venerdì, agosto 22, 2025

CHIAMATA ALLA SANTITÀ. L'appello di Monsignor J.E.Strickland.


Joseph Edward Strickland

a cura di Veronica Cireneo 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo accorato e profetico appello, che il vescovo emerito Monsignor Strickland rivolge agli uomini di buona volontà. È un'istruttiva e definitiva chiamata alla santità. Buona edificante lettura e diffusione.

§§§

(...) il profumo della santità non si può fingere, fratelli e sorelle in Cristo

Proviene solo dal grano schiacciato, dall'olio versato, dalla morte nascosta dell'io. La santità è il profumo di un'anima che non dice più "la mia volontà", ma solo "la tua volontà". Non è rumorosa. Non si pubblicizza. Ma quando entra in una stanza, i demoni tremano – e gli angeli si avvicinano. 

È il profumo del sacrificio – l'aroma di Cristo - che "ci ha amati e ha dato se stesso per noi, in oblazione e sacrificio a Dio, in odore di soavità" (Efesini 5:2).

Lo riconosci quando lo incontri. È la presenza silenziosa di una nonna che prega tutta la notte per i suoi figli ribelli. È la vita nascosta di un'anima consacrata che ha rinunciato a ogni conforto per appartenere interamente a Dio. È l'uomo gentile che perdona una ferita grave e non ne parla – perché la porta all'altare.

Il mondo non riconosce questa fragranza. La deride, perché odora di morte (.…). Ma in Paradiso, questo è il profumo dei santi.

Prendiamone uno: Padre Damiano di Molokai. Non era famoso. Non era raffinato. Non era al sicuro. Era un semplice prete belga che si offrì volontario per servire le anime più abbandonate: i lebbrosi esiliati su un'isola remota delle Hawaii. Nessun altro voleva andarci, quindi ci andò lui. Toccò le loro ferite. Costruì le loro case. Ascoltò le loro confessioni. Seppellì i loro morti. E rimase. Non come visitatore. Ma come padre, fratello, pastore. E col tempo, compagno di sofferenza. Perché Padre Damiano alla fine contrasse la stessa malattia. Avrebbe potuto andarsene. Non lo fece. Scelse di morire tra loro, con loro, per loro.

Questa è la santità. Questa è la fragranza che raggiunge il trono di Dio. E quella stessa fragranza – di sacrificio nascosto, di amore duraturo, di Cristo crocifisso – deve risorgere nel nostro tempo.

Nessuno ha incarnato quel profumo più perfettamente della Madonna. Lei è il fiore più puro di tutta la creazione: la rosa senza spine, il giglio tra le spine. Ha detto sì, e il Verbo si è fatto carne. Ha sofferto in silenzio sul Calvario. La sua santità ha cambiato la storia.

La Chiesa oggi non ha bisogno di più strategie o slogan. Ha bisogno di santi. Non di santi dal sentimento morbido, ma di amore ardente. Non di santi che piacciono alla folla, ma che piacciono a Cristo. Non di santi che cercano piattaforme, ma che cercano la Croce.

La santità non è per pochi. È una chiamata universale. "Perché questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione..." (1 Tessalonicesi 4:3). E il profumo della santità può provenire solo da cuori infiammati dalla carità divina e spremuti come incenso sull'altare di Dio.

Allora vi chiedo: che profumo lascia la nostra vita? Abbiamo lo stesso odore del mondo, profumato di orgoglio, autopromozione e indulgenza? Oppure portiamo l'odore di Cristo crocifisso?

Essere santi non significa brillare, ma ardere. E quando un'anima arde d'amore, lascia dietro di sé la fragranza del Paradiso.

Voglio che oggi portiate con voi queste parole:

Non siete stati creati per la mediocrità. Non siete stati creati per vagare. Siete stati creati per essere santi. E siete chiamati – ora, oggi – a lasciare il profumo del mondo e ad assumere la fragranza di Cristo.

Questa è l'ora delle anime sante. E non un giorno. Non quando i bambini saranno cresciuti o quando la Chiesa sarà più forte o quando il rumore si sarà placato. Ora.

Il mondo non migliorerà per caso. La Chiesa non sarà purificata dai burocrati. E Cristo non regnerà nei nostri cuori se continuiamo ad aspettare di sentirci pronti. La santità non aspetta. Arde.

Siate santi. Non santi sicuri. Non santi deboli. Santi veri. Lasciate che la vostra purezza svergogni l'oscurità. Lasciate che le vostre preghiere costruiscano ciò che il mondo sta distruggendo. Lasciate che la vostra sofferenza – offerta con amore – salga come incenso e guarisca le ferite del Corpo di Cristo.

Lasciamo che il profumo della santità si diffonda nuovamente nelle nostre case, nelle nostre parrocchie, nei nostri cuori. Lasciamo che i pastori siano veri, i fedeli siano saldi e la Chiesa risplenda della luce dell'Agnello.

(.…) La santità non è una virtù privata. È un fuoco. Purifica l'anima, sì, ma purifica anche la Chiesa. È così che Dio ricostruisce. Non con il rumore, ma con la fedeltà. Non con i programmi, ma con la purezza. Non con le strategie, ma con i santi.

La linea è stata piegata. Le fondamenta sono state offuscate. Ma la santità ci riporta al filo a piombo. Il profeta Amos vide quella linea tenuta nella mano di Dio. E questa linea è ancora valida.

Se la Chiesa deve rinnovarsi, non inizierà a Roma, né nei sinodi, né nei comunicati stampa. Inizierà nel chiostro. Nel confessionale. Nel silenzio di un cuore che dice "Fiat".

Làsciate dunque che il rinnovamento abbia inizio da voi. Lasciate che la vostra anima sia l'altare. Lasciate che la vostra vita sia la fragranza. E lasciate che la Chiesa ritrovi il suo equilibrio attraverso il sì dei fedeli.

La santità può non fare notizia. Ma riscrive la storia. E se ti chiedi che aspetto abbia , che cosa sia la santità in carne e sangue:

guarda l'anima che prega quando nessuno la vede.

Guardate il padre che conduce i suoi figli a inginocchiarsi davanti all'Eucaristia.

Guardate il sacerdote che predica la verità senza scuse, anche quando ciò gli costa.

Guardate la giovane donna che indossa la modestia come una corona in un mondo di esposizione.

Guarda l'uomo morente che offre il suo dolore con amore per le anime che non incontrerà mai.

Stiamo vivendo un periodo di grande scossa. Le fondamenta sono state messe alla prova. I fedeli sono stati dispersi. C'è confusione nel santuario. C'è silenzio dove dovrebbe esserci profezia. E molti si chiedono: "E adesso?". La risposta non è nuova. Non è mai cambiata.

La Chiesa non sarà rinnovata da strutture migliori o da idee moderne e innovative. Sarà rinnovata da uomini e donne santi, ardenti d'amore, incrollabili nella verità, radicati nella preghiera e nascosti in Cristo. È lì che la battaglia sarà vinta.

Se costruisci la tua vita su qualsiasi cosa che non sia la volontà di Dio, crollerà. Ma se ti ancori alla Sua verità – se dici sì alla chiamata alla santità – allora diventi incrollabile. Diventi parte del rimanente che Dio userà per restaurare la Sua Chiesa.

E sì, Egli la restaurerà. Purificherà il santuario. Susciterà pastori fedeli. Disperderà i mercenari, umilierà i superbi ed esalterà i piccoli. E quando la tempesta sarà passata, saranno i santi a rimanere, coloro che portarono il profumo del santo, anche quando nessuno se ne accorse.

Non dire di essere troppo debole. Non dire di essere troppo distrutto o arrivato troppo tardi. Sei nato per questo momento. Sei stato messo in quest'ora non per guardare, ma per combattere  in ginocchio, nella tua casa, nel silenzio.

E quando la polvere si sarà depositata, quando i falsi profeti saranno dimenticati, quando i corrotti saranno smascherati, quando i lupi saranno abbattuti , non saranno i podcast o le piattaforme a rimanere. Saranno le anime che hanno vissuto nascoste nelle ferite di Cristo.

Lascia che sia tu (...). Mentre andate avanti oggi, lasciate che il profumo del sacro riempia le vostre case. Lasciatelo salire nelle vostre parrocchie. Lasciatelo filtrare nelle vostre conversazioni, nelle vostre decisioni, nei vostri sacrifici nascosti. Lasciatelo salire dalle vostre ferite. Lasciatelo salire dalla vostra adorazione. Lasciatelo salire dal vostro amore per l'Agnello di Dio. E lasciatelo raggiungere il Cielo. Perché il Pastore non ha finito di chiamare. Sta ancora camminando tra le Sue pecore. E non si fermerà finché tutte non saranno radunate, guarite e rese integre.

E ora ti benedico:

Signore Gesù Cristo, Sommo Sacerdote e Pastore delle anime, metti il Tuo sigillo su ogni cuore che ha udito queste parole.

Fai sorgere santi per quest'ora: santi, nascosti e coraggiosi e possa il profumo del loro sacrificio riempire di nuovo la Chiesa.

 

Cuore Immacolato di Maria, schiaccia il serpente. Rinnova la Sposa. Conducici al Cuore del tuo Figlio: Gesù.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Monsignor J. E. Strickland, 14 agosto 2025

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giovedì, agosto 21, 2025

PAPA BENEDETTO XVI E L'INTRODUZIONE DEL REATO DI PED0P0RN0GRAFIA. G.G.Vecchi.


a cura di Veronica Cireneo 

Forse non tutti sono a conoscenza del fatto che nel 2010 Papa Ratzinger introdusse il reato di pedopornografia. Ma dati anche recenti fatti di cronaca come, ad esempio, quello di una parrocchia di Seregno, nella speranza che venga ovunque e sempre più minuziosamente applicato, lo ricordiamo per capire quanto fosse necessaria già allora l'introduzione di questa norma nella Chiesa e di quanto fosse attento al tema della purezza, Papa Benedetto XVI. Dalla sua entrata in vigore, infatti, in soli due anni, centinaia di sacerdoti vennero dispensati dal servizio sacerdotale. Quindi non par che se qualcuno ha parlato di Ratzinger come del papa che ha inteso coprire i pedofili, era in malafede e/o mentiva sapendo di mentire? Dati ed effetti della nuova norma in questo breve articolo di Gian Guido Vecchi del 2018. Buona lettura e diffusione.

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Sono circa 400 i sacerdoti pedofili spretati da Benedetto XVI nel suo pontificato

Il giro di vite voluto da Ratzinger, con l'introduzione del reato di pedopornografia del 2010, ha avuto come effetto dati impressionanti, dei quali si è discusso a Ginevra durante l’audizione della Santa Sede al Comitato Onu sui diritti del fanciullo. 

L’agenzia Associated Press parlava (...) di circa 400 casi di sacerdoti spretati tra il 2011 e il 2012. La Santa Sede, peraltro, precisa che si tratta di una elaborazione, non del tutto esatta, dei dati riportati nel volume delle «attività della Sede» dai quali risulta che nel 2011 la Congregazione per la Dottrina della Fede sottopose al Papa la richiesta di laicizzazione «ex officio» di 125 «soggetti» e per altri 135 la richiesta di «dispensa dagli obblighi sacerdotali». Nel 2012 sono stati rispettivamente 57 e 67.

In totale, quindi, risultano 182 richieste di «dismissione dallo stato clericale» e 202 «dispense». Numeri che si riferiscono «ordinariamente a casi avvenuti negli anni precedenti», chiarisce padre Lombardi. Non è che gli abusi si riferiscano a quel biennio. Si tratta piuttosto dell’effetto delle norme del 2010. 

L’ex Sant’Uffizio, per volontà di Ratzinger, introdusse, con il reato di pedopornografia, la possibilità di procedere per «via extragiudiziale» nei casi più clamorosi, dando di fatto il potere al Papa di spretare direttamente i colpevoli quando le prove fossero schiaccianti. L’abuso su disabili psichici venne equiparato a quello sui minorenni. E soprattutto allungò la prescrizione da 10 a 20 anni, a partire dal diciottesimo compleanno della vittima. Il che permise di punire anche i casi più antichi. 

Il testo firmato da Benedetto XVI il 21 maggio 2010 segnò il punto di non ritorno della Chiesa nella lotta agli abusi.

Gian Guido Vecchi, 14 gennaio 2018

Fonte: Corriere della Sera

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lunedì, agosto 18, 2025

COS' È STATO, PER ME, IL CONCILIO VATICANO II: don Alberto Secci. Alleati di Biella per la Messa Antica (VII parte).


a cura di Veronica Cireneo 

In questo settimo contributo della rubrica: "Portiamo la Messa antica in ogni Diocesi", gli Alleati di Biella ci riportano il pensiero che don Alberto Secci espresse a Seregno nell' ottobre 2011, nella Conferenza promossa dal Centro Culturale "J. H. Newman , circa la vera sostanza e applicazione del Concilio Vaticano II. Il sacerdote - anche  appassionato di pittura - presso la città di Vocogno (Verbania) celebra la Santa Messa esclusivamente in rito romano antico, ritenendo il biritualismo una scelta abbastanza incomprensibile e pericolosa. Conclude l'articolo il consueto appello per il reclutamento di nuovi fedeli per la Messa Antica, a Biella. Buona lettura, adesione e diffusione.

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Don Alberto Secci

Afferma don Alberto:

Mi sono chiesto: "Che cosa è stato per me il Concilio?"  Sono nato nel 1963 e la mia formazione l'ho vissuta immediatamente dopo il Concilio. Sono diventato sacerdote nel 1988, dunque sono immerso in questa epoca.

Il Concilio è sicuramente stato una presenza fortissima. In ogni momento se ne sentiva parlare, ma si trattava di una presenza tanto forte quanto indefinita, cioè: tutti parlavano di Concilio e pochissimi dicevano che cosa fosse.

• Nei primi anni la vita delle parrocchie, tutto sommato, continuava come prima, ma con un grande cambiamento: quello della Messa. Si è trattato quindi di fare quello che si faceva prima, ma con l'obbligo violento di una Messa nuova.

Tutti obbedivano. Molti perché convinti che servisse un cambiamento, che bisognava rieducare i cattolici... e c'era una gran confusione nei catechismi, stampati alla bell'e meglio. Era tutto sperimentazione: bisognava cambiare tutto, assolutamente!!

• Poi arrivò la seconda fase, quella della normalizzazione dove la parola d'ordine era "evitiamo gli eccessi". Moderazione! Era come se quella parola d'ordine equivalesse a:"evitare la rigidità del passato, evitare le rigidità della Chiesa in rapporto al mondo moderno, alla dogmatica e in rapporto alla morale".

Questa fase coincise con gli anni del mio seminario in cui ci andavo preoccupato di non ascoltare troppo i professori, perché alcune persone mi dicevano che "se ascolti troppo quelli, finisci male". 

Ai seminari la teologia onnipresente era quella del Concilio. Bisognava assumere lo spirito del Concilio. Cosa volesse dire, mai l’ho capito! 

C’era uno slogan: "evitare il passato".

Di fatto si reinterpretava la Dottrina della Chiesa nella volontà di non definire mai nulla. Ma la volontà, cioè la scelta di non definire rigidamente i contenuti delle Verità cristiane, dei Dogmi e della Morale, è essa stessa una scelta. La volontà di non definire è fare un'altra chiesa!

Il non definire il male significa aprire alla possibilità del male.  Il non definire, ha fatto sposare il comunismo e il protestantesimo; il non ribadire che innanzitutto c'è Dio, e l'uomo è fatto per la gloria di Dio, ha posto l'uomo al centro della Chiesa. La chiesa è diventata, nel vissuto, una “ONG”.

• L’ulteriore fase che stiamo vivendo è la cosiddetta "ermeneutica della continuità". Si dice che bisogna rileggere il Concilio alla luce della Tradizione, ché non sarebbe una rottura, ma una continuità... 

Occorre dire invece cosa è stato questo Concilio pastorale, non dogmatico e anomalo nella storia della chiesa. Quindi è la Tradizione che deve interpretare il Concilio, che ne ha autorità, non il Concilio la Tradizione! E allora, se è vero che la Tradizione deve essere colei che giudica il Concilio, la Tradizione deve essere totalmente e ovunque liberalizzata. Se non avviene, significa che non c’è continuità

Tutto, universalmente, non è più come prima: nella grande metropoli, come nel più piccolo paese di montagna, è avvenuto lo stesso cambiamento. La stessa distruzione della Fede. 

Non si può dividere il Concilio dal post-concilio. La cosa impressionante è che questo cambiamento è stato attuato volutamente dalle autorità della Chiesa. In caso contrario non sarebbe stato possibile un cambiamento così totale (revisione di tutti i riti, dei sacramenti, delle costituzioni dei conventi, del sensus fidei...).

Assieme alla confusione dottrinale, era impossibile trovare un angolo di pace e di fede: cercavi un convento? Non c'era più! Erano stati tutti rinnovati, tutti obbligati a rivedere i fondamenti della propria vita, delle proprie costituzioni. Si è trattato di una rivoluzione universale che si è potuta produrre non per la confusione storica, sociale o culturale di quel tempo, ma per una volontà espressa della Chiesa. Questo ha modificato la Fede, perché il sensus fidei è cambiato.

Ed ora, quelli che partecipano intensamente alla vita parrocchiale sono contro la ripresa di una sana Tradizione, perché ormai vivono un gusto della fede che è totalmente differente, che è ingannevole. Questo è stato prodotto dalle autorità della Chiesa. I preti che hanno seguito le formazioni permanenti della Diocesi sono rovinati irrimediabilmente. Si sono salvati quelli che non hanno fatto i "corsi di rieducazione nella fede”.

C’è uno schema dittatoriale: se io non seguo... sono fuori dalla Chiesa. Invece uno è nella Chiesa quando è nella Tradizione, quando è obbediente alle due fonti: Tradizione e Sacra Scrittura. 

Non si può tacere su queste cose, ne vanno di mezzo le anime. 

Oggi un vero fedele cattolico per stare nella Chiesa deve mettersi in disparte, deve stare in un angolo, deve soffrire e custodire ciò che per Grazia ha ricevuto. Ma la Chiesa deve aiutare e difendere l'anima dei propri figli! Non può sospendere il suo compito per piacere al mondo!

È un grande inganno e certamente c'è dietro il demonio".

Don Alberto Secci, ottobre 2011

Fonte qui

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APPELLO-RECLUTAMENTO FEDELI PER LA MESSA ANTICA NELLA DIOCESI BIELLESE.

• Noi Alleati di Biella siamo innamorati di questa Messa in cui percepiamo il Sacro farsi presente. Per questo abbiamo iniziato a fare le nostre mosse per avviare una Messa Tridentina, celebrata con regolarità nella nostra città.

• Come già comunicato, abbiamo trovato una Chiesa consacrata, privata, a pochi km dal centro abitato. Siamo aperti a valutare altre Chiese o luoghi idonei sul territorio, se qualcuno volesse offrircene la possibilità.

• Cerchiamo altri fedeli, innamorati anch'essi della Messa di Sempre, che vogliano unirsi a noi per aumentare il numero dei partecipanti, necessario per la riduzione delle spese.

• Cerchiamo altresì sacerdoti anche extra-diocesani disposti a celebrare, che vengano saltuariamente a trovare amici o parenti biellesi, e sacerdoti diocesani, che possano accompagnarci a comprendere e amare sempre più la verità del Sacrificio Eucaristico nella forma tradizionale. 

Poniamo il nostro desiderio nelle mani della Madre della Chiesa, Maria Santissima, rendendoci disponibili ad aiutare, con consigli e suggerimenti, fedeli di altre Diocesi che vogliano attivare la Messa antica nella loro provincia.

Per contattarci via mail, questo è l'indirizzo:   MESSA/CENACOLI fornendo nome, cognome, mail, cellulare e specificando se la partecipazione sarà individuale o familiare.

Vi aspettiamo e prepariamo un articolo di approfondimento sul "biritualismo", che offriremo presto alla vostra attenzione. Ave Maria 

Fraternamente in Cristo ➕

Alleati di Biella per la Messa Antica

Lunedì 18 agosto 2025

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sabato, agosto 16, 2025

QUANDO IL PAPA NON ERA UNA ROCKSTAR. Un seminarista ci scrive: attenzione agli estremismi!


Emblema della Città del Vaticano

a cura di Veronica Cireneo 

Dopo anni di eventi ecclesiastici convulsi che tanta confusione, smarrimento, desolazione e sconforto hanno suscitato in noi, uomini degli ultimi tempi, ci scrive dall'estero un seminarista, Alleato dell' Eucarestia, che vuole restare anonimo,  per sottolineare i rischi che comporta la sovraesposizione mediatica della figura del Pontefice e per metterci in guardia da quelli derivanti da una cattiva interpretazione del papato: rischi che vanno dalla papolatria, all'abbandono della Chiesa, in base  al gradimento suscitato nei fedeli, da uno o da un altro Pontefice. Estremi che vanno assolutamente evitati entrambi. Buona lettura 

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Quando non c'erano televisione, radio e internet non si stava a guardare ad ogni piè sospinto ciò che il Papa diceva o faceva.

La sua figura era messa in risalto soprattutto nel Governo, nelle Encicliche, Bolle e Decreti  e aleggiava intorno alla sua immagine un qualcosa di sacro, un'aurea arcana, mai occulta, ed in qualche modo anche il suo Ministero era più incisivo, in quanto veniva esaltata maggiormente la sua funzione di Vicario di Cristo, e meno la Sua personalità individuale.

Dal nascondimento del Palazzo Apostolico governava in modo meno appariscente, ma  probabilmente molto più efficace....

Con l'avvento dei mass-media invece potremmo dire che il papato risulti svuotato della sua sacralità. Sembra che abbiano così tanto storpiato l' immagine del Pontifice da traslare il ruolo di Vicario di Cristo sulla figura di: "capo di un' istituzione sociale di beneficenza, obbligato, per formalità, ad elargire ogni giorno qualche buona parola...."

Ma è più facile che poche parole penetrino più a fondo e più permanentemente nei cuori e nelle anime.... invece di continue parole che, si succedono a ruota e, quasi non si distinguono.

Non è una critica a nessun Papa in particolare, questa mia,  ma una riflessione su come sarebbe più opportuno per tutti, Pontefice compreso, risparmiare la sua figura dall'abuso mediatico.

Ad ogni modo indipendentemente dall'avvicendarsi dei Pontefici e indipendentemente da come il Pontefice contemporaneo appaia agli occhi dell'uno o  dell'altro fedele, va ricordato che sarà opportuno evitare i due rischi più comuni e pericolosi: la papolatria e l'abbandono della Santa Madre Chiesa. 

Contro la papolatria, cioè il costume di fare del Papa un idolo, lo stesso don Bosco che li chiamava i: “tre amori bianchi” riferendosi alla Madonna, all' Eucaristia e al Papa, ben sapendo che l'adòrazione spetta solo a Dio, affermava:  " Si dica viva il Papa e non si dica viva Pio IX" 

All' elezione di Pio IX, infatti, considerato inizialmente un liberale, fu un tripudio per i piemontesi, che insieme ai capi rivoluzionari Mazzini e Cavour, tutti inneggiavano al grido di: "Viva Pio IX".

Dopo due anni però, Pio IX cambiò radicalmente, e rinsavi', diventando  il grande Papa del Dogma dell' Immacolata Concezione e di quello dell' Infallibilità Papale.

Questa revisione non piacque ai rivoluzionari e  massoni che lo esiliarono a Gaeta, ma fu la prova che: chi riceve il ministero Petrino, se corrisponde alle ispirazioni della Grazia, può sperimentare un "cambio di rotta", come accadde appunto al Beato Pio IX che, da liberale che era, divenne uno dei più grandi Papi della storia del cattolicesimo.

Fa eco a don Bosco il cardinale Muller, che afferma: " Siamo Cristiani, non siamo Papisti" quindi si dica: "Viva il Papa! e non viva Gregorio X, Pio X , Paolo V ecc".

Bisogna amare l'Istituzione del papato per ciò che rappresenta, non la persona del Papa in sé, se non si vuole correre il rischio di cadere nell' adorazione del Vicario di Cristo, anziché di Cristo, Dio Stesso, che è l'Unico a cui spetta.

Amare il papato significa riconoscere e rispettare l' autorità spirituale del Papa in quanto Vicario di Cristo, appunto; significa sostenere il suo magistero e seguire i suoi insegnamenti in materia di fede e di morale, se non si discostano dalla dottrina e dalla tradizione cattolica. Significa anche pregare per lui, sostenerlo spiritualmente, affinché possa svolgere il suo incarico con saggezza e santità. 

Viceversa, la papolatria non è e non ha nulla di buono: procedendo dall'eccessiva esaltazione della persona del papa, che può giungere fino all' idolatria, conduce ad una visione acritica che porta a sua volta all'obbedienza cieca, perché tende a giustificare ogni  azione o parola del pontefice idolatrato, anche quando contraddittorie tra loro e contrarie alla dottrina e al buon senso.

Va ricordato in questo contesto che ogni Papa non è arbitro della fede,  ma in quanto custode di essa deve attenersi a ciò che insegna la Sacra Scrittura, la Tradizione ed il Magistero. Attualizzando, possiamo osservare che nel quadro del momento storico presente, dove la sinodalità la fa da padrona, purtroppo non si riscontra nessuno dei tre. Ma per formulare un'espressione specifica, corretta e conveniente dell'attuale pontificato attendiamo appunto, come si faceva una volta, di leggere almeno una sua prima enciclica.

Sappiamo che la Chiesa è una monarchia - non una democrazia - costituita sulla Comunione gerarchica. Cioè: chi governa pasce nella carità, non certo nella tirannia i suoi sudditi. È l' immagine della Gerusalemme Celeste che la Chiesa è chiamata a riprodurre nel modello monarchico terreno dove Cristo è Re e Maria è Regina.

E qualora un Pontefice dovesse dèragliare saremmo autorizzati, se non addirittura obbligati, a riprenderlo con una correzione filiale, così come fecero San Paolo, Sant' Atanasio e Santa Caterina da Siena, ma l' abbandono della Chiesa - come i tanti, troppi che , al seguito di facinorosi, sono stati invitati a fare - mai!  Perché extra ecclesiam nulla salus. Cristo governa la Barca e la Storia. 

Sia benedetto in eterno.


Un seminarista
Sabato 16 agosto 2025

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giovedì, agosto 14, 2025

UNA MESSA VALIDA NON SEMPRE È BUONA (2). Don Alberto Secci. Alleati di Biella per la Messa Antica (parte sesta)


Don Alberto Secci 

a cura di Veronica Cireneo 

In questo sesto contributo della rubrica: "Portiamo la Messa antica in ogni Diocesi", gli Alleati di Biella ci presentano la seconda parte del pensiero di don Alberto Secci sulla correttezza dell' atteggiamento da tenere nei confronti della liturgia. Il sacerdote - anche  appassionato di pittura -presso la città di Vocogno (Verbania) celebra la Santa Messa esclusivamente in rito romano antico, ritenendo il biritualismo una scelta abbastanza incomprensibile e pericolosa. Conclude l'articolo il consueto appello per il reclutamento di nuovi fedeli per la Messa Antica, a Biella. Buona lettura, adesione e diffusione.

Don Alberto: lo studio e le opere pittoriche.

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Non c’è niente da fare: la crisi impressionante del Cattolicesimo nel nostro mondo, la confusione dottrinale e spirituale nella quale siamo immersi da troppi anni, l’abbandono imponente della pratica cristiana nei nostri paesi e città, ha la sua causa centrale in una riforma liturgica che ha stravolto il baluardo della fede e della vita cristiana. 

Il nuovo rito della Messa, fatto per piacere anche ai fratelli separati delle altre confessioni cristiane (innanzitutto ai Protestanti e agli Anglicani), tacendo sugli aspetti principali della concezione cattolica della Messa, ha fatto sì che la liturgia non sia più la roccia sicura su cui fondare la vita cristiana, personale e sociale.

Il nuovo rito ha indebolito nei fedeli il senso di Dio, l’adorazione di Cristo presente nelle specie eucaristiche, la centralità del sacrificio espiatorio, la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. 

Non vogliamo fare un elenco dei “vuoti” del nuovo rito della Messa: ci basta sottolinearne gli effetti devastanti. 

Solo degli ideologizzati del post-concilio o della modernità a tutti i costi possono non vedere l’esito penoso, drammaticamente penoso, della riforma liturgica. Esito penoso che coinvolge tutti, sacerdoti e fedeli.

Nel migliore dei casi la nuova Messa, quando è celebrata con rispetto e dignità, lascia i fedeli che vi assistono così come sono: se questi sono già profondamente cattolici, probabilmente lo resteranno, ma se sono deboli nella fede e in uno sguardo cattolico sulla vita, in questa nuova Messa non troveranno una provocazione alla conversione profonda, anche culturale; saranno invece “cullati” nel loro modo ridotto di considerare il Cristianesimo.

La Messa tradizionale no! Non è così! È una Messa “difficile”, non per il latino, ma per le provocazioni che lancia.

Sul subito, per un cristiano “piccino” nella mente e nel cuore, può risultare un pugno nello stomaco, ma un pugno salutare. 

Ti mette in crisi, mette in crisi le false certezze di un cristianesimo troppo umanizzato che mette l’uomo al centro e dimentica Dio. 

Mette in crisi un cristianesimo che si è imbevuto della mentalità dominante e che è sempre più una scuola di agnosticismo.

La Messa tradizionale mette in crisi, ma dopo la crisi costruisce, edifica. In chi vi assiste con fedeltà, la Messa di sempre inizia un’opera di educazione alla fede profonda, totale, solida.

Se un fedele non si scandalizza delle difficoltà iniziali, nel tempo scopre tutta la ricchezza della liturgia secondo la Tradizione, e grazie ad essa vede edificare nella santità e nell’intelligenza della fede tutta la propria vita.

Per questo abbiamo voluto vivere solo con la Messa tradizionale. Per questo pensiamo che sia il ritorno ad essa il migliore sostegno alla Missione urgente di riportare il Cattolicesimo nella vita normale del popolo.

Il Cristianesimo è sempre stato fatto da Dio in anime che lo hanno ascoltato. E per fare questo ci vuole un lavoro semplicissimo: una Chiesa aperta, che sia veramente luogo di preghiera, la Messa veramente cattolica, un prete che ascolta le confessioni, la consegna di una dottrina sana che dica subito tutta la verità della Rivelazione. Il resto è la vita da vivere non secondo il mondo, ma secondo Dio.

Più la crisi si farà sentire, più i preti mancheranno, più bisognerà tenere aperti dei luoghi, magari piccoli, dove la fede sia vissuta intensamente: saranno questi luoghi i fari nella notte della nostra cristianità scomparsa.

Saranno i luoghi di Dio che illumineranno questa terribile notte.

Siamo ancora in tempo, non sappiamo per quanto, nel garantire questa vita semplice, semplicemente cristiana. Occorre avere dei luoghi della grazia, della fede, della misericordia di Dio.

Ci saranno se molti sacerdoti, lasciando un mondo complicato dalle moderne inutilità anche “ecclesiastiche”, abbracceranno una vita interamente sacerdotale, di preghiera – studio – apostolato. Come fece il monachesimo nell’epoca delle invasioni barbariche: scelse Dio e salvò la Chiesa.

Scelse Dio e salvò la Chiesa: chi invece sceglie le molte attività per la Chiesa, perde le anime e allunga un’agonia che sta intristendo i cuori (“Radicati nella fede” – Aprile 2012). (fonte)

***

APPELLO-RECLUTAMENTO FEDELI PER LA MESSA ANTICA NELLA DIOCESI BIELLESE.

• Noi Alleati di Biella siamo innamorati di questa Messa in cui percepiamo il Sacro farsi presente. Per questo abbiamo iniziato a fare le nostre mosse per avviare una Messa Tridentina celebrata con regolarità nella nostra città.

• Come già comunicato, abbiamo trovato una Chiesa consacrata, privata, a pochi km dal centro abitato. Siamo aperti a valutare altre Chiese o luoghi idonei sul territorio, se qualcuno volesse offrirci la possibilità.

• Cerchiamo altri fedeli innamorati della versa Messa, che vogliano unirsi a noi per aumentare il numero, necessario per la riduzione delle spese 

• Cerchiamo altresì sacerdoti anche extra-diocesani disposti a celebrare, che vengano saltuariamente a trovare amici o parenti biellesi e sacerdoti diocesani che possano accompagnarci a comprendere e amare sempre più la verità del Sacrificio Eucaristico nella forma tradizionale. 

Poniamo il nostro desiderio nelle mani della Madre della Chiesa, Maria Santissima, rendendoci disponibili ad aiutare, con consigli e suggerimenti, fedeli di altre Diocesi che vogliano attivare la Messa antica nella loro provincia.

Per contattarci via mail, questo è l'indirizzo:  MESSA/CENACOLI fornendo nome, cognome, mail, cellulare e specificando se la partecipazione sarà individuale o familiare.

Vi aspettiamo numerosi, mentre anticipiamo che nel prossimo articolo vedremo cosa è stato il Concilio Vaticano II per don Alberto Secci. 

Fraternamente in Cristo ➕

Alleati di Biella per la Messa Antica

Giovedì 14 agosto 2025, San Massimiliano Kolbe 

San Massimiliano Kolbe , anche detto:
"il folle dell'Immacolata"

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mercoledì, agosto 13, 2025

UNA MESSA VALIDA NON SEMPRE È BUONA (1). Don Alberto Secci. Alleati di Biella per la Messa Antica (parte quinta)


Don Alberto Secci

a cura di Veronica Cireneo 

In questo quinto contributo della rubrica: "Portiamo la Messa antica in ogni Diocesi", gli Alleati di Biella ci presentano la prima parte  del pensiero di don Alberto Secci sulla correttezza dell' atteggiamento da tenere nei confronti della liturgia. Il sacerdote - anche  appassionato di pittura -presso la città di Vocogno (Verbania) celebra la Santa Messa esclusivamente in rito romano antico, ritenendo il biritualismo una scelta abbastanza incomprensibile e pericolosa. Conclude l'articolo il consueto appello per il reclutamento di nuovi fedeli per la Messa Antica, a Biella. Buona lettura, adesione e diffusione.

Don Secci nel suo studio,
mostra un autoritratto 

§§§ 

Nelle Diocesi rimane una mentalità negativa o sospettosa al riguardo del rito tradizionale. Si pensa che questo ritorno al rito antico sia una concessione, un indulto, un atto di bontà del Santo Padre (BenedettoXVI) a favore di quei cattolici, sacerdoti e fedeli che non si sono ancora adattati alla modernità.

Se le cose stessero così, sarebbe un falso indicare che la Messa tradizionale non fu mai abolita!

Ogni sacerdote può, senza chiedere a nessuno, celebrare secondo il Messale tradizionale. Questa affermazione sembra rimasta chiusa nelle stanze delle curie, per paura che “un simile male si diffonda”.

Il rito tradizionale deve invece, in modo salutare, influenzare positivamente la Chiesa tutta, caduta in una delle sue crisi più spaventose.

In quali seminari si insegna la Tradizione liturgica della Chiesa ai chierici? Perché si continua a non insegnare la Messa tradizionale ai seminaristi? Perché di fatto si vieta loro di assistere alla Messa tradizionale?

Ha del tragicamente ridicolo il far assistere ai riti della Chiesa orientale, invitare i preti ortodossi, e vietare la presenza di quei preti che hanno abbracciato la Tradizione.

Si danno le chiese alle comunità ortodosse, separate da Roma non solo per insignificanti motivi disciplinari, ma per questioni dogmatiche, e non si concedono Parrocchie personali di rito tradizionale, sperando che i fedeli e i sacerdoti si stanchino di domandarle

(...) dalla Messa tradizionale deve venire tutta un’opera di edificazione delle anime, tutta una educazione cristiana, tutta un’opera di santificazione, di cui il mondo ha estremamente bisogno. 

La Messa tradizionale esiste per lo scopo stesso per cui esiste la Chiesa: salvare le anime. Non ha senso concederla per “intrattenere” i fedeli, per dare loro un brivido estetico! No: la Messa tradizionale c’è per santificare gli uomini, per edificare la Chiesa, per far rinascere le parrocchie, per ricostruire le scuole, per curare gli ammalati, per ridare speranza agli afflitti… in una parola per fare il Cristianesimo. Non può restare agli “arresti domiciliari”.

Se avessimo ritenuto che la Messa com’è celebrata nella quasi totalità delle chiese andasse bene, non avremmo deciso di passare totalmente al rito antico.

Sia ben chiaro: non stiamo dicendo che la Messa nel Novus Ordo (la Messa di Paolo VI, riformata dopo il Concilio Vaticano II) non sia valida! Ci mancherebbe! Affermare questo sarebbe non ragionare più in modo cattolico!

Certo che la Messa di Paolo VI è valida, certo che è una vera Messa, solo che è così ridotta nel suo esprimere il senso cattolico del Santo Sacrifico di Cristo, da non educare compiutamente i fedeli ed anche i sacerdoti che la celebrano.

Molti diranno: “Ma se è una vera Messa, se è valida, di che cosa vi preoccupate?”.

Ci preoccupiamo di crescere in un senso cattolico della vita, vogliamo vivere integralmente una vita cristiana, per questo vogliamo vivere con la Messa della Tradizione.” (fonte)

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APPELLO-RECLUTAMENTO FEDELI PER LA MESSA ANTICA NELLA DIOCESI BIELLESE.

• Noi Alleati di Biella siamo innamorati di questa Messa in cui percepiamo il Sacro farsi presente. Per questo abbiamo iniziato a fare le nostre mosse per avviare una Messa Tridentina celebrata con regolarità nella nostra città.

• Come già comunicato, abbiamo trovato una Chiesa consacrata, privata, a pochi km dal centro abitato. Siamo aperti a valutare altre Chiese o luoghi idonei sul territorio, se qualcuno volesse offrirci la possibilità.

• Cerchiamo altri fedeli, innamorati come noi della Messa di Sempre, che vogliano unirsi a noi per aumentare il numero, necessario per la riduzione delle spese 

• Cerchiamo altresì sacerdoti anche extra-diocesani disposti a celebrare, che vengano saltuariamente a trovare amici o parenti biellesi e sacerdoti diocesani che possano accompagnarci a comprendere e amare sempre più la verità del Sacrificio Eucaristico nella forma tradizionale. 

Poniamo il nostro desiderio nelle mani della Madre della Chiesa, Maria Santissima, rendendoci disponibili ad aiutare, con consigli e suggerimenti, fedeli di altre Diocesi che vogliano attivare la Messa antica nella loro provincia.

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Vi aspettiamo numerosi, mentre anticipiamo che il prossimo articolo verterà sulla parte seconda di questo stesso articolo.

 Fraternamente in Cristo ➕

Alleati di Biella del Rito Antico (...segue)

Martedì 13 agosto 2025

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domenica, agosto 10, 2025

IL SEMINARIO DI FOSSANO CHIUDE I BATTENTI. COME MAI? Lettera aperta al Vescovo di Cuneo. Valter Tuninetti


Seminario vescovile di Fossano

a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi lettori, offriamo alla vostra attenzione questa breve, appassionata lettera aperta, inviata al Vescovo di Cuneo, dall'autore Valter Tuninetti -  co-fondatore con la scrivente degli Alleati dell'Eucarestia e del Vangelo - contenente alcune considerazioni riguardanti la chiusura del seminario di Fossano . Non è la prima volta che l'amico Valter interloquisce col suo Vescovo.
Qualche mese fa andò ad incontrarlo di persona per domandargli la concessione di una Messa antica nella diocesi, ma il presule rispose che non poteva acconsentire, perché i cuneesi non conoscono il latino (!)
Stavolta il tema del dialogo è la chiusura di uno storico seminario, causata, sembrerebbe , dalla mancanza di vocazioni. Come mai? Eppure  i giovani hanno fame e sete di Cristo! Sono sicuri i sacerdoti pasticcioni, che fanno scappare i seminaristi, di non averli traditi e delusi  occultando  Vangelo e Magistero per dargli in  pasto sciagurate chiacchiere degne della peggiore TV spazzatura? C'è nessuno tra i responsabili che si domandi se incontri come quello espresso in foto, servano ad alimentare o ad allontanare dalla fede? 

Ancora: ci sarà pure una ragione se, mentre Fossano, o chi per lui, chiude, Seminari Tradizionali, come quelli della  FSSP o della FSSPX , pullulano di candidati o vogliamo credere che dipenda dal fato? Preghiamo, ché il Signore abbia pietà di noi e accorci questi tempi scandalosi e tribolati. Buona lettura.


§§§


Alla c.a. di

Mons. Piero Del Bosco

Vescovo di Cuneo/Fossano



Eccellenza reverendissima, 
sono Valter Tuninetti.

Apprendo, con tristezza infinita, che anche il seminario interdiocesano di Fossano chiude.

Mi permetto di scriverLe una brevissima riflessione che spero Le sia di spunto, anche se la mia voce non è niente: tutto questo è semplicemente il frutto malato di diocesi che provano allergia per la Tradizione. Sarà così sempre e ancora, in ogni luogo dove la Tradizione viene derisa o negata.

Qualcuno millanta che il problema risieda nel fatto che i seminari non sono più "attuali", ma questo è un inganno bello e buono!

Il problema non è che i seminari non sono più "attuali", il problema è che i seminari non sono più tradizionali! Rifletteteci per favore! A maggior gloria di Dio.

Da parte mia ci sarà sempre e comunque un'intensa preghiera per la nostra amata Chiesa, che torni ad insegnare la Dottrina e a rispondere al bisogno vero e autentico di ogni uomo, che è quello di conoscere Dio.

Non continuiamo a trasformare la Chiesa in una "semplice" Onlus, perché anche Giuda - quando Maria di Betania svuotò il barattolo di olio di nardo su Gesù - diceva che sarebbe stato meglio aiutare i poveri vendendo quell' olio prezioso, piuttosto che usarlo per onorare ed adorare Dio.

Con amore e rispetto filiale, La saluto cordialmente, e spero che prenderà in considerazione queste mie povere parole.

Siamo sempre lodati Gesù, Giuseppe e Maria!!

Valter Tuninetti, Cuneo 
Domenica 10 agosto 2025, San Lorenzo martire 

San Lorenzo martire,
ora pro nobis e per i nuovi eretici

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venerdì, agosto 08, 2025

LA GENUFLESSIONE DAVANTI AL TABERNACOLO È OBBLIGATORIA. Per la Rubrica: "Padre Pio".

a cura di Veronica Cireneo 

Per la rubrica: "Padre Pio", offriamo alla vostra attenzione un racconto narrato dal Santo del Gargano, per ribadire la Presenza Reale di Cristo nell'Eucarestia e ciò che comporta nell'eternità - ovvero anni di sofferenze in Purgatorio - il non inginocchiarsi, ad ogni passaggio, davanti al Tabernacolo. Buona lettura e diffusione.

§§§

San Pio da Pietrelcina racconta:
" Una sera, mentre ero solo nel coro a pregare, vidi un giovane frate che spolverava l'Altare Maggiore e sistemava i vasi di fiori. In breve, stava riordinando l'Altare. 

Credendo che fosse Frate Leone (.,.) dissi:
- Frate Leone, vai a cena. Non è il momento di riordinare l'Altare!"

Ma una voce, che non era quella di Frate Leone, mi rispose: "Non sono Frate Leone."

"Allora chi sei?" (ripresi). 

"Sono un tuo fratello, che ha completato l'anno di noviziato qui. L'obbedienza mi aveva affidato il compito di pulire l'Altare Maggiore, ma molte volte ho mancato di rispetto a Gesù Sacramentato, passando davanti all'Altare senza genuflettermi o inchinarmi per Gesù nel Tabernacolo. 
A causa di queste gravi colpe, sono ancora in Purgatorio, ma ora il Signore, nella Sua Infinita Bontà, mi ha mandato da te, affinché io possa andarmene da qui, quando celebrerai la Santa Messa per me".

Allorché risposi : "Sarai in Paradiso domattina, quando celebrerò la Santa Messa".
San Pio da Petralcina 

Fonte. Pagina Fb: Verità sull'Inferno.

8 agosto 2025

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