sabato, marzo 21, 2026

Il Catechismo del buon esempio (3). Il segno della Pace. Mauro Bonaita


Volantino n.3: Ìl segno della Pace

a cura di Veronica Cireneo 

Nella Messa Tridentina il segno della pace tra fedeli non è contemplato, ma nel rito riformato, anche se si potrebbe omettere, esiste e in molti casi diventa occasione di disordine e distrazione. Ma come scambiarsi il segno della pace in modo corretto? Ce ne parla Mauro Bonaita in questo terza parte (qui potete trovare la prima e qui la secondadella sua rubrica: "Il Catechismo del buon esempio", che prende le mosse dai documenti ufficiali ecclesiali. In calce all'articolo trovate il PDF del volantino da stampare e diffondere nelle Parrocchie e in ogni luogo opportuno e non opportuno.  Buona lettura

§§§

Rubrica:

"Il catechismo del Buon esempio. Quello più virtuoso” 

 IL “SEGNO” DELLA PACE DEVE CONVERGERE NEL SACRAMENTO DELLA PACE

Il momento del segno di pace durante la messa, si sa, è diventata occasione per esprimere sentimenti di affetto umano e troppo spesso diventa quindi occasione per dare sfogo a effusioni eccessive, egocentriche e disordinate che distraggono la celebrazione dal vero significato: l’unione al sacrificio di redenzione che di lì a poco viene annunciato nella frazione del Pane che unisce tutti i membri della Chiesa nel Corpo di Cristo morto e risorto per salvarci. Sul modo giusto di scambiarsi il segno della Pace, il “Nuovo ordinamento del Messale Romano” [1] e la “Redemptionis Sacramentum” [2] recitano quanto segue:

“Conviene che ciascuno dia la pace soltanto a coloro che gli stanno più vicino, in modo sobrio. Il Sacerdote può dare la pace ai ministri, rimanendo tuttavia sempre nel presbiterio, per non disturbare la celebrazione.”

Certi usi bizzarri e piuttosto indegni, comparsi soprattutto dopo il covid, sviliscono il concetto e il valore stesso della Pace e insinuano ancora una volta quel falso senso di carità e di fratellanza umana che, esalta l’uomo ed, esclude Dio presente sull’Altare.

Le cattive interpretazioni furono già oggetto di tentativi di correzione anche da parte della “Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti” con la lettera Circolare “L’Espressione rituale del dono della Pace nella Messa” del 2014 [3] che recita quanto segue:

Se si prevede che esso non si svolgerà adeguatamente a motivo delle concrete circostanze o si ritiene pedagogicamente sensato non realizzarlo in determinate occasioni, si può omettere e talora deve essere omesso….”

E continua:

“...ad ogni modo, sarà necessario che nel momento dello scambio della pace si evitino definitivamente alcuni abusi come:

-l’introduzione di un “canto per la pace”, inesistente nel Rito romano

- lo spostamento dei fedeli dal loro posto per scambiarsi il segno della pace tra loro.

 

l’allontanamento del sacerdote dall’altare per dare la pace a qualche fedele.

- ( si eviti) che in alcune circostanze, come la solennità di Pasqua e di Natale, o durante le celebrazioni rituali, come il Battesimo, la Prima Comunione, la Confermazione, il Matrimonio, le Sacre Ordinazioni, le Professioni Religiose e le Esequie, lo scambio della pace sia occasione per esprimere congratulazioni, auguri o condoglianze tra i presenti.”

C'è inoltre un ulteriore chiarimento da fare - ne parleremo più a fondo nella puntata successiva - e riguarda l'uso errato di darsi la mano al Padre Nostro. Ci sono varie testimonianze sull'argomento, ma qui riportiamo la rivelazione privata, ricevuta da Maria Simma da parte delle anime del Purgatorio.

Al quesito espresso dall’ intervistatore che le chiese:

Furono le anime del Purgatorio a dirle che lo scambiarsi il segno di pace ed il darsi la mano durante il ‘Padre Nostro’ non va bene? ”

 Ella rispose:

, furono loro”.

Concludendo si può dire che, per mitigare certi usi, l’atteggiamento più opportuno in questo momento della Messa potrebbe essere quello di rimanere inginocchiati come elogiato nel “Nuovo Ordinamento del Messale Romano” che recita così:

"Dove vi è la consuetudine che il popolo rimanga in ginocchio dall’acclamazione del Santo fino alla conclusione della Preghiera eucaristica e prima della Comunione, quando il sacerdote dice – Ecco l’Agnello di Dio –, tale uso può essere lodevolmente conservato”.[4]

E considerando la situazione attuale, sarà utile e opportuno mantenere anche il capo chino: in alcune parrocchie "  creative" potrebbe risultare così prudente, da evitare circostanze imbarazzanti e di certo poco edificanti.

Laudetur Jesus Christus 

Mauro Bonaita, Reggio Emilia

Sabato 21 marzo a. D. 2026

Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[2] – “Redemptionis Sacramentum” [72.]


Link al PDF del volantino da stampare e diffondere 

https://drive.google.com/file/d/1dNzsUse8CftR0o1t0vrPeiUvkimxzVOH/view?usp=sharing

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