a cura di Veronica Cireneo
Il presente brano corrisponde ad un commento formulato da un assiduo frequentatore del blog Stilum Curiae di Marco Tosatti , da cui, con le dovute autorizzazioni, è stato estratto. Appartiene al sacerdote della Chiesa Cattolica che si firma col nome di don Pietro Paolo e risponde ad una commentatrice, che lamenta il mare magnum dei guasti generati dal Concilio nel grembo della chiesa. Come non capirla? È la voce di tanti! Proponiamo quindi alla vostra attenzione la risposta del sacerdote, che ringraziamo, affinché nella lettura abbiate modo di apprezzare la dialettica, la compostezza, l'equilibrio e la completezza di un giudizio sul Concilio e sulla sua applicazione, come pochi se ne vedono. Il sacerdote sostiene e conferma la Fede in Gesù Cristo e nel più totale e necessario abbandono alla Sua Onniscienza e Onnipotenza, pur nell'ambito, e a maggior ragione, dell'attuale, oggettiva, Tribolazione e Croce. Da tenere a mente! Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia.
§§§
"(...) la ringrazio per la lunga risposta, che almeno ha il merito della chiarezza. Tuttavia continuo a ritenere che il suo ragionamento parta da fatti reali per arrivare a conclusioni ecclesiologicamente false.
Nessuno nega la crisi della Chiesa postconciliare. Nessuno nega ambiguità pastorali, cedimenti, abusi liturgici, confusioni dottrinali, silenzi colpevoli e perfino gravi responsabilità di uomini di Chiesa. Sarebbe ridicolo negarlo.
Io stesso soffro profondamente nel vedere certe derive, certe parole e certi atteggiamenti che non si addicono alla santità della Chiesa di Cristo. E soffro nel vedere alcuni ministri sacri sostenere posizioni che, pur non essendo forse formalmente eretiche, conducono oggettivamente verso l’eresia, generano confusione nei fedeli e finiscono col relativizzare la verità cattolica.
Non condivido affatto molte impostazioni pastorali, certi linguaggi ambigui, certe aperture imprudenti, né il silenzio davanti ad abusi dottrinali e liturgici che scandalizzano il popolo di Dio.
Ma proprio qui sta il punto decisivo: nonostante tutto questo, io rimango nella Chiesa, prego per la Chiesa e lavoro dentro la Chiesa. Perché la Chiesa non appartiene ai modernisti, ai tradizionalisti, ai progressisti, ai teologi di moda o ai prelati confusi. La Chiesa appartiene a Cristo.
Lei cita Congar, Martini, Paglia, gli abusi tedeschi, le derive morali. Bene. Ma nessuna di queste cose costituisce una prova teologica che la Chiesa cattolica abbia cessato di essere la Chiesa di Cristo.
Al massimo dimostrano che nella Chiesa vi sono uomini infedeli, teologi eterodossi, vescovi confusi e pastori che governano male. Cosa già accaduta molte volte nella storia.
Anche nel IV secolo moltissimi vescovi cedettero all’arianesimo. Eppure Sant’Atanasio non concluse che fosse nata “un’altra Chiesa”. Resistette restando nella Chiesa.
Lei continua a usare categorie come “rivoluzione”, “massoni”, “processi”, “fumo di satana”, “1789 della Chiesa”, costruendo però una lettura quasi totalizzante della storia ecclesiale, dove tutto diventa parte di un grande piano coerente. Ma la realtà storica è molto più complessa e meno ideologica.
Il modernismo condannato da San Pio X non consiste semplicemente nell’uso di linguaggi pastorali nuovi o nel dialogo col mondo. Consiste nella negazione oggettiva della Rivelazione, del dogma immutabile e della fede come verità soprannaturale.
Ora, mi dica sinceramente:
il Vaticano II ha forse negato la Trinità?
Ha negato la divinità di Cristo?
Ha negato la presenza reale?
Ha negato il sacerdozio?
Ha negato la successione apostolica?
Ha negato il primato petrino?
No.
Che alcuni abbiano poi usato il Concilio come grimaldello per introdurre derive progressiste è vero. Ma l’abuso di un testo non coincide automaticamente con la sua natura intrinseca.
Quanto poi alla questione dell’intelligenza artificiale, sinceramente mi pare che si stia scivolando in un clima da dietrologia permanente. Che oggi possano essere usati strumenti informatici, sistemi di IA o supporti redazionali non significa affatto che un’enciclica venga “scritta dall’IA”, né tantomeno che lo Spirito Santo venga sostituito da un algoritmo. Altrimenti dovremmo negare anche il ruolo di teologi, segretari, consulenti, traduttori e collaboratori che da sempre assistono il Papa nella preparazione dei documenti. L’assistenza dello Spirito Santo al Magistero non è una dettatura automatica divina, ma la guida della Chiesa nella verità attraverso strumenti umani e limiti umani. E sinceramente, interpretare perfino i cognomi in chiave simbolico-esoterica ci porta ormai più vicino alla numerologia che alla teologia.
Lei parla di “fatti”. Anch’io guardo ai fatti.
E il fatto fondamentale è questo:
malgrado sessant’anni di crisi, la Chiesa continua ancora oggi a professare il Credo, celebrare i sacramenti, ordinare sacerdoti, proclamare Cristo vero Dio e vero uomo e custodire la successione apostolica.
Lei ha ricordato il passo evangelico di Gesù che dorme a poppa. Bene. A volte può anche sembrare che il Signore dorma davanti alla tempesta che scuote la Chiesa. Ma il suo Spirito non dorme mai.
Cristo non ha abbandonato la sua Chiesa, né l’ha consegnata definitivamente ai modernisti, ai progressisti o alle confusioni del tempo presente. Egli continua ad operare, per mezzo del Suo Spirito, spesso in modo nascosto, paziente e misterioso, anche dentro questa crisi dolorosa.
Ed è proprio qui la differenza decisiva: io credo che le promesse divine si compiranno non attraverso rotture ecclesiali, “resistenze” erette a sistema o nuovi Lefebvre che finiscono col porre se stessi come criterio della Tradizione, ma attraverso l’opera misteriosa e sorprendente di Colui che ha detto: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.
La Chiesa è stata ferita molte volte nella storia. Ha attraversato papi indegni, vescovi corrotti, eresie devastanti e crisi apparentemente insanabili. Eppure è sempre stata purificata dall’interno, mai salvata da una contro-chiesa.
Se davvero il modernismo avesse “preso totalmente il potere” nel 1958 distruggendo la Chiesa dall’interno, allora dovremmo concludere che Cristo non ha mantenuto la promessa fatta a Pietro.
Ed è precisamente questa la conclusione a cui io non intendo arrivare.
Perché una cosa è criticare errori, confusioni e derive.
Altra cosa è trasformare la crisi della Chiesa nella prova che la Chiesa stessa sarebbe ormai un organismo sostanzialmente apostata.
Questa, mi permetta, e lo dico da prete, non è più una posizione cattolica".
Don Pietro Paolo
•••
6 giugno a. D. 2026
Grazie per aver letto questo articolo. Se ti è piaciuto condividilo con i tuoi contatti e su altri social. Grazie
Puoi lasciare un commento e, per restare aggiornato, unirti (benvenuto!) agli Alleati cliccando sui seguenti link:
•CANALE TELEGRAM DEGLI ALLEATI DELL'EUCARESTIA
• CANALE TELEGRAM DI VERONICA CIRENEO
• MAIL (per comunicazioni, segnalazioni, testimonianze, riflessioni personali, invio articoli e per proporsi come collaboratori)
• MAIL MESSA/CENACOLI (per disponibilità Messe, catechesi e cenacoli domestici in presenza)
%20(1).jpg)

Nessun commento:
Posta un commento