a cura di Veronica Cireneo
Uno dei danni più gravi che la Riforma ha prodotto nella Santa Messa, non è stato tanto il divieto dell'uso della lingua latina, quanto l'assalto al silenzio. Il sacro silenzio infatti è parte integrante della liturgia, condizione privilegiata e necessaria perché l'anima si metta in Dialogo col Suo Signore. Ma il continuo botta e risposta, tra il celebrante e i fedeli previsto nel Rito Riformato, sommato al chiacchiericcio pre- post e intercelebrativo, se non lo impediscono in pieno, certamente non lo agevolano. Approfondisce l'argomento l'amico Mauro Bonaita in questo studio, corrispondente alla quinta parte della sua Rubrica: "Il Catechismo del buon esempio". Buona lettura
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OSSERVARE IL SACRO SILENZIO COME PARTE INTEGRANTE DELLA LITURGIA
Il “Sacrosantum Concilium” [1] parla di un “sacro silenzio” in cui Dio ci comunica: questo è il senso del silenzio durante la liturgia, come parte integrante di essa, e noi dovremmo stare in raccoglimento ad ascoltarlo. Dovremmo favorire e rispettare anche il raccoglimento degli altri, ma il sacro silenzio non è una semplice norma di rispetto umano: è un “precetto liturgico”.
Il Messale Romano così ne parla:
"Si deve anche osservare, a suo tempo, il sacro silenzio, come parte della celebrazione. La sua natura dipende dal momento in cui ha luogo nelle singole celebrazioni. Così, durante l’atto penitenziale e dopo l’invito alla preghiera, il silenzio aiuta il raccoglimento; dopo la lettura o l’omelia, è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltato; dopo la Comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica.
Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sagrestia e nel luogo dove si assumono i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione". [2]
Ci sono quindi diversi momenti per questo silenzio: prima della messa, dopo l’atto penitenziale, dopo la preghiera del Padre Nostro e dopo la Comunione: è di quest’ultimo momento che ci vorremmo qui occupare.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica così recita:
“La presenza eucaristica di Cristo inizia al momento della Consacrazione e dura finché sussistono le specie eucaristiche”. [3]
(...) sussistenza che la scienza comprende nell'arco di tempo di circa 15 minuti.
La manducazione della Santa Ostia non è un semplice processo della digestione, ma è la “compenetrazione” di Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo con la nostra duplice natura: corpo e anima. Laddove il corpo si ciba degli “accidenti” , mentre l’anima si “nutre” della “sostanza” (...)
Il nutrimento di cui si beneficia l’anima è dato dai frutti della Santa Comunione che sono: l’accrescimento della nostra unione a Cristo [CCC 1391.], l'accrescimento e rinnovamento della vita di grazia ricevuta nel Battesimo [CCC 1392.], la separazione dai peccati commessi e la preservazione da quelli futuri [CCC 1393.], la fortificazione della carità che, (…) vivificata, cancella i peccati veniali [CCC 1394.], la preservazione dai peccati mortali [CCC 1395.] e l'impegno nei confronti dei poveri [CCC 1397].
(...) il Sacro silenzio favorisce certamente la qualità di questi frutti, di cui sicuramente non c’è pericolo di farne indigestione.
Si capisce quindi che sarebbe opportuno, dopo la Comunione, evitando chiacchiericci o le corse al bar o al supermercato, restare per almeno 15 minuti in preghiera a raccogliere i frutti di questo mirabile Sacramento come raccomandano i Santi.
Trascorso questo tempo sarà opportuno lasciare silenziosamente la chiesa, anche per non distrarre quei fedeli che desiderano prolungare il loro ringraziamento e restare anche oltre il quarto d'ora in compagnia di Colui che Amiamo e che abbiamo ricevuto rendendoci Tabernacoli viventi, fatto spiegato bene da questo episodio riguardante San Filippo Neri.
Si racconta che un giorno, mentre il Santo stava celebrando la Messa, un signore ricevette la Comunione e subito dopo uscì di chiesa, dimostrando di non avere riguardo per la Presenza del Signore in lui. San Filippo, allora, chiese a due chierichetti di seguire l’uomo, tenendo due candele accese. I due così fecero e quando l’uomo si accorse di loro, dopo un po’ di cammino per le strade di Roma, decise di tornare in chiesa a chiedere spiegazioni. San Filippo rispose dicendo che si deve rendere il dovuto rispetto al Signore che si sta letteralmente portando all’interno di sé. “Poiché trascuri di adorarlo – concluse – ho mandato due accoliti a prendere il tuo posto!”. Da allora, l’uomo decise di essere più consapevole della presenza di Dio. [4]
I chiacchiericci e le risate anche più innocenti, facciamole dunque fuori dai luoghi sacri riservati alla preghiera. alla contemplazione e al silenzio[5], affinché la nostra partecipazione liturgica, ed anche quella altrui, possa divenire più profonda, autentica e quindi: più fruttuosa.
Papa Pio XII nella Mediator Dei al riguardo dice:
“Si allontanano dal retto sentiero coloro i quali (...) affermano e insegnano che, finita la Messa, non si deve prolungare il ringraziamento”. [6]
Mauro Bonaita, Reggio Emilia
30 aprile 2026
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