lunedì, gennaio 26, 2026

Benedetto XVI "Gloria Olivae". Un libro di Sergio Russo e Costanza Settesoldi



Veronica Cireneo. Il nuovo libro su Fatima, Akita e Benedetto XVI - prefazione di padre Pablo Martin - che l'amico Sergio Russo ha realizzato con l'avvocato Costanza Settesoldi. In questo articolo la presentazione degli autori.

Marco Tosatti. Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione la presentazione di un nuovo libro di Sergio Russo e Costanza Settesoldi, Benedetto XVI Gloria Olivae. Buona lettura e condivisione.

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BENEDETTO XVI “GLORIA OLIVAE” Il Papa che non rinunciò, bensì svelò il Segreto dei segreti: quello di Fatima!

• Il Terzo Segreto di Fatima è senz’altro il segreto meglio custodito e, allo stesso tempo, il più enigmatico del XX secolo… e continua ad esserlo anche nel XXI!

Quel che fu svelato il 26 giugno 2000, essendo pontefice Giovanni Paolo II – ciò è un dato oramai assodato, e dai più autorevoli studiosi in materia – rappresenta solo il testo in cui viene descritta la grandiosa visione di Fatima, riguardante il futuro della Chiesa e, per conseguenza, anche del mondo intero. Manca dunque il secondo testo, quello in cui vi è la spiegazione, fornita dalla Santa Vergine ai tre pastorelli, di quella medesima grandiosa visione escatologica.

Che il messaggio di Fatima non si sia esaurito tutto quel 26 giugno dell’anno Duemila, lo testimonia una fra le molte, però esemplare, “contraddizioni” che si sarebbero in seguito manifestate.

L’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger, quel 26 giugno 2000, durante la Conferenza Stampa di presentazione del suddetto documento, esordì dicendo: «Chi legge con attenzione il testo del cosiddetto Terzo segreto di Fatima, resterà presumibilmente deluso o meravigliato dopo tutte le speculazioni che sono state fatte. Vediamo qui raffigurata in un’istantanea e con un linguaggio simbolico di difficile decifrazione la Chiesa dei martiri del secolo ormai trascorso. Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato.»

Lo stesso Joseph Ratzinger, una volta divenuto Sommo Pontefice della Chiesa Universale, Benedetto XVI cambiava totalmente registro comunicativo.

È ovvio quindi che le sue affermazioni successive hanno un peso ed una valenza molto, ma molto più vincolante! Anche perché prima, non essendo Pontefice, non era il decisore, mentre allorché diveniva Pontefice il tutto veniva a ricadere sotto la sua piena e diretta disponibilità, responsabilità e decisione. La sua azione da Pontefice e oltretutto sostenuta dallo Spirito Santo (presente anche nel magistero ordinario).

Dieci anni più tardi, durante il suo pellegrinaggio a Fatima, nel maggio del 2010, dichiara solennemente: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa…»

È risaputo che, quando cacci la verità dalla porta, essa “caparbiamente” rientra da cento finestre… ed una di tali finestre sono senza dubbio le apparizioni di Akita, avvenute in Giappone dal 1973 al 1981, una delle poche Apparizioni Mariane approvate quasi subito dall’Ordinario del luogo, mons. John Shojiro Ito, ma non solo, anche una delle rarissime Apparizioni Mariane approvate dalla Chiesa universale (1988).

• Ma perché Akita rispecchia Fatima?

Per il fatto che chi le approvò, a nome di tutta la Chiesa, definì gli eventi di Akita come “affidabili e degni di fiducia” (cardinale Joseph Ratzinger).

Ed infatti, nel 1998 l’ambasciatore filippino in Vaticano parlò di Akita allo stesso cardinale Ratzinger e il cardinale: “mi confermò personalmente che questi due messaggi di Fatima e Akita sono essenzialmente la stessa cosa”.

Ma ecco le parole che il futuro Papa Benedetto XVI rivolse a Mons. Ito nel 1988: 

«Eccellenza, Lei vuole inviare un investigatore sul posto affinché la Chiesa possa pronunciarsi sulle Apparizioni. Non ho bisogno di un investigatore. Questo segreto a volte corrisponde parola per parola al Segreto di Fatima

E quali sono queste “parola per parola” identiche al segreto di Fatima?

Il segreto di Akita/Fatima è il seguente (è la Madonna a parlare): 

«Come vi ho detto, se gli uomini non si pentono e non si correggono, il Padre infliggerà un terribile castigo a tutta l’umanità. Sarà un castigo più grande del diluvio, quale non si è mai visto prima. Un fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via gran parte dell’umanità, buoni e cattivi, senza risparmiare né sacerdoti né fedeli. I sopravvissuti saranno così affranti che invidieranno i morti. Le uniche armi che vi resteranno saranno il Rosario e il Segno lasciato da mio Figlio. Recitate ogni giorno le preghiere del Rosario. Con il Rosario, pregate per il Papa, i vescovi e i sacerdoti. L’opera del diavolo si infiltrerà perfino nella Chiesa, in modo tale che vedremo cardinali opporsi ad altri cardinali e vescovi contro altri vescovi. I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e combattuti dai loro fratelli. La chiesa e gli altari saranno saccheggiati. La Chiesa sarà piena di coloro che accetteranno compromessi e il diavolo spingerà molti sacerdoti e anime consacrate ad abbandonare il servizio del Signore. Il demonio si scaglierà soprattutto contro le anime consacrate a Dio. Il pensiero della perdita di così tante anime è la causa della mia tristezza. Se i peccati aumentano in numero e gravità, non si potrà più parlare di perdono.» (Da notare la data: 13 ottobre 1973, anniversario dell’ultima visione e miracolo di Fatima!).

Padre Teiji Yasuda è stato il direttore spirituale, incaricato direttamente dal vescovo, di seguire tutto lo svolgersi delle apparizioni e, proprio tale sacerdote riportò tutti i fatti e le parole in un libro, del quale chiese tuttavia la pubblicazione soltanto dopo la sua morte.

E che cosa contiene di così compromettente quel libro, da differirne addirittura la pubblicazione dopo la morte del suo autore?

«… Suor Agnes corse subito nel mio ufficio per raccontarmi il messaggio angelico che era seguito all’apparizione e che confermava ciò che pensavo. Ma questo messaggio doveva restare nascosto, perché era legato ad un evento molto grave per la Chiesa Cattolica: l’arrivo di un falso papa, un papa anticristo che, come Giuda, avrebbe venduto Gesù e la Chiesa Cattolica ai nemici, e ridicolizzato il ruolo della nostra Madre come Corredentrice.»1

Ciò è quanto leggiamo nel libro su Akita di padre Yasuda, la cui pubblicazione è rimasta nascosta e che è stato scritto in giapponese. Tuttavia, il padre Elias Mary riuscì a recuperarne una copia in giapponese e a farla tradurre lui stesso in inglese.

• (...) come s’inserisce Benedetto XVI con la sua Declaratio, e in che modo svela il Segreto di Fatima?

Ebbene, vi informiamo che è appena stato pubblicato un libro (reperibile sulla piattaforma di Amazon, qui, intitolato BENEDETTO XVI “GLORIA OLIVAE” Il Papa che non rinunciò, bensì svelò il Segreto dei segreti: quello di Fatima! (2026), scritto per mano degli autori Costanza Settesoldi e Sergio Russo i quali, attraverso una rigorosa ricostruzione filologica e giuridica della Declaratio (letta l’11 febbraio 2013, durante un Concistoro convocato dallo stesso Papa, il cui testo non è riportato fedelmente sul sito vaticano… e qui la vicenda è complessa da descrivere adesso, ma comunque è tutto documentato nel suddetto libro) del cui testo vi riportiamo il nucleo centrale, chiave di volta per capire come Benedetto XVI, ben lungi dal rinunciare al papato, ha viceversa svelato il “piano segreto” che i cardinali (soprattutto quelli cosiddetti appartenenti alla “mafia di san Gallo”, a cui però si sono associati, inconsapevolmente, anche altri diversi cardinali) hanno tramato nei riguardi del vero ed unico Sommo Pontefice, Benedetto XVI, il “Gloria Olivae”, la gloria dell’Orto degli Ulivi appunto, del Getsemani della Chiesa, del Venerdì Santo della Chiesa, così come scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica: 

La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima Pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e Risurrezione.” (CCC, 677).

E il Santo Padre, Benedetto XVI, andando consapevolmente e liberamente innanzi alla Croce, ha reinverato, a nome di tutta la Chiesa, il supremo sacrificio del Calvario, operando così, in questi fatidici ultimi tempi, come egli stesso a più riprese ha definito: “un gesto senza precedenti, che ha cambiato il corso della storia…”

D’altronde lo aveva già preannunciato il Signore stesso a tutti i suoi discepoli, agli Apostoli in particolare, a Pietro nello specifico – ed oggi alla Chiesa sua sposa, che non può sottrarsi al suo destino di redenzione universale: “Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti.” (CCC, 675) – “prova” nella quale Dio avrebbe permesso che si “percuotesse il pastore e fossero disperse le pecore”, unico preludio (necessario) tuttavia, alla vera, gloriosa e meravigliosa Resurrezione!

Fratelli carissimi, vi ho convocati a questo Concistoro non solo a causa delle tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi LA DECISIONE DELLA GRANDE ORA per la vita della Chiesa. Dopo aver esaminato più e più volte la mia coscienza davanti a Dio sono giunto alla cognizione certa [è la certezza morale della decisione] che aggravandosi i tempi [non si tratta del semplice invecchiamento fisico, il latino per invecchiare è senesco] le mie forze non sono più adeguate ad esercitare con equità il munus petrino.

Sono ben consapevole che questo munus debba tenere fede [exequor è un verbo deponente dal significato attivo e non passivo come viene tradotto, significa procedere, camminare dietro, inseguire, in questo caso, seguendo la sua essenza spirituale, si può anche tradurre con tenere fede a; significa ancora: perseguire il reo] alla sua essenza spirituale non solo con l’esercizio della giurisdizione [lo ius agendi è anche l’azione penale] e della parola [la pronuncia della sentenza, del magistero, che è pure correzione], ma altresì con la sofferenza e la preghiera [la Croce e l’intercessione, il munus santificandi]. Tuttavia, nel mondo della nostra epoca soggetto a rapide trasformazioni e messo sottosopra da rivendicazioni (morali) soverchianti per la vita di fede, per comandare la barca di San Pietro e per annunciare il Vangelo è indispensabile anche quella misura di vigore [vigor riguarda la vigenza, ossia la forza delle leggi, del corpo normativo] del corpo (normativo ed ecclesiale) e dell’anima (cioè, dei principi morali non negoziabili), vigore che negli ultimi mesi in me (cioè, nel mio Pontificato) viene sminuito [minuo è un passivo presente e significa: viene svalutato, contestato, privato di efficacia giuridica] al punto di dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il potere di governo che mi è stato affidato. Per questi motivi, ben consapevole della portata [ecclesiologica, giuridica, escatologica; dichiarazione delle fattispecie, di cui ai canoni 412, impedimento di ufficio ecclesiastico; 1375, usurpazione di ufficio ecclesiastico; 751, scisma, eresia e apostasia – tutto documentato nel fascicolo Herranz –; 1331, scomunica latae sententiae; 1329, estensione della scomunica a tutti i concorrenti nel delitto] del presente atto, in piena libertà dichiaro [renuntiare regge: mihi commissum ita ut… (esse) et conclave convocandum esse ad eligendum] di svelare/annunciare/denunciare/testimoniare:

che il segreto/il compito che il giorno 19 aprile 2005 è stato affidato (commissum) per mano dei cardinali alla cura [al potere esecutivo, che è potere attuativo, ministerio] del Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me consiste [esse è in fondo, e costituisce il predicato nominale di ciascuna definizione rivelata: commissum esse ita ut sedes vacet et conclave convocadum esse ad eligendum novum summum pontificem] nel fatto che all’ora ventesima dal giorno [a partire, a contare dal giorno: non usa il genitivo diei, che avrebbe consentito di tradurre “all’ora ventesima del giorno 28”, ma usa la preposizione a + ablativo, dal giorno 28, che inquadra il giorno 28 come dies a quo, che non si computa secondo il canone 203: dies a quo non computatur] 28 febbraio 2013 [Gesù è il Sole di Giustizia, il Sommo Pontefice ne è il Vicario, è chiaro che la fine del giorno 28 febbraio 2013 non è alle ore 24, bensì all’ora del tramonto del sole: ora sesta, secondo l’orario italico-romano; ore 18, secondo l’orario napoleonico; l’ora ventesima, a partire dalla fine del giorno 28 febbraio, corrisponde dunque all’ora che va dalle 13 alle 14 del 1° marzo 2013] la Sede di Roma, la Sede di San Pietro sia vuota/vacante [art. 675 CCC, è anche il Deposito della Fede ad essere svuotato, di pari passo alla Dichiarazione che denuncia la Sede vacante];

e che il conclave è da convocarsi perché si elegga un nuovo sommo pontefice da parte di questi cui compete [cioè, cui è applicabile il pondus della Declaratio, in termini di nullità dell’elezione stessa e di tutti gli atti successivi del neoeletto, di scomunica e di estensione soggettiva delle scomuniche a tutti i concorrenti nel delitto, ex canone 1329].

Fratelli carissimi, vi ringrazio di tutto cuore per tutto l’amore [amore umano, diverso da caritas e perciò non pienamente ordinato] e il lavoro (anche la fatica ed il lavorìo) con cui con me avete portato (anche, apportato) il peso del mio servizio, e vi chiedo perdono per tutte le mie mancanze. Ora affidiamo la Santa Chiesa di Dio alla cura del suo Sommo Pastore, nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua Santa Madre Maria che assista con la sua materna bontà i padri Cardinali nell’estirpazione2 del nuovo sommo pontefice [eligere non va tradotto col significato di “eleggere”, poiché per ogni elezione pontificia è normativa la imploratio allo Spirito Santo, il Quale, ovviamente non può essere sostituito da Maria Santissima, per cui il solo servizio, al quale può essere associato l’intervento efficace di Maria, consiste nella estirpazione del nuovo eletto, non potendo al contrario consistere nella cooperazione al delitto della sua propria elezione].

Per quanto mi riguarda, anche in futuro vorrei servire di tutto cuore la Santa Chiesa di Dio con una vita dedicata alla preghiera.”

Così è… se vi pare!

Costanza Settesoldi e Sergio Russo

•••

Note:

1 Durante l’omelia per la celebrazione della festa della Madonna di Guadalupe nella Basilica di San Pietro, il 12 dicembre 2019, Bergoglio ha parlato in modo sprezzante di un titolo dato a Maria dalla Tradizione della Chiesa: “Per il Papa, solo questi titoli toccano l’essenziale, mentre molti altri, come quelli riportati nelle Litanie lauretane, riflettono piuttosto la pietà popolare. D’altra parte, rifiuta risolutamente il titolo di corredentrice: «Fedele al suo Maestro, che è il Figlio suo, l’unico Redentore, non volle mai prendere per sé nulla del Figlio. Non si è mai presentata come una corredentrice.»

Al termine di questa omelia, pronunciata alla vigilia del cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, aggiunge: «Quando la gente viene con storie che dovremmo dichiarare questo, o fare questo altro dogma o quello, non perdiamoci in assurdità.»”

(Questa è la traduzione di Zenit, agenzia di stampa vicina alla Santa Sede. Un altro sito, in lingua inglese dello stesso tenore, lo traduce come: “Non lasciamoci ingannare dalla stoltezza.” L’originale, in spagnolo – ne nos perdamos en tonteras – si traduce esattamente così: non perdiamoci in queste sciocchezze, in questa follia, in questa“sciocchezza”. È quindi chiaro che per il cosiddetto “papa” voler dichiarare la Santissima Vergine Corredentrice sarebbe una “stoltezza”, termine che traduce adeguatamente il suo pensiero.)

2 Per l’uso di tale termine cfr a riguardo i relativi podcast del dr. Cionci e del prof. Corrias.

Fonte Stìlum Curiae

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26 gennaio a.D.2026

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sabato, gennaio 24, 2026

Documento manipolatorio che nega l'evidenza storica: così Mons. Schneider sul Card. Roche in un' intervista di D.Montagna.


a cura di Veronica Cireneo 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa importante intervista rilasciata da Monsignor Schneider alla giornalista americana Diane Montagna, circa il documento sulla liturgia redatto dal cardinal Roche, comparso al Concistoro del 7/8 gennaio, che il Monsignor contesta e rigetta ritenendolo ideologico, strumentale e privo di imparzialità. Buona attenta lettura 

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ROMA, 20 gennaio 2026 — Il vescovo Athanasius Schneider ha espresso una forte critica a un recente rapporto sulla liturgia preparato dal cardinale Arthur Roche, affermando che si basa su un “ragionamento manipolativo” e “distorce le prove storiche”.

Il testo di due pagine del Cardinale – presentato come una "attenta riflessione teologica, storica e pastorale" – è stato distribuito ai membri del Sacro Collegio durante il Concistoro convocato da Papa Leone XIV il 7 e l' 8 gennaio. Sebbene non fosse stato formalmente presentato o discusso durante la riunione per motivi di tempo, il rapporto ricevette forti resistenze da parte del clero e dei fedeli dopo la diffusione del suo contenuto sui media.

In un'analisi punto per punto, il vescovo Schneider contesta sia i presupposti storici sia le premesse teologiche alla base del testo. Basandosi sui documenti del Concilio Vaticano II, sul magistero papale e sulle testimonianze di studiosi e testimoni direttamente coinvolti nella riforma liturgica postconciliare, sostiene che il rapporto non riflette un'analisi imparziale e attenta, ma piuttosto un approccio ideologico caratterizzato da quello che definisce "rigido clericalismo".

Al centro della critica del vescovo c'è l'affermazione che la riforma liturgica attuata nel 1970 rappresenti una rottura con lo sviluppo organico del Rito Romano. Il vescovo Schneider sostiene che la Messa più fedele al Concilio fu l' Ordo Missae del 1965, e che la forma successivamente promulgata da Papa Paolo VI – il Novus Ordo Missae – fu sostanzialmente respinta dal primo Sinodo dei Vescovi dopo il Concilio nel 1967.

Contesta inoltre l'interpretazione del cardinale Roche del Quo primum di Pio V , contesta la sua affermazione secondo cui il ripristino della liturgia romana tradizionale fu semplicemente una "concessione" e contesta l'idea che il pluralismo liturgico "congela la divisione" all'interno della Chiesa.

Per il vescovo Schneider, il rapporto del cardinale Roche "ricorda la lotta disperata di una gerontocrazia confrontata con critiche serie e sempre più forti, provenienti principalmente da una generazione più giovane, la cui voce questa gerontocrazia cerca di soffocare attraverso argomenti manipolatori e, in ultima analisi, trasformando il potere e l'autorità in armi".

Nell'intervista che segue, Sua Eccellenza guarda anche al concistoro straordinario previsto per fine giugno, delineando alternative che, a suo dire, potrebbero contribuire a ripristinare la pace liturgica nella Chiesa.

Diane Montagna (DM): Eccellenza, qual è la sua opinione complessiva del documento sulla liturgia preparato dal cardinale Roche per l'esame dei membri del Sacro Collegio nel concistoro straordinario?

+Athanasius Schneider (+AS): Per qualsiasi osservatore onesto e obiettivo, il documento del Cardinale Roche trasmette l'impressione di un chiaro pregiudizio contro il Rito Romano tradizionale e il suo uso attuale. Sembra guidato da un programma volto a denigrare questa forma liturgica e, in ultima analisi, a eliminarla dalla vita ecclesiale. Il cardinale sembra determinato a negare al rito tradizionale qualsiasi posto legittimo nella Chiesa odierna. Un impegno per l'obiettività e l'imparzialità – caratterizzato dall'assenza di pregiudizi e da una genuina preoccupazione per la verità – è vistosamente assente. Al contrario, il documento impiega ragionamenti manipolativi e persino distorce le prove storiche. Non riesce a incarnare il principio classico, sine ira et studio – ovvero un approccio "senza rabbia o zelo di parte".

(DM): Passiamo ad alcuni passaggi specifici del rapporto. Nel n. 1, il Cardinale Roche afferma: "La storia della Liturgia, potremmo dire, è la storia della sua continua 'riforma' in un processo di sviluppo organico". Questo solleva una domanda fondamentale: riforma e sviluppo sono la stessa cosa? La riforma sembra suggerire un intervento deliberato e positivista, mentre lo sviluppo sembra implicare una crescita organica verificata nel tempo. Storicamente, è corretto affermare che la liturgia ha richiesto una riforma continua, o è meglio intenderla come uno sviluppo organico, con solo occasionali interventi correttivi?

(+AS): A questo proposito, l'affermazione di Papa Benedetto XVI rimane pertinente e incontrovertibile: «Nella storia della liturgia c'è crescita e progresso, ma nessuna rottura» ( Lettera ai Vescovi in ​​occasione della pubblicazione della Lettera apostolica Summorum Pontificum , 7 luglio 2007). È un dato storico – attestato da autorevoli studiosi della liturgia – che dal tempo di Papa Gregorio VII nell'XI secolo, cioè per quasi un millennio, il Rito della Chiesa romana non ha subito riforme significative. Il Novus Ordo del 1970, al contrario, si presenta a qualsiasi osservatore onesto e obiettivo come una rottura con la tradizione millenaria del Rito romano.

Questa valutazione è rafforzata dal giudizio dell'archimandrita Boniface Luykx, studioso di liturgia, perito al Concilio Vaticano II e membro della commissione liturgica vaticana (il cosiddetto Consilium ) guidata da padre Annibale Bugnini. Luykx ha individuato fondamenti teologici errati alla base del lavoro di questa commissione, scrivendo:

Dietro queste esagerazioni rivoluzionarie si nascondevano tre principi tipicamente occidentali ma falsi: (1) il concetto (stile Bugnini) della superiorità e del valore normativo dell’uomo occidentale moderno e della sua cultura su tutte le altre culture; (2) l’inevitabile e tirannica legge del cambiamento continuo che alcuni teologi applicavano alla liturgia, all’insegnamento della Chiesa, all’esegesi e alla teologia; e (3) il primato dell’orizzontale” ( A Wider View of Vatican II , Angelico Press, 2025, p. 131).

(DM) La descrizione che il cardinale Roche fa della bolla Quo primum di Papa Pio V al n. 2 è accurata? Papa San Pio V non permise forse che un rito in uso da duecento anni continuasse a esistere? E anche altri riti, come quello ambrosiano o domenicano, non poterono sopravvivere e prosperare?

(+AS): Il cardinale Roche fa un riferimento selettivo a Quo primum , distorcendone così il significato e utilizzando il documento di Papa San Pio V a sostegno di un'interpretazione antitradizionale. Infatti, Quo primum consente esplicitamente a tutte le varianti del Rito Romano che siano state in uso ininterrottamente per almeno duecento anni di continuare legittimamente. Unità non significa uniformità, come attesta la storia della Chiesa.

Dom Alcuin Reid, studioso della liturgia e massimo esperto dello sviluppo organico della liturgia, descrive così la situazione di questo periodo:

Non dovremmo cadere nell'errore revisionista di immaginare una completa 'imbiancatura romana' centralista della liturgia occidentale: la diversità continuò nell'abbraccio di questa unità. I ​​domenicani portarono con sé la propria liturgia. Anche altri ordini mantennero riti distintivi. Le chiese locali (Milano, Lione, Braga, Toledo ecc., così come i principali centri medievali inglesi: Salisbury, Hereford, York, Bangor e Lincoln), custodivano le proprie liturgie. Eppure ciascuna apparteneva alla famiglia liturgica romana” ( The Organic Development of the Liturgy , Farnborough 2004, pp. 20-21).

Questa realtà storica conferma che Papa San Pio V ha effettivamente permesso che riti con una storia continua di almeno due secoli perdurassero, compresi usi consolidati come i riti ambrosiano e domenicano, che non solo furono preservati, ma continuarono a prosperare all'interno dell'unità della Chiesa romana.

Nel n. 4 del documento, il cardinale Roche scrive: «Possiamo certamente affermare che la riforma della liturgia voluta dal Concilio Vaticano II è … in piena sintonia con il vero significato della Tradizione». Qual è la sua opinione su questa affermazione, soprattutto alla luce dell’esperienza che la maggior parte dei cattolici ha della nuova Messa nella propria chiesa parrocchiale?

Questa affermazione è vera solo in parte. L'intenzione dei Padri del Concilio Vaticano II era infatti una riforma in continuità con la tradizione della Chiesa, come risulta da questa importante formulazione della Costituzione sulla Sacra Liturgia: 

«Non si introducano innovazioni se non quando lo richieda una vera e accertata utilità della Chiesa; e si abbia cura che le nuove forme scaturiscano organicamente, in qualche modo, da quelle già esistenti» ( Sacrosanctum Concilium , n. 23).

Il cardinale Roche commette il tipico errore dell'ideologo, utilizzando un argomento circolare, che può essere riassunto come segue: (1) la riforma della Messa del 1970 è in piena sintonia con il vero significato della Tradizione; (2) l'intenzione dei Padri del Concilio Vaticano II era in piena sintonia con il vero significato della Tradizione; (3) quindi, la Messa del 1970 è in piena sintonia con il vero significato della Tradizione.

Disponiamo tuttavia di valutazioni di testimoni illustri, direttamente coinvolti nei dibattiti liturgici del Concilio, i quali sostengono che l'Ordinamento della Messa del 1970 rappresenta il prodotto di una sorta di rivoluzione liturgica, contraria alla vera intenzione dei Padri conciliari.

Tra i testimoni più importanti c'è Joseph Ratzinger. In una lettera del 1976 al professor Wolfgang Waldstein, scrisse con sorprendente chiarezza:

Il problema del nuovo Messale sta nel fatto che si stacca da questa storia continua – che ha progredito ininterrottamente sia prima che dopo Pio V – e crea un libro completamente nuovo, la cui comparsa è accompagnata da una sorta di proibizione di ciò che esisteva in precedenza, del tutto estranea alla storia del diritto ecclesiastico e della liturgia. Dalla mia conoscenza dei dibattiti conciliari e da una rilettura dei discorsi pronunciati in quel periodo dai Padri conciliari, posso affermare con certezza che questo non era nelle mie intenzioni.”

Un altro testimone di spicco è il già citato archimandrita Bonifacio Luykx. Nel suo recente libro " A Wider View of Vatican II. Memories and Analysis of a Council Consultor" , ha dichiarato candidamente:

C'è stata una perfetta continuità tra il periodo preconciliare e il Concilio stesso, ma dopo il Concilio questa cruciale continuità è stata interrotta dalle commissioni postconciliari. … Il Novus Ordo non è fedele alla CSL [Costituzione sulla Sacra Liturgia], ma va sostanzialmente oltre i parametri che la CSL ha stabilito per la riforma del rito della Messa. … Il rullo compressore dell'orizzontalismo incentrato sull'uomo (in contrapposizione al verticalismo incentrato su Dio) ha appiattito tutte le forme liturgiche dopo il Vaticano II, ma la sua vittima principale è il Novus Ordo . … Il principale perdente in questo processo è il mistero, che dovrebbe essere, al contrario, l'oggetto e il contenuto principale della celebrazione” (pp. 80, 98, 104).

DM: Cosa ne pensi dell'affermazione del cardinale Roche al n. 9, secondo cui "il bene primario dell'unità della Chiesa non si ottiene congelando la divisione, ma ritrovandoci nella condivisione di ciò che non può che essere condiviso"?

A S. Per il cardinale Roche, l'esistenza stessa del principio e della realtà del pluralismo liturgico nella vita della Chiesa equivale apparentemente a "congelare la divisione". Tale affermazione è manipolativa e disonesta, poiché contraddice non solo la pratica bimillenaria della Chiesa, che ha sempre considerato la diversità dei riti riconosciuti – o delle legittime varianti all'interno di un rito – non come fonte di divisione, ma come un arricchimento della vita ecclesiale.

Solo chierici dalla mentalità ristretta, plasmati da una mentalità clericalista, hanno mostrato – e continuano a mostrare anche ai nostri giorni – intolleranza verso la pacifica coesistenza di riti e pratiche liturgiche diversi. Tra i molti esempi deplorevoli vi è la coercizione dei cristiani di Tommaso in India durante il XVI secolo, che furono costretti ad abbandonare i propri riti e ad adottare la liturgia della Chiesa latina, sulla base dell'argomentazione che a una lex credendi dovesse corrispondere una sola lex orandi , cioè un'unica forma liturgica.

Un altro tragico esempio è la riforma liturgica della Chiesa ortodossa russa nel XVII secolo, che proibì la forma più antica del suo rito e impose l'uso esclusivo di una forma appena riveduta. Se le autorità ecclesiastiche avessero permesso la coesistenza del vecchio e del nuovo rito, non avrebbero certamente "congelato la divisione", ma avrebbero piuttosto evitato un doloroso scisma – lo scisma dei cosiddetti "Vecchi Riti" o "Vecchi Credenti" – che perdura ancora oggi. Dopo un considerevole periodo di tempo, la gerarchia della Chiesa ortodossa russa riconobbe l'errore pastorale di un'uniformità liturgica forzata e ripristinò il libero uso della forma più antica del rito. Purtroppo, solo una minoranza dei "Vecchi Credenti" si riconciliò con la gerarchia, mentre la maggioranza rimase nello scisma, poiché i traumi erano troppo profondi e l'atmosfera di reciproca sfiducia e alienazione era durata troppo a lungo. In questo caso, l'intolleranza da parte della gerarchia verso l'uso legittimo del rito più antico congelò letteralmente la divisione: gli Antichi Ritualisti furono esiliati dallo Zar nella gelida Siberia.

L’attaccamento alla forma più antica del Rito romano non “congela la divisione”. Al contrario, esso rappresenta, nelle parole di San Giovanni Paolo II:

 “una giusta aspirazione di cui la Chiesa garantisce il rispetto” ( Lettera apostolica Ecclesia Dei , 2 luglio 1988, n. 5 c).

La pacifica coesistenza di entrambi gli usi del Rito romano, uguali in diritto e dignità, dimostrerebbe che la Chiesa ha preservato tolleranza e continuità nella sua vita liturgica, attuando così il consiglio del “padrone di casa”, lodato dal Signore, “che trae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche ( nova et vetera )” (Mt 13,52). Al contrario, in questo documento il Cardinale Roche emerge come rappresentante di un clericalismo intollerante e rigido in ambito liturgico, che rifiuta la possibilità di un’autentica condivisione reciproca in presenza di diverse tradizioni liturgiche.

DM. Nel n. 10 del documento – che forse ha suscitato la maggiore costernazione – il cardinale Roche afferma: «L'uso dei libri liturgici che il Concilio ha cercato di riformare è stato, da san Giovanni Paolo II a Francesco, una concessione che non prevedeva in alcun modo la loro promozione». Come risponderebbe al cardinale su questo punto, in particolare alla luce della lettera apostolica Summorum Pontificum di papa Benedetto XVI e della lettera di accompagnamento a questo motu proprio ?

AS. Vorrei rispondere con la seguente saggia osservazione dell'archimandrita Boniface Luykx: "Sostengo che la pluriformità, cioè la coesistenza di diverse forme di celebrazione liturgica mantenendone il nucleo essenziale, potrebbe essere di grande aiuto per la Chiesa occidentale. ... Papa Giovanni Paolo II ha infatti adottato il principio della pluriformità quando ha restaurato la Messa tridentina nel 1988" ( A Wider View of Vatican II . p. 113).

Questa intuizione contraddice direttamente l'affermazione secondo cui l'uso continuato dei libri liturgici precedenti fosse semplicemente una concessione tollerata, priva di qualsiasi intenzione di incoraggiamento o promozione. Un importante insegnamento di San Giovanni Paolo II illumina ulteriormente questo punto. Egli afferma:

«Nel Messale Romano di san Pio V, come in diverse liturgie orientali, si trovano bellissime preghiere attraverso le quali il sacerdote esprime il senso più profondo di umiltà e di riverenza dinanzi ai santi Misteri: in esse si rivela la sostanza stessa della Liturgia» ( Messaggio ai partecipanti all'Assemblea Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti , 21 settembre 2001).

Nel loro insieme, queste autorevoli testimonianze dimostrano che il riconoscimento e il ripristino dei libri liturgici più antichi non furono intesi semplicemente come concessioni riluttanti, ma come espressioni di una legittima pluriformità all'interno della vita liturgica della Chiesa, capace di arricchire la Chiesa occidentale preservando al contempo il nucleo essenziale del Rito romano.

È del tutto possibile che, se questo documento fosse stato preso in esame nel concistoro del 7-8 gennaio, i cardinali nel loro insieme non sarebbero stati in grado di comprenderlo adeguatamente, data la diffusa mancanza di formazione liturgica nella Chiesa odierna, anche tra il clero e la gerarchia. Quanti tra loro, ad esempio, avrebbero potuto confutare l'affermazione del cardinale riguardo al Quo primum di Pio V ? In un futuro concistoro, è perfettamente in potere di un Papa convocare un perito per presentare ai membri del Sacro Collegio un documento più accademico e fondato sull'argomento che desidera che prendano in considerazione. Potrebbe essere questa una via da seguire nel concistoro straordinario previsto per la fine di giugno 2026?

Credo che oggi vi sia una diffusa ignoranza tra vescovi e cardinali riguardo alla storia della liturgia, alla natura dei dibattiti liturgici durante il Concilio e perfino al testo stesso della Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II.

Due fatti molto importanti vengono spesso dimenticati. Il primo è che la vera riforma della Messa secondo il Concilio era già stata promulgata nel 1965, ovvero l' Ordo Missae del 1965, che la Santa Sede all'epoca descrisse esplicitamente come l'attuazione delle disposizioni della Costituzione sulla Sacra Liturgia. Questo Ordo Missae rappresentò una riforma molto cauta e mantenne tutti i dettagli essenziali della Messa tradizionale, con solo modifiche limitate. Tra queste, l'omissione del Salmo 42 all'inizio della Messa – una modifica non senza precedenti, poiché questo salmo era sempre stato omesso nella Messa da Requiem e durante il Tempo di Passione – nonché l'omissione del Vangelo di San Giovanni alla fine della Messa.

La vera innovazione consistette nell'uso della lingua volgare durante tutta la Messa, ad eccezione del Canone, che doveva ancora essere recitato in silenzio in latino. Gli stessi Padri conciliari celebrarono questa Messa riformata durante l'ultima sessione del 1965 e ne espressero la generale soddisfazione. Anche l'Arcivescovo Lefebvre celebrò questa forma di Messa e ne ordinò l'uso nel suo seminario di Écône fino al 1975.

Il secondo fatto è il seguente. Al primo Sinodo dei Vescovi dopo il Concilio, tenutosi nel 1967, Padre Annibale Bugnini presentò ai Padri Sinodali il testo e la celebrazione di un Ordo Missae radicalmente riformato . Si trattava essenzialmente dello stesso Ordo Missae che fu poi promulgato da Papa Paolo VI nel 1969 e che oggi è la forma ordinaria della liturgia nella Chiesa cattolica romana.

Tuttavia, la maggior parte dei Padri sinodali del 1967 – quasi tutti Padri del Concilio Vaticano II – respinsero questo Ordo Missae, cioè il nostro attuale Novus Ordo. Di conseguenza, ciò che celebriamo oggi non è la Messa del Concilio Vaticano II, che è in realtà l' Ordo Missae del 1965, ma piuttosto la forma della Messa che fu respinta dai Padri sinodali nel 1967, perché troppo rivoluzionaria.

Quali alternative al documento del cardinale Roche proporreste ai cardinali, se poteste offrire loro anche solo pochi punti?

Vorrei presentare ai cardinali alcuni punti fondamentali. In primo luogo, vorrei ricordare gli innegabili fatti storici riguardanti la vera Messa del Concilio Vaticano II, ovvero l' Ordo Missae del 1965, nonché il sostanziale rifiuto da parte dei Padri Sinodali nel 1967 del Novus Ordo presentato loro da Padre Bugnini.

In secondo luogo, vorrei richiamare l'attenzione sui principi sempre validi che regolano il culto divino, formulati dallo stesso Concilio Vaticano II: il carattere teocentrico, verticale, sacro, celeste e contemplativo della liturgia autentica. Come insegna il Concilio:

«In essa l'umano è ordinato e subordinato al divino, il visibile all'invisibile, l'azione alla contemplazione, il mondo presente alla città futura, verso la quale andiamo in cerca. … Nella liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella celeste» (Sacrosanctum Concilium , nn. 2; 8).

In terzo luogo, vorrei sottolineare il principio secondo cui la diversità liturgica non nuoce all'unità della fede. Come hanno sottolineato i Padri conciliari:

«Il sacro Concilio, obbedendo fedelmente alla tradizione, dichiara che la santa madre Chiesa considera con pari diritto e dignità tutti i riti legittimamente riconosciuti; vuole conservarli in avvenire e in ogni modo incrementarli» (n. 4).

Infine, vorrei fare appello alla coscienza dei Cardinali affermando che il Papa ha oggi un'opportunità unica per ripristinare la giustizia e la pace liturgica nella vita della Chiesa, concedendo alla forma più antica del Rito romano la stessa dignità e gli stessi diritti della forma liturgica ordinaria, nota come Novus Ordo .

Un simile passo potrebbe essere realizzato attraverso una generosa ordinanza pastorale ex integro . Essa porrebbe fine alle controversie derivanti da interpretazioni casistiche circa l'uso dell'antica forma liturgica. Porrebbe anche fine all'ingiustizia di trattare tanti figli e figlie esemplari della Chiesa – soprattutto tanti giovani e giovani famiglie – come cattolici di seconda classe.

Una simile misura pastorale costruirebbe ponti e dimostrerebbe empatia con le generazioni passate e con un gruppo che, pur essendo minoritario, rimane trascurato e discriminato nella Chiesa di oggi, in un momento in cui si parla tanto di inclusione, tolleranza per la diversità e ascolto sinodale delle esperienze dei fedeli.

D.M.: Eccellenza, c'è qualcosa che desidera aggiungere?

A.S. Non potrei fare una dichiarazione migliore sull'attuale crisi liturgica che citando le seguenti luminose parole dell'archimandrita Boniface Luykx, un serio studioso di liturgia, uno zelante missionario in Africa e un uomo di Dio che celebrò sia la liturgia latina che quella bizantina, respirando così, per così dire, con i due polmoni della Chiesa:

Anche il cardinale Ratzinger ha dato il suo appoggio, dichiarando che la Messa antica è una parte viva e, anzi, 'integrale' del culto e della tradizione cattolica, e prevedendo che essa darà 'il suo contributo caratteristico al rinnovamento liturgico richiesto dal Concilio Vaticano II'” (p. 115).

Quando la venerazione viene meno, ogni forma di culto diventa solo intrattenimento orizzontale, una festa sociale. Anche in questo caso, i poveri, i piccoli, sono vittime, poiché l'evidente realtà della vita che scaturisce da Dio nell'adorazione viene loro sottratta da 'esperti' e dissidenti” (p. 120).

“Nessun gerarca, dal semplice vescovo al papa, può inventare alcunché. Ogni gerarca è successore degli apostoli, il che significa che è prima di tutto custode e servitore della Santa Tradizione – garante della continuità nell'insegnamento, nel culto, nei sacramenti e nella preghiera” (p. 188).

Il documento del cardinale Roche ricorda la lotta disperata di una gerontocrazia confrontata con critiche serie e sempre più forti, provenienti soprattutto da una generazione più giovane, la cui voce questa gerontocrazia cerca di soffocare attraverso argomenti manipolatori e, in ultima analisi, trasformando il potere e l'autorità in armi.

Tuttavia, la freschezza e la bellezza senza tempo della liturgia, insieme alla fede dei santi e dei nostri antenati, prevarranno comunque. Il sensus fidei percepisce istintivamente questa realtà, soprattutto tra i “piccoli” nella Chiesa: bambini innocenti, giovani eroici e giovani famiglie.

Per questo motivo, consiglierei vivamente al Cardinale Roche e a molti altri membri del clero più anziani e un po' rigidi di riconoscere i segni dei tempi – o, per dirla in senso figurato, di saltare sul carro dei vincitori per non rimanere indietro. Perché sono chiamati a riconoscere i segni dei tempi che Dio stesso dona attraverso i "piccoli" della Chiesa, che hanno fame del pane puro della dottrina cattolica e della bellezza duratura della liturgia tradizionale.


Diane Montagna 

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23 gennaio a.D.2026

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venerdì, gennaio 23, 2026

Miracolo eucaristico in India: il Volto di Gesù appare nell'Ostia. La Santa Sede riconosce il prodigio.


a cura di Veronica Cireneo 

Per la rubrica: "Miracoli Eucaristici"  offriamo alla vostra attenzione spirituale questo prodigio, relativamente recente, accaduto in india nel 2013 e riconosciuto dalla Chiesa il 9 maggio 2025: all'indomani dell'elezione di Papa Leone XIV.

§§§

(...) Il 9 maggio 2025, la Santa Sede ha riconosciuto il miracolo eucaristico avvenuto nella chiesa di Cristo Re a Vilakkannur (nello Stato indiano del Kerala), dove il 15 novembre 2013, un venerdì, durante la Messa del mattino, all’atto della consacrazione, il volto di Gesù si è impresso sull' Ostia Magna tenuta da padre Thomas Pathickal.

L’annuncio del riconoscimento vaticano  è stato dato da monsignor Joseph Pamplany, arcivescovo di Tellicherry, nel corso di una cerimonia svoltasi nella stessa chiesa dove undici anni e mezzo prima era  avvenuto il miracolo eucaristico (…..) 

Mons. Pamplany, come riferito da "Catholic Vote" , ha detto che per la Santa Sede questo miracolo contribuisce ad accrescere la fede nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. E in effetti, fin dall’inizio, ci sono stati grandi frutti spirituali. Allo stesso tempo l’arcivescovo ha ricordato che la Presenza Reale è dottrina cattolica, la cui verità prescinde dal verificarsi o meno di miracoli. Si tratta a tutti gli effetti di un dogma, fondato sulle parole di nostro Signore; e la stessa transustanziazione – cioè la conversione (al momento della consacrazione) di tutta la sostanza del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Gesù – è un miracolo in sé, per quanto non visibile ai nostri sensi, come afferma, nel solco del Concilio di Trento, il Catechismo della Chiesa Cattolica: 

«Nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità e, quindi, il Cristo tutto intero» (CCC, n. 1374).

Eppure, da duemila anni, questo dogma è oggetto di scetticismo anche da parte di tanti battezzati e addirittura del clero. Ma in questi duemila anni il Signore ha concesso molte conferme del fatto che le Sue Parole («questo è il mio corpo», «questo è il mio sangue») non sono meri simboli, bensì attestano proprio la Sua Presenza Reale nell’Eucaristia. 

E alla divina sapienza, nei secoli, è piaciuto che questi miracoli eucaristici rafforzassero la fede non solo della gente comune, ma appunto anche di coloro che agiscono in persona Christi, ossia i sacerdoti.

Ce lo ricordano, su tutte: il miracolo di Lanciano (VIII secolo) e poi quello di Bolsena (1263), al quale fece seguito, un anno più tardi, sotto Urbano IV, l’istituzione della solennità del Corpus Domini.

Quello avvenuto a Vilakkannur si aggiunge ad altri miracoli eucaristici dei giorni nostri. Tra quelli recenti ricordiamo i più noti e in particolare tre, avvenuti a Buenos Aires negli anni Novanta del secolo scorso (1992, 1994, 1996), quello di Tixtla, in Messico, nel 2006, e quelli nelle città polacche di Sokółka e Legnica, rispettivamente nel 2008 e 2013 (miracoli, questi, sulla cui documentazione si sofferma il libro del dottor Franco Serafini, intitolato: "Un cardiologo visita Gesu . I miracoli eucaristici alla prova della scienza". Edizioni Studio Domenicano, 2018.

Per arrivare al riconoscimento del miracolo, la Chiesa cattolica si basa su una procedura rigorosa, che include la dovuta custodia dell’Eucaristia oggetto del miracolo e la costituzione – da parte del vescovo – di una commissione d’indagine che valuti sia l’aspetto teologico che scientifico (cfr. le ultime Norme del Dicastero per la Dottrina della Fede, per discernere presunti fenomeni soprannaturali).

Nella maggior parte dei casi il miracolo ha riguardato il sanguinamento dell’Ostia. E ogni volta che le analisi sui campioni eucaristici hanno rilevato il gruppo sanguigno, si è trovato sempre lo stesso risultato: AB. Lo stesso medesimo gruppo emerso dai test sulla Sindone di Torino.

Tornando al caso di Vilakkannur, l’allora parroco della chiesa di Cristo Re, il già citato padre Pathickal, aveva spiegato a suo tempo, che...:

"Al momento dell’elevazione ho notato una macchia sull’Ostia Magna appena consacrata, che diventava sempre più grande e luminosa finché si è delineato un volto" 

Il sacerdote aveva quindi deciso di tenere da parte quella Particola e proseguire la Messa con un’altra Ostia conservata nel Tabernacolo. A celebrazione eucaristica conclusa, mostrò l’Ostia miracolosa al sacrestano, che gli disse che quello era il Volto di Gesù.

Padre Pathickal mise quindi l’Ostia in un ostensorio e La espose sull’altare, per l’adorazione dei fedeli. Intorno alle 11 del mattino del 15 novembre 2013, seguendo le istruzioni dell’allora arcivescovo di Tellicherry, mons. George Valiamattam, ripose l’Ostia nel Tabernacolo.

Con la diffusione della notizia del miracolo, migliaia di persone raggiunsero il villaggio di Vilakkannur. La folla di persone e veicoli fu tale da bloccare la strada per Paithalmalan, una località turistica, e richiedere l’intervento di alti funzionari della polizia.

L’arcidiocesi prese in custodia l’Ostia, indagando sull’accaduto sia dal punto di vista scientifico che teologico. Dal settembre 2018 al gennaio 2020, la Particola era stata restituita alla chiesa di Cristo Re di Vilakkannur per permetterne l’adorazione pubblica. E poi era stata consegnata all’allora nunzio apostolico, Giambattista Diquattro e (...) il riconoscimento del miracolo da parte della Santa Sede, fu annunciato, appena un giorno dopo l’elezione di Leone XIV, da mons. Joseph Pamplany il 9 maggio 2025.

Dal web

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23 gennaio a.D.2026

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martedì, gennaio 20, 2026

Abusi liturgici a Messa e musica profana. Il Cardinale R. Sarah denuncia.



  a cura di Veronica Cireneo 

Chi avrebbe mai detto che nel momento in cui ci si fosse ritrovati a parlare di Chiesa, sia il fedele più piccolo, che il medio, che il grande, osservato lo stato di salute in cui versa la propria Madre, non avrebbe quasi potuto far altro che denunciare scandali, su scandali, in un triste coro nauseabondo privo di soluzione di continuità? Un cane che si morde la coda! Una catena a maglie sempre più strette, ben la constatiamo a tutt'oggi posta intorno al collo delle anime nostre, che proprio in chiesa si trovano costrette ad  inghiottire, anziché sazietà e pace, aridità e voragini di inquietudine, che invece andrebbero lì a debellare. Dove andremo Signore a trovare le Tue Parole di Vita Eterna se non intervieni contro il complotto solidificato che persegue il Loro e il Tuo oscuramento? Affrettati Dio Padre! Noi ti preghiamo!

§§§

Il cardinale Robert Sarah ha affermato che la liturgia «è diventata politicizzata», condannando l’uso di musica profana e gli abusi liturgici durante la Santa Messa. Lo riporta LifeSite.

Il cardinale Sarah ha fatto queste osservazioni durante due discorsi tenuti alla Princeton University nel novembre dello scorso anno. Il giornalista cattolico Edward Pentin ha recentemente pubblicato un resoconto dei discorsi sul National Catholic Register . La visita del cardinale africano negli Stati Uniti lo scorso anno è stata incentrata sulla pubblicazione del suo nuovo libro, The Song of the Lamb: Sacred Music and Heavenly Liturgy, scritto in collaborazione con il musicista ecclesiastico Peter Carter, direttore di musica sacra presso l’Aquinas Institute della Princeton University.

Il cardinale Sarah ha affermato che la liturgia della Chiesa è stata «troppo spesso strumentalizzata» e «politicizzata» negli ultimi decenni. Ha affermato che è «sbagliato» da parte dei leader della Chiesa «perseguitare ed escludere» i critici che denunciano abusi liturgici.L’ex prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha ricordato l’armonizzazione del Novus Ordo Missae con la Messa tradizionale latina da parte di Papa Benedetto XVI e la sua sottolineatura che: 

«ciò che le generazioni precedenti consideravano sacro rimane sacro e grande anche per noi».

Il cardinale ha affermato che l’abuso liturgico attacca la duplice natura e lo scopo della liturgia, vale a dire «rendere a Dio Onnipotente l’adorazione che gli è dovuta» e riconoscere che la liturgia «non riguarda ciò che facciamo noi», ma piuttosto ciò che Dio «fa per noi e in noi».

"La liturgia non è qualcosa che tu o io possiamo inventare o cambiare, anche se pensiamo di essere esperti o addirittura vescovi», ha affermato. «No. Dobbiamo essere umili di fronte alla sacra liturgia, così come ci è stata tramandata nella Tradizione della Chiesa».

Il porporato guineano ha sottolineato l’importanza della musica sacra nella liturgia, osservando che a volte è «perfino scandaloso» cantare o suonare nelle chiese musica che non sia di natura liturgica o sacra. Citando papa Benedetto XIV, ha affermato: 

«Per quanto riguarda la liturgia, non possiamo dire che un canto sia buono quanto un altro».

Il cardinale ha ricordato di aver imparato dai suoi genitori e dai missionari francesi venuti a evangelizzare il suo villaggio che non tutti i tipi di musica si adattano a ogni contesto e che la musica liturgica è riservata all’adorazione di Dio. Sapeva anche che, in quanto africano, la musica usata nella Santa Messa non deve essere «esattamente la stessa della musica della mia cultura», né necessariamente nella propria lingua. Cantava i canti tradizionali e ne imparava il significato «grazie alla più ampia tradizione cattolica in cui ci avevano immersi».

Il cardinale della Guinea ha spiegato che la musica sacra «ha una sua oggettività», radicata nella tradizione liturgica della Chiesa.

«Ciò significa che ciò che viene cantato nella liturgia può essere veramente definito il “canto dell’Agnello”, che loda e rende gloria a Dio Onnipotente e lo supplica per i bisogni del suo popolo.

Penso che se la musica che cantiamo nella sacra liturgia si conforma a questo criterio, possiamo veramente chiamarla ‘sacra’ e, in conformità con le disposizioni pertinenti dei libri liturgici, il canto gregoriano avrà sempre il posto d’onore. La musica sacra non è una ‘bella’ aggiunta alla liturgia; ne è una componente essenziale» ha aggiunto.

Siamo creati per cantare le lodi di Dio Onnipotente per tutta l’eternità», ha affermato il Cardinale Sarah. «Facendolo nel modo più bello e bello possibile nella sacra liturgia in questa vita, prepariamo noi stessi e gli altri all’eternità – anzi, così facendo siamo in grado di vivere con maggiore fedeltà la nostra vocazione soprannaturale nelle circostanze quotidiane della nostra particolare vocazione, qui e ora».

Fonte Renovatio21

20 gennaio a.D 2026

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lunedì, gennaio 19, 2026

USA. Il Vescovo Martin vieta la Comunione in ginocchio: i fedeli riparano con il Rosario, ma non basta...


  

• Veronica Cireneo. L'apostasia avanza e chi combatte contro i diritti di Dio e dei cattolici a Lui fedeli, crede, non si sa per quale motivo, se non per il Mistero di Iniquità, di essere dalla parte giusta. A Charlotte il Vescovo vieta la Comunione in ginocchio e i fedeli fanno salire al Cielo suppliche di riparazione. È una cosa meravigliosa, ma Dio non può fare quello che deve fare l'uomo. Se tutti i fedeli di quella Diocesi dalla prossima Messa in poi si presentassero in fila tutti inginocchiati a terra, al momento della distribuzione dell'Eucarestia, voi dite che il celebrante potrebbe esimersi dal fare il suo dovere? Le esperienze degli Alleati, che hanno felicemente intuito questo santo stratagemma ovunque l'abbiano applicato, ha sortito l'effetto desiderato: il sacerdote ha sempre dato, come deve dare, la Comunione in bocca al fedele inginocchiato, specialmente se dietro di lui ci sono tanti e tanti altri fedeli inginocchiati. A terra, ovviamente, visto che a Charlotte gli inginocchiatoi sono stati rimossi. Diffondete questo metodo efficace, anche recentemente apprezzato e dichiarato valido  da Monsignor Bux in questo video 

https://youtu.be/BxUk73AQwwc?si=lJ3NTEPVZX7NURjr

Ma non è necessario credere alla sua efficacia, per sentito dire. Va provato. Diffondete questo articolo e provate a fare così, anche a Charlotte, con la benedizione di Dio. Poi ne riparliamo. Laudetur Jesus Christus.


• Marco Tosatti. Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Infovaticana, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e condivisione.

§§§

I cattolici pregano un rosario a Charlotte come riparazione per il divieto di ricevere la Comunione in ginocchio (…)

I cattolici della diocesi di Charlotte (Carolina del Nord, Stati Uniti) hanno indetto una recita pubblica del Rosario come atto di riparazione contro le misure del vescovo Michael T. Martin, che includono il divieto degli inginocchiatoi per la ricezione della Santa Comunione nelle Messe del Novus Ordo.

L’evento si è tenuto, giovedì 15 gennaio, alle 12:00 (ora locale), presso il Centro Pastorale della diocesi (1123 S Church St, Charlotte, NC 28203). L’invito chiedeva ai fedeli di unirsi “per recitare il Rosario in riparazione” per alcune linee guida che, a loro avviso, smantellano pratiche tradizionali che hanno dato frutti nella vita diocesana.

Il divieto della Comunione in ginocchio entra in vigore il 16 gennaio 2026

LifeSiteNews ricorda che, a metà dicembre, il vescovo Martin ha ufficialmente ordinato che gli inginocchiatoi non fossero più utilizzati per ricevere la Comunione durante le messe di rito ordinario a partire da oggi, 16 gennaio 2026. Inoltre, avrebbe richiesto la rimozione di qualsiasi “elemento temporaneo o mobile” destinato a inginocchiarsi durante la Comunione.

• Restrizioni precedenti alla Messa tradizionale

La misura avviene in un contesto di tensione liturgica prolungata. Dal suo arrivo nella sede nel 2024, Martin ha promosso cambiamenti “lontani dalla tradizione” e nel 2025 ha ridotto le quattro celebrazioni della Messa tradizionale in latino della diocesi a una sola, trasferita in una piccola cappella situata a circa 40 chilometri dal centro di Charlotte.

31 sacerdoti  hanno presentato dubia al Vaticano, secondo la stessa fonte, sollecitando chiarimenti giuridici sull’autorità del vescovo di imporre tali restrizioni alle pratiche tradizionali legate alla ricezione dell’Eucaristia (...)

Secondo quanto riportato da The Pillar, la lettera è stata inviata lo scorso 5 gennaio al Dicastero per i Testi Legislativi ed è firmata da 31 sacerdoti della diocesi, circa un quarto del clero locale. Due terzi dei firmatari sono parroci in attività.

L’iniziativa nasce come risposta diretta a una lettera pastorale pubblicata dal Vescovo Martin il 17 dicembre, in cui annunciava che, a partire dall’inizio del 2026, nella diocesi non sarà più consentito l’uso di comulgatori, inginocchiatoi e prie-dieu per la ricezione dell’Eucaristia. Inoltre, è stato ordinato di rimuovere qualsiasi elemento mobile destinato a facilitare la Comunione in ginocchio, fino al 16 gennaio.

Nella lettera che accompagna i dubia, i sacerdoti sottolineano che sia questa lettera pastorale che una bozza trapelata la scorsa estate – con proposte di nuove restrizioni liturgiche – hanno generato «grande preoccupazione tra i sacerdoti e i fedeli della diocesi di Charlotte», specialmente in quelle parrocchie dove era stata mantenuta la pratica tradizionale di ricevere la Comunione in ginocchio.

• Appello all’Istruzione Generale del Messale Romano

Uno dei dubia chiede esplicitamente se un vescovo diocesano abbia l’autorità di vietare l’installazione di inginocchiatoi o di ordinare la rimozione di quelli già legittimamente esistenti nelle chiese.

I sacerdoti citano l’Istruzione Generale del Messale Romano (IGMR), che stabilisce che il presbiterio deve essere distinto dal resto del tempio «da una struttura e da ornamenti adeguati» (IGMR 295), e ricorda che devono essere rispettati «la tradizione del rito romano e il bene spirituale comune del Popolo di Dio, e non inclinazioni private o decisioni arbitrarie» (IGMR 42).

Partendo da ciò, si chiedono se possa essere considerato lecito che un vescovo proibisca una struttura tradizionale come il comulgatorio (balaustra), ampiamente utilizzato per delimitare il presbiterio e facilitare una forma legittima di ricezione della Comunione.

• Comunione in ginocchio e altre pratiche liturgiche

Un altro dubium affronta direttamente la questione degli inginocchiatoi, chiedendo se un vescovo possa vietarne l’uso quando i fedeli, “di propria iniziativa”, desiderano ricevere la Santa Comunione in ginocchio. I sacerdoti ricordano che l’IGMR consente esplicitamente questa forma di ricezione e chiedono se un parroco o un rettore possa, come disposizione pastorale, collocare inginocchiatoi per soddisfare tali fedeli.

La lettera mette anche in discussione se il vescovo possa vietare stili specifici di ornamenti sacerdotali che non sono vietati dal diritto liturgico, così come la distribuzione della comunione per intinzione, opzione espressamente prevista dall’IGMR, ma scartata dal vescovo Martin nella sua lettera pastorale.

Allo stesso modo, i firmatari chiedono se sia legittimo vietare preghiere, gesti, canti o ornamenti per il solo fatto di essere associati all’uso liturgico precedente al Concilio Vaticano II, quando documenti come Redemptionis Sacramentum e lo stesso IGMR riconoscono la legittimità delle pratiche e dei paramenti tradizionali.

Un conflitto in crescita

La presentazione di questi dubia si inserisce in una serie di tensioni crescenti nella diocesi da quando Michael Martin ha assunto il governo episcopale nel maggio 2024, Il vescovo è stato criticato per aver imposto nuove limitazioni all’uso dei testi liturgici preconciliari e per uno stile di governo che alcuni sacerdoti locali descrivono come “microgestione arbitraria” e “autocratica”.

Fonte (Qui)

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lunedì 19 gennaio a.D 2026

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lunedì, gennaio 12, 2026

Sulla necessità di ripristinare Summorum Pontificum. Mons. Ganswein.

 

a cura di Veronica Cireneo 

Le speranze di Mons Gansweinespresse in un'intervista del 7 dicembre scorso, rappresentano l'ennesima esortazione orientata all'abolizione delle restrizioni applicate alla Messa Antica, nel precedente pontificato. A tal proposito, l'ex segretario personale di Papa Benedetto XVI, dichiara «Non può essere che la Messa antica fosse valida e preziosa ieri e poi non lo sia più domani. È una situazione innaturale».

È anche a nostro dire molto innaturale che, fatti salvi i periodi forti dell'anno come ad esempio il Natale e la Pasqua, in base al rito, antico o riformato, la Chiesa proponga nella stessa Domenica due Vangeli diversi. Pessima connotazione. Quale indice di confusione e di svalutazione dell'universalità, dell' unità e dell'unicità della Santa Madre Chiesa,  pone il fedele nelle condizioni di scegliersi la Messa, e dunque il Vangelo che preferisce, come si fa col cinema o i palinsesti televisivi. Preghiamo che Dio intervenga presto con potenza a riportare nella Sua Sposa devastata dal fuoco amico: l'ordine, la pulizia e la disciplina che le sarebbero proprie. Buona lettura. 

§§§

(...) L’arcivescovo Georg Gänswein, nunzio apostolico in Lituania, Estonia e Lettonia, in una recente pubblica intervista, ha detto che Papa Leone XIV dovrebbe porre fine alle restrizioni sulla Messa tradizionale e tornare alle norme del motu proprio di Papa Benedetto XVI Summorum Pontificum, perché, a suo giudizio, esso aveva portato unità nella Chiesa.

Nell’intervista, trasmessa il 7 dicembre dall’emittente cattolica tedesca Katholisches Fernsehen (K-TV), Gänswein ha osservato che la Messa tridentina, che per secoli ha nutrito la fede della Chiesa, non può diventare all’improvviso invalida o priva di valore oggi. Si è anche chiesto perché Papa Francesco abbia promulgato Traditionis Custodes, dal momento che la maggioranza dei vescovi era soddisfatta del motu proprio del suo predecessore, Summorum Pontificum.

L’ex segretario personale di Papa Benedetto XVI ha quindi sottolineato che Summorum Pontificum era la via giusta per favorire la pace liturgica nel rito romano e ha detto di sperare che Papa Leone lo ripristini.

Gänswein è l’ultimo prelato ad esprimere la speranza che il motu proprio del 2021 di Papa Francesco venga revocato, tornando così a Summorum Pontificum.

« È proprio la Messa tradizionale ad aver permesso alla Chiesa non solo di vivere, ma di vivere bene per secoli, e da essa, e attraverso di essa, è stato alimentato il senso del sacro», ha dichiarato. «Non può essere che fosse valida e preziosa ieri e poi non lo sia più domani. È una situazione innaturale».

Gänswein, apparentemente richiamando il rapporto pubblicato in estate dalla giornalista vaticana Diane Montagna sui risultati complessivi del sondaggio tra i vescovi del 2020, condotto dall’allora Congregazione per la Dottrina della Fede e ritenuto all’origine della promulgazione di Traditionis Custodes, ha sostenuto che la grande maggioranza dei vescovi era, in definitiva, soddisfatta dell’applicazione di Summorum Pontificum.

«I risultati non sono mai stati pubblicati ufficialmente, ma, naturalmente, se ne è venuti a conoscenza, e alla fine ne è emersa una valutazione positiva», ha detto il nunzio. "Summorum Pontificum era considerato un cammino di pace, soprattutto in campo liturgico, che è un ambito fondamentale della vita religiosa, e non ci dovrebbero essere cambiamenti. Perché Papa Francesco abbia comunque imposto queste restrizioni resta per me un mistero», ha aggiunto.

Alla domanda su cosa auspichi per il futuro della Messa tridentina, Gänswein ha risposto che Papa Leone dovrebbe ripristinare Summorum Pontificum, così da favorire l’unità nel rito romano:

«Ritengo che la saggia disciplina stabilita da Papa Benedetto, in Summorum Pontificum, sia la strada giusta: lo è stata per oltre dieci anni, e dovremmo continuare su questa via senza polemiche e senza restrizioni», ha affermato. «Posso solo sperare che anche Papa Leone vada in questa direzione e prosegua semplicemente quest’opera di pacificazione, così da poter guardare avanti e lavorare insieme».

• Del resto, dall’elezione di Papa Leone nel mese di maggio, diversi prelati hanno invitato il nuovo pontefice a porre fine alle ampie restrizioni sulla celebrazione della Messa tradizionale latina e a tornare alle norme fissate da Summorum Pontificum.

A giugno, il cardinale Raymond Burke, che ha celebrato una Messa in latino nella Basilica di San Pietro pochi mesi dopo, in occasione del pellegrinaggio annuale di Summorum Pontificum, ha detto di aver già parlato con Papa Leone della persecuzione dei fedeli che partecipano alla Messa in latino:

«Mi auguro che Leone XIV ponga fine all’attuale persecuzione, dentro la Chiesa, dei fedeli che desiderano rendere culto a Dio secondo l’uso più antico del rito romano. Ho già avuto occasione di dirlo al Santo Padre. Mi auguro che, non appena sarà possibile, egli affronti seriamente lo studio di questa questione e cerchi di ripristinare la situazione così com’era dopo Summorum Pontificum e persino di sviluppare ciò che Papa Benedetto XVI aveva così saggiamente e con tanto amore stabilito per la Chiesa».

Il cardinale Robert Sarah, in un’intervista di ottobre, ha rivelato di aver avuto anche lui la possibilità di parlare con Papa Leone della fine delle restrizioni sulla Messa tradizionale durante un’udienza privata nel mese di settembre. 

Il cardinale  Kurt Koch, recentemente nominato da Papa Leone presidente di Aiuto alla Chiesa che Soffre, ha affermato ad agosto che:

"…..sarebbe «auspicabile» che il 267° pontefice ponesse fine alle restrizioni sulla Messa in latino e tornasse a Summorum Pontificum.

Personalmente, sarei contento se riuscissimo a trovare una buona via d’uscita», ha detto il prelato svizzero. «Papa Benedetto XVI ha indicato una strada utile, perché ha ritenuto che qualcosa praticato per secoli non possa essere semplicemente proibito. Questo mi ha convinto. Papa Francesco ha scelto, su questo punto, una linea molto restrittiva. Sarebbe certamente auspicabile riaprire, almeno in parte, la porta che ora è stata chiusa», ha concluso Koch.

Fonte

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P.S. : Qui la Supplica filiale rivolta al Santo Padre ìl 31 maggio 2025 e sottoscritta dagli Alleati dell' Eucarestia e da altre 12 associazioni cattoliche. Inviata in forma cartacea con raccomandata, restiamo tuttora in attesa che dal Vaticano giunga, se non la risposta, almeno la ricevuta di ritorno, ad oggi mai pervenuta.

Veronica Cireneo 

Lunedì 12 gennaio a. D.2026

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