a cura di Veronica Cireneo
Carissimi che ci seguite, offriamo alla vostra attenzione un importante approfondimento, già comparso su Stilum Curiae , a firma dell'amico Sergìo Russo, che - prendendo spunto da uno studio dell'avvocato Costanza Settesoldi - si addentra nella controversa e mai risolta questione della "Declaratio" di Papa Benedetto XVI. Buona lettura
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LA DECISIO (DECLARATIO) DI BENEDETTO XVI È L’ATTO ESCATOLOGICO PIÙ GRANDE MAI COMPIUTO NELLA CHIESA, DAI TEMPI DELLA REDENZIONE DEL CRISTO…E VI SPIEGHIAMO IL PERCHÉ – 1ª parte
È venuto il tempo – ed è questo – in cui finalmente deve essere aperto lo “scrigno” della Declaratio, emanata da Benedetto XVI, affinché se ne possa apprezzare tutto il meraviglioso tesoro, cogliendone i suoi riverberi giuridici, spirituali ed escatologici, che questo Santo Pontefice ha reso pubblica (in totale libertà e nella pienezza del suo potere spirituale di “sciogliere e legare”) e ha lasciato alla Chiesa e al mondo, essendo egli l’“ultimo papa e il nuovo papa di un mondo nuovo, che in realtà non è ancora cominciato.” (P. Seewald, Benedetto XVI. Una vita., Garzanti 2020), e così noi, i fedeli, saremo in grado di essere vigili e pronti per entrare in quella era – stupenda ed inimmaginabile – che è il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria!
Le riflessioni che seguiranno hanno preso spunto da uno studio dell’avvocato Costanza Settesoldi, che ha affrontato la tematica sulla comprensione dei testi giuridici ecclesiastici seguendo il metodo indicato da Benedetto XVI, quando parlò alla Sacra Rota (di cui alcuni punti salienti sono riportati più avanti). Ogni parola è stata studiata nel suo significato canonico e teologico. Tale studio sarà allegato al termine del lavoro.
La Declaratio infatti, può essere considerata come un prisma: ogni faccia ci restituisce una luce particolare… la prima è quella testuale, che potremmo definire come la struttura corporale di essa, l’approfondimento di tale livello, con la comprensione di ogni parola, ci introduce al livello successivo, che è quello giuridico, e da questo l’anima si eleva al senso spirituale/teologico, alla comprensione sapienziale e profetica di esso.
E, proprio come la persona è l’unione di Spirito, Anima e Corpo, così anche la legge possiede uno spirito, un’anima ed un corpo: tutti e tre inscindibilmente e coerentemente legati fra loro.
Appunto perché, qualsiasi testo giuridico – che nello specifico nostro è la Declaratio – si compone di un formato corporeo, letterale, fatto di articoli e canoni, organizzati in una certa successione tra di loro. Contiene una disciplina, ovverosia un pondus huius actus, che sono poi le sue ricadute giuridiche. Ed infine possiede una ratio, vi è cioè una logica sottesa, che ne percorre sotto traccia tutto il contenuto.
Ogni parola va letta dentro la Chiesa, ossia dentro il suo sistema codificato linguistico (che ne rappresenta il corpo), giuridico (che ne è l’anima) e teologico (che ci restituisce questo evento nella sua portata scritturale e profetica).
La parte escatologica è come l’ultimo aspetto, in esso si realizza il trascendimento della parola che, dal livello linguistico è passata al vaglio del giudizio giuridico, assieme alla sua “cascata” consequenziale, per infine approdare al senso teologico e spirituale.
E, proprio di tale percorso interpretativo, Benedetto XVI parla ai giudici del Supremo Tribunale della Sacra Rota (in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il 21 gennaio 2012), quando afferma che: “L’uso dei mezzi interpretativi, previsti dal Codice di Diritto Canonico nel canone 17, a cominciare dal ‘significato proprio delle parole, considerato nel testo e nel contesto,’ non è più un mero esercizio logico… [poiché] ‘il trascendimento della lettera ha reso credibile la lettera stessa’;… la maturità cristiana conduce ad amare sempre più la legge e a volerla comprendere ed applicare con fedeltà… occorre spirito di docilità per accogliere le leggi, cercando di studiare con onestà e dedizione la tradizione giuridica della Chiesa, per potersi identificare con essa…”
Pertanto la metodologia, che lo studio in commento è andato ad applicare, ha seguito queste linee guida, appena sopra esposte.
Col risultato che, giunti al termine di questo lavoro di “frazione” dello spettro di luce, in ciascun colore primario, saremo quindi capaci di coglierne di nuovo la luce originaria, nella sua integrità e perfezione, perfettamente comprensibile nei tre livelli.
A questo punto però, occorre mettere in evidenza alcuni punti chiave, imprescindibili:
Il Papa è lo sposo della Chiesa. (A tal proposito, il parere giuridico/canonistico del cardinale Vincenzo Fagiolo, nel 1994, analizzava tale consistenza, concludendo che un papa non può dimettersi a motivo dell’età!).
Il Papa è altresì il “rappresentante legale” della Chiesa, della Sposa: parla ed agisce per essa e per il suo bene, pro-ecclesiae-vita, persino quando esercita la potestà punitiva. Il pontificato e la Chiesa si giovano del reciproco aiuto e, di conseguenza, il mancare delle forze dell’uno è il mancare delle forze dell’altra, e viceversa… Le forze che vengono a mancare poi, sono da intendersi quelle dell’anima e del corpo, ossia della teologia ecclesiale, che insegue la moda del momento… e, per il “corpo”, della disciplina artefatta nella pastorale: ideologie e teologie erronee generano pastorali ambigue, producendo uno scollamento della vera dottrina dalla prassi, con un popolo alla deriva. Ne consegue che: la Sede destinata a rimanere vuota indica proprio il Pontificato!
Pertanto, ciò che nel profilo giuridico occorre tenere a mente è la natura istituzionale del suo discorso: in veste di Pontefice della Chiesa universale, Benedetto non parla delle proprie forze umane, biologiche… ma di quelle ecclesiali!
Lo scontro drammatico inizia già con l’elezione di Ratzinger a papa, nel 2005: questa stessa finalizzata, non alla permanenza, ma alla deposizione (ita ut sedes vacet), nonché alla sostituzione “da parte di costoro cui si addice un atto di tal fatta” e ai quali si applica anche tutta la portata giuridica della Declaratio (Canone 1329):
§ 1. Coloro che di comune accordo concorrono nel delitto, e non vengono espressamente nominati dalla legge o dal precetto, se sono stabilite pene ferendae sententiae [pena che dev’essere inflitta dal giudice o dal superiore] contro l’autore principale, sono soggetti alle stesse pene o ad altre di pari o minore gravità.
§ 2. Incorrono nella pena latae sententiae [la pena così congiunta alla legge, o al precetto, che vi si incorre per il fatto stesso di averli trasgrediti] annessa al delitto i complici non nominati dalla legge o dal precetto, se senza la loro opera il delitto non sarebbe stato commesso e la pena sia di tal natura che possa essere loro applicata, altrimenti possono essere puniti con pene ferendae sententiae.).
Il giorno della sua elezione Ratzinger diventa Benedetto XVI, conseguentemente successore di Benedetto XV, il papa durante il cui pontificato si erano verificati gli eventi di Fatima e, proprio a Benedetto XVI… tocca adesso viverli!
La Decisio è un decreto che il Pontefice emette nella sua piena potestà e per il bene della Chiesa. La Decisio appartiene al potere penale del Pontefice, esercitabile in forma extraprocessuale, e proprio per i delitti maggiori contro la Fede, che sono l’eresia, l’apostasia e lo scisma. (Le Normae de Delictis Congregationi pro Dottrina Fidei reservatis, art. 26, stabilisce appunto il potere di avocazione e giudizio pontificio.).
Il decreto del Papa è inappellabile: la sua unica condizione di validità è che sia libero. E i delitti oggetto di giudizio portano con sé la scomunica latae sententiae, per coloro che li hanno commessi. Il verbo con cui vengono comminate le pene, già applicabili in sé, è proprio declaro, che si può tradurre come: accertamento, dichiarazione pubblica di ciò che appartiene già all’ordine delle cose, che è già così, e che viene semplicemente riconosciuto pubblicamente, ufficialmente, dichiarato per quello che è in modo inappellabile, in maniera che la sfera soggettiva e privata di esso diventa altresì oggettiva e pubblica. Tuttavia il declaro non aggiunge nulla all’ordine delle cose, semplicemente le riconosce con valore pubblico, incontrovertibile, per quello che sono. Ed infatti, per i partecipanti a queste condotte contro la Fede la pena è la scomunica. Nel linguaggio giuridico l’attività di preparazione di un delitto si definisce attentato, l’attentato poi, diventa delitto consumato, quando esso giunge a compimento.
Nella Declaratio il delitto consumato all’epoca della pronuncia è quello di impedimento del governo, il delitto annunciato è lo svuotamento totale della sede con la nomina di un nuovo pontefice. Si tratta dell’assalto al Pontificato: la sede di Roma, la sede di San Pietro è il Pontificato, appunto la definizione giuridica di Pontificato. Il canone 1404 definisce il Pontificato prima sedes, e dunque: la Sede apostolica è il Pontificato. Lo stemma della Sede è lo stesso dei Pontefici. La legislazione canonica (canone 361, CJC) e non ultima la Universi Dominici Gregis (UDG, art. 1-2-3) definiscono il Pontificato con la parola Sedes.
Il Papato è il Kathekon, e deve essere tolto di mezzo, altrimenti il mistero di iniquità non può emergere. Dal punto di vista profetico già dalle Apparizioni di La Salette si sapeva che Roma sarebbe diventata la sede dell’Anticristo. La risposta allora, fu la definizione del Primato Petrino, durante il Concilio Vaticano I: occorreva dire che il primato di giurisdizione è derivato, è applicativo della Legge di Dio, privo di una potestà legislativa originaria e propria e che, nel proprio mantenersi in tale essenza ontologica, è infallibile. Al contempo ne derivava che un papa eretico è contro l’essenza stessa del pontificato. E quindi, siccome tale dogma non può essere messo in dubbio, un papa eretico potrà soltanto dimostrare di non essere papa, poiché è questo un “papa”, oltre e contro la propria essenza, contro la propria natura, quindi… non/papa! Proprio questa fu dunque la risposta canonica nei riguardi dell’emergenza che scaturiva da La Salette.
Storicamente parlando, già durante i moti rivoluzionari del 1848-49 il Papa dovette fuggire a Gaeta e, con la breccia di Porta Pia, coeva a tale Concilio Vaticano I, perse il potere temporale e tutti i territori: la Sede petrina, in senso fisico, fu resa vuota ed il papa, di fatto, captivus Vaticani, si dichiarò prigioniero.
In seguito ci fu Leone XIII, che ebbe la visione della Sede del beato Pietro come luogo dell’abominio, affinché “colpito il pastore fossero disperse le pecore.”
Tutto ciò accadeva il 13 ottobre 1884: papa Leone XIII si trovava presso l’altare, allorché ebbe una visione profetica terribile: “Ho visto i demoni e ho sentito i loro bisbiglii, le loro blasfemie, le loro denigrazioni. Ho sentito la voce raccapricciante di satana sfidare Dio, dicendo che poteva distruggere la Chiesa e portare tutto il mondo all’inferno, se gli si dava abbastanza tempo e potere. Satana ha chiesto a Dio il permesso di avere cent’anni per influenzare il mondo, come mai era riuscito a fare prima.”
Leone XIII compose dunque un esorcismo, in cui era contenuto questo passaggio: “Nemici molto furbi hanno messo le loro mani empie su tutto quello che la Chiesa, sposa dell’Agnello immolato, ha di più prezioso e l’hanno saturata di amarezza. Là, dove si stabilirono la Sede del beato Pietro e il Pulpito della Verità per la luce delle nazioni, là hanno posto il trono dell’abominio, della loro empietà; così che colpendo il pastore, possano disperdere il gregge. Sii dunque presente San Michele Arcangelo, capo invincibile presso il popolo di Dio, contro gli assalti delle forze spirituali del male e dà loro la vittoria! Sei tu che la Santa Chiesa venera come suo custode e padrone. Tu che la Chiesa si glorifica di avere come difensore contro le potenze criminali della terra e dell’inferno”.
Il suddetto testo quindi, pone come oggetto il Pulpito della Verità, la Sede del beato Pietro… ma non si tratta più della sede fisica, dei territori, dei palazzi apostolici, bensì della Sede della Verità. Con Leone XIII la territorialità statuale del Papato era già oramai compromessa, ai nemici restava ora solo l’attacco definitivo alla sua autorità, come pastore di anime…
Tale passaggio è di fondamentale importanza, poiché chiarisce il concetto di Sede, appunto il medesimo usato da Benedetto XVI nella locuzione “ita ut sedes vacet”.
E la data della visione, 13 ottobre, lo riannoda a Fatima, che si concluse appunto il 13 ottobre, proprio come il nome di Benedetto XVI, lo lega a Benedetto XV, che è il papa di Fatima.
Nel frattempo l’11 febbraio 1929 – da notare la data: 11 febbraio! – ci furono i Patti Lateranensi: fu riconosciuto il Regno del Vaticano, ed il papa tornò ad essere Re, ciò nonostante si era ormai capito che l’attacco sarebbe stato, non tanto nei confronti della territorialità statuale, del tutto limitata, quanto piuttosto verso lo stesso Pontefice, o meglio, contro il Pontificato, in quanto tale.
Ed infatti, non sarebbe stata più la Sede, intesa non in senso fisico e nemmeno di potere temporale, il bersaglio dell’assalto finale dei nemici di Dio e della Chiesa ma, col passare del tempo, si sarebbe capito che anche la persona del papa sarebbe stato come un obiettivo, diciamo così, a metà, poiché avrebbe lasciato intatta la sua autorità istituzionale, il suo primato, e dunque, l’effettivo campo di battaglia d’ora innanzi, sarebbe stato sì, ancora il Papato, ma quale Cattedra della Verità,
Vero è che avevano attentato alla vita (fisica) dei Pontefici, come per esempio per Paolo VI e Giovanni Paolo II ma, come si suol dire, “morto un papa se ne fa un altro”… pertanto un piano molto più sofisticato si andava ora delineando: svuotare il Pontificato dal di dentro, ossia dalla Chiesa, che è il suo corpo e la sua anima terrena: proprio ciò avrebbe dovuto adesso essere l’obiettivo dell’ultimo e definitivo assalto, lasciare cioè, sì il pontificato, vale a dire la sede esistente, ma svuotata di contenuto, anzi addirittura penetrabile da ben altri contenuti, intramondani… E tuttavia “Dio aveva altri progetti!” (B. Anna Caterina Emmerich).
Cosicché, tolto di mezzo il Kathekon, il mistero di iniquità avrebbe avuto campo libero…
Sergio Russo, Livorno (1. continua…)
19 agosto 2025
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