giovedì, novembre 05, 2026

Roma sparita. Usi, costumi e quella fede che non c'è più. Ciro Mauriello


a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi lettori, a seguito del paradossale gran rifiuto di Roma, riservato per il tramite di barricate ad un pellegrinaggio di cattolici diretti verso San Pietro, riteniamo pertinente offrire alla vostra attenzione qualche nostalgica riflessione, estemporanea, sulla vita rurale e religiosa della Roma che fu e sul parallelismo impietoso con l'attualità. Autore del  brano è l'apprezzato reporter romano Ciro Mauriello, anche curatore della pagina YouTube "Cronache di Cielo e Terra"  e dell'omonimo canale telegram, con il quale gli Alleati condividono la centralità dell'Eucarestia nella vita del fedele e della Chiesa, come si evince chiaramente dall' ascolto di queste due interessanti interviste realizzate insieme ( qui e qui). Buona lettura 

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Ho trovato queste foto in rete e... mi è venuto un pensiero

Questa è Roma di metà Ottocento.

255º Papa della Chiesa cattolica. Il suo pontificato durato 31 anni (1846/1878) è il più lungo della storia della Chiesa. Fu il Papa del Dogma dell'Immacolata e dell'Infallibilità Papale ex-cattedra. 

Il Papa è Pio IX e la cosiddetta Unità d’Italia sta per compiersi (o si è compiuta da poco).

Le strade, le piazze, i luoghi simbolo sono quasi irriconoscibili, per chi conosce la città di oggi. Roma, all’epoca, non era quella che conosciamo ora.

Dal punto di vista urbanistico, era una piccola cittadina, con la particolarità, ovviamente, di ospitare la Sede Papale e con una storia alle spalle, che non può essere riassunta in meno di un libro, volendo essere davvero sintetici.

Beh, in queste foto io mi immagino la vita semplice, contadina, scandita dal sole e dalle stagioni, dai rintocchi delle campane e dalle feste liturgiche: una vita probabilmente povera per molti, ma certamente non così infelice.

Mi immagino le bellissime celebrazioni nel rito di sempre, quando, alle sei del mattino, il sacerdote aveva la responsabilità di dare la Comunione ai suoi parrocchiani: gente semplice, che si svegliava prima dell’alba per andare a Messa prima di dirigersi al lavoro.

Non vorrei sembrare ingenuo o sempliciotto: è chiaro che anche a quel tempo esistevano problemi nella Chiesa, fra i sacerdoti e fra i semplici laici. Ma lo sappiamo: siamo uomini e siamo peccatori. La perfezione non è di questo mondo. Mi immagino l’Angelus, l’Adorazione Eucaristica, le Confessioni.

Mi immagino le cene a lume di candela e le preghiere della sera.

Mi immagino un mondo corrotto dal peccato, sì, ma anche un mondo in cui era relativamente facile trovare aiuto spirituale, il conforto della Messa degnamente celebrata, confessori autentici e, soprattutto, la certezza che la Chiesa, dal Papa in giù, stava lì da milleottocento anni, pronta a difenderti dal mondo.

• Tornando a oggi, non riesco a trattenere un sorriso beffardo: è inutile elencare le differenze con la Roma odierna. Però è bene sottolineare una cosa che mi conforta molto.

In tutte le epoche passate, a partire dal IV secolo- per i primi tre secoli bisognerebbe fare un discorso un po’ diverso - la Chiesa, con tutte le difficoltà che ben conosciamo, permetteva alla maggior parte delle persone di buona volontà di avere i mezzi per la salvezza della propria anima.

Era pronta ad ammonire il peccatore, a consigliare il dubbioso, a curare il malato, spiritualmente ma anche fisicamente, e a provvedere alle necessità materiali dei bisognosi (...) Insomma, a fare quello che Cristo ha comandato ai suoi pastori di fare.

Vangelo (Gv 14,26).

E se oggi tutto ciò ci è grandemente ostacolato da chi occupa le posizioni di potere all’interno della stessa Chiesa, con danni incalcolabili per le anime, beh, è ragionevole pensare che saranno ancora più grandi e importanti gli aiuti divini per ciascuno di noi, che sia disposto ad aprire la porta a Cristo, nell’epoca più buia che l’umanità abbia mai conosciuto.

Ciro Mauriello

5 novembre a. D. 2026

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