martedì, luglio 07, 2026

Liberate la Messa Antica! L' appello ai Vescovi cattolici di don Francesco D'Erasmo



a cura  di Veronica Cireneo 

Da un po' di anni a questa parte, le richieste di liberazione della Messa Antica dalle restrizioni con cui è stata sacrificata - contro la volontà di Papa  Pio V -  in particolare dal Motu Proprio "Traditionis Custodes" , entrato in vigore nel 2021 , sono diventate innumerevoli e geograficamente trasversali. Provenienti da ogni angolo del pianeta, dall'America all'Australia, recavano la sìgla di realtà associative e firme di singoli esponenti della nostra santa religione. Nel coro delle voci cattoliche devote non è mancata quella degli Alleati dell'Eucarestia e del Vangelo  che si è ufficialmente levata due volte: la prima per rivolgersi ai Vescovi e la seconda, a tutt'oggi senza risposta, a Sua Santità Leone XIV.  Certi che questa incomprensibile guerra intestina, che uomini di Chiesa hanno intrapreso  tra di loro, intorno al Tesoro più grande della Chiesa: la Santa Messa, giunga presto ad un felice epilogo, nel rispetto del bisogno di devozione e di raccoglimento dei fedeli, presentiamo di seguito il più recente appello ai Vescovi, redatto dal sacerdote don Francesco d' Erasmo, comprendente le ragioni per cui, ad oggi, ritiene necessaria la riabilitazione e la propagazione del Rito Romano Antico. Regina Ecclesiae, ora pro nobis. 

§§§


LETTERA APERTA AI VESCOVI CATTOLICI 


Eccellenze reverendissime,

Di fronte alla ferita gravissima inferta alla Santa Chiesa il giorno del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore, mi permetto chiedere di riflettere su un suggerimento, nato anche da un contatto ormai prolungato con il mondo cosiddetto “tradizionale”.

È ormai evidente il pericolo gravissimo di confondere la difesa della tradizione cattolica con la negazione di verità fondamentali della fede cattolica, che mettono in gravissimo pericolo le anime.

Specialmente esposte a questo pericolo sono le anime di coloro che, anche a causa di ferite gravi dovute ad abusi di ogni genere sul piano liturgico, dottrinale e morale, come reazione, cercano nella tradizione soltanto la possibilità di non essere esposti costantemente a una continua confusione.

A volte i fedeli non riescono più a comprendere ciò che appartiene alla Chiesa e ciò che è contrario. Tutto appare fluido.

Ma esiste un cammino molto facile per non permettere che queste anime cadano vittime di tante soluzioni “tradizionali” che negano il primato petrino, la validità dei sacramenti “ex opere operato”, la necessità di compiere il precetto domenicale frequentando la Santa Messa, la necessità di giurisdizione per un matrimonio canonicamente valido, e non solo ritualmente bello, così come per la confessione sacramentale, ecc.

Basterebbe permettere più capillarmente, magari in ogni Diocesi, la celebrazione della Santa Messa secondo l’uso “antiquior”, in modo che i fedeli che lo vogliono, possano accedervi, senza doversi rifugiare in gruppi settari autocefali, ma nella normalità della loro vita cattolica nel territorio diocesano.

La forza di tali gruppi (e sono molti) è proprio nella identificazione del nemico, per cui quanto più si sentono “perseguitati”, tanto meno vedono i problemi interni.

Ho una esperienza molto grande di questa realtà, e soprattutto di come molte volte le spiegazioni e le forzature non aiutano affatto, mentre la semplice possibilità di provare qualcosa di diverso cambia tutto.

Esistono Istituti Religiosi in piena comunione con Roma, di sana dottrina ed eccellente formazione umana e spirituale.

Esistono anche molti sacerdoti diocesani, come me, che sarebbero felicissimi di servire così la Santa Chiesa e la salvezza delle anime. Bisogna solo che i vescovi lo vogliano.

Oggi è il primo sabato del mese e mi trovo a Fátima.
Il Cuore Immacolato di Maria possa aiutarvi a vedere la bontà di questa proposta. Chiedo umilmente la Vostra benedizione.
Madonna di Fatima 

Don Francesco d'Erasmo, Sacerdote  cattolico

Fátima, 4 luglio  a.D. MMXXVI

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