sabato, agosto 01, 2026

Il Catechismo del buon esempio (10/10): I frutti della Santa Messa. Mauro Bonaita


a cura di Veronica Cireneo 

Si conclude con questa decima parte, riguardante i Frutti della Santa Messa,  la Rubrica intitolata:  "Il Catechismo del buon esempio",  scaturita dalla dilagante confusione morale e dottrinale che nelle anime dei bambini del catechismo, infonde più nebbia che Verità.  Di questa opera, indirizzata a qualsiasi genitore o fedele che abbia a cuore la difesa della sana dottrina cattolica, ci è stata affidata la diffusione: incarico che volentieri abbiamo accettato, giacché è nel DNA degli Alleati e nel loro Vademecum,  riorientare gli  adulti verso la Fede di Sempre, attraverso lo stile concreto del buon esempio. L'intero studio realizzato da Mauro Bonaita, zelante responsabile degli Alleati dell' Eucarestia di Reggio Emilia, che ad alcuni addetti ai lavori può apparire una fastidiosa invasione di campo, è stato invece benedetto e incoraggiato da un padre domenicano, che ha accompagnato l'intero iter con la preghiera, oltre che autorizzato dalle inequivocabili parole pronunciate dalla Vergine della Rivelazione delle Tre Fontane, La Quale, a proposito dell'apostolato, ebbe a dire: "Bisogna che si lavori tra le anime nell’apostolato individuale. Chi conosce e sa fare, senza alcuna previa autorizzazione, deve lavorare" . I 10 volantini sui vari temi trattati qui e nelle nove parti precedenti sono scaricabili dai PDF riportati in calce ad ogni articolo.  Buono studio, lettura e diffusione. Lodiamo il Signore. Deo gratias 

 

  §§§

Il catechismo del Buon esempio… quello più virtuoso

NON SCANDALIZZIAMO I “PICCOLI” DEL CATECHISMO: EDUCHIAMOLI COL BUON ESEMPIO

I FRUTTI DELLA SANTA MESSA

Volantino n. 10 (porzione)

Gesù Cristo ha predisposto che il Suo Sacrificio potesse essere offerto dagli uomini affinché gli effetti del Suo amore si perpetuassero in tutte le generazioni, presenti e future.

Offrire e celebrare la Santa Messa è il primo dovere di ogni Sacerdote; egli celebra il Sacramento della Pace per eccellenza, che va a beneficio delle anime a lui affidate e ai defunti secondo le intenzioni degli offerenti.

Abbiamo letto al numero (8) che i destinatari dei frutti della Messa sono: l’umanità intera, i fedeli presenti, il sacerdote e coloro a cui è intenzionato il suffragio della Messa (che sia un’anima viva o defunta). La teologia li classifica rispettivamente in questo modo

1)     I Frutti Generali: scaturiscono dalle intenzioni della chiesa Militante che prega per la salvezza dell’umanità intera. I frutti sono destinati anche ai non credenti affinché si convertano, purché non pongano ostacolo all’azione della grazia.

2)     I Frutti Speciali: sono destinati ai partecipanti alla Santa Messa, in modo maggiore ai partecipanti attivi insigniti di particolari incarichi (purché svolti in modo dignitoso, con devozione e obbedienza).

3)     I Frutti Specialissimi: sono destinati al Sacerdote in virtù dell’incarico specialissimo di celebrare il memoriale dell’ultima cena unito in Persona Christie.

4)     I Frutti Ministeriali: scaturiscono dalle intenzioni del Sacerdote in quanto ministro immediato della Chiesa a favore di coloro che glielo chiedono o gli fanno una elemosina. Sono destinati alle intenzioni di suffragio, per i vivi o per i defunti. [1 e 2]

Dio ha disposto questi frutti per guidare l’umanità nel cammino verso la Santità.

La celebrazione della Santa Messa è la preghiera più sublime che l’uomo possa celebrare, poiché non si tratta di un sacrificio imperfetto, come una preghiera privata di un singolo fedele, ma della perfetta ripresentazione dell’unico Sacrificio Salvifico, gradito a Dio Padre e solo per Lui offerto. Nessuna opera umanitaria o filantropica può eguagliarne la grandezza.

San Tommaso disse della Messa:

Tutti i passi che uno fa per recarsi ad ascoltare la Santa Messa sono da un Angelo numerati e sarà concesso da Dio un sommo premio, in questa vita e nell’eternità”. 

Cerchiamo ora di capire in cosa consistono concretamente tali frutti secondo gli effetti che essi producono agli uomini. Secondo la teologia classica si distinguono in:

a) Frutto Meritorio di Grazia e di Gloria: l’effetto di questo sacramento è il conseguimento della grazia e della carità. San Tommaso dice che:“l’effetto che la passione di Cristo produsse nel mondo, questo sacramento lo produce nel singolo uomo” (Somma teologica, III,79,1). [3]

Esso innalza inoltre il grado di gloria dell’anima a cui sono destinati tali effetti. Per la chiesa militante il grado di gloria si manifesterà solo in cielo dopo la morte mentre per la chiesa purgante e trionfante la gloria subisce un beneficio immediato. (Somma teologica, III,79,2).

b) Frutto Impetratorio: l’Eucaristia “è il memoriale di tutta la sua tenerezza e come il compendio di tutti i suoi benefici” (S. Bonaventura, De Instit., I,11).

Può ottenere ogni beneficio spirituale e temporale utile alla salvezza purché ben indirizzato nella fede e nella Carità.

c) Frutto Propiziatorio: il sacrificio della Messa ha il potere di rimettere i peccati veniali. La remissione dei peccati mortali non si ottiene “ricevendo il Sacramento in atto, ma nel desiderio” (Somma teologica, III, 79, 3), e non già mangiando subito del corpo e del sangue del Signore, perché per nutrirsi salutarmente di Cristo è necessario essere uniti a Cristo mediante la carità (1Cor 11-27) da ritrovarsi necessariamente attraverso il Sacramento della Confessione. L’Eucaristia invece rimette i peccati veniali a motivo del fervore della carità che viene ravvivata.

d) Frutto Soddisfattorio: la Messa ha il potere di rimettere la pena temporale sia ai vivi che ai defunti. “Nella soddisfazione pesa più la disposizione dell’offerente che la grandezza della cosa offerta, cosicché il Signore dice che la vedova mettendo due spiccioli, ‘aveva messo più di tutti’ (Lc 21,4).

“Perciò, sebbene questo sacrificio per la grandezza dell’offerta basti alla soddisfazione di ogni pena, tuttavia diviene soddisfattorio per coloro per cui si offre, o per coloro che l’offrono, in misura della loro devozione, non già di tutta la pena loro dovuta” (Somma teologica, III, 79, 5).

• Va aggiunto che l’Eucaristia preserva dai peccati futuri sia perché unisce maggiormente a Cristo mediante la grazia sia perché è segno della passione di Cristo per la quale sono vinti i demoni e viene respinto ogni assalto diabolico. Dice S. Giovanni Crisostomo che:

“come leoni spiranti fiamme torniamo da quella mensa, resi terribili per il demonio” (Omelia 46 sul Vangelo di Giovanni).

È da ribadire, come già detto alla catechesi (8), il concetto che questi frutti hanno un effetto sull’umanità intera indipendentemente dalla presenza di partecipanti, ma anche indipendentemente dal ricevimento del Sacramento in atto (la Santa Comunione) da parte di questi ultimi.

A tal proposito si riporta il Can. 8 del Concilio di Trento:

Se qualcuno dirà che le Messe, nelle quali solo il sacerdote si comunica sacramentalmente, sono illecite e, quindi, da abrogarsi, sia anatema.” 

Questo ci fa comprendere che non è neppure la nostra unione sacramentale col Corpo di Cristo che produce gli effetti, ma è Cristo Stesso che li produce nel mondo in “persona Christie” col sacerdote.

Le Messe placano le guerre, le Messe sconfiggono le pestilenze e le malattie, le Messe ottengono le grazie, le Messe aiutano anche i poveri, ma è necessario indirizzare fruttuosamente i nostri corpi e le nostre anime alla volontà di Dio con la semplice obbedienza e devozione alla Chiesa e alle sue istruzioni, che sono impartite a beneficio di noi uomini per il nostro sommo bene.

È da constatare che sono numerosi i fraintendimenti dei fedeli sul senso della Messa che spesso viene associata ad una semplice rappresentazione comunitaria, come occasione per stare assieme. L’aspetto più negativo di tale fraintendimento è la perdita della fede nella “Presenza Reale” e di conseguenza l’oscuramento della Carità divina (la Caritas), spesso confusa con un generico bene filantropico o con sentimenti di semplice fratellanza umana (il Philia).È invece necessario comprendere la natura soprannaturale della Messa e il modo in cui essa opera sull’umanità affinché ci si possa accostare in modo disciplinato, umile, obbediente, decoroso e quindi conforme alla grandezza del Mistero che si celebra.

Un tale atteggiamento dispone l’anima alla vera Carità e apre il cuore a frutti copiosi di grazia, per il bene nostro e per le intenzioni che presentiamo al Signore.

San Bernardo di Chiaravalle disse:

Si merita di più ascoltando devotamente una Santa Messa, che con il distribuire ai poveri tutte le proprie sostanze e con il girare pellegrinando su tutta la Terra”.

Per la sua estrema semplicità si riportano alcuni passi del catechismo di San Pio X : “Del modo di assistere alla Santa Messa” [4]:

665. Quali cose sono necessarie per ascoltare bene e con frutto la santa Messa?Per ascoltare bene e con frutto la santa Messa sono necessarie due cose:

-La modestia della persona;

-La divozione del cuore.

666. In che consiste la modestia della persona?La modestia della persona consiste in modo speciale nell'essere modestamente vestito; nell'osservare silenzio e raccoglimento, e nello stare, per quanto si può, ginocchioni, eccettuato il tempo dei due vangeli, che si ascoltano stando in piedi.

667. Nell' ascoltare la santa Messa qual è il miglior modo di praticare la divozione del cuore? Il miglior modo di praticare la divozione del cuore nell'ascoltare la santa Messa è il seguente:

Unire da principio la propria intenzione a quella del sacerdote, offerendo a Dio il santo sacrificio per i fini pei quali è stato istituito.

Accompagnare il sacerdote in ciascuna preghiera e azione del sacrificio.

Meditare la passione e morte di Gesù Cristo e detestare di cuore i peccati che ne sono stati la cagione.

Fare la Comunione sacramentale, o almeno la spirituale, nel tempo che si comunica il sacerdote (si intende raccomandare ai fedeli di comunicarsi sacramentalmente nel tempo stabilito dalla liturgia, in modo da accrescere la carità durante la santa Messa- ndr)

671. Finita la Messa che cosa si dovrebbe fare?Finita la Messa, si dovrebbe ringraziare Dio della grazia d'averci fatto assistere a questo grande Sacrificio e domandargli perdono delle mancanze che abbiamo commesso nell'assistervi.  Laus Tibi Christe!

Mauro Bonaita 

1 agosto 2026. Sant'Alfonso Maria De Liguori.


Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[1] – “La Messa” di Charles Journet 1958 (p.178-181)
 
 

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giovedì, luglio 30, 2026

Messa Antica domenicale ad Arezzo: da ottobre potenziamento e cambio d'orario.


Chiesa di San Bernardo, Arezzo

di Veronica Cireneo 

Carissimi, Laudetur Jesus Christus. Riceviamo e certamente pubblichiamo questo breve comunicato, che farà felici i cattolici della toscana Orientale, che ne sono all'oscuro. Buona lettura e condivisione.

§§§

"Cari Alleati dell'Eucarestia  vi informiamo dell'esistenza di una Messa Antica che si celebra ad Arezzo , nella chiesa san Bernardo , in via Margaritone 6, già da qualche anno, la Domenica.

Nell'anno 2000,  un sacerdote proveniente da Cremona iniziò a celebrare, proprio lì, la Messa Tridentina e insegnò il Rito Romano Antico a don Siro, sacerdote  diocesano e parroco della chiesa di  San Bernardo.

Così dall' anno 2022 , quando il parroco chiese e ottenne dal proprio Vescovo il permesso, la Santa Messa Tridentina viene celebrata ogni Domenica alle ore 18.

Informiamo però che da ottobre verrà anticipata alle ore 17,  celebrata regolarmente tutte le domeniche e in alcune tra le principali festività dell'anno Liturgico. Ci vediamo... numerosi". 


Riferimenti per maggiori  info: 

- Telefonare al 347 / 1156852 oppure

 - scrivere ad Alessio Micelli via fb e messenger


Veronica Cireneo

giovedì 30 Luglio 2026

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martedì, luglio 28, 2026

Il Catechismo del buon esempio /9. I Desideri di Dio: pentimento e conversione. Mauro Bonaita

Preghiera di riparazione dettata dall'Angelo
ai Pastorelli di Fatima

a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi, prima della chiusura estiva vogliamo fornirvi le ultime due parti della rubrica di Mauro Bonaita, intitolata:  Il Catechismo del buon esempio. Questa è la IX parte, ovvero la penultima, mentre trovate cliccando qui le otto parti precedenti. In calce il PDF per chi voglia stampare e diffondere i volantini nella propria parrocchia e/o altrove 

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Il catechismo del Buon esempio… quello più virtuoso” 

NON SCANDALIZZIAMO I “PICCOLI” DEL CATECHISMO: EDUCHIAMOLI COL BUON ESEMPIO

 

9. I DESIDERI DI DIO:

PENTIMENTO E CONVERSIONE 


I desideri di Dio non sono realtà astratte o evanescenti che si dissolvono nella Sua Mente. La creazione stessa è il frutto del desiderio divino: Dio ha voluto ogni cosa, e ciò che ha voluto è venuto all’esistenza. Nulla è nato per caso; tutto è stato desiderato, e così è stato creato.

Noi uomini, in quanto figli adottivi, partecipiamo in modo reale (seppur analogico) a questo potere creativo; così dice il Salmista: (Sal 82,6) “Io ho detto: «Voi siete dèi, siete tutti figli dell'Altissimo (…)»”

I desideri che orientiamo nella Fede e nella Carità non rimangono semplici moti interiori: essi producono grazie, per noi stessi o per le anime alle quali li destiniamo. Quando il desiderio umano è immerso nella volontà di Dio, diventa fecondo, capace di generare bene, luce e guarigione spirituale.

Al contrario, i desideri perversi generano qualcosa di deviato e corrotto: questo è il peccato. In una dimensione che rimane nascosta ai nostri sensi, esso si concretizza come in una sorta di “materia oscura”, un “fango spirituale” che aderisce all’anima e al corpo, corrompendo entrambi. Il peccato non è solo un atto morale: è una realtà che lascia tracce, che sporca, che deforma le anime e il creato nello spazio-tempo.

Per questo Gesù ha dato il comandamento riportato in Mt 5,27-28:

Avete inteso che fu detto: “Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.”

Questo insegnamento non riguarda soltanto l’adulterio, ma tutti i desideri che si allontanano dall’Amore di Dio, insieme alle azioni che ne derivano. Cristo rivela che il peccato nasce nel cuore, nel luogo dove il desiderio prende forma. Quando il desiderio si orienta verso ciò che è contrario alla volontà divina, esso genera quella “materia oscura” che contamina l’uomo e, attraverso lui, il mondo.

In conseguenza del peccato originale, la malattia e la morte sono entrate nel mondo. Esse non derivano, però, da una responsabilità diretta del singolo secondo un semplice meccanismo di causa ed effetto: viviamo piuttosto dentro una sorta di “comunione del peccato”, una condizione condivisa che segna l’intera umanità.

Come ricordato al numero (8), dopo la morte gli effetti dei peccati saranno invece imputati personalmente a ciascuno, e ogni anima sarà raggiunta dalle conseguenze dei propri atti secondo una perfetta corrispondenza tra causa ed effetto. Le anime beate, al contrario, entreranno nella “Comunione dei Santi”, dove potranno condividere gioie senza fine: essi potranno viaggiare nello spazio e nel tempo, plasmare la materia a loro desiderio, attraversare oggetti e compenetrare corpi in abbracci totalizzanti.

Durante la sua vita terrena, Gesù non ha mai mancato di manifestarsi come Medico e Medicina: la maggior parte dei suoi miracoli riguarda malattie del corpo, ma il suo intervento più profondo è sempre rivolto alla guarigione dell’anima. Ha ridato la vista ai ciechi, ha sanato storpi, paralitici, sordi, muti e lebbrosi. Le malattie della carne non sono realtà che scompaiono automaticamente dopo la morte: alcune di esse continueranno a manifestarsi nella carne risorta, insieme alle ferite del peccato rimasto nell’anima.

Se consideriamo che l’anima è la «forma» del corpo [1], dobbiamo riconoscere anche l’inverso: quando l’anima, in quanto realtà spirituale, viene corrotta dal peccato, anche il corpo e il suo DNA umano ne risultano segnati, deformandosi in una condizione che non corrisponde più alla «forma» voluta da Dio. È ragionevole ipotizzare che i tumori siano una sorta di anticipazione delle mutazioni di «forma» cui si accennava sopra.

Queste malattie fisiche e spirituali iniziano a intaccare il corpo già nel momento e nel luogo in cui il peccato viene commesso. Come specificato al numero (8), gli effetti del peccato non si manifestano pienamente nella nostra vita terrena (quella dell’attimo presente) solo perché, in parte, riusciamo a “sfuggire” alle loro conseguenze dirette; ma essi rimangono comunque attivi e operanti nella struttura profonda dell’essere umano che vive già l’eternità nella quinta dimensione dello spazio-tempo, rendendo evidente l’inseparabilità della duplice natura dell’essere umano.

Per sanare il nostro corpo è necessario accogliere in noi la Grazia Santificante [2], che risana l’anima e, attraverso essa, anche il corpo, mediante l’intercessione di Gesù, il nostro Medico Divino.

Il Sacramento della Riconciliazione opera una guarigione integrale [3], ma questa può compiersi pienamente solo dopo aver rettamente orientato i nostri desideri al bene e alla Carità mediante il pentimento che genera la Conversione.

La conversione agisce a nostro favore e copre quel desiderio perverso che abbiamo bramato dentro di noi, eliminando l’effetto mortale che è la Colpa e rendendoci uomini nuovi e giustificati [4].

La Conversione infatti si esprime attraverso un atto di Contrizione perfetta e di vero pentimento [5].

Quel desiderio perverso genera una materia fangosa che imbratta non solo la nostra anima, ma produce anche effetti secondari che imbrattano altre anime fino a generare, in casi estremi, anche situazioni di “peccato sociale” [6].

Per poter ripulire il creato da questo fango e le nostre inclinazioni da questo peccato è necessario espiare con la Pena i danni arrecati. Le penitenze di espiazione possono essere scontate in vita o in purgatorio dopo la morte ma solo quelle in vita producono meriti. È per tale ragione che dopo il Sacramento della Riconciliazione il Sacerdote dovrebbe comminare un’adeguata penitenza, proporzionata alla colpa. [7]

Portare su di noi il peso delle penitenze (attraverso la preghiera, l’elemosina, il digiuno e le opere di carità) ci rende imitatori di Cristo, il Buon Samaritano, e quindi corredentori dell’umanità, partecipando ai frutti soddisfattori: prima per i nostri peccati, poi per quelli degli altri.

Se consideriamo la realtà della “comunione del peccato”, comprendiamo che anche l’accettazione di una malattia o di una disgrazia, vissuta con Fede e Carità, equivale a caricarsi dei mali del mondo e del nostro prossimo. Questo abbandono alla volontà di Dio, abbracciando le nostre croci, genera meriti spirituali. Al contrario, l’eutanasia (sempre più diffusa nella mentalità contemporanea come fuga dalla sofferenza) rappresenta l’abbandono del prossimo e del nostro dovere di compartecipare alla redenzione del mondo con Cristo e in Cristo.

La conversione, che dura tutta la vita,  non è solo per i non Cattolici, ma è per i peccatori tutti.

Si ricordi il passo del Vangelo in cui Givanni Battista disse: (Mt 3-8,11)

Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.”

Il frutto della Conversione da un peccato mortale diventa maturo solo con la Confessione, affinché ci si possa accostare veramente in modo degno al Corpo di Cristo durante la Santa Messa.

Accostarsi alla Santa Comunione in stato di grazia è essenziale per poter ricevere frutti dal Sacramento dell’Eucarestia. Al contrario, accostarsi indegnamente al Corpo e al Sangue di Cristo, soprattutto con la consapevolezza di essere in stato di peccato mortale, peggiorerebbe la nostra situazione [8]. Si tratterebbe di un Sacrilegio!

È da considerare che lo scopo della vita Cristiana è portare frutti al cospetto del Signore. Si ricordano solo alcuni passi significativi:

(GV 15:16) “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi; e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo, affinché qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome, egli ve la dia.”

(Rm 7:4) “Così dunque, fratelli miei, anche voi siete morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutti a Dio.”

(Gv 15:8) “In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto”

(Gv 15:1-2) “Io sono la vera vite e il Padre mio è l’agricoltore … Ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più.”

Il Desiderio di Dio è che ogni uomo sia salvato. Nella storia della Chiesa, questa volontà divina si manifesta attraverso la continua oblazione dei credenti: uomini e donne che si convertono, che crescono in numero e in Santità, e che diventano strumenti attraverso i quali Dio attira altre anime al Cielo.

Come i frutti che cadono a terra e nutrono il tronco dell’albero con nuova linfa, così i Santi e i convertiti alimentano la vita della Chiesa, permettendole di portare ancora più frutti al tempo stabilito da Dio: il tempo della loro Conversione.

Questo è lo Spirito Missionario che dovrebbe animare la Chiesa e ogni Buon Pastore: riconoscere, nelle disposizioni della liturgia e persino nelle più piccole istruzioni del Magistero, quella sapiente pedagogia divina e mistagogica che ispira ai fedeli i sentimenti giusti per generare Frutti di Santificazione e Frutti Santificanti. [9]

Ogni buon cristiano dovrebbe desiderare di far collimare la propria volontà con quella di Dio. Se dunque vogliamo portare frutti abbondanti e a Lui graditi, è necessario Riconciliarci con il Signore ogni volta che ci è possibile, riscoprendo con gratitudine e umiltà quel Sacramento oggi troppo spesso trascurato.

Mauro Bonaita

martedì 28 Luglio 2026

P S.: Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[2] – Catechismo Chiesa Cattolica [1996 - 2005.]
[5] – Catechismo Chiesa Cattolica [1451 - 1454.]
[7] – Catechismo Chiesa Cattolica [1459 - 1460.]
[9] – Sacramentum Caritatis [64.]
 
 
LINK AL VOLANTINO PDF:
 

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lunedì, luglio 27, 2026

Santità, è ora di dire basta! Papa Leone ascolti i cardinali Burke e Sarah. Stefano Fontana



a cura di Veronica Cireneo 

Tra sperimentazioni sinodali, omosessualismo, lotta al celibato e Messe arcobaleno i processi avviati da Francesco sono andati fuori controllo ed è ora di fermarli. I due porporati si rivolgono a Leone XIV auspicando una correzione di rotta per il bene della Chiesa. Un articolo di  Stefano Fontana. 

§§§

Nei giorni scorsi i cardinali Robert Sarah e Raymond Burke hanno reso pubbliche alcune loro valutazioni sulle necessità della Chiesa di oggi, chiedendo a papa Leone XIV di fare alcuni necessari interventi.

Non è la prima volta che i due cardinali intervengono sulla situazione e il futuro della Chiesa, ma in questa occasione si è potuto percepire un tono di maggiore urgenza e, implicitamente, la valutazione che su alcuni punti importanti si stia procedendo a rilento.

Se alcuni nodi non vengono affrontati con decisione, i processi a loro sottostanti continueranno e la correzione di rotta in itinere diventerà impossibile. Con questi due loro interventi è come se i due cardinali avessero invitato il Papa a dire qualche “basta!”.

Il cardinale Burke, in una intervista rilasciata a The College of Cardinals Report il 28 giugno scorso, ha detto che: «dobbiamo insistere affinché tutta questa storia della sinodalità si fermi» e ha asupicato «che venga condotto uno studio molto serio sull'intera questione, perché stiamo parlando della vita stessa della Chiesa e della salvezza delle anime».

Burke aveva già espresso la sua contrarietà alla nuova sinodalità, ma questo recente appello ha assunto un tono decisamente più insistente. Il cardinale ha ricordato quanto gli stessi documenti sinodali riconoscono, ossia che la nuova sinodalità non ha basi teologiche ma è un’avventura sperimentale: «Non esiste una definizione di sinodalità. Non c'è una sua storia nella Chiesa», il percorso sinodale intende piuttosto far emergere la nozione di sinodalità dalla prassi sinodale stessa.

Durante questo inizio di nuovo pontificato il processo iniziato da Francesco è proseguito indisturbato: gli ultimi due concistori ne hanno assunto la forma, il rapporto del Gruppo 9 al sinodo ha evidenziato a cosa conduce la nuova prassi sinodale, Fiducia supplicans, uno dei frutti più negativi della nuova sinodalità, è stata di fatto confermata mediante la capziosa distinzione benedizioni formali no, benedizioni informali sì.

Anche il cardinale Robert Sarah ha avuto parole dure verso la nuova sinodalità in una intervista a Diane Montagna del 29 luglio scorso.

La sinodalità secondo lui non è presente nella tradizione della Chiesa, non se ne capisce il senso, anzi si era sempre impedito che il sinodo dei vescovi si trasformasse in una assemblea come sembra accadere oggi.

Come Burke, anche lui sostiene che non esiste una definizione di sinodalità e la stessa parola non è traducibile in molte lingue africane anche perché definirla come “Chiesa che cammina” non ha nessun significato, la Chiesa infatti è missionaria.

Con riferimento al rapporto del Gruppo 9 del sinodo, il cardinale Sarah ha anche chiesto a Leone di esaminarlo personalmente, di non permettere la sua diffusione nelle diocesi del mondo senza un adeguato esame, di chiarire la posizione della Chiesa sull’omosessualità e di non ripetere i danni seguiti alla pubblicazione di Fiducia supplicans.

Molto duro è stato il discorso del cardinale a proposito della Pachamama, rimasta esposta durante tutto il Sinodo dell’Amazzonia del 2019. Egli si è chiesto perché non fosse stata scelta un’immagine della Vergine venerata in Ispanoamerica, come Nostra Signora di Guadalupe. Al suo posto, sostiene, «hanno portato un idolo inca» che è entrato nella basilica di San Pietro ed è stato portato in processione fino all’Aula Paolo VI. Da qui la richiesta di preservare la Chiesa dalle infiltrazioni pagane, sia quelle delle religioni primitive, sia quelle delle culture occidentali sviluppate che pensano ad una sinodalità democratica

In sintesi, i due cardinali hanno chiesto al Papa di dire alcuni “basta!”:

-alla nuova sinodalità per prendersi una pausa di riflessione,

-all’omosessualismo cattolico,

-a Fiducia supplicans e anche

-a Traditionis custodes che Sarah si augura che venga cancellato o almeno tacitato e reso innocuo. Non si sono spinti fino ad Amoris laetitia.

Se esaminiamo anche brevemente gli eventi nella Chiesa nello stesso periodo dei due interventi ora visti, dobbiamo riscontrare come di qualche “basta!” ci sia veramente bisogno:

-Erio Castellucci, vescovo di Modena, propone di far presiedere ad una donna la liturgia della Parola della Messa;

-il vescovo di Bruxelles, a nome dei vescovi del Belgio, spinge per i preti sposati che sarebbero un arricchimento per la Chiesa;

-padre James Martin chiede che anche un omosessuale possa essere ordinato sacerdote;

-Il cardinale Timothy Radcliffe presiede una celebrazione in chiesa per l’anniversario di una coppia omosex;

-a Los Angeles si è tenuta la “Misa Azteca” con danze pagane;

-la cattedrale di san Diego celebra una Messa “aperta a tutti” a tema LGBT;

-è stato nominato vescovo di Eichstätt Christian Würtz favorevole al cammino sinodale tedesco e alle benedizioni delle coppie omosessuali in chiesa; 

-Vatican News sdogana la fecondazione artificiale e 

-L’Osservatore Romano nega il peccato originale e Satana … mentre

-il cardinale Mauro Gambetti apre un ristorante/bistrot sulla terrazza della basilica di san Pietro.

Si comprende molto bene l’urgenza dei perentori interventi di Burke e Sarah.


Stefano Fontana

27 Luglio 2026

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La Comunión indigna. Santa Catalina de Siena


Santa Catalina de Siena

Veronica Cireneo. Omaggio ai nostri lettori d'oltralpe. Grazie a Stilum Curiae per la duplice ospitalità del presente articolo e al dottor Quarracino per la traduzione in lingua spagnola.

Marco Tosatti. Queridos amigos y enemigos de Stilum Curiae, ofrecemos a vuestra atención este artículo de los Aliados de la Eucaristía y del Evangelio, a quienes agradecemos su cortesía. Disfruten la lectura y compartan.

§§§

La Comunión indigna.

Santa Catalina de Siena

Veronica Cireneo. Nuestra insistencia sobre la modalidad virtuosa de recibir la Comunión con las manos unidas, de rodillas y sobre la lengua, no debe entenderse como un descuido respecto a la absoluta necesidad de recibir el Corpus Christi en estado de gracia. ¡Al contrario! Recordemos firmemente que recibir la Comunión en pecado mortal, es decir, no confesado sacramentalmente, es al mismo tiempo instrumento y motivo de condena de sí mismo. Escuchemos lo que Santa Catalina de Siena dijo sobre la recepción indigna de la Sagrada Comunión. Disfruten esta lectura edificante.

§§§

Con amor te acercas a esta luz dulce y gloriosa [de la Eucaristía] (…).

Recibirás tanta luz como aportes amor y deseo ardiente. Sin embargo, la recibirás íntegra […].

Esta luz no puede ser separada ni por la imperfección de quien la recibe ni del pecado de quien la distribuye.

Pero participas en esta luz y recibes la gracia sólo en proporción a tu preparación, a tu deseo.

Quien recibe este Sacramento en estado de pecado mortal no recibirá ninguna gracia, aunque en realidad haya recibido totalmente a Dios y a todo el hombre, como te he dicho.

Este amor se acerca a recibir esta luz dulce y gloriosa [de la Eucaristía] que os he dado por medio de mis ministros para que la utilicéis, y que os he dado como alimento, del que recibís tanto cuanto es el amor y ardiente deseo que lleváis.

Supongamos que recibís la luz completa, tal como dije al ponerte el ejemplo de las velas. Ellos la recibían en conformidad con el peso de las velas, aunque cada uno viera la luz entera, ya que no se puede dividir ni a causa de vuestras imperfecciones ni por las de aquellos que la reparten. Así participáis vosotros de esa luz, de la gracia de este Sacramento, en la medida en que os halléis preparados para recibirla por el santo deseo.

Quien vaya a este Sacramento con la culpa de pecado mortal, no recibe de mí la gracia aunque en realidad me reciba todo a mí, Dios y hombre. ¿Pero sabes cómo queda el alma que lo recibe indignamente? Como la vela que se os ha caído en el agua, que no hace otra cosa que chisporrotear cuando se la acerca al fuego. En cuanto ese llega dentro del pabilo, se apaga el fuego en el pabilo y no queda más que humo. Si esa vela no se ha calentado por el fuego de la contrición, confesando su culpa, llega a la mesa del altar a recibir la luz materialmente, pero no espiritualmente.

Esta luz verdadera, si el alma no se halla preparada como se debe para tanto santo misterio, no permanece en ella, sino que desaparece, y queda en el alma mayor confusión, oscurecida por las tinieblas y gravada con su culpa.

De este sacramento no percibió sino el chisporroteo del remordimiento de la conciencia; no por defecto de la luz, sino del agua que encontró en el alma, lo cual impidió el afecto para que esta misma alma recibiera la luz.


Santa Catalina de Siena, Obras. El Diálogo & Oraciones y Soliloquios, Biblioteca de Autores Cristianos, Madrid 1996, pp. 260-261.  

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Publicado por Marco Tosatti en italiano el 23 de julio de 2026, en https://marcotosatti.com/2026/07/23/la-comunione-indegna-santa-caterina-da-siena-alleati-delleucarestia-e-del-vangelo/

Traducción al español por: José Arturo Quarracino

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