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sabato, ottobre 10, 2026

Nostra Signora di Guadalupe e la Missione della Corredentrice. Introduzione al Convegno su Maria SS. di R. L. Cardinal Burke


a cura di Veronica Cireneo 

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento pronunciato da S.E.R. Raymond Leo Cardinal Burke all' apertura del convegno: "Il mistero di Maria nel dogma e nel Magistero" di cui avevamo parlato qui, tenutosi a Roma, presso l'Istituto Patristico Augustinianum, nei giorni del 7 e 8 ottobre appena trascorsi. Buona lettura

§§§

• Introduzione

È per me motivo di profonda gioia poter tenere il discorso di apertura di questo importante Convegno Internazionale sul tema “La Beatissima Vergine Maria nel dogma e nel culto. Contributi teologici e storici”. Insieme a voi, esprimo la mia profonda gratitudine a coloro che hanno organizzato il convegno e a coloro che lo hanno reso possibile. Per dare inizio al convegno, propongo una riflessione sul tema: “Nostra Signora di Guadalupe e il regno di Cristo Re: la missione della Corredentrice e dei corredentori”.

Proprio all’inizio della sua prima apparizione a san Juan Diego, la Madonna di Guadalupe si identificò con queste parole: ««Sappi, mio piccolo figlio amatissimo, che io sono la perfetta sempre Vergine Santa Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio, di Colui che è l'autore della vita, del Creatore degli uomini, di Colui nel quale tutte le cose sussistono, del Signore del cielo, del Padrone della terra»1. Le sue apparizioni a San Juan Diego, dal 9 al 12 dicembre del 1531, possono essere descritte come la manifestazione di Cristo, suo Divino Figlio, quale Re del Cielo e della Terra, Colui che ristabilisce il giusto ordine e la pace, con cui e per cui Dio ha creato il mondo e soprattutto l’uomo, maschio e femmina.

Nella sua immagine miracolosamente realizzata e conservata, la Madonna di Guadalupe è la «donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle»2, che san Giovanni, Apostolo ed Evangelista, vide nella sua visione della vittoria definitiva di Nostro Signore sul peccato e sulla morte. Nostra Signora di Guadalupe è incinta del «figlio maschio»3 che è davvero il Re del Cielo e della Terra, Colui che vince Satana e le sue schiere, affinché, nonostante la loro feroce e malvagia ribellione, non prevalgano mai sulla Chiesa, sulle anime di coloro che vivono in Cristo4. La vocazione e la missione di ogni cristiano consistono quindi, secondo le parole di san Paolo nella Lettera agli Efesini, nel «ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra»5. Nostro Signore Gesù Cristo, Dio Figlio incarnato, è l’unico Redentore; ma Dio Padre, nell’inviare il Suo Figlio unigenito nella carne umana per redimere il mondo, ha voluto la collaborazione dell’uomo nell’opera redentrice, a cominciare dalla Beata Vergine Maria.

La Beata Vergine Maria, Madre di Dio, ha partecipato in modo del tutto unico al Mistero della fede, al Mistero dell’Incarnazione redentrice, ed è giustamente chiamata Corredentrice. Allo stesso modo, nella misura in cui uniamo i nostri cuori, insieme al suo Cuore Immacolato, al Sacratissimo Cuore di Gesù, partecipiamo alla missione salvifica di Cristo. E possiamo giustamente essere chiamati corredentori. Nelle parole di san Giovanni, Apostolo ed Evangelista, siamo chiamati ad essere in Cristo «collaboratori della verità»6. Nostro Signore stesso chiarisce l’intimità del nostro rapporto con Lui, quando dichiara: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua»7. Nel rivolgermi a questo Convegno Internazionale sulla Beata Vergine Maria nel dogma e nel culto, desidero presentare la partecipazione unica alla missione di Cristo Re, la missione dell’Incarnazione Redentrice, che spetta alla Vergine Madre di Dio in quanto Corredentrice, e la nostra partecipazione alla stessa missione in quanto corredentori.

Le apparizioni della Vergine Madre di Dio sul colle di Tepeyac, nell’odierna Città del Messico, ci aiutano, in modo particolare, a comprendere la sua missione e la nostra corrispondente. Infatti, i figli della Madonna del Messico, i guadalupanos e le guadalupanas, hanno sempre inteso la loro missione nel mondo come servizio a Cristo Re sotto la cura materna di Sua Madre, che Egli ci ha donato come nostra Madre, mentre moriva sulla croce per la nostra salvezza eterna8. Il beato Miguel Pro scrisse due brevi preghiere sul muro della prigione ove era detenuto prima di essere martirizzato, il 23 novembre 1927, da un plotone di esecuzione, durante la sanguinosa persecuzione della Chiesa in Messico: «¡Viva Cristo Rey! ¡Viva la Virgen de Guadalupe!» (Viva Cristo Re! Viva la Vergine di Guadalupe!)9. Anche san José Sánchez del Río, mentre veniva crudelmente torturato e ucciso da un plotone di esecuzione, il 10 febbraio 1928, esclamò ripetutamente: «¡Viva Cristo Rey! ¡Viva Santa María de Guadalupe!» (Viva Cristo Re! Viva Santa Maria di Guadalupe!)10. Proprio come la Vergine Madre di Dio, alle nozze di Cana, condusse i servitori al suo divin Figlio per porre rimedio al loro grande dolore, dicendo loro: «Fate ciò che vi dirà»11, così ella ha accompagnato questi eroi della fede a offrire la propria vita nell’adempimento della volontà di Dio.

Allo stesso modo, ella attira i nostri cuori al suo Cuore Immacolato, conducendoci a donarli totalmente al Sacro Cuore di Gesù, fino a versare il nostro sangue insieme a Lui per la gloria di Dio e la salvezza delle anime.

•La dottrina della corredenzione

La collaborazione della Vergine Maria all’opera della redenzione di Cristo presenta due aspetti che, nel corso del tempo, i teologi hanno illustrato, distinguendo la redenzione oggettiva da quella soggettiva. Monsignor Arthur B. Calkins, autore di numerosi e approfonditi scritti sul titolo di “Corredentrice”, spiega tale distinzione:

«Tradizionalmente, i teologi hanno distinto tra la collaborazione unica di Maria alla redenzione, avvenuta in actu primo, e l’applicazione delle grazie della redenzione alle singole persone, che avviene in actu secundo. La redenzione in actu primo, o “redenzione oggettiva”, ovvero la fase ascendente della redenzione, può essere definita come l’acquisizione della salvezza universale mediante il sacrificio voluto da Dio per riconciliare con sé il mondo. La redenzione in actu secundo, detta anche “redenzione soggettiva”, o fase discendente della redenzione o anche mediazione della grazia, può essere definita come l’applicazione dei frutti della redenzione ai singoli individui per mezzo della mediazione voluta da Dio. È stato costantemente sostenuto che la Madonna partecipa a entrambe queste fasi dell’opera della redenzione, mentre invece tutti gli altri cristiani possono partecipare all’applicazione delle grazie della redenzione a persone e situazioni specifiche. Pertanto, tutti possiamo essere corredentori in actu secundo»12.

La santità della vita, infatti, è partecipazione all’opera salvifica di Cristo, che solo è la nostra salvezza.

San Paolo afferma la verità della nostra partecipazione all’opera redentrice di Cristo nella Lettera ai Colossesi. Parlando delle proprie sofferenze, egli comprende che esse devono essere unite alla Passione e alla Morte di Cristo: 

«Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi»13.

Non che manchi qualcosa alle sofferenze di Cristo per la nostra salvezza eterna, ma la sua vita in noi, la vita di grazia, deve giungere a maturità in noi, specialmente attraverso l’unione delle nostre sofferenze con la sua Passione e Morte. 

Negli ultimi decenni si è svolto nella Chiesa un dibattito sulla collaborazione attiva della Madonna nell’opera della Redenzione.

La domanda è: in che senso la Beata Vergine Maria è la Nuova Eva, la compagna di Gesù, il Nuovo Adamo (cf. Rm 5, 12-21; 1Cor 15, 22. 45)?

Da oltre cinquecento anni il termine “Corredentrice” è stato utilizzato per esprimere l’idea secondo cui Maria, pur non essendo uguale a Gesù, ma una creatura totalmente dipendente da Lui, secondaria e subordinata a Lui, si è tuttavia unita a Lui e si è unita nell’offrirlo al Padre per la nostra salvezza sul Calvario.

L’adeguatezza di tale titolo fu oggetto di un acceso dibattito durante la stesura dell’ottavo capitolo di "Lumen Gentium" , che contiene l’insegnamento fondamentale del Concilio Vaticano II sulla Madonna.

Alla fine, il Concilio ha insegnato chiaramente la collaborazione attiva di Maria nell’opera della Redenzione, nei numeri 56-58 e 60-62 della Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium, ma non ha utilizzato il termine “Corredentrice” per timore che potesse essere frainteso dai non cattolici.

La mediazione della grazia da parte della Madonna deriva dal suo ruolo di Corredentrice.

Il termine “Mediatrice” è stato utilizzato una sola volta nel n. 62 di Lumen Gentium, con l’opportuna precisazione che «ciò però va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore»14.

Ella è Mediatrice insieme al suo divin Figlio, il Mediatore, come era stato insegnato in termini molto chiari dai Papi del XIX e XX secolo, nonché dai Papi postconciliari.

Parte della difficoltà risiede nel significato che il termine “Corredentrice” può assumere quando viene tradotto in alcune lingue moderne.

Il termine inglese “Co-Redemptrix” può indicare un attore congiunto, ma può anche significare qualcuno che collabora in un’opera che è principalmente ed essenzialmente di un altro.

Monsignor Arthur Burton Calkins affronta la possibile confusione sul significato di “Corredentrice”, indicando chiaramente che «[n]ella lingua latina, da cui proviene il termine “Coredemptrix”, il significato tuttavia è sempre che la cooperazione o la collaborazione di Maria nella redenzione è secondaria, subordinata, dipendente da quella di Cristo – eppure, nonostante tutto ciò, qualcosa che Dio “ha liberamente voluto accettare… come parte non necessaria, ma comunque meravigliosamente gradita di quell’unico grande prezzo” pagato da suo Figlio per la redenzione del mondo»15.

Nella sua Udienza generale del 25 ottobre 1995, Papa San Giovanni Paolo II ha descritto come, nel corso della storia, la Chiesa abbia espresso in modo sempre più chiaro la verità sulla partecipazione della Beata Vergine Maria, Madre di Dio, all’opera della redenzione di Cristo:

«1. Dicendo che “Maria Vergine è riconosciuta e onorata come vera Madre di Dio, Madre del Redentore” (Lumen Gentium, 53), il Concilio attira l’attenzione sul legame esistente tra la maternità di Maria e la redenzione. Dopo aver preso coscienza del ruolo materno di Maria, venerata nella dottrina e nel culto dei primi secoli quale Madre verginale di Gesù Cristo e quindi Madre di Dio, nel Medioevo la pietà e la riflessione teologica della Chiesa approfondiscono la sua collaborazione all’opera del Salvatore.

Questo ritardo si spiega con il fatto che lo sforzo dei Padri della Chiesa e dei primi Concili ecumenici, incentrato com’era sul mistero dell’identità di Cristo, lasciò necessariamente nell’ombra altri aspetti del dogma. Sarà solo progressivamente che la verità rivelata potrà essere esplicitata in tutta la sua ricchezza. Nel corso dei secoli la Mariologia si orienterà sempre in funzione della Cristologia. La stessa divina maternità di Maria viene proclamata nel Concilio di Efeso soprattutto per affermare l’unità personale di Cristo. Analogamente avviene per l’approfondimento della presenza di Maria nella storia della salvezza.

2. Alla fine del secondo secolo sant’Ireneo, discepolo di Policarpo, pone già in evidenza il contributo di Maria all’opera della salvezza. Egli ha compreso il valore del consenso di Maria al momento dell’Annunciazione, riconoscendo nell’obbedienza e nella fede della Vergine di Nazaret al messaggio dell’angelo l’antitesi perfetta della disobbedienza e dell’incredulità di Eva, con effetto benefico sul destino dell’umanità. Infatti, come Eva ha causato la morte, così Maria, col suo “sì”, è divenuta “causa di salvezza” per se stessa e per tutti gli uomini (cf. Haer Adv. 3. 22, 4; SC 211, 441). Ma si tratta di un’affermazione non sviluppata in modo organico e abituale dagli altri Padri della Chiesa.

Tale dottrina, invece, viene sistematicamente elaborata per la prima volta, alla fine del decimo secolo, nella “Vita di Maria” di un monaco bizantino, Giovanni il Geometra. Maria è qui unita a Cristo in tutta l’opera redentrice partecipando, secondo il piano divino, alla Croce e soffrendo per la nostra salvezza. Ella è rimasta unita al Figlio “in ogni azione, atteggiamento e volontà” (Vita di Maria, Bol. 196, f. 122 v.). L’associazione di Maria all’opera salvifica di Gesù avviene mediante il suo amore di Madre, un amore animato dalla grazia, che le conferisce una forza superiore: la più esente da passione si mostra la più compassionevole (cf. Vita di Maria, Bol. 196, f. 123 v.).

3. In Occidente san Bernardo, morto nel 1153, rivolgendosi a Maria, così commenta la presentazione di Gesù al tempio: “Offri tuo Figlio, sacrosanta Vergine, e presenta al Signore il frutto del tuo seno. Per la nostra riconciliazione con tutti offri l’ostia santa, gradita a Dio” (Sermo 3 in Purif., 2, PL 183, 370).

Un discepolo ed amico di san Bernardo, Arnaldo di Chartres, mette in luce in particolare l’offerta di Maria nel sacrificio del Calvario. Egli distingue nella Croce “due altari: uno nel cuore di Maria, l’altro nel corpo di Cristo. Il Cristo immolava la sua carne, Maria la sua anima”. Maria s’immola spiritualmente in profonda comunione con Cristo e supplica per la salvezza del mondo: “Quello che la madre chiede il Figlio lo approva, il Padre lo dona” (De septem verbis Domini in cruce, 3: PL 189, 1694).

Da questa epoca in poi altri autori espongono la dottrina della speciale cooperazione di Maria al sacrificio redentore»16.

Come illustra il Santo Papa Giovanni Paolo II, l’uso del termine “Corredentrice” non aggiunge nulla di nuovo all’insegnamento della Chiesa, ma piuttosto sviluppa in modo coerente l’espressione di ciò che la Chiesa ha sempre insegnato.

Negli ultimi anni si è registrato un forte movimento a favore del riconoscimento del ruolo di Maria come Corredentrice, Mediatrice e Avvocata mediante una solenne definizione papale. In occasione dei Congressi Mariologici e Mariani tenutisi a Częstochowa, in Polonia, nell’agosto del 1996, venne convocata per un breve periodo una commissione incaricata di fornire una consulenza alla Santa Sede su tale questione. Uno dei suoi suggerimenti fu che fossero necessari ulteriori studi17. Tali studi continuano ad essere condotti da numerosi teologi competenti.

Il ruolo della Madonna come Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie deriva dalla sua natura di nostra madre spirituale, alla quale ci consacriamo per appartenere sempre più pienamente a Gesù. Due dei più grandi maestri moderni della consacrazione mariana, San Luigi -Marie Grignion de Montfort (1673-1716) e San Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941), fondano il loro insegnamento che riguarda la consacrazione a Maria esplicitamente sulla mediazione delle grazie della Redenzione che Maria esercita a nostro favore. Vivere in unione con Maria è una chiave fondamentale per crescere nella conoscenza e nell’amore per Gesù. Ella non ci attira mai a sé per se stessa, ma sempre per condurci sempre più vicino a Gesù. Così pregava san Luigi-Maria Grignion de Montfort: Totus tuus ego sum et omnia mea tua sunt. Accipio te in mea omnia. Præbe mihi cor tuum, Maria – Ti appartengo interamente, e tutto ciò che ho è tuo; ti accolgo come il mio tutto. O Maria, dammi il tuo cuore18.La sua preghiera ha ispirato il motto dello stemma papale di San Giovanni Paolo II.

• Maria Corredentrice nelle Sacre Scritture

La verità della partecipazione unica della Beata Vergine Maria all’opera della Redenzione è preannunciata nella prima promessa di salvezza fatta dal Signore al momento del peccato dei nostri progenitori. Rivolgendosi al serpente che era riuscito a tentare Eva, Nostro Signore ha dichiarato: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno»19. Il Protoevangelo, il primo Vangelo, come viene giustamente chiamato, mette in luce che l’opera di salvezza coinvolgerà una donna la cui discendenza schiaccerà la testa del serpente, di Satana e delle sue schiere. In altre parole, una donna coopererà all’opera di salvezza in modo singolare, anzi unico.

Nostro Signore ha rinnovato la promessa di salvezza attraverso le parole del profeta Isaia al re Acaz:

«Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele»20.

Commentando i testi del Protovangelo e del profeta Isaia, il Concilio Vaticano II ha dichiarato:

«I libri del Vecchio e Nuovo Testamento e la veneranda tradizione mostrano in modo sempre più chiaro la funzione della madre del Salvatore nella economia della salvezza e la propongono per così dire alla nostra contemplazione. I libri del Vecchio Testamento descrivono la storia della salvezza, nella quale lentamente viene preparandosi la venuta di Cristo nel mondo. Questi documenti primitivi, come sono letti nella Chiesa e sono capiti alla luce dell'ulteriore e piena rivelazione, passo passo mettono sempre più chiaramente in luce la figura di una donna: la madre del Redentore. Sotto questa luce essa viene già profeticamente adombrata nella promessa, fatta ai progenitori caduti in peccato, circa la vittoria sul serpente (cfr. Gen 3,15). Parimenti, è lei, la Vergine, che concepirà e partorirà un Figlio, il cui nome sarà Emanuele (cfr. Is 7, 14; Mt 1,22-23). Essa primeggia tra quegli umili e quei poveri del Signore che con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. E infine con lei, la figlia di Sion per eccellenza, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura la nuova “economia”, quando il Figlio di Dio assunse da lei la natura umana per liberare l'uomo dal peccato coi misteri della sua carne»21.

La liberazione dell’uomo dal peccato è compiuta da Dio, Figlio incarnato dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. La Vergine Maria coopera in modo del tutto singolare, anzi unico, all’opera della Redenzione, secondo il disegno di Dio. Troviamo la piena espressione dell’identità della Vergine Maria nell’opera dell’Incarnazione redentrice. Padre Ignace de la Potterie illustra la mediazione della Vergine Madre di Dio nell’opera della Redenzione, analizzando il Prologo del Vangelo secondo San Giovanni e il racconto dell’Annunciazione nel Vangelo secondo San Luca22.

Il Cuore di Maria fu, secondo il piano eterno di Dio, concepito senza la macchia del peccato originale, affinché il suo grembo potesse essere il degno tabernacolo in cui Dio Figlio sarebbe venuto a dimorare e dal quale sarebbe nato nella famiglia di Maria e Giuseppe, suo vero sposo e padre verginale di Gesù. Il suo Cuore Immacolato rimane per sempre disposto a condurre gli uomini, con amore materno, al Cuore del suo Divin Figlio con quell’indicazione che ella diede per la prima volta alle nozze di Cana:

«Qualsiasi cosa vi dica, fatela»23.

Nella sua Lettera ai Galati, san Paolo esprime la verità della cooperazione unica di Maria al Mistero dell’Incarnazione redentrice in relazione alla nostra stessa chiamata ad essere « collaboratori [con Cristo] della verità»24:

«Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: “Abbà! Padre!”»25.

È attraverso la mediazione della Vergine Maria, la sua missione corredentrice nell’Incarnazione redentrice di suo Figlio, che siamo eredi della vita eterna, chiamati all’alta dignità di seguire Cristo sulla via della Croce26.

•Nostra Signora di Guadalupe, Corredentrice

Nostra Signora di Guadalupe 



Le apparizioni e il messaggio della Beata Vergine Maria sul colle di Tepeyac, nell’odierna Città del Messico, dal 9 al 12 dicembre del 1531, sono una potente espressione della sua singolare, anzi unica, partecipazione all’Incarnazione redentrice, in actu primo, cioè nell’opera con cui Dio Figlio incarnato ha compiuto la nostra salvezza mediante la Sua Passione, Morte, Resurrezione e Ascensione, e in actu secundo, cioè nella realizzazione della Sua opera salvifica nelle anime di molti, di ogni tempo e luogo, che prendono vita in Lui attraverso il Battesimo e vivono in Lui nella Chiesa, suo mistico Corpo. Si può dire, infatti, che tutte le apparizioni della Vergine Madre di Dio siano una manifestazione del suo rapporto unico con Dio Figlio, il suo Divino Figlio, grazie al quale è diventata Corredentrice, nonché un’espressione della sua missione di Corredentrice in ogni tempo e luogo fino alla fine dei tempi. Ogni apparizione mariana è opera di Cristo, assistito, come lo è stato fin dal momento del suo concepimento verginale, da sua Madre.

Maria dichiara la sua identità di Corredentrice in actu primo fin dal primo momento delle sue apparizioni a San Juan Diego. Il 9 dicembre 1531, san Juan Diego si stava recando a Tlatelolco per ricevere l’istruzione catechistica dai frati francescani, quando sulla collina di Tepeyac visse un’esperienza ultraterrena, celeste: dal canto degli uccelli all’apparizione della Madonna in modo glorioso, tra le pietre e le piante trasformate in modo da sembrare gioielli preziosi. Il racconto dell’apparizione contenuto nel Nican Mopohua, redatto dal buon e dotto amico di Juan Diego, Antonio Valeriano, sulla base del racconto diretto di Juan Diego, indica che quest’ultimo riconobbe la Madonna come la Madre di Dio. La Madonna si rivolge a Juan Diego in modo estremamente affettuoso e materno, chiedendogli dove stesse andando, e lui risponde: «Mia amabilissima Signora e Regina, voglio raggiungere la tua piccola casa di México Tlatilolco per seguire l'istruzione religiosa che lì ci viene impartita dai nostri sacerdoti, che sono l'immagine vivente di Nostro Signore»27.

La Madonna dichiarò allora: «Sappi, mio piccolo figlio amatissimo, che io sono la perfetta sempre Vergine Santa Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio, di Colui che è l'autore della vita, del Creatore degli uomini, di Colui nel quale tutte le cose sussistono, del Signore del cielo, del Padrone della terra»28.

Queste parole esprimono in modo meraviglioso il mistero della Verginità perpetua e della Maternità divina della Madonna, grazie alle quali ella partecipa, in modo del tutto singolare, anzi unico, all’opera redentrice del suo divin Figlio.

La Madonna si identifica sia come sempre Vergine sia come Madre di Dio Figlio. Essa dichiara la propria partecipazione all’opera della Redenzione in actu primo. In altre parole, chiarisce che il nostro rapporto con Dio Padre, che ci ha redenti mediante l’Incarnazione di Dio Figlio, ci pone in un rapporto filiale con lei, la Madre di Dio Figlio incarnato. Siamo figli e figlie adottivi di Dio nel suo Figlio unigenito, nostro Signore Gesù Cristo, e quindi condividiamo con lui la sua Madre, proprio come egli disse a San Giovanni, Apostolo ed Evangelista, mentre moriva sulla croce29.

San Giovanni, Apostolo ed Evangelista, rappresentava gli Apostoli e l’intero gregge che Cristo aveva affidato alla carità pastorale degli Apostoli, alla sua carità pastorale. Il nostro rapporto con la Madonna ha origine proprio nell’atto stesso della nostra Redenzione mediante la morte di Cristo sulla Croce.

La Madonna, dopo essersi identificata come Corredentrice in actu primo davanti a San Juan Diego, esprime poi la sua missione di Corredentrice in actu secundo. Così chiarisce il motivo della sua apparizione:

«Desidero ardentemente che in questo luogo ven­ga costruita la mia piccola casa sacra, mi venga eretto un tempio, in cui io voglio mostrarlo, renderlo manifesto, darlo alle genti attraverso il mio amore, la mia compassione, il mio aiuto, la mia protezione, perché, in verità, io so-no la vostra Madre misericordiosa: tua, di tutti coloro che abitano questa terra e di tutti quegli uomini che mi amano, mi invocano, mi cer­cano e ripongono in me tutta la loro fiducia. Qui ascolterò il vostro pianto e i vostri la-menti. Mi prenderò a cuore e curerò tutte le vostre numerose pene, le vostre miserie, i vostri dolori per porvi rimedio. E perché si possa realizzare quanto il mio amore misericordioso desidera, recati al palazzo del vescovo a città di México e digli che io ti mando per rivelargli quanto desidero, e cioè che mi provveda qui una casa, erigendomi un tempio ai piedi di questo colle. Gli racconterai tutto ciò che hai visto e ammirato e ciò che hai udito. Stai sicuro che te ne sarò molto grata e ti ricompenserò; per questo ti arricchirò e ti glorificherò. La tua fatica e il servizio che mi fai andando a sollecitare la mia petizione saranno degna­mente ricompensati. Ora che hai ascoltato, mio piccolo figlio amatissimo, la mia parola, va' e porta a termine la missione!»30.

Le parole della Madonna manifestano il suo servizio unico e insostituibile nell’opera della nostra salvezza, secondo il disegno di Dio.

In actu secundo, la Beata Vergine Maria continua ad essere lo strumento privilegiato della grazia divina nella Chiesa, proprio come fu il primo tabernacolo in cui Dio Figlio venne a dimorare, quando unì la nostra natura umana alla sua natura divina nel suo grembo per opera dello Spirito Santo. Sulla collina di Tepeyac, apparve a San Juan Diego per manifestare l’amore e la misericordia di Dio verso tutti gli uomini, per manifestare l’inviolabile dignità della vita umana creata a immagine e somiglianza di Dio e salvata dal peccato e dalla morte mediante l’Incarnazione redentrice di Dio Figlio. Nelle parole rivolte a san Juan Diego, quando questi temeva la morte dello zio Juan Bernardino e rimandava l’appuntamento con la Madonna per poter portare un sacerdote a confessare lo zio prima che morisse, la Madonna esprime la sua presenza costante tra noi nella Chiesa come Vergine Madre di Dio, che è anche Madre della grazia divina, nostra Madre, attirandoci sempre più intimamente in comunione con il suo Figlio divino. Ella disse a san Juan Diego:


«Ascolta, figlio mio, riponilo nel tuo cuore. Non temere e non affliggerti. Non si turbi il tuo cuore e non preoccuparti né di questa né di qualsiasi altra infermità. Non sto forse qui io, che sono tua Madre? Non stai forse sotto la mia protezione? Non sono forse io la fonte della tua gioia? Non sei forse nel cavo del mio manto, nella croce delle mie braccia? Cosa vuoi di più? Niente deve affliggerti e turbarti. Non angustiarti per l'infermità di tuo zio, perché per ora non morirà. Sappi anzi con certezza che è già perfettamente guarito»31.

Le parole della Madonna non sono figure retoriche. Al contrario, riflettono la sua missione continua nella Chiesa, una missione singolare alla quale ha chiesto a San Juan Diego di partecipare.

L’impronta miracolosa della sua immagine sulla tilma, il mantello di San Juan Diego, è un segno meraviglioso della sua partecipazione all’opera della Redenzione, compiuta dal suo divin Figlio. Nel confermare la sua missione al Vescovo mediante il segno della miracolosa fioritura di rose in pieno inverno, su una collina rocciosa dove crescevano solo erba e cespugli spinosi, Dio ha dato un’ulteriore conferma che non ha concesso in nessun’altra apparizione della Madonna. Ascoltiamo nuovamente il racconto della presentazione del segno delle rose al vescovo Juan de Zumárraga da parte di San Juan Diego:

«Quindi aprì il suo bianco ayate, in cui erano deposti i fiori raccolti, e non appena questi si sparsero per terra, subito sul mantello si dise­gnò e si manifestò alla vista di tutti l'amata Immagine della perfetta Vergine Santa Maria, Madre di Dio, nella forma e fi­gura in cui la vediamo oggi, così come è conservata nel­la sua amata casa, nel tempio eretto ai piedi del Tepeyac e che invochiamo con il titolo di Gua­dalupe. Visto ciò, il vescovo e tutti coloro che erano presenti, cad­dero in ginocchio profonda­mente stupiti e ammirati. Poi si alzarono per vederla meglio e il loro volto si riempì di tristezza e di afflizione. La guardavano non con curiosità, ma con cuore sincero... Il vescovo con le lacrime agli occhi, rattristato, la pregò e le chiese perdono per non esse­re stato sollecito ad accogliere il suo messaggio e ad eseguire la sua volontà. Rimanendo in piedi, si ac­costò a Juan Diego, ne sfilò dal collo la tilma, su cui si era impressa l'Im­magine della celeste Signora, e andò subito a collocarla nella sua cappella. Juan Diego trascorse anco­ra una giornata nella casa del vescovo, trattenuto come ospite. All'indomani il vescovo gli disse: “Andiamo a vedere il luo­go in cui la celeste Signora desi­dera che le sia costruito un tem­pio”. Intanto si cominciò imme­diatamente a reperire gente che lo erigesse»32.

In brevissimo tempo la cappella fu costruita, e il vescovo Juan de Zumárraga vi custodì la sacra tilma. Il Nican Mopohua si conclude con queste parole:

«Il vescovo, nel frattempo, trasportò nella cattedrale l'ama­ta Immagine della celeste Si­gnora. La tolse allora dalla sua cappella privata, in cui si trova­va, per dar modo a tutto il po­polo di poterla ammirare e ve­nerare. Assolutamente tutti in città si commossero allorché si reca­rono ad ammirare e pregare la preziosa Immagine. Ne riconoscevano la prove­nienza soprannaturale. Le presentavano le loro suppliche. Erano stupiti per il modo miracoloso con cui essa era comparsa, infatti la preziosa Immagi­ne non è stata dipinta da nessun uomo sulla terra»33.

La presenza costante della Madre di Dio, la Madre della Grazia divina, a coloro che si recavano in pellegrinaggio al luogo santo in cui era custodita la sacra tilma, era ed è tuttora di un’efficacia indescrivibile. La Vergine di Guadalupe ha riportato alla vita in Cristo tante anime attraverso il battesimo e ha guidato tanti battezzati ad abbandonare le loro vie peccaminose e a seguire la via di Cristo, che solo è la nostra salvezza.

Maria Corredentrice ci ammaestra sempre, ci attira a partecipare all’opera dell’Incarnazione Redentrice in actu secundo, secondo la nostra vocazione nella vita e i talenti che Dio ci ha donato. In quanto Corredentrice, è la prima tra i discepoli del suo divin Figlio; partecipa alla Sua opera salvifica in actu primo et in actu secundo, ma insegna a tutti coloro che sono figli e figlie adottivi di Dio nel suo Figlio unigenito grazie al battesimo che anche loro devono fare tutto ciò che è in loro potere per servire Cristo, per essere suoi «collaboratori della verità»34. Quando san Juan Diego dubitò della propria capacità di fungere da messaggero della Madonna, suggerendole di scegliere qualcuno più nobile e più capace, la Madonna rispose:

«Ascolta, mio piccolo figlio amatissimo. Non sono pochi i miei servi fedeli a cui potrei affidare l'incarico di portare il mio messaggio. Ma è molto necessario che vada proprio tu e nessun altro e che attraverso la tua mediazione si realizzi il mio desiderio e si porti a compimento il mio volere. Perciò ti prego vivamente, mio piccolo figlio amatissimo, anzi ti ordino di presentarti nuovamente domani al vescovo. Gli farai sapere ancora una volta ciò che desidero affinché mi costruisca il tempio che gli chiedo e ripetigli che sono personalmente io, la sempre Vergine Santa Maria, la Madre di Dio, a mandarti»35.

Ogni volta che veniamo in pellegrinaggio al luogo santo di Nostra Signora di Guadalupe, ella ci conferma nella nostra missione di suoi messaggeri, di araldi e strumenti dell’amore salvifico e della misericordia di Dio. Ella unisce i nostri cuori più pienamente al suo Cuore Immacolato, affinché riposino sempre più saldamente e pienamente nel Sacro Cuore di Gesù, dove vengono purificati dal peccato e infiammati dall’amore divino. Lei ci parla come parlò a san Juan Diego:

«Non sto forse qui io, che sono tua Madre? Non stai forse sotto la mia protezione? Non sono forse io la fonte della tua gioia? Non sei forse nel cavo del mio manto, nella croce delle mie braccia? Cosa vuoi di più?»36.

Soprattutto in questo tempo così travagliato e inquietante che viviamo nella Chiesa, abbiamo bisogno di recarci dalla nostra Madre celeste e di essere confermati nella nostra fedeltà al suo divin Figlio, affinché rimaniamo con lui nella Chiesa, prendendoci cura di qualsiasi parte del suo Regno, sia essa piccola o grande, con tutto il nostro cuore, con un cuore unito al Cuore Immacolato di Maria e quindi appartenente totalmente al suo Sacro Cuore.

Spero che questa breve presentazione vi abbia mostrato come l’apparizione della Madonna di Guadalupe sul colle di Tepeyac nel 1531 sia una manifestazione ed un’espressione tra le più belle ed eloquenti della verità della sua singolare, anzi unica, partecipazione all’opera salvifica del suo divin Figlio, della verità della dottrina del suo titolo di Corredentrice, quando correttamente inteso. Allo stesso tempo, spero abbia ricordato a tutti noi la nostra chiamata ad essere, insieme alla Vergine di Guadalupe, partecipi dell’opera dell’Incarnazione redentrice. Possiamo anche noi dire, con san Paolo, ai nostri fratelli e sorelle nella Chiesa: «Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa»37.

• Conclusione

Sebbene il Concilio Ecumenico Vaticano II non abbia formulato una definizione dogmatica, ha certamente insegnato, in qualche modo, la verità della Corredenzione, come ho indicato. A questo proposito, dovremmo stare attenti affinché l’esitazione dovuta al fraintendimento del termine “Corredenitrice” non porti a un indebolimento dell’insegnamento sulla Corredenzione, che si applica, in modo unico, alla Beata Vergine Maria e, in modo comune, a tutti i battezzati. Spero che la mia esposizione abbia chiarito l’importanza dell’insegnamento della Corredenzione per la nostra vita quotidiana in Cristo.

Concludo con una riflessione di padre Jean Galot, S.J., tratta da un articolo da lui scritto sulle controversie e le questioni dottrinali legate al titolo di Corredentrice:

«Alcuni hanno accusato i privilegi mariani di scavare un solco tra la Madre di Gesù e noi; in realtà, quei privilegi sono destinati, nel piano divino, ad avvicinare Maria all’umanità in vista dello sviluppo di una grazia più abbondante. Pur con un carattere unico e un livello ineguagliabile, la cooperazione di Maria alla redenzione ci invita a prendere più vivamente coscienza della nostra missione e della nostra responsabilità in un mondo che ha bisogno di salvezza. Se Maria non potesse essere chiamata corredentrice, neppure i cristiani potrebbero essere considerati come corredentori. La condizione di tutta la Chiesa nella sua missione corredentrice s’illumina con la condizione di Maria, primo modello di ogni redenzione»38.

Grazie per la vostra gentile attenzione. Che Dio vi benedica e che la Madonna di Guadalupe vi custodisca sempre nella sua cura materna.


Raymond Leo Cardinal Burke 

Roma, 7 ottobre 2026

Per approfondire cliccare su questa fonte

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martedì, novembre 18, 2025

LA CORREDENZIONE DI MARIA: excursus dottrinale spiegato da Gaetano Masciullo.


Veronica Cireneo. Carissimi, in seno alla levata di scudi in difesa di Maria Corredentrice, offriamo alla vostra attenzione questo interessante contributo ricevuto da Gaetano Masciullo, che ringraziamo di cuore, attraverso il quale si evince che la vera ragione che ha spinto i teologi, neo-modernisti di palazzo, a pubblicare la Nota dottrinale sull'inopportunità del titolo di Corredentrice per Maria Santissima è di natura ecumenica. Solo un modo - questo sì certamente inopportuno - di favorire protestanti e musulmani. Il che è tutto dire... Buona lettura. 

§§§


Maria è Corredentrice? Tutta la Dottrina spiegata. 

Il 4 novembre 2025 il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato una Nota dottrinale nella quale si afferma che l’uso del titolo mariano tradizionale di Corredentrice sarebbe non solo inutile, ma persino dannoso. Nello stesso documento, tuttavia, viene al tempo stesso ribadita — seppur in modo non sempre preciso — la dottrina racchiusa in quel titolo. Il presente articolo intende fare chiarezza sul significato tradizionale di questa verità di fede, che da secoli accompagna il popolo cristiano nel suo sensus fidei.

I dogmi mariani

Per comprendere chi è Maria Santissima, bisogna considerare le sei verità di fede che ci parlano della sua figura, del suo ruolo e delle sue operazioni. Di queste sei verità di fede, solo quattro sono state solennemente definite dai Papi come dogmi. Riprendiamole rapidamente.

  1. Il dogma di Maria Madre di Dio (Theotokos), definito dal Concilio di Efeso nel 431, afferma che Maria è veramente Madre di Dio, perché ha generato secondo la carne Gesù Cristo, la cui natura di vero uomo è unita, pur restando distinta, alla natura di vero Dio;

  2. Il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, definito da Pio IX con la bolla Ineffabilis Deus nel 1854, afferma che Maria, fin dal primo istante del suo concepimento, fu preservata per grazia singolare immune dal peccato originale, in vista dei meriti di Cristo;

  3. Il dogma della Perpetua Verginità di Maria (Aeiparthenos), definito dal Secondo Concilio di Costantinopoli nel 553, afferma che Maria, in virtù della sua esenzione dal peccato originale, rimase vergine sia a livello spirituale sia a livello fisico prima, durante e dopo il parto.

  4. Il dogma dell’Assunzione di Maria al Cielo, definito da Pio XII con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus nel 1950, afferma che Maria, terminato il corso della sua vita terrena, fu assunta nella gloria del Paradiso in anima e corpo.

Oltre a questi dogmi, restano due verità di fede che restano tali in quanto non solo sono state credute sempre, ovunque e da tutti (per inciso: queste sono le tre condizioni affinché una verità sia ritenuta di fede), ma anche perché seguono logicamente dai dogmi finora esposti, benché contrastate da teologi ed eretici di varie fazioni, e benché non siano mai state ad oggi definite in maniera dogmatica da Papi e Concili. Queste due verità di fede sono:

  1. La Corredenzione di Maria afferma che la Santa Vergine è stata associata in maniera singolare e privilegiata all’azione redentiva di Cristo, cioé alla sua Passione e alla sua Morte, per divenire a pieno titolo Madre della Chiesa.

  2. La Regalità di Maria, secondo quanto insegnato anche da Pio XII nell’Enciclica Ad Caeli Reginam del 1954, afferma che Maria è Regina del Cielo e della Terra non solo perché è Madre di Dio, ma anche perché, quale nuova Eva, è stata associata al nuovo Adamo sulla Croce.

Maria è lo strumento necessario, non l’agente della Redenzione

Tutti i dogmi e le verità di fede mariane orbitano - come pianeti intorno alla propria stella - intorno al primo dogma, ovvero quello della Maternità Divina, perché da esso scaturiscono e ad esso sono ordinati. Per capire bene il posto che la Corredenzione di Maria occupa in questo schema, bisogna recuperare alcune delle fondamentali e cristalline nozioni logiche della filosofia aristotelico-tomistica.

Tutte le cose che esistono possiedono quattro tipologie di causa: agente, fine, materia e forma. Per comprendere perché Maria sia propriamente parlando Corredentrice, è sufficiente chiedersi quali siano le quattro cause della Redenzione. Il fine della Redenzione è il recupero della vita soprannaturale perduta a causa del peccato originale; la sua forma, cioè la definizione stessa dell’opera redentrice, consiste in un sacrificio di espiazione offerto per ogni tipo di peccato.

Ora, la Redenzione presuppone l’Incarnazione. L’Incarnazione, da parte sua, presuppone necessariamente una figura che è terza sia rispetto a Cristo Dio (agente della Redenzione) sia rispetto alla specie umana (causa materiale o soggetto della Redenzione, che è anche la materia del sacrificio: Cristo Uomo). Questo soggetto terzo è la Madre, senza la quale non c’è Incarnazione e quindi Redenzione. Il rapporto causale, dunque, tra la Madre e la Redenzione è di tipo agente ma strumentale, o detto altrimenti: Maria è il mezzo della Redenzione. Questo però non è sufficiente.

Lo strumento necessario della Redenzione è una persona, quindi Maria è Corredentrice

Il martello e la sega sono strumenti necessari per il falegname, ma questi strumenti non sono persone, cioé non sono enti dotati di intelletto e volontà proprie, quindi il martello e la sega non sono cooperatori o collaboratori del falegname. Sono solo meri strumenti.

Quando, invece, gli strumenti necessari sono persone, cioé enti dotati di intelletto e volontà, queste persone sono chiamate con il nome di collaboratori o cooperatori, cioé persone che lavorano insieme o operano insieme all’agente primo e principale. La conclusione che segue nel nostro ragionamento è logica. Se l’agente della Redenzione è Dio, e se lo strumento necessario della Redenzione è una donna che volontariamente si offre come Madre del Redentore, e se questa donna è una persona dotata di intelletto e di volontà, allora segue che tale donna opera insieme al Redentore, ossia è Corredentrice.

Il problema di questi teologi di palazzo che negano la verità di fede della Corredenzione di Maria è linguistico e logico, ancor prima che teologico. Infatti, il prefisso co- denota proprio unione, partecipazione e simultaneità nelle azioni e nelle funzioni, senza però denotare per forza un’uguaglianza assoluta (anche se, come vedremo, in Maria c’è, in certa misura, uguaglianza con il Figlio). Ovviamente ci sono situazioni in cui il prefisso co- denota reciproca partecipazione, per esempio il padre e la madre sono l’uno cogenitore dell’altra, e viceversa.

Ci sono però numerosi casi in cui la relazione non è bidirezionale, come per esempio in copilota e cofondatore. Il pilota è colui che guida, il copilota è colui che assiste alla guida. Il fondatore di un’azienda è colui che ha l’idea, il cofondatore è colui che sostiene con il proprio contributo creativo o finanziario. In quest’ultimo senso va inteso il co- in Corredentrice: Maria è Corredentrice di Cristo, ma Cristo non è corredentore di Maria.

Questa verità di fede, che ci parla di Maria come persona necessaria attraverso cui Dio opera la Redenzione, è tradizionalmente espressa dal famoso motto latino Per Mariam ad Jesum, “attraverso Maria si giunge a Gesù”. Questo è valido non solo dal punto di vista teologico-storico, ma anche dal punto di vista mistico-spirituale, come vedremo a breve.

L’opera di Maria è necessaria alla salvezza dell’uomo: senza la sua cooperazione, Cristo non avrebbe potuto redimere la specie umana; eppure, questa verità non contraddice il fatto che non è Maria ad operare la Redenzione, proprio come, nella nostra metafora, gli strumenti del falegname o del fabbro sono necessari per la costruzione di determinati oggetti, ma nessuno direbbe che sono stati il chiodo e il martello a costruire il tavolo, bensì il falegname.

Se Maria non è Corredentrice, Dio ha solo “usato” una donna

Se si nega che Maria sia Corredentrice, si finisce per ridurre la sua missione al ruolo di una donna semplicemente “usata” da Dio. Ma la fede cattolica afferma il contrario: riconoscere Maria come Corredentrice è essenziale, perché la Redenzione passa attraverso l’Incarnazione, e l’Incarnazione richiede una madre.

Se Maria fosse stata solo funzionale alla nascita di Cristo, Dio — che è onnipotente — avrebbe potuto fare a meno di lei, scegliendo altre vie. Invece, Egli ha voluto liberamente la sua partecipazione, non per necessità ma per amore e per rispetto dell’ordine creato naturale. Gratia non tollit naturam, sed perficit. Negare questo significa svuotare la figura di Maria, riducendola a un mezzo privo di dignità e rendendo incomprensibile il culto che la Chiesa le tributa. È, in fondo, la prospettiva protestante. Non a caso san Tommaso d’Aquino ammoniva: parvus error in principio, magnus in fine — un piccolo errore all’inizio porta a grandi conseguenze alla fine.

Questo ci fa capire che la vera ragione che ha spinto i teologi neo-modernisti di palazzo a pubblicare questa Nota, che lascia trapelare una così grande preoccupazione per l’eventuale oscuramento della “unicità della mediazione salvifica di Cristo”, è di natura ecumenica. Infatti, secondo protestanti e musulmani, Maria è necessaria sì per la nascita di Gesù, ma solo in quanto strumento docile nelle mani di Dio, come un martello nelle mani del falegname, non come una persona dotata di intelletto e volontà. Un oggetto passivo, non un soggetto attivo.

Da Maria Corredentrice a Maria Madre della Chiesa e Madre della Grazia

Si è detto che tutte le verità mariane orbitano intorno al dogma principale, ossia quello della Maternità Divina di Maria. Come abbiamo visto, Maria è Corredentrice proprio perché è stato il mezzo necessario che ha consentito l’Incarnazione e la Redenzione. Senza il fiat libero di Maria non sarebbe stato possibile per il Figlio assumere la carne umana. Come si è detto, Dio avrebbe certamente potuto redimere l’umanità in altro modo, ma dal momento che ha scelto questo modo, affinché Cristo potesse essere per noi non solo vittima per i peccati, ma anche Via, cioé modello di santità, Maria diviene necessaria alla Redenzione.

La verità di fede mariana della Corredenzione è però anche il termine medio per comprendere altre due verità mariane minori (ce ne sono diverse di questo tipo), ossia quelle espresse dai titoli di Maria Madre della Chiesa e Maria Madre della Grazia.

Infatti, dal momento che Maria è Madre di Dio, e quindi Corredentrice (come abbiamo visto); e dal momento che la Chiesa, come istituzione umano-divina, è lo stesso Cristo in quanto suo corpo mistico o spirituale; ne consegue che Maria è Madre della Chiesa perché è Madre di Dio.

Papa Leone XIII insegna che “la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per questo motivo fatta Corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né potrà mai raggiungerne una maggiore”.

Infatti, a buon diritto, Maria può essere anche venerata con il titolo di Onnipotente per grazia, a sottolineare ulteriormente la stretta cooperazione con il Figlio, l’Onnipotente per natura.

Se Maria è Madre della Chiesa, allora è anche Madre della Grazia, poiché la grazia è il dono dell’amore di Cristo che ci santifica. Essendo Maria Madre di Dio, e poiché la grazia proviene da Dio, Maria è giustamente chiamata Madre della Grazia. Cristo sulla Croce pronunzia sette frasi e una di queste è rivolta a Maria e san Giovanni, il “discepolo che egli amava”, immagine di coloro che vivono in grazia di Dio custodendo la carità. “Donna, ecco tuo figlio”, dice a Maria; e a Giovanni: “Ecco tua madre”. Così facendo, Cristo dichiarava Maria la nuova Eva. Come la prima donna si chiamò Eva perché madre di tutti i viventi, così Maria sulla croce diviene la nuova Eva perché Madre dei veri viventi.

Immacolata Concezione e Corredenzione di Maria

Perché Maria è stata concepita, per singolare privilegio di Dio, esente dal peccato originale sia nella colpa sia negli effetti? Non avrebbe forse Dio potuto generare la carne immacolata di Cristo nell’utero di una donna macchiata dal peccato originale? Certamente. Infatti, la stessa Maria, pur essendo Immacolata Concezione, è stata concepita dal concorso sessuale di due persone, i santi Gioacchino ed Anna, che dal peccato originale erano certamente macchiati, come tutti i discendenti di Eva.

Perché, dunque, Dio ha voluto che la Madre di Cristo fosse, come il Figlio, immacolata? Per capirlo, dobbiamo anzitutto capire che tipo di vittima il sacrificio redentivo esigeva. Abbiamo, infatti, detto che la definizione di Redenzione è questa: sacrificio di espiazione per il peccato originale e per tutti i peccati personali dell’umanità.

Dopo il peccato originale, l’uomo aveva perso il tesoro più grande, cioé la giustizia originale e la vita di grazia: in una parola, Dio stesso. Inoltre, l’uomo aveva peccato, dunque l’uomo doveva espiare. Ma, dal momento che Dio è infinito, solo un uomo capace di merito infinito avrebbe potuto soddisfare un debito di giustizia simile come il peccato originale: dunque, dal momento che il peccato originale si trasmette da padre in figlio, nessun uomo avrebbe mai potuto, con la dignità infima che ne è conseguita, compiere un sacrificio o una penitenza efficace. Da qui, Dio che per misericordia si incarna, cioé unisce la propria natura depositaria di dignità infinita, alla natura umana per sacrificare al posto di Adamo e della sua prole.

Ora, anche la natura umana doveva essere perfetta per rendere efficace questo sacrificio. Infatti, tanto più nobile è la vittima, tanto più nobile è il sacrificio. Per questo, l’umanità di Cristo doveva essere concepita priva di peccato originale e il sacrificio doveva avvenire nel momento migliore, cioé nella piena maturità della sua vita. L’Agnello sacrificato dagli israeliti nella notte di Pasqua è immagine di Cristo: “maschio, senza difetto, nato nell’anno, immolato al tramonto”, cioé alla perfezione o compimento del giorno.

In tre luoghi dell’Antico Testamento si legge, inoltre, di “non cuocere l’agnello nel latte di sua madre”, a prefigurare il rapporto privilegiato tra la Vittima Divina e la Madre, che è un rapporto di purezza intima. Il latte è nel linguaggio biblico uno dei simboli della vita nuova. Pensate al modo con cui Dio descrive la Terra di Canan, prefigurazione del Paradiso, “terra dove scorrono latte e miele”, cioé vita e verità. Non cuocere l’agnello nel latte di sua madre significa, nel senso più profondo, non mescolare la purezza della Madre con la pena del Figlio, come compartecipe del peccato che il Figlio espia. Qui troviamo una grande prefigurazione di Maria Immacolata.

Tuttavia, proprio perché Immacolata, Maria può offrire se stessa a Dio in sacrificio. Cosa offre di se stessa? Il Figlio. Solo Maria può offrire Cristo al Padre come qualcosa di proprio, sia perché è la Madre (Gesù è stato intessuto nel suo utero con il suo materiale biologico e genetico) sia perché è la Tutta-Pura. Questa condizione di immacolatezza, infatti, permette alla Madre di partecipare alla Passione di Cristo in maniera perfetta: addirittura, potremmo dire, come co-vittima. In teologia classica, si dice anche che Cristo redime l’umanità de condigno, cioé per una dignità che le è propria, che scaturisce dalla sua doppia natura umano-divina; Maria redime l’umanità de congruo, cioé per una certa uguaglianza. Maria, infatti, in quanto donna priva di peccato originale, è uguale a Cristo secondo la natura umana, ma non secondo la natura divina.

Pio XII insegna che Maria, “immune da ogni macchia, sia personale sia ereditaria, e sempre unita con il Figlio suo, offrì questi all’eterno Padre sul Golgota”. Attenzione: non sto dicendo che Maria ha redento l’umanità, ma che Maria ha compreso, sentito e vissuto perfettamente il dolore che Cristo ha patito, non solo quando si è offerto in oblazione perfetta per noi tutti, ma sin dalla Natività, pur senza soffrire nel corpo ma solo - altrettanto intensamente - nell’anima. Per questo, si legge che Maria “custodiva tutte queste cose nel suo cuore”, cioé meditava sul sacrificio estremo del Figlio, e per questa meditazione ella soffrì continuamente.

Per questo motivo, la liturgia tradizionale dei Sette Dolori di Maria (significativamente celebrata il 15 settembre, cioé il giorno dopo l’Esaltazione della Santa Croce) dice che Maria, “senza morire, ha meritato la palma del martirio sotto la Croce del Signore”.

Anche san Giovanni Paolo II, in perfetta continuità con la tradizione della Chiesa, ricordava come la partecipazione di Maria alla Passione del Figlio non fu solo affettiva, ma collaboratrice attiva all’opera della Redenzione. Nell’Udienza generale dell’8 settembre 1982 affermava infatti: “Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità”. In queste parole del Pontefice risuona la dottrina perenne che vede nella Vergine Immacolata non una semplice spettatrice, ma una Madre associata intimamente all’opera redentrice del Figlio, “stante presso la Croce”, come insegna il Vangelo.

San Pio X, facendosi eco di questa pia tradizione, così insegna: 

Maria “dovette custodire, nutrire e presentare quella Vittima sull’altare [della Croce], nel giorno stabilito. Così ci fu tra Maria e Gesù una continua comunione di vita e di sofferenza, di modo che si può applicare tanto all’uno che all’altra la sentenza del profeta: La mia vita si è consumata nel dolore, i miei anni sono trascorsi nei lamenti. Quando venne per Gesù l’ultima ora, sua Madre stava presso la Croce oppressa dal tragico spettacolo e nello stesso tempo beata, perché suo Figlio si immolava per la salvezza del genere umano e, d’altronde, Ella partecipava talmente ai dolori di Cristo, che le sarebbe sembrato infinitamente preferibile prendere su di sé tutti i tormenti del Figlio, se fosse stato possibile”

E addirittura, san Pio X si spinge a dire che “[Maria] divenne legittimamente degna di riparare l’umana rovina e perciò di dispensare tutti i tesori che Gesù procurò a noi con la sua morte e il suo sangue. Certo, solo Gesù Cristo ha il diritto proprio e particolare di dispensare quei tesori che sono il frutto esclusivo della Sua morte, essendo egli per sua natura il mediatore fra Dio e gli uomini. Tuttavia, per quella comunione di dolori e di angosce, è stato concesso all’Augusta Vergine di essere presso il Suo unico Figlio la potentissima mediatrice e conciliatrice del mondo intero”.

Un termine ambiguo e sconveniente?

Secondo la Nota dottrinale, il titolo di Corredentrice sarebbe inappropriato “per definire la cooperazione di Maria” alla salvezza operata da Cristo, dal momento che “può generare confusione e squilibrio nell’armonia delle verità della fede cristiana”.

E ancora: “Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente. In questo caso, non aiuta ad esaltare Maria come prima e massima collaboratrice dell’opera della Redenzione e della grazia, perché il pericolo di oscurare il ruolo esclusivo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza, l’unico capace di offrire al Padre un sacrificio di infinito valore, non costituirebbe un vero onore alla Madre.”

Questa motivazione fallace dovrebbe portare a constatare, tra le altre cose, anche l’inopportunità di altri termini teologici non usati esplicitamente nella Scrittura e che, anche da un punto di vista storico, hanno causato molteplici fraintendimenti e discussioni teologiche durate secoli, come per esempio il termine Trinità riferendosi a Dio. I teologi musulmani, per esempio, ancora oggi non comprendono la differenza tra Dio trinitario e triteismo.

Se si comprende il significato autentico del termine Corredentrice, ogni difficoltà svanisce. Altro che numerose e continue spiegazioni! Nessun teologo cattolico ha mai inteso con questa parola un’uguaglianza assoluta tra Maria e Cristo nell’opera redentrice, ma certamente un’uguaglianza partecipata, in virtù del fatto che Maria e Gesù condividono la stessa natura umana incorrotta, mentre qualunque essere umano condivide sì con Gesù la stessa natura umana, ma non allo stesso livello di perfezione, perché tutti gli altri uomini  inclusi grandi santi, come san Giuseppe e san Giovanni Battista - sono stati concepiti nel peccato originale.

Questo pronunciamento - esso sì inopportuno e confusionario, oltre che errato  - rappresenta un ostacolo significativo al processo per proclamare solennemente il dogma di Maria Corredentrice, ma il neo-modernismo sarà sconfitto, come ogni eresia, proprio dalla Vergine Santissima, che è venerata anche come Regina delle Vittorie e Debellatrice delle eresie. 

Allora nella Chiesa potrà riecheggiare ancora una volta, come nei tempi antichi, il motto: de Maria numquam satis, “di Maria non si dirà mai abbastanza”. Chi onora la Madre, onora il Figlio.

Gaetano Masciullo 

Fonte ( q

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Martedì 18 novembre 2025

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