mercoledì, aprile 09, 2025

IL CATECHISMO TRADIZIONALE NELL'ISTRUZIONE PARENTALE . Simone Boscali (II parte)


a cura di Veronica Cireneo 

Questo articolo, collegato al precedente di Simone Boscali, tratta dell'importanza dell'insegnamento del catechismo tradizionale per la formazione di nuove leve di giovani cattolici. Eventualità possibile soprattutto nelle scuole parentali, dove i bambini che si preparano alla Prima Comunione e alla Cresima, vengono istruiti sul catechismo di San Pio X, testo ormai praticamente impossibile da rintracciare nelle Parrocchie. Nella scuola parentale inoltre la lezione di Catechismo è quotidiana,  anziché avere cadenza settimanale, come accade nella scuola pubblica. Buona lettura e diffusione.

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Le famiglie cattoliche che hanno fatto la scelta dell’istruzione parentale, sanno e desiderano che l'insegnamento del catechismo ai figli è di fatto collegato alla scelta di educarli a casa. 

Infatti, se la scuola pubblica e privata non sono i contesti migliori per formare leve pronte a sopravvivere all'Apocalisse per diventare nuovi santi, le parrocchie e le loro proposte di catechesi spesso non sembrano più rassicuranti.

Una famiglia cattolica di sana e comprovata fede che avesse tentato questa esperienza avrà sperimentato, nonostante la generosità dei catechisti, la povertà dell'offerta formativa. 

Il livello di insegnamento proposto ai più piccoli varia da: “colora il santo” alla visione di qualche video non troppo deciso nella professione di fede, mentre gli insegnamenti teorici, che sopraggiungono col passare degli anni riflettono il cedimento della Chiesa al mondo e l'apertura a visioni e tradizioni non cattoliche, quando non apertamente anti-cristiche. Si tratta del resto di un processo del tutto speculare a quello dell'insegnamento della religione cattolica a scuola. 

Pur non scontato, è abbastanza naturale che una famiglia che decidesse di formare i propri figli a casa anche per quanto riguarda il catechismo, finisca per scegliere non quello post-conciliare, ma quello di San Pio X. Ne esiste infatti una validissima edizione per bambini tra la prima e la quinta elementare, "Dottrina Cristiana", ottimamente strutturata anche per il genitore che si improvvisasse catechista.  Indichiamo di seguito un paio di siti dove è possibile effettuare l'acquisto:  1) Amicizia Liturgica e 2) Edizioni Piane

Se a insegnare il catechismo a casa fosse una famiglia già impegnata nell'istruzione parentale, va da sé che il primo verrebbe integrato nella seconda divenendo parte integrante del programma scolastico al posto dell'insegnamento di religione, che però avrebbe frequenza pressoché quotidiana, anziché settimanale.

Certo, non affidandosi alle catechesi ufficiali – e quindi allontandandosi dalla parrocchia - potrebbe sorgere il problema dei sacramenti. Questi vengono infatti amministrati in massa nelle parrocchie a scadenze fisse, spesso senza reali valutazioni della consapevolezza dei piccoli fedeli, quasi come se l'Eucarestia fosse un premio ritirato al supermercato dopo aver completato la tessera dei bollini. 

Facendo catechesi familiare diventerebbe quindi assai difficile ottenere i sacramenti in parrocchia, a meno di non aver coltivato un eccellente rapporto personale coi sacerdoti, ragion per cui è opportuno sin da subito esporre valide alternative a quanto proposto dalla parrocchia stessa.

Una possibilità è quella di conoscere un sacerdote che condivida la nostra visione delle cose di Fede e che, al momento opportuno, sia disponibile a valutare seriamente i nostri figli, confessarli e amministrare loro sono la Prima Comunione. 

Questi sacramenti infatti per quanto importantissimi, non necessitano di ulteriori autorizzazioni e per essi non è previsto il rilascio di alcun documento, per cui un qualsiasi prete valido ha titolo per procedere in questo senso. 

Se la Provvidenza non ha posto questo tipo di sacerdote sul nostro cammino può essere utile prendere la sana abitudine di frequentare qualche istituto religioso orientato a nostro favore e che al momento opportuno ci verrà incontro.

Questa seconda opzione diventa quasi indispensabile nel caso della Cresima per la quale è invece necessario un vescovo. Ma essendo assai difficile averne uno tra le amicizie personali, la nostra vicinanza a un istituto religioso tradizionale ci permetterà di vedere amministrata la Confermazione ai nostri figli e il rilascio della relativa certificazione necessaria un domani, in occasione del matrimonio.

Senza nulla togliere a realtà belle e certamente numerose, che non conosco, vorrei qui indicare come possibili gruppi religiosi utili al nostro scopo l'Istituto di Cristo Re e Sommo Sacerdote (https://www.icrss.it/) e la Fraternità Sacerdotale San Pio X (https://fsspx.it/it). Il primo per la richiesta dei sacramenti, la seconda perché provveda direttamente al catechismo come alternativa alla parrocchia e quindi anche ai sacramenti stessi.

Così come per l'istruzione parentale, il "catechismo parentale" si fonda prima di tutto sulla volontà del genitore, sempre in grado di superare ogni ostacolo posto meccanicamente dalla mente: "...come posso fare, non sono all'altezza, dove reperire il materiale, come fare con i sacramenti...ecc".

Ma a seguito di questa breve lettura quelle dovrebbero essere tutte domande che non fanno più paura.

E dobbiamo considerare che, una volta presa questa strada, se la conoscenza della dottrina da parte dei nostri figli sarà più approfondita di quella che avrebbero in molti casi ricevuto in parrocchia, il loro stesso cammino verso la salvezza sarà agevolato.

Il binomio scuola-catechismo parentali si configura allora come un primo passo verso la ri-costruzione della civiltà cristiano-cattolica, perché nuove leve educate in questo senso potranno con rigore ancor maggiore trasmettere quanto ricevuto, ai propri figli. Questo nobile scopo - per la cui realizzazione i tempi non sono certo i nostri, ma quelli di Dio - dovrebbe già di per sé essere sufficiente ad incoraggiarci.

Simone Boscali, Bergamo.   ( fine 2/2 )

9 aprile 2025


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martedì, aprile 08, 2025

SIAMO CERTI CHE PER AVERE LA PACE SERVANO LE BOMBE? O È LA SANTA MESSA LA VERA BOMBA DI PACE? Mauro Bonaita


a cura di Veronica Cireneo 

Articolo di Mauro Bonaita che, per il tramite di una lamentazione, riporta l'attenzione sulla rettitudine di Ragione e  Fede, rimettendo al centro la Santa Messa e l'Eucarestia, contro il dilagare del pensiero unico che vorrebbe fare, e fa, della menzogna e del delirio un'istituzione. Ultima prova quella che chiama in causa le bombe come fossero strumento di pace, pur consapevoli che nessuno al mondo potrebbe confermarlo. Viceversa è notorio come tutte le testimonianze a riguardo: orali, scritte, fotografate o filmate raccontino di morte, distruzione e disperazione ovunque... Buona lettura

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Sono ormai alcuni anni, da dopo la “pestilenza covid", che venti di guerra soffiano anche in Europa, alle porte della cultura cristiana che ha partorito i grandi Santi e Martiri della nostra storia. E mentre i potenti della terra si incontrano per discutere sul come spartirsi le “terre rare” dell’Ucraina, passano, agli occhi di molti, come nuovi pacificatori.

Conoscete qualcuno, in qualche regno di questo mondo che possa davvero instaurare una vera Pace? 

Se Gesù Cristo, prima di morire ci ha detto: “Vi lascio la Pace, vi do la Mia Pace, non come la dà il mondo io la do a voi.” (Gv 14,24), non parlava solo del suo tempo, ma ha parlato anche per noi, di oggi. E la Sua Pace non è un miraggio irraggiungibile, Gesù non ci indica mai cose impossibili. Egli parlava di una Pace Vera, la Sua, non quella in cui credono gli uomini, fatta di strette di mano, di baci e di abbracci, ma di una Pace che deriva dall' allontanamento dal peccato che permette di vivere nella “Gioia Piena” (Sal 16,11), anche se immersi nelle lacrime. Le lacrime della Gioia danno una grande Pace e viceversa. 

Nell'ambito della Santa Messa la Vera Pace si ottiene nell’ "Atto Penitenziale”, non nello scambio del “segno di pace” (leggi QUI).

Quella pace da' la vera gioia, come anticipazione in terra della felicità che guadagneremo alla Sua presenza nel regno dei Cieli.

Sempre durante la Messa recitiamo: “non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della Tua Chiesa, e donale Unità e Pace secondo la Tua volontà”.

Purtroppo non si direbbe che dentro la Chiesa odierna si riscontri Unità e Pace. Chi dice il contrario non si sa se sia più cieco o bugiardo.

Il problema fondamentale è che abbiamo smesso di fidarci di Lui. Non parlo di una semplice mancanza di fiducia umana appartenente soprattutto al mondo pagano, ma è qualcosa di molto più elevato, è mancanza di Fede, quella Fede del mondo cristiano. 

La Fede che riponiamo in Gesù ci rende come vetri più o meno opachi che spesso filtrano, o addirittura respingono, a motivo di superbia e di arroganza le Grazie elargite da Dio. 

Ma Gesù Cristo, il nostro Dio, è morto in Croce mica per nulla! Ci ha lasciato in eredità una realtà soprannaturale: la Chiesa che amministra i Suoi Sacramenti di salvezza! 

La Chiesa infatti non è il semplice insieme degli uomini che l'amministrano nel tempo presente. È molto di più, ma questa cosa, non è affatto chiara a tutti i cattolici! Serve la Fede per credere al Suo valore soprannaturale!

I Sacramenti, amministrati dalla Chiesa, attraverso i suoi sacerdoti e pastori, elargiscono Misericordia per il perdono dei peccati e frutti spirituali per vivere rettamente.

Ma tutto ciò non è scontato, né automatico. Anche qui serve la Fede! Serve cioè l’abbandono incondizionato a Dio e ai Suoi comandi, per quanto incomprensibili possano apparire. Fede come quella l’emorroissa che sfiorò il mantello di Gesù e fu guarita all’istante o quella del centurione, che per Fede permise che Dio realizzasse la guarigione del suo servo. 

Dio opera e lo fa anche in noi se glielo permettiamo, a condizione di Credere umilmente in Lui e nella Sua Santa, Cattolica, Apostolica e Unica Chiesa che dà salvezza.

È necessario credere altresì, al deposito della Fede Cattolica che non è costituito dal solo Vangelo, ma dall’insieme di tutte le Norme, le Istruzioni, i Dogmi e i Decreti degli ultimi 2000 anni, circa. Non ci sia di esempio Lutero che credeva solo nelle Sacre Scritture, perché aveva in odio la gerarchia ecclesiastica. Odiava gli uomini di Chiesa, come molti falsi Cattolici non praticanti (ma anche molti praticanti, anche “tradizionalisti”) del giorno d’oggi.

A differenza del mondo che propina le bombe come strumento di pace, la Santa Chiesa Cattolica insegna che il Sacramento della Pace è l’Eucarestia celebrata col rito della Messa da sacerdoti validamente Ordinati. Ed è la Messa celebrata con Fede che genera i frutti che instaurano la Pace. Se la Messa è celebrata senza Fede i frutti sono affievoliti dalle nostre anime, che possono diventare come muri che abbattono ogni grazia che arriva dal Cielo.

Ogni Messa ed Eucarestia, degnamente celebrata, al contrario, è una bomba per l’instaurazione di un regno di Pace!

I frutti generati dalla Messa sono quattro: generali, speciali, specialissimi e ministeriali. Frutti di cui può usufruire l’umanità intera!

A quelli della Santa Messa si sommano poi i frutti della Comunione che sono: la remissione dei soli peccati veniali e la preservazione dai peccati.

Ma quale Dono più grande potevamo ricevere dal Cielo! Tutto in una sola sacra occasione: la Santa Messa!

I frutti “generali”, dicevamo, sono destinati a tutta l’umanità, anche ai non credenti per la loro conversione.  Il problema però oggi si è fatto assai più grave, perché siamo noi stessi, che ci definiamo cattolici, che ci dobbiamo ri-convertire e tornare ad una retta Fede cosi da far oltrepassare quell’onda d’urto che squarcia in due, da cima a fondo, il cielo e la terra come si squarciò il velo del tempio (Mc 15,38) al Sacrificio di Cristo nostro Signore sulla Croce!

Ma se i sacerdoti e i pastori celebrano e permettono abusi su abusi liturgici ed eucaristici di ogni tipo e genere, allora sono loro i primi responsabili di questo regno di guerra, discordia e divisione! Essi sono i primi a chiudersi come “tapparelle”, con la loro arroganza, nel ricevere i frutti “specialissimi” a loro destinati.

Se i pastori e i sacerdoti diventano cattivi esempi, allora vien da sé la decadenza della Fede del popolo che si chiude ai frutti “speciali” a lui dedicati e a quelli “ministeriali” applicati ai defunti (con l’abuso delle messe cumulative (leggi QUI) impedendo quella necessaria cooperazione col cielo...

Il compito di noi laici è quello di segnalare, combattere in ogni modo e con ogni mezzo questo regno di malvagità, che viene instaurato a causa di questa decadenza di Fede dentro la Chiesa.

E se oggi soffiano venti di guerra nel mondo e se manca Unità e Pace dentro e fuori la Chiesa, cari fedeli, Vescovi, sacerdoti e tutti voi che leggete queste parole, è perché è venuta meno la Fede da parte degli uomini di Chiesa. È inutile puntare il dito altrove! 

Il problema non sono gli uomini cattivi e malvagi fuori dalla Chiesa. Chi sono infatti i malvagi se non coloro che non osservano le parole di Cristo? Essere con Cristo significa essere con Lui al 100%, non al 50% o al 75%.

Esiste una sola guerra Santa:  quella per il Corpo di Cristo! Quella per l’Eucarestia. 

Sacerdoti e Pastori, abbandonate le cose inutili! Innalzate muraglie dinnanzi alle istruzioni, issate le torri a difesa dei dogmi, trincerate i decreti … e sparate bombe di Pace! Solo voi potete fermare le guerre!

E se non credete che sia così, è perché non avete più Fede! E se non osservate neppure le Sue parole, i suoi decreti, le Sue leggi, è perché non Amate Cristo, che disse: “Chi non mi ama, non osserva le mie parole” (Gv14,24)

La questione, per me, da credente, è assai limpida e non trovo parole migliori di quelle del Santo Padre Giovanni Paolo II, che faccio mie ancora una volta: “L’Eucarestia edifica la Chiesa!”

Ma voi, sacerdoti e Pastori, ci Credete ancora?

Mauro Bonaita, Reggio Emilia 

8 aprile 2025

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giovedì, aprile 03, 2025

COSA SIGNIFICA PREGARE SECONDO LE INTENZIONI DEL SOMMO PONTEFICE? Don Nicola Bux.



a cura di Veronica Cireneo 

La teologia cattolica insegna che ogni nostro peccato ha una duplice conseguenza: genera una colpa e comporta una pena. Nei giorni in cui la Madre Chiesa lo permette, i fedeli possono lucrare l' indulgenza plenaria, ovvero ottenere dinanzi a Dio la totale remissione delle pene temporali, per i peccati già perdonati in quanto alla colpa, attraverso  il Sacramento della Confessione.

Ma affinché si realizzi la remissione della pena serve che vengano rispettate delle condizioni, tra cui la preghiera per le intenzioni del Sommo Pontefice o Pontefice Romano, cosa che, dati i tempi, in molti fedeli genera conflitti, dubbi e perplessità. Ma le cose non stanno come potrebbero sembrare: non si tratta infatti di intenzioni opinabili e personali, ma corrispondono alle finalità della Chiesa Stessa. Sempre augurandoci di avere papi degni che mai se ne discostino e anche se lo facessero le intenzioni della Chiesa di Gesù Cristo, casa della nostra anima, non cambierebbero, vediamo  in questo articolo, un po' datato, del reverendo don Nicola Bux, quali e quante sono le intenzioni per cui realmente preghiamo dopo aver pronunciato le parole: secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. Buona lettura. Importante la diffusione. Grazie 

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Un cattolico sa che deve pregare “secondo le intenzioni del sommo pontefice”, specialmente per ottenere le indulgenze, come avviene nei giorni dedicati ai defunti.(...) ma che cosa vuol dire, ovvero quali sono e devono essere le “intenzioni del papa” secondo la tradizione apostolica e il magistero perenne della Chiesa? Sono cinque.Eccole.

1 – L’esaltazione della Chiesa cattolica: perché il Signore l’ha fondata e l’ha posta quale segno e strumento di salvezza per il mondo, come ha riaffermato in Lumen gentium il concilio ecumenico Vaticano II e si professa nel Credo.

2 – La propagazione della fede: perché il Signore ha comandato agli apostoli e ai loro successori di insegnare il Vangelo e di fare discepole tutte le nazioni.

3 – L’eliminazione dell’eresia: perché il Signore ha chiesto ai suoi discepoli e a quanti avrebbero creduto in lui di seguire la verità tutta intera e non di scegliere parti di essa, assolutizzandole e facendole impazzire. Quelle “verità” che i fratelli separati dicono di aver conservato già si trovano nella verità cattolica.

4 – La conversione dei peccatori: perché il Signore è venuto a salvare tutte le anime mediante la sua parola divina e l’istituzione dei sacramenti.

5 – La vera concordia tra le nazioni: perché il Signore ha fatto cadere con la Sua Croce il muro di inimicizia che si frappone tra esse. Si ricorda che i papi hanno ritenuto tutti i popoli, specie quelli cristianizzati, loro figli e, specie in caso di guerra, non hanno parteggiato (...)

In Domino Iesu

Don Nicola Bux

Fonte Qui

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3 aprile 2025

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mercoledì, aprile 02, 2025

MOSTRA BLASFEMA DI CARPI: ARCHIVIAZIONE PROCEDIMENTO PENALE. Il Comunicato dell'Avvocato Francesco Fontana.



a cura di Veronica Cireneo 

Con il presente comunicato, di "Iustitia in Veritate",  si dà la notizia che non avremmo voluto dare: quella dell'archiviazione del procedimento penale contro la mostra blasfema di Carpi, da parte del G.I.P. di Modena. Archiviazione davvero incomprensibile se l'avvocato Francesco Fontana, presente al processo in difesa dei fedeli, e autore del comunicato stesso, considera le motivazioni addotte, come piuttosto lacunose oltre che, ambigue e scandalosamente omissive... 

Pur tuttavia vogliamo ancora sperare. Chissà che non possa essere chiamata in causa  qualche autorità competente del Vaticano, come già accaduto, a valutare la correttezza della condotta del sacerdote e del Vescovo coinvolti nel pasticciaccio brutto della Chiesa di sant'Ignazio, in Carpi,?! Staremo a vedere! Intanto buona lettura - si fa per dire - e...a voi i commenti

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Non solo una vittoria di Pirro

Il 29 marzo 2025, due settimane dopo rispetto a quanto preannunciato, è stata notificata l’ordinanza ex art. 409 c.p.p. con cui il GIP di Modena ha disposto l’archiviazione del procedimento penale nato dagli esposti contro la mostra blasfema di Carpi, in cui erano indagati l’artista, i curatori e il vescovo della diocesi Mons. Erio Castellucci. 

Contrariamente a ciò che il ritardo poteva far supporre, in altre parole un approfondimento di tutte le ipotesi di reato evidenziate negli esposti e nella memoria depositata, a una prima lettura del provvedimento colpisce e pone ampi interrogativi la grave mancanza della sua motivazione. 

Iustitia in Veritate, presente nel processo a difesa dei fedeli, offre alcuni spunti di riflessione a beneficio della reale portata di ciò che i difensori degli indagati hanno proditoriamente dichiarato cantando vittoria.

Tra i cardini fondamentali del nostro ordinamento giuridico, l’art. 111 c. 6 della Costituzioni stabilisce che “Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati”, e l’osservanza di tale principio è prevista a pena di nullità in quanto la precisa ed esaustiva motivazione è diretta a garantire la razionalità nella conoscenza giudiziale e nel processo, unitamente al diritto delle parti alla valutazione completa delle prove.

In ossequio a tale esigenza, pertanto, il codice di procedura penale all’art. 125 comma 3 statuisce l’obbligo di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali - come l’ordinanza in questione - a garanzia del corretto svolgimento dell’iter procedimentale che porta alla conclusione di un ragionamento probatorio legittimo. La decisione del giudice deve essere quindi adottata non solo nel rispetto della legalità, ma rispondere anche ai postulati della logica.

Non è ammissibile cioè che un giudice motivi il provvedimento semplicemente appellandosi al ” libero convincimento” – pur rimanendo anche questo un principio fondamentale –, perché devono essere spiegate in modo preciso e consequenziale tutte le motivazioni sottese alla decisione. Al contrario, costituendo parte essenziale e indispensabile in una qualsiasi decisione giurisdizionale, trattandosi di conclusione di un ragionamento, la motivazione è prevista a pena di nullità dello stesso provvedimento.

Nel caso dell’ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Modena, ci troviamo di fronte ad un provvedimento totalmente omissivo di parecchi punti sollevati nell’opposizione alla richiesta di archiviazione. 

La decisione che fa esultare i sostenitori della bontà della blasfemia oggettiva perpetratasi a Carpi, è lacunosa, con motivazione carente, insufficiente o assente su vari aspetti sui quali il Giudice avrebbe dovuto pronunciarsi.

E infatti, nulla il Giudice esprime sul palese plagio delle cd opere esposte, omette di pronunciarsi anche sulla palese truffa a danno di tutti, e sorvola bellamente, sminuendone così la gravità, sulla questione sollevata a causa delle evidenti raffigurazioni oscene fruibili anche da minorenni, per cui era intervenuta direttamente la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, e sull’oggettivo vilipendio che non può certo essere visto negli occhi dei fedeli scandalizzati che hanno reagito. 

Perché tali omissioni, in violazione dei dettami di cui agli artt. 111 della Costituzione e 125 c.p.p.?

Senza nulla togliere al principio del libero convincimento del giudice, tali palesi vuoti nella parte motiva del provvedimento in questione, lungi dal far cantare vittoria – che comunque sarebbe come quella di Pirro per l’appunto - lasciano un pesante dubbio sulle effettive intenzioni delle stesse, con una decisione evidentemente redatta tanto frettolosamente quanto lacunosamente.

Forse che su alcune questioni è vietato pronunciarsi? Forse che la blasfemia oggettiva rinvenibile in qualcosa che offende la religione cattolica va valutate solo se vi era intenzione di offendere nelle intenzioni di chi doveva vigilare e non l’ha fatto? O in chi doveva controllare l’effettiva originalità delle opere che hanno comunque turlupinato i visitatori nella loro scopiazzatura di opere altrui? 

Perché lo scandalo può essere solo negli occhi di chi guarda e non nella volontà di chi voleva provocare, e lo ha saputo fare, come la stessa ordinanza riconosce?

Allo Stato – e ai suoi organi giurisdizionali - non è stato chiesto di giudicare le distinzioni tra le diverse visioni cattoliche della fede, ma di valutare tutti gli aspetti di reato – non solo alcuni - di una mostra blasfema che ha oggettivamente vilipeso, e le azioni e decisioni di chi ha avallato tale scempio provocatorio, che peraltro è stato riconosciuto.

Il pastore di quella diocesi farà bene a non cullarsi troppo nell’illusione di un’assoluzione, per tacitare la coscienza e sentirsi a posto come dopo una vittoria di Pirro.

Nessuno ha vinto, tanto meno il suo ruolo; di sicuro ha perso la verità dei fatti, che però rimane e non può essere censurata da un provvedimento giudiziario scandalosamente omissivo, lacunoso e ambiguo. 

Avv. Francesco Fontana, Presidente di Iustitia in Veritate

Milano, 31 marzo 2025. 

Santa Balbina


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martedì, aprile 01, 2025

RIFLESSIONI NEL GIORNO DEL MIO ENNESIMO COMPLEANNO. Una testimonianza di fede. Veronica Cireneo



Questo brano fu scritto nel 2023 in un alberghetto di Roma, in Trastevere, dove sono solita trascorrere i momenti salienti dell'anno solare e liturgico, tra cui il giorno del mio compleanno che, non è per scherzare che lo dico,  ricorre proprio il primo d'aprile: oggi.
All'epoca non esisteva ancora il sito internet degli Alleati dell' Eucarestia, e il brano in oggetto  fu gentilmente pubblicato, da due o tre blog cattolici tra i più conosciuti.
Ma oggi che il nostro specifico spazio internet c' è, certa di fare cosa gradita a chi ci segue, inserirò questo scritto tra gli altri articoli - tutti incastonati come perle, intorno al Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo - giacché esprime con chiarezza una filosofia di base certamente condivisa dalla maggioranza dei nostri lettori, ovvero: che la vita senza fede, non solo non ha senso, ma è davvero una pessima avventura, anche molto amara e pericolosa. Buona lettura dunque. Sempre grata per la vostra attenzione.

§§§


Riflettevo, al risveglio, davanti allo specchio del bagno, nell' atto di sciacquarmi la faccia, mentre osservavo quante zampe di gallina si erano accumulate nell’arco della notte che mi ha condotto all’alba del mio ennesimo compleanno, di come sia strano non riuscire a dare un nome preciso alla specialità della vita in se stessa. E soprattutto di come sia strano scoprire che si può diventare giovani, invecchiando.

Tra i 18 e i 30 anni quelli per cui tutti dicono:” Beata te, davvero!? Mamma mia come sei giovane! Li avessi io i tuoi anni!” Macche’! Falso!Non so per voi, ma con me non ha funzionato cosi...

In quegli anni a causa dell’inesperienza, dell’acerbita’, del desiderio irrefrenabile di ribellione, della mole dei peccati che si accumulano nella giovinezza, ero pressoché decrepita.Forse gli altri non lo sapevano, e forse non lo sapevo neanche io, però il malessere generale era al contempo contenuto e contenitore della mia esistenza. E si ingigantiva ad ogni cattivo pensiero, azione, errore e orrore che inevitabilmente, e senza tregua, uno sull'altro si accumulavano 

Ad un certo punto, Gesù che sa come ripescare quelli che sono Suoi, è dovuto intervenire drasticamente. E lo ha fatto togliendomi tutto all’improvviso. Meno male!

Anche se lì per lì mi sembro’ un caso, cosa che non era, persi in un attimo: il lavoro, gli amici, il fidanzato e la salute fisica. Sperimentando l’arsura del deserto non potei che rivolgermi a Lui. A chi sennò? Conoscete voi qualcuno che ami venire incontro con tutto il cuore e con tutti i Suoi Beni a chi si trovi nel momento del fallimento, del bisogno, della malattia e della disgrazia, più di quanto non faccia Lui?

Sperimentai tangibilmente il Suo soccorso. Che intervenendo in me, rivoluziono’ tutto da cima a fondo.

Ed ora, se ripenso, della mia vita, quanti problemi, affanni, disperazioni, dolori e malattie ho creduto insuperabili, sbagliandomi, giacché oggi sono ancora qui viva, vegeta e addirittura felice, mi accorgo di quanto non abbia senso una vita senza fede! Del valore e del vigore che acquista quando la si concede, come fosse propria, a Colui che È l'Onnipotente.

Da quando mi sono resa conto di: non venire dal nulla, di non essere sola, di essere amata, osservata, protetta e benedetta, come fossi in un guscio, ogni giorno che passa cresce lo spirito, l’entusiasmo e le idee che non sempre il corpo fisico riesce a stargli dietro, tanto numerose e, non certo per mio merito, brillanti sono.

In giovinezza questo vulcano interiore benefico non lo conoscevo, ma il fuoco sì. Quello l’ho sempre sentito. E meno male che sono stata accompagnata fuori da quelle fiamme giovanili, che erano infernali, per essere forgiata da quelle dello Spirito Santo, che molto generosamente mi ha passato al setaccio.

È stato davvero un bel viaggio in ascensore, l'avventura dell'incontro con Cristo. Non so per voi, ma con me Gesù non ha mai sbagliato niente.

Ed ora che non ho più paura di nulla e nel giorno del mio ennesimo compleanno, voglio ringraziare di cuore il Proprietario della vita mia: l'Altissimo!

Che la disegni liberamente, ineguagliabile artista, nel modo, nella tecnica, nei dettagli e nei tempi che vuole, giacché con la mia voglio indegnamente risarcirlo del Corpo che gli abbiamo sottratto uccidendolo.

Io non esisto.

Ma Lui sì.

Tu sia lodato in eterno mio Salvatore. Grazie!

Veronica Cireneo 

1 aprile 2025

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Prima pubblicazione: 2023 su Stilum Curiae

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sabato, marzo 29, 2025

PROTEGGIAMO GLI INNOCENTI. Gaza: l'appello di Monsignor Strickland al Presidente Trump per il cessate il fuoco immediato.


a cura di Veronica Cireneo 

Mentre invitiamo  ad una preghiera incessante, e all'offerta quotidiana del Sacrificio Eucaristico, tutti i cattolici di buona volontà, chiamati a vivere in questi tempi apocalittici, per averla ricevuta, pubblichiamo doverosamente questa lettera aperta che Monsignor Strickland, Vescovo Emerito, ha inviato al Presidente Trump per invocare il cessate il fuoco su Gaza. "Il tributo di sangue versato dai piccoli civili innocenti ha raggiunto livelli così intollerabili da non poter più tacere (...)

Papa Pio XII: 

"la guerra spesso crea mali 

più gravi di quanti ne elimini".

§§§

Egregio Signor Presidente,

Nel nome di Nostro Signore Gesù Cristo, vi scrivo come successore degli Apostoli, spinto dal mio dovere di dire la verità nella carità e nella giustizia. Il peggioramento della crisi in Medio Oriente, dalla guerra a Gaza ai crescenti conflitti regionali, comprese le azioni militari statunitensi nello Yemen, richiede un'urgente riflessione morale. 

Come pastore di anime, non posso rimanere in silenzio mentre migliaia di persone soffrono le conseguenze dell'escalation della violenza.

La Chiesa cattolica sostiene la sacra dignità di ogni vita umana, creata a immagine di Dio. 

Il Catechismo ci insegna che:  "le azioni deliberatamente contrarie al diritto delle genti e ai suoi principi universali sono crimini" (Catechismo della Chiesa Cattolica 2313). Ciò si applica a tutte le parti impegnate in una guerra, siano esse nazioni, gruppi militanti o coalizioni. Mentre una nazione ha il diritto di difendersi e proteggere il suo popolo, tali azioni devono rimanere entro i limiti della giustizia, della proporzionalità e della legge morale.

A Gaza, l'uccisione indiscriminata di civili, tra cui donne e bambini, ha raggiunto una portata intollerabile. La popolazione palestinese, molti dei quali non hanno alcuna affiliazione con organizzazioni terroristiche, soffre immensamente. La guerra non può essere condotta senza riguardo per gli innocenti

Lo stesso vale per lo Yemen, dove le azioni militari statunitensi contro gli Houthi rischiano di infiammare una situazione già instabile. Ogni missile lanciato, ogni bomba sganciata, minaccia di spingere la regione ulteriormente nel caos, con conseguenze umanitarie incalcolabili.

Il principio della guerra giusta è chiaro: la guerra deve essere l'ultima risorsa, condotta solo per difesa, con una forza proporzionale e senza mai colpire i civili. Non deve mirare alla conquista o alla rappresaglia, ma al ripristino di una pace giusta. 

Papa Pio XII ha avvertito che la guerra spesso "crea mali più gravi di quanti ne elimini". Oggi, mentre i conflitti si moltiplicano in Medio Oriente, temo che stiamo assistendo a questa tragica verità dispiegarsi davanti ai nostri occhi.

Esorto questa amministrazione a riconsiderare il suo percorso. 

Se l'America desidera essere una forza per il bene nel mondo, deve agire non con un'aggressione militare incontrollata, ma con giustizia, prudenza e una sincera ricerca della pace. 

Una nazione non può rivendicare un primato morale, mentre contribuisce all'escalation della sofferenza umana. 

Vi invito a cercare soluzioni diplomatiche, a chiedere la fine immediata della distruzione a Gaza e ad affrontare la crisi in Yemen con moderazione, affinché i fuochi della guerra non consumino ancora più vite innocenti.

Gli Stati Uniti sono stati a lungo plasmati dai principi cristiani, eppure si trovano a un bivio. Sceglieranno la via della giustizia e della pace o permetteranno che il ciclo di violenza continui senza controllo? 

Prego che i nostri leader cerchino la saggezza di Cristo, il Principe della Pace, e lavorino per una giusta risoluzione che rispetti la dignità di tutti i popoli.

Rispettosamente in Cristo,

Monsignor Joseph E. Strickland, Vescovo emerito

28 marzo 2025

***

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venerdì, marzo 28, 2025

SULLA VALIDITÀ DELLA SANTA MESSA UNA CUM PAPA FRANCISCO. Padre Giorgio Maria Fare' confuta uno studio del dottor A.Cionci

 

     a cura di Veronica Cireneo 

Nell'articolo che segue,  collocabile all'interno dell'annosa questione riguardante la validità/liceità della Santa Messa e dei Sacramenti in unione con Francesco, vediamo come il teologo padre Giorgio Maria Fare', del quale avevamo già avuto modo di parlare Qui e Qui, e che ringraziamo per la cortesia -  a partire da uno studio del dottor Cionci, confutandolo con documenti ufficiali alla mano - dimostri la validità della Santa Messa una cum papa Francisco. Buona lettura e diffusione.

§§§

Commento di p. Giorgio Maria Faré allo studio di Andrea Cionci:  

«Sulla validità/liceità della Messa una cum Papa Francisco» 

Pubblicato il 21 marzo 2025, aggiornato il 26 marzo 2025

***

Vorrei in questo testo analizzare lo studio dal titolo «Sulla validità/liceità della Messa una cum Papa Francisco» pubblicato dal dott. Andrea Cionci in formato PDF sul suo sito e disponibile nel momento in cui scrivo a questo link:  https://www.codiceratzinger.eu/_files/ugd/162863_35b5cd53db5a461889fb1d23d35b5e7b.pdf 

Dalla lettura del testo si evince che esso si basa su due premesse che risultano canonicamente e teologicamente non sostenibili: 

•la prima è che il Card. Bergoglio, in quanto eletto invalidamente, sia scismatico; 

•la seconda, conseguente alla prima, è che la cosiddetta “Chiesa bergogliana” sia anch’essa scismatica. Mostrerò brevemente come queste due affermazioni siano erronee secondo le leggi della Chiesa e molto pericolose sul piano teologale per i fedeli che vi aderiscono

A pagina 1 del PDF il dott. Cionci cita il caso storico della Costituzione civile del clero, imposta in Francia durante la Rivoluzione francese. Cito dal pdf, pag. 1: 

«Anche nel 1790 si riaffacciò la questione della legittimità dei sacramenti in unione con il pontefice: con la Costituzione civile del clero, molti cattolici francesi rifiutavano i sacramenti dai preti che avevano giurato alla Rivoluzione, e quindi li accettavano solo dal “clero refrattario” rimasto in unione con Roma. In quel caso, tuttavia, la situazione era stata chiarita pubblicamente, mentre oggi il presente antipapato è stato riconosciuto solo da una parte ancora minoritaria del clero e dei fedeli». 

Spieghiamo meglio cosa vuol dire che: "In quel caso, tuttavia, la situazione era stata chiarita pubblicamente".

Dopo la promulgazione della Costituzione civile del clero (12 luglio 1790), la Santa Sede prese subito posizione per guidare i fedeli e condannare i sacerdoti che avessero prestato giuramento di adesione. Il testo principale con cui Pio VI espresse questa condanna fu l’enciclica Charitas, emanata il 13 aprile 1791. In essa il Papa dichiarava incompatibile con la dottrina cattolica l’ordinamento imposto dal governo rivoluzionario francese e ribadiva che i sacerdoti che giuravano fedeltà a tale Costituzione tradivano l’autorità ecclesiastica e si separavano dalla Chiesa, ovvero perdevano la comunione con essa per atto scismatico. Nel caso storico citato il clero e i fedeli erano stati debitamente indirizzati dall'autorità ecclesiastica che aveva dichiarato scismatico il sacerdote che avesse aderito al documento rivoluzionario.  

Questo è l'unico caso in cui si può avere la certezza del delitto di scisma (1) di un ministro della Chiesa cattolica: è la Chiesa stessa a doverlo decretare (2).  

Se tale cosa non avviene è sbagliato etichettare come scismatico un ministro cattolico. Ed è proprio questo che il dott. Cionci sostiene con il suo lavoro: si sostituisce il giudizio del fedele al giudizio della Chiesa; si preferisce una sorta di giustizia personale e arbitraria, al diritto e dovere della Chiesa di prendersi cura dei suoi ministri. 

Tuttavia, il Codice di Diritto canonico — citato nello stesso documento del Dott. Cionci — ci dice che: Can. 841Poiché i sacramenti sono gli stessi per tutta la Chiesa e appartengono al divino deposito, è di competenza unicamente della suprema autorità della Chiesa approvare o definire i requisiti per la loro validità. Pertanto, i sacramenti celebrati da un ministro validamente ordinato vanno doverosamente considerati validi

L’altro punto critico è il giudizio che la tesi del dott. Cionci riserva per tutta la Chiesa, questione che sta a monte rispetto a quella dei sacramenti e in un certo senso la genera, ma che si risolve allo stesso modo come ora vi dimostro. 

Cito dalla pag. 3: 

«Quindi non abbiamo una dichiarazione ufficiale della Chiesa cattolica sulla validità dei sacramenti nella Chiesa scismatica bergogliana che, tra l’altro, sembrerebbe anche eretica, filoprotestante e tendenzialmente negatrice della Transustanziazione».

Non abbiamo nemmeno una condanna emessa da un organo ecclesiastico competente che decreti come scismatica la cosiddetta “Chiesa bergogliana”. L’errore e la soluzione sono le stesse: il delitto di scisma non può essere accertato o sanzionato da un fedele privato, ma solo dall'autorità ecclesiastica competente, né verso un altro fedele, né verso un sacerdote, né tanto meno verso la cosiddetta “Chiesa bergogliana”.  E poi, cosa sarebbe la Chiesa bergogliana? In cosa e come si distingue dalla Chiesa Cattolica? Questo discorso, mancando di precisione sul piano teologico e quindi ecclesiologico, è molto pericoloso perché confonde il fedele sul tema delicatissimo della comunione ecclesiale. 

Tutta la tesi del dott. Cionci, infatti, non potendo basarsi su un documento magisteriale, né riguardo alla presunta posizione scismatica di Bergoglio, né riguardo alla questione dell’invalidità dei sacramenti, si fonda sulla supposizione. La struttura argomentativa dell’intero studio si rivela fondata su di una personale supposizione, come vediamo a pag. 4: 

«È quindi lecito supporre che il verosimile abbandono della vera fede cattolica da parte di molti preti in unione con Bergoglio potrebbe intaccare una delle 4 cause di validità, cioè l’intenzione di operare la Transustanziazione».

Se fosse così semplice intaccare il fondamento della Chiesa, essa non sarebbe sopravvissuta nemmeno alla prima generazione di credenti.  In questo campo non si può procedere per supposizioni. Nessuna supposizione personale può indurre il fedele a dubitare di quello che la Chiesa gli impone di credere: la Messa cattolica attualmente celebrata da ogni sacerdote cattolico è valida finché non sarà la Chiesa stessa a dire altrimenti con un pronunciamento magisteriale esplicito. 

Non è quindi fondato sostenere che — cito da pag. 4: 

«sulla validità dei sacramenti in unione con antipapa Francesco, è senz’altro necessario SOSPENDERE IL GIUDIZIO, e rimettersi al pronunciamento del prossimo vero Papa»

Così facendo il fedele antepone il proprio giudizio al giudizio attuale della Chiesa, arrogandosi di sospettare di invalidità un sacramento che la Chiesa impone di credere come valido e, peggio ancora, arrivando ad esimersi dalla Messa domenicale per questo motivo. 

Ecco dove ancora il dott. Cionci ribadisce la sua tesi — cito da pag. 4: 

«Il punto fondamentale è proprio che non occorre una dichiarazione della Chiesa per riconoscere Bergoglio antipapa e scismatico»

E segue citando "Universi Dominici Gregis", articoli 76 e 77, e il can. 332.2 del Codice di diritto canonico che conosciamo tutti bene.

Dove sta l’errore nella frase che vi ho citato? È assolutamente necessario che vi sia una dichiarazione della Chiesa per riconoscere il Card. Bergoglio scismatico! 

E non importa che in questi anni Francesco abbia compiuto azioni e detto cose che possono indurre in alcuni il sospetto su di lui: questi giudizi spettano solo alla Chiesa. E invece, secondo il dott. Cionci e i suoi collaboratori, per affermare che Bergoglio sia scismatico, e con lui la cosiddetta “Chiesa bergogliana”, basta la constatazione del fedele di ritenere Bergoglio “ostinato” nelle sue posizioni. Vi leggo il paragrafo: 

«Oltre a essere antipapa, è ostinato, dato che né lui stesso, né la Chiesa, né i Cardinali, né la Segreteria di Stato, né il Tribunale vaticano rispondono da tempo alle numerose pubbliche sollecitazioni. Così, Bergoglio è antipapa ed essendo ostinato è scismatico»

•Innanzi tutto una persona non è tenuta a rispondere a chiunque, l’ostinazione non si “misura” sul rifiuto di rispondere alle “pubbliche sollecitazioni”. 

•In termini giuridici l’ostinazione è il rifiuto di correggersi dopo un’ammonizione ufficiale. 

 •Inoltre, non basta il nostro giudizio in merito al grado di ostinazione di qualcuno per decretare il suo reato di scisma.

• L’accertamento giuridico (la dichiarazione pubblica e formale) che qualcuno abbia effettivamente commesso il delitto di scisma spetta all’autorità ecclesiastica competente. 

 Credo che sia evidente che queste due premesse allo studio del dott.Cionci che ho appena analizzato non abbiano un rigoroso fondamento canonico e teologico. «Antipapa scismatico», «messa scismatica e illecita», «Chiesa bergogliana scismatica», questi modi di dire presenti nello studio del dott. Cionci sono fuorvianti perché inducono il fedele a credere che spetti al singolo il giudizio sulle conseguenze della mancata rinuncia al Munus da parte di Papa Benedetto, o sulla invalida elezione di Francesco, e invece no: i reati commessi da chicchessia all’interno della Chiesa, anche qualora passibili di scomunica latae sententiae, sono competenza esclusiva della Chiesa e degli organi preposti, da questi vanno accertati e puniti, da nessun altro.

Partendo da queste premesse il dott. Cionci va quindi a riportare pareri teologici che, secondo lui, dispensano dal precetto domenicale: Cita il Catechismo al n. 2180:

«Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito CATTOLICO, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente”. 

Ma siccome, secondo la sua tesi, il rito celebrato dal 2013 ad oggi da ogni sacerdote validamente ordinato non sarebbe più cattolico, ma sarebbe una «messa scismatica illecita», il fedele ne sarebbe dispensato. 

Cita poi un compendio di teologia morale del 1955 che riporta «l’impossibilità morale» e il «grave danno morale o spirituale» come «cause scusanti» che dispensano dal precetto domenicale e sostiene che il fedele sarebbe «pienamente scusato se non assolve al precetto domenicale» riferendosi alla partecipazione ad ogni Messa celebrata una cum dal marzo 2013 da ogni sacerdote cattolico validamente ordinato; questo perché è «massimo danno spirituale partecipare al peccato degli eretici».[Su questo punto, rimando anche all’approfondimento che ho inserito in fondo al documento sul nuovo intervento su YouTube del dott. Cionci, avvenuto dopo prima pubblicazione di questo commento] 

A questo proposito il dott. Cionci cita la ormai arcinota Tertia Pars, Quaestio 82, Articulus 9 della Summa Theologiae, sostenendo che chi rifugge dall'ascoltare la Messa di tali sacerdoti (eretici, scismatici o apostati) o dal ricevere la comunione dalle loro mani, non rifugge dai Sacramenti, ma piuttosto li rispetta.  

E questo sarebbe verissimo se qualcuno avesse SANCITO che i sacerdoti cattolici una cum sono eretici, apostati e scismatici, così da rendere necessario consigliare al fedele di evitare ogni loro celebrazione eucaristica. 

Ma la Chiesa non l’ha fatto. Lo fece nel caso dei preti costituzionali francesi e autorizzò i fedeli a evitare tali sacerdoti, ma ad oggi non vi è nessun interdetto per nessuna celebrazione, ed è questo quello che conta.  

Il dott. Cionci — al pari di don Minutella — evita di citare il prosieguo del discorso di san Tommaso, che dice quanto segue: 

«Infatti gli eretici, gli scismatici e gli scomunicati vengono privati dell'esercizio dei loro poteri da una sentenza della Chiesa. (…) fino alla sentenza della Chiesa è lecito (3) ricevere la Comunione da essi e ascoltare la loro Messa»( 4). 

Alcuni hanno asserito che gli eretici, gli scismatici e gli scomunicati, essendo fuori della Chiesa, non sono in grado di consacrare il sacramento eucaristico. Ma in ciò s'ingannano. Perché, come osserva S. Agostino, "altro è non avere una cosa, altro è averla abusivamente", così pure "altro è non dare e altro è dare malamente". Coloro dunque che facendo parte della Chiesa ricevettero il potere di consacrare l'Eucarestia con l'ordinazione sacerdotale, ne hanno validamente la facoltà, ma non la esercitano lecitamente, se in seguito si sono separati dalla Chiesa con l'eresia, lo scisma, o la scomunica. […] E poiché la consacrazione dell'Eucarestia è un atto connesso col potere di ordine, coloro che sono separati dalla Chiesa per eresia, scisma, o scomunica, possono validamente consacrare l'Eucarestia, la quale, sebbene da essi consacrata, contiene il vero corpo e sangue di Cristo…»(5). 

Quindi, riprendendo la sintesi finale dello studio del dott.Cionci, possiamo individuare le seguenti posizioni critiche: 

• Non è corretto sostenere che non si hanno certezze sulla validità dei Sacramenti celebrati “una cum Francisco”, ma anzi, siamo tenuti per fede a credere nella validità di questi sacramenti. 

• Non è corretto sostenere che in mancanza di un pronunciamento ecclesiastico sull’illegittimità di Bergoglio come papa, la valutazione della sua eventuale condizione di scismatico sia lasciata al discernimento dei fedeli. Infatti, è assolutamente erroneo sostenere che spetti al fedele dichiarare scismatico Francesco e comportarsi di conseguenza. 

• Non è corretto sostenere che «il precetto festivo della S. Messa cessa di obbligare perché contrario alla virtù della fede». 

***

Breve commento ad alcune recenti aggiunte all’impianto dell’inchiesta del dott. Cionci Concludo il commento alla tesi di studio del dott. Cionci e dei suoi collaboratori considerando brevemente le loro ultime interpretazioni, basate su nuove traduzioni, differenti da quella proposta inizialmente, della Declaratio di Papa Benedetto, perché questo va a toccare anche il tema della celebrazione eucaristica. 

La tesi di tale studio è che Papa Benedetto con la Declaratio abbia operato una «declaratoria di decisio su delitto, scisma, usurpazione e sede impedita». Non mi pronuncio sul risultato di queste nuove traduzioni né sulla interpretazione canonicogiuridica che ne è conseguita. 

•La prima cosa che vorrei far notare è che, per quanto è dato di sapere dalle firme apposte al documento, è mancata la supervisione di un teologo.  

•Inoltre, vorrei in questa sede puntare l’attenzione sul fatto che, a prescindere dai contenuti, non è corretto che un’ipotesi di studio vada a sostituire la giurisdizione della Chiesa in materia. Mancando una sentenza esplicita della Chiesa (come da cann. 1341 e ss.), non si può affermare che i fedeli siano autorizzati a considerare il Card. Bergoglio scismatico, né tantomeno i fedeli sono autorizzati a credere nell’esistenza di una cosiddetta «Chiesa bergogliana scismatica», dato che questa espressione non identifica nulla di chiaro e opera solo confusione nei fedeli stessi.  

È temerario sostenere che nella Declaratio vi sia certamente una dichiarazione di scisma pronunciata da Papa Benedetto, e che quindi i fedeli sarebbero autorizzati a rifuggire i Sacramenti celebrati una cum Francisco. 

Non voglio togliere nulla al lavoro che il dott. Cionci e i suoi collaboratori portano avanti da anni. Potrà essere accolto dagli organi ecclesiastici competenti, potrà essere confermato, corretto, utilizzato per porre chiarezza, ma in nessun modo può dire oggi ai fedeli, sostituendosi alla Chiesa, cosa devono fare e non fare, credere e non credere, in materia in cui ha assoluta giurisdizione solo e soltanto la Chiesa. 

È necessario che le conclusioni dei loro studi rimangano tali, e non diventino delle circolari usate per orientare i fedeli in questo momento delicatissimo.  Ricordo che un’anima sola vale il Sacrificio di Gesù Cristo sulla Croce, e ci vuole quindi somma prudenza nel considerare un’ipotesi di studio come una certezza fondata e dimostrata, soprattutto se questa può compromettere il cammino di grazia di molte persone di buona volontà. 

***

Approfondimento sui testi di morale citati dal dott. Cionci 

Dopo la pubblicazione di questo commento, il dott. Cionci ha ripreso la questione su YouTube, nel video dal titolo: «Ostia consacrata gettata nei rifiuti. Cionci si contraddice? NO, ecco perché», e reperibile a questo link: https://youtu.be/qmzUa0KlaWE?si=2JReRI7IyLlBxn2t 

Trascrivo qui il passaggio centrale che vorrei commentare:  

«Il precetto domenicale? Il precetto domenicale si osserva quando si va alla Messa lecita, non quando si va alla Messa illecita. Io vi ho riportato tutti i testi che vengono dalla teologia morale, dal Catechismo, dal Diritto Canonico. Poi però, se non li leggete, è un altro conto. E allora, come si fa? Come si fa? Come si fa? Eh, non si fa. Non si fa. Sei scusato.

Tant’è che la teologia morale ti scusa dall’andare alla Messa lecita addirittura se tu, quella domenica, hai un affare importante e devi guadagnare dei soldi. Sei scusato dal non andare alla Messa lecita, perché il Padre eterno non è il mega direttore di Fantozzi, che se non si timbra il cartellino tutte le domeniche si va all’inferno. Il Padre eterno è molto più intelligente di quanto pensiamo. Quindi, se un padre di famiglia, quella domenica, ha un affare per cui deve guadagnare 5.000 o 10.000 euro, non ci va alla Messa ed è scusato. Così come si è scusati se la Messa è troppo lontana. Io tutte queste scusanti ve le ho riportate nel PDF. Non le volete leggere? Fate come vi pare. Comunque a me non interessa: voi andate alle Messe che volete. Io non sono nessuno per darvi delle indicazioni. Però non si dica che Cionci cade in contraddizione, perché Cionci non è caduto in contraddizione». 

Riprendiamo allora quali sono le fonti citate da Cionci nel suo PDF, cito dalle pagine 5 e 6:

«Come suggerisce il buon senso e come conferma Padre Eriberto Jone ofm nel Compendio di Teologia morale, ed. Marietti, 1955, n. 200:  “Cause scusanti sono infatti: l’impossibilità fisica o morale. Scusano quindi dall’osservanza del precetto […] il pericolo di subire un grave danno materiale e morale” (ed. Studium, voce “santificazione delle feste”).  Parimenti:  “Dall’obbligo di ascoltare la Messa scusa ogni motivo mediocremente grave, quale esiste in caso […] di danno corporale o spirituale che dovesse derivare a noi o ad altri”.

Quindi, visto che il danno spirituale - massimo e non “mediocre” - è quello di  al peccato degli scismatici in unione con l’antipapa usurpatore Francesco, sulla cui ortodossia dottrinale, peraltro, non vi sono certezze, visto che il danno materiale è quello di ritardare la legittima successione petrina con tutti i problemi derivanti per la Chiesa cattolica e per 1 miliardo e 285 milioni di cattolici, il fedele è pienamente scusato se non assolve al precetto domenicale per danno materiale, morale, spirituale a se stesso, alla Chiesa e agli altri cattolici. Il fedele è dunque tenuto per forza a spostarsi di decine o centinaia di km per cercare una Messa lecita? No. Anche la distanza eccessiva può essere, infatti, una scusante. In “Teologia morale” di P. Teodoro da Torre del Greco si legge:  “Qualunque giusto motivo può scusare il fedele dall'assistere alla S. Messa. Scusa dunque: a) l’impossibilità fisica o morale, […] quelli che abitano molto lontano dalla chiesa, etc.”» 

È da notare che entrambe le fonti di teologia morale che vengono citate nel pdf del dott Cionci, Compendio di Teologia morale di Padre Eriberto Jone ofm, ed. Marietti e Teologia morale di P. Teodoro da Torre del Greco sono state pubblicate prima del Codice di diritto canonico del 1983, e quindi si basano sulla vecchia edizione del Codice di diritto canonico, del 1917.

Inoltre, solo la seconda delle fonti tiene conto dei documenti del Concilio Vaticano II, mentre la prima fonte non può tenerne conto essendo stata pubblicata nel 1955. 

Qual è il problema? Che da allora l’approccio alla teologia morale è cambiato radicalmente. L’operazione fatta dal dott. Cionci è quindi sbagliata metodologicamente. 

I manuali preconciliari si fondano su tutta una casistica oggi non più utilizzata e inoltre condizionata dal contesto socioculturale completamente diverso dal nostro. 

Alcuni esempi?  

•Secondo il manuale di p. Jone sono scusate le «donne incinte non sposate». E perché mai? Negli anni ’50, una gravidanza fuori dal matrimonio era considerata un grave scandalo pubblico. La dispensa si fondava sul riconoscimento che la condizione di una donna incinta e non sposata potesse essere così infamante da giustificare, pastoralmente, il rimanere nascosta, anche in giorno di precetto. Prümmer e Noldin-Schmitt fanno osservazioni simili, menzionando il caso delle donne gravidae illegitime come esempio di dispensa per “gravis verecundiae causa”. 

•P. Jone scusa anche chi avesse abiti troppo logori o inadeguati per comparire in pubblico.

Nel primo Novecento (e fino almeno agli anni ’50) si dava per scontato che la partecipazione alla Messa domenicale comportasse una presenza pubblica in forma decorosa, secondo le convenzioni sociali dell’epoca ed era sottinteso che si dovesse indossare il “vestito della festa”. Oggi, anche le persone con reddito molto basso dispongono di abiti semplici ma puliti e dignitosi e la distinzione tra i vestiti “ordinari” e quelli “della festa” è quasi scomparsa. 

Alla luce di queste contestualizzazioni, anche la questione del grosso affare da diverse migliaia di euro citato da Cionci appare completamente fuori luogo ai giorni nostri. La frase del Jone, tradotta dall’edizione inglese di cui dispongo è: 

«Coloro che, partecipando alla Messa, avrebbero subito la perdita di un guadagno di particolare entità». 

Come si spiega una simile dispensa, che alle nostre orecchie sembra dettata da un’avidità di guadagno stridente con lo stile evangelico? Negli anni ’50, in molte aree, si celebrava una sola Messa domenicale per parrocchia, poche famiglie disponevano di un’automobile e gli spostamenti verso altre chiese risultavano spesso impraticabili. 

Il principio morale sottostante era quello di evitare un obbligo ad impossibilia o graviter onerosa, in linea con la dottrina della dispensa in caso di grave incomodo. 

Nel contesto attuale, in cui esistono molte celebrazioni distribuite tra sabato e domenica e la mobilità è notevolmente aumentata, simili motivazioni non sono più generalmente applicabili. Se quindi ci fosse veramente un’occasione unica e imperdibile di un guadagno di entità eccezionale, la persona potrebbe attendere al suo affare e trovare comunque una celebrazione in orario comodo per sé.

Padre Giorgio Maria Fare' 

NOTE:

1)  È detto scisma: "il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a  lui soggetti" (Codice di Diritto Canonico, can. 751). «Per costituire il delitto di scisma in senso stretto sono richieste le  seguenti condizioni: 1. C i si deve ritirare direttamente (espressamente) o indirettamente (attraverso le proprie azioni)  dall’obbedienza al Romano Pontefice e separarsi dalla comunione ecclesiastica con il resto dei fedeli, anche se non ci si  unisce a una setta scismatica separata; 2. il ritiro deve essere fatto con ostinazione e ribellione; 3. il ritiro deve essere fatto  in relazione a quelle cose che costituiscono l’unità della Chiesa; e 4. nonostante questa disobbedienza formale, lo  scismatico deve riconoscere il Romano Pontefice come il vero pastore della Chiesa, e deve professare come articolo di  fede che è dovuta obbedienza al Romano Pontefice» (Ignatius J. SZAL, The Communication of Catholics with Schismatics,  p. 2 traduzione propria).

2)  La scomunica per scisma, in forza del can. 1364, è latae sententiae, ossia si ritiene che il fedele che commetta questo  delitto cada nella scomunica automaticamente, a partire dall’atto stesso compiuto con piena responsabilità. Tuttavia,  l’accertamento giuridico (la dichiarazione pubblica e formale) che qualcuno abbia effettivamente commesso il delitto di  scisma spetta all’autorità ecclesiastica competente. Normalmente è il Vescovo diocesano (o un tribunale ecclesiastico da  lui delegato) ad avviare un’indagine (cfr. can. 1717 e ss.) per appurare se il fedele abbia compiuto scisma in senso  canonico e se ne ricorrano le condizioni di imputabilità (cann. 1321-1330). In casi più complessi o gravi, la Congregazione  (ora Dicastero) per la Dottrina della Fede o la Sede Apostolica possono intervenire direttamente o avocare a sé il giudizio. Una volta verificati i fatti e accertata la colpevolezza, si può emanare un decreto dichiarativo (cfr. can. 1341 e ss.) che  attesta la scomunica già incorsa ipso facto. Nel caso in cui il fedele non si ravveda, lo stato di scomunica rimane; se invece  recede e si riconcilia, possono avviarsi le procedure per la remissione della censura (can. 1358).

3) Qui S. Tommaso non sta parlando della liceità del Sacramento in sé ma sta dicendo che è lecito (cioè è permesso) al fedele prendervi parte. 

4) Summa Theologiae, Tertia Pars, Quaestio 82, Articulus 9, co.

5) Summa Theologiae, Tertia Pars, Quaestio 82, Articulus 7, co.

Fonte qui

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mercoledì, marzo 26, 2025

LA MESSA DI SEMPRE. Docufilm. Proiezione della premiere a Romano di Lombardia. Mercoledì 3 aprile.


a cura di Veronica Cireneo

Gli Alleati dell'Eucarestia non si chiamerebbero così, se non fossero tutt'uno con la sacralità, la bellezza liturgica e l'ordine che promana dalla Messa di sempre: ordine,  devozione e disciplina che si sforzano, in ogni modo lecito possibile, di fare rifiorire anche nella Messa riformata post-conciliare, che frequentano, loro malgrado, proprio con questo intento.

Così oggi, sono lieti di presentare sul loro blog,  che ad un anno dalla sua attività ha superato in questi giorni le 200.700 visualizzazioni, questo significativo evento cinematografico, moderato da Daniele Logoluso, che ringraziamo di cuore per la segnalazione.

La proiezione della prima parte de "La Messa di sempre" si terrà in Lombardia, a Romano in provincia di Bergamo, mercoledì 3 aprile prossimo venturo. Grazie per la diffusione.

§§§

Il 3 Aprile arriva a Romano di Lombardia (BG), nel multisala Starplex, un atteso documentario che negli Stati Uniti ha riscosso notevole interesse, ovvero quello sulla Messa in Rito Antico (Vetus Ordo), volgarmente chiamata Messa in Latino.

Alle ore 20.45 verrà proiettata la prima parte del docufilm ricco di testimonianze di fedeli, di sacerdoti e di Vescovi cattolici - tra i quali anche Mons. Strickland - e a seguire ci sarà una conferenza/dibattito con alcuni ospiti, importanti esperti del rito della Messa di sempre (così come titola la versione italiana del film curata e distribuita da Amicitia Liturgica).

Fino al Concilio Vaticano II questa forma ha accompagnato la Chiesa nella missione terrena e ha formato i più grandi santi. Ultimo, in ordine cronologico: San Pio da Pietralcina del quale conosciamo il grande amore per questo rito che spesso lo portava a celebrare Sante Messe, che potevano durare anche fino a 3 ore.

Come mai questa forma è stata abolita e rimpiazzata con nuovo rito? 

Che conseguenze ha portato alla fede e alla Chiesa? 

Quali sono i Frutti e le Grazie che molti ancor oggi ricevono assistendo a queste Sante Messe?

Al termine della proiezione, risponderanno a queste domane gli illustri ospiti in sala: Mons. Nicola Bux, Don Marco Begato e Julio Loredo. 

L’evento verrà moderato da Daniele Logoluso di Spirito di Verità -TV dove trovate questa intervista a Don Marco Begato sull'argomento

Per l’acquisto della prevendita vi rimandiamo a questo link https://www.amicitialiturgica.it/event-details/la-messa-di-sempre-alla-scoperta-della-messa-tradizionale


Daniele Logoluso, Milano

26 marzo 2025

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