lunedì, gennaio 12, 2026

Sulla necessità di ripristinare Summorum Pontificum. Mons. Ganswein.

 

a cura di Veronica Cireneo 

Le speranze di Mons Gansweinespresse in un'intervista del 7 dicembre scorso, rappresentano l'ennesima esortazione orientata all'abolizione delle restrizioni applicate alla Messa Antica, nel precedente pontificato. A tal proposito, l'ex segretario personale di Papa Benedetto XVI, dichiara «Non può essere che la Messa antica fosse valida e preziosa ieri e poi non lo sia più domani. È una situazione innaturale».

È anche a nostro dire molto innaturale che, fatti salvi i periodi forti dell'anno come ad esempio il Natale e la Pasqua, in base al rito, antico o riformato, la Chiesa proponga nella stessa Domenica due Vangeli diversi. Pessima connotazione. Quale indice di confusione e di svalutazione dell'universalità, dell' unità e dell'unicità della Santa Madre Chiesa,  pone il fedele nelle condizioni di scegliersi la Messa, e dunque il Vangelo che preferisce, come si fa col cinema o i palinsesti televisivi. Preghiamo che Dio intervenga presto con potenza a riportare nella Sua Sposa devastata dal fuoco amico: l'ordine, la pulizia e la disciplina che le sarebbero proprie. Buona lettura. 

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(...) L’arcivescovo Georg Gänswein, nunzio apostolico in Lituania, Estonia e Lettonia, in una recente pubblica intervista, ha detto che Papa Leone XIV dovrebbe porre fine alle restrizioni sulla Messa tradizionale e tornare alle norme del motu proprio di Papa Benedetto XVI Summorum Pontificum, perché, a suo giudizio, esso aveva portato unità nella Chiesa.

Nell’intervista, trasmessa il 7 dicembre dall’emittente cattolica tedesca Katholisches Fernsehen (K-TV), Gänswein ha osservato che la Messa tridentina, che per secoli ha nutrito la fede della Chiesa, non può diventare all’improvviso invalida o priva di valore oggi. Si è anche chiesto perché Papa Francesco abbia promulgato Traditionis Custodes, dal momento che la maggioranza dei vescovi era soddisfatta del motu proprio del suo predecessore, Summorum Pontificum.

L’ex segretario personale di Papa Benedetto XVI ha quindi sottolineato che Summorum Pontificum era la via giusta per favorire la pace liturgica nel rito romano e ha detto di sperare che Papa Leone lo ripristini.

Gänswein è l’ultimo prelato ad esprimere la speranza che il motu proprio del 2021 di Papa Francesco venga revocato, tornando così a Summorum Pontificum.

« È proprio la Messa tradizionale ad aver permesso alla Chiesa non solo di vivere, ma di vivere bene per secoli, e da essa, e attraverso di essa, è stato alimentato il senso del sacro», ha dichiarato. «Non può essere che fosse valida e preziosa ieri e poi non lo sia più domani. È una situazione innaturale».

Gänswein, apparentemente richiamando il rapporto pubblicato in estate dalla giornalista vaticana Diane Montagna sui risultati complessivi del sondaggio tra i vescovi del 2020, condotto dall’allora Congregazione per la Dottrina della Fede e ritenuto all’origine della promulgazione di Traditionis Custodes, ha sostenuto che la grande maggioranza dei vescovi era, in definitiva, soddisfatta dell’applicazione di Summorum Pontificum.

«I risultati non sono mai stati pubblicati ufficialmente, ma, naturalmente, se ne è venuti a conoscenza, e alla fine ne è emersa una valutazione positiva», ha detto il nunzio. "Summorum Pontificum era considerato un cammino di pace, soprattutto in campo liturgico, che è un ambito fondamentale della vita religiosa, e non ci dovrebbero essere cambiamenti. Perché Papa Francesco abbia comunque imposto queste restrizioni resta per me un mistero», ha aggiunto.

Alla domanda su cosa auspichi per il futuro della Messa tridentina, Gänswein ha risposto che Papa Leone dovrebbe ripristinare Summorum Pontificum, così da favorire l’unità nel rito romano:

«Ritengo che la saggia disciplina stabilita da Papa Benedetto, in Summorum Pontificum, sia la strada giusta: lo è stata per oltre dieci anni, e dovremmo continuare su questa via senza polemiche e senza restrizioni», ha affermato. «Posso solo sperare che anche Papa Leone vada in questa direzione e prosegua semplicemente quest’opera di pacificazione, così da poter guardare avanti e lavorare insieme».

• Del resto, dall’elezione di Papa Leone nel mese di maggio, diversi prelati hanno invitato il nuovo pontefice a porre fine alle ampie restrizioni sulla celebrazione della Messa tradizionale latina e a tornare alle norme fissate da Summorum Pontificum.

A giugno, il cardinale Raymond Burke, che ha celebrato una Messa in latino nella Basilica di San Pietro pochi mesi dopo, in occasione del pellegrinaggio annuale di Summorum Pontificum, ha detto di aver già parlato con Papa Leone della persecuzione dei fedeli che partecipano alla Messa in latino:

«Mi auguro che Leone XIV ponga fine all’attuale persecuzione, dentro la Chiesa, dei fedeli che desiderano rendere culto a Dio secondo l’uso più antico del rito romano. Ho già avuto occasione di dirlo al Santo Padre. Mi auguro che, non appena sarà possibile, egli affronti seriamente lo studio di questa questione e cerchi di ripristinare la situazione così com’era dopo Summorum Pontificum e persino di sviluppare ciò che Papa Benedetto XVI aveva così saggiamente e con tanto amore stabilito per la Chiesa».

Il cardinale Robert Sarah, in un’intervista di ottobre, ha rivelato di aver avuto anche lui la possibilità di parlare con Papa Leone della fine delle restrizioni sulla Messa tradizionale durante un’udienza privata nel mese di settembre. 

Il cardinale  Kurt Koch, recentemente nominato da Papa Leone presidente di Aiuto alla Chiesa che Soffre, ha affermato ad agosto che:

"…..sarebbe «auspicabile» che il 267° pontefice ponesse fine alle restrizioni sulla Messa in latino e tornasse a Summorum Pontificum.

Personalmente, sarei contento se riuscissimo a trovare una buona via d’uscita», ha detto il prelato svizzero. «Papa Benedetto XVI ha indicato una strada utile, perché ha ritenuto che qualcosa praticato per secoli non possa essere semplicemente proibito. Questo mi ha convinto. Papa Francesco ha scelto, su questo punto, una linea molto restrittiva. Sarebbe certamente auspicabile riaprire, almeno in parte, la porta che ora è stata chiusa», ha concluso Koch.

Fonte

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P.S. : Qui la Supplica filiale rivolta al Santo Padre ìl 31 maggio 2025 e sottoscritta dagli Alleati dell' Eucarestia e da altre 12 associazioni cattoliche. Inviata in forma cartacea con raccomandata, restiamo tuttora in attesa che dal Vaticano giunga, se non la risposta, almeno la ricevuta di ritorno, ad oggi mai pervenuta.

Veronica Cireneo 

Lunedì 12 gennaio a. D.2026

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