domenica, giugno 07, 2026

Il Pio Pellicano e il Corpus Domini: il Dogma dei Dogmi. Don Giuseppe M.


a cura di Veronica Cireneo 

Tanto significativa quanto poco conosciuta è l'antica immagine del pio Pellicano utilizzata dalla tradizione cristiana per rappresentare il Senso Vero e il Fine ultimo dell' Eucarestia: il dono di se stesso per la vita dei figli. La rilanciamo oggi nel giorno della Solennità del Corpus Domini, Dogma dei Dogmi, perché giunga a credenti e miscredenti, in questi tempi indefinibili e paradossali in cui l'Ostia in certi luoghi  si preferisce darLa ai cani  ed in altri negarLa processionalmente  alla vista degli umani, Miserere. Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia. Buona lettura e condivisione.

(Si rende noto che l'articolo è udibile. Basta cliccare sul triangolino in alto a destra. Qui più dettagliate istruzioni https://t.me/alleanza3/6931)

§§§


      Il Pio Pellicano e il Pane della Vita

Tra le immagini più antiche e suggestive che la tradizione cristiana ha utilizzato per contemplare il Mistero dell'Eucaristia vi è quella del pio pellicano.

Ancora oggi lo si trova scolpito sugli altari, dipinto nei tabernacoli, ricamato sui paramenti sacri: un pellicano che apre il proprio petto per nutrire i suoi piccoli con il proprio sangue.

L'immagine nasce da un'antica leggenda riportata nel Fisiologo, secondo la quale il pellicano, nei tempi di carestia, si ferisce il petto per dare il proprio sangue ai figli e salvarli dalla morte.

Per questo i cristiani videro in quell'uccello una figura di Gesù Cristo, il quale non si limita a donare qualcosa di Sé, ma dona Sé stesso.

Nessun simbolo sembra così vicino alle parole pronunciate dal Signore nel capitolo 6 del Vangelo di San Giovanni.

«Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita»... (Gv 6,53).

E ancora:
«La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Gv 6,55).

Sono parole che non ammettono riduzioni simboliche.
Per questo molti rimangono scandalizzati.

«Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?» (Gv 6,60).

Da quel momento numerosi discepoli si allontanano e non camminano più con Lui.
È uno dei passaggi più drammatici del Vangelo.

Gesù non rincorre coloro che se ne vanno.

Non attenua le Sue parole. Non cerca compromessi.
Si volta invece verso i Dodici e pone una domanda che attraversa i secoli:

«Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67).

È la stessa domanda che risuona oggi nella Solennità del Corpus Domini.

Davanti all'Eucaristia non basta essere simpatizzanti di Gesù.

Non basta apprezzarne l'insegnamento morale.
Non basta ammirarne la figura storica.
Occorre scegliere se credere o no alla Sua Parola.

Credere che nell'Ostia consacrata non vi sia semplicemente un simbolo, un ricordo o un segno della presenza di Cristo, ma Cristo stesso: vero Dio e vero Uomo, con il Suo Corpo, il Suo Sangue, la Sua Anima e la Sua Divinità.

Lo stesso Gesù nato da Maria Vergine.
Lo stesso Gesù che percorse le strade della Galilea.
Lo stesso Gesù crocifisso sul Calvario.
Lo stesso Gesù risorto il mattino di Pasqua.
Lo stesso Gesù glorioso che siede eternamente alla destra del Padre.

L'Eucaristia è infinitamente più grande della leggenda, ma il pio pellicano ci aiuta a comprendere questa verità:

Cristo non offre un simbolo del Suo Sangue, ma il Suo vero Sangue. Non offre un'immagine della Sua Vita, ma la Sua stessa Vita.

Non offre un ricordo del sacrificio della Croce, ma rende presente sacramentalmente l'unico Sacrificio del Calvario. Ad ogni Santa Messa il  Pellicano divino continua a nutrire i suoi figli.

L'uomo ha fame di amore, di verità, di pace, di eternità.
Cerca nutrimento nelle cose del mondo e spesso rimane insoddisfatto.
Solo Cristo può saziare la fame più profonda del cuore umano.

(...) il Corpus Domini non è soltanto una festa liturgica: È un esame di coscienza!

- Credo davvero che Gesù sia presente nel Santissimo Sacramento?
- Mi accosto alla Comunione come a un incontro reale con il Signore?
- Dedico tempo all'Adorazione Eucaristica?
- Entro in chiesa consapevole di trovarmi davanti al Re dei re?

Le processioni del Corpus Domini, gli altari adornati, gli incensi, i fiori, i canti e le genuflessioni non sono semplici tradizioni.

Le processioni del Corpus Domini, gli altari adornati, gli incensi, i fiori, i canti e le genuflessioni non sono semplici tradizioni.


Sono l'omaggio della Chiesa al suo Signore nascosto sotto i veli eucaristici.

Davanti al Mistero eucaristico non tutto può essere compreso, ma tutto può essere creduto, perché lo ha detto Cristo.

In questo Corpus Domini contempliamo dunque il divino Pellicano che continua ad aprire il Suo Cuore per i figli degli uomini.

Accostiamoci a Lui con fede viva, con amore riconoscente e con adorazione profonda.

E mentre il mondo cerca altrove il pane che non sazia, noi riconosciamo nel Santissimo Sacramento il Pane vivo disceso dal cielo, il tesoro della Chiesa, il cuore della Santa Messa, la presenza reale di Gesù Cristo che rimane con noi:
 «tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Don Giuseppe M.

7 giugno a. D. 2026 Solennità del Corpus Domini

Fonte

•••

Grazie per aver letto questo articolo. Se ti è piaciuto condividilo con i tuoi contatti e su altri social. Grazie 

Puoi lasciare un commento e, per restare aggiornato, unirti (benvenuto!) agli Alleati cliccando sui seguenti link:

CANALE TELEGRAM DEGLI ALLEATI DELL'EUCARESTIA  

CANALE TELEGRAM DI VERONICA CIRENEO

CANALE YOUTUBE

SITO INTERNET

MAIL  (per comunicazioni, segnalazioni, testimonianze, riflessioni personali, invio articoli e per proporsi come collaboratori)

•  MAIL MESSA/CENACOLI (per disponibilità Messe, catechesi e cenacoli domestici in presenza)

                      




 


Continua a leggere »

sabato, giugno 06, 2026

Concilio e sua applicazione: Croce e Delizia in Cristo. Don Pietro Paolo



a cura di Veronica Cireneo 

Il presente brano corrisponde ad un commento formulato da un assiduo frequentatore del blog Stilum Curiae di Marco Tosatti , da cui, con le dovute autorizzazioni, è stato estratto. Appartiene al sacerdote della Chiesa Cattolica che si firma col nome di don Pietro Paolo e risponde ad una commentatrice, che lamenta il mare magnum dei guasti generati dal Concilio nel grembo della chiesa. Come non capirla? È la voce di tanti! Proponiamo quindi alla vostra attenzione la risposta del sacerdote, che ringraziamo, affinché nella lettura abbiate modo di apprezzare la dialettica, la compostezza, l'equilibrio e la completezza di un giudizio sul Concilio e sulla sua applicazione, come pochi, tra i modernisti, se ne vedono. Il sacerdote sostiene e conferma la Fede in Gesù Cristo e nel più totale e necessario abbandono alla Sua Onniscienza e Onnipotenza, pur nell'ambito, e a maggior ragione, dell'attuale, oggettiva, Tribolazione e Croce. Da tenere a mente! Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia.

§§§

"(...) la ringrazio per la lunga risposta, che almeno ha il merito della chiarezza. Tuttavia continuo a ritenere che il suo ragionamento parta da fatti reali per arrivare a conclusioni ecclesiologicamente false.

Nessuno nega la crisi della Chiesa postconciliare. Nessuno nega ambiguità pastorali, cedimenti, abusi liturgici, confusioni dottrinali, silenzi colpevoli e perfino gravi responsabilità di uomini di Chiesa. Sarebbe ridicolo negarlo.

Io stesso soffro profondamente nel vedere certe derive, certe parole e certi atteggiamenti che non si addicono alla santità della Chiesa di Cristo. E soffro nel vedere alcuni ministri sacri sostenere posizioni che, pur non essendo forse formalmente eretiche, conducono oggettivamente verso l’eresia, generano confusione nei fedeli e finiscono col relativizzare la verità cattolica.

Non condivido affatto molte impostazioni pastorali, certi linguaggi ambigui, certe aperture imprudenti, né il silenzio davanti ad abusi dottrinali e liturgici che scandalizzano il popolo di Dio.

Ma proprio qui sta il punto decisivo: nonostante tutto questo, io rimango nella Chiesa, prego per la Chiesa e lavoro dentro la Chiesa. Perché la Chiesa non appartiene ai modernisti, ai tradizionalisti, ai progressisti, ai teologi di moda o ai prelati confusi. La Chiesa appartiene a Cristo.

Lei cita Congar, Martini, Paglia, gli abusi tedeschi, le derive morali. Bene. Ma nessuna di queste cose costituisce una prova teologica che la Chiesa cattolica abbia cessato di essere la Chiesa di Cristo.

Al massimo dimostrano che nella Chiesa vi sono uomini infedeli, teologi eterodossi, vescovi confusi e pastori che governano male. Cosa già accaduta molte volte nella storia.

Anche nel IV secolo moltissimi vescovi cedettero all’arianesimo. Eppure Sant’Atanasio non concluse che fosse nata “un’altra Chiesa”. Resistette restando nella Chiesa.

Lei continua a usare categorie come “rivoluzione”, “massoni”, “processi”, “fumo di satana”, “1789 della Chiesa”, costruendo però una lettura quasi totalizzante della storia ecclesiale, dove tutto diventa parte di un grande piano coerente. Ma la realtà storica è molto più complessa e meno ideologica.

Il modernismo condannato da San Pio X non consiste semplicemente nell’uso di linguaggi pastorali nuovi o nel dialogo col mondo. Consiste nella negazione oggettiva della Rivelazione, del dogma immutabile e della fede come verità soprannaturale.

Ora, mi dica sinceramente:
il Vaticano II ha forse negato la Trinità?
Ha negato la divinità di Cristo?
Ha negato la presenza reale?
Ha negato il sacerdozio?
Ha negato la successione apostolica?
Ha negato il primato petrino?

No.

Che alcuni abbiano poi usato il Concilio come grimaldello per introdurre derive progressiste è vero. Ma l’abuso di un testo non coincide automaticamente con la sua natura intrinseca.

Quanto poi alla questione dell’intelligenza artificiale, sinceramente mi pare che si stia scivolando in un clima da dietrologia permanente. Che oggi possano essere usati strumenti informatici, sistemi di IA o supporti redazionali non significa affatto che un’enciclica venga “scritta dall’IA”, né tantomeno che lo Spirito Santo venga sostituito da un algoritmo. Altrimenti dovremmo negare anche il ruolo di teologi, segretari, consulenti, traduttori e collaboratori che da sempre assistono il Papa nella preparazione dei documenti. L’assistenza dello Spirito Santo al Magistero non è una dettatura automatica divina, ma la guida della Chiesa nella verità attraverso strumenti umani e limiti umani. E sinceramente, interpretare perfino i cognomi in chiave simbolico-esoterica ci porta ormai più vicino alla numerologia che alla teologia.

Lei parla di “fatti”. Anch’io guardo ai fatti.

E il fatto fondamentale è questo:
malgrado sessant’anni di crisi, la Chiesa continua ancora oggi a professare il Credo, celebrare i sacramenti, ordinare sacerdoti, proclamare Cristo vero Dio e vero uomo e custodire la successione apostolica.

Lei ha ricordato il passo evangelico di Gesù che dorme a poppa. Bene. A volte può anche sembrare che il Signore dorma davanti alla tempesta che scuote la Chiesa. Ma il suo Spirito non dorme mai.

Cristo non ha abbandonato la sua Chiesa, né l’ha consegnata definitivamente ai modernisti, ai progressisti o alle confusioni del tempo presente. Egli continua ad operare, per mezzo del Suo Spirito, spesso in modo nascosto, paziente e misterioso, anche dentro questa crisi dolorosa.

Ed è proprio qui la differenza decisiva: io credo che le promesse divine si compiranno non attraverso rotture ecclesiali, “resistenze” erette a sistema o nuovi Lefebvre che finiscono col porre se stessi come criterio della Tradizione, ma attraverso l’opera misteriosa e sorprendente di Colui che ha detto: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.

La Chiesa è stata ferita molte volte nella storia. Ha attraversato papi indegni, vescovi corrotti, eresie devastanti e crisi apparentemente insanabili. Eppure è sempre stata purificata dall’interno, mai salvata da una contro-chiesa.

Se davvero il modernismo avesse “preso totalmente il potere” nel 1958 distruggendo la Chiesa dall’interno, allora dovremmo concludere che Cristo non ha mantenuto la promessa fatta a Pietro.

Ed è precisamente questa la conclusione a cui io non intendo arrivare.

Perché una cosa è criticare errori, confusioni e derive.
Altra cosa è trasformare la crisi della Chiesa nella prova che la Chiesa stessa sarebbe ormai un organismo sostanzialmente apostata.

Questa, mi permetta, e lo dico da prete, non è più una posizione cattolica".

Don Pietro Paolo

•••

6 giugno a. D. 2026

Grazie per aver letto questo articolo. Se ti è piaciuto condividilo con i tuoi contatti e su altri social. Grazie 

Puoi lasciare un commento e, per restare aggiornato, unirti (benvenuto!) agli Alleati cliccando sui seguenti link:

CANALE TELEGRAM DEGLI ALLEATI DELL'EUCARESTIA  

CANALE TELEGRAM DI VERONICA CIRENEO

CANALE YOUTUBE

SITO INTERNET

MAIL  (per comunicazioni, segnalazioni, testimonianze, riflessioni personali, invio articoli e per proporsi come collaboratori)

•  MAIL MESSA/CENACOLI (per disponibilità Messe, catechesi e cenacoli domestici in presenza)

                   




 


Continua a leggere »

mercoledì, giugno 03, 2026

Il modernismo ci ha rubato il silenzio. Orsola Nemi all'alba del Novus Ordo.


Orsola Nemi

a cura di Veronica Cireneo 

Nell'ambito dell'assalto al silenzio scaturito dalla Riforma liturgica, già trattato qui e qui, merita una particolare attenzione l' articolo che di seguito proponiamo, scritto nel 1969 dalla giornalista cattolica, amante della Messa Antica, Orsola Nemi. Scrittrice e traduttrice, intellettualmente amica dei più celebri Calvino, Longanesi e Montale, produsse l'articolo all'indomani del lancio della Messa Novus Ordo. Il brano in questione, quasi un cahier de doleances, intuisce e registra il dramma in pectore del piano anticristico teso all'abolizione del sacro dalla Santa Messa al fine di degradarla a semplice incontro conviviale tra amici. Dramma che piano pianino, dipanandosi, è giunto a manifestarsi quasi in toto proprio a noi. Buona, trascorsa, profetica lettura... 

§§§

La chiesa ci ha tolto il silenzio durante la Messa, ha tolto la possibilità del colloquio segreto, intimo, di ciascuno con Dio, durante la mezz’ora che per il cristiano è la più importante, la più sacra, la più misteriosa della giornata.

Che cosa è, questa cosiddetta partecipazione alla Messa, se non un atto di profonda sfiducia verso l’opera segreta di Dio nelle anime, un intervento dell’uomo fra il credente e Dio?

I risultati sono palesi e tristi. Durante la Messa non dobbiamo più unirci con Dio -ci dicono- ma fra noi. Però la Fede, la Speranza, la Carità sono atti individuali, non possiamo compierli senza la Grazia; non ameremo il prossimo, se prima non avremo conosciuto Dio. E Dio si manifesta nel silenzio. Ora, durante la Messa non c’è più un attimo di raccoglimento.

Ci si alza e ci si siede a comando, si ripetono ad alta voce le preghiere, non so con quale partecipazione, poi si ascolta la predica, infine ci sono i canti; e questo è il momento peggiore. Non si possono onestamente chiamare canti.

I grandi inni che avevano attraversato i secoli, che ci afferravano, si impadronivano di noi con le loro possenti parole, ci scrollavano come il vento scuote gli alberi liberandoli dal seccume, sono ammutoliti, scomparsi.

Si odono invece cantilenare espressioni da comizio o da giornalismo scadente che, per la loro miseria, sfuggono a qualsiasi apprezzamento.

A questo è ridotta la nostra Chiesa, ricca di un tesoro liturgico e poetico che era di per sé una forza, la sua forza d’attacco, la prima che vinceva gli increduli.

Si può essere certi che nessuno si convertirà a sentire le nostre cantilene domenicali. Nemmeno durante la Comunione c’è silenzio. La gente in piedi, in attesa di ricevere l’Ostia, canta; i più zelanti, subito dopo averla ricevuta, riprendono a cantare.

Si vorrebbe umilmente chiedere alle alte gerarchie, a tutti i preti vescovi e cardinali che si radunano e discutono, di ridarci il silenzio durante la Messa.

Si vanno ricercando innovazioni liturgiche, debitamente commentate con eruditi riferimenti, ma non serviranno a nulla, se non ci sarà restituito il silenzio durante la Messa, se in quella mezz’ora in cui il pane diventa Carne e il vino diventa Sangue, e noi, con disperata umiltà, per essere detti beati, crediamo quello che non vediamo, non potremo ascoltare nel silenzio il nostro Dio e Redentore, riconoscere nel silenzio la Sua Presenza Reale, non fosse che per un attimo.

Se non torneremo ad avere questo, possiamo anche spegnere la lampada rossa, sbarrare la porta delle chiese e andare per i fatti nostri. E non ci si venga poi a parlare di unione fra noi, se quella lampada sarà spenta.


Centro Studi Giuseppe Federici: per approfondire

•••

3 giugno 2026

Grazie per aver letto questo articolo. Se ti è piaciuto condividilo con i tuoi contatti e su altri social. Grazie 

Puoi lasciare un commento e, per restare aggiornato, unirti agli Alleati cliccando sui seguenti link:

CANALE TELEGRAM DEGLI ALLEATI DELL'EUCARESTIA  

CANALE TELEGRAM DI VERONICA CIRENEO

CANALE YOUTUBE

SITO INTERNET

MAIL  (per comunicazioni, segnalazioni, testimonianze, riflessioni personali, invio articoli e per proporsi come collaboratori)

•  MAIL MESSA/CENACOLI (per disponibilità Messe, catechesi e cenacoli domestici in presenza)

                   




 


Continua a leggere »

lunedì, giugno 01, 2026

Il Catechismo del buon esempio/6: Il Digiuno Eucaristico. Mauro Bonaita


 Balaustra (San Giacomo). Firenze 

a cura di Veronica Cireneo 

Dopo la breve pausa social di maggio, il sito riprende oggi la sua attività con la sesta parte della rubrica: "Il Catechismo del buon esempio" , dove Mauro Bonaita illustra i passaggi storici e le dovute riflessioni circa il delicato tema del Digiuno Eucaristico. Buona lettura e diffusione

§§§

NON SCANDALIZZIAMO I “PICCOLI” DEL CATECHISMO: EDUCHIAMOLI COL BUON ESEMPIO.

Quello del buon esempio è il  Catechismo più virtuoso


 Il DIGIUNO EUCARISTICO

Per digiuno eucaristico s’intende quel necessario periodo di tempo che precede l’assunzione del Corpo di Cristo e che è regolamentato da norme e istruzioni della Chiesa a beneficio dei fedeli. Si riporta di seguito parte della Costituzione Apostolica di Pio XII “CHRISTUS DOMINUS” a proposito “Della Disciplina da osservare circa il digiuno eucaristico":

"L'astinenza (…) dal cibo e dalla bevanda si addice alla somma riverenza che dobbiamo avere verso la suprema Maestà di Gesù Cristo, quando ci accostiamo a riceverlo nascosto sotto i veli eucaristici. Inoltre, ricevendo il suo corpo e il suo sangue preziosissimo, prima di qualsiasi alimento, dimostriamo chiaramente che esso è il Primo e sommo nutrimento, che sostenta la nostra anima e ne accresce la santità. Ben a ragione, quindi, Sant'Agostino osserva: «Piacque allo Spirito Santo che ad onore di sì grande Sacramento il Corpo del Signore entrasse nella bocca del cristiano prima di qualunque altro cibo.

(…) del resto tutti sanno per esperienza che, secondo le stesse leggi della natura umana, quando il corpo non è aggravato dal cibo, la mente diviene più agile e si applica con maggiore efficacia a meditare quell'ineffabile e sublime mistero, che si compie nello spirito come in un tempio, accrescendone l'amore divino (…) " Pio XII (06.01.1953). [1]

La norma generale allora valevole (1953), per fedeli e sacerdoti in stato di buona salute e non afflitti da pesanti incarichi, era quella di ricevere l’eucarestia a digiuno dalla mezzanotte del giorno precedente.

Continuando la lettura della “Christus Dominus”, è da far notare che la mitigazione delle norme nel corso della storia fu voluta: non per una riduzione della gravità del mancato adempimento del digiuno eucaristico (che in tempi antichi fu punito anche con la scomunica), ma per non indebolire i sacerdoti che, a causa del crescente numero di fedeli, impari rispetto al numero di sacerdoti, si indebolivano troppo per portare a termine le loro giornate piene di spostamenti (spesso a piedi) e celebrazioni. Furono quindi mitigate in atto di pietà verso il fervore sacerdotale. Si ricorda inoltre che in quel periodo storico Pio XII introdusse la messa vespertina (serale) che rese necessario concedere, per questa circostanza, la norma che prevedeva tre ore di digiuno, dato che dalla mezzanotte del giorno precedente sarebbe stato eccessivo.

Tale disciplina è oggi regolamentata dal Codice di Diritto Canonico (sembrerebbe sia valevole dal 1964 [N.B.]) che afferma quanto segue:

[919] - §1. Chi intende ricevere la santissima Eucaristia si astenga per lo spazio di almeno un'ora prima della sacra comunione da qualunque cibo o bevanda, fatta eccezione soltanto per l'acqua e le medicine. [2]

Purtroppo non è raro vedere fedeli che durante la liturgia masticano caramelle o consumano piccoli alimenti. Risulta come una stonatura constatare che nei tempi moderni tali norme siano mitigate invece che fatte più rigorose. Anche la vita sacerdotale, del resto, ha beneficiato delle comodità dei tempi moderni: alimentazione più agevole, mezzi di trasporto rapidi e mezzi di comunicazione immediati.

Pio XII, al termine della sua Costituzione Apostolica, rivolse ai fedeli un’esortazione che conserva intatta tutta la sua attualità: 

(…) intendiamo, tuttavia , con questa Costituzione Apostolica confermare in tutto il suo vigore la legge e la consuetudine del digiuno eucaristico ed esortare coloro che possono farlo a continuare nell'esatta osservanza di essa, in maniera che solamente quelli che versano nella necessità si avvalgano di tali concessioni e nei limiti imposti dalla stessa necessità.”

È quindi lasciato al fervore soggettivo riscoprire il valore di tale disciplina per un corpo totalmente offerto a Dio e tornare - chi lo desiderasse, a consuetudini antiche si, ma forse più rispondenti per questi tempi moderni e travagliati - alle tre ore invece che una sola.

Accostiamoci dunque al nostro Dio col Cuore affamato e assetato di Lui, desiderosi di nutrirci del Suo Corpo e accostarci al calice del Suo Sangue prezioso:

 "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati" . (Mt 5,6) 

P. S. - Per le ultime mitigazioni vigenti a favore degli anziani e dei malati, si legga l’istruzione  Immensae Caritatis della Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti del 29 gennaio 1973.

 

Mauro Bonaita, Reggio Emilia 

1 giugno a.D. MMXXVI 


• NOTE

[2] – Codice Di Diritto Canonico [CDC.919]
[N.B.]: non siamo stati in grado di ritrovare alcun documento che confermi il contenuto dell’articolo del CDC.919. Invitiamo le persone di buona volontà, che ne fossero a conoscenza, a volercelo segnalare.
 
 
LINK AL VOLANTINO *.PDF: (per chi voglia stampare e diffonderlo)
 

•••

Grazie per aver letto questo articolo. Se ti è piaciuto condividilo con i tuoi contatti e su altri social. Grazie 

Puoi lasciare un commento e, per restare aggiornato, unirti agli Alleati cliccando sui seguenti link:

CANALE TELEGRAM DEGLI ALLEATI DELL'EUCARESTIA  

CANALE TELEGRAM DI VERONICA CIRENEO

CANALE YOUTUBE

SITO INTERNET

MAIL  (per comunicazioni, segnalazioni, testimonianze, riflessioni personali, invio articoli e per proporsi come collaboratori)

•  MAIL MESSA/CENACOLI (per disponibilità Messe, catechesi e cenacoli domestici in presenza)

          




 


Continua a leggere »

lunedì, maggio 04, 2026

Come vivere e santificare maggio: il mese della Madonna del Rosario. Pausa social *


di Veronica Cireneo 

Carissimi, per onorare la Regina del Rosario, offriamo in questo articoletto delle semplici istruzioni che don G. Tomaselli suggerisce per non farci sfuggire l'occasione di santificare il mese di Maggio. A questo scopo cogliamo l'occasione per dire che i nostri canali faranno una pausa social per meglio interiorizzare  i molteplici e variegati  contenuti appresi in rete. Approfondire la Fede con lo studio privato, i cenacoli in presenza, l'adorazione eucaristica diventa infatti moralmente obbligatorio per colmare la discrepanza che inevitabilmente si creerebbe tra la teoria e la pratica della Fede, quando mai ci affidassimo al silenzio sacro,  che non è vuoto. 

Affinché il mese di Maria produca maggiori frutti, suggeriamo allora di tenere in conto questi semplici consigli pratici che don Giuseppe Tomaselli ci presenta nel suo "Regina e Madre di Misericordia. Mese di Maggio": 

"1) Al principio di Maggio ci si proponga di ottenere dalla Madonna qualche grazia particolare: come l’assistenza nella scelta dello stato di vita … la forza per custodire bene il giglio della purezza … la protezione sul letto di morte … la conversione di qualche peccatore … ecc.

2) Si combatta il difetto nel quale lungo il giorno si cade con più frequenza: l’impazienza… la mormorazione … l’oziosità… la pigrizia spirituale …

3) La Comunione si riceva con frequenza, possibilmente ogni giorno.

4) Si pratichi un fioretto quotidiano (...)

5) Si adorni l' immagine della Vergine con fiori e lampade, in casa, affinché serva di richiamo ai familiari. Davanti a quest’immagine si reciti il Rosario in comune, invitando, quando se ne ha possibilità, anche i vicini di casa.

6) In un giorno di Maggio si faccia l’atto solenne di Consacrazione della famiglia al Cuore Immacolato di Maria, oppure, se di già si è fatto, si rinnovi con solennità".

Esistono diversi atti di consacrazione, ma in questa sede intendiamo proporre quello di San Luigi Maria Grignon de Montfort, il nostro preferito su tutti:

Atto di consacrazione a Maria Immacolata di  S. Luigi M. Grignon di Montfort

“Io, peccatore infedele, rinnovo oggi e ratifico nelle tue mani, o Maria Immacolata, i voti del mio battesimo. Rinunzio per sempre a Satana, alle sue seduzioni e alle sue opere e mi do interamente a Gesù Cristo, la sapienza incarnata, per portare la mia croce dietro a Lui tutti i giorni di mia vita.

E affinché io gli sia più fedele che nel passato, ti scelgo oggi o Maria alla presenza di tutta la corte celeste per mia madre e padrona. A te, come uno schiavo, io abbandono e consacro il mio corpo e l’anima mia, i miei beni interni ed esterni, e il valore stesso delle mie buone opere passate, presenti e future, lasciandoti un intero e pieno diritto di disporre di me e di tutto ciò che mi appartiene, senza eccezione, a tuo piacimento, per la maggior gloria di Dio nel tempo e nell’eternità. Amen" 

A Dio piacendo, a risentirci a giugno con un paio di nuove attività, al momento in itinere, volte a glorificare il Corpo Mistico di Cristo, la Santa Chiesa con i Suoi ministri e il Sacro Cuore di Gesù, sempre più indegnamente oltraggiati.

Fatti di cronaca incommentabili, riguardanti Stato e Chiesa ci spiegano quanto sia diventato urgente affidare alla cura e alla giustizia del Cielo la vasta schiera degli immorali che governano il mondo. Li consacreremo allora al Cuore Immacolato di Maria, così bisognosi senza saperlo di abbondanti Grazie di Perdono e di Conversione, perché Dio li liberi e ce ne liberi presto. Deo gratias. Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

Sia lodato e ringraziato in ogni momento Gesù nel Santissimo Sacramento dell'Altare. Ave Maria

Veronica Cireneo 

4 maggio a D. MMXXVI

•••

Grazie per aver letto questo articolo. Se ti è piaciuto condividilo con i tuoi contatti e su altri social. Grazie 

Puoi lasciare un commento e, per restare aggiornato, unirti agli Alleati cliccando sui seguenti link:

CANALE TELEGRAM DEGLI ALLEATI DELL'EUCARESTIA  

• CANALE TELEGRAM DI VERONICA CIRENEO

• CANALE YOUTUBE

• SITO INTERNET

• MAIL  (per comunicazioni, segnalazioni, testimonianze, riflessioni personali, invio articoli e per proporsi come collaboratori)

•  MAIL MESSA/CENACOLI (per disponibilità Messe, catechesi e cenacoli domestici in presenza)

          

*Nota: molte delle foto utilizzate negli articoli, sono ricavate dal web. Di pubblico dominio, potranno essere rimosse su richiesta degli autori, se contrari al loro utilizzo. (La presente dicitura vale per tutti gli articoli: passati e futuri). Grazie






 

Continua a leggere »

Supremi Apostolatu: enciclica sul Santo Rosario di Papa Leone XIII. a.D.1883



a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi, offriamo alla vostra attenzione, nulla di più adatto per il mese di maggio, questa Lettera Enciclica sul Santo Rosario di Papa Leone XIII, pubblicata il 1° settembre del 1883. Documento che si prefigge lo scopo di promuovere la devozione alla Madonna e al Rosario: rimedio per ogni male di tutti i tempi. Buona lettura e divulgazione

§§§

Fu in ogni tempo lodevolissimo ed inviolabile costume del popolo cattolico ricorrere nei trepidi e dubbiosi eventi a Maria e rifugiarsi nella sua materna bontà. Ciò dimostra la fermissima speranza, anzi la piena fiducia, che la Chiesa cattolica ha sempre a buon diritto riposto nella Madre di Dio. 

Infatti la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana, né angelica ha mai potuto, né mai potrà raggiungerne una maggiore. 

E poiché la gioia per Lei più gradita è quella di aiutare e consolare ogni singolo fedele che invochi il suo soccorso, non vi può essere dubbio che Ella voglia molto più volentieri accogliere, anzi esulti nel soddisfare i voti di tutta la Chiesa.

Ma questa così ardente e fiduciosa devozione verso l’augusta Regina del cielo più chiaramente apparve quando la violenza degli errori largamente diffusi, o la corruzione strabocchevole dei costumi, o  l’impeto di potenti nemici, parve mettere in pericolo la Chiesa militante di Dio.

Le memorie antiche e moderne, e i sacri fasti della Chiesa ricordano le pubbliche e private preghiere e i voti innalzati alla Gran Madre di Dio, nonché i soccorsi, la pace e la tranquillità concessi da Dio per sua intercessione. 

Da qui ebbero origine quei titoli insigni con i quali i popoli cattolici la salutarono Ausiliatrice dei cristiani, Soccorritrice, Consolatrice, Arbitra delle guerre, Trionfatrice, Apportatrice di pace.

Fra tali titoli si vuole in primo luogo ricordare quello così solenne del Rosario, con cui furono consacrati all’immortalità i sommi suoi benefici verso l’intera cristianità.

Pertanto, poiché risulta che questa preghiera è tanto cara alla Vergine, e tanto efficace per la difesa della Chiesa e del popolo cristiano, nonché per impetrare da Dio pubblici e privati benefici, non stupisce che anche altri Pontefici, Nostri Predecessori, si siano adoperati con parole di altissimo encomio per diffonderla. 

Mossi da queste considerazioni e dagli esempi dei Nostri Predecessori, riteniamo assai opportuno, nelle presenti circostanze, ordinare solenni preghiere affinché la Vergine augusta, invocata col santo Rosario, ci impetri da Gesù Cristo, Suo Figlio, aiuti pari ai bisogni.

Voi vedete, Venerabili Fratelli, le incessanti e gravi lotte che travagliano la Chiesa. La pietà cristiana, la pubblica moralità e la stessa fede – il più grande dei beni, e fondamento di tutte le altre virtù – sono esposte a pericoli sempre più gravi. 

Così pure Voi non solo conoscete la Nostra difficile situazione e le Vostre molteplici angustie, ma per la carità che a Noi sì strettamente Vi unisce, Voi le soffrite insieme con Noi.

Ma il fatto più doloroso e più triste di tutti è che tante anime, redente dal sangue di Gesù Cristo, come afferrate dal turbine di questa età aberrante, vanno precipitando in un comportamento sempre peggiore, e piombano nell’eterna rovina.

Il bisogno dunque del divino aiuto non è certamente minore oggi di quando il glorioso San Domenico introdusse la pratica del Rosario Mariano per guarire le piaghe della società. 

Egli, illuminato dall’alto, vide chiaramente che contro i mali del suo tempo non esisteva rimedio più efficace che ricondurre gli uomini a Cristo, che è "via, verità e vita", mediante la frequente meditazione della Redenzione, ed interporre presso Dio l’intercessione di quella Vergine a cui fu concesso di "annientare tutte le eresie". 

Per questo motivo egli compose la formula del sacro Rosario in modo che fossero successivamente ricordati i misteri della nostra salvezza, e a questo dovere della meditazione s’intrecciasse un mistico certo di salutazioni angeliche, intercalate dalla preghiera a Dio, Padre del Nostro Signore Gesù Cristo. 

Noi dunque, che andiamo ricercando un uguale rimedio a simili mali, non dubitiamo che la stessa preghiera, introdotta dal santo Patriarca con così notevole vantaggio per il mondo cattolico, tornerà efficacissima nell’alleviare anche le calamità dei nostri tempi.

Noi pensiamo che sia da attribuire a divino favore il fatto che, anche in momenti tanto burrascosi per la Chiesa come questi, si siano mantenute salde e fiorenti nella maggior parte del popolo cristiano l’antica venerazione e la pietà verso la Vergine augusta.

Ma ora Noi speriamo che, incitati da queste Nostre esortazioni ed infiammati dalle Vostre parole, i fedeli si metteranno con sempre più ardente entusiasmo sotto la protezione e l’assistenza di Maria, e continueranno ad amare con crescente fervore la pratica del Rosario, che i nostri padri solevano considerare non solo come un potente aiuto nelle calamità, ma anche come un nobile distintivo della cristiana pietà. 

La celeste Patrona del genere umano accoglierà benigna le umili e concordi preghiere, e agevolmente otterrà che i buoni si rinvigoriscano nella pratica della virtù; che gli erranti ritornino in sé e si ravvedano; e che Dio, vindice delle colpe, piegato a misericordiosa clemenza, allontani i pericoli e restituisca al popolo cristiano e alla società la anto desiderata tranquillità.

Leone XIII “SUPREMI APOSTOLATU, settembre 1883

•••

4 maggio 2026

Grazie per aver letto questo articolo. Se ti è piaciuto condividilo con i tuoi contatti e su altri social. Grazie 

Puoi lasciare un commento e, per restare aggiornato, unirti agli Alleati cliccando sui seguenti link:

CANALE TELEGRAM DEGLI ALLEATI DELL'EUCARESTIA  

• CANALE TELEGRAM DI VERONICA CIRENEO

• CANALE YOUTUBE

• SITO INTERNET

• MAIL  (per comunicazioni, segnalazioni, testimonianze, riflessioni personali, invio articoli e per proporsi come collaboratori)

•  MAIL MESSA/CENACOLI (per disponibilità Messe, catechesi e cenacoli domestici in presenza)

          



Continua a leggere »

La Santa Vergine Maria: una Maternità vera nel cuore della Chiesa



a cura di Veronica Cireneo

Un piccolo, doveroso omaggio alla Beata Vergine Maria, Regina del Santo Rosario e nostra Madre, nel mese di maggio a Lei dedicato. Buona lettura.

§§§

«Abbiamo una Madre!» — questa esclamazione racchiude una profonda verità di fede. La ragazza di Nazareth, scelta da Dio per essere la Madre di Gesù, non appartiene solo al passato della storia della salvezza: è anche nostra Madre.
Ai piedi della croce, Gesù dice: «Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua madre» (Gv 19,26-27).
In quel momento decisivo, Maria ci viene donata come Madre. Ma cosa significa realmente? È solo un bel modo per dire che Maria si prende cura di noi? Gesù ci "presta" Maria come una sorta di madre adottiva, in senso figurato? La maternità di Maria nei confronti dei cristiani non è una situazione "finta": è un legame vero che tocca la parte più intima del nostro essere. Anzi, questo legame è persino più profondo di quello che ci unisce alle nostre madri biologiche!

Chi è il "Cristo totale"?

Molti fraintendimenti su Maria derivano, nella loro essenza, da fraintendimenti su Gesù stesso: la Madre può essere compresa solo alla luce del Figlio. E chi è questo Figlio? Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo.
Maria è sua Madre perché gli ha dato un corpo umano, rendendo possibile l'ingresso della seconda Persona della Santissima Trinità nella nostra storia.
La tradizione parla del "Cristo nella sua interezza": non solo Gesù stesso, il Capo, ma anche tutti coloro che sono uniti a Lui come membri del Suo Corpo, che è la Chiesa. Pertanto, Gesù non è isolato: vive unito a noi e noi a Lui. E come in un corpo c'è un'anima che dà vita a tutte le sue membra, così anche in questo Corpo Mistico è lo Spirito Santo che dà vita, unisce e fa crescere tutti in Cristo.

Non si tratta di una relazione meramente simbolica, ma di un'unione vera e vitale, più profonda di qualsiasi legame naturale o fisico. Mentre le membra del corpo umano sono unite da vincoli materiali, noi siamo uniti a Cristo per grazia, che è partecipazione alla vita stessa di Dio. Questa unione interiore, operata dallo Spirito Santo, raggiunge l'essenza più profonda della persona e non si dissolve con la morte, anzi, è chiamata a crescere fino alla sua pienezza. È in questa unione che troviamo la nostra vera identità e il significato ultimo della nostra esistenza: vivere uniti a Cristo come membra viventi del suo Corpo.

Maria, di chi è la madre?

Arriviamo quindi a Maria, Madre del “Cristo nella sua interezza”. Quando l’angelo Gabriele accolse il suo “sì”, non fu accettata solo la maternità di Gesù, ma l’intero disegno di Dio: diventare sua Madre e, in Lui, anche nostra Madre. Nel suo grembo, per opera dello Spirito Santo, si formò il corpo umano di Gesù; ma, nel suo cuore, da allora ha accolto tutti noi come suoi figli. Ciò che accade sul Calvario, quando Gesù ce la dona come Madre, non è qualcosa di completamente nuovo, ma la conferma di questo mistero iniziato con l’Annunciazione.

Conclusione

Alla luce di questa profonda unione tra noi e Gesù, la maternità di Maria si comprende meglio. Essendo la Madre del Capo, è anche, in un certo senso, la Madre di tutto il Corpo. È a questa vita di grazia che Maria ha detto "sì"; è a questa vita che ha aperto il suo cuore come un vero grembo spirituale. Ed è in questa vita che continua a prendersi cura di noi, a nutrirci e ad educarci come suoi figli. Una vita che non si conclude con la morte, ma trova la sua pienezza nella perfetta unione con Cristo, suo Figlio – un'unione in cui anche la maternità di Maria raggiunge la sua massima espressione. Nulla sulla terra è paragonabile all'amore di una madre, eppure l'amore di Maria per noi è ancora più profondo.

Grazie, cara mamma!

4 maggio 2026

Articolo comparso in origine sul sito portoghese della FSSP  ( società di vita apostolica di diritto pontificio. I suoi membri sono sacerdoti cattolici dediti al ministero pastorale e alla formazione e santificazione dei sacerdoti).

•••

Grazie per aver letto questo articolo. Se ti è piaciuto condividilo con i tuoi contatti e su altri social. Grazie 

Puoi lasciare un commento e, per restare aggiornato, unirti agli Alleati cliccando sui seguenti link:

CANALE TELEGRAM DEGLI ALLEATI DELL'EUCARESTIA  

• CANALE TELEGRAM DI VERONICA CIRENEO

• CANALE YOUTUBE

• SITO INTERNET

• MAIL  (per comunicazioni, segnalazioni, testimonianze, riflessioni personali, invio articoli e per proporsi come collaboratori)

•  MAIL MESSA/CENACOLI (per disponibilità Messe, catechesi e cenacoli domestici in presenza)

          



Continua a leggere »

Post in evidenza

Il Pio Pellicano e il Corpus Domini: il Dogma dei Dogmi. Don Giuseppe M.

a cura di Veronica Cireneo  Tanto significativa quanto poco conosciuta è l'antica immagine del pio Pellicano utilizzata dalla tradizione...