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lunedì, febbraio 16, 2026

Gli auguri agli Alleati dal "giornalismo come si deve". Il vaticanista Marco Tosatti nel loro III anniversario


Marco Tosatti 

a cura di Veronica Cireneo 

Onorati dalla sua lunga amicizia, ringraziamo di cuore il dottor Marco Tosatti, decano dei vaticanisti, fondatore e direttore del celebre sito Stilum Curiae, che ospita spesso e gentilmente i nostri articoli, per i graditi auguri che  ha inteso formulare per noi, nel III anniversario degli Alleati dell' Eucarestia del Vangelo.
Perché con Stilum Curiae parlìamo di "giornalismo come si deve" ? Perché in esso si trovano notizie che i " mainstream media" non riportano, soprattutto ora che l’informazione, in particolare quella vaticana, sta ogni giorno di più perdendo libertà, indipendenza e varietà di voci, di notizie  e di argomenti. Si dà che Stilum Curiae  si diriga  esattamente all'opposto di questa liberticida tendenza all’omologazione e al servilismo verso le istituzioni: motivo che costituisce, al tempo stesso, la ragione primaria del suo pregio e della nostra collaborazione. Buona lettura e chi vuole  🎧 ascoltare la registrazione  può farlo cliccando sull'audio-video, qui

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Se gli Alleati dell'Eucarestia e del Vangelo  non ci fossero, bisognerebbe inventarli.

Questo sito, che festeggia giustamente, con gioia e soddisfazione, il suo compleanno,  può rivendicare, nella galassia di voci cattoliche, delle qualità di sobrietà,  rigore e aderenza ai principi fondanti della nostra fede certamente particolari.

La capacità di tenere la barra dritta su ogni genere di argomento, ne fa un punto di riferimento prezioso, per chi voglia orientarsi  in questi tempi tempestosi del mondo e della Chiesa.

Un'iniziativa di successo.

E questo elemento è testimoniato dalla rapida accoglienza che ha avuto in ogni parte d'Italia, dal consenso e dalla partecipazione che ha suscitato e di cui ancora gode, offrendo, fra l'altro, la possibilità di esprimere la propria fede e i propri sentimenti  a chi altrimenti non avrebbe avuto voce.  Ad multos annos!

Marco Tosatti

12 febbraio 2026

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mercoledì, maggio 21, 2025

L'EREDITÀ DI BERGOGLIO E IL NUOVO PONTIFICATO LEONINO. "L’Echo di Bruxelles" e il "Vaso di Pandora" intervistano Marco Tosatti


Il Vicario di Cristo.
Sua Santità Papa Leone XIV 

a cura di Veronica Cireneo 

Cari lettori, tra i tanti articoli che si susseguono, circa gli eventi di portata mondiale che hanno interessato la Santa Sede nei mesi di aprile/ maggio 2025, non poteva mancare anche sul nostro blog l'intervento del vaticanista Marco Tosatti del quale riportiamo oggi una doppia intervista. La prima, che è un testo scritto, realizzata dal giornale belga: "L'Echo di Bruxelles",  fa un bilancio dell'era e dell'eredità bergogliana; la seconda -  un video realizzato dal "Vaso di Pandora" - analizza  speranze e  attese suscitate dal nuovo pontificato. Buona lettura e ascolto.

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Da: "L'Echo di Bruxelles" 
 
Da 45 anni Marco Tosatti racconta luci e ombre del Vaticano. Di base a Roma, fino al 2008 è stato vaticanista del quotidiano nazionale La Stampa. All’indomani della morte di Papa Francesco, analizza per L’ECHO gli scenari che attendono una Chiesa cattolica in subbuglio e fortemente disorientata.


Che tipo di Chiesa lascia Papa Francesco?
L’eredità del Santo Padre è una comunità cattolica in tutto il mondo e un Vaticano molto confuso e frammentato, con visioni antagoniste e persino inconciliabili. Il suo pontificato non ha certo rappresentato un periodo di unificazione. In un certo senso, ha esacerbato le divisioni e le rivalità dottrinali e politiche all’interno della Chiesa.

A cosa pensa in particolare?

Potrei citare diversi documenti importanti che ha firmato e che hanno suscitato polemiche molto virulente all’interno del mondo cattolico. L’esortazione apostolica post-sinodale Amoris leatitia del 2016, ad esempio, ha aperto la strada all’accesso ai sacramenti per i divorziati coinvolti in una nuova unione. Diversi cardinali hanno quindi scritto a Francesco per esprimere le loro perplessità. Egli non ha mai risposto.
Le stesse reazioni violente hanno seguito la sua dichiarazione Fiducia supplicans del 2023, in cui prevedeva di benedire le coppie considerate dalla Chiesa “in situazione irregolare”, in particolare le coppie omosessuali. La reticenza dei vescovi africani fu immediata e molto violenta…

Tuttavia, è stato un pontefice che ha fatto di tutto per promuovere l’apertura e il dialogo in tutto il mondo…
Sì, ma anche in questo caso è stato accusato di aver distorto i precetti dei Vangeli. Penso, ad esempio, alla Dichiarazione di Abu Dhabi, co-firmata nel 2019 con il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed Al-Tayeb. Ha aperto la strada al pluralismo religioso. Eppure nei Vangeli leggiamo che “Cristo è l’unico Salvatore”. Gli impulsi e le decisioni di Francesco hanno profondamente destabilizzato la Chiesa. E ora dobbiamo fare i conti con le conseguenze del suo pontificato.

• È per questo che viene spesso descritto come un Papa “rivoluzionario”?

Sì, alcuni ammirano il suo lato “rivoluzionario”, altri lo accusano semplicemente di essere stato un “eretico”. Personalmente, penso che il suo pontificato sia stato costellato da importanti dichiarazioni di intenti in termini di riforma, ma i cambiamenti strutturali sono stati molto rari. Penso in particolare al posto delle donne nella Chiesa, alla lotta contro gli abusi sessuali e la corruzione, e alla crociata abortita, promessa già nel 2013, per ripulire le finanze vaticane.

• In altre parole?
Questa riforma economica, fortemente voluta da Francesco, si è rapidamente impantanata. Il cardinale George Pell, incaricato dal Papa di guidare questa grande “pulizia”, aveva spesso espresso il suo disappunto. Anzi, a volte è stato disconosciuto dallo stesso pontefice. Francesco sta quindi lasciando questo importante compito a chi sarà nominato come suo successore.

• Alla luce di tutte queste divisioni, quale sarà l’esito del prossimo conclave?
Mi piacerebbe saperlo io stesso! Ricordiamo quello che diciamo prima di ogni elezione papale: “Chi entra in conclave come papa esce come cardinale”. In effetti, l’esito di questa elezione secolare molto spesso smentisce le previsioni. Forse tra quindici giorni, nel corso delle prossime votazioni, prevarrà un candidato capace di conciliare le anime progressiste e tradizionaliste del Vaticano. Un candidato che sia una sorta di punto di equilibrio e di mediazione, capace di far uscire la Chiesa dalla grave crisi dottrinale, spirituale, politica e vocazionale di cui soffre da diversi anni.

• Molti cardinali stranieri sono stati accostati alla successione di Francesco…

Sì, ed è importante sottolineare che il pontificato di Francesco coincide con un calo molto significativo delle vocazioni. Ma il successo di un papa si misura proprio dal numero di nuovi sacerdoti ordinati: giovani ispirati dal carisma e dalla forza spirituale del pontefice che governa da Roma. Oggi la maggior parte delle vocazioni nasce in Africa, Asia e America Latina. Potremmo quindi prevedere, o addirittura auspicare, l’elezione di un Papa africano o asiatico… Sarebbe un simbolo di slancio vitale, di rinascita della Chiesa. Ma non è così che si fanno le scelte in conclave.

• Quale logica prevarrà dunque in questa prossima elezione?
Un conclave è un processo eminentemente politico, influenzato dal peso di interazioni segrete, giochi di potere e misteriosi equilibri di potere. Francesco ha creato 108 dei 135 cardinali elettori. Potremmo quindi immaginare l’elezione di un pontefice progressista, capace di seguire la direzione indicata durante l’ultimo pontificato. Ma i cardinali creati dal Papa spesso non si conoscono tra loro. Questo renderà più difficile il lavoro delle prossime “congregazioni generali”, così come l’individuazione del successore al soglio di Pietro.
Marco Tosatti 

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Qui il video realizzato da: "Il Vaso di Pandora".
Intervista sulle attese del nuovo papato, dal titolo:  Il tabù infranto. Leone XIV: ritorno alla tradizione? Buon ascolto 




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domenica, aprile 27, 2025

"LE OMBRE DEL PONTIFICATO BERGOGLIANO". Ilaria Pisa intervista Marco Tosatti.

a cura di Veronica Cireneo 

Gentili lettori, offriamo oggi alla vostra attenzione questa intervista, già pubblicata su Stilum Curiae qui,  ricca di spunti di riflessione, che Marco Tosatti, decano dei vaticanisti, ha rilasciato ad Ilaria Pisa  nell'ambito dell' evento intitolato: "Cattolici Romani. Stati Generali", organizzato  da Radio Spada per lo scorso 25 aprile 2025 a Reggio Emilia. Buona lettura.

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D.1: Quali aspetti di continuità e quali invece di “innovazione” o inveramento della rivoluzione, cogli nell’opera di Jorge Mario Bergoglio?

R. Trovo che sia molto difficile parlare di continuità di Jorge Mario Bergoglio con uno qualunque dei pontefici che l’hanno preceduto, compresi i più recenti, come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Qualche elemento presente nel suo pontificato: Il disprezzo della tradizione;  la battaglia senza quartiere contro la Messa di sempre e l’idea della Chiesa come quella di un’assemblea sinodale che è un concetto protestante. Il sinodo dei vescovi, successori degli Apostoli, è una cosa, ma la chiesa sinodale di Bergoglio è una forma assembleare a-gerarchica, quando invece la chiesa è gerarchia, a partire da Cristo. Poi ci sono gli aspetti dittatoriali della sua gestione, la scelta degli uomini, che spesso contraddice alcune sue affermazioni – vedi la questione dell’aborto  – il clima instaurato in vaticano, la protezione di personaggi come Rupnik e Zanchetta…e la lista è tutt’altro che esaustiva.


D.2: I documenti più devastanti che ha prodotto l’officina culturale bergogliana in questi anni?

R. Ne citerei almeno tre. Amoris laetitia, un attacco subdolo, ma non per questo meno pericoloso, all’idea di matrimonio espressa chiaramente e irrevocabilmente nel Vangelo. Non dimentichiamo come Mons. Forte, uno dei protagonisti dei lavori da cui è nata Amoris Laetitia ha svelato anche un retroscena dei lavori sinodali che, forse, aiuta a superare un linguaggio politicamente correttissimo, per arrivare a comprendere meglio il documento. Almeno per quanto riguarda il tema mediaticamente più rilevante, ovvero la disciplina dei sacramenti per le coppie di divorziati risposati: «Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati – ha riportato Mons. Forte riferendo una battuta di Papa Francesco – questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io». Dopo aver riportato questa battuta lo stesso Forte ha scherzato dicendo: «Tipico di un gesuita».

L’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il card. Gerhard Mueller, ha concesso alla televisione americana EWTN un’intervista, andata in onda il 25 maggio, in cui fra l’altro parlava delle famose note a piè di pagina in Amoris Laetitia, secondo le quali è possibile a certe condizioni accedere ai sacramenti mentre si vive come “una coppia risposata”. Mueller affermava che questo si applica solo a coloro “che vivono come fratello e sorella”, dopo una “conversione del cuore, penitenza”, e hanno l’intenzione di non peccare di nuovo. E’ impossibile vivere con due mogli, ha aggiunto, “Non accettiamo la poligamia”.

Poi c’è Fiducia supplicans, con la benedizione alle coppie omosessuali, contro tutta la tradizione dell’antico e del Nuovo Testamento. Scriveva Riccardo Cascioli: "Essa sembra aver compiuto un passo fatale, un giro di boa nella dottrina e nella prassi della Chiesa, un limite sembra essere stato decisamente superato. Alcuni commentatori hanno parlato di “disastro” e di “scandalo”. Per questo serve una analisi responsabile e completa". La difesa era che non si tratta di un atto liturgico, che la Chiesa non era coinvolta. Ma questi argomenti non appaiono plausibili. Se a benedire non è un laico, come per esempio un padre che benedice i figli, ma un sacerdote, quella benedizione è già di per sé liturgica, anche se non c’è una formula specifica preparata da un’autorità ecclesiastica. La benedizione viene impartita da un sacerdote, e non ai singoli, ma a una coppia in quanto tale. Quindi il sacerdote, che fa parte della Chiesa, riconosce la coppia per quello che è, cioè una coppia.

Di Traditionis Custodes, falso sin dal titolo, perché in realtà ribalta Summorum Pontificum per quanto concerne la celebrazione della messa di sempre, si è già detto molto.

Per non parlare poi del documento di Abu Dhabi…cioè la dichiarazione firmata congiuntamente dal Grande Imam di al-Azhar e da Papa Francesco e riguardante le religioni e la pace. Vi si dice che la Sapienza divina ha voluto il pluralismo religioso. Ma questo contraddice quanto Gesù dice di Sè: "Non si va al padre se non attraverso di Me"  e quanto è detto negli Atti degli Apostoli: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati”.


D.3: Credi possibile che vi possa essere un’opzione “cattolica” (con tutte le virgolette del caso) nella futura adunanza elettiva in Vaticano?

R. San Paolo ci insegna la spes contra spem. E anche se le prospettive sono scurissime, e io sono un pessimista per natura, esperienza e scelta, non rinuncio a credere che lo Spirito Santo possa giocarci un qualche scherzo finalmente positivo. Non penso che qualcuno dei grandi candidati cattolici – che ne so: Sarah, Burke, Mueller, Piacenza, Ejik o qualche altro arcivescovo o vescovo -perché no? – che ancora crede nella Chiesa cattolica possa emergere dalla platea bergogliana – 133 votanti! Un delirio! Ma spero in qualche sorpresa! Spero. Non voglio dire che ne sono sicuro.


D.4: Trovi più elementi di speranza o più di desolazione nell’analizzare i moti di ribellione dei cattolici negli anni del bergoglismo?

R. Per natura, sono un combattente. E quando si combatte, come faccio quotidianamente, non c’è posto per la desolazione. Cito Macbeth: "Impiccato chi parla di paura (…)". Però nel corso di questi lunghi anni bergogliani ho visto molte persone, cattolici sinceri e dedicati, che piano piano si spostavano verso le posizioni di chi era perplesso, o critico, o apertamente contrario alla gestione attuale della Chiesa. Questo mi dà speranza e fiducia che non siamo soli, e che anche fra i sacerdoti, i vescovi e i cardinali ci sia chi ha aperto gli occhi, su questa realtà deprimente.

Marco Tosatti, Stilum Curiae

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Domenica 27 aprile 2025. Festa della Divina Misericordia 

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