martedì, marzo 31, 2026

Quando la chiesa, anziché infiammarli d'amore, gela i cuori. Da Ivrea, una triste vicenda.Valter Tuninetti


Santuario della Beata Vergine Addolorata - Cuceglio

a cura di Veronica Cireneo

Solo se la chiesa non è più la casa di Dio, Sua Madre e i suoi figli possono essere tenuti fuori: al gelo stagionale e a quello dell'anima. È accaduto ancora una volta...che le tenebre provino a spegnere la luce della Fede.  Siamo ad Ivrea e narra la triste vicenda l'amico Valter Tuninetti. Buona, mesta lettura.

§§§

Faccio una premessa prima di raccontare questa triste vicenda: il coraggio di difendere la vera fede paga sempre. È innegabile. Basti pensare a tutti i martiri ,sul sangue dei quali è fondata la Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo. Il coraggio della fede non è mai fine a se stesso. Ma veniamo alla vicenda.

Per il giorno 28 marzo 2026, la FSSPX di “San Carlo Borromeo” di Montalenghe (TO) aveva organizzato un pellegrinaggio al santuario della Madonna Addolorata di Cuceglio, che si trova non troppo distante dalla sede del Priorato.

Era in programma: una processione a piedi con la statua della Madonna Addolorata portata in spalla dai pellegrini e l'ingresso in chiesa per una breve preghiera dedicata alle vocazioni sacerdotali. Da oltre un mese le autorità ecclesiastiche della diocesi di Ivrea ( TO), nella quale è ubicato il santuario, erano state avvisate del previsto pellegrinaggio. Purtroppo però, all'arrivo, sacerdoti, suore e fedeli laici trovavano la porta del Santuario sbarrata, probabilmente per ordine del Vescovo. 

Don Aldo Rossi, Priore di Montalenghe

Il priore di Montalenghe, don Aldo Rossi, si è dunque visto costretto a pronunciare un doloroso ed analitico fervorino (⬅️video) di fronte al portone chiuso. Parole dure sono state le sue. Dure ma giuste. Don Aldo è un prete vestito da prete, che fa il prete e state sicuri che in questi tempi non è scontato…

Citando Sant' Atanasio ha detto:

”Voi rimanete fuori dai luoghi di culto, ma la fede abita in voi!! E cos'è più importante, il luogo o la fede? La fede ovviamente!! “

Poi continuava così:

"Nella cultura dominante si aprono le porte a tutti, agli anglicani che arrivano a celebrare nella madre di tutte le chiese, San Giovanni in Laterano, e non sono nemmeno sacerdoti... Si aprono le chiese ai protestanti, si fanno celebrare nelle parrocchie. Si prega insieme a tutte le religioni. Si aprono le chiese alla Pachamama. Si aprono ai gruppi LGBT, si celebrano messe con loro. Si accolgono buddisti, animisti… ricordiamo Assisi, con la statua di Buddha sul tabernacolo... Ma per noi della Fraternità San Pio X,  per fare semplicemente delle preghiere per le vocazioni — non la Messa, ma delle preghiere — le porte sono chiuse “.

Parole forti quelle di don Aldo, ma al suo fianco e in difesa della tradizione e della sana dottrina, decine e decine di fedeli, presenti e non.

Il coraggio di don Aldo ha già avuto i suoi frutti: le porte sono rimaste chiuse, ma sul web girano le sue parole in modo virale. Il coraggio non è solo di don Aldo, ma anche di tutta la Fraternità San Pio X, che: ha deciso di consacrare i suoi vescovi nonostante il NO della gerarchia; di continuare a difendere la sana dottrina cristiana e di continuare a salvare le anime. Sarà forse per questo che la diocesi si è sentita così “piccata” dalla loro presenza? Resta il sospetto…

 ” C’è solo una risposta che ci fa capire la profondità della crisi della Chiesa e della cultura liberale dell’inclusività. La verità è esclusiva. Non inclusiva. Esclusiva...!!" ha detto e ripetuto don Aldo.

Entriamo nella settimana Santa:  la Verità, Gesù Cristo, viene percosso ed appeso su una Croce. La veridicità delle parole del sacerdote si vede da questo…chi dice la verità è scomodo,.. chi è scomodo sta fuori!!

Al termine del suo discorso don Aldo invitava alla calma ed al perdono, dicendo:

"Questa vicenda dimostra come all’interno stesso della Chiesa siano calate le tenebre più fitte. Noi non abbiamo nessun astio, nessun rancore. Non usiamo la forza. La nostra forza è la pazienza e il perdono.

E si  inginocchiava sul sagrato del santuario, di fronte alla statua dell' Addolorata giunta lì, a bordo delle spalle amorevoli dei fedeli.

Un prete inginocchiato a terra, davanti al portone chiuso di una chiesa. Un contrasto incredibile, immerso in un silenzio eloquente. Immagine di grande forza, che ha già fatto il giro del web e che ha suscitato nei fedeli rimasti fuori, l'idea di realizzare un volantino che sta facendo il giro dell' etere.

Volantino che invita a pregare per quei sacerdoti “ indaffarati e distratti” che hanno smarrito il proprio del sacerdote, così prezioso e bello in nome di una fantomatica “unita’ dei carismi” e di  enigmatici “confronti costruttivi”.

Peccato che non si sia neanche cercato il “confronto costruttivo” con la San Pio X. Ma il dialogo è un lusso e, come tale, solo qualcuno  se lo può permettere…

Al termine di queste mie povere riflessioni mi sento di dire grazie a don Aldo e a tutti i fedeli esclusi. Grazie per il vostro coraggio che, ne sono certo, porterà frutti spirituali incredibili. Che Dio vi benedica!

Valter Tuninetti, Cuneo 

31 marzo, Martedì Santo, a.D. 2026

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giovedì, marzo 26, 2026

La pericolosa consuetudine della Comunione sulla mano. D. F. Bortoli a Cinzia Notaro


a cura di Veronica Cireneo 

In questa intervista, riportata su Stilum Curiae, Cinzia Notaro (C.N) domanda al sacerdote don Federico Bortoli (D.F.B ) come è potuto accadere che la pericolosa consuetudine della Comunione sulla mano, da eccezione che era, sia diventata la regola. Buona lettura

§§§


LA COMUNIONE SULLA MANO SI E’ DIFFUSA DOPO IL 1969, ma...

C.N. : ... come è potuto accadere, se la Sacra Congregazione del Culto Divino con il “Memoriale Domini” del 1969  aveva solennemente decretato che la pratica della Comunione sulla lingua avrebbe dovuto essere indiscutibilmente conservata?

Ce lo spiega Don Federico Bortoli, Cancelliere vescovile, Vicario giudiziale e consulente ecclesiastico dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, nonché Difensore del Vincolo presso il Tribunale Ecclesiastico Flaminio di Bologna, nel libro curato dal card. Robert Sarah: “La distribuzione della Comunione sulla mano” (edizioni Cantagalli 2018), in cui si affrontano anche i temi della secolarizzazione dei sacerdoti e la clericalizzazione dei laici: un tempo solo i sacerdoti e il diacono celibe, prossimo ad essere ordinato presbitero, potevano toccare l’Ostia consacrata o il calice del preziosissimo Sangue (...)


D.F.B: "Il Memoriale Domini del 1969 è il primo documento ufficiale della Chiesa che ha evidenziato ... la riverenza e il rispetto dei fedeli verso la Santa Eucaristia, in quanto non è un cibo qualsiasi. (C'è) il pericolo di eventuali profanazioni e della dispersione di frammenti.

Solo laddove l’abuso della pratica della Comunione sulla mano ormai non poteva essere più fermato, fu lasciata la possibilità alle conferenze episcopali di chiederne l’indulto.

Tuttavia insieme al “Memoriale Domini”, le diverse conferenze episcopali ricevettero una lettera pastorale di risposta affermativa alla richiesta dell’indulto, dove si parla in termini positivi della pratica della Comunione sulla mano, come se si trattasse di un invito implicito, a cui aderirono quasi tutte le conferenze episcopali.

Ricevere la comunione sulla mano – prosegue don Bortoli –  porta inevitabilmente a favorire la mancanza di fede nella transustanziazione.

Le stesse conferenze episcopali, nelle catechesi preparatorie, avrebbero dovuto spiegare le ragioni per cui la Chiesa preferisce la Comunione sulla lingua e se, nonostante queste raccomandazioni, qualcuno avesse voluto comunque ricevere l’ostia sulla mano, avrebbe dovuto farlo con la massima attenzione.

In realtà le conferenze episcopali hanno fatto una vera e propria campagna promozionale della Comunione sulla mano, dicendo che era il modo migliore per ricevere l’Eucaristia, perché: praticata dai primi cristiani, più confacente alla dignità della condizione battesimale, un modo per partecipare più attivamente alla liturgia, e così via. Ma tra la documentazione inedita riportata, vi sono anche segnalazioni da parte dei fedeli che attestano come la pratica della Comunione sulla mano li abbia disorientati, favorendo irriverenze e profanazioni.

Non a caso il Card. Sarah nella prefazione al libro  si chiede: ‘E’ veramente troppo umiliante prostrarsi e stare in ginocchio davanti al Signore Gesù Cristo?’. “L’uomo –  continua don Federico – non è uno spirito disincarnato, ma è costituito di anima e di corpo. Quindi tutto ciò che è materiale ed esteriore è importante e nella liturgia gli atteggiamenti esteriori del corpo sono espressione di ciò che è interiore.

Inginocchiarsi mentre si riceve l’Eucaristia ci aiuta ad essere maggiormente consapevoli di Chi andiamo a ricevere prostrandoci in adorazione.

Purtroppo accade, e ciò si verifica spesso, che venga negata la Comunione a chi desidera ricevere l’Eucaristia in ginocchio. E’ un grave abuso”.

Il “Redemptionis Sacramentum” della Congregazione per il Culto Divino del 2004 ha sottolineato che ogni fedele ha diritto a ricevere la Comunione sulla lingua e in ginocchio”.

“Con la Riforma Liturgica si è dato spazio allo spontaneismo e alla creatività. Molti sacerdoti  manipolano e cambiano la liturgia secondo i propri gusti, come se ne fossero non i servitori, ma i proprietari.

Credo che questo sia dovuto al venir meno della fede nella Presenza Reale di Nostro Signore Gesù Cristo nell’Eucaristia.

L’aspetto sacrificale della Santa Messa viene messo in secondo piano e l’Eucaristia considerata di fatto un  simbolo fino al punto di essere vissuta come un incontro conviviale fraterno.

Per molti la Santa Messa è considerata una festa, dove l’assemblea celebra se stessa. Si sente parlare di transfinalizzazione e di transignificazione.

Occorre una nuova rievangelizzazione dei fedeli laici, ma prima di tutto devono essere gli stessi sacerdoti ad insegnare l’autentica dottrina eucaristica e a dare esempio di rispetto verso l’Eucaristia.

E’ necessario rimanere ancorati alla Tradizione cattolica".

Fonte Stilum Curiae

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martedì, marzo 24, 2026

Velatio Crucis. La velatura della Croce nella prima settimana di Passione


a cura di Veronica Cireneo 

Con la quinta domenica di Quaresima o Prima di Passione, quest'anno il 22 Marzo appena trascorso, si entra nella settimana che precede la Settimana Santa. In questo tempo forte di anticipazione e preparazione alla Passione di Gesù Cristo, entrando nelle chiese, in linea con la Tradizione, si possono notare statue, icone e Croci velate di stoffe violacee. Di che si tratta? Lo scopriremo in questo breve articolo che ci parla dell'origine, dei dettagli e del significato escatologico di questo antico rituale, risalente al IX secolo e conosciuto col nome di: "Velatio Crucis". Buona lettura e meditazione.

§§§


In origine limitata alla sola Settimana Santa - che si apriva con la Domenica delle Palme, detta appunto “De Passione Domini” - con l'andare del tempo,  la contemplazione della Passione del Signore, così feconda per la vita spirituale, cominciò ad essere anticipata e celebrata anche nella settimana precedente. Questo tempo speciale, che si inserisce nel già propizio tempo di Quaresima, viene sottolineato con alcune specifiche regole cultuali. Tra queste la più caratteristica è la “Velatio”, ovvero la velatura delle Croci e delle immagini della chiesa.

 
• A norma del Messale tridentino, nel sabato che precede la I domenica di Passione, (quindi il sabato della IV settimana di Quaresima), «finita la Messa e prima dei Vespri si coprono le Croci( ... )che restano coperte fino al termine dell’adorazione della Croce da parte del celebrante il Venerdì Santo, mentre le statue e le icone fino all’intonazione del Gloria nella Messa della Vigilia Pasquale. 

In tale periodo solo le immagini della Via Crucis restano senza velo.

Il giovedì santo la Croce dell’Altare Maggiore, per il tempo della Messa, si copre con un velo bianco.
 

• Si tratta di un rito molto antico risalente addirittura al sec. IX,  probabilmente retaggio riguardante i penitenti pubblici (...).

• I penitenti pubblici erano i fedeli che si erano resi colpevoli di gravi peccati dopo il Battesimo. Questi, dopo un periodo di penitenza, nel periodo precedente la Pasqua, venivano riammessi alla comunione la mattina del Giovedì Santo, con un apposito rito.

Nel tempo, poi, tutti i cristiani furono più o meno assimilati ai penitenti pubblici, nella consapevolezza della necessità per tutti di un tempo di penitenza in preparazione alla Pasqua del Signore.

Così cominciò a diffondersi l’abitudine di nascondere ai fedeli l’altare maggiore, per mostrare visivamente gli effetti del peccato, che rompe la comunione con il Signore e ne oscura la visione. Da sempre, infatti, la liturgia si esprime in una ricchezza di segni che rendono manifesta la realtà dei Misteri celebrati sull’altare (...).

Il Concilio di Trento, riferendosi in particolare alla S. Messa, motiva questa consuetudine ricordando che:

 «La natura umana è tale che non può facilmente elevarsi alla meditazione delle cose divine senza aiuti esterni: per questa ragione la Chiesa come pia madre ha stabilito alcuni riti [...] per introdurre i fedeli con questi segni visibili della religione e della pietà, alla contemplazione delle sublimi realtà nascoste in questo Sacrificio» (DS 1746).

così, come è importante la presenza dell’immagine, altrettanto rilevante è la sua assenza. Il nascondimento dei Santi e di Cristo Stesso aiuta ad alimentare l’attesa del giorno di Pasqua, giorno in cui quei volti si offrono nuovamente al nostro sguardo.

Al di là della sua origine, il rito della “Velatio” conserva, infatti, ancora oggi un profondo significato e un' intensa capacità catechetica ed emotiva: nascondere alla vista le immagini dei Santi aiuta a concentrarsi su Colui che è l’origine di ogni santità: Gesù Cristo, che rende accessibile il cielo agli uomini. Senza di Lui la nostra vita non avrebbe più una dimensione trascendente, ma sarebbe solo un vagare nelle tenebre del peccato e “nell’ombra della morte”.

• La velatura delle Croci mostra la privazione di Cristo, il “venir meno dello sposo”:

Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi” - dice il profeta Isaia (53,8).

Quei veli che nascondono il Cristo alla nostra vista stanno a ricordare che quell’evento riaccade ancora oggi.
Che anche noi siamo “tra gli uccisori di Cristo”, tra quelli che lo volevano gettare dal precipizio della città di Nazaret, o lapidarlo nel tempio di Gerusalemme.

Si tratta, dunque, di un segno efficace che aiuta a meditare, riflettere e pregare sulla tragicità della condizione umana senza la presenza del Dio redentore.

• Nella sua ricchezza di significati il segno della “Velatio” rimanda anche alla velatura della Divinità di Nostro Signore, che possiamo illustrare con queste splendide parole di Sant’Agostino sulla passione del Signore:

Dio era nascosto; si vedeva la debolezza, la maestà era nascosta; si vedeva la carne, il Verbo era nascosto. Pativa la carne; dov’era il Verbo, quando la carne pativa? Eppure neanche il Verbo taceva, perché c’insegnava la pazienza”.

La gloria di Cristo, dunque, è eclissata sotto le ignominie della Passione.

• (..)In tale contesto, Dio va cercato nel proprio cuore, è lì che deve risorgere. Risulta particolarmente efficace al riguardo questa citazione di B. Pascal:

Gli uomini sono nelle tenebre e nella lontananza da Dio, che è nascosto alla loro coscienza. Egli non sarà colto che da quelli che lo cercano anzitutto nel cuore”.
 

• Dopo la riforma liturgica la pratica della “Velatio”, è stata pressoché universalmente abbandonata, sulla scorta di un malinteso “spirito conciliare”.
In realtà, questo rito, di cui abbiamo cercato di spiegare la profondità e la ricchezza, conserva tutta la sua attualità.
Si rese necessario, pertanto, un intervento chiarificatore della Congregazione per il Culto Divino circa l’opportunità di conservare o recuperare questa usanza, come indicato nella lettera circolare "Paschalis sollemintatis"  del 16 gennaio 1988:

«L’uso di coprire le croci e le immagini nella chiesa dalla domenica V di Quaresima può essere utilmente conservato secondo il giudizio della conferenza episcopale. Le croci rimangono coperte fino al termine della celebrazione della passione del Signore il venerdì santo; le immagini fino all’inizio della Veglia Pasquale» ( n. 26).

La Conferenza Episcopale Italiana, dal canto suo, ha sempre fatto rinvio agli usi locali.
La stessa circolare specifica nel capitolo IV a proposito della Messa Vespertina del Giovedì Santo nella Cena del Signore:

Terminata la Messa [in Cena Domini] viene spogliato l’Altare della Celebrazione. E’ bene coprire le Croci della Chiesa con un velo di colore rosso o violaceo, a meno che non siano state già coperte il sabato prima della Domenica V di Quaresima. Non possono accendersi le luci davanti alle Immagini dei Santi”.

•Il velo, che nella notte del Sabato Santo viene tolto o precipita rovinosamente, ha un definitivo significato escatologico: indica che al nostro orizzonte è restituita la visione dell’aldilà. Possiamo guardare con fiducia oltre la morte, poiché il Vivente sta lì, “primogenito di molti fratelli”, ad assicurarci che il nostro destino è il Cielo (……)
 

Con la sua Risurrezione Cristo ha guarito la nostra “cataratta” spirituale. E il segno del velatura rimossa, che restituisce Cristo alla nostra vista, lo esprime in modo eloquente.
 
Alessandro Scaccianoce, Diacono 
Fonte (qui)

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24 marzo a. D.2026
Martedì di Passione

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sabato, marzo 21, 2026

Il Catechismo del buon esempio (3). Il segno della Pace. Mauro Bonaita


Volantino n.3: Ìl segno della Pace

a cura di Veronica Cireneo 

Nella Messa Tridentina il segno della pace tra fedeli non è contemplato, ma nel rito riformato, anche se si potrebbe omettere, esiste e in molti casi diventa occasione di disordine e distrazione. Ma come scambiarsi il segno della pace in modo corretto? Ce ne parla Mauro Bonaita in questo terza parte (qui potete trovare la prima e qui la secondadella sua rubrica: "Il Catechismo del buon esempio", che prende le mosse dai documenti ufficiali ecclesiali. In calce all'articolo trovate il PDF del volantino da stampare e diffondere nelle Parrocchie e in ogni luogo opportuno e non opportuno.  Buona lettura

§§§

Rubrica:

"Il catechismo del Buon esempio. Quello più virtuoso” 

 IL “SEGNO” DELLA PACE DEVE CONVERGERE NEL SACRAMENTO DELLA PACE

Il momento del segno di pace durante la messa, si sa, è diventata occasione per esprimere sentimenti di affetto umano e troppo spesso diventa quindi occasione per dare sfogo a effusioni eccessive, egocentriche e disordinate che distraggono la celebrazione dal vero significato: l’unione al sacrificio di redenzione che di lì a poco viene annunciato nella frazione del Pane che unisce tutti i membri della Chiesa nel Corpo di Cristo morto e risorto per salvarci. Sul modo giusto di scambiarsi il segno della Pace, il “Nuovo ordinamento del Messale Romano” [1] e la “Redemptionis Sacramentum” [2] recitano quanto segue:

“Conviene che ciascuno dia la pace soltanto a coloro che gli stanno più vicino, in modo sobrio. Il Sacerdote può dare la pace ai ministri, rimanendo tuttavia sempre nel presbiterio, per non disturbare la celebrazione.”

Certi usi bizzarri e piuttosto indegni, comparsi soprattutto dopo il covid, sviliscono il concetto e il valore stesso della Pace e insinuano ancora una volta quel falso senso di carità e di fratellanza umana che, esalta l’uomo ed, esclude Dio presente sull’Altare.

Le cattive interpretazioni furono già oggetto di tentativi di correzione anche da parte della “Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti” con la lettera Circolare “L’Espressione rituale del dono della Pace nella Messa” del 2014 [3] che recita quanto segue:

Se si prevede che esso non si svolgerà adeguatamente a motivo delle concrete circostanze o si ritiene pedagogicamente sensato non realizzarlo in determinate occasioni, si può omettere e talora deve essere omesso….”

E continua:

“...ad ogni modo, sarà necessario che nel momento dello scambio della pace si evitino definitivamente alcuni abusi come:

-l’introduzione di un “canto per la pace”, inesistente nel Rito romano

- lo spostamento dei fedeli dal loro posto per scambiarsi il segno della pace tra loro.

 

l’allontanamento del sacerdote dall’altare per dare la pace a qualche fedele.

- ( si eviti) che in alcune circostanze, come la solennità di Pasqua e di Natale, o durante le celebrazioni rituali, come il Battesimo, la Prima Comunione, la Confermazione, il Matrimonio, le Sacre Ordinazioni, le Professioni Religiose e le Esequie, lo scambio della pace sia occasione per esprimere congratulazioni, auguri o condoglianze tra i presenti.”

C'è inoltre un ulteriore chiarimento da fare - ne parleremo più a fondo nella puntata successiva - e riguarda l'uso errato di darsi la mano al Padre Nostro. Ci sono varie testimonianze sull'argomento, ma qui riportiamo la rivelazione privata, ricevuta da Maria Simma da parte delle anime del Purgatorio.

Al quesito espresso dall’ intervistatore che le chiese:

Furono le anime del Purgatorio a dirle che lo scambiarsi il segno di pace ed il darsi la mano durante il ‘Padre Nostro’ non va bene? ”

 Ella rispose:

, furono loro”.

Concludendo si può dire che, per mitigare certi usi, l’atteggiamento più opportuno in questo momento della Messa potrebbe essere quello di rimanere inginocchiati come elogiato nel “Nuovo Ordinamento del Messale Romano” che recita così:

"Dove vi è la consuetudine che il popolo rimanga in ginocchio dall’acclamazione del Santo fino alla conclusione della Preghiera eucaristica e prima della Comunione, quando il sacerdote dice – Ecco l’Agnello di Dio –, tale uso può essere lodevolmente conservato”.[4]

E considerando la situazione attuale, sarà utile e opportuno mantenere anche il capo chino: in alcune parrocchie "  creative" potrebbe risultare così prudente, da evitare circostanze imbarazzanti e di certo poco edificanti.

Laudetur Jesus Christus 

Mauro Bonaita, Reggio Emilia

Sabato 21 marzo a. D. 2026

Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[2] – “Redemptionis Sacramentum” [72.]


Link al PDF del volantino da stampare e diffondere 

https://drive.google.com/file/d/1dNzsUse8CftR0o1t0vrPeiUvkimxzVOH/view?usp=sharing

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mercoledì, marzo 18, 2026

LA MESSA ANTICA NON SCOMPARIRÀ MAI. Monsignor Schneider


La Messa di secoli non finirà mai
La Messa dei secoli non scomparirà mai.
Adattiamo la Messa Nuova sulla base di quella antica

a cura di Veronica Cireneo 

Chi conosce il programma operativo con cui si sono affacciati sulla scena del mondo cattolico gli Alleati dell'Eucarestia, visionabile in questo loro Vademecum e chi conosce cosa pensano gli Alleati della Messa Antica capirà pienamente quale consolazione possa suscitare l' intervista che Monsignor Schneider ha recentemente rilasciato al giornalista Wailzer di LifeSiteNews... Buona lettura 

 §§§

Schneider:"(...) vedo un futuro luminoso nella Chiesa"

(...) questa celebrazione della Messa, che io chiamo Messa dei secoli, è indistruttibile e un Papa non potrà mai cancellarla, per quanto ci provi”, ha affermato Schneider.

Sopravvivrà. Forse per un certo periodo dovrà rifugiarsi nelle catacombe, ma non scomparirà mai.

E poi, un giorno – e ne sono convinto, è la mia opinione personale – un Papa celebrerà nuovamente la Messa tradizionale a Roma, nella Basilica di San Pietro, con la massima solennità. Non è la Messa antica, ma la Messa della gioventù"

Mons. Schneider ha sottolineato che non ama definire il Rito Romano Tradizionale come la Messa antica, perché in realtà ... è soprattutto la Messa dei secoli.

Ha ricordato che i testi e le rubriche di questa Messa risalgono ai tempi di Sant'Ambrogio, quindi almeno al IV secolo (...)

"Nel corso dei duemila anni di storia della Chiesa, la Messa tradizionale è sempre cresciuta in modo lento e armonioso, senza mai subire rotture nel rito. Alcune piccole modifiche sono state introdotte nel corso del tempo, ma sempre con estrema prudenza e rispetto. Piccoli cambiamenti ci possono sempre essere, ma mai in modo drastico. Devono essere fatti con grande delicatezza".

Alla domanda se la Messa tradizionale tornerà a essere la norma nella Chiesa, Mons. Schneider ha risposto con una previsione interessante:

“Penso che l’attuale cosiddetta ‘Nuova Messa’ debba essere riformata, passo dopo passo, fino ad avvicinarsi sempre di più alla Messa Antica al rito tradizionale.”

Secondo il vescovo, in futuro la Chiesa potrebbe avere due forme della Messa, entrambe più simili alla tradizione rispetto a oggi.

“La Messa tradizionale rimarrà invariata, o al massimo con qualche nuovo prefazio o festa liturgica, ma il suo ordinamento non verrà toccato.”

 “La cosiddetta Messa ordinaria, che oggi è la norma, subirà un’evoluzione fino a diventare quasi identica alla Messa tradizionale.”

“Forse la differenza sarà che, in questa forma ordinaria rinnovata, si userà più il vernacolo rispetto alla forma tradizionale, che resterà quasi interamente in latino. Potrebbero esserci anche qualche piccola variazione nelle rubriche.”

Infine, Mons. Schneider ha citato un aneddoto significativo su Mons. Marcel Lefebvre, il fondatore della Fraternità San Pio X:

“Una volta, Mons. Lefebvre disse che, se avesse dovuto scegliere tra celebrare il Novus Ordo interamente in latino o la Messa tradizionale interamente in francese, avrebbe preferito celebrare la Messa tradizionale in francese piuttosto che il Novus Ordo in latino. E aveva ragione.”

http://www.alleatieucarestiaevangelo.it/2024/06/non-praevalebunt-la-messa-antica-non-si.html 


Fonte:qui

18 marzo 2026

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sabato, marzo 14, 2026

Rubrica: "Il catechismo del buon esempio" .Volantino n. 2: insegnamo ai piccoli ad inginocchiarsi. M.Bonaita


a cura di Veronica Cireneo 

Perché inginocchiarsi ed insegnare anche agli altri a fare così? Cosa dicono i documenti ufficiali della Chiesa? Un piccolo excursus realizzato dall'amico Mauro Bonaita, in questa seconda parte ( qui potete trovare la prima) riguardante l'Adorazione eucaristia da indirizzare ai piccoli del catechismo. In fondo all'articolo, il PDF da stampare e diffondere in tutti i luoghi opportuni e non opportuni. Buona lettura 

§§§

NON SCANDALIZZIAMO I “PICCOLI” DEL CATECHISMO: EDUCHIAMOLI COL BUON ESEMPIO.
“Il catechismo del Buon esempio è il più virtuoso”
 L' ADORAZIONE EUCARISTICA, FIN DALLA CELEBRAZIONE LITURGICA
L’Ordinamento Generale del Messale Romano, circa il momento della Consacrazione, cita quanto segue:
S’inginocchino poi alla consacrazione, a meno che lo impediscano lo stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi. Quelli che non si inginocchiano alla consacrazione, facciano un profondo inchino mentre il sacerdote genuflette dopo la consacrazione.”
 
Poi continua:
 
“Dove vi è la consuetudine che il popolo rimanga in ginocchio dall’acclamazione del Santo fino alla conclusione della Preghiera eucaristica e prima della Comunione, quando il sacerdote dice Ecco l’Agnello di Dio, tale uso può essere lodevolmente conservato. [1]”
 
Già Sant' Agostino aveva detto:
«Nemo autem illam carnem manducat, nisi prius adoraverit; peccemus non adorando – Nessuno mangia questa carne senza prima adorarlapeccheremmo se non la adorassimo». Nell'Eucaristia, infatti, il Figlio di Dio ci viene incontro e desidera unirsi a noi; l'adorazione eucaristica non è che l'ovvio sviluppo della Celebrazione eucaristica, la quale è in sé stessa il più grande atto d'adorazione della Chiesa [2].”
 
“Così la carità ci porta a rendere a Dio ciò che in tutta giustizia gli dobbiamo in quanto creature. La virtù della religione ci dispone a tale atteggiamento". [3]
 
Della virtù della religione, l'adorazione è l'atto principale. Adorare Dio è riconoscerlo come Dio, come Creatore e Salvatore, Signore e Padrone di tutto ciò che esiste, Amore infinito e misericordioso. «Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai» (Lc 4,8), dice Gesù, citando il Deuteronomio (Dt 6,13)" . [4]
 
Il peccato di tentare Dio
Tra i peccati più gravi che si possono commettere, infatti, vi sono i peccati di “irreligione”, perché sono contro il primo comandamento. Tra i peccati di irreligione c’è l’azione di tentare Dio, che supponendo di avere un rapporto speciale con Lui, si ritiene di essere autorizzati a renderGli irriverenza:
 
L'azione di tentare Dio consiste nel mettere alla prova, con parole o atti, la sua bontà e la sua onnipotenza. È così che Satana voleva ottenere da Gesù che si buttasse giù dal Tempio obbligando Dio, in tal modo, ad intervenire. Gesù gli oppone la parola di Dio: «Non tenterai il Signore Dio tuo» (Dt 6,16). La sfida implicita in simile tentazione di Dio ferisce il rispetto e la fiducia che dobbiamo al nostro Creatore e Signore. In essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore, alla sua provvidenza e alla sua potenza".[5]
 
Anche noi, quando sfidiamo la riverenza dovuta a Dio, non riconoscendoLo come tale, è come se volessimo farlo scendere nuovamente nella nostra umanità (come invitarlo ancora a buttarsi giù dal Tempio), quando invece Dio ci chiede di elevare noi stessi per immergerci nei Suoi Misteri. Questo ribaltamento della Divina Volontà fa supporre che se Cristo scendesse nuovamente tra noi uomini, lo metteremmo ancora in Croce.
 
• Il sacrilegio
Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave soprattutto quando è commesso contro l'Eucaristia, poiché, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo".[6]
 
Secondo il canone 1364 - § 1:
"(…..)non riconoscere il Corpo di Cristo nelle specie Eucaristiche ci allontanerebbe dall’unità della Chiesa in un atto di scomunica latae sententiae, per eresia".
 
Fu l’Apostolo Paolo a dire:
“(.….) chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna" . (1Cor 11,29)
 
La profanazione
Trattare Gesù Cristo, sotto le Specie del Pane e del Vino, alla pari, come si evince nell'atto di restare in piedi alla Comunione, accantonando la Sua Divinità, a Lui unita ipostaticamente, è un vero e proprio atto di profanazione verso l’Eucarestia.
 
• L' Adorazione 
Inginocchiarsi dinnanzi al nostro Dio Creatore, Salvatore e Santificatore, che è morto in Croce per la nostra salvezza è un atto di Adorazione giusto e dovuto, così come anche è insegnato dal  Catechismo della Chiesa Cattolica che al 1378 cita quanto segue:
 
Nella liturgia della Messa esprimiamo la nostra  Fede nella presenza reale di Cristo sotto le Specie del Pane e del Vino... con la genuflessione, o con un profondo inchino in segno di adorazione verso il Signore. La Chiesa cattolica professa questo culto latreutico al sacramento eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori della sua celebrazione, conservando con la massima diligenza le Ostie consacrate, presentandole alla solenne venerazione dei fedeli cristiani, portandole in processione con gaudio della folla cristiana “. [7]
 
Infine ricordiamo il passo dell’Invitatorio che ogni Pastore d’anime è tenuto a recitare quotidianamente alla prima ora del giorno:
 
Venite, prostrati adoriamoin ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.”

 
Volantino n.2: insegnamo ai bambini ad inginocchiarsi

 
Mauro Bonaita, Reggio Emilia
14 marzo a. D.  2026

 •••
- Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[2] – Sacramentum Caritatis [66.] – (Benedictus PP XVI - 22.02.2007)
[3] – Catechismo Chiesa Cattolica [2095.]
[4] – Catechismo Chiesa Cattolica [2096.]
[5] – Catechismo Chiesa Cattolica [2119.]
[6] – Catechismo Chiesa Cattolica [2120.]
[7] – Catechismo Chiesa Cattolica [1378.]
 
 
- LINK AL PDF (da stampare e diffondere)



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martedì, marzo 10, 2026

Caro don, sei in viaggio e non sai dove celebrare la Messa? La porta di casa mia è aperta! Alleati per la Messa Antica: Brescia e Genova



di Veronica Cireneo 

Nuove province disponibili:
Brescia e Genova 

Se un' Ave Maria è una sberla in faccia a Satana, tanto più lo è la Celebrazione del Santo Sacrificio. Moltiplichiamo le Sante Messe! E perché il sacerdote in viaggio non resti senza Messa gli Alleati dell'Eucarestia si dispongono ad aprire le porte delle proprie case, per la celebrazione della Messa Tridentina.

Gli Alleati e la Messa Antica. Perché la Messa Tridentina? Perché gli Amici o Alleati dell' Eucarestia sanno di essere nati per conoscere ed adorare Dio con tutte le proprie forze materiali e spirituali.  Che voi sappiate, quale luogo e momento esiste sulla faccia della Terra che presenti Dio, Lo esalti, Lo ringrazi, Lo supplichi e Lo adori  meglio di quanto accade nella Messa Apostolica? Non cercate! Non esiste occasione migliore per conoscere ed amare Dio,  che la Messa di sempre...

• Gli Alleati dell' Eucarestia sono nati per difendere i diritti di Dio e dei fedeli che vogliono ricevere l'Ostia, dal sacerdote, in ginocchio e in bocca, diritto che si vedono spesso negato nelle Messe riformate, ma amano il rito antico in cui più facilmente si percepisce il Sacro Mistero farsi presente. 

• Essendo un movimento concreto, che vuole operare sia intimamente, che nella realtà territoriale e data l'insistente richiesta da parte di alcuni, che non hanno la Messa Antica a portata di mano, ma  ne sentono maggiormente la necessità spirituale, per l'anno in corso e per tutti quelli che Nostro Signore Gesù Cristo e la Sua Santissima Madre vorranno, intendiamo organizzare incontri in presenza tra fedeli, nelle case, per raggiungere un triplice scopo:

• attivare catechesi con sacerdoti locali. Chiediamo ai sacerdoti  di accompagnarci a comprendere e amare sempre più il Sacrificio Eucaristico e i temi fondamentali della nostra Fede, dottrinali e magisteriali, attraverso incontri formativi domestici in presenza, possibilmente a cadenza regolare.

• realizzare Cenacoli di Preghiera, incontri organizzati in presenza, nelle nostre case per la recita del santo Rosario quotidiano o settimanale. Meglio se presieduti da un consacrato, ma se impossibile si pratichi anche senza. È la Madonna che desidera che il Rosario venga recitato nelle case: chiese domestiche.

• celebrare Messe Antiche domestiche con sacerdoti di passaggio, provenienti  da qualsiasi Diocesi.

- I sacerdoti desiderosi di celebrare in rito antico fuori dalla propria Diocesi,  scriveranno una maìl alla Redazione degli Alleati  che li metteranno in contatto con i referenti di zona.

- Se ci sono chiesette private fuori mano o luoghi idonei per poter celebrare, tanto meglio, ma vanno benissimo anche le case . Anche per mettere a disposizione la propria abitazione scrivere alla Redazione a questo indirizzo alleatimessaecenacoli3@gmail.com

Aggiornamento elenco
Messa e Cenacoli

• Al momento gli Alleati che hanno messo gentilmente a disposizìone la propria abitazione per Messe Tridentine, cenacoli e/o catechesi, sono presenti in queste 9 aree. Alle località precedentemente pubblicate in altri articoli, se ne sono aggiunte due nuove disponibilità a Brescia e Genova, alle precedenti aree di Padova, Biella, Adria-Rovigo, Messina, Campobasso, Viterbo-Civitavecchia e Pistoia


Riepilogando :

A) i sacerdoti interessati inviino, per sicurezza, una mail  alla Redazione alleatimessaecenacoli3@gmail.com per avere info sui referenti locali, poi ai referenti stessi per accordi logistici;

B) Chi intende ospitare Messa e/o Cenacoli in casa propria, scriva alla Redazione alleatimessaecenacoli3@gmail.com indicando i propri dati anagrafici, telefono, provincia di residenza e un ìndirizzo mail.
Nel successivo appello di reclutamento la nuova città verrà inserita in questo elenco.
I dati personali resteranno ovviamente riservati e solo presenti nell'archivio della Redazione Alleati.


P S:
- nel prossimo aggiornamento pubblicheremo la bella testimonianza di un amico Alleato del Nord, che ha recentemente avuto l'onore e la Grazia di veder celebrata la Messa Tridentina in casa propria.

- i referenti locali avranno cura di aggiornare regolarmente la Redazione sull'andamento delle sacrosante attività al fine di agevolare tempistiche, strumenti e metodi della nostra missione apostolica. Grazie.

Sia lodato e ringraziato in ogni momento Gesù nel Santissimo Sacramento dell' Altare

Veronica Cireneo 
10 marzo a D. 2026

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