martedì, settembre 08, 2026

L'importanza delle "dita unite" dopo la Consacrazione del Pane Eucaristico. D. Bossoni


Notare l'unione di pollice ed indice

a cura di Veronica Cireneo 

Grazie a MiL- Messa in Latino  per questi sostanziali spunti sull'importanza degli atti liturgici.  Il presente  brano tratta delle “dita unite” del sacerdote, dopo la consacrazione dell'Ostia, come della condizione essenziale per impedire la dispersione involontaria dei frammenti eucaristici. Dettaglio tutt'altro che trascurabile, da ripristinare durante la Santa Messa, assolutamente ovunque e sempre, come già accaduto fino a Benedetto XVI. Buona lettura e diffusione.

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Tra le riforme e le semplificazioni del Rito Romano seguite al Concilio Vaticano II, una delle mutazioni più rilevanti nella gestualità del celebrante riguarda l’abolizione dell’obbligo di tenere uniti i pollici e gli indici delle mani subito dopo la Consacrazione fino alle abluzioni purificatrici.

Se per una lettura superficiale o meramente funzionale della Liturgia si tratta di un insignificante dettaglio rubricale, per la teologia del Sacrificio e per la custodia del Dogma della Transustanziazione, questa omissione ha segnato una ferita profonda e devastante nella percezione del Sacro.

Difatti, nel Ritus servandus in celebratione Missæ del Missale Romanum del 1962, dal momento preciso in cui le parole della Consacrazione operano la Transustanziazione del pane nel Corpo di Cristo, le dita del sacerdote che hanno toccato l’Ostia Consacrata non toccano più nulla che non sia il Corpo del Signore.

Ciò avviene fino alla purificazione con vino e acqua al termine della Comunione; sino a quel momento infatti, il Celebrante sostiene la patena, gira le pagine del Messale e apre il tabernacolo mantenendo pollici e indici congiunti.

Questo uso non nasceva da una mania scrupolosa o da un vuoto formalismo medievale, bensì da una logica teologica ineccepibile: la fede nell’effettiva e reale Presenza di Cristo in ogni singolo, minimo frammento dell’Ostia Consacrata.

Pertanto, custodire le dita unite significava impedire la dispersione involontaria anche della più infinitesimale particella del Corpo di Cristo sul corporale, sulle vesti o sui libri liturgici, esprimendo visivamente a tutto il popolo la certezza che tra quelle dita c’era Dio medesimo.

Con l’introduzione della Nuova Forma Ordinaria e la contestuale scomparsa di questa prescrizione rubricale, le mani del sacerdote sono state restituite alla loro ordinaria operatività:

-voltano le pagine del messale ad ampie mani, 

-gesticolano durante le preghiere,

- toccano il calice e gli arredi, senza più alcuna riserva.

L’esito pratico e spirituale di questo cambiamento è stato drammatico: la perdita quasi totale della percezione del pericolo di profanazione o di dispersione dei frammenti eucaristici.

Gesti che un tempo comunicavano ai fedeli, con la sola evidenza del linguaggio corporeo, la maestà tremenda del Mistero, sono stati sostituiti da una disinvoltura profana.

Se le dita che hanno consacrato il Re dell’Universo possono subito dopo sfogliare foglietti o toccare la microfonia senza particolare cautela, quale messaggio viene trasmesso al popolo di Dio se non l’idea sottile che quel Pane non sia poi così diverso da un comune simbolo?

La crisi della fede nella Transustanziazione – oggi tragicamente attestata da sondaggi e dalla prassi comune – non nasce da grandi dispute filosofiche, ma dalla quotidiana perdita dei segni del rispetto liturgico.

Il ripristino, anche personale, della custodia dei pollici e degli indici dopo la Consacrazione rappresenta per ogni sacerdote un atto di altissima testimonianza e di riparazione spirituale.

Restituire valore e sacralità alle mani del presbitero significa riaffermare che l’Eucaristia non è un pasto comunitario tra i tanti, ma il vero Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, da adorare e custodire con ogni fibra del nostro essere.

P.S. : È da notare che tutti i Papi, fino a Benedetto XVI, mantennero la pratica di tenere uniti indici e pollici anche nelle celebrazioni in Novus Ordo.

Diego Bossoni

5 settembre 2026

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