzano ai vari specialisti quasi sperando nella conferma della presenza di psicopatologie o semplicemente fanatismi o addirittura attendendo, quasi senza mostrare nessuna autonomia, conferma dal medico che si tratti di un male spirituale.

Un circolo vizioso che non si chiude maiNon deve essere il medico a dire se è presente un male spirituale; è il sacerdote che deve occuparsi di questo, facendo gli esorcismi magari insistendo e magari indirizzando ad un autentico percorso di conversione. Allora sì che il demonio fuggirebbe a gambe levate!

Inoltre mi chiedo, considerato l'assenza di una via di fuga specifica dal problema , per quale motivo i sacerdoti (tutti i sacerdoti , non solo gli esorcisti) non praticano regolarmente preghiere di guarigione, magari comunitarie come ha fatto il Cardinal Simoni qualche giorno fa a Medjugorje ? Che male farebbe? Non si rendono conto della grande necessità sociale di benedire i fedeli o non credono più nemmeno alla potenza delle preghiera di guarigione? Eppure Gesù non ha detto che chi ha fede avrebbe fatto cose più grandi di Lui?

Rileggiamo il Vangelo. Matteo 17-14-20.L` epilettico guarito.

Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo che, gettatosi in ginocchio, gli disse:

"Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell`acqua; l`ho già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo".

E Gesù rispose:

"O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui".

E Gesù gli parlò severamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito. Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero:

"Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?".

Ed egli rispose:

"Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile".

• Dov'è la vostra fede sacerdoti? Con quale coraggio lasciate le famiglie in queste condizioni?

A noi resta la supplica confidente nella Pietà del Signore, ma voi non state esercitando correttamente la vostra chiamata. E di questo dovrete rendere conto fino all'ultimo spicciolo a Nostro Signore. Non abbandonate le pecorelle più bisognose di cure! Perché non fate con noi ciò che farebbe il Buon Pastore?! Sempre sia lodato!


Lettera firmata

martedì 30 giugno a. D. MMXXVI

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sabato, giugno 27, 2026

Lettera di don Bux al Papa: non rendiamo irreparabile la frattura con la FSSPX


Don Nicola Bux

a cura di Veronica Cireneo 

Ancora qualche giorno e siamo al 1' luglio. Padre Nicola Bux scrive a Papa Leone XIV implorando che venga fatto con urgenza tutto il possibile per colmare le divergenze con la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Fraternità che si esclude da sola dalla Comunione con la Chiesa quando e se sostiene, in spregio all'intero clero ed ai fedeli del Corpo Mistico di Cristo , che le sole Messe valide siano quelle da loro stessi celebrate. È evidente come possa essere  insopportabile per un Papa, e non solo, della Chiesa Cattolica apprendere tali eresie,  ma è anche vero che i fedeli trovano altrettanto insopportabile veder crescere in carriera, anziché spodestati, sacerdoti di dubbia moralità e fede. Tanto ciò premesso diciamo pure che suona un po' sinistro questo rifiuto all'incontro con la Fraternità San Pio X da parte di una Chiesa che si vanta di dialogare col mondo intero, compresi quelli che alla Chiesa non appartengono.  E se vengono continuamente costruiti ponti per giungere ad accordi condivisi con rappresentanti delle religioni del mondo intero, come mai sembra impossibile conciliarsi proprio con quelli di Casa ? Buona lettura. Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Viva Maria 

§§§

In vista del Concistoro cardinalizio di questa settimana, padre Nicola Bux, stretto collaboratore del defunto Papa Benedetto XVI, ha scritto un appello filiale ma fermo a Papa Leone XIV, esortandolo a "risolvere rapidamente nella verità – e solo nella verità – le numerose 'polarizzazioni' che attraversano il corpo ecclesiale".

In una lettera aperta firmata in occasione della festa della nascita di San Giovanni Battista, padre Bux esorta in particolare il Papa a costruire un ponte con la Fraternità Sacerdotale San Pio X prima che questa consacri nuovi vescovi senza mandato papale il 1° luglio. Scrive:

«Ora che abbiamo acquisito esperienza nel dialogo con persone e gruppi al di fuori della Chiesa, non dovremmo forse, e soprattutto, impegnarci nel dialogo anche all'interno delle nostre fila, facendo tutto il possibile affinché nessuno di quei fratelli e sorelle che il Signore ci ha affidato vada perduto?" 

Padre Bux, sacerdote della diocesi di Bari ed ex consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede e del Dicastero delle Cause dei Santi, esorta inoltre Papa Leone a intraprendere altre tre azioni fondamentali: "rivedere" il motu proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI , che liberalizzava la liturgia romana tradizionale, ma che Papa Francesco ha abrogato nel 2021; garantire che il "Cammino sinodale" tedesco non si pronunci su questioni di dottrina, morale e pratica sacramentale; e dare una risposta ai dubbi (domande formali di chiarimento) sollevati dai cardinali durante il pontificato di Papa Francesco, ma ai quali Francesco non ha risposto o, secondo i cardinali, ha risposto in modo insoddisfacente.

«I fedeli hanno bisogno di essere confermati nella verità, nella stabilità e nella sostanziale immutabilità della fede», scrive padre Bux, aggiungendo che «devono poter ascoltare dal Successore di Pietro, dopo più di un decennio di confusione, che lo Spirito Santo fa davvero nuove tutte le cose, ma nel senso che le porta al loro compimento finale ( novus ), in armonia – e non in contrasto – con ciò che è stato ispirato fino ad oggi».

«Vi prego, Santo Padre, agite con prontezza», scrive padre Bux in conclusione. «Non permettiamo che lo scisma di fondo diventi irreparabile».


La lettera integrale.

Santissimo Padre,

È con sentimenti di profonda e filiale devozione che oso rivolgere a Voi questo accorato appello, dopo aver avuto la grazia di collaborare con il Cardinale Joseph Ratzinger e successivamente con il Santo Padre Benedetto XVI, e aver trascorso questi ultimi tredici anni in preghiera, sacrificio personale e un lavoro discreto ma costante per l’unità della Chiesa.

La Chiesa è il ponte tra Dio e l’umanità, di cui il Papa è il pontefice ; essa è infatti sinonimo della pace che Cristo ha posto come confine: edificare la Chiesa non è altro che edificare la pace; separare le due cose significa minare la missione del Vangelo. Perciò, prego Santità di proseguire in questa ‘unica’ direzione, per risolvere nella verità – e solo nella verità – le molte ‘polarizzazioni’ che attraversano il corpo ecclesiale. Ora che abbiamo maturato esperienza nel dialogo con persone e gruppi esterni alla Chiesa, non dovremmo forse impegnarci anche, e soprattutto, nel dialogo al nostro interno, facendo tutto il possibile affinché nessuno di quei fratelli e sorelle che il Signore ci ha affidato vada perduto?

Riferendomi in particolare alla seria azione annunciata dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, La invito a riconsiderare il “ponte” concepito da Benedetto XVI con il Motu Proprio Summorum Pontificum e, di conseguenza, con la revoca della scomunica. Guardando alla realtà di tanti vescovi che, con equilibrio, hanno realizzato l’armonia liturgica nelle proprie diocesi, Santità potrebbe dare un esempio: concedendo a tutta la Chiesa la possibilità di celebrare, accanto al nuovo rito, l’antico rito romano, riaffermando al contempo la validità della riforma liturgica e l’inviolabilità del Concilio Vaticano II, come di ogni altro Concilio Ecumenico.

Riguardo dunque al “Cammino sinodale” tedesco, imploro il Santo Padre di chiarire che il “cammino sinodale” non può deliberare su questioni di dottrina, morale e pratica sacramentale, e che la cura pastorale non può essere separata da queste; altrimenti, il cosiddetto “accompagnamento” non condurrà mai alla necessaria conversione: il peccatore, infatti, non verrebbe allontanato dal peccato, ma – al contrario – condotto alla sua conferma e persino al suo riconoscimento istituzionale. Santità ha già affermato che certe questioni divisive “ non possono essere oggetto di deliberazioni o decisioni da parte di una Chiesa particolare ”, ma certamente Lei è consapevole che questa grave spaccatura potrebbe estendersi ad altri episcopati. La Chiesa è inclusiva solo se coloro che desiderano entrarvi si sottopongono all’iniziazione sacramentale e coloro che desiderano ritornarvi percorrono il cammino penitenziale.

Santità, infine, La imploro di rimuovere un altro ostacolo alla verità e alla comunione, ovvero la mancanza, o l’insufficienza, di risposta ai Dubia dei Cardinali sulle questioni dottrinali e pastorali dei recenti Sinodi. Molti fedeli in tutto il mondo attendono questa risposta, non però sotto forma di intervista – le interviste riducono le parole e il magistero del Papa a una sola opinione tra le tante – ma sotto forma di un documento di pari o maggiore autorità.

I fedeli hanno bisogno di essere confermati nella verità, nella stabilità e nell’immutabilità sostanziale della fede, poiché lo Spirito Santo non può rinnegare ciò che ha ispirato nella Chiesa nel corso dei suoi duemila anni di storia. I fedeli hanno bisogno di riscoprire, con sant’Ireneo, che Cristo ha portato tutto ciò che è nuovo portando se stesso, e che non c’è altro di nuovo da aspettarsi, se non la sempre nuova proclamazione del Vangelo di Cristo.

I fedeli devono poter ascoltare dal Successore di Pietro, dopo più di un decennio di confusione, che lo Spirito Santo fa davvero nuove tutte le cose, ma nel senso che le porta al loro compimento finale ( novus ), in armonia – e non in contrasto – con ciò che è stato ispirato fino ad oggi.

In virtù dell’indispensabile prerogativa del munus petrino , prego Santità di dichiarare chiaramente cosa sia la verità e cosa sia l’errore: tutta la Chiesa deve così conformarsi alla Sua parola. Lei ha giustamente affermato che seguire Cristo richiede la conversione e che dovremmo cercare il modo di edificare la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna . Ora, Santità, l’unico modo che conosciamo per realizzare tutto ciò è proprio e unicamente quello di difendere la verità. La prego di agire prontamente, Santo Padre, La imploro. Non permettiamo che lo scisma di fondo diventi irreparabile.

Preghiamo per Lei, Santità, nella ferma speranza che in seno al Concistoro Lei possa avviare e guidare una proficua discussione su queste questioni urgenti.

In Domino Jesu,

Padre Nicola Bux

24 giugno 2026,

Festa della Natività di San Giovanni Battista

Sorgente

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Apologia della famiglia naturale. Appuntamento oggi a Verona per Corteo e Rosario


 di Veronica Cireneo

Carissimi Alleati dell'Eucarestia e fedeli cattolici tutti, un breve post per informare di un evento che si svolgerà oggi pomeriggio, nel  Nord Italia, a Verona, in linea con la Marcia per la vita di Roma e il rosario di riparazione in piazza San Pietro, svoltisi entrambi, per lo stesso scopo, pochi giorni or sono nella Capitale.

È una marcia, anche questa di Verona, in difesa della famiglia naturale, organizzata da chi non intende permettere che la legge naturale e divina venga soffocata  dal tumulto che si vanta di ostentare nudità e atti osceni in luoghi pubblici...

E giungono sempre con estrema gioia queste notizie, che costituiscono un segnale urgente condiviso circa la necessità di contrastare la deriva della putrefazione morale in atto, da parte di un'importante fetta della popolazione.  La confusione generale da cui le ideologie nascono e prosperano è così grave e generalizzata da sfiorare il delirio collettivo e l' avvelenamento delle anime della famiglia umana. Salviamo la nostra Fede!

Poca cosa forse è una Marcia, come questa, al cospetto dell'impura fiumana sfilata per le vie delle massime città  del mondo nel mese tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore di Gesù, ulteriore sberleffo, scandalizzando grandi e piccoli.

Poca cosa, ma non solo in Italia finalmente, c'è chi si oppone, come può, alla menzogna spacciata per vero. Tra le iniziative  conosciute, reputiamo degna di nota l'iniziativa greca di un monaco ortodosso che sdraiatosi a terra con le braccia spalancate davanti ad un camion (Video),  ha interrotto per circa 30 minuti l'inopportuna sfilata. Ci fossero state con lui molte altre persone, forse l'esito sarebbe stato più incisivo. Ne riparliamo il prossimo anno, a Dio piacendo...

Per ribadire quindi quel naturale istintivo rifiuto di ogni esibizione oscena e blasfema in luogo pubblico e per difendere la famiglia naturale, così come Dio l'ha concepita, fondamento e origine della società, ben venga questo nuovo appuntamento:

- oggi sabato pomeriggio 27 giugno, a Verona.
- partenza dall’Arco dei Gavi, in Corso Cavour alle ore 14:00.
- il Corteo sfilerà fino a piazza San Zeno, dove verrà recitato  il Santo rosario. 
- Si prega di portare con sé un'immagine sacra: simbolo della nostra appartenenza e dei nostri valori religiosi e sociali non negoziabili e intramontabili, come la Verità Stessa, nostro Signore Gesù Cristo, dice di Se Stesso. Così sia.

Partecipiamo numerosi.


Cor Jesu Sacratissimum miserere nobis

Veronica Cireneo 

sabato 27 giugno 2026

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mercoledì, giugno 24, 2026

M@schio e F7mmina Dio li creo'. Resoconto e replica del Rosario di riparazione in San Pietro. Ma l'AI non Io sa...



a cura di Veronica Cireneo

Carissimi, riceviamo e condividiamo questo breve resoconto riguardante lo svolgimento, in piazza San Pietro, del Santo Rosario di riparazione, che gli Alleati dell' Eucarestia  avevano qui annunciato, svoltosi  Domenica 21 giugno, nonostante il caldo torrido. Lo facciamo anche per informare gli interessati che: l'evento si ripeterà ogni fine mese a partire da Settembre. In calce una nota curiosa. Buona lettura.

§§§


Piazza San Pietro. Domenica 21 giugno 2026

"Domenica 21 giugno, il giorno dopo il g@y Pr7de  di Roma, un gruppetto di una trentina di persone si è riunita a piazza San Pietro, per recitare il Santo Rosario.
Sentivamo il bisogno di testimoniare in un luogo simbolico la Verità della natura umana, così come voluta dall' Eterno Padre, Uno e Trino Creatore.

 
É stata una vera e propria impresa, perché in piazza facevano 41 gradi, cosa che ha scoraggiato molti altri ben intenzionati. Con il sole a picco è stato per puro miracolo se siamo riusciti a portare a compimento la missione. Un sacerdote si è avvicinato benedicendo tutti e ciascuno.

La recita del rosario si è svolta con il Pater Noster in latino, onde evitare i problemi che con la nuova dizione si sono generati tra rosarianti e con l'Ave Maria in italiano, per agevolare la partecipazione di tutti i presenti. 

Molto edificanti le meditazioni pronunciate, che abbiamo volentieri ascoltato in un'atmosfera di profonda commozione.

L'esperienza del Rosario pubblico comunitario in Piazza San Pietro, culla del cristianesimo (Qui un breve video relativo all'evento) ci è apparsa così spiritualmente efficace e significativa che vorremmo diventasse un appuntamento fisso.

Ci ritroveremo nello stesso luogo, dove vi aspettiamo numerosi, ogni ultima domenica del mese, Dio sa se ce n'è bisogno, a partire da settembre, quando il caldo torrido sarà solo un ricordo. A presto, dunque. Lodiamo il Signore".

Dina Nerozzi

Mercoledì 24 giugno 2026

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lunedì, giugno 22, 2026

La Fraternità di San Pietro (FSSP): cenni storici e record di ordinazioni sacerdotali.




di Veronica Cireneo 

Cenni storici. La Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP), Società di Vita Apostolica di diritto Pontificio, nonostante sia di recente istituzione - 1988 - nutre spiritualmente con il suo servizio tutti i continenti della Terra.

La sua missione è duplice e contempla:

- la formazione e la santificazione dei sacerdoti secondo la liturgia tradizionale latina  e

- l'assistenza e la cura spirituale dei fedeli attraverso le parrocchie e le opere di carità. 

La FSSP,  presente anche in Italia nelle tre città di: Vicenza, Venezia e Roma,  possiede due Seminari Internazionali di certa Dottrina Cattolica Tradizionale:  uno si trova a Denton , in Nebraska, negli USA ed uno - quello di San Pietro, che è il seminario storico della Fraternità -   è ubicato in Germania, a Wigratzbad.

• Il Seminario di San Pietro . Quello di Wigratzbad è un Seminario Internazionale ed  è stato il primo della Fraternità omonima.  Situato nella bassa Germania,  sul confine austro-svizzero, è luogo di elezione in cui furono accolti ospiti illustri, come i cardinali: Ratzinger, Mayer, Gagnon e Stickler,  oltre a numerosi arcivescovi e vescovi.

• I seminaristi: Mentre si assottigliano le vocazioni sacerdotali e molti seminari storici chiudono a causa di un numero insufficiente di  candidati, il seminario principe della FSSP  ospita attualmente più di cento seminaristi, provenienti da quasi venti paesi.

La FSSP è  certamente meta sicura, oltre che per i fedeli,  per tutti coloro che sentendosi chiamati alla vita consacrata intendano formarsi seriamente sui fondamenti genuini e autentici della Fede Cattolica ( la Fraternità ha l'autorizzazione di usufruire nella liturgia del Messale in uso nel 1962).

Il seminario, prima di concedere l'accesso al richiedente,  valuta attentamente i requisiti e la vocazione stessa del candudato, perché le nuove sante leve siano in grado di trasmettere, alle generazioni che verranno, la Fede Cattolica così come dagli Apostoli ci è stata tramandata. 

Ordinazione del 20 giugno 2026

Le ordinazioni di giugno in Germania:  Sabato 20 giugno: 13 di questi seminaristi sono stati ordinati sacerdoti nella chiesa parrocchiale di Lindenberg, dal  vescovo francese di Bayonne Marc Aillet, Tra di loro ci sono tre francesi, due portoghesi,  due cechi,  un austriaco, un croato,  un ungherese, un italiano, un polacco e uno svedese.   

Le ordinazioni di maggio in America: L'ordinazione precedente, invece,  ha consacrato altri 12 nuovi sacerdoti il 28 maggio nella Cattedrale di Omaha, negli Stati Uniti. Per un totale di 25 nuovi sacerdoti in un mese: cifra da record

Fraternità in continua fioritura: la FSSP conta attualmente un numero superiore alle 400 unità sacerdotali. Numero, visti i tempi anticristici in corso, molto significativo!

Il Signore non si fa e non ci fa mancare i Suoi Eletti!!

Li raccomandiamo al Cielo perché la Santissima Trinità e l'Immacolata Vergine Maria , tanto da essi consolati in questi tempi oltraggiosi, vogliano confermarli e moltiplicarli

Messa Solenne Domenicale.Roma
Lo supplichiamo dal più profondo del cuore il Cielo, noi che tanto bene abbiamo ricevuto dalla partecipazione ai momenti di formazione spirituale e alle Solenni celebrazione liturgiche della FSSP.
La profondità della preparazione dei sacerdoti di appartenenza , unita alla perfezione materiale e spirituale delle loro celebrazioni eucaristiche hanno infuso nelle nostre anime Notizie, Cibi e Bevande sublimi, di cui le nostre anime mai sono sazie. Li ringraziamo. E rendiamo grazie a Dio.
Processione del Corpus Domini 2026. Roma 

Un esempio di qualità :Video Solennità 40 ore. Roma

Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.Anrn Viva Maria

Veronica Cireneo 

22 giugno a.D. 2026

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Per contattare il seminario tedesco:

Priesterseminar Sankt Petrus

Kirchstrasse 16

D - 88145 OPFENBACH-WIGRATZBAD

Tel.: (00 49) (0) 83 85 92 21 0

Fax: (00 49) (0) 83 85 92 21 

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