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mercoledì, agosto 27, 2025

ERO TR4NS, MA IL BUON DIO MI HA LIBERATO DALLA SCHIAVITÙ G3ND3R. Storia di una conversione fisica e spirituale.


a cura di Veronica Cireneo 

Sarebbe molto bello e utile che questa preziosa e commovente testimonianza di conversione fisica e spirituale, vero e proprio "Manifesto di Liberazione", raggiungesse ogni angolo della terra! O che apparisse almeno su ogni schermo dove sono apparse scene di gay-pride, spettacoli drag-queen e altre velenose manifestazioni ideologiche gender proposte e spesso imposte da istituzioni sociali, scolastiche ed ecclesiali, all'unisono, per degradare la morale e  confondere, con l'inganno, l'identità sessuale dei più piccoli ed indifesi esseri della famiglia umana.
Che entri in tutte le case dove c'è un minore costretto, da genitori istericamente allarmati, a cambiare sesso; a sottoporsi ad interventi chirurgici inutili e pericolosi, ad assumere farmaci bloccanti lo sviluppo fisico naturale. Facciamo girare questa storia, perché questi piccoli, con l'aiuto di Dio e sull'esempio della californiana Nancy, vera eroina di questi tempi depravati,  trovino il coraggio di venire fuori dalla delirante prigionia omosessualista  artatamente costruita dai nemici di Dio, per distruggere l'umanità e depopolare la Terra, indicando falsamente l'illusoria tendenza omosex, come la miglior  forma di identità sessuale. Buona lettura e grazie a tutti per la collaborazione. Un ringraziamento particolare ai sacerdoti, alle suore e a Monsignor Streckland di cui il buon Dio si è servito per liberare esemplarmente questa giovane vittima dalle grinfie del maligno. Deo gratias! 
Maschio e femmina li creò, perché diventassero una cosa sola e moltiplicandosi riempissero la terra. Così sia. Lodiamo il Signore che si prende sempre cura dei più piccoli, sorprendentemente...

§§§

“Un paio di giorni fa ho pubblicato una foto della mia trasformazione che è diventata virale... un prima e un dopo.

Qualche anno fa, vivevo pienamente la mia esistenza come membro trans della comunità LGBTQ+. Quello era il "prima".

Oggi sono una devota donna cattolica tradizionale. Questo è il "dopo".

La differenza visiva è scioccante, lo so. Ma ciò che quella foto cattura, ma non spiega appieno, è la profondità della guarigione avvenuta tra quelle due immagini. Ciò che è cambiato non sono stati solo i miei vestiti, o il colore dei miei capelli, o il modo in cui mi muovo. È stata la mia anima. La mia mente. Il mio cuore. E sì, anche il mio corpo.

Ma man mano che il post diventava sempre più virale, ho iniziato a vedere sempre più commenti come questo...

"A Dio non importa come ti vesti."

“Puoi avere i capelli blu e continuare ad amare Gesù.”

"Sii semplicemente chi sei davvero. È ciò che Dio vuole. Eri già attraente prima del cambiamento."

So che le persone hanno buone intenzioni. Io davvero lo so.

Ma posso essere onesta?

Quel tipo di ragionamento mi ha quasi ucciso.

Perché quando vivevo nel completo rifiuto della mia identità di donna, tutto di me: i miei vestiti, i miei capelli, il modo in cui mi muovevo nel mondo, confermavano una bugia. Una bugia che mi diceva di avere l'autorità di crearmi al di fuori del disegno di Dio per me, senza ripercussioni. Una bugia che mi diceva che avrei potuto superare il dolore del mio trauma diventando qualcuno e qualcosa che non ero.


Il mio aspetto era parte del disordine. Confermava la disconnessione tra la mia natura (come Dio mi aveva creato) e come mi vedevo. Quella disconnessione non era un atto neutrale. Era distruttivo. Una ribellione contro il mio creatore.

Così, quando ho affidato la mia vita a Gesù e ho iniziato a percorrere la strada verso la guarigione, ho capito che per amare Dio nel modo in cui Lui merita di essere amato, avrei dovuto riordinare tutta la mia vita verso di Lui.

E parte di ciò significava vestirsi in modo diverso.

Anche quando mi sembrava innaturale. Anche quando ancora non mi sentivo IO.

Questo viaggio non è per i deboli di cuore. È stato profondamente e totalmente difficile.

C'erano giorni in cui mi sentivo così falsa quando indossavo un vestito o mi lasciavo crescere i capelli. Ricordo che evitavo gli specchi, perché quando vedevo il mio riflesso, mi mettevo a piangere. Odiavo quella cosa (io) nello specchio. Non riuscivo a vedere quello che gli altri vedevano in me... non quando mi vestivo da donna. Odiavo me stessa.

C'erano giorni in cui tutto ciò che potevo fare era stare a letto, aggrappata al mio rosario in lacrime, dicendo a Dio che sapevo che era buono e che sapevo che non mi avrebbe abbandonata. Lo imploravo semplicemente di amarmi attraverso qualsiasi inferno insidioso di incertezza, a volte, questo percorso mi fosse sembrato.

Ma anche se questo percorso è stato a volte profondamente scomodo e doloroso, l'ho fatto comunque. Sapevo con la mente che dovevo smettere di rafforzare la menzogna con il mio corpo. Perché? Perché credevo nel piano di Dio per me. Avevo fede che ci fosse del buono nel modo in cui mi aveva creata e disegnata. Così ho messo in gioco la mia volontà e ho scelto l'obbedienza, anche quando era assolutamente terrificante farlo.

In quel disagio, però, ho trovato un modo profondamente potente e sacrificale di amare:

Ho iniziato a offrire la mia sofferenza a Dio. Ho iniziato a deporla ai piedi della Croce. Ogni volta che volevo indossare una felpa con cappuccio e sprofondare di nuovo nell'androginia, la offrivo come penitenza. La offrivo per gli altri che erano ancora intrappolati nella tempesta della confusione identitaria. Ho chiesto a Dio di usare i miei piccoli atti di resa come armi spirituali per la libertà di qualcun altro. A volte, era l'unico modo che conoscevo per rimanere resiliente.

Ma Dio non mi ha lasciata in questo posto oscuro.

Col passare del tempo, cominciarono ad accadere cose davvero miracolose.

La guarigione cominciò a verificarsi.

Il dolore cominciò ad attenuarsi.

E all'improvviso ho iniziato ad apprezzare il fatto di essere femminile.

Per la prima volta in vita mia ho iniziato a sentirmi una donna.

E alla fine... mi è sembrato strano cercare di vestirmi alla vecchia maniera. Come se non mi appartenesse più. Perché non mi apparteneva. Quella persona è morta.

Non esagero quando dico questo: nel giro di due anni, Dio mi ha restituito più di quanto mi abbiano mai fatto dieci anni di terapia. Non perché la terapia sia inutile, ma perché la grazia offre una vera guarigione in modi che la psicologia umana non potrà mai offrire.

Ed ecco la parte che fa male dire, ma qualcuno deve pur dirla:

Se avessi seguito la "soluzione di genere", se avessi assunto ormoni o cambiato il mio corpo, ora sarei due anni più immersa in un'identità che non mi è mai appartenuta. Sarei ancora schiava della mia carne. Sarei ancora intrappolata in una bugia che sicuramente mi avrebbe resa ancora più infelice e suicida di quanto non lo fossi già quando pensavo che la mia identità fosse la bugia. Se avessi intrapreso quella strada, posso dire onestamente che non avrei resistito a lungo. Non sarei qui oggi, perché avrei posto fine alla mia vita.

Invece, poiché ho detto di sì a Dio, Lui mi ha restituito dieci volte più di quanto avessi mai pensato possibile. Ha restaurato in me cose che non avrei mai pensato fosse possibile restaurare.

 Nancy con Monsignor Strekland

Non mi ha lasciato nella mia confusione. Ha onorato la mia obbedienza. Ogni volta che ho rinunciato a qualcosa di piccolo, come il mio aspetto, i miei vestiti, le mie insicurezze, Lui mi ha restituito qualcosa di molto più grande. Mi ha dato gioia, chiarezza, una pace profonda e, infine, ha restituito la mia femminilità.

Non mi interessa quanto questo possa sembrare "obsoleto" o "legalistico"...

Il modo in cui ti presenti è importante.

Non fatevi ingannare, però, il mio cambiamento non è mai stato per cercare di guadagnarmi l'amore di Dio, perché Lui mi amava già, nonostante tutto. Questo non è in discussione. La vera domanda è: cosa fai quando dici di ricambiare il Suo amore? L'obbedienza non consiste nel dimostrare di essere degni di amore; consiste nell'offrire la propria vita in risposta all'essere amati. È così che l'amore superficiale diventa amore sacrificale. È così che scegliere la verità oggettiva rispetto ai sentimenti si trasforma in fedeltà. Quando scegli di obbedire, soprattutto quando è difficile, non stai solo concordando con la verità di Dio, ti stai allineando ad essa. E in quel morire a te stesso, non perdi chi sei... ritrovi chi eri sempre destinato a essere. Ristabilito. Riordinato. E pienamente vivo in Cristo.

Se non hai mai lottato con traumi di genere o di identità, forse questo non ti colpisce allo stesso modo. Ma per una persona come me, che ha rifiutato l'essenza stessa della sua creazione, la guarigione interiore non potrebbe avvenire senza la guarigione esteriore. Questa era la battaglia.

Quindi no, non si trattava solo di "vestiti o capelli blu". Era una liberazione.

Era Gesù che diceva: 

"Non sei chi il mondo dice che sei. Sei mia!"

E adesso? Sono libera!



Nancy Charles, California. agosto 2025


•••

 

P.S.: Con l'occasione invitiamo a firmare la petizione  contro l'ennesimo affronto alla Fede Cattolica organizzato dalla recidiva indecenza di Carpi (Modena).

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sabato, marzo 22, 2025

"PERCHÉ AMO PAPA GIOVANNI PAOLO II". Dal "Diario degli Alleati", la testimonianza di Umberto Fortunati


a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi lettori, arricchiamo oggi il "Diario degli Alleati", con la testimonianza dell'amico Umberto, giurista e poeta, che come novello Alleato dell' Eucarestia, ci invia da Roma questa affettuosa memoria di Giovanni Paolo II: il Papa che fu lo strumento principale della sua conversione. Buona lettura.

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Giovanni Paolo II è stato iI Papa della mia conversione.

Non amo la retorica e, anche se ad affrontare certi argomenti si rischia facilmente di scivolarvi, cercherò di sottrarmi a questo rischio. 

Il personaggio di cui vorrei parlare, in effetti, con la retorica aveva ben poco a che fare. Era anzi un uomo che costantemente si misurava con la concretezza della storia e in essa, con l'aiuto di Dio, riuscì ad incidere in modo così profondo. Papa Giovanni Paolo II era al contempo un uomo semplice, amante della natura e specialmente della montagna e dello sci e forse anche di allegre merende consumate tra le cime dei monti! 

All'inizio fu proprio questa sua semplicità ad attrarmi maggiormente. Abituato a vedere il Papa - pur senza nulla togliere al carisma dei suoi predecessori -  come un personaggio intriso di formalità, mi incuriosiva proprio per quel suo fare diretto e comprensibile. Soprattutto mi colpirono i suoi scambi di battute con i gruppi di bambini che lo andavano a visitare in Vaticano. Forse in quei bambini rividi un po' anche me stesso e si fece allora stridente il contrasto tra la vita che allora conducevo e la semplicità che parevo aver persa. 

A voler razionalizzare ciò che ad un certo punto mi accadde dirò che all'improvviso compresi come quella semplicità fosse ben più profonda e amorevole delle tante teorie cosiddette moderne, che all'epoca professavo, proclamandomi ateo a tutti gli effetti. Questa presa d'atto fu la radice della mia conversione. Conversione che è un vero e proprio miracolo, che accade all'improvviso, quando meno te lo aspetti e che cambia la vita completamente. 

Dopo le battute semplici e profonde che il Papa aveva indirizzato ai suoi giovani ospiti e che avevo tanto apprezzato, cominciarono ad incuriosirmi i suoi scritti che scoprii essere una vera e propria scuola di religione!  Mi riferisco sia al Catechismo della Chiesa Cattolica da lui promulgato, che alle numerosissime encicliche di cui è costellata la vita del suo pontificato. 

Mi piace ricordare come cercassi di trovare nessi e punti di incontro tra i contenuti delle encicliche del Papa e gli scritti poetici di un sacerdote considerato un po' atipico e contestatore: padre Davide Maria Turoldo. Confrontandoli potei verificare di persona che gli scritti di padre Davide si collocavano invece nella più assoluta ortodossia della Chiesa Cattolica. Furono dunque queste due figure ad accompagnarmi durante il processo della conversione, prima, e dell'apprendimento, poi, di tutti quei contenuti di Fede che un cristiano deve conoscere, per poterli anche comunicare. 

Infine, ripensando alla mia conversione, non posso tacere che più volte un mio pensiero di gratitudine è andato a tutte quelle persone che senza conoscermi e senza sapere chi fossi, hanno pregato, perché il più bel miracolo che c'è si compisse anche in me: anime oranti certamente collocate nell'ambito della Chiesa voluta e istituita da Gesù Cristo e perciò istituzione divina, prima che composta e fatta di uomini.

Ma su tutto, non potrò mai dimenticare il grande Papa polacco che in quel periodo e per molti anni ancora fu a capo della Chiesa e che senz'altro, pur impegnato da protagonista in eventi di portata mondiale, mai avrà dimenticato che il compito fondamentale della Chiesa è occuparsi della salvezza delle anime e credo che sempre mi avrà accompagnato - e mi accompagna - con la sua Paterna Benedizione: San Giovanni Paolo, ora pro nobis. Lode a Te, o Cristo. Amen 

Umberto Fortunati, Roma

22 marzo 2025

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mercoledì, marzo 05, 2025

QUARESIMA: RECUPERARE LA VISTA. Don Guglielmo Fichera


a cura di Veronica Cireneo 

Riceviamo e doverosamente pubblichiamo questa poderosa catechesi quaresimale, dai molteplici spunti pedagogici di conversione, di don Guglielmo Fichera, autore di un voluminoso testo sull'Apocalisse, recentemente presentato su questo blog (qui). Cliccando qui troverete invece il video YouTube da ascoltare, dove il sacerdote tratta lo stesso argomento di questo articolo. Buona meditazione per un santo cammino quaresimale ...

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Il Vangelo della Domenica 2 marzo 2025 appena trascorsa, ottava Domenica del T.O., dell’anno C (Lc 6, 39-45) ci aiuta molto a prepararci bene per vivere una buona, seria e profonda Quaresima.

Una Quaresima che vada alla radice di un’autentica conversione evitando di  rimanere in superfice o di sprecare questo tempo di grande Grazia che ci viene donato dalla Provvidenza. 

Inoltre ci aiuta molto a fare un incisivo esame di coscienza per celebrare bene il sacramento della Confessione, azione fondamentale per entrare nello spirito della Quaresima.



•PUÒ UN CIECO GUIDARE UN ALTRO CIECO?

Gesù parte da una domanda che va al cuore del problema: “Può forse un cieco guidare un altro cieco?  Non cadranno tutti e due in una buca? Il discepolo non è più del suo maestro”. 

Innanzitutto diciamo che la prima cecità è volersi guidare da soli (cfr. Rom 8, 13). Il non lasciarsi guidare dallo Spirito Santo e dalla Parola di Dio (Gal 5,18), ma pensare di voler costruire la propria vita, solo con le proprie forze, le proprie qualità umane, solo con i propri muscoli (il famoso falso “self made man”), è cosa di un essere senza bussola oggettiva e totalmente autoreferenziale, che rinnega di aver bisogno di buone guide, ma soprattutto rinnega che Gesù è l’Unico vero Maestro per tutti, sempre e dovunque. Chi vuol essere, titanicamente, l’unico “maestro” di se stesso, senza Gesù, è il primo cieco che ha scelto l’auto-fallimento. 

A la Salette (19-09-1846) la Madonna profetizzando una grave crisi nella quale si sarebbe trovata la Chiesa ne individuò la radice, dicendo: “...la santa fede di Dio dimenticata, ogni individuo vorrà guidarsi da solo, ed essere superiore ai suoi simili”. 

La Parola di Dio  ha fotografato per tempo e in tante occasioni questo tumore dell' uomo che si fa “dio” di se stesso:

* “Verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi, che si comporteranno secondo le proprie passioni…” (2 Pt 3,3). 

* “Temerari, arroganti…..  essi stimano felicità il piacere d’un giorno. (… ) abbandonata la retta via, si sono smarriti seguendo la via di Balaàm di Bosòr, che amò un salario di iniquità. Costoro sono come fonti senz’acqua e come nuvole sospinte dal vento: a loro è riservata l’oscurità delle tenebre” (2 Pt, 2, 10.13.15.17). 

* “Negli ultimi tempi.. gli uomini saranno egoisti, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, senza religione, attaccati ai piaceri più che a Dio” (2 Tm 3,1-2.4). 

* “Verrà il giorno in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma.per il prurito di udire qualcosa di nuovo, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla Verità, per volgersi alle favole” (2 Tm 4,3-4). 

Quanta ricerca fumosa di falsi “maestri”, che illusoriamente offrono soluzioni a buon mercato, senza indicare la via stretta! Il Vangelo non chiede di cambiare gli altri, di puntare il dito sempre fuori di noi, di vedere “travi” dappertutto, mentre le nostre sarebbero solo pagliuzze insignificanti.

Il Vangelo non ci chiede nemmeno di cambiare la sostanza della Chiesa, la sua dottrina, la sua liturgia, la sua storia, la sua Fede certa, ma ci chiede di cambiare noi stessi  alla luce dell’Unica Verità; di abbandonare le vie sbagliate e illusorie degli uomini. 

Ci chiede di lasciare che sia la Chiesa autentica a cambiare noi stessi in cristiani autentici e non noi a voler cambiare la Chiesa secondo le nostre geometrie e i nostri fantasmi o i nostri idoli. Dobbiamo quindi convertire  noi  stessi per  mezzo della Chiesa; chi invece vuole  convertire  la  Chiesa  per  mezzo  di se stesso, perde l’uno e  l’altra.  (cfr. Johann Adam Mohler: "L’unità nella Chiesa", Città Nuova, 1969, p. 167).   

Per avviare la conversione è necessario  che ciascuno di noi strappi le “travi” che ha nei propri occhi e solo dopo potrà vedere, nella vera Luce, chi siamo noi e chi è il prossimo che ci sta accanto.  Da qui la necessità di guide vere, sagge, non cieche e quella di non seguire guide false che si vogliono sostituire a Gesù, costruendo di fatto un falso Gesù e una falsa fede. Non guide cieche che si servono di Gesù, per i loro falsi regni, ma guide vere che ci aiutino a servire Gesù e il suo unico Vangelo; che ci aiutino ad essere veri discepoli. Quelle guide che quando hanno fatto il bene, si riconoscono “(...) servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Cfr. Lc 17,10).

La Quaresima sia il tempo di un impegno più forte per purificare il nostro cuore: non il farisaico voler apparire agli occhi degli uomini, ma essere veri discepoli agli occhi dell’unico Maestro: Gesù Cristo. 

L’ipocrisia, la doppia faccia, la doppia vita, l’ipocrita motto del:  “vizi privati e pubbliche virtù” è un ateismo pratico. 

Oggi accanto a poche vere guide che vivono innanzitutto essi stessi nel nascondimento, nell’umiltà, nella preghiera contemplativa, nella penitenza dell’uomo vecchio da far morire, nella carità silenziosa, nella celebrazione profonda e incarnata della Santa Messa e di tutti i sacramenti, con quanto rammarico e dolore troppe volte dobbiamo constatare: “ Quanti ciechi che guidano altri ciechi!”.  

Spesso si assiste a teatrini in cui persone che hanno fatto un piccolo tratto di strada, o hanno messo un carisma o un servizio a disposizione degli altri, o sono stati investiti di un qualche ministeri, subito si sentono o vogliono fare: i “maestri” !  

• GESÙ SI PROPONE COME MAESTRO. COME UNICO MAESTRO. 

Siamo ciechi, dunque, quando non riconosciamo che «un discepolo non è più del maestro» e pretendiamo, come Pietro di dire a Gesù quello che Lui deve fare... con noi!

Siamo ciechi quando pensiamo di metterci in cattedra al posto di Gesù, dimenticando che la Sua, è la Cattedra più scomoda che esista: la Croce!

In particolare in Quaresima, ma poi sempre, togliamoci tutte le maschere: i nostri patentini di impeccabilità. Gli Apostoli  hanno voluto che nei Vangeli fossero riportati e non taciuti o cancellati i loro errori, le loro infedeltà, le loro inadempienze. Di alcuni di essi anche i tradimenti e i rinnegamenti. Ci sono stati tramandati per insegnarci che siamo tutti “poca cosa” , che non dobbiamo fidarci di noi stessi, che senza Gesù “non possiamo fare niente” (cfr Gv 15, 6-7) che come ci allontaniamo da lui… cadiamo. 

Siamo tutti piccoli, deboli, incoerenti, fragili. Solo Gesù è grande e rimane fermo il Suo principio per cui: “chi è senza peccato scagli la prima pietra” (cfr Gv 8,7).  

           • LA PAGLIUZZA, LA TRAVE, LA STRADA, I FRUTTI e L'ESAME DI COSCIENZA 

Per una buona Quaresima e per un buon esame di coscienza finalizzato ad una buona Confessione, chiediamoci con sincerità: 

-Qual è la mia trave? O meglio: quali sono le mie travi?

-Qual è il mio vizio, il mio difetto principale, la mia montagna, il mio burrone che ho difficoltà a correggere?E ancora: 

-Qual è la virtù, la qualità evangelica, la beatitudine che ho più difficoltà a vivere?

-Massacro i difetti degli altri, ingigantendo le loro travi, e invece giustifico i miei difetti definendoli solo "pagliuzze"?

-Quali sono le pagliuzze degli altri che io trasformò in travi gigantesche?

Esopo e Fedro narravano che ogni uomo che viene al mondo ha due bisacce: davanti ha quella dei difetti degli altri e dietro quella dei propri difetti. Gesù è venuto ad invertire le due bisacce. Vuole che mettiamo davanti i nostri difetti e dietro i difetti degli altri Noi abbiamo compiuto questa rivoluzione?



 • NECESSITÀ DI COMBATTERE TUTTE LE IPOCRISIE E LE FALSITÀ: LA COERENZA 

Io non posso chiedere agli altri di fare penitenza se prima non la faccio io personalmente. Non posso chiedere agli altri di pregare più Rosari, se prima non li prego io personalmente. Non posso chiedere agli altri di fare adorazione al SS. Sacramento se prima io, personalmente, non mi inginocchio davanti al SS. Sacramento e non mi immergo prima io in una profonda adorazione. 

Altre domande utili, per esaminarsi:

* Vivo bene la S. Messa domenicale, in profonda partecipazione, e portando di quella Messa frutto buono nella mia vita quotidiana? Ricordiamo infatti che l’antico “Ite missa est”  significava “Andate. Ora inizia la missione!"

*Mi impegno a vivere tutto il Vangelo, non solo pezzettini o solo le parti che condivido lasciando cadere quelle che suonano “male” alle mie orecchie? Lo stesso vale per  i 10 comandamenti: rispetto tutti e dieci oppure faccio una selezione – alcuni si… altri li metto in cantina…?  Ciascuno potrebbe essere tentato di  fare la sua  selezione: sei comandamenti si, quattro no o peggio sncira il contrario: quattro comandamenti, sì e  sei no!  

La religione “fai da te”  è più diffusa di quanto si pensi! Solo dove c’è il frutto buono, c’è l'albero buono. Solo dove ci sono i frutti dello Spirito Santo, c’è il vero Spirito Santo. Nessuno si illuda.  (Gal 5,19-23: le opere della carne e i frutti dello Spirito):  Se non sei umile, se non sei sempre vero, se non sei povero in spirito, se non sei obbediente, se non sei puro, se non hai dominio su di te, se non sei paziente, se non sei fedele, non c’è nessuno Spirito Santo in te, ma ci sei tu con le tue opere della carne. Nessuno si illuda con l'idolatria dei carismi: se non c’è un cammino di vera santità, i carismi non serviranno a nulla, anzi usati male ti perderanno (cfr. Mt 7,21). 

*È  cieco chi crede che solo il suo gruppo è la Chiesa; cieco è colui che crede di essere il salvatore della patria o della Chiesa: Il Messia è già venuto da tempo e "non sei tu" (cfr. S. Ignazio di Loyola). Non solo nessun gruppo è la chiesa, ma neanche tutti i gruppi insieme esauriscono la Chiesa (cfr. Documento dei Vescovi italiani su gruppi e associazioni). È cieco  chi non  crede che bisogna essere meno gruppo e più Chiesa. 

*È cieco chi crede che la Chiesa sia finita nel III secolo e riapparsa col Concilio Vaticano II. Una vera e propria eresia. Non c’è nessun “anno zero” della Chiesa. Questo tipo di ciechi sono gli stessi che disprezzano i 20 Concilii Dogmatici precedenti.  "Lo scriba del Regno trae dal suo tesoro cose antiche e cose nuove (cfr. Mt 13,52). La vera Chiesa è rinnovamento nella continuità (cfr. Rinnovamento della catechesi, Presentazione e Papa Benedetto XVI: Discorso alla Curia Romana, 22/12/2005. "Rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa..."). Nessuna frattura col passato quindi, né con la dottrina, né con la Fede, la Liturgia, i trascorsi Concilii e la Tradizione di sempre. La Chiesa non è mai venuta meno, solo gli uomini della chiesa, possono singolarmente tradire.  

*È cieco chi non crede alla transustanziazione: il pane si trasforma nel Corpo di Cristo e il vino nel Sangue di Cristo. 

*È cieco chi, come Lutero, elimina i sacramenti, crede che i “sacramenti” li conferisca la comunità (sic!) e non il sacerdote, e che non esisterebbe il sacerdozio ordinato, ma tutti i laici ritiene sacerdoti allo sresso modo… una mega-eresia!

*È cieco chi non crede e vive che Gesù e solo Gesù è l’unica Via, Verità, Vita e l’Unica Risurrezione. 

*È cieco chi non cerca prima il Regno dei Cieli e non crede che tutto il resto ci sarà dato in sovrappiù. Chi non riconosce nel prossimo, il fratello da amare. 

*Siamo ciechi quando non ci impegniamo, con l'aiuto della Grazia, ad abbassare le nostre montagne e a riempiere i nostri burroni; quando non prepariamo le strade al Signore, ma ci vantiamo come pavoni (cfr. il fariseo ed il pubblicano nel tempio).

* È cieco chi non sa riconoscere i segni dei tempi (cfr. Lc 12, 54-56). 

* È  cieco chi è il tralcio che si stacca dalla vite e “alza la testa contro il cielo” (Sal. 74).  

* È cieco chi non si occupa di educare i figli cristianamente. 

* E’ cieco colui il cui “dio” è il partito, il benessere, la popolarità, i soldi, il sesso, il peccato, il dominare e controllare gli altri. È cieco chi vuole tutto presto e facile (e poi si dice anche essere per la Tradizione !).

*Cieco chi non ha pazienza ed è irascibile, invidioso, accidioso, superbo. Chi non è prudente, ma guidato solo da istinti ed emozioni. Chi non sa mettersi in fila e attendere il suo turno. Chi crede di essere “rapidamente” corrispondente alla Tradizione, mentre è ancora alterigia e disordine. Chi non solo fuori della Chiesa, ma anche in Chiesa cerca “i primi posti nelle sinagoghe”. 

*È cieco chi vuole fare il maestro e non è ancora discepolo, ma anche chi, dopo aver imparato i punti essenziali  della sua “setta”, trama per fare la ridicola guida assoluta a cui si deve una super obbedienza, spesso con una intransigenza  nevrotica.  

* È cieco chi non ama la Verità (Gesù) più di tutti (anche più dei parenti ed amici) e prima di tutto.   

• È TUTTA UNA QUESTIONE DI OCCHIVEDERE IL MONDO CON GLI OCCHI DI GESÙ 

Seguire il Maestro significa pensare come Lui, vivere come Lui, camminare come Lui (Rinnovamento della catechesi, cap. 3, n.38) e confidare sempre in Lui.  

Significa “procurarsi”  gli occhi e lo sguardo di Gesù: sulla vita, sulla Chiesa, sui rapporti col prossimo, sulla Storia della Chiesa, sul mondo, sulla strada stretta,  sui Sacramenti,  sulla vera Tradizione, sul vero Magistero, sull’uso ecclesiale della Bibbia, sulla catechesi cattolica (cfr. Giovanni Paolo II:" Catechesi tradendae"). Gli occhi di Gesù sulla vera santità, sulla vera profezia, sulla coerenza di vita cristiana, sull’obbedienza sempre e dovunque – e con tutti - alla parola di Dio!

Gli occhi di Gesù sulla famiglia, sui sacerdoti,  sulla vera carità, sulla vita in società, sulla storia che stiamo vivendo, sui segni dei tempi e su questa fine dei tempi per una santa Quaresima di conversione. Sia lodato Gesù Cristo.                                                                        

Don Guglielmo Fichera

5 marzo, a D. 2025. Mercoledì delle Ceneri 

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