giovedì, luglio 09, 2026

C'era una volta una chiesa di campagna: il furto della Fede e delle Ostie.

 

a cura di Veronica Cireneo 

La Fede matura non è e non deve essere solo un fatto sentimentale, però ora che tutto tende ad attentarla - attraverso i continui scandali, le striscianti eresie e i reiterati  sacrilegi eucaristici - queste nostalgiche e veritiere  memorie ci aiutano a ravvivarne il cuore. Un testo di Claudio Gazzoli, originariamente apparso su Stilum Curiae. Buona lettura 


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LA CHIESA DI CAMPAGNA:
COME ERA E COME È DIVENTATA


In questa chiesa dei Sacri Cuori di Fermo, non lontano dalla mia abitazione, qualche giorno fa, vi è stata una profanazione e relativo sacrilegio con furto di Ostie consacrate.

Chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. Fermo


Tutto quello che dirò (...) è finito, a causa di una profanazione lenta, inesorabile, impietosa (...) consolidata qualche decennio fa, ma iniziata con la cosiddetta “prima rivoluzione industriale”:

Vi abbiamo arricchito il corpo, ma vi abbiamo salassato l’anima!”.

Dai mattoni di questa chiesa rurale, ora profanata - ancora in aperta campagna, anche se non è più la campagna plasmata dalla fatica umana per almeno due millenni - traspare una storia fatta di: antica liturgia, devozione, pietà di popolo umile, sottomesso a Dio, di donne velate e genuflesse, di uomini bruciati dal sole, asciutti e piegati.

Passando a piedi, lungo la strada bianca, si poteva incontrare il parroco in talare lisa e tricorno, mentre recitava il breviario passeggiando sotto i grandi pini sulla terra polverosa, con lo sguardo (rivolto) verso l’ingresso della chiesa.

Si poteva entrare e inginocchiarsi davanti a quel lumicino rosso accanto al Tabernacolo dell’Altare di pietra, quello vero, ricoperto da una tovaglia bianca di pizzo, dopo essersi aspersi la mano alla pesante acquasantiera di marmo incavato.

Si poteva chiedere di confessarsi al confessionale di legno intarsiato, dietro alla grata di rame forato, mentre il sacerdote indossava la stola prima di entrarvi.

Si potevano udire le grida lontane dei bambini del catechismo mentre giocavano con una palla di cuoio sgualcito, sul terreno di terra battuta, dietro alla chiesa.

Si potevano vedere le donne e gli uomini mentre si recavano a Messa, di mattina presto, prima di andare nei campi, lasciando le scarpe infangate sotto il pino mentre indossavano quelle pulite portate per mano da casa.

Si poteva avvertire l’«introibo ad altare Dei» del sacerdote mentre saliva i gradini dell’altare ricoperti dal tappeto rosso, con indosso la pianeta verde, osservato dal chierichetto mattiniero con la cotta bianca sulla tunica nera.

Si potevano udire le campane intonare il Vespro mentre i contadini si radunavano per tornare nelle loro case sulla strada di terra battuta.

Si poteva scorgere il contadino mentre, lasciato il carro sotto l’ombra dei pini, entrava in chiesa per un fugace saluto.

Si potevano incontrare donne anziane, decorose e vere, mentre si recavano in chiesa ad offrire a Dio i propri malanni.

Si poteva avvertire l'alito dello Spirito Santo nelle frequenti processioni e rogazioni durante l’anno, mentre la pietà popolare, ancora intatta, intonava i canti Mariani.

Ci si poteva sentire a casa propria, nell’unico vero ritrovo della comunità, a scaldarsi davanti al focolare custodito con amore dalla padrona di casa, la Vergine Maria.

Ci si poteva sentire “accolti” nella comunità della Chiesa di sempre, con la certezza che mai e poi mai nessuno avrebbe potuto stravolgere la Verità sacrosanta, immutabile, sicura, consolante, eterna della vita e della sua provvisorieta' nell’ordine delle cose, degli affetti e degli eventi improvvisi, dentro la quale ognuno aveva ben chiara la propria piccolezza davanti a Dio.
(Tutto questo c'era e non c'è più...) 

Claudio Gazzoli

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