giovedì, luglio 30, 2026

Messa Antica domenicale ad Arezzo: da ottobre cambio d'orario.


Chiesa di San Bernardo, Arezzo

di Veronica Cireneo 

Carissimi, Laudetur Jesus Christus. Riceviamo e certamente pubblichiamo questo breve comunicato, che farà felici i cattolici della toscana Orientale, che ne sono all'oscuro. Buona lettura e condivisione.

§§§

"Cari Alleati dell'Eucarestia  vi informiamo dell'esistenza di una Messa Antica che si celebra ad Arezzo , nella chiesa san Bernardo , in via Margaritone 6, già da qualche anno, la Domenica.

Nell'anno 2000,  un sacerdote proveniente da Cremona iniziò a celebrare, proprio lì, la Messa Tridentina e insegnò il Rito Romano Antico a don Siro, sacerdote  diocesano e parroco della chiesa di  San Bernardo.

Così dall' anno 2022 , quando il parroco chiese e ottenne dal proprio Vescovo il permesso, la Santa Messa Tridentina viene celebrata ogni Domenica alle ore 18.

Informiamo però che da ottobre verrà anticipata alle ore 17,  celebrata regolarmente tutte le domeniche e in alcune tra le principali festività dell'anno Liturgico. Ci vediamo... numerosi". 


Riferimenti per maggiori  info: 

- Telefonare al 347 / 1156852 oppure

 - scrivere ad Alessio Micelli via fb e messenger


Veronica Cireneo

giovedì 30 Luglio 2026

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martedì, luglio 28, 2026

Il Catechismo del buon esempio /9. I Desideri di Dio: pentimento e conversione. Mauro Bonaita

Preghiera di riparazione dettata dall'Angelo
ai Pastorelli di Fatima

a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi, prima della chiusura estiva vogliamo fornirvi le ultime due parti della rubrica di Mauro Bonaita, intitolata:  Il Catechismo del buon esempio. Questa è la IX parte, ovvero la penultima, mentre trovate cliccando qui le otto parti precedenti. In calce il PDF per chi voglia stampare e diffondere i volantini nella propria parrocchia e/o altrove 

§§§

Il catechismo del Buon esempio… quello più virtuoso” 

NON SCANDALIZZIAMO I “PICCOLI” DEL CATECHISMO: EDUCHIAMOLI COL BUON ESEMPIO

 

9. I DESIDERI DI DIO:

PENTIMENTO E CONVERSIONE 


I desideri di Dio non sono realtà astratte o evanescenti che si dissolvono nella Sua Mente. La creazione stessa è il frutto del desiderio divino: Dio ha voluto ogni cosa, e ciò che ha voluto è venuto all’esistenza. Nulla è nato per caso; tutto è stato desiderato, e così è stato creato.

Noi uomini, in quanto figli adottivi, partecipiamo in modo reale (seppur analogico) a questo potere creativo; così dice il Salmista: (Sal 82,6) “Io ho detto: «Voi siete dèi, siete tutti figli dell'Altissimo (…)»”

I desideri che orientiamo nella Fede e nella Carità non rimangono semplici moti interiori: essi producono grazie, per noi stessi o per le anime alle quali li destiniamo. Quando il desiderio umano è immerso nella volontà di Dio, diventa fecondo, capace di generare bene, luce e guarigione spirituale.

Al contrario, i desideri perversi generano qualcosa di deviato e corrotto: questo è il peccato. In una dimensione che rimane nascosta ai nostri sensi, esso si concretizza come in una sorta di “materia oscura”, un “fango spirituale” che aderisce all’anima e al corpo, corrompendo entrambi. Il peccato non è solo un atto morale: è una realtà che lascia tracce, che sporca, che deforma le anime e il creato nello spazio-tempo.

Per questo Gesù ha dato il comandamento riportato in Mt 5,27-28:

Avete inteso che fu detto: “Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.”

Questo insegnamento non riguarda soltanto l’adulterio, ma tutti i desideri che si allontanano dall’Amore di Dio, insieme alle azioni che ne derivano. Cristo rivela che il peccato nasce nel cuore, nel luogo dove il desiderio prende forma. Quando il desiderio si orienta verso ciò che è contrario alla volontà divina, esso genera quella “materia oscura” che contamina l’uomo e, attraverso lui, il mondo.

In conseguenza del peccato originale, la malattia e la morte sono entrate nel mondo. Esse non derivano, però, da una responsabilità diretta del singolo secondo un semplice meccanismo di causa ed effetto: viviamo piuttosto dentro una sorta di “comunione del peccato”, una condizione condivisa che segna l’intera umanità.

Come ricordato al numero (8), dopo la morte gli effetti dei peccati saranno invece imputati personalmente a ciascuno, e ogni anima sarà raggiunta dalle conseguenze dei propri atti secondo una perfetta corrispondenza tra causa ed effetto. Le anime beate, al contrario, entreranno nella “Comunione dei Santi”, dove potranno condividere gioie senza fine: essi potranno viaggiare nello spazio e nel tempo, plasmare la materia a loro desiderio, attraversare oggetti e compenetrare corpi in abbracci totalizzanti.

Durante la sua vita terrena, Gesù non ha mai mancato di manifestarsi come Medico e Medicina: la maggior parte dei suoi miracoli riguarda malattie del corpo, ma il suo intervento più profondo è sempre rivolto alla guarigione dell’anima. Ha ridato la vista ai ciechi, ha sanato storpi, paralitici, sordi, muti e lebbrosi. Le malattie della carne non sono realtà che scompaiono automaticamente dopo la morte: alcune di esse continueranno a manifestarsi nella carne risorta, insieme alle ferite del peccato rimasto nell’anima.

Se consideriamo che l’anima è la «forma» del corpo [1], dobbiamo riconoscere anche l’inverso: quando l’anima, in quanto realtà spirituale, viene corrotta dal peccato, anche il corpo e il suo DNA umano ne risultano segnati, deformandosi in una condizione che non corrisponde più alla «forma» voluta da Dio. È ragionevole ipotizzare che i tumori siano una sorta di anticipazione delle mutazioni di «forma» cui si accennava sopra.

Queste malattie fisiche e spirituali iniziano a intaccare il corpo già nel momento e nel luogo in cui il peccato viene commesso. Come specificato al numero (8), gli effetti del peccato non si manifestano pienamente nella nostra vita terrena (quella dell’attimo presente) solo perché, in parte, riusciamo a “sfuggire” alle loro conseguenze dirette; ma essi rimangono comunque attivi e operanti nella struttura profonda dell’essere umano che vive già l’eternità nella quinta dimensione dello spazio-tempo, rendendo evidente l’inseparabilità della duplice natura dell’essere umano.

Per sanare il nostro corpo è necessario accogliere in noi la Grazia Santificante [2], che risana l’anima e, attraverso essa, anche il corpo, mediante l’intercessione di Gesù, il nostro Medico Divino.

Il Sacramento della Riconciliazione opera una guarigione integrale [3], ma questa può compiersi pienamente solo dopo aver rettamente orientato i nostri desideri al bene e alla Carità mediante il pentimento che genera la Conversione.

La conversione agisce a nostro favore e copre quel desiderio perverso che abbiamo bramato dentro di noi, eliminando l’effetto mortale che è la Colpa e rendendoci uomini nuovi e giustificati [4].

La Conversione infatti si esprime attraverso un atto di Contrizione perfetta e di vero pentimento [5].

Quel desiderio perverso genera una materia fangosa che imbratta non solo la nostra anima, ma produce anche effetti secondari che imbrattano altre anime fino a generare, in casi estremi, anche situazioni di “peccato sociale” [6].

Per poter ripulire il creato da questo fango e le nostre inclinazioni da questo peccato è necessario espiare con la Pena i danni arrecati. Le penitenze di espiazione possono essere scontate in vita o in purgatorio dopo la morte ma solo quelle in vita producono meriti. È per tale ragione che dopo il Sacramento della Riconciliazione il Sacerdote dovrebbe comminare un’adeguata penitenza, proporzionata alla colpa. [7]

Portare su di noi il peso delle penitenze (attraverso la preghiera, l’elemosina, il digiuno e le opere di carità) ci rende imitatori di Cristo, il Buon Samaritano, e quindi corredentori dell’umanità, partecipando ai frutti soddisfattori: prima per i nostri peccati, poi per quelli degli altri.

Se consideriamo la realtà della “comunione del peccato”, comprendiamo che anche l’accettazione di una malattia o di una disgrazia, vissuta con Fede e Carità, equivale a caricarsi dei mali del mondo e del nostro prossimo. Questo abbandono alla volontà di Dio, abbracciando le nostre croci, genera meriti spirituali. Al contrario, l’eutanasia (sempre più diffusa nella mentalità contemporanea come fuga dalla sofferenza) rappresenta l’abbandono del prossimo e del nostro dovere di compartecipare alla redenzione del mondo con Cristo e in Cristo.

La conversione, che dura tutta la vita,  non è solo per i non Cattolici, ma è per i peccatori tutti.

Si ricordi il passo del Vangelo in cui Givanni Battista disse: (Mt 3-8,11)

Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.”

Il frutto della Conversione da un peccato mortale diventa maturo solo con la Confessione, affinché ci si possa accostare veramente in modo degno al Corpo di Cristo durante la Santa Messa.

Accostarsi alla Santa Comunione in stato di grazia è essenziale per poter ricevere frutti dal Sacramento dell’Eucarestia. Al contrario, accostarsi indegnamente al Corpo e al Sangue di Cristo, soprattutto con la consapevolezza di essere in stato di peccato mortale, peggiorerebbe la nostra situazione [8]. Si tratterebbe di un Sacrilegio!

È da considerare che lo scopo della vita Cristiana è portare frutti al cospetto del Signore. Si ricordano solo alcuni passi significativi:

(GV 15:16) “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi; e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo, affinché qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome, egli ve la dia.”

(Rm 7:4) “Così dunque, fratelli miei, anche voi siete morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutti a Dio.”

(Gv 15:8) “In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto”

(Gv 15:1-2) “Io sono la vera vite e il Padre mio è l’agricoltore … Ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più.”

Il Desiderio di Dio è che ogni uomo sia salvato. Nella storia della Chiesa, questa volontà divina si manifesta attraverso la continua oblazione dei credenti: uomini e donne che si convertono, che crescono in numero e in Santità, e che diventano strumenti attraverso i quali Dio attira altre anime al Cielo.

Come i frutti che cadono a terra e nutrono il tronco dell’albero con nuova linfa, così i Santi e i convertiti alimentano la vita della Chiesa, permettendole di portare ancora più frutti al tempo stabilito da Dio: il tempo della loro Conversione.

Questo è lo Spirito Missionario che dovrebbe animare la Chiesa e ogni Buon Pastore: riconoscere, nelle disposizioni della liturgia e persino nelle più piccole istruzioni del Magistero, quella sapiente pedagogia divina e mistagogica che ispira ai fedeli i sentimenti giusti per generare Frutti di Santificazione e Frutti Santificanti. [9]

Ogni buon cristiano dovrebbe desiderare di far collimare la propria volontà con quella di Dio. Se dunque vogliamo portare frutti abbondanti e a Lui graditi, è necessario Riconciliarci con il Signore ogni volta che ci è possibile, riscoprendo con gratitudine e umiltà quel Sacramento oggi troppo spesso trascurato.

Mauro Bonaita

martedì 28 Luglio 2026

P S.: Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[2] – Catechismo Chiesa Cattolica [1996 - 2005.]
[5] – Catechismo Chiesa Cattolica [1451 - 1454.]
[7] – Catechismo Chiesa Cattolica [1459 - 1460.]
[9] – Sacramentum Caritatis [64.]
 
 
LINK AL VOLANTINO PDF:
 

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lunedì, luglio 27, 2026

Santità, è ora di dire basta! Papa Leone ascolti i cardinali Burke e Sarah. Stefano Fontana



a cura di Veronica Cireneo 

Tra sperimentazioni sinodali, omosessualismo, lotta al celibato e Messe arcobaleno i processi avviati da Francesco sono andati fuori controllo ed è ora di fermarli. I due porporati si rivolgono a Leone XIV auspicando una correzione di rotta per il bene della Chiesa. Un articolo di  Stefano Fontana. 

§§§

Nei giorni scorsi i cardinali Robert Sarah e Raymond Burke hanno reso pubbliche alcune loro valutazioni sulle necessità della Chiesa di oggi, chiedendo a papa Leone XIV di fare alcuni necessari interventi.

Non è la prima volta che i due cardinali intervengono sulla situazione e il futuro della Chiesa, ma in questa occasione si è potuto percepire un tono di maggiore urgenza e, implicitamente, la valutazione che su alcuni punti importanti si stia procedendo a rilento.

Se alcuni nodi non vengono affrontati con decisione, i processi a loro sottostanti continueranno e la correzione di rotta in itinere diventerà impossibile. Con questi due loro interventi è come se i due cardinali avessero invitato il Papa a dire qualche “basta!”.

Il cardinale Burke, in una intervista rilasciata a The College of Cardinals Report il 28 giugno scorso, ha detto che: «dobbiamo insistere affinché tutta questa storia della sinodalità si fermi» e ha asupicato «che venga condotto uno studio molto serio sull'intera questione, perché stiamo parlando della vita stessa della Chiesa e della salvezza delle anime».

Burke aveva già espresso la sua contrarietà alla nuova sinodalità, ma questo recente appello ha assunto un tono decisamente più insistente. Il cardinale ha ricordato quanto gli stessi documenti sinodali riconoscono, ossia che la nuova sinodalità non ha basi teologiche ma è un’avventura sperimentale: «Non esiste una definizione di sinodalità. Non c'è una sua storia nella Chiesa», il percorso sinodale intende piuttosto far emergere la nozione di sinodalità dalla prassi sinodale stessa.

Durante questo inizio di nuovo pontificato il processo iniziato da Francesco è proseguito indisturbato: gli ultimi due concistori ne hanno assunto la forma, il rapporto del Gruppo 9 al sinodo ha evidenziato a cosa conduce la nuova prassi sinodale, Fiducia supplicans, uno dei frutti più negativi della nuova sinodalità, è stata di fatto confermata mediante la capziosa distinzione benedizioni formali no, benedizioni informali sì.

Anche il cardinale Robert Sarah ha avuto parole dure verso la nuova sinodalità in una intervista a Diane Montagna del 29 luglio scorso.

La sinodalità secondo lui non è presente nella tradizione della Chiesa, non se ne capisce il senso, anzi si era sempre impedito che il sinodo dei vescovi si trasformasse in una assemblea come sembra accadere oggi.

Come Burke, anche lui sostiene che non esiste una definizione di sinodalità e la stessa parola non è traducibile in molte lingue africane anche perché definirla come “Chiesa che cammina” non ha nessun significato, la Chiesa infatti è missionaria.

Con riferimento al rapporto del Gruppo 9 del sinodo, il cardinale Sarah ha anche chiesto a Leone di esaminarlo personalmente, di non permettere la sua diffusione nelle diocesi del mondo senza un adeguato esame, di chiarire la posizione della Chiesa sull’omosessualità e di non ripetere i danni seguiti alla pubblicazione di Fiducia supplicans.

Molto duro è stato il discorso del cardinale a proposito della Pachamama, rimasta esposta durante tutto il Sinodo dell’Amazzonia del 2019. Egli si è chiesto perché non fosse stata scelta un’immagine della Vergine venerata in Ispanoamerica, come Nostra Signora di Guadalupe. Al suo posto, sostiene, «hanno portato un idolo inca» che è entrato nella basilica di San Pietro ed è stato portato in processione fino all’Aula Paolo VI. Da qui la richiesta di preservare la Chiesa dalle infiltrazioni pagane, sia quelle delle religioni primitive, sia quelle delle culture occidentali sviluppate che pensano ad una sinodalità democratica

In sintesi, i due cardinali hanno chiesto al Papa di dire alcuni “basta!”:

-alla nuova sinodalità per prendersi una pausa di riflessione,

-all’omosessualismo cattolico,

-a Fiducia supplicans e anche

-a Traditionis custodes che Sarah si augura che venga cancellato o almeno tacitato e reso innocuo. Non si sono spinti fino ad Amoris laetitia.

Se esaminiamo anche brevemente gli eventi nella Chiesa nello stesso periodo dei due interventi ora visti, dobbiamo riscontrare come di qualche “basta!” ci sia veramente bisogno:

-Erio Castellucci, vescovo di Modena, propone di far presiedere ad una donna la liturgia della Parola della Messa;

-il vescovo di Bruxelles, a nome dei vescovi del Belgio, spinge per i preti sposati che sarebbero un arricchimento per la Chiesa;

-padre James Martin chiede che anche un omosessuale possa essere ordinato sacerdote;

-Il cardinale Timothy Radcliffe presiede una celebrazione in chiesa per l’anniversario di una coppia omosex;

-a Los Angeles si è tenuta la “Misa Azteca” con danze pagane;

-la cattedrale di san Diego celebra una Messa “aperta a tutti” a tema LGBT;

-è stato nominato vescovo di Eichstätt Christian Würtz favorevole al cammino sinodale tedesco e alle benedizioni delle coppie omosessuali in chiesa; 

-Vatican News sdogana la fecondazione artificiale e 

-L’Osservatore Romano nega il peccato originale e Satana … mentre

-il cardinale Mauro Gambetti apre un ristorante/bistrot sulla terrazza della basilica di san Pietro.

Si comprende molto bene l’urgenza dei perentori interventi di Burke e Sarah.


Stefano Fontana

27 Luglio 2026

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La Comunión indigna. Santa Catalina de Siena


Santa Catalina de Siena

Veronica Cireneo. Omaggio ai nostri lettori d'oltralpe. Grazie a Stilum Curiae per la duplice ospitalità del presente articolo e al dottor Quarracino per la traduzione in lingua spagnola.

Marco Tosatti. Queridos amigos y enemigos de Stilum Curiae, ofrecemos a vuestra atención este artículo de los Aliados de la Eucaristía y del Evangelio, a quienes agradecemos su cortesía. Disfruten la lectura y compartan.

§§§

La Comunión indigna.

Santa Catalina de Siena

Veronica Cireneo. Nuestra insistencia sobre la modalidad virtuosa de recibir la Comunión con las manos unidas, de rodillas y sobre la lengua, no debe entenderse como un descuido respecto a la absoluta necesidad de recibir el Corpus Christi en estado de gracia. ¡Al contrario! Recordemos firmemente que recibir la Comunión en pecado mortal, es decir, no confesado sacramentalmente, es al mismo tiempo instrumento y motivo de condena de sí mismo. Escuchemos lo que Santa Catalina de Siena dijo sobre la recepción indigna de la Sagrada Comunión. Disfruten esta lectura edificante.

§§§

Con amor te acercas a esta luz dulce y gloriosa [de la Eucaristía] (…).

Recibirás tanta luz como aportes amor y deseo ardiente. Sin embargo, la recibirás íntegra […].

Esta luz no puede ser separada ni por la imperfección de quien la recibe ni del pecado de quien la distribuye.

Pero participas en esta luz y recibes la gracia sólo en proporción a tu preparación, a tu deseo.

Quien recibe este Sacramento en estado de pecado mortal no recibirá ninguna gracia, aunque en realidad haya recibido totalmente a Dios y a todo el hombre, como te he dicho.

Este amor se acerca a recibir esta luz dulce y gloriosa [de la Eucaristía] que os he dado por medio de mis ministros para que la utilicéis, y que os he dado como alimento, del que recibís tanto cuanto es el amor y ardiente deseo que lleváis.

Supongamos que recibís la luz completa, tal como dije al ponerte el ejemplo de las velas. Ellos la recibían en conformidad con el peso de las velas, aunque cada uno viera la luz entera, ya que no se puede dividir ni a causa de vuestras imperfecciones ni por las de aquellos que la reparten. Así participáis vosotros de esa luz, de la gracia de este Sacramento, en la medida en que os halléis preparados para recibirla por el santo deseo.

Quien vaya a este Sacramento con la culpa de pecado mortal, no recibe de mí la gracia aunque en realidad me reciba todo a mí, Dios y hombre. ¿Pero sabes cómo queda el alma que lo recibe indignamente? Como la vela que se os ha caído en el agua, que no hace otra cosa que chisporrotear cuando se la acerca al fuego. En cuanto ese llega dentro del pabilo, se apaga el fuego en el pabilo y no queda más que humo. Si esa vela no se ha calentado por el fuego de la contrición, confesando su culpa, llega a la mesa del altar a recibir la luz materialmente, pero no espiritualmente.

Esta luz verdadera, si el alma no se halla preparada como se debe para tanto santo misterio, no permanece en ella, sino que desaparece, y queda en el alma mayor confusión, oscurecida por las tinieblas y gravada con su culpa.

De este sacramento no percibió sino el chisporroteo del remordimiento de la conciencia; no por defecto de la luz, sino del agua que encontró en el alma, lo cual impidió el afecto para que esta misma alma recibiera la luz.


Santa Catalina de Siena, Obras. El Diálogo & Oraciones y Soliloquios, Biblioteca de Autores Cristianos, Madrid 1996, pp. 260-261.  

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Publicado por Marco Tosatti en italiano el 23 de julio de 2026, en https://marcotosatti.com/2026/07/23/la-comunione-indegna-santa-caterina-da-siena-alleati-delleucarestia-e-del-vangelo/

Traducción al español por: José Arturo Quarracino

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Giornata Nazionale degli Adoratori. A Roma in Ottobre



a cura di Veronica Cireneo 

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di invito alla Giornata Nazionale degli Adoratori - ne avevamo già parlato qui -  che si svolgerà presso la Basilica di San Pietro, in Roma, il 23 ottobre 2026 alla Presenza dei Cardinali Sarah e Comastri e del professor Franco Serafini, cardiologo esperto di miracoli Eucaristici. Obbligatoria la prenotazione. I dettagli nella locandina. Buona lettura e diffusione. 


GIORNATA NAZIONALE DEGLI ADORATORI

Carissimi confratelli nel sacerdozio, carissimi adoratori delle chiese e delle cappelle di adorazione sparse in tutta Italia, l’amore per Gesù Eucaristia, che ci unisce, ci spinge a condividere momenti di unità, comunione, formazione e preghiera.

Ci invita anche a far conoscere, a quanti ancora non lo sanno, che esistono luoghi silenziosi nei quali ogni persona può incontrare il Cielo. Sono vere e proprie “Tende dell’incontro”, come quella di Mosè, nelle quali ciascuno può dialogare con Dio e trovare ristoro, forza e luce per la propria vita e per quella degli altri.

Dopo la bellissima giornata di grazia vissuta in occasione del Giubileo degli Adoratori, sentiamo il desiderio di ritrovarci il prossimo 23 ottobre, nella splendida Basilica di San Pietro.

La Divina Provvidenza ci ha fatto dono di voci autorevoli:

il Cardinale Robert Sarah, Antonia Salzano, madre di san Carlo Acutis, e Monsignor Claudio Maniago, Presidente della Commissione Episcopale per la Liturgia della CEI.

Il programma sarà arricchito da altre preziose testimonianze.

Nel cuore della giornata vivremo un momento di profonda comunione e di preghiera davanti a Gesù Eucaristia, con l’adorazione guidata dal Cardinal Angelo Comastri.

Questa giornata, infatti, non sarà soltanto un’occasione per stare insieme, ma un momento nel quale testimoniare e annunciare la bellezza di uno dei grandi tesori della Chiesa: l’adorazione eucaristica.

Quel giorno nessuno di noi sarà soltanto un pellegrino. Ciascuno si senta inviato e testimone vivente di un Amore che è per tutti e deve raggiungere tutti. Siamo chiamati a portare una luce in un mondo sempre più segnato dal buio e dalla violenza.

Prepariamoci a vivere questo incontro con gioia, responsabilità e spirito di comunione. Il Signore affida anche a noi il compito di aiutare tanti fratelli e sorelle a scoprire la bellezza di sostare davanti a Lui, per lasciarsi raggiungere, consolare e trasformare dal suo amore.

Vi aspettiamo a Roma con gioia. Sarà una nuova giornata di grazia da accogliere e condividere.

Don Antonio Pitetto 

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ISCRIZIONI E CONTRIBUTO

Infine, per consentirci di preparare e organizzare al meglio la giornata, le iscrizioni dovranno essere effettuate entro sabato 26 settembre sul sito: www.adorazioneeucaristicaitalia.it

Anche quest’anno chiediamo un contributo di 5 € per ogni pellegrino, destinato a coprire parte delle spese organizzative della giornata.

Intestatario: Parrocchia Maria SS. del Rosario di Pompei

IBAN: IT77U0306909606100000413518

Causale: Giornata Nazionale degli Adoratori – nome del gruppo o della parrocchia e città di provenienza

L’equipe organizzativa


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venerdì, luglio 24, 2026

Ciclo di catechesi contro le eresie. Don Giuseppe Agnello


di Veronica Cireneo 

Carissimi,

un breve post per informare che da stasera venerdì 24 Luglio dai microfoni del canale telegram degli Alleati dell'Eucarestia il sacerdote don Giuseppe Agnello, che sentitamente ringraziamo, inizierà un ciclo di tre catechesi contro le eresie, presentando il suo ultimo capolavoro intitolato: "La Verità non è una barzelletta" .

In questo pregresso articolo si può trovare una scheda con i dati essenziali  dell'opera.

Vi aspettiamo numerosi stasera alle 21,30 e ai prossimi appuntamenti, sempre allo stesso orario, che saranno:

lunedì 27 e 

- mercoledì 29 


🔖LINK D'INGRESSO PER LA DIRETTA DI STASERA

Cliccare su ➡️  https://t.me/alleanza3?livestream=4ec824b42917ca9835

Gradita la diffusione. Grazie mille.


Veronica Cireneo 
venerdì 24 Luglio 2026

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giovedì, luglio 23, 2026

Apologia della genuflessione (3). La bellissima lettera pastorale di SER Mons. A. Fisher, Arcivescovo di Sidney



a cura di Veronica Cireneo 

Concludiamo in bellezza la terzina sull'opportunità devozionale della Comunione in ginocchio - che non può mai essere negata al fedele per il solo fatto di volerLa ricevere così (vedi qui la prima parte e la seconda parte) - con questo splendido appello dell'arcivescovo di Sidney: SER Monsignor Fisher, segnalatoci dall'amica Silvia, una gentile Alleata australiana. Auspichiamo che lo stesso appello voglia essere adottato da molti altri presuli e diffuso ampiamente in più Diocesi, nel mondo. Cambierebbero molte cose: Dio lo voglia! Appello che il porporato australiano, di fine e virtuosa sensibilità liturgico-pastorale, rivolgeva ai Suoi sacerdoti, in una recente lettera, per esortarli a ripristinare gli inginocchiatoi in tutte le chiese della Diocesi, che ne fossero sprovviste e ad incoraggiare i fedeli ad utilizzarli regolarmente, sia nel culto pubblico che privato, perché anche i corpi possano finalmente esprimere quegli stessi atti di devozione emessi dal nostro cuore.  Lo ringraziamo nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Buona lettura e diffusione. Amen

§§§

SER Arcivescovo Monsignor Fisher.
Primate d'Australia 

Ogni ginocchio dovrebbe piegarsi

davanti a Dio che ci ha creati

L'Arcivescovo australiano Fisher esorta a inginocchiarsi per l'Eucaristia. Citando le Sacre Scritture e la Tradizione cattolica, l'arcivescovo di Sydney ha esortato a una rinnovata devozione all'Eucaristia attraverso la posizione inginocchiata, l'adorazione e la fedele osservanza delle rubriche liturgiche.

SYDNEY ( LifeSiteNews ) — L'arcivescovo australiano Anthony Fisher, OP, ha pubblicato una lettera pastorale per la festa del Corpus Domini, invitando i fedeli della sua diocesi a una rinnovata adorazione eucaristica e a inginocchiarsi con riverenza durante la preghiera.

Il 3 giugno, il settimanale Catholic Weekly ha pubblicato una lettera pastorale intitolata: "Adorando il Signore Eucaristico. Inginocchiamoci davanti al Dio che ci ha creati'", firmata da Fisher, arcivescovo di Sydney, in Australia, in occasione della Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. La lettera era indirizzata a sacerdoti, religiosi e fedeli laici dell'arcidiocesi e si inserisce nel quadro dei preparativi per il Congresso Eucaristico Internazionale che si terrà a Sydney nel 2028.

«Tra queste posture fisiche, l'inginocchiarsi rivela più chiaramente ciò che crediamo di Dio e del nostro rapporto con Lui», scrive l'arcivescovo.

«Siamo anche chiamati a fare un segno di riverenza prima di ricevere la Santa Comunione durante la Messa. Nella maggior parte dei casi questa riverenza si manifesta con un profondo inchino, tuttavia molte persone scelgono di genuflettersi e ricevere la Comunione in ginocchio. Questa è un'opzione perfettamente valida, prevista dal Messale vigente. L'inginocchiarsi è stata la posizione predefinita per ricevere la Santa Comunione nella Chiesa latina per molti secoli».

La lettera dell'arcivescovo sviluppa una concezione teologica dell'auto-dono divino, sostenendo che Dio comunica amore, vita e verità ai credenti attraverso la partecipazione sacramentale, culminante nell'Eucaristia quale modalità privilegiata di comunione. Il testo sottolinea inoltre l'Incarnazione come fondamento della vita sacramentale, affermando che Cristo ha assunto la natura umana, "partecipando in ogni aspetto della nostra vita corporea umana, eccetto il peccato", e che la grazia viene trasmessa attraverso i sacramenti, in particolare l'Eucaristia.

Una parte centrale della lettera si concentra sulla riverenza nella liturgia, in particolare sull'inginocchiarsi come espressione visibile di adorazione. Scrive l'arcivescovo:

"Le balaustre dell'altare, ancora presenti in molte delle nostre chiese, ci ricordano questa consuetudine riverente".

"Nel Tantum Ergo , cantato durante la Benedizione del Santissimo Sacramento, San Tommaso d'Aquino ci ricorda che laddove i nostri sensi e il nostro intelletto vengono meno di fronte a un mistero così grande, la nostra fede e i nostri stessi corpi devono intervenire piegando le ginocchia".

«Alcuni pensano che inginocchiarsi sia degradante, un atto di sottomissione da parte di uno schiavo, un segno di disperazione, penitenza, persino di odio verso se stessi. Lo considerano un comportamento sconveniente per i figli di Dio o incompatibile con la sensibilità moderna di non inchinarsi davanti a nessuno. Forse per questo motivo gli inginocchiatoi sono stati rimossi dai banchi e dai confessionali in alcune chiese, e si è persino vietato di inginocchiarsi» ha detto l'arcivescovo.

Per questo motivo, Fisher colloca ulteriormente l'atto di inginocchiarsi all'interno della tradizione biblica, citando esempi dall'Antico e dal Nuovo Testamento.

Fa riferimento a figure come Mosè (Es 3,1-6), Salomone (1 Re 8,54; 2 Cr 6,13), Daniele (Dan 6,11), i Salmi (Sal 95,6) e i Magi come esempi di riverenza corporea davanti a Dio (Mt 2,11).

Nel Nuovo Testamento, il prelato cita episodi di supplica , di adorazione davanti a Cristo e miracoli di guarigione (...):  (Mt 15,30;  Mc 1,40, 5,22, 5,33, 7,25;  Lc 8,41, 17,16;  Gv 11,32; At 9,40).

La lettera cita anche la Lettera di San Paolo ai Filippesi: «Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra» (Fil 2,10).

Un passo chiave dei Vangeli viene utilizzato per collegare il culto eucaristico alla preghiera di Cristo nel Getsemani, (in Luca 22,41), dove Gesù è descritto inginocchiato in preghiera prima della sua Passione.

La lettera presenta questo Gesto come modello per l'adorazione eucaristica, incoraggiando momenti di preghiera silenziosa davanti al Santissimo Sacramento.

«Nella notte prima della sua Passione, Gesù diede un esempio di come inginocchiarsi nell'Eucaristia quando lavò i piedi ai suoi discepoli e, dopo averci donato tutto se stesso nell'Eucaristia, uscì nell'oscurità per pregare, inginocchiandosi nell'angoscia e chiedendo ai suoi discepoli di vegliare con lui per un'ora. Quando dedichiamo un'ora santa alla preghiera davanti al Santissimo Sacramento, o almeno qualche minuto, potremmo inginocchiarci almeno per una parte del tempo, come espressione evangelica di ringraziamento e fiducia, adorazione e timore reverenziale, penitenza e bisogno, pura comunione con Gesù», ha scritto l'arcivescovo.

Esemplare di nonnina non affetta da quel morbo che miete sempre più vittime: la "sciatica eucaristica" 

A conclusione della sua lettera, Fischer chiede al clero parrocchiale di "ripristinare gli inginocchiatoi in ogni chiesa in cui mancano" e di "insegnare ai fedeli le posture appropriate come indicato nelle rubriche della liturgia e incoraggiarli ad adottarle nel culto e nella preghiera privata, affinché i nostri corpi sostengano ed esprimano i nostri cuori nei loro atti di devozione".

giovedì 23 Luglio 2026

Fonte 

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