sabato, ottobre 31, 2026

ROSARIO DI RIPARAZIONE NELLA NOTTE DI HOLYWEEN. Alleati militanti


LA PREGHIERA DEGLI ALLEATI MILITANTI IN UNIONE ALLA CHIESA PURGANTE E TRIONFANTE


Carissimi amici cattolici, un breve comunicato per informarvi ed invitarvi al Cenacolo di preghiera che gli Alleati di Vicenza, a guida di Alessandro , che ringraziamo di cuore, hanno organizzato per la sera di sabato 31 ottobre.

A partire dalle ore 21 verrà recitato in diretta streaming il Santo Rosario della Passione di Cristo (Misteri Dolorosi) in latino, con litanie di adorazione e riparazione per:

- gli oltraggi e sacrilegi continuamente compiuti contro Gesù Eucaristia e specialmente in questa notte di tregenda, globalmente caratterizzata da messe nere, bestemmie, sacrifici umani, sacrilegi ed empietà di ogni malvagia sorta.

- Secondariamente, la preghiera verrà offerta per le necessità della Santa Chiesa e dei Suoi rappresentanti, dal più alto in carica fino all'ultimo dei fedeli, perché Dio voglia concederci santi e coraggiosi sacerdoti, atti a contrastare le derive ereticali etico, religiose, politiche e sanitarie che non più a macchia di leopardo, bensì come un virus omogeneamente diffuso, sembra vogliano insistentemente impossessarsi dei luoghi più santi della cristianità e delle anime, avvelenando in esse la Verità Conosciuta e Rivelata. 

- non mancherà un pensiero per i nostri cari defunti.

Uniremo la nostra preghiera a quella della Chiesa Purgante e Trionfante anche attraverso la recita finale delle Litanie dei Santi. 

Vi aspettiamo numerosi per rispondere a qualche decina o solo per ascoltare. I convenuti potranno accedere a questo pio incontro virtuale cliccando sul link che verrà pubblicato qualche minuto prima delle ore 21 sul canale telegram degli Alleati dell'Eucarestia .  Gradita la diffusione del presente comunicato. Grazie per l'attenzione e a più tardi.


Veronica Cireneo
31 ottobre 2026 

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Vigilia di Ognissanti: notte di Adorazione all'aperto a Napoli. Presiede l'Arcivescovo M.Battaglia


di Veronica Cireneo 

Un breve post da dedicare agli amici di Napoli e dintorni e a tutti i lettori di buona volontà, perché vogliano prendere spunto per gli anni a venire da questa splendida iniziativa, che la Curia di Napoli si accinge a realizzare per il quarto anno consecutivo.

Da quattro anni infatti nella notte di Holyween che significa:  Vigilia di Ognissanti -  da cui l'equivoco finito nel rovesciamento della tenebrosa e mostruosa festa satanica di Halloween - la città di Napoli grazie al "Servizio Nuove Forme di Evangelizzazione" , organizza in controcorrente il sacro evento intitolato: "La notte della luce" .

È una notte di Lode e di Adorazione Eucaristica pubblica, che si svolgerà all'aperto, con appuntamento alle ore 20, in Piazza Dante.
Dalla piazza si avvierà un corteo orante, procedendo in cammino fino a Piazza del Plebiscito. Luogo dove si svolgerà l’Adorazione Eucaristica, che sarà presieduta dall'Arcivescovo Don Mimmo Battaglia. 


Nella notte dei Santi vegliamo e preghiamo:
"Omnes Sancti et Sanctæ Dei,
intercedete pro nobis" 

Veronica Cireneo 
31 ottobre 2026

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Halloween o Holyween? Demoni o santi? Esortando gli educatori ad una presa di coscienza



di Veronica Cireneo 

Holyween o Halloween?

Vestite i vostri figli da santi, non da diavoli.

Tutto prepara il loro futuro eterno!



Carissimi genitori, educatori, pastori e amici cattolici tutti, come promesso in questo articolo offriamo alla vostra attenzione un video realizzato dall'Associazione Internazionale Esorcisti (AIE) con il quale intendiamo:

- spiegare la festa pagana di halloween, l'equivoco della sua origine, la natura e i pericoli materiali e spirituali che comporta il parteciparvi.

- farsi strumento di consapevolezza, di un'emergenza infantile indotta, urgente e necessaria.

- smascherare la realtà che si nasconde dietro questo fenomeno di massa consumistico ormai globale fatto di oscure ritualità che metteno in pericolo, soprattutto i giovani e i bambini coinvolti.
Dietro al gioco e al divertimento infatti si nasconde un progetto oscuro, di matrice neopagana e satanista, il cui scopo è avvicinare e iniziare le nuove generazioni al mondo delle tenebre.

-  offrire suggerimenti sul modo di non cadere nella sua trappola, riconosciuta tale dagli stessi s@tanisti propagatori...


Esortiamo i genitori, a mascherare i propri figli da santi, non da diavoli. L'immedesimazione col personaggio indossato, infatti, induce alla sua imitazione e contribuisce con tutto il resto alla costruzione del loro futuro eterno! 
In una società cattolica, il dovere di ogni educatore degno di questo titolo,  anche per i doverosi impegni assunti nel contesto dei primi Sacramenti: Battesimo, Comunione e Cresima, dovrebbe farsi  motore che i bimbi preferiscano orientarsi verso il Paradiso, aiutandoli fin da subito a scongiurare la seduzione del mondo e del Maligno, anziché consegnarglieli con le proprie stesse mani. Troppo grande è il pericolo che si nasconde in tali mode. Così afferma la Santa Virtù della Prudenza, genitori. A voi la scelta!

Assaporando il Paradiso



Anticipo d'inferno 

 
Clicca qui per aprire il video dell'A.I.E intitolato: "Non cadete nella trappola di Halloween"  


Buona santa Vigilia, Festa di Ognissanti e buon onomastico a tutti.

Veronica Cireneo 

31 ottobre 2026

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giovedì, ottobre 29, 2026

I veri adoratori.Adoreranno il Padre in Spirito e Verità. Meditazioni Eucaristiche di padre Pablo Martin Sanguiao.



a cura di Veronica Cireneo 

Cari amici cattolici, riceviamo e volentieri condividiamo questo breve comunicato e la proposta dell'amico Sergio Russo, riguardante l'uscita del nuovo libro di padre Pablo Martin Sanguiao -  il sacerdote scelto dalla Provvidenza per dare inizio alla lacrimazione di Sangue della Madonnina di Civitavecchia - che avevamo già accennato in questo articolo preparatorio. Si tratta di un'opera a carattere spirituale, di sicura utilità nei momenti dell' Adorazione Eucaristica. Buona lettura e diffusione.

§§§

Ai Catechisti, Parroci e fedeli tutti.

"Carissimi, propongo alla vostra attenzione questo libretto, intitolato: "I Veri Adoratori", dedicato all'adorazione dinanzi al Santissimo Sacramento.

Contiene delle meditazioni inedite, a firma di padre Pablo Martin, le quali saranno senz'altro fonte di grandi ispirazioni, per coloro che sono innamorati del Maestro e che trovano dolce riposo "stando ai Suoi Piedi".

Meditazioni  spirituali tutte orientate verso l' attesa del Trionfo del Cuore Immacolato di Maria nel Mondo.

Il volume, di 130 pagine, ha il prezzo di € 10 (€ 9,90 su Amazon) per ogni singola copia, ma in questa sede vi proponiamo una scaletta di scontistica proporzionata alla quantità dei volumi ordinati, con avrà in omaggio la spedizione gratuita: 

➤ € 8,50 a copia per un minimo di 3  (sconto 15%);

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➤ € 6,50 per un minimo di 30 copie (sconto 35%).

L'ordinazione può essere fatta emplicemente per mail scrivendo a info@pergamene.net, oppure via whatsapp inviando un messaggio al numero 380.3151974, contenente nome ,  indirizzo di consegna e numero delle copie desiderate, che verranno saranno recapitate a domicilio, nel giro di 7/10 giorni. Grazie per l'attenzione. Laudetur Jesus Christus. 

Sergio Russo

giovedì 29 ottobre 2026

                                 §

Don Paolo Martin Sanguiao

Chiesetta di Sant'Agostino, che custodisce la Madonnina delle Lacrime di Sangue 
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mercoledì, ottobre 28, 2026

Sulla carenza di esorcisti. L'analisi di un'emergenza sociale in un video di don Marcello Stanzione


di Veronica Cireneo 

• Si avvicina la festaccia di fine ottobre e già da tempo si accavallano richieste e offerte di partecipazione agli orridi eventi ornati di demoni e zucche. Mammine pericolosamente ingenue si affannano a cercare la più bella mascherina da mostro che c'è, perché non sia mai che il figlio resti indietro a qualcuno, nella corsa verso cosa (?!)...nessuno lo sa.

Dall'altro canto monta insistente la voce di coloro che vorrebbero mettere in guarda gli sprovveduti dai rischi che si corrono ad osannare il diavolo anche per scherzo e anche per un solo giorno. Non sono parole inventate da improbabili detrattori. Ma la logica conseguenza di affermazioni di "esperti dell'occulto" come sostiene Anton S.A.Lavey fondatore della Chiesa di Satana. Feste che comportano conseguentemente l'impennata delle richieste di liberazione spirituali.


• Recentemente affrontammo In questo articolo il tema dell'aumento vertiginoso delle richieste di liberazione, che facemmo seguire da un appello ai vescovi finalizzato ad ottenere molte nuove nomine di esorcisti, dato il numero esiguo rispetto all'emergenza sociale, perché chiunque sia nel bisogno possa trovare il necessario soccorso, a differenza dei tanti attualmente abbandonati a loro stessi, per mancanza di esperti.

Per lo stesso motivo, nel mese di marzo u.s. si svolgeva in Vaticano un'udienza privata concessa da Papa Leone XIV al Presidente dell' Associazione Internazionale Esorcisti Mons Karel Orlita e al vicepresidente padre Francesco Bamonte.

Don Marcello Stanzione, angelologo 

• In questa sede - su suggerimento di un amico che si pregia di conoscere personalmente il sacerdote - vogliamo offrire alla vostra attenzione la conferma dell'emergenza sociale costituita dalla carenza di esorcisti, raccontata dettagliatamente in questo breve VIDEO realizzato da don Marcello Stanzione, angelologo e parroco della Parrocchia di Santa Maria La Nova in Campagna (SA), che afferma:

"In molte diocesi gli esorcisti scarseggiano, mentre crescono le richieste di aiuto spirituale, e spesso i fedeli si ritrovano senza un sostegno concreto" .

Don Marcello non è un esorcista ufficiale. Limita la sua funzione alla recita di preghiere di liberazione, eppure riceve ogni giorno decine di richieste di aiuto. Insieme al suo viceparroco, dedica anche 40 minuti o più ad ogni persona per cercare di stare al passo con la gravità, via via, manifestata nei casi individuali.

Il sacerdote auspica vivamente che la Santa Sede voglia ottenere per il popolo di Dio, quanto domandatole  dall’Associazione Internazionale degli Esorcisti e cioè che:

- ogni Diocesi abbia almeno un esorcista ben formato perché il dono della liberazione possa essere più accessibile a chiunque ne abbia bisogno.

- i seminaristi imparino a riconoscere il male alla luce del Vangelo - ricordando che nel mondo ci sono poco più di 400 esorcisti in tutto, con l’Italia in testa che ne conta circa 240.

Invocazione a San Michele, in latino

Don Marcello, angelologo, riterrebbe altresì essenziale il ripristino, alla fine di ogni Santa Messa, dell'antica invocazione a San Michele ed invita tutti a ricorrervi spesso anche nelle devozioni private.

Invocazione a San Michele, in italiano
• Chi desideri ulteriori informazioni o necessiti  incontrare don Marcello Stanzione, che riceve solo su appuntamento scriva:

- un SMS al numero +39 333 6300481 (segreteria)
-oppure una mail a donmarcellostanzione@tiscali.it .

​•Altro collegamento per il video di cui sopra https://youtu.be/1Aqqe7bkB0I?is=_nN9wwc1l-BgGNRb


P.S: questo articolo verrà fatto seguire da un altro che spiega nei dettagli i rischi fisici e spirituali che si corrono partecipando alla festa pagana di Halloween 


Veronica Cireneo,

docente, saggista, amanuense,co-fondatrice del movimento degli Alleati dell'Eucarestia e del Vangelo https://t.me/alleanza3 

Mercoledì 28 ottobre 2026

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martedì, ottobre 27, 2026

Quel diabolico pregiudizio contro il latino. Sull'utilità di tornare alla lingua madre della Chiesa. P. Giuseppe Agnello


a cura di Veronica Cireneo 

Dati e constatati i fatti del "gran rifiuto" nelle tre giornate di Roma, che, alla stregua delle storiche cinque giornate di Milano, hanno visto barricate in Piazza San Pietro per impedire l'accesso in Basilica ai pellegrini del 15' Summorum Pontifucum, difensori della Tradizionale Cattolica, offriamo alla vostra attenzione, spirituale, queste riflessioni di Padre Giuseppe Agnello sulla necessità di ritornare al latino nella liturgia e nella devozione privata. La lingua madre della Chiesa da secoli usata per: " onorare il Fíglio di Dio con un “proprium” linguístico comune, provvidenziale e sovranazionale". Buona lettura e diffusione.

Roma: il gran rifiuto. Domenica 25 ottobre 2026

§§§


LATINORUM O LÍNGUA ETERNA?


• Esiste un pregiudízio diabòlico da abbàttere, quando parliamo del latino. Questo pregiudízio contraddice tutta la stòria della Chiesa e spiega male anche quella piaga ecclesiale della mano sinistra (divisione nel culto tra clero e fedeli) che il beato Antònio Rosmini Serbati proponeva di sanare con accorgimenti molto pràtici.

Questo pregiudízio è che il latino sia una língua morta, divisiva, elitària, e quindi da usare il meno possíbile, per mantenere il Vangelo “popolare” e il culto comprensíbile a tutti.

Sappiamo dalla stòria che anche il greco bíblico è stato una língua comune non letterària, la cui sacralità è crollata appena si è spiegato che l’ispirazione dei libri sacri non è affatto meccànica.

Quando però il greco divenne língua elitària, colta e dei ricchi, anche la liturgia cattòlica, che lo conservò fino agli inizî del III sècolo, nonostante in greco fosse scritto il Nuovo Testamento, cessò di usarlo e volle “parlare” il latino, come testimòniano le due traduzioni latine che precèdono la Vulgata di san Giròlamo e sono dette “prische versioni”: l’Ítala e l’Afra, che risàlgono al II sècolo.

• Dunque il latino cristiano spunta presto, ma la latinizzazione della liturgia romana è un processo lentíssimo che sappiamo compiuto alla fine del III sècolo. Dalla Chiesa africana e dal pòpolo romano di úmili, doveva dunque arrivare quella novità che per l’Impero era un “sermo cotidianus”, ma per la Chiesa diventerà strumento único di espressione e modo di onorare il Fíglio di Dio con un “proprium” linguístico comune, provvidenziale, sovranazionale, non imposto per decreto, ma divenuto importante, perché:

- si predicava in latino,

- si rifletteva sulle verità di fede in latino,

- si componèvano Inni e canti in latino, e 

- tutta la vita ecclesiàstica nel III sècolo era vissuta in latino.

A ciò si aggiunga che d’ora innanzi il latino ecclesiàstico avrà una potenza simbòlica che gli resterà per sempre:

- è la língua dei vinti che sono diventati vincitori, 

- dei martirizzati che hanno dato la loro bella testimonianza a Cristo (Cfr Acta martyrum Scillitanorum);

- dell’Eterna che diventa Cristiana.

• Quindi le accuse mosse al latino, piuttosto che ad esso si potrèbbero muòvere ad ogni língua sconosciuta che si impone come veícolo di trasmissione non richiesta, non necessària, non insegnata e svelata, ma onnipresente (penso a tutti i foresterismi ed esotismi che sovrabbòndano senza motivo nell’italiano di alcune discipline e anche dell’uomo comune).

Il latino, però, se da língua popolare è diventato via via sconosciuto, non ha mai perso la sua vocazione ad èssere necessàrio per unire, illuminare, ed elevare il pòpolo di Dio oltre ogni differenza nazionale, e fare accèdere in modo sicuro all’antichità e alla Tradizione, non come vi accede uno snob, ma come vi accede l’erede che ha diritti incontestàbili sull’eredità.

• Si pensa che sia retòrico l’adàgio “Língua latina, língua aeterna”, ma è pròprio l’eternità del dogma che spiega il latino nella Chiesa non come relitto museale, ma come freschezza intatta della fede.

La Chiesa sa bene che la Sacra Scrittura non le è stata dettata in latino da Dio in persona o da un suo àngelo, come pènsano dei proprî testi sacri altre religioni; sa che può tradurre i testi sacri in perfetta sintonia con l’agire di Dio che si è incarnato ed è entrato nella stòria di un ben preciso pòpolo; ma sa altresí che il depòsito della fede è stato meditato, sviscerato e pregato in una língua che da popolare è divenuta ecclesiale, litúrgica e condivisa senza fare torto a nessuno, ma arricchendo tutti.

Bisogna però istruire i fedeli, perché è sempre “l’ignoranza” della pròpria fede il problema di tutte le derive moderniste e neomoderniste.

Istruire per fare quindi gustare, capire, e difèndere una língua ufficiale e litúrgica, che, pròprio perché “della Chiesa” e non di chi ad essa non appartiene, è sacra e pregnante di significati altrimenti traditi o annacquati.

Tradurre costantemente, com’è necessàrio nelle língue volgari, se da una parte favorisce un appròccio immediato al comprendònio, dall’altra allontana le nuove generazione dallo stesso senso che alle parole hanno dato le precedenti generazioni.

• Se màncano l’annúncio, le catechesi, la mistagogia, anche le parole piú comuni del rito pòssono restare un mistero o un fatto intuitivo in una cerimònia ripetitiva. 

Chi sa che “Osanna” vuol dire “rendi salvo”; “Allelúia” vuol dire “Lodate Dio”; “Amen” corrisponde ad “è vero”; e “Kyrie eleison” a “Signore, pietà”, non dice queste parole come il pappagallo ripete ciò che ha sentito, ma prega con la consapevolezza dei contenuti della preghiera. Lo stesso lo si può dire per “Dominus vobicum” (= Il Signore sia con voi), “Sursum corda” (= in alto i cuori), e per una Messa intera celebrata in latino.

• Basta avere i messalini bilíngue (in latino e nelle língue volgari) o traduzioni interlineari, se non si è studiato il latino e non lo si conosce. Anche in questo caso, come vale per ogni cosa, è l’amore che muove verso il concreto superamento degli ostàcoli reali o supposti. Ma è pròprio questo che manca!

• E non dirò che manca l’amore al latino, perché questo riporterebbe il latino a una delle tante língue che si pòssono imparare o non imparare “secondo gusto e utilità”; ma manca l’amore alla Sposa di Cristo, che per mezzo di papi e di santi ha costantemente raccomandato di impararlo. L’amore a sé stessi e l’individualismo feroci, entrati pure nei seminarî, condúcono infatti a rèndere léttera morta ogni raccomandazione ed esortazione, ogni precetto e indicazione del Diritto canònico, sicché la pigrízia si giustífica con il superamento richiesto dal tempo presente.

Non elencherò tutti i documenti magisteriali che pàrlano con chiarezza del latino, della sua importanza, dei suoi mèriti e vantaggî.

• Vòglio ricordare anzitutto una contraddizione evidente di tutti coloro che invòcano il Concílio Vaticano II per i proprî fini di rottura, ma lo tradíscono allegramente quando è chiaro su ciò che loro non garba, in questo caso il latino.

Cito per questo un passàggio del libro-intervista di Vittòrio Messori a Joseph Ratzinger: "Rapporto sulla fede (Ediz. Paoline, Alba 1985) :

" Per lui, pròprio nel campo litúrgico  ̶ sia negli studî degli specialisti che in certe applicazioni concrete ̶  si constaterebbe «uno degli esempî piú vistosi di contrasto tra ciò che dice il testo autèntico del Vaticano II e il modo con cui  è stato poi recepito e applicato».

Esèmpio fin troppo famoso, si sa (ed esposto al ríschio di strumentalizzazioni), è quello dell’impiego del latino, sul quale il testo conciliare è esplícito:

«L’uso della língua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini» (Sacrosanctum Concilium n.36).

Piú avanti i Padri raccomàndano:

«Si àbbia cura che i fedeli sàppiano recitare e cantare insieme, anche in língua latina, le parti dell’Ordinàrio della messa che spèttano ad essi» (n.54).

 Piú avanti ancora, nello stesso documento:

 «Secondo la secolare tradizione del rito latino, per i chièrici sia conservata nell’Uffício divino la língua latina» (n.101). 

Scopo del collòquio col cardinale Ratzinger, dicevamo all’inízio, non era certo méttere in rilievo il nostro punto di vista, bensí riferire quello dell’intervistato.

…È un fatto oggettivo che, anche solo limitàndosi all’uso della língua litúrgica, balza agli occhî il contrasto tra i testi del Vaticano II e le successive applicazioni concrete. Non si tratta di recriminare ma di sapere, da una voce autorévole, come mai questo gap si sia verificato.

Lo vedo scuòtere il capo:

«Che vuole, anche questo è tra i casi di una sfasatura  ̶ purtroppo frequente in questi anni ̶  tra il dettato del Concílio, la struttura autèntica della Chiesa e del suo culto, le vere esigenze pastorali del momento e le risposte concrete di certi settori clericali. Eppure la língua litúrgica non era affatto un aspetto secondàrio.

All’orígine della frattura tra l’Occidente latino e l’Oriente greco c’è anche una questione di incomprensione linguística. È probàbile che la scomparsa della língua litúrgica comune possa rafforzare le spinte centrífughe tra le vàrie àree cattòliche».

Aggiunge però súbito:

«Per spiegare il ràpido e quasi totale abbandono dell’antica língua litúrgica comune bisogna in verità anche rifarsi a un mutamento culturale dell’istruzione púbblica in Occidente. Come professore, ancora agli inízio degli anni Sessanta potevo perméttermi di lèggere un testo in latino a gióvani provenienti dalle scuole secondàrie tedesche. Oggi questo non è piú possíbile»» (p 125-127).

Ci rassegniamo al tramonto o alla fine? La Chiesa non lo fa, il cardinale intervistato e poi divenuto papa nel 2005 non lo fa; e nemmeno noi lo facciamo. Papa Benedetto XVI, nell’esortazione post-sinodale Sacramentum Caritatis, dice:

«… Piú in generale, chiedo che i futuri sacerdoti, fin dal tempo del seminàrio, síano preparati a comprèndere e a celebrare la santa Messa in latino, nonché a utilizzare testi latini e a eseguire il canto gregoriano; non si trascuri la possibilità che gli stessi fedeli síano educati a conóscere le piú comuni preghiere in latino, come anche a cantare in gregoriano certe parti della liturgia» (n.62).

 


• Concludo con una conferma sui frutti di questa raccomandazione laddove sia accolta.

Nella conversione del comunista Giovanni Lindo Ferretti, che di recente si è raccontato nella sua biografia: “Ora et labora. Difendi, conserva, prega” (Ediz. Compagnia editoriale Aliberti, pp 32-33), il latino emerge come língua della preghiera memorizzata e capita, benché non nella língua madre, che per lui e i suoi era il dialetto, né nella língua dell’Itàlia unificata che per tutti è l’italiano.

Scrive:

«Nella mia vita, prima del perché si prega, c’è stato il come si prega, l’ho imparato secondo un cànone, appartengo ad una tradizione religiosa. Ne ringràzio Dio» (p.14).

«Si prega in latino, bisogna memorizzarlo, imparare cosa vuol dire, impararlo in italiano» (p.24).

«La rècita del Rosàrio è stato, negli anni della vecchiàia e malattia di mia madre, la nostra àncora di salvezza.

Quando ha cominciato a pèrdere pezzi di sé, i mèdici parlàvano di Alzheimer, consigliàvano psicofàrmaci, sedativi; era sul finire del giorno che tutto precipitava ed è stato sul finire del giorno che io e lei, rifacèndoci alla nostra tradizione, abbiamo ripreso in mano le corone: lei la sua che non usava da tempo; io quella di mia nonna che avevo conservato. Abbiamo riscoperto la potenza del Rosàrio e fino all’último giorno ne abbiamo usufruito.

̶ Mamma, si fa búio: è ora di dire il Rosàrio.

̶ Sí, bravo. Ma lo comandi tu che io sono un po’ confusa.

̶ Non ti preoccupare, cominciamo, poi viene da sé.

Deus, in adiutorium meum intende…» [= O Dio, vieni a salvarmi…] (pp 32-33).

• Questa testimonianza mi dà una speranza: dove non potérono i pontéfici, potranno i fedeli col santo rosàrio in latino.

Padre Giuseppe Agnello 

ottobre a D. 2026

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