sabato, settembre 26, 2026

Se i presenti rimangano edificati da come assistiamo alla Santa Messa. Corrado Gnerre


a cura di Veronica Cireneo 

Sull'importanza del comportamento più virtuoso da assumere durante il tempo della nostra permanenza in chiesa, torna a riflettere in questo articolo il professor Corrado Gnerre de Il Cammino dei 3 sentieri, al fine della reciproca edificazione. Nella parte finale riporta delle semplici istruzioni dettate da Padre Pio, da applicare durante la Santa Messa. Volentieri, lo diffondiamo consapevoli della responsabilità personale che abbiamo di fronte a Dio e di quanto l'esempio batta fiumi di parole,  in termini di efficacia, persuasione ed emulazione. Grazie a MiL- Messa in Latino  per la cortese segnalazione. Buona lettura e diffusione. 

§§§


Ci siamo mai posti la domanda se i presenti rimangono edificati da come assistiamo alla Messa?



1. Ci sono due gravi errori da evitare riguardo al comportamento esteriore del cristiano.

2. Da una parte c’è l’errore del formalismo, quello di credere un po’, anzi un bel po’ ipocritamente che basterebbe la forma o il puro adempimento di rituali per essere a posto. Ciò avviene, per esempio, nelle possibilità di lucrare le indulgenze.
Cioè si crede che basterebbe fare ciò che la Chiesa chiede di fare esteriormente, senza però convertire se stessi, né senza impegnarsi ad abbandonare l’affezione al peccato. Ed ecco perché, nelle indulgenze, una volta che si è adempiuto esattamente ciò che è prescritto, si ha la speranza di averla lucrata, ma mai la certezza, in quanto è sempre Dio che decide, in quanto solo Lui può scrutare -come si dice- in foro interno.

3. Ma - dicevamo - c’è anche un altro errore che attiene ad una prospettiva spiritualista oggi molto in voga, ovvero che la forma e l’adempimento dei rituali siano secondari, se non addirittura inutili. 
Spiritualista, perché una tale condizione sottende che l’uomo non debba far partecipare una parte di sé - il corpo - al culto e all’adorazione di Dio.

Insomma, come se il corpo non contasse nulla, quando invece anche attraverso i nostri gesti, e non solo attraverso le nostre convinzioni o intenzioni, possiamo edificare o scandalizzare gli altri.

4. A tal riguardo leggiamo cosa scrive san Pio da Pietrelcina alla figlia spirituale Annita Rodote:
 
“Assistendo alla Santa Messa e alle sacre funzioni, usa molta gravità nell’alzarti, nell’inginocchiarti, nel metterti a sedere; e compi ogni atto religioso con la più grande devozione. Sii modesta negli sguardi, non voltare la testa di qua e di là per vedere chi entra e chi esce; non ridere per riverenza al luogo santo ed anche per riguardo a chi ti sta vicino; studiati di non profferire parola con chi che sia, a meno che la carità, ovvero una stretta necessità, non lo esiga. (…). Insomma, diportati in modo che tutti i presenti ne rimangano edificati e siano per mezzo tuo spinti a glorificare e ad amare il Padre Celeste“.

Corrado Gnerre
22 agosto 2026

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sabato 26 settembre 2026

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venerdì, settembre 25, 2026

Fulton Sheen: un vaso d'argilla che attingeva forza da Cristo. Omelia del Cardinal L.A.Tagle nella Messa di beatificazione

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a cura di Veronica Cireneo 

Nella giornata di giovedì 24 settembre il Cardinal L. A. Tagle pro-prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, delegato papale , ha presieduto la Messa di beatificazione di uno dei più celebri e amati arcivescovi americani del XX secolo: Fulton John Sheen, cosiddetto figlio leale della Chiesa” da san Giovanni Paolo II. La Celebrazione Eucaristica ( vedi video in calce) si è svolta nel Missouri, Stati Uniti, alle 21, ora italiana, alla presenza di decine di migliaia di  pellegrini, provenienti da diversi Paesi, di oltre 80 Vescovi e di circa 900 sacerdoti. Di seguito riportiamo  uno stralcio dell'omelia del Cardinale, che è stata accompagnata da citazioni tratte dalla Lettera apostolica di Papa Leone XIV , che descrive il Servo di Dio come un instancabile predicatore del Vangelo e sollecito pastore missionario. Buona lettura

§§§

"L’arcivescovo statunitense Fulton John Sheen noto per la sua attività di evangelizzazione attraverso radio e televisione, non è beato - ossia fortunato e felice - perché era una celebrità dei mezzi di comunicazione. Né perché era uno scrittore rinomato. Né perché era famoso. È beato perché ha saputo accogliere il dono della comunione con Gesù, con i poveri e i vulnerabili" .

Così il cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l'evangelizzazione, ha descritto il carisma dell’arcivescovo di Newport, nell’omelia della Messa di beatificazione del Servo di Dio Fulton Sheen, che ha presieduto oggi, 24 settembre alle ore 14 del pomeriggio locali (le 21 di Roma), presso il Dome at America’s Center, l’impianto sportivo coperto di St. Louis, in Missouri, negli Stati Uniti d’America. La celebrazione è iniziata con una lunghissima processione d'ingresso di diaconi, sacerdoti, religiosi e vescovi, che hanno preceduto il delegato papale, il cardinale Tagle. 

• Instancabile predicatore e pastore sollecito

Il porporato, che ha celebrato in rappresentanza di Leone XIV alla presenza di decine di migliaia di fedeli, ha ricordato la gioia dello stesso Pontefice, espressa anche ieri, durante l’udienza generale del mercoledì: il Papa si rallegra della “beatificazione del suo concittadino, suo conterraneo dell’Illinois e confratello vescovo”. Come ha riferito la Lettera apostolica del Pontefice in lingua latina, letta dal cardinale Tagle all'inizio della celebrazione, Fulton Sheen era “un instancabile predicatore del Vangelo attraverso i moderni mezzi di comunicazione e un pastore sollecito, animato dallo zelo missionario”.

• Le Letture della Messa di beatificazione hanno rimarcato le qualità di “evangelizzatore” e “pastore missionario” del nuovo beato.

• Nel Vangelo di Marco (16, 15-20): 

“Il Signore Risorto sceglie e invia i suoi amici a proclamare il Vangelo a ogni creatura”.

Questo, ha argomentato il porporato, è un legittimo motivo di beatitudine, sebbene del tutto opposto all’indipendenza e alla libertà che il mondo predica come felicità. “Scegliere da soli e andare dove si vuole non è missione e non è beatitudine. Beati voi quando annunciate a tutti la Buona Notizia di Gesù”.

• Fulton Sheen, evangelizzatore senza confini

A St. Louis, nel Missouri, nella serata di oggi, 24 settembre, la beatificazione del “figlio leale della Chiesa”, come lo aveva definito san Giovanni Paolo II ,..

Beatitudine è quando il Signore opera attraverso l'uomo, anche per san Paolo si è beati, perché non si predica se stessi ma “Gesù Cristo come Signore”. Una verità sottolineata anche dal profeta Isaia, per il quale “beati e belli sono i vostri piedi quando annunciate la salvezza e la pace di Dio”. “Percorrere la terra, il mare e il cielo - commenta Tagle - proclamando parole distruttive e compiendo atti di violenza non è missione; non è beatitudine”. Essere “autosufficienti” e “cercare la propria autoaffermazione” è un “cattivo segno”, ha sostenuto il cardinale: piuttosto si è beati quando il Signore “opera attraverso di voi e conferma il Vangelo che predicate attraverso segni miracolosi”.

Poi il cardinale ha ricordato un episodio della vita di Fulton Sheen. Un incontro con Pio XII. A Papa Pacelli che gli chiedeva quante anime avesse convertito, il vescovo americano rispondeva di non saperlo, di non averle mai contate, per non cadere nella tentazione di inorgoglirsi, pensando che fosse merito suo. Il nuovo beato si definiva invece un portinaio, magari “di successo”, al quale qualche volta era riuscito di “condurre le persone alla porta aperta della casa di Dio”.

• Papa Pio XII e il vescovo Fulton Sheen.

Comunione con Cristo e con i poveri

L’evangelizzatore missionario è beato perché vive in comunione con le persone e i popoli, soprattutto con i poveri e i vulnerabili, nel nome di Gesù Cristo:

"Usare la predicazione come pretesto per evitare le persone concrete e rimanere ciechi di fronte all’azione di Dio in loro non è missione; non è beatitudine”, ha commentato Tagle deducendo che:

“dominare sugli altri e far sentire la propria importanza non è missione; non è beatitudine”.

Il segreto della beatitudine, ha rivelato infine il pro-prefetto, è sentirsi poveri, ma arricchiti dalla comunione con Cristo:

“Beati voi quando vi considerate vasi di argilla, affinché la potenza sia di Dio e non provenga da voi”.

Al contrario:

“Predicare il Vangelo da una posizione di presunta giustizia che impedisce di immedesimarsi nelle ferite degli altri non è missione; non è beatitudine”.

Proprio la povertà raccomandava ai padri conciliari il vescovo Sheen quando interveniva al Concilio Vaticano II. Era il 9 novembre 1964. Chiedeva di puntare il dito sul 30mo parallelo e di considerare povero tutto il mondo a sud di quella linea. Proprio al di sotto di quella demarcazione, ricordava ancora, provenivano la maggior parte dei partecipanti al Concilio.

E proprio una Chiesa povera e “ferita”, affermava Sheen, era la più idonea “a convertire un mondo dubbioso”. Proprio come il Cristo risorto e piagato aveva potuto convincere Tommaso.

• L'amaro che si muta in dolce

Povertà che mise al centro di una sua conferenza televisiva, intitolata proprio “30mo parallelo” e registrata nel 1967. In questa trasmissione, come ha ricordato il cardinale Tagle, Fulton Sheen raccontò un episodio che sembra uscito dal “Testamento di san Francesco d’Assisi”, in cui il poverello racconta la sua conversione grazie all’incontro con i lebbrosi, un evento spirituale che aveva cambiato in “dolcezza” tutto ciò che fino ad allora aveva considerato “amaro”. 

Sheen aveva visitato Buluba, in Uganda, un luogo che ospitava 500 persone affette da lebbra. Una di loro, ha raccontato il porporato durante l'omelia, si avvicinò al vescovo. Aveva già perso la parte inferiore del braccio e la mano. Il beato Sheen, dapprima rabbrividito di paura, afferrò quel che restava di quella mano e poi “tenne tra le sue mani la carne ferita delle persone vulnerabili colpite dalla lebbra, considerandosi uno di loro, la 501ª persona affetta dalla lebbra”.

“Beato il vaso di argilla che attinge la sua forza da Gesù - ha esclamato Tagle al termine della sua omelia - beato l’evangelizzatore che si converte contemplando e toccando le ferite di Cristo Risorto nei fratelli e nelle sorelle feriti!”.

Daniele Piccini – Città del Vaticano

giovedì 24 settembre 2026

- Fonte

- Video della Messa di Beatificazione


- Galleria fotografica 



Il Cardinal Tagle imbocca la Sacra Particola
ai sacerdoti concelebranti

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giovedì, settembre 24, 2026

Zizzania e conversione. Un' esegesi che ci riguarda da vicino. Silvio Brachetta


a cura di Veronica Cireneo 

In questo sintetico brano, gentilmente concesso dall'autore, il teologo Silvio Brachetta affronta il passo sulla zizzania, laddove Gesù invita a non estirparla, onde evitare che con lei si sradichi anche il grano. È questa una parabola che può riguardare da vicino ciascuno di noi? Andiamo a scoprirlo. Buona lettura 


§§§


Zizzania - ζιζάνια


• Nella parabola di Matteo 13, 24-30: "Grano e zizzania..." si dice che non è possibile separare la zizzania dal grano, non perché le due piante siano invisibili, ma perché ognuno di noi da grano si fa zizzania e viceversa, più e più volte al giorno.

• Sant'Agostino, nel " De Civitate Dei   dice che nel mondo convivono due città "permixte", cioè commischiate tra loro: la città terrena (dei peccatori) e la città di Dio (Chiesa).

Non è possibile - dice - indicare chi sia cittadino dell'una e dell'altra città, finché siamo nel tempo.

Ognuno, infatti sconfina in Babilonia, quando fa il male, ma ritorna dentro le mura di Gerusalemme, quando si pente e fa il bene.

• Alla fine del mondo, come pure alla nostra morte, la nostra scelta per Babilonia o per Gerusalemme sarà irrevocabile e il grano sarà distinto dalla zizzania.

• Dice Sant'Agostino (Discorso 73/a):

«Nel campo del Signore, cioè nella Chiesa, chi era frumento si cambia talora in zizzania, e quelli ch'erano zizzania si cambiano talora in frumento: poiché nessuno sa cosa avverrà domani».

Se la zizzania, dunque, fosse sradicata oggi, si correrebbe il rischio di sradicare anche il grano.

E allora, dice Agostino:

«Chi è buon grano, continui ad esserlo fino al giorno del raccolto; coloro che sono zizzania, si cambino in buon grano».


Silvio Brachetta 

 Fonte FB

•••

Cenni biografici sull'autore.

Silvio Brachetta diplomato in Scienze Religiose, teologo, esegeta. giornalista e collaboratore dell’Osservatorio Cardinal Van Thuan è anche autore del testo intitolato La città fondata in Dio che gli interessati potranno ordinare scrivendo al seguente indirizzo ordini.ossvanthuan@gmail.com



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giovedì 24 settembre 2026

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mercoledì, settembre 23, 2026

L’orgoglio comincia quando preferisci l’errore alla verità. Giuliano della Rovere



a cura di Veronica Cireneo 

Cari amici cattolici, veri e finti, chi mi conosce sa quanto ami scrivere testi di mio pugno e non disdegnare opere altrui, se degne e valide. Non per essere di nicchia, ma la selezione argomentativa e stilistica,  in un blog che si rispetti, è estremamente necessaria al fine di rendere gradevole la lettura, edificante il contenuto e per contrastare ìl qualunquismo. Ma scrivere testi lunghi è molto impegnativo e richiede tempo, studio e concentrazione, che non sempre sono disponibili. Così non vi stupirete se qui comincerete a vedere anche testi brevi e interessanti spunti di riflessione come il seguente, di Giuliano della Rovere  che ringraziamo di cuore. Buona lettura e meditazione .


§§§


Non sempre difendiamo un’idea, perché è giusta.


A volte la difendiamo

solo perché

ammettere di aver sbagliato

ci pesa.


Cambiare idea davanti a una prova migliore

non è debolezza.

È intelligenza.


Perché sbagliare una mossa,

capita.


L’orgoglio comincia

quando preferisci l’errore alla verità.



Giuliano della Rovere

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23 settembre 2026

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martedì, settembre 22, 2026

Non riuscivo a staccare le mani dal Calice. Storia di una Consacrazione Eucaristica travolgente. P. B.Bowman



di Veronica Cireneo  

Carissimi amici cattolici : quella che segue è la storia di un prodigio, di  un mirabile intervento diretto di Dio nella vita dell'uomo.

Una storia attuale molto particolare della quale approfittiamo per elevare al Cielo, in ascolto, una preghiera: che la stessa rivelazione si compia nel cuore di pietra di ogni uomo del nostro tempo immerso nella colpa, autori secondo la cronaca di crimini sempre più spaventosi, che tanto bellamente sembra correre all'impazzata verso l'abisso della sua stessa rovina. Affidiamo al Cielo queste povere anime ingannate che attirano sul mondo la maledizione di Dio, perché abbia pietà di loro. Di cuore, a tutti, buona edificante lettura. Sia lodato Gesù Cristo ora e sempre

§§§

Non riuscivo a staccare le mani dal calice, né il calice dall'altare"  

Questa frase è tratta dalla dichiarazione pubblicata sul sito dell’arcidiocesi di Saint Paul (Minnesota) appartenente a padre Brent Bowman, il sacerdote protagonista di un accadimento extra-ordinario, vissuto in prima persona durante la Santa Messa, al momento della Consacrazione del Vino.

Era il giorno della Festa dell'Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre 2026,  quando p. Bowman stava celebrando la Messa per gli studenti dell'Istituto dove è Cappellano, nella  parrocchia di San Gabriele Arcangelo, dell’arcidiocesi di Saint Paul e Minneapolis (Minnesota, Stati Uniti).

Nella dichiarazione che segue racconta non tanto di un miracolo eucaristico vero e proprio, dove normalmente si assiste alla trasformazione fisica delle Sacre Specie, ma di una travolgente esperienza mistica interiore, che gli ha rivelato verità fondamentali della Fede: quanto sia stato immenso il peso dei peccati che il Signore ha sopportato per la nostra salvezza, la Presenza Reale certa del Sangue di Cristo nel Calice e una più profonda consapevolezza della Passione del Calvario e del Miracolo Eucaristico della Transustanziazione, che avviene in ogni Messa celebrata nel mondo. Con molta umiltà, dichiara inoltre che questa predilezione divina non si è verificata a causa della santità personale del sacerdote, ma che si tratta invece di pura Misericordia Divina.

Questa umile dichiarazione fa il paio con un' arguta osservazione letta di recente, che  faceva notare come la gran parte dei miracoli eucaristici verificatesi nel mondo siano accaduti in contesti di poca fede del sacerdote e durante le celebrazioni in Rito Riformato, dove gli abusi sono più frequenti che nel Rito Antico. Come a dire che il Signore ritenga assolutamente necessario intervenire di Persona per manifestare ai dubbiosi la Sua Esistenza Viva e Vera,  per rinforzarne la Fede vacillante e per preservare le anime e le Sacre Specie da futuri sacrilegi.  Una storia davvero mirabile.

Apprendiamo ora di seguito i fatti narrati dal sacerdote nella sua dichiarazione e ascoltiamo  la registrazione della Messa  (specie dal minuto 29 al 32 circa, del momento mistico travolgente della  Consacrazione del Vino).

•••

La dichiarazione del sacerdote


Al buon popolo di Dio:  

Sia lodato Gesù Cristo, ora e per sempre! 

Lunedì 14 settembre ho celebrato la Santa Messa per la festa dell'Esaltazione della Santa Croce presso la chiesa cattolica di San Gabriele a Hopkins, Minnesota. Erano presenti studenti, docenti e personale della Chesterton Academy, nonché parrocchiani. Durante la Messa, mentre recitavo la preghiera eucaristica sul pane e sul vino, ho avuto un'esperienza spirituale privata e desidero umilmente condividerla e chiarirla, tutto per la gloria e la lode di Dio. Nel farlo, desidero anche correggere eventuali inesattezze, dato che la registrazione della Messa viene condivisa online.   

Per chiarire subito, la mia esperienza NON è ciò che la Chiesa Cattolica considera un "miracolo eucaristico". Le forme del pane e del vino hanno mantenuto i loro accidenti (cioè il loro aspetto e il loro sapore) durante tutta l'esperienza. Non ho mai visto sangue vero o carne umana con i miei occhi. 

La mia esperienza è stata questa: 

Durante la preghiera di consacrazione sul vino all'altare, mentre pronunciavo le parole, ho ricevuto quella che credo essere una conoscenza interiore del potere di quelle parole e della realtà del loro effetto, al punto da avere difficoltà a parlare.

Ad ogni parola, venivo fisicamente sopraffatto sempre più, come si vede nel video. (registrazione della Messa al minuto 29-32)

Allo stesso tempo, ho percepito a livello sensoriale il peso della potenza di Dio che si abbatteva sull'altare, e ho sentito la pesantezza della presenza sostanziale di Gesù nel calice che tenevo tra le mani.

Il calice è diventato troppo pesante da reggere, mentre sentivo che veniva attratto verso il basso fino a posarsi sull'altare.

Sentivo le mie mani bloccate sul calice del Preziosissimo Sangue, e non riuscivo fisicamente a muoverlo.

Nel tentativo di sollevare il Preziosissimo Sangue, cosa che non sono riuscito a fare per un certo periodo, credo di aver ricevuto la grazia di comprendere più profondamente l'agrodolce Passione di Nostro Signore e quanto sangue Cristo ha versato per l'immenso peso di tutti i nostri peccati.

Credo di aver sperimentato questo peso nel calice.

Questa esperienza spirituale mi ha travolto emotivamente e fisicamente, come si evince dalla registrazione della Messa. 

Infine, questi incontri spirituali privati ​​con Dio sono doni del tutto immeritati e segni dell'immenso amore di Dio per tutto il suo popolo. Non sono necessariamente segni della santità di una persona. 

Prego che questa breve testimonianza commuova i nostri cuori e ci spinga a contemplare più profondamente i misteri della Presenza Reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia e nel Preziosissimo Sangue. 

Pace in Cristo, 

Padre Brent Bowman 



Preghiamo, anche per chi non sa pregare, ce n'è davvero bisogno, che lo stesso  prodigio si compia nel cuore di pietra di ogni uomo immerso nella colpa di crimini così mostruosi da scandalizzare i demoni che tanto bellamente invece se ne corre all'impazzata verso la sua stessa rovina. A chi affidarli, sennò? Miserere. Buona lettura 

Veronica Cireneo, a maggior Gloria di Dio

martedì 22 settembre 2026

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lunedì, settembre 21, 2026

Portate i bambini in chiesa. Esortazione ai genitori di don Giovanni Zampaglione




a cura di Veronica Cireneo 

Tra tutti i rumori possibili che si possono udire, malauguratamente in chiesa, la voce dei bambini e dei lattanti, a differenza degli altri, mai infastidisce: sono innocenti mugulii che assomigliano a preghiere che pure come incensi, salgono gradite al Cuore di Dio. Una bella esortazione di Don Giovanni Zampaglione per responsabilizzare i genitori all'educazione dei figli alla Fede. Buona lettura.

§§§


Anche se sono per terra.

Anche se hanno bisogno di giocattoli e un ghiacciolo per stare tranquilli.

Anche se ti metti dietro, ondeggiando avanti e indietro, tenendoli.

Anche quando nella tua vita sembra appena passato un piccolo uragano:

Portali in chiesa!

 Lascia che ti vedano adorare

- che ti guardino pregare

- che ti vedano correre verso il Salvatore

Perché se non vedono e imparano queste cose da te, da chi le impareranno?

Il mondo insegnerà loro che non è una priorità.

Il mondo che li devia cosi tanto dalla loro rotta li confonderà e li disinformerà che solo essere “buoni”  è sufficiente.


Il mondo non insegnerà loro di Gesù.


Questo è compito tuo.


Don Giovanni Zampaglione

Fonte   

•••

lunedì 21 settembre 2026

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venerdì, settembre 18, 2026

Il Pater Noster. Un'eco di luce che attraversa la storia.


a cura di Veronica Cireneo

Ogni occasione è buona per ribadire la sana dottrina cattolica e molto bella è questa meditazione che esalta la preghiera che Gesù ci ha insegnato: il Pater Noster. Preghiera cattolica per antonomasia, inevitabilmente attaccata dal cancro della falsificazione. La versione aggiornata, infatti: tra pruriginose censure, immotivate aggiunte e tossiche  distorsioni, sia del contenuto grafico, che teologico, che didattico, ha trasformato una preghiera in un obrobrio. Ma se i manipolatori, dalla Fede assente o mediocre, non trovano pace, noi consigliamo di prenderne le distanze e di mantenersi fedeli alla versione tradizionale originale: possibilmente recitando il Pater Noster in latino. Buona lettura.

§§§ 

Il Pater Noster non è soltanto una preghiera: è un’architettura di luce, una cattedrale verbale costruita con la pietra scolpita del latino.

Quando queste sillabe risuonano nell’aria, la percezione del tempo si incrina. Non stiamo semplicemente pronunciando formule; stiamo abitando un’eco che ha attraversato duemila anni di storia, raccogliendo le speranze, i bisogni e i respiri di generazioni che ci hanno preceduto.

Tutto comincia con un'invocazione che è insieme vertigine e approdo:

Pater noster, qui es in caelis. Non un Dio lontano o astratto, ma un Padre. Eppure, la solennità della lingua latina spoglia la paternità di ogni confidenza banale, restituendole il suo misterioso e maestoso splendore. Il latino non usa fronzoli; è asciutto, denso, essenziale. Ogni parola ha il peso specifico dell'eternità.

Ascoltare il ritmo ritmico e scultoreo di Sanctificetur nomen tuum, adveniat regnum tuum, FIAT voluntas tua significa percepire un'armonia che trascende il linguaggio umano.

C'è un'incredibile forza poetica nel Fiat:  quell'imperativo sommesso con cui il mondo è stato creato e con cui la storia dell'umanità si è capovolta nell'Annunciazione. Dire fiat voluntas tua in latino è fare un salto nel vuoto della fiducia, affidando la propria fragilità a un disegno più grande con la fierezza e la compostezza dei santi e dei martiri.

Poi la preghiera scende verso la terra, toccando la nostra nuda umanità:

Panem nostrum quotidianum da nobis hodie. In quel quotidianum risuona la fatica di ogni giorno, la fame del corpo e la sete dello spirito. Il latino fonde il pane di grano con il Pane dell'Eucaristia in un unico gesto di mendicanza fiduciosa.

E infine, il dramma della colpa e della redenzione: Et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris. La giustizia e la misericordia s'incontrano in una simmetria perfetta. Il testo non chiede una grazia a buon mercato, ma misura il perdono che riceviamo sullo specchio di quello che sappiamo offrire. Fino al grido finale, il soffio sommesso prima del silenzio: sed libera nos a malo.

Pregare il Pater Noster nella lingua madre della Chiesa significa spogliarsi della frenesia dell'attualità per immergersi in una bellezza senza tempo.

È il linguaggio dei padri che diventa la casa dei figli, un ponte gettato tra la terra e il cielo dove ogni parola è un'ancora gettata nell'eterno.


di Ivo de Kermartin IG 

 Fonte FB comprensiva di video

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giovedì, settembre 17, 2026

Sigillatevi col Segno di Croce. Don Franco Pagano




 a cura di Veronica Cireneo 

Cari amici cattolici, che ci leggete anche da molto lontano, dall'India alle Americhe, giunga oggi la Benedizione del Signore sulle nostre persone e sulle nostre opere, attraverso il Segno di Croce che sarebbe essenziale compiere prima di qualsiasi altra azione. Rilanciamo l'importanza di questo santo gesto, attraverso le parole di don Franco Pagano, che ringraziamo di cuore. Buona lettura

Distribuzione nel mondo dei lettori del sito degli Alleati

§§§

Quando parti per un viaggio, quando inizi il tuo lavoro, quando vai a studiare, quando sei solo, e quando sei con altre persone, sigillati con la Santa Croce sulla tua fronte, sul tuo corpo, sul tuo petto, sul tuo cuore.

Sigilla le tue labbra, i tuoi occhi, le tue orecchie. 

Dovreste essere sigillati tutti con il Segno della Vittoria di Cristo sull'inferno. 

Allora non avrai più paura degli incantesimi, degli spiriti maligni o della stregoneria, perché questi vengono dissolti dal potere della Croce come cera davanti al fuoco e come polvere davanti al vento.

Don Franco Pagano

Fonte Facebook

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