lunedì, maggio 04, 2026

Come vivere e santificare maggio: il mese della Madonna del Rosario. Pausa social


di Veronica Cireneo 

Carissimi, per onorare la Regina del Rosario, offriamo in questo articoletto delle semplici istruzioni che don G. Tomaselli suggerisce per non farci sfuggire l'occasione di santificare il mese di Maggio. A questo scopo cogliamo l'occasione per dire che i nostri canali faranno una pausa social per meglio interiorizzare  i molteplici e variegati  contenuti appresi in rete. Approfondire la Fede con lo studio privato, i cenacoli in presenza, l'adorazione eucaristica diventa infatti moralmente obbligatorio per colmare la discrepanza che inevitabilmente si creerebbe tra la teoria e la pratica della Fede, quando mai ci affidassimo al silenzio sacro,  mai vuoto. 

Affinché il mese di Maria produca maggiori frutti, suggeriamo allora di tenere in conto questi semplici consigli pratici che don Giuseppe Tomaselli ci presenta nel suo  "Regina e Madre di Misericordia. Mese di Maggio": 

"1) Al principio di Maggio ci si proponga di ottenere dalla Madonna qualche grazia particolare: come l’assistenza nella scelta dello stato di vita … la forza per custodire bene il giglio della purezza … la protezione sul letto di morte … la conversione di qualche peccatore … ecc.

2) Si combatta il difetto nel quale lungo il giorno si cade con più frequenza: l’impazienza… la mormorazione … l’oziosità… la pigrizia spirituale …

3) La Comunione si riceva con frequenza, possibilmente ogni giorno.

4) Si pratichi il fioretto quotidiano e si abbia zelo di farlo conoscere agli altri.

5) Si adorni l' immagine della Vergine con fiori e lampade, un casa, affinché serva di richiamo ai familiari. Davanti a quest’immagine si reciti il Rosario in comune, invitando, quando se ne ha possibilità, anche i vicini di casa.

6) In un giorno di Maggio si faccia l’atto solenne di Consacrazione della famiglia al Cuore Immacolato di Maria, oppure, se di già si è fatto, si rinnovi con solennità".

Esistono diversi atti di consacrazione, ma in questa sede intendiamo proporre quello redatto da San Luigi Maria Grignon de Montfort, il nostro preferito, su tutti:

Atto di consacrazione a Maria Immacolata di  S. Luigi M. Grignon di Montfort

“Io, peccatore infedele, rinnovo oggi e ratifico nelle tue mani, o Maria Immacolata, i voti del mio battesimo. Rinunzio per sempre a Satana, alle sue pompe e alle sue opere e mi do interamente a Gesù Cristo, la sapienza incarnata, per portare la mia croce dietro a Lui tutti i giorni di mia vita.

E affinché io gli sia più fedele che nel passato, ti scelgo oggi o Maria alla presenza di tutta la corte celeste per mia madre e padrona. A te, come uno schiavo, io abbandono e consacro il mio corpo e l’anima mia, i miei beni interni ed esterni, e il valore stesso delle mie buone opere passate, presenti e future, lasciandoti un intero e pieno diritto di disporre di me e di tutto ciò che mi appartiene, senza eccezione, a tuo piacimento, per la maggior gloria di Dio nel tempo e nell’eternità. Amen" 

A Dio piacendo, arrisentirci a giugno con un paio di nuove attività, al momento in itinere, utili a glorificare il Corpo Mistico di Cristo, la Santa Chiesa con i Suoi ministri e il Sacro Cuore di Gesù, sempre più indegnamente oltraggiati. Lo stesso che vediamo verificarsi  nei confronti della Vita stessa, in tutte le sue migliori forme, da parte degli uomini che, capitanati dal Maligno, momentaneamente governano il mondo. Caratterizzati dalla soprannaturale cattiveria tipica dei demoni - mistero di iniquità - spiegano coi fatti che l'inferno c'è. 

Consacriamo allora nel nostro intimo il mondo intero, così bisognoso di Grazie, Perdono e Conversione, al Cuore Immacolato di Maria per un fruttuoso mese di Maggio, in tutti gli uomini di buona volontà, senza per questo dimenticare, come ci insegna il dottor Angelicus, che per non fare parte della schiera degli immorali sarà necessario coltivare una santa ira, solo obbligatoriamente finalizzata alla difesa degli innocenti e della Verità. Così sia.

Sia lodato e ringraziato in ogni momento Gesù nel Santissimo Sacramento dell'Altare 

Veronica Cireneo 

5 maggio a D. MMXXVI

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Supremi Apostolatu: enciclica sul Santo Rosario di Papa Leone XIII. a.D.1883



a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi, offriamo alla vostra attenzione, nulla di più adatto per il mese di maggio, questa Lettera Enciclica sul Santo Rosario di Papa Leone XIII, pubblicata il 1° settembre 1883. Documento, noto anche come l'enciclica sul Rosario, che ha lo scopo di promuovere la devozione alla Madonna del Rosario: rimedio per ogni male di tutti i tempi. Buona lettura e divulgazione

§§§

Fu in ogni tempo lodevolissimo ed inviolabile costume del popolo cattolico ricorrere nei trepidi e dubbiosi eventi a Maria e rifugiarsi nella sua materna bontà. Ciò dimostra la fermissima speranza, anzi la piena fiducia, che la Chiesa cattolica ha sempre a buon diritto riposto nella Madre di Dio. 

Infatti la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne una maggiore. 

E poiché la gioia per Lei più gradita è quella di aiutare e consolare ogni singolo fedele che invochi il suo soccorso, non vi può essere dubbio che Ella voglia molto più volentieri accogliere, anzi esulti nel soddisfare i voti di tutta la Chiesa.

Ma questa così ardente e fiduciosa devozione verso l’augusta Regina del cielo più chiaramente apparve quando la violenza degli errori largamente diffusi, o la corruzione strabocchevole dei costumi, o  l’impeto di potenti nemici, parve mettere in pericolo la Chiesa militante di Dio.

Le memorie antiche e moderne, e i sacri fasti della Chiesa ricordano le pubbliche e private preghiere e i voti innalzati alla Gran Madre di Dio, nonché i soccorsi, la pace e la tranquillità concessi da Dio per sua intercessione. 

Da qui ebbero origine quei titoli insigni con i quali i popoli cattolici la salutarono Ausiliatrice dei cristiani, Soccorritrice, Consolatrice, 

Arbitra delle guerre, Trionfatrice, Apportatrice di pace. Fra tali titoli si vuole in primo luogo ricordare quello così solenne del Rosario, con cui furono consacrati all’immortalità i sommi suoi benefici verso l’intera cristianità.

Pertanto, poiché risulta che questa preghiera è tanto cara alla Vergine, e tanto efficace per la difesa della Chiesa e del popolo cristiano, nonché per impetrare da Dio pubblici e privati benefici, non stupisce che anche altri Pontefici Nostri Predecessori si siano adoperati con parole di altissimo encomio per diffonderla. 

Mossi da queste considerazioni e dagli esempi dei Nostri Predecessori, riteniamo assai opportuno, nelle presenti circostanze, ordinare solenni preghiere affinché la Vergine augusta, invocata col santo Rosario, ci impetri da Gesù Cristo, Suo Figlio, aiuti pari ai bisogni.

Voi vedete, Venerabili Fratelli, le incessanti e gravi lotte che travagliano la Chiesa. La pietà cristiana, la pubblica moralità e la stessa fede – il più grande dei beni, e fondamento di tutte le altre virtù –sono esposte a pericoli sempre più gravi. 

Così pure Voi non solo conoscete la Nostra difficile situazione e le Vostre molteplici angustie, ma per la carità che a Noi sì strettamente Vi unisce, Voi le soffrite insieme con Noi. Ma il fatto più doloroso e più triste di tutti è che tante anime, redente dal sangue di Gesù Cristo, come afferrate dal turbine di questa età aberrante, vanno precipitando in un comportamento sempre peggiore, e piombano nell’eterna rovina.

Il bisogno dunque del divino aiuto non è certamente minore oggi di quando il glorioso San Domenico introdusse la pratica del Rosario Mariano per guarire le piaghe della società. 

Egli, illuminato dall’alto, vide chiaramente che contro i mali del suo tempo non esisteva rimedio più efficace che ricondurre gli uomini a Cristo, che è "via, verità e vita", mediante la frequente meditazione della Redenzione, ed interporre presso Dio l’intercessione di quella Vergine a cui fu concesso di "annientare tutte le eresie". 

Per questo motivo egli compose la formula del sacro Rosario in modo che fossero successivamente ricordati i misteri della nostra salvezza, e a questo dovere della meditazione s’intrecciasse un mistico certo di salutazioni angeliche, intercalate dalla preghiera a Dio, Padre del Nostro Signore Gesù Cristo. 

Noi dunque, che andiamo ricercando un uguale rimedio a simili mali, non dubitiamo che la stessa preghiera, introdotta dal santo Patriarca con così notevole vantaggio per il mondo cattolico, tornerà efficacissima nell’alleviare anche le calamità dei nostri tempi.

Noi pensiamo che sia da attribuire a divino favore il fatto che, anche in momenti tanto burrascosi per la Chiesa come questi, si siano mantenute salde e fiorenti nella maggior parte del popolo cristiano l’antica venerazione e la pietà verso la Vergine augusta.

Ma ora Noi speriamo che, incitati da queste Nostre esortazioni ed infiammati dalle Vostre parole, i fedeli si metteranno con sempre più ardente entusiasmo sotto la protezione e l’assistenza di Maria, e continueranno ad amare con crescente fervore la pratica del Rosario, che i nostri padri solevano considerare non solo come un potente aiuto nelle calamità, ma anche come un nobile distintivo della cristiana pietà. 

La celeste Patrona del genere umano accoglierà benigna le umili e concordi preghiere, e agevolmente otterrà che i buoni si rinvigoriscano nella pratica della virtù; che gli erranti ritornino in sé e si ravvedano; e che Dio, vindice delle colpe, piegato a misericordiosa clemenza, allontani i pericoli e restituisca al popolo cristiano e alla società la anto desiderata tranquillità.

Leone XIII “SUPREMI APOSTOLATU, settembre 1883

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5 maggio 2026

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La Santa Vergine Maria: una Maternità vera nel cuore della Chiesa



a cura di Veronica Cireneo

Un piccolo, doveroso omaggio alla Beata Vergine Maria, Regina del Santo Rosario e nostra Madre, nel mese di maggio a Lei dedicato. Buona lettura.

§§§

«Abbiamo una Madre!» — questa esclamazione racchiude una profonda verità di fede. La ragazza di Nazareth, scelta da Dio per essere la Madre di Gesù, non appartiene solo al passato della storia della salvezza: è anche nostra Madre.
Ai piedi della croce, Gesù dice: «Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua madre» (Gv 19,26-27).
In quel momento decisivo, Maria ci viene donata come Madre. Ma cosa significa realmente? È solo un bel modo per dire che Maria si prende cura di noi? Gesù ci "presta" Maria come una sorta di madre adottiva, in senso figurato? La maternità di Maria nei confronti dei cristiani non è una situazione "finta": è un legame vero che tocca la parte più intima del nostro essere. Anzi, questo legame è persino più profondo di quello che ci unisce alle nostre madri biologiche!

Chi è il "Cristo totale"?

Molti fraintendimenti su Maria derivano, nella loro essenza, da fraintendimenti su Gesù stesso: la Madre può essere compresa solo alla luce del Figlio. E chi è questo Figlio? Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo.
Maria è sua Madre perché gli ha dato un corpo umano, rendendo possibile l'ingresso della seconda Persona della Santissima Trinità nella nostra storia.
La tradizione parla del "Cristo nella sua interezza": non solo Gesù stesso, il Capo, ma anche tutti coloro che sono uniti a Lui come membri del Suo Corpo, che è la Chiesa. Pertanto, Gesù non è isolato: vive unito a noi e noi a Lui. E come in un corpo c'è un'anima che dà vita a tutte le sue membra, così anche in questo Corpo Mistico è lo Spirito Santo che dà vita, unisce e fa crescere tutti in Cristo.

Non si tratta di una relazione meramente simbolica, ma di un'unione vera e vitale, più profonda di qualsiasi legame naturale o fisico. Mentre le membra del corpo umano sono unite da vincoli materiali, noi siamo uniti a Cristo per grazia, che è partecipazione alla vita stessa di Dio. Questa unione interiore, operata dallo Spirito Santo, raggiunge l'essenza più profonda della persona e non si dissolve con la morte, anzi, è chiamata a crescere fino alla sua pienezza. È in questa unione che troviamo la nostra vera identità e il significato ultimo della nostra esistenza: vivere uniti a Cristo come membra viventi del suo Corpo.

Maria, di chi è la madre?

Arriviamo quindi a Maria, Madre del “Cristo nella sua interezza”. Quando l’angelo Gabriele accolse il suo “sì”, non fu accettata solo la maternità di Gesù, ma l’intero disegno di Dio: diventare sua Madre e, in Lui, anche nostra Madre. Nel suo grembo, per opera dello Spirito Santo, si formò il corpo umano di Gesù; ma, nel suo cuore, da allora ha accolto tutti noi come suoi figli. Ciò che accade sul Calvario, quando Gesù ce la dona come Madre, non è qualcosa di completamente nuovo, ma la conferma di questo mistero iniziato con l’Annunciazione.

Conclusione

Alla luce di questa profonda unione tra noi e Gesù, la maternità di Maria si comprende meglio. Essendo la Madre del Capo, è anche, in un certo senso, la Madre di tutto il Corpo. È a questa vita di grazia che Maria ha detto "sì"; è a questa vita che ha aperto il suo cuore come un vero grembo spirituale. Ed è in questa vita che continua a prendersi cura di noi, a nutrirci e ad educarci come suoi figli. Una vita che non si conclude con la morte, ma trova la sua pienezza nella perfetta unione con Cristo, suo Figlio – un'unione in cui anche la maternità di Maria raggiunge la sua massima espressione. Nulla sulla terra è paragonabile all'amore di una madre, eppure l'amore di Maria per noi è ancora più profondo.

Grazie, cara mamma!

5 maggio 2026

Articolo comparso in origine sul sito portoghese della FSSP  ( società di vita apostolica di diritto pontificio. I suoi membri sono sacerdoti cattolici dediti al ministero pastorale e alla formazione e santificazione dei sacerdoti).

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venerdì, maggio 01, 2026

Il catechismo del buon esempio/5: L'importanza del Silenzio Liturgico. Mauro Bonaita




a cura di Veronica Cireneo 

Uno dei guasti più gravi che la Riforma ha prodotto nella Santa Messa, non è stato tanto il divieto dell'uso della lingua latina, quanto l'assalto al silenzio: silenzio sacro che è parte integrante della liturgia e condizione privilegiata e indispensabile, perché l'anima si metta in intimo colloquio col Suo Signore. Ma il continuo botta e risposta, tra il celebrante e i fedeli previsto nel Rito Riformato, anche a ridosso dei momenti centrali e più solenni della Santa Messa, sommato ad un diffuso chiacchiericcio di base, se non lo impediscono in pieno, certamente non lo agevolano. Approfondisce l'argomento l'amico Mauro Bonaita in questo studio, corrispondente alla quinta parte della sua  Rubrica: "Il Catechismo del buon esempio".  Buona lettura

§§§

 OSSERVARE IL SACRO SILENZIO COME PARTE INTEGRANTE DELLA LITURGIA

Il “Sacrosantum Concilium” [1] parla di un “sacro silenzio” in cui Dio si comunica a noi. Il silenzio durante la liturgia, parte integrante di essa, ci permette di stare in raccoglimento per ascoltare la Sua Voce. E dovremmo favorire e rispettare anche il raccoglimento degli altri,  perché il sacro silenzio non è una semplice norma di rispetto umano, ma è anche e soprattutto un “precetto liturgico”.

Il Messale Romano così ne parla:

"Si deve anche osservare, a suo tempo, il sacro silenzio, come parte della celebrazione. La sua natura dipende dal momento in cui ha luogo, nelle singole celebrazioni. Così, durante l’atto penitenziale e dopo l’invito alla preghiera, il silenzio aiuta il raccoglimento; dopo la lettura o l’omelia, è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltato; dopo la Comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica.

Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sagrestia e nel luogo dove si assumono i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione". [2]

Ci sono quindi diversi momenti per questo silenzio: prima della messa, dopo l’atto penitenziale, dopo la preghiera del Padre Nostro e dopo la Comunione: è di quest’ultimo momento che ci vorremmo qui occupare.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica così recita:

La presenza eucaristica di Cristo inizia al momento della Consacrazione e dura finché sussistono le specie eucaristiche”. [3]

(...) sussistenza che la scienza comprende nell'arco di tempo di circa 15 minuti.

La manducazione della Santa Ostia non è un semplice processo della digestione, ma è la “compenetrazione” di Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo con la nostra duplice natura: corpo e anima. Laddove il corpo si ciba degli “accidenti” , mentre l’anima si “nutre” della “sostanza” (...)

Il nutrimento di cui si beneficia l’anima è dato dai frutti della Santa Comunione che sono: l’accrescimento della nostra unione a Cristo [CCC 1391.], l'accrescimento e rinnovamento della vita di grazia ricevuta nel Battesimo [CCC 1392.], la separazione dai peccati commessi e la preservazione da quelli futuri [CCC 1393.], la fortificazione della carità che, (…) vivificata, cancella i peccati veniali [CCC 1394.], la preservazione dai peccati mortali [CCC 1395.] e l'impegno nei confronti dei poveri [CCC 1397].

(...) il Sacro silenzio favorisce certamente la qualità di questi frutti, di cui sicuramente non c’è pericolo di farne indigestione.

Si capisce quindi che sarebbe opportuno, dopo la Comunione, evitando chiacchiericci o le corse al bar o al supermercato, restare per almeno 15 minuti in preghiera a raccogliere i frutti di questo mirabile Sacramento come raccomandano i Santi.

Trascorso questo tempo sarà opportuno lasciare silenziosamente la chiesa, anche per non distrarre quei fedeli che desiderano prolungare il loro ringraziamento e restare anche oltre il quarto d'ora in compagnia di Colui che Amiamo e che abbiamo ricevuto rendendoci Tabernacoli viventi, misteriosa realtà spiegata bene da questo episodio riguardante San Filippo Neri.

Si racconta che un giorno, mentre il Santo stava celebrando la Messa, un signore ricevette la Comunione e subito dopo uscì di chiesa, dimostrando di non avere riguardo per la Presenza del Signore in lui. San Filippo, allora, chiese a due chierichetti di seguire l’uomo, tenendo due candele accese. I due così fecero e quando l’uomo si accorse di loro, dopo un po’ di cammino per le strade di Roma, decise di tornare in chiesa a chiedere spiegazioni. San Filippo rispose dicendo che si deve rendere il dovuto rispetto al Signore che si sta letteralmente portando all’interno di sé. “Poiché trascuri di adorarlo – concluse – ho mandato due accoliti a prendere il tuo posto!”. Da allora, l’uomo decise di essere più consapevole della presenza di Dio. [4]

I chiacchiericci e le risate anche più innocenti, facciamole dunque fuori dai luoghi sacri riservati alla preghiera. alla contemplazione e al silenzio[5], affinché la nostra partecipazione liturgica, ed anche quella altrui, possa divenire più profonda, autentica e quindi: più fruttuosa.

Papa Pio XII nella Mediator Dei al riguardo dice:

Si allontanano dal retto sentiero coloro i quali (...) affermano e insegnano che, finita la Messa, non si deve prolungare il ringraziamento”. 

Mauro Bonaita, Reggio Emilia 

30 aprile a.D 2026

Per approfondire, consultare i seguenti documenti:

[1] – Sacrosantum Concilium [30.] – (Paolo VI - 4.12.1963)
[2] – “Messale Romano” [45.]
[3] – “Catechismo Chiesa Cattolica” [1377.]
[5] – “Catechismo Chiesa Cattolica” [2717.]
 
 
LINK DEL PDF:

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martedì, aprile 28, 2026

Convegno internazionale: La Beatissima Vergine Maria nel dogma e nel culto. In Ottobre a Roma.

 



a cura di Veronica Cireneo 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, perché ne prendiate nota, questo appuntamento, seppur con un certo anticipo, in onore della Beata Vergine Maria, che particolarmente imploreremo nel mese di maggio, in arrivo. Si tratta di un Convegno internazionale, che si terrà a Roma nei giorni 7-8 Ottobre 2026. Gradita la diffusione

 §§§

De Maria numquam satis

La Beatissima Vergine Maria nel dogma e nel culto.

Contributi teologici e storici

Convegno internazionale

                       Istituto Patristico Augustinianum


La celebre sentenza: "De Maria numquam satis"  – “Di Maria non si dirà mai abbastanza” – tradizionalmente attribuita a san Bernardo di Chiaravalle, esprime con felice sintesi una convinzione profonda della tradizione cristiana: la riflessione sulla Beatissima Vergine Maria non conosce esaurimento, perché la singolare missione di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa apre continuamente nuovi orizzonti alla comprensione della fede.

Il convegno internazionale "De Maria numquam satis" , intende offrire un qualificato contributo a una riflessione che, proprio perché mai conclusa, rimane sempre vitale e feconda.

Da un lato, l’attenzione ai grandi nodi dogmatici mariani ci aiuta a comprendere il fondamento dottrinale del culto alla Beatissima Vergine, Madre del Verbo Incarnato; dall’altro, lo studio delle forme storiche della devozione mariana illumina il modo in cui la fede della Chiesa si è espressa, e potrà esprimersi, nel corso della storia, senza mai esaurire la ricchezza del mistero di Maria. 

Qui la fonte

 aprile 2026

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Frenesia: madre dell'inappetenza dei beni del Cielo. Plinio Corrêa de Oliveira

 


a cura di Veronica Cireneo 

Questo breve testo di Plinio Corrêa de Oliveira tratto dal n.120 del «Catolicismo»,  del dicembre 1960 pone delle semplici domande intorno alla capacità della meditazione nella frenesia tipica della vita moderna. Sono domande che tornerà utili rivolgere anche a noi stessi che oltre alla frenesia delle città siamo anche sottoposti a quella del mondo virtuale... Attenzione! Perdere l'interiorità è un guaio. È lì che abita Dio. Buona lettura 

§§§

(...) nelle frenetiche grandi città moderne, tutto è movimento, sensazione, eccitazione, fretta.

Sarebbe possibile per i cittadini delle moderne babilonie conservare quella splendida serenità spirituale, che prepara le anime per le più alte vette dello studio o della meditazione?

Chi non vede quanto l’agitazione del mondo moderno allontani la stragrande maggioranza degli uomini dal gusto di raccogliersi in Dio per studiare o per meditare?

Nel Cielo, dice S. Agostino, "riposeremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo. Ecco quel che si avrà senza fine alla fine" («De Civ. Dei», I, XXII, c. 30, n° 5).

La trepidazione moderna prepara gli uomini per capire e desiderare questa felicità?

Plinio Corrêa de Oliveira

Qui la fonte

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28 aprile 2026

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venerdì, aprile 17, 2026

Il catechismo del buon esempio (4). L'eresia del "sacerdozio universale" e il momento del Padre Nostro. Mauro Bonaita



a cura di Veronica Cireneo 

Se i fedeli in chiesa tenessero le mani al loro posto, cioè giunte dall'inizio alla fine della celebrazione eucaristica  - in chiesa si va per pregare e quando si prega bisogna tenere le mani giunte - tanti problemi irrituali e sacrileghi decadrebbero da sé: come il prendersi per mano al Padre nostro, spalancarle verso il Cielo, stringerle per la pace a destra e a manca  e soprattutto afferrare l'Ostia con le mani. Tanto premesso approfondiremo in questa sede cosa si intenda con l'affermazione, sempre più ricorrente: "Siamo tutti sacerdoti"   e quale sia appunto il modo più virtuoso di tenere le mani al momento della recita del Padre Nostro. Argomenti interessanti, affrontati dall'amico Mauro Bonaita in questa quarta puntata della Rubrica: "Il catechismo del buon esempio" . Buona lettura, stampa e diffusione del volantino in PDF in calce.

§§§


SACERDOZIO DELL’ORDINE E SACERDOZIO COMUNE: IL MOMENTO DEL PADRE NOSTRO"


La lex orandi non si può scostare dalla lex credendi. Assieme si manifestano nella lex vivendi.

• La gestualità del corpo è espressione e immagine della nostra fede; è quindi di grande importanza assimilare la corretta gestualità durante la preghiera e la liturgia per educarci alla vera fede cattolica che ci invita a coltivare quell’amore divino che si distingue da quello puramente umano e filantropico: la Caritas e non il Philia, la Carità e non la fratellanza umana.

Tra i vari momenti dove è richiesta una particolare gestualità, vi è il momento del Padre Nostro. Nella sezione “Precisazioni” del Messale Romano, circa la recita del Padre Nostro, è scritto:

escludendo gesti non rispondenti all’orientamento specifico della preghiera rivolta a Dio Padre, si possono tenere le braccia allargate”. 

Oltre a gesti non previsti e non consoni alla preghiera rivolta a Dio Padre, che sono da abolire, in una lettura intellettualmente onesta si capisce che: le braccia allargate “si possono” tenere, non sta scritto “si devono” (...)

Pur non essendo esplicitamente proibite, le mani allargate non corrispondono a una verace partecipazione liturgica.

I fedeli non devono ripetere: né con le parole, né con le azioni ciò che dice e fa il sacerdote, la cui “singolare” funzione è reiterare il Sacrificio incruento in Nome e per Cristo Unico Salvatore applicando all’umanità intera i frutti dell’unico Sacrificio cruento. Il Messale infatti scrive e ripete: 

il sacerdote, con le braccia allargate (…)” e ancora “solo il sacerdote, con le mani allargate:(…)”. [2]

Le braccia allargate sarebbero più adatte in una preghiera privata, ma non nell’occasione della Messa dove siamo chiamati ad esprimere sentimenti di “filiale” comunione, in uno stato che anticipa la “Comunione dei Santi” col Corpo Mistico: la Chiesa gerarchica, in comunione con gli Angeli, i Santi, i diaconi, col presbitero, il Vescovo e il Papa, che fra le altre cose vengono nominati nella celebrazione per esprimere maggiormente una unione personale e intima con loro; quindi, una preghiera “verticalizzata” verso l’alto, che tende a Cristo.

Sono certamente da aborrire anche alcuni atteggiamenti di preghiera “orizzontale”, come le “catene umane”, mano nella mano, che sono gesti camerateschi che nulla hanno a che fare col Sacrificio del Calvario (...)

Purtroppo, però è da constatare che spesso in alcune parrocchie anche questo momento diventa espressione di una fede protestantizzata: protestantesimo che ha tra i capisaldi l’eresia del “sacerdozio universale” attraverso cui ogni fedele avrebbe accesso diretto a Dio senza necessità di alcun intermediario, come invece lo è necessariamente il sacerdote.

Noi cattolici ci discostiamo nettamente da questo concetto riconoscendo la distinzione che c'è tra: “sacerdozio comune dei battezzati” e “sacerdozio dell’ordine”.

Il primo, il sacerdozio dei battezzati, è accessibile col sacramento del battesimo, il secondo, quello dei consacrati, è distintivo dei soli sacerdoti e si assume attraverso il Sacramento dell’Ordine.

Fu Sant’Agostino a formulare la celebre espressione:

Per voi infatti sono Vescovo, con voi sono cristiano. Quel nome (Vescovo – ndr) è segno dell'incarico ricevuto, questo (cristiano – ndr) della grazia; quello è occasione di pericolo, questo di salvezza.” [3]

È necessario comprendere bene cosa volesse dire Sant’Agostino riferendosi al suo essere Vescovo. Egli, infatti, sentiva il peso del suo incarico messo a servizio dei fedeli, disponendo loro i Sacramenti di Cristo per la salvezza eterna. A llo stesso tempo definiva il suo essere cristiano uno stato di grazia per la salvezza che anch’egli aveva ricevuto col Battesimo, al pari dei fedeli a lui affidati.

È in questo sentire e vivere il nostro “sacerdozio comune” dei battezzati e il “sacerdozio dell’ordine” dei nostri Pastori che si dovrebbero differire le posture dei fedeli e dei Sacerdoti:

- i primi con le mani giunte in segno di affidamento ai Pastori e

- i secondi con le braccia allargate in segno di offerta a Dio Padre delle preghiere e delle sofferenze del popolo che si uniscono al Sacrificio dell’Unico Pastore che è il Figlio: Cristo Gesù.

Non importa quanto giudichiamo buono o cattivo il tal celebrante.

La Messa è un rito soprannaturale dove Cristo è Sommo Sacerdote e il Sacramento agisce, tecnicamente parlando, “ex opere operato”, cioè “per il fatto stesso di aver fatto la cosa”.

Non a caso tale tecnicismo fu definito durante il Concilio di Trento (1547) per combattere le eresie Luterane che avevano in odio la gerarchia ecclesiastica.


Guardiamo allora e imitiamo Maria SS., nostra Maestra di Vita, che durante le orazioni teneva sempre le Sue Mani umilmente giunte.

 

 Mauro Bonaita, Alleati di Reggio Emilia 

17 aprile a.D. 2026

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LINK AL PDF:

Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[1] – “Messale Romano” [precisazioni - 8.]
[2] – Ibidem [Terza parte: Santa Comunione]
[3] – Discorso 340 – Sant’Agostino

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lunedì, aprile 13, 2026

Quanto sangue vi serve ancora? Come fate a dormire? Straziante lettera ai carnefici di ogni risma. S.E.R.Cardinal Battaglia


Il Cardinal Battaglia 

a cura di Veronica Cireneo 

L'urlo indispensabile della Chiesa contro l'orrore giunto ai massimi livelli! Quanto era necessario! Parole di fuoco vergano l' accorata lettera indirizzata ai mercanti di morte, comparsa l'8 marzo sul sito della Diocesi di Napoli  redatta da don Mimmo, il Cardinal Battaglia . Una strenue difesa dei più piccoli tra gli  innocenti, ultra-necessario e quanto mai attuale, dopo l'orrore dei recenti file di Epstein, il calvario dei bambini strappati , i milìoni fatti a pezzi nel grembo materno o in contesti di guerra, per non parlare dell' incubo degli infanti prigionieri abusati e torturati per il prelievo dell'aden@cromo! Invettiva indispensabile che fa il paio col recente appello di Papa Leone che invita ad ascoltare la voce dei bambini . Due voci della gerarchia ecclesiastica si alzano finalmente rumorose e all'unisono contro la violenza sui piccoli, che portano in questi tempi apocalittici la più pesante delle Croci. Una ragione in più che motiva la Visita Pastorale  che il Papa farà l'8 maggio prossimo, a Napoli.  Continuiamo a recitare incessantemente il Santo Rosario per i bambini, mentre leggiamo con attenzione e apprensione questo inno alla sacralità della vita e accorato appello alla conversione dei carnefici, del Cardinale Battaglia, che in nome dei bambini, centro del Vangelo, diffonderemo in tutti i  luoghi opportuni e non opportuni. Sorgi Signore e disperdi i Tuoi nemici! Così sia. (Per chi preferisce ascoltare , anziché leggere/Video)

§§§

Ai mercanti di morte

a voi che fate affari con il sangue degli uomini,

a voi che contate i profitti mentre le madri contano i figli,

a voi che chiamate “strategia” ciò che il Vangelo chiama scandalo,

rivolgo parole che non nascono dalla diplomazia, ma dalla ferita.

Vi scrivo da questa terra che trema.

Trema sotto i passi dei poveri,

sotto il pianto dei bambini,

sotto il silenzio degli innocenti,

sotto il rumore feroce delle armi che avete costruito, venduto, benedetto dal vostro cinismo.

Vi scrivo mentre il mondo sembra aver imparato di nuovo il linguaggio di Caino.

Quel linguaggio antico e terribile che domanda:

«Sono forse io il custode di mio fratello?».

...sì, lo siamo. Lo siamo tutti. E voi, più di altri, perché avete scelto non soltanto di voltare lo sguardo, ma di trarre guadagno dalla ferita del fratello.

Ci sono notti, in questo tempo, in cui l’umanità sembra smarrirsi.

Notti lunghe, dove il cielo non consola e la terra restituisce soltanto macerie.

Eppure proprio lì, nel cuore della notte, il Vangelo continua a ostinarsi. Continua a dire 

  che nessun uomo è nato per essere bersaglio.

Che nessun bambino ha il destino della polvere.

Che nessuna madre deve imparare a riconoscere il figlio da un brandello di stoffa.

Che la pace non è una debolezza da deridere, ma la forma più alta della forza.

• Voi fate il contrario del pane.

Il pane si spezza per sfamare. Le armi spezzano i corpi per affamare il futuro.

Il pane mette gli uomini a tavola. Le armi scavano fosse, svuotano case, allungano tavole senza commensali.

Il pane ha il profumo delle mani. Le armi hanno l’odore freddo dei bilanci.


E ditemi: come fate? Come riuscite a dormire sapendo che dietro ogni contratto c’è una carne aperta?

Che dietro ogni firma c’è una scuola svuotata, un ospedale abbattuto, un volto cancellato?

Come fate a chiamare “mercatociò che, davanti a Dio, ha il nome più semplice e più terribile: peccato?

Non vi parlo da giudice. Non ho tribunali da aprire.

Vi parlo da uomo e da pastore.

Da credente ferito dalla ferocia dei tempi.

Da vescovo che sente nelle viscere il grido di Cristo ancora crocifisso nei popoli umiliati, nelle città devastate, nei corpi senza nome che il mare restituisce e la guerra nasconde.

• Perché il Crocifisso oggi ha le mani dei civili sepoltì sotto le macerie 

Ha gli occhi sbarrati dei bambini che non sanno dare un nome all’orrore.

Ha il volto delle donne che stringono fotografie invece di abbracciare figli.

Ha la sete dei profughi, la paura dei vecchi, il tremore di chi non ha più una casa e nemmeno una lingua per raccontare il dolore.

E voi, mercanti della morte, continuate a passare sotto quella Croce come passarono un giorno i soldati, spartendovi le vesti del condannato. Solo che oggi non tirate a sorte una tunica: tirate a sorte interi popoli.

Scommettete sulle frontiere, sui rancori, sulle escalation, sugli equilibri armati.

E intanto chiamate pace la paura, chiamate ordine il dominio, chiamate sicurezza la minaccia permanente.

Ma non c’è sicurezza dove si semina morte.

Non c’è futuro dove si educano i giovani al sospetto.

Non c’è giustizia se la ricchezza di pochi si fonda sul lutto di molti.

E non ci sarà pace finché la guerra resterà un investimento accettabile.

Il Vangelo, invece, non tratta.

Il Vangelo non benedice le industrie della distruzione.

Il Vangelo non si abitua ai morti.

Il Vangelo non sopporta che il dolore diventi statistica e che i massacri si consumino dentro il commento stanco di un notiziario.

Il Vangelo mette un bambino al centro. Sempre.

E quando un bambino è al centro, tutte le vostre ragioni crollano. Crollano le dottrine militari, le alleanze opportunistiche, le giustificazioni geopolitiche, i linguaggi tecnici con cui nascondete la vergogna.

Perché davanti a un bambino ucciso non esiste più destra o sinistra, oriente o occidente, amico o nemico: esiste solo l’abisso.

Io vi chiedo, allora, non solo di fermarvi.

• Vi chiedo di convertirvi. Sì, convertirvi.

Parola antica, parola scandalosa, parola necessaria.

Convertirsi significa smettere di pensare che tutto abbia un prezzo.

Significa riconoscere che la vita umana è sacra, o non sarà più umana.

Significa uscire dalla logica del profitto per

entrare in quella della custodia.

Significa avere il coraggio, finalmente,

di perdere denaro per salvare uomini.

Abbiate un sussulto.

Uno solo, ma vero.

Lasciate che vi raggiunga il pianto che avete tenuto fuori dalle vostre stanze.

Lasciate entrare il nome dei morti nei vostri consigli di amministrazione.

Lasciate che una madre vi venga a disturbare i conti.

Lasciate che il Vangelo vi rovini la quiete.

Perché non c’è pace senza disarmo del cuore e non c’è disarmo del cuore finché la mano resta aggrappata al profitto.

La guerra non comincia quando cade la prima bomba.

Comincia molto prima:

quando il fratello diventa un ostacolo,

quando il povero diventa irrilevante,

quando la compassione viene giudicata ingenua,

quando l’economia smette di servire la vita e decide di usarla. Eppure io ...

... non vi scrivo per consegnarvi alla disperazione.

Vi scrivo perché persino per voi esiste una strada.

Dio non smette di bussare nemmeno alle porte più blindate.

Anche per voi c’è una possibilità di riscatto.

Anche per voi c’è un Venerdì Santo che può aprirsi alla Pasqua.

Ma dovete scendere.

Scendere dai piedistalli del potere, dai linguaggi che assolvono, dalle stanze dove la morte viene progettata senza odore e senza volto.

Dovete tornare uomini. Prima che dirigenti, azionisti, strateghi, intermediari: uomini.

Uomini capaci di vergogna, e quindi di verità.

Io sogno il giorno in cui le vostre fabbriche cambieranno vocazione:

In cui il ferro non diventerà proiettile, ma aratro,

in cui l’ingegno non servirà a perfezionare l’offesa, ma a custodire la vita,

in cui i capitali saranno spesi per curare, istruire, ricostruire, accogliere.

Sogno il giorno in cui la parola “profitto” non farà più rima con “funerale”.

E so che qualcuno sorriderà, chiamando tutto questo ingenuità.

Ma l’unica vera ingenuità, oggi, è credere che la guerra salvi.

L’unica vera follia è pensare che si possa continuare a incendiare il mondo senza bruciare con esso.

L’unico realismo possibile, ormai, è la pace.

Per questo vi affido una domanda che non vi lascerà in pace, spero: quanto sangue vi basta?

Quanto dolore deve ancora attraversare la storia perché comprendiate che state trafficando non con merci, ma con figli, con madri, con volti, con carne amata da Dio?

Fermatevi.

Prima che sia troppo tardi per i popoli.

Prima che sia troppo tardi per voi.

Fermatevi, e ascoltate il Vangelo della pace,

che non urla ma insiste, che non schiaccia ma converte, che non umilia ma chiama per nome.

Ascoltate Cristo,

disarmato e vero, che continua a dire:

Beati gli operatori di pace.”

Non i calcolatori di guerra.

Non i garanti dell’equilibrio armato.

Non i venditori di paura.

Gli operatori di pace.

Il mondo ha bisogno di mani che rialzino,

non di mani che armino.

Ha bisogno di coscienze sveglie, non di profitti ciechi.

Ha bisogno di profeti, non di mercanti.

E noi, Chiesa del Vangelo, non taceremo.

Non per ideologia, ma per fedeltà.

Non per ingenuità, ma per obbedienza a Cristo.

Non perché ignoriamo la complessità della storia,

ma perché conosciamo il valore infinito di ogni vita.

A voi, mercanti della morte, dico dunque l’ultima parola non come condanna, ma come supplica:

restituite il futuro.

Restituite il respiro.

Restituite i figli alle madri,

i padri alle case, i sogni alla terra.

Restituitevi  alla vostra umanità.

La pace vi giudicherà.

Ma, se lo vorrete, la pace potrà ancora salvarvi.

Con dolore, con speranza, con il Vangelo tra le mani...


✝️ Don Mimmo Cardinal Battaglia

Napoli, 8 marzo a D. 2026

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Lunedi 13 aprile 2026

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