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domenica, aprile 12, 2026

Spezzare col Rosario il ciclo demoniaco del male. Veglia in Vaticano con Leone XIV


a cura di Veronica Cireneo 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo della giornalista Diane Montagna che riferisce della Veglia di preghiera per la Pace, tenuta nel pomeriggio di sabato 11 aprile, in Vaticano, con e per volontà di Papa Leone XIV. Buona lettura. Oremus 

§§§

CITTÀ DEL VATICANO, 11 aprile 2026 — Papa Leone XIV ha esortato questa sera i cristiani a resistere a quello che ha definito il “ciclo demoniaco del male”, sollecitando un rinnovato impegno nella preghiera, nell’umiltà e nella pace, mentre persistono le tensioni legate alla guerra con l’Iran e si intensificano gli sforzi diplomatici.

Intervenendo alla Veglia del Rosario per la Pace, svoltasi alle 18:00 nella Basilica di San Pietro, il Papa ha messo in guardia contro la manipolazione della religione per giustificare la violenza.

"Anche il santo Nome di Dio, il Dio della vita, viene trascinato in discorsi di morte", ha affermato.

E sottolineando la responsabilità morale dei credenti, ha proseguito:

«Chi prega conosce i propri limiti; non uccide né minaccia di morte. La morte, invece, rende schiavi coloro che hanno voltato le spalle al Dio vivente, trasformando se stessi e la propria forza in un idolo muto, cieco e sordo (cfr. Sal 115,4-8), al quale sacrificano ogni valore, pretendendo che il mondo intero si inginocchi».

Con un accorato appello, Papa Leone ha condannato la ricerca del potere e la violenza, dichiarando:

«Basta con l'idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l'ostentazione del potere! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita».

La veglia di preghiera per la pace si è svolta mentre il vicepresidente statunitense J.D. Vance si trovava a Islamabad, in Pakistan, per colloqui con funzionari iraniani volti a estendere il fragile cessate il fuoco e trasformarlo in un accordo più ampio, dopo i recenti scontri. Nel frattempo, sabato le forze israeliane hanno lanciato nuovi raid aerei nel Libano meridionale, con almeno dieci-tredici vittime negli ultimi attacchi.

Qui di seguito il testo ufficiale del discorso pronunciato da Papa Leone XIV durante la Veglia di preghiera per la pace.

Cari fratelli e sorelle,

la vostra preghiera è espressione di quella fede che, secondo le parole di Gesù, smuove le montagne (cfr. Mt 17,20). Grazie per aver accettato questo invito a riunirci qui, presso la tomba di San Pietro e in tanti altri luoghi del mondo, per pregare per la pace.

La guerra divide; la speranza unisce. L'arroganza calpesta gli altri; l'amore eleva. L'idolatria ci acceca; il Dio vivente illumina.

Carissimi amici, basta un po' di fede, una semplice "briciola" di fede, per affrontare insieme questo momento drammatico della storia, come umanità e al fianco dell'umanità.

La preghiera non è un rifugio in cui nascondersi dalle proprie responsabilità, né un anestetico per lenire il dolore provocato da tanta ingiustizia. Piuttosto, è la risposta più altruistica, universale e trasformativa alla morte: siamo un popolo che è già risorto!

Dentro ognuno di noi, dentro ogni essere umano, il Maestro interiore insegna la Pace, ci spinge all'incontro e ci ispira a supplicare.

Risorgiamo dalle macerie! Nulla può confinarci a un destino predeterminato, neanche in questo mondo dove sembra non ci siano mai abbastanza tombe, perché gli uomini continuano a crocifiggersi a vicenda e a sopprimere la vita, senza alcun riguardo per la giustizia e la misericordia.

Nel contesto della crisi bellica in Iraq del 2003, San Giovanni Paolo II, instancabile sostenitore della pace, disse con profonda emozione:

«Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale e, grazie a Dio, ne è uscita indenne. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a coloro che sono più giovani di me, che non hanno vissuto questa esperienza: "Basta guerre", come disse San Paolo VI durante la sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile. Sappiamo bene che la pace non è possibile a qualsiasi prezzo. Ma sappiamo tutti quanto grande sia questa responsabilità» ( Angelus , 16 marzo 2003).

Faccio mio questo appello questa sera, tanto attuale quanto lo è oggi.

La preghiera ci insegna come agire. Nella preghiera, le nostre limitate possibilità umane si uniscono alle infinite possibilità di Dio. Pensieri, parole e azioni spezzano così il ciclo demoniaco del male e vengono posti al servizio del Regno di Dio. Un Regno in cui non c'è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né profitto ingiusto, ma solo dignità, comprensione e perdono. È qui che troviamo un baluardo contro quell' illusione di onnipotenza che ci circonda e che sta diventando sempre più imprevedibile e aggressiva.

L'equilibrio all'interno della famiglia umana è stato gravemente destabilizzato. Persino il santo Nome di Dio, il Dio della vita, viene trascinato in discorsi di morte. Un mondo di fratelli e sorelle con un unico Padre celeste svanisce, come in un incubo, lasciando il posto a una realtà popolata da nemici. Veniamo accolti da minacce, anziché dall'invito ad ascoltare e a stare insieme. Fratelli e sorelle, coloro che pregano sono consapevoli dei propri limiti; non uccidono né minacciano di morte. La morte, invece, rende schiavi coloro che hanno voltato le spalle al Dio vivente, trasformando se stessi e il proprio potere in un idolo muto, cieco e sordo (cfr. Sal 115,4-8), al quale sacrificano ogni valore, pretendendo che il mondo intero si inginocchi davanti a loro.

Basta con l'idolatria di se stessi e del denaro!

Basta con l'ostentazione del potere! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita. Con semplicità evangelica, san Giovanni XXIII scrisse:

«I benefici della pace si faranno sentire ovunque, dai singoli, dalle famiglie, dalle nazioni, dall'intera umanità». E, riecheggiando le parole incisive di Pio XII, aggiunse: «Nulla si perde con la pace; tutto si può perdere con la guerra» (Enciclica Pacem in Terris , 116).

Uniamo dunque la forza morale e spirituale dei milioni e miliardi di uomini e donne, giovani e anziani, che oggi scelgono di credere nella pace, curando le ferite e riparando i danni lasciati dalla follia della guerra.

Ricevo innumerevoli lettere da bambini che vivono in zone di conflitto. Leggendole, si percepisce, attraverso la lente dell'innocenza, tutto l'orrore e la disumanità di azioni di cui alcuni adulti si vantano con orgoglio. Ascoltiamo la voce dei bambini!

Cari fratelli e sorelle, certamente i leader delle nazioni hanno delle responsabilità inderogabili. A loro gridiamo: Fermatevi! È tempo di pace! Sedetevi al tavolo del dialogo e della mediazione, non al tavolo dove si pianifica il riarmo e si decidono azioni mortali! Eppure, una responsabilità altrettanto significativa ricade su tutti noi – uomini e donne di tutto il mondo.

Siamo un'immensa moltitudine che rifiuta la guerra non solo a parole, ma anche nei fatti. La preghiera ci invita ad abbandonare ogni forma di violenza che ancora alberga nei nostri cuori e nelle nostre menti. Rivolgiamoci a un Regno di pace che si costruisce giorno dopo giorno – nelle nostre case, nelle nostre scuole, nei nostri quartieri e nelle nostre comunità civili e religiose.

Un Regno che contrasti le polemiche e la rassegnazione attraverso l'amicizia e una cultura dell'incontro. Ritroviamo la fede nell'amore, nella moderazione e nella buona politica. Dobbiamo formarci e impegnarci personalmente, ognuno seguendo la propria vocazione. Ognuno ha un posto nel mosaico della pace!

Il Rosario, come altre antiche forme di preghiera, ci ha uniti questa sera nel suo ritmo costante, costruito sulla ripetizione. La pace si afferma allo stesso modo: parola dopo parola, azione dopo azione, proprio come una roccia si scava goccia dopo goccia, o un tessuto si tesse punto dopo punto. Questi sono i ritmi lenti della vita, segno della pazienza di Dio.

Non dobbiamo lasciarci sopraffare dal ritmo di un mondo che non sa cosa sta inseguendo. Dobbiamo invece tornare a servire il ritmo della vita, l'armonia del creato e a guarirne le ferite. Come ci ha insegnato Papa Francesco, «C'è bisogno anche di operatori di pace, uomini e donne pronti a lavorare con audacia e creatività per avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro» (Lettera enciclica Fratelli Tutti , 225). Esiste, infatti, «un'architettura della pace, alla quale contribuiscono diverse istituzioni della società, ciascuna secondo la propria area di competenza, ma esiste anche un'arte della pace che ci coinvolge tutti» ( ibid ., 231).

Cari fratelli e sorelle, torniamo a casa con l'impegno di pregare incessantemente e senza stancarci, un impegno per una profonda conversione del cuore. La Chiesa è un grande popolo al servizio della riconciliazione e della pace. Avanza senza esitazione, anche quando il rifiuto della logica della guerra può portare a incomprensioni e scherno. Annuncia il Vangelo della pace e infonde l'obbedienza a Dio piuttosto che a qualsiasi autorità umana, specialmente quando la dignità intrinseca degli altri esseri umani è minacciata da continue violazioni del diritto internazionale. «In tutto il mondo, è auspicabile che ogni comunità diventi una "casa di pace", dove si impari a disinnescare l'ostilità attraverso il dialogo, dove si pratichi la giustizia e si custodisca il perdono. Ora più che mai, dobbiamo dimostrare che la pace non è un'utopia» ( Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace , 1 gennaio 2026).

"Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo un'unica famiglia che piange, spera e si rialza. Basta guerre, un viaggio senza ritorno; basta guerre, un circolo vizioso di dolore e violenza» (San Giovanni Paolo II, Preghiera per la Pace , 2 febbraio 1991).

Cari amici, la pace sia con tutti voi! È la pace di Cristo Risorto, frutto del suo sacrificio d'amore sulla Croce.

Per questo motivo, eleviamo a Lui la nostra preghiera:

Signore Gesù,

Hai sconfitto la morte senza armi né violenza;

Hai infranto il suo potere con la forza della pace.

Concedici la tua pace, come hai fatto alle donne piene di dubbi la mattina di Pasqua e come hai fatto con i discepoli che si nascondevano per paura.

Invia il tuo Spirito, il respiro che dà vita e riconcilia.Che trasforma avversari e nemici in fratelli e sorelle.

Ispira in noi la fiducia in Maria, Tua madre, che stava ai piedi della tua Croce con il cuore spezzato,

Saldi nella fede che risorgerete, possa la follia della guerra cessare e la Terra sia curata e coltivata da coloro che ancora sanno dare alla luce, proteggere e amare la vita.

Ascoltaci, Signore della vita!

•••

12 aprile 2026 / Domenica in Albis


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sabato, luglio 05, 2025

LA FEDE ROCCIOSA DI PAPA LEONE XIV E L'ALLERGIA DOTTRINALE DEI BIBLISTI COME IL MAGGI. Don Giuseppe Agnello.


a cura di Veronica Cireneo 

Un articolo come questo del sacerdote don Giuseppe Agnello non necessiterebbe di presentazione alcuna, per la correttezza e la sapienza di cui è infarcito, ma non si può contestualmente osservare come risulti con sempre maggiore evidenza il numero infinito dei guasti generati dallo scorso  pontificato. Guasti che però hanno attecchito sulla presa delle tenebre personali e sulla mala o poca fede. Balla così il pendolo del guasto, oscillando dallo shock degli ultradelusi, che non possono più credere nella bellezza, nella Grazia e nella sacralità del Papato, nonostante le evidenze, al creativismo di quelli che si sentono autorizzati a dire tutto e il contrario di tutto su Fede e Dottrina, nell'illusione che il caos degli anni scorsi possa giustificarli. Assomiglia, questa, alla categoria immarcescibile di quelli che vogliono sporcare il Papa...tout-court: tra tutte la più insopportabile per la patologica allergia alla Verità naturale e soprannaturale, tristemente manifestata dalla sua miglior rappresentanza, il mese scorso, per le strade orgogliose dei pride. Buona lettura

§§§ 

Quando l’idea s’impone sulla realtà, e l’individualismo fa da maestro al Cristianésimo, il pensiero filosòfico o teològico, político o scientífico, divèntano un gioco di ruolo o di parole, sganciato dalla verità e sottomesso al gusto o alle visioni parziali. 

Il Cattolicésimo ripugna questo appròccio alla realtà, sia per fedeltà alla sua natura, sia per protèggere tutti (non solo i cattòlici) da sonore illusioni. 

Pertanto, usando la testa con la luce della fede, se parla di diritti non dimèntica i doveri, e se parla dell’uomo, non lo tratta come un animale evoluto o una persona tutta emozioni, sensazioni e bisogni primarî: ne parla come di un soggetto razionale incline al male, ma destinato a grandi cose, se il Cielo diventa davvero il suo fine e orizzonte. 

La fede cattòlica fa dell’uomo il centro degli interessi di Dio, ma non per rènderlo un tiranello senza règole o un viziato senza virtú, piuttosto per dare glòria a Colui senza il quale non esisterebbe né l’uomo, né la famíglia, né la società, né il diritto. L’Incarnazione del Fíglio di Dio, dunque, non è un fatto su cui il cattòlico, come l’uomo in cerca di risposte, può sorvolare; è invece l’evento capitale e universale per la comprensione di tutto. 

Volete dunque che un Papa ignori tutto questo e piàccia al mondo? 

Pensate che le affermazioni chiare di ogni Papa sulla famíglia formata da un uomo e da una donna síano retrògrade? 

Le reazioni di certi teòlogi, biblisti e “cattòlici” che stòrcono il naso alle verità di sempre, sembrerèbbero pròprio condannare la chiarezza fontale di papa Leone XIV. 

Al Giubileo delle famiglie, infatti, il Santo Padre agostiniano ha detto: «Il matrimònio non è un ideale, ma il cànone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo». 

Dicendo che «non è un ideale», ha demolito cosí tutte le teorie su altre forme di “famíglia” omo, trans, Lgbt+ e símili, piú o meno arcobalenate. 

Dicendo che : « è il cànone del vero amore», ha riportato ogni còppia a un modello di riferimento che non passa di moda, ma è ancorato nel diritto naturale, il quale, come insegna san Tommaso, altro non è che «la partecipazione della legge eterna nella creatura razionale» (Sum. Theol., I-II, q. 91, a.2). 

Dicendo che:  « è tra l’uomo e la donna», ridà al corpo e alla sessualità, alle persone e alle loro differenze (genètiche, biològiche, e físico-psíchiche) il loro posto e il loro fine.

Specificando con i tre aggettivi «totale, fedele, fecondo» l’amore coniugale, ha distrutto tutte le narrazioni di “amore” egoístico, provvisòrio e genitale, di ogni tempo, ma soprattutto del nostro tempo. 

Su che base ha detto questo? Basàndosi sulla Rivelazione, che, al contràrio di ciò che pènsano i calunniatori della Chiesa, tiene conto della natura e della gràzia; di ciò che vale per tutti e di ciò che vale per un battezzato e per chi vive il sacramento del matrimònio. Il Papa si fa sempre Paladino della Legge eterna (naturale e soprannaturale) per risparmiare le sonore cantonate in questa vita e l’inferno dopo la morte. Dov’è lo scàndalo? Dove la novità?

Eppure una frase come questa ha procurato allergie, fastidî e attacchi da parte di persone che «prométtono libertà, mentre sono essi stessi schiavi della corruzione» (2 Pt 2, v.19). 

• Penso ad esèmpio a Franco Grillini, ma anche a dei cattòlici fuori binàrio. Ad esèmpio il 2 Giugno 2025, su La Stampa, Doménico Agasso intervista il biblista servita Alberto Maggi, molto noto per la sua predicazione lontana anni luce dal Magistero della Chiesa. La sua intervista si concentra pròprio su questa frase del papa. 

Il servita stavolta non parte in quarta con le sue bordate a dottrina, catechismo e verità eterne e stranamente dice: «Non è una questione di dottrina, che non è in discussione, ma di mentalità». Dopo i suoi suggerimenti su come la Chiesa deve comunicare a tutti l’accoglienza, mostra però come si può ignorare la dottrina invocando lo Spírito Santo: «La vitalità della Chiesa sta pròprio nel “ruolo” che Gesú affida - nel Vangelo di Giovanni - allo Spírito: “Vi guiderà alla verità tutta intera”. Non si tratta di prevedere il futuro, ma di comprèndere sempre piú a fondo il messàggio di Dio». Fin qui ci troviamo quasi d’accordo, sennonché il lupo perde il pelo, ma non il vízio di offrire novità al posto della verità, e creatività al posto della santità, sicché completa, ad una nuova domanda dell’intervistatore, il suo pensiero cosí: «Lo Spírito è garanzia di una Chiesa capace di rispóndere alle novità della stòria. Perché l’umanità càmbia: si modíficano i modelli relazionali, le strutture sociali, le sensibilità. Di fronte a questi cambiamenti, la Chiesa non deve avere paura, ma porsi in ascolto. Ha lo Spírito che la rende viva, creativa, profètica. Il perícolo è quando, spaventata, la Chiesa si rifúgia in vècchie risposte a domande nuove. Quando lo fa, le persone non ascòltano».

Tra le vècchie risposte della Chiesa a domande nuove degli uòmini del 2025, ci sta senz’altro la famíglia come l’ha voluta Dio. Lo capiamo, anche se qui non lo dice espressamente, da due cose. Primo: dalla conoscenza delle sue catechesi e dei suoi libri, dove si parla dell’omosessualità come di un tipo di amore che deve fiorire (cioè: che va praticata). Secondo: dalla constatazione che nell’artícolo dell’Agasso egli stesso dà su ciò che càmbia: «l’umanità càmbia: si modíficano i modelli relazionali». Purtroppo dobbiamo contraddire il Maggî su questo punto: l’umanità non càmbia nella sua decadenza e non càmbia nemmeno nel suo rinnovamento. Può toccare punte di aberrazione nella decadenza e vette di santità nel rinnovamento, ma mai càmbia a tal punto da esígere che la Chiesa, «in ascolto», cerchi altri principî, e altri valori: «Gesú Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!» (Eb 13, v.8); e i figlî di Adamo pure: «Chi può dire: “Ho la coscienza pulita, sono puro dal mio peccato?”» (Pr 20, v.9). 

Per ogni Papa questo è chiaro, mentre per frà Alberto Maggî questo non è vero: Cristo ha espiato tutti i nostri peccati sulla Croce, e l’único peccato della Chiesa è rimasto l’èssere “Istituzione religiosa” che ama la legge e non le persone. 

Ovviamente questa Chiesa è solo nella testa e nelle parole del servita, ma la sua predicazione fa sempre crédere questo: Gesú non chiede ubbidienza, non ci vuole santi, non si offende di nulla; e «il Padre non pota…líbera». Quest’últime parole, dette davanti ad una associazione di omosessuali, ci índicano bene il grado di tradimento della Sacra Scrittura in nome dell’accoglienza.

(Per lui) ciò che líbera è l’accoglienza in sé e il messàggio evangèlico che Dio ci ama sempre e comunque, perché è Misericordioso, perciò il Padre non poterebbe mai nella vita di quelle persone pròprio l’omosessualità.

Diventa chiaro, in questo quadro, a che cosa conduce l’accoglienza del servita, quella di cui si è vantato su La Stampa: «Ho sempre accolto chi si sente escluso e ferito dalla Chiesa. Tantíssime persone omosessuali e transgender». L’accoglienza del Maggî làscia tutto com’è: sorride, abbràccia, òspita, ma non corregge, non istruisce: non ama queste persone «omosessuali e transgender». Mentre Gesú dice che fa nuove tutte le cose e corregge quelli che ama (Cfr Ap.21, v.5 e Ap.3, v.19), 

Alberto Maggî, nel libro “La verità ci rende líberi. Conversazioni con Pàolo Rodari” (Ediz.Garzanti, Milano 2024), nelle pàgine 140-142 accusa la Chiesa di offrire una «soluzione disumana e spietata» alle persone con questa inclinazione. 

E quale sarebbe la disumanità? Nel vívere il sesto comandamento, nel celibato e nella castità. Capite ora perché affermi che «l’umanità càmbia e si modíficano i modelli relazionali»? Perché oltre alle còppie secondo il modello di Adamo ed Eva, di Maria e di Giuseppe o di Àquila e Priscilla (Non sono due donne, ma un marito e una móglie amici di san Pàolo!), c’è un altro amore che lo Spírito Santo e la Chiesa dovrèbbero riconóscere: quello tra due uòmini o due donne, che, guidati da una tendenza, crédono che esista una “natura” omosessuale che non li rende “contro natura”. 

Il rispetto, l’amore e l’accoglienza di queste persone e fratelli, però, esige la verità nella carità e la carità di tante testimonianze di vita: persone che hanno capito se stesse, le ferite della loro stòria e l’invídia erotizzata che li ha condotti a “sentirsi” omosessuali. 

Chi prova pulsioni per lo stesso sesso, non sta cercando altro che quell’uomo o quella donna che non è e vorrebbe èssere. 

Un sacerdote e religioso come Alberto Maggî, dunque, farebbe tanto bene a coloro che accóglie, se riflettesse con loro alla luce della ragione che deve controllare gli istinti, della fede che deve illuminare la ragione e della scienza, che deve restare ancorata alla realtà. Se ne è capace, deve recuperare l’obiettività di chi ama la verità piú degli applàusi, e la persona piú della política

•Parliamo a lui (e lo faremo piú diffusamente nel libro “La Verità non è una barzelletta”, pròssimo alla stampa per i tipi di Amicitia Liturgica), per raggiúngere tutti coloro che sògnano un’altra umanità o una Chiesa imbavagliata dal politicamente corretto. 

A costoro rispondiamo con due pensieri di san Giusemmaria Escrivà: 

«(...) Non si può dimenticare che il nostro Maestro era – è !– «perfectus Homo» – perfetto Uomo» (Solco 421); pertanto: «Di fronte alla pressione e all’impatto di un mondo materializzato, edonista, senza fede…, si può esígere e giustificare la libertà di non pensare come “loro”, di non agire come “loro” (...) ?

Un fíglio di Dio non ha bisogno di rivendicare questa libertà, perché ce l’ha guadagnata Cristo una volta per sempre: però deve difènderla e dimostrarla in ogni ambiente. Soltanto cosí, “loro” capiranno che la nostra libertà non è vincolata alle circostanze» (Solco 423).

Segnaliamo l’inganno di chi, come il servita, vaghéggia altre còppie da riconóscere e altre famíglie da valorizzare, con relativi diritti e accoglienza degli stessi nella Chiesa. 

Dietro questo desidèrio c’è una metafísica della lotta che non è cattòlica, ma solo política assunta a senso della pròpria vita. Quando tuttavia il senso della pròpria vita è diventato un gruppo o una battàglia, come dice Douglas Murray ne: “La pazzia delle folle”: «anziché semplificare la pròpria vita, la si còmplica dedicàndola a una teoria che non risponde ad alcuna domanda, non fa alcuna predizione ed è facilmente falsificàbile» (p.374). 

Infine, omàggio al nostro Santo Padre “fíglio di sant’Agostino”, vogliamo ricordare ad Alberto Maggî che la Legge eterna non si oppone all’Amore di Dio, non lo nega e non lo sottrae ai suoi destinatarî, ma semplicemente si differènzia negli animali, negli uòmini e negli àngeli. 

Dice il Dottore della Chiesa: «L'azione dell'uomo che serve la fede, la quale a sua volta è sottomessa a Dio, tiene a freno tutti i piaceri mortali e li riconduce nella règola della natura, anteponendo i migliori a quelli piú bassi mediante un amore ordinato. Se infatti l'illécito non avesse attrattiva, nessuno peccherebbe. Pecca dunque colui che dà spàzio, piuttosto che porre un freno, al piacere dell'illécito. L'illécito è ciò che è proibito da quella legge mediante cui si conserva l'órdine naturale. È una questione complessa se esista una qualche creatura razionale che non sia attratta dall'illécito: se essa esiste, a quel gènere non appartiene né l'uomo, né la creatura angèlica che non rimase nella verità; questi èsseri razionali, infatti, fúrono creati di tal gènere che esistesse in loro la possibilità di frenare il piacere dell'illécito, non frenando il quale peccàrono. Grande è dunque anche la creatura umana, dal momento che essa è dotata per costituzione di quella facoltà per la quale, se avesse voluto, non sarebbe caduta. 

Grande dunque, e sommamente degno di lode è Dio che la creò. Creò anche èsseri inferiori, che non pòssono peccare; ne creò anche di migliori, che non vògliono peccare. Infatti la natura della bèstia non pecca, poiché non còmpie nulla contro la legge eterna, alla quale è cosí sottomessa che non può parteciparne

Al contràrio, la sublime natura angèlica non pecca, perché è cosí partécipe della legge eterna che soltanto Dio la attrae, alla cui volontà essa obbedisce senza sperimentare alcuna tentazione. 

L'uomo invece, per il cui peccato la vita sulla terra è tutta una tentazione, sottometta a sé stesso ciò che ha in comune con le bèstie, sottometta a Dio ciò che ha in comune con gli àngeli, finché, perfezionata la giustízia e raggiunta l'immortalità, non sia innalzato al di sopra degli uni e uguagliato agli altri» (Contro Fàusto manicheo, 22. 28).

Frà Alberto Maggî e chi la pensa come lui, in realtà, dimèntica che il battésimo ci dona la vita eterna, nel tempo e nell’eternità, ma ce la dà nella Chiesa, con l’impegno di osservare i Dieci Comandamenti non come dei no alla vita, ma come dei sí alla vera vita; e che dunque non c’è nulla di spietato e disumano nell’insegnare a rispettarli. 

In essi è declinato il grande comandamento dell’amore; in essi si misura il matrimònio come amore «totale, fedele, fecondo» dell’uomo per la donna e della donna per l’uomo; nella loro osservanza, si riconosce se siamo davvero amici di Gesú. 

Egli infatti ha detto: «Chi accòglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama» (Gv 14, v.21), non chi accòglie tantíssime persone omosessuali e transgender insegnando loro un altro Vangelo.

P. Giuseppe Agnello

Sabato 5 luglio 2025

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mercoledì, luglio 02, 2025

SÌ ALLA MESSA ANTICA: la proroga di due anni concessa al Texas, da Papa Leone XIV




a cura di Veronica Cireneo 

Lo stile gentile dei piccoli passi di Sua Santità Papa Leone XIV ci dona oggi una notizia che fa bene sperare, circa il ritorno della Pace Liturgica: il Vaticano ha concesso una proroga di due anni alla Messa in latino, in Texas. Una vera e propria tregua da "Traditionis Custodes", documento firmato nel pontificato scorso contro il quale si sono levati continuamente cori di critiche, da più fronti. È di oggi questo articolo ricco di osservazioni che ne mettono in dubbio la validità. Oremus pro Pontefice nostro, Papa Leone XIV e Deo gratias. Buona lettura

§§§

SANT' ANGELO, Texas.

Il Vaticano ha concesso una proroga di due anni a una Messa Tradizionale in Latino (TLM) in Texas, la prima tregua di questo tipo da Traditionis Custodes, sotto Papa Leone XIV.

"Sono grato al Pontifice Leone XIV e al Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti per aver permesso che la Messa Tradizionale continui ad esistere nella nostra chiesa parrocchiale, estendendo il permesso per altri due anni", ha detto Padre Ryan Rojo.

La proroga è stata concessa a Santa Margherita, in San Angelo, che celebra le Messe tradizionali in latino: la Domenica e il giovedì mattina.

Rojo, che è il Direttore delle Vocazioni della Diocesi di Sant' Angelo e assiste alla celebrazione della Messa a San Margherita quando il cappellano non è disponibile, ha  chiarito che la decisione è datata 28 maggio 2025. Ha comunicato  la decisione a LifeSiteNews, attraverso un'email, affermando: "Siamo grati per l'opportunità di continuare a pascere la comunità nel futuro. La mia preghiera è che estensioni simili avvengano in tutto il Paese".

Anche il vescovo Michael Sis della Diocesi di Sant' Angelo ha confermato (...):

"Il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti mi ha comunicato, con decreto del 28 maggio 2025, che è stata accolta la mia richiesta di dispensa dall'articolo 3§2 del Motu proprio Traditionis Custodes, per altri due anni., in modo che la Messa secondo il Missale Romanum del 1962 può essere celebrata nella chiesa parrocchiale di Santa Margherita di Scozia, a Sant' Angelo. 

(...) Life Site ricorda come il liturgista e scrittore Peter Kwasniewski ha sottolineato che la Messa tradizionale in latino è stata definitivamente autorizzata da La bolla di San Pio V Quo Primum, che afferma:

(I) In virtù della Nostra autorità apostolica, concediamo e concediamo in perpetuo che, per il canto o la lettura della Messa in qualsiasi chiesa, questo Messale sia d'ora in poi seguito seguito in modo assoluto, senza alcuno scrupolo di coscienza o timore di incorrere in pene, giudizi o censure, e possa essere usato liberamente e legittimamente. Né i superiori, gli amministratori, i canonici, i cappellani e gli altri sacerdoti secolari o religiosi, a qualsiasi titolo designati, sono obbligati a celebrare la Messa diversamente da come da Noi prescritto. Dichiariamo e ordiniamo inoltre... che il presente documento non può essere revocato o modificato, ma rimane sempre valido e conserva la sua piena forza...

Chiunque, tuttavia, avrebbe la presunzione di commettere un atto del genere (cioè alterare Quo Primum, deve sapere che incorrerà nell'ira di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo.

                                      §§§

Martedì 2 luglio 2025

Fonte:LifeSiteNews

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giovedì, giugno 26, 2025

GRAZIE SANTO PADRE PER LA CHIESA CHE RISORGE, NEI CUORI. Il Corpus Domini di Papa Leone XIV commentato da Miserere Mei



a cura di Veronica Cireneo 

"CRISTO È IN CROCE E NOI CON LUI.

Ma in quella Croce c'è la vita 

che salva eternamente"

Papa Leone XIV 

nella Solennità del Corpus Domini 2025 -

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Pubblichiamo questo articolo comparso su Stilum Curiae , a firma di Miserere Mei, che è un vero e proprio attestato di gratitudine alla Divina Provvidenza - al quale ci associamo - per averci donato, come Papa, un uomo intrepido, di grande Fede, che conosce e ricambia con passione e volentieri l'Amore di Dio, risvegliandolo finalmente nei cuori dei piccoli che Lo ascoltano e che Lo osservano. Raffinato nei modi, fedele e necessario nelle parole, coraggioso nell'imperturbabilità, sa portare il giogo della Croce, con Delizia.  Solo un uomo molto determinato nella Fede potrebbe avanzare così indisturbato in mezzo a lupi che divorerebbero, il Nome Santissimo e la Memoria di Cristo, prima di subito. E chi altri, privo di tali requisiti, avrebbe potuto accettare di assumere l' eredità di una Barca infestata, debitrice moralmente e spiritualmente con milioni di anime, che faceva acqua da tutte le parti? Meditiamo...

Oremus: San Francesco d'Assisi e San Giuseppe Artigiano aiutino il Santo Padre a restaurare la Sposa di Nostro Signore: la Chiesa. Chi non ama Cristo lasci in pace il Santo Padre e si converta! Chi ama Cristo non lasci mai solo, il Suo Dilettissimo Vicario in Terra, Papa Leone XIV. Deo gratias e così sia. 

                                                 •••                                                                  

Ieri un uomo sulla settantina, vestito come si conviene (e non come uno sportivo) – con poco meno di 30 gradi e un’umidità al 60% a Roma – ha tenuto le braccia sollevate e tese per adorare l’Ostensorio in cui era Presente Nostro Signore Gesù Cristo, procedendo lentamente, per quasi un’ora, per oltre un chilometro e mezzo. Quell’uomo è il Santo Padre.

A piedi, da pellegrino e da missionario. Con lui tanti cardinali ultraottantenni, alcuni claudicanti, ma imperterriti con il loro cero acceso. Un segno dei tempi, di altri tempi e di tempi non recenti. Mai trafelati, in un incedere composto, profondo, che la folla, tanta, ha compreso, accompagnato e interpretato come ispirata a lasciarsene coinvolgere. Poche urla, tanti segni di croce, vera devozione.

Sono partiti alzandosi dopo essersi inginocchiati e si sono inginocchiati all’arrivo in Santa Maria Maggiore, come se non sentissero acciacchi, senza fretta, con delicatezza e la bellezza di essere lì, con il Signore! Il cielo di Roma sopra la statua di Maria era azzurro, velato del bianco delle nuvole. Il Corpo di Cristo senza Maria non ci sarebbe stato. Il Corpo di Cristo porta a Maria, come Maria ci ha portato a Gesù, il Cristo, il Verbo incarnato.

Nella Santa Messa del Corpus Domini, sul sagrato della Basilica di Roma, Leone XIV ha offerto un’immagine meravigliosa nel dire che: " ogni alimento che ci nutre per la vita materiale proviene da una creatura morta, animale o vegetale. Ebbene, il nutrimento per la vita eterna viene dal sacrificio eucaristico, dal Corpo e dal Sangue della nuova ed eterna alleanza. La Santa Messa fa memoria di quel sacrificio. Gesù è in croce, noi con Lui, ma quella croce salva in eternoQuel sacrificio di croce ha superato la barriera della morte (...): Lì c’è la vita!"

Ringrazio Dio perché, proprio in questa settimana ho vissuto tre giorni di dolori fortissimi e ho sperimentato (accudito e curato, avendo a disposizione ospedali e buoni medici, non certo la miseria e l’abbandono di chi è massacrato e bombardato, affamato in una tendopoli) il dolore del corpo, che solo il corpo sa dare.

Ho potuto offrirli al Signore, chiedendo che fossero tolti ad altri sofferenti, li ho patiti attendendone l’attenuazione, ma intuendone la spiritualità.

Ho detto a Gesù che lo ringraziavo per avermi fatto vivere così il Corpus Domini, pregando Maria, vedendo in Lei il dolore che provava chi mi ama ed era lì vicino a me. Chi ama condivide il dolore anche se non lo sente materialmente. Com’è vero! Com’è vero tutto!

Ieri ecco sciogliersi insieme il dolore fisico e anche quello spirituale per le sconcezze parrocchiali (della mia città) intorno alla festa del Corpus Domini, godendo, nel sollievo, questo portentoso segno di Chiesa, la Chiesa vera, che adora eucaristicamente il Suo Signore e sta con Lui, per le strade, tra la gente, per la salvezza di tutti. Grazie a Dio.

Grazie al Santo Padre e alla Chiesa che risorge dal protestantesimo e dall’eresia. Grazie a Maria Santissima corredentrice.

Grazie a colei che nel sacramento del matrimonio il Signore mi ha donato come sposa e a tutti quelli che, in famiglia, hanno vissuto la grazia della prova.

Soprattutto ringrazio per il dono della fede e per questa salutare umiliazione, che ti azzera, ti stende, ti rende quasi niente ed in quel niente Gesù fa tutto: l’ha detto. 

Miserere Mei

23 giugno 2025

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mercoledì, giugno 11, 2025

PILLOLE DI CATECHISMO DI PAPA LEONE XIV: SUPPLICARE IL CIELO. Udienza di Mercoledì 11 giugno


di Veronica Cireneo 

Laudetur Jesus Christus nunc et semper

 Udienza generale di mercoledì 11 giugno.

• Supplicare il Cielo.

Anche oggi il Vicario di Cristo, uomo di Fede, innamorato di Maria, secondo il Suo ruolo, facoltà e competenza spiega, così semplicemente, agli uomini di buona volontà come mettere in pratica la Parola e la Volontà di Dio.  Corrispondendo in pieno a ciò di cui le nostre anime affamate di sacro e di santità avevano ed hanno bisogno. Ringraziamo il Signore.

Per ascoltare le Sue nutrienti parole clicca sul link seguente 

https://youtu.be/RNogxhk8ynA?si=ROrBpymSv0muT7up


Veronica Cireneo 

Mercoledì 11 giugno 2025

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sabato, maggio 31, 2025

IL RITO ROMANO ANTICO: UN PATRIMONIO DA DIFENDERE. Supplica filiale a Sua Santità Papa Leone XIV.


a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi, in questo articolo riportiamo il testo  della missiva, appena inviata con raccomandata postale all'indirizzo di  Sua Santità Papa Leone XIV .  Si tratta di una supplica filiale redatta a più mani, dove si domanda al Vicario di Cristo che vengano rimossi tutti gli ostacoli che impediscono, ai sacerdoti, di celebrare liberamente la Santa Messa Tradizionale. L'iniziativa ideata dai legali F.Fontana e R.De Petro è stata condotta e realizzata da "Iustitia in Veritate unitamente agli "Alleati dell'Eucarestia e del Vangelo" - che già nell'autunno del 2023 avevano  inviato un appello ai Vescovi simile a questo. Massiccia è stata l'adesione di varie e pregiate associazioni, delle quali potete vedete la sigla in calce e ci scusiamo con quelle che non abbiamo potuto raggiungere, ma  volendo far recapitare la lettera per il giorno dell'imminente "Giubileo delle Associazioni", il tempo ci è stato tiranno. Con questa operazione, desideriamo  unire la voce italiana al coro mondiale contro l'inopportuna, quanto ingiustificata e crescente ostilità  verso la Messa di sempre, che si è recentemente levato, in  vario modo e a diverse latitudini: partito, di fatto, dalla Germania, per iniziativa del cardinal Muller (qui), ha raggiunto le Americhe (qui) per arrivare fino a noi. Nell'orante e fiduciosa attesa di una favorevole risposta ufficiale da parte della Santa Sede, ci impegnamo fin d'ora ad aggiornarvi tempestivamente circa l'esito dell'iniziativa. Madre del Buon Consiglio, ora pro nobis et pro Pontefice nostro Leone XIV. Così sia. 

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SUPPLICA A SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV

Beatissimo Padre, 

grati per il dono che lo Spirito Santo ci ha elargito con la Vostra elezione a Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica, ci teniamo a comunicarLe che quotidianamente La accompagniamo con la nostra filiale preghiera per implorare la Misericordia di Dio sulla Sua Persona e Sublime Opera di rappresentare, in Terra, Nostro Signore Gesù Cristo per pascere, con tutto l'amore di cui il Suo Cuore è capace, noi, Suo gregge.

Chi Le scrive è un gruppo di associazioni e realtà che, per iniziativa di Iustitia in Veritate in collaborazione con gli  Alleati dell'Eucarestia e del Vangelo", approfittando del Giubileo delle Associazioni e Movimenti dell’8 giugno prossimo intendono presentare a Sua Santità la supplica di volerli esaudire in una richiesta che sta loro molto a cuore.

Quali sostenitori dell'importanza spirituale della liturgia - lex orandi, lex credendi, lex vivendi - abbiamo accolto con immensa gioia e speranza l'elogio delle liturgie orientali, formulato da Vostra Santità nei seguenti termini: «Quanto bisogno abbiamo di recuperare il senso del mistero così vivo nelle vostre liturgie ...[che] cantano la bellezza della salvezza e suscitano lo stupore per la grandezza divina che abbraccia la piccolezza umana!".

Condividiamo profondamente con Lei quanto sia necessario per la Fede recuperare il senso del Mistero, che in una liturgia non manipolata coinvolge l'intera persona, e come, per questo, sia da considerare più un'eredità da salvaguardare che uno strumento da controllare.

Con altrettanta felicità abbiamo condiviso l'appello all'unità nella carità contenuto nella Sua Omelia d’inizio Pontificato: "Vorrei che fosse il nostro primo grande desiderio una Chiesa unita segno di unità e di comunione".

Unità e comunione sono il sogno di milioni di cattolici, Santità, e sapendoLa concorde, nel nostro piccolo riteniamo che uno degli aiuti più efficaci per realizzare nei nostri tempi questo programma, nella Chiesa e della Chiesa, sia la celebrazione della Messa tridentina.  

L’equilibrio e la maturità liturgico-pastorale di Benedetto XVI manifestate nella promulgazione del Motu proprio “Summorum  pontificum” del 7 luglio 2007 e nella Sua lectio magistralis del 22 dicembre 2005 (discorso agli Uffici della curia), hanno evidenziato come sia essenziale abbandonare l’ermeneutica della frattura e seguire l’ermeneutica della continuità. 

Continuità meravigliosamente espressa nella Santa Messa della tradizione dove il Sacramento Eucaristico, godendo della massima venerazione, si rinnova quale Centro e Cuore dell'Unità della Chiesa Cattolica ed efficace mezzo per l’unità e per sanare le fratture. Sappiamo poi come la pace liturgica sia il presupposto di tutte le altre forme di pace.

Il rito antico lo sta peraltro riscoprendo un numero sempre maggiore di fedeli, perché la sofferenza spirituale che le restrizioni comportano in chi lo frequenta ha suscitato e continuamente suscita interesse e tenerezza anche in chi ne ignorava l'esistenza. 

Per non parlare poi di quanti troppo spesso sono discriminati nel rito riformato, del quale sempre Papa Benedetto XVI nella lettera di accompagnamento al Motu Proprio, evidenziava come col nuovo messale: “(...) in molti luoghi non si celebrava in modo fedele a quel messale, ma esso addirittura veniva inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della liturgia al limite del sopportabile”. 

Vediamo tra l’altro come, a fronte di un generale e vertiginoso calo di vocazioni, aumenti in maniera esponenziale il numero dei seminaristi negli ordini tradizionali e l'ortodossia attragga un numero sempre più crescente di fedeli.  

Non si stupisce di tutto ciò chi era presente in piazza San Pietro alla Celebrazione della Santa Messa Solenne della Sua intronizzazione, dove si sono visti molti fedeli inginocchiarsi, rispondere alle preghiere e ai canti in latino e, al momento della Comunione, ricevere la Sacra Ostia in bocca, grazie a molti sacerdoti perfettamente consci della legge universale della Chiesa, mai abrogata. 

E non è un caso se sacerdoti biritualisti sono pronti a testimoniare che, da quando hanno iniziato a celebrare il rito antico, raggiungono un più alto livello di concentrazione spirituale anche laddove fossero obbligati a celebrare il rito riformato.

La Messa tridentina, oggettivamente, permette di evitare gli abusi sottolineati da Benedetto XVI, tradotti poi nel documento della Congregazione del culto divino Redemptionis sacramentum, perché, impedendo qualsiasi atteggiamento di esaltazione, esibizionismo o protagonismo, in tale liturgia, dove le categorie dello spazio e del tempo si azzerano, si avverte in modo particolare la Bellezza e la Presenza di Dio e del Suo Regno Celeste, soprattutto grazie alla lingua latina che aiuta a trascendere il quotidiano per immergersi nell’atteggiamento di riverenza e adorazione che si deve alla Maestà Divina.

Oggi, però, i luoghi ove si celebra la Santa Messa con tale rito sono incredibilmente limitati e, in certe Diocesi, sono stati del tutto o quasi azzerati a seguito di provvedimenti che abbiamo dovuto accettare, vivendo dolorosamente le limitazioni applicate a questa meravigliosa liturgia che è, come Vostra Santità ha affermato: “un'eredità da salvaguardare e non uno strumento da controllare".

Ci facciamo pertanto portavoce di tantissimi che in Italia e nel mondo sono affezionati alla Santa Messa tradizionale cattolica, cosiddetta tridentina che, celebrata da sempre da innumerevoli vescovi e sacerdoti, ha suscitato nella storia della Chiesa tanti Santi e Martiri.

Alle nostre associazioni e gruppi, alcuni elencati in calce, aderiscono persone di ogni status: studenti, impiegati, casalinghe, insegnanti, medici, giornalisti, disoccupati, vaticanisti, giuristi, accademici, pensionati, liberi professionisti, famiglie intere, religiosi, religiose, sacerdoti, nonché quanti sono ritornati alla fede cattolica, dopo anni di lontananza o tiepidezza, accomunati dal fervente desiderio di pregare nel modo che ogni coscienza ritiene più consono al nutrimento spirituale. Lo stesso che fu dei nostri padri nella Fede.

Anche sostenuti e confortati dal can. 212 §2 del Codice di Diritto Canonico e per aver intuito la bontà del Vostro Cuore di Pastore, ci rivolgiamo dunque alla Vostra Santità con profonda umiltà e fiducia affinché, con la Sua benevolenza, vengano meno le restrizioni applicate alla liturgia tridentina, così che ogni fedele possa sentirsi libero di cercare e partecipare almeno settimanalmente alla Messa in Rito Romano Antico a vantaggio della propria crescita spirituale e a maggior Gloria di Dio.

Dichiarandoci disponibili per qualunque Sua necessità, imploriamo la Vostra Apostolica Benedizione affidando il Suo Ministero a Maria Santissima, Madre del Buon Consiglio che ha voluto suggerirci tutte e ciascuna delle parole scorse sotto ai Suoi occhi in questa lettera. Questo è il tempo di Amare l’Amore non Amato. 

Avv. Francesco Fontana

Milano, 31 maggio 2025 – Visitazione di Maria.

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Sigle associazioni e gruppi primi firmatari e referenti

1) Iustitia in Veritate, www.iustitiainveritate.org - iustitiainveritate@gmail.com 

Presidente Avv. Francesco Fontana;

2) Alleati dell' Eucarestia e del Vangelo 

Telegram https://t.me/alleanza3 

mail alleatieucarestia@gmail.com 

blog www.alleatieucarestiaevangelo.it 

Can.https://YOUTUBE.com/@alleatieucarestia 

co-fondatrice e referente Veronica Cireneo 

referente spirituale Don Guglielmo Fichera: guglielmofichera@libero.it

3) Stilum Curiae;

4) Liberi in Veritate;

5) Cronache di Cielo e Terra;

6) La Brigata per la Difesa dell'ovvio;

7) Il cammino dei 3 sentieri;

8) Himmel Edizioni;

9) Spirito di Verità TV;

10) Fede e Cultura ( Foggia)

11) Fede & Cultura (Verona);

12) Paolo Gulisano blog

13) Popolo di San Marco

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venerdì, maggio 30, 2025

SOGNANDO IL CONCLAVE: Viva Papa Leone XIV. Luca Foglia


a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi lettori offriamo alla vostra attenzione questa spiritosa analisi su Papa Leone XIV scritta dall'amico Luca Foglia, che paragona la realtà ad un sogno che aveva fatto il giorno prima della Sua elezione. Buona lettura.

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W Leone XIV!

Prima della Sua elezione avevo fatto un sogno descritto qui . Cosa è rimasto del sogno dopo la Messa di intronizzazione di Papa Leone?

Cominciamo col dire che il Papa è un monarca, quindi siede su un trono. Ah beh, mica poco!

E che dire del nome scelto da Sua Santità?  Ha voluto fare riferimento all’illustre predecessore Leone XIII. Non a Leone Magno o altri grandi Papi con quel nome lì, no no, proprio a Leone XIII come nel mio sogno.

E sappiamo le potenziali implicazioni di questa scelta: fine della festa per i cristiani part-time, così come per chi guarda alla Chiesa come a un’agenzia dell’ONU.

Teniamo presente che Leone XIV è un uomo con 2 lauree, un master e un dottorato, che parla fluentemente 5, no dico 5, lingue; non è certo la persona che sceglie emotivamente o casualmente un nome così, specialmente dopo un papato cosà.

E poi il Padre Nostro o, meglio, il Pater Noster, che ha recitato in latino saltando così a piè pari la nuova versione, come sempre auspicavo nel sogno.

Rispetto al papabile del mio sogno: Burke (si pronuncia Bərk e non Bärk vero Report?)  non ha la stessa preparazione in materia di dottrina e diritto canonico.  Non importa! Robert Francis Prevost ha il suo esperto connazionale a disposizione per questo.

Ah già, anche la nazionalità è quella del sogno: born in the USA. Vale quindi quanto scritto in proposito per Raymond Leo (Burke). Tra l’altro si vocifera di un Conclave fortemente influenzato dal blocco statunitense capitanato dallo stesso Burke e dal Cardinale Dolan.

Quanto all’autorità morale cui si accennava nel sogno per dare un bel giro di vite ai cardinali e ai vescovi non meritevoli dell’abito che indossano…beh è il Papa, è l’autorità morale per eccellenza. Se poi si comporterà da Papa, avrà tutti i poteri necessari per intervenire sia dal punto di vista giuridico, che da quello pratico.

Per contrastare la deriva della Chiesa tedesca, non avendo mai avuto stretti legami con la stessa, saprà sicuramente farsi aiutare, ad esempio dal cardinale Müller. Il fatto che Leone XIV abbia già espresso sostegno alla famiglia tradizionale (ahimè come tocca chiamarla per farsi capire! ) credo sia un buon indizio sul fatto che i germanici debbano darsi una calmata nell’andare dietro alle ideologie correnti. E poi, beh, e poi c’è qui un tocco di classe non da poco da parte del Vicario di Cristo!

Sulle doti di amministratore vale la pena nutrire un certo ottimismo, anche al di là delle voci che indicano ingenti finanziamenti già ricevuti dagli Stati Uniti. Leone XIV è stato il Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino che conta monaci in tutti e 5 i Continenti, sa quindi come far quadrare i conti e può scegliere con cognizione di causa le persone adatte per completare la ristrutturazione di IOR (la Cassa del Vaticano) e Governatorato (il governo del Vaticano) avviata da Benedetto XVI.

Anche la seconda parte del sogno, quella riguardante Sua Eminenza Robert Cardinal Sarah è ancora attualissima. È stato il prescelto, per rappresentare Sua Santità alla due giorni francese di luglio .Rimandiamo al sogno   per approfondimenti.

Anche sul punto dedicato ai sacerdoti, Leone XIV appare più in linea che mai col sogno: si è vestito da Papa fin dalla sua prima apparizione; parla in maniera più che comprensibile, prepara i discorsi con grande attenzione dimostrando rispetto per il suo ruolo e per i suoi interlocutori. Ha inoltre una calma e un sorriso che avercelo noi…pare davvero un uomo in pace con se stesso e con Nostro Signore.

Fin qui tutto bene, affrontiamo ora i punti dolenti. Schematizzo in onore alla pragmaticità statunitense.

È stato creato Cardinale da Bergoglio quindi per i tradizionalisti duri e puri non è legittimo. Torniamo al sogno, l’alternativa qual è? Lo scisma? Abolire tutto quanto fatto dal Concilio Vaticano II in poi? Bene, in quel caso nell’ultimo Conclave avremmo avuto 0 (zero) Cardinali elettori. Senza voler dar per certe le voci che il nostro amato Cardinale Burke assieme al cardinale Dolan abbiano orchestrato tutto da anni, diamo fiducia al nuovo eletto. Si chiamano Fede e Speranza per i cristiani. Non ha mai criticato le derive del suo predecessore. Ma tornando al sogno e a quanto scritto sopra aggiungiamo che il clima creatosi dal 2013 in poi non rendeva facile opporsi. Molte volte lo Spirito Santo e i Cardinali che lo ascoltano agiscono sottotraccia per un bene più grande.

I detrattori dicono diverse cose piuttosto inesatte su di lui:

-dicono che segue la narrazione dominante sui vaccini, ma non corrisponde esattamente al vero. Anzitutto usiamo il passato prossimo e diciamo che "ha seguito"... Ora che è il Vicario di Cristo e che esistono tonnellate di prove contro tutto quanto è avvenuto nel biennio 2020-2022 possiamo ragionevolmente sperare che modifichi le sue convinzioni. Così come sta facendo la maggior parte delle persone comuni che ha subito la pandemia.

- dicono che segue la narrazione dominante sul conflitto russo ucraino: eh eh, è un punto dolente. In questo ricorda il suo connazionale Trump che prima dell’elezione era convinto di risolvere tutto in 24 ore e di trovare una Russia in ginocchio e dalla parte del torto. Non è così! Ora che il Santo Padre avrà modo di parlare coi protagonisti diretti se ne renderà sicuramente conto e lavorerà e pregherà per la pace in maniera più consapevole. Come capo della Chiesa Cattolica, il suo coinvolgimento nella guerra russo ucraina va ben al di là della situazione sul campo. La riconciliazione con la Chiesa ortodossa, per un devoto alla Madonna come è Leone XIV, dovrebbe rivestire un ruolo cruciale del suo ministero.

Avviamoci verso la conclusione con altre due questioni dolenti che il Papa dovrà affrontare. 

La prima: la difesa dei cristiani perseguitati. Negli ultimi anni abbiamo assistito a levate di scudi a favore più o meno di chiunque tranne che di chi ancora rischia la vita (come in Nigeria) o la prigione (come in Cina) per professare la fede cristiana. Auguriamoci che Leone XIV interrompa questo trend.

La seconda: le nomine dei suoi “ministri” a capo dei Dicasteri.  Ci vuole una pulizia in stile DOGE di Elon Musk. L’attuale Segretario, il cardinale Parolin, ha la grave colpa di aver ceduto al governo cinese sulla nomina dei vescovi (e non solo). Se il Papa vuole ristabilire la sua autorità ha bisogno di un uomo forte. Sul vice di Parolin, Peña Parra, evitiamo commenti, andrebbe rimosso subito.

Altro Dicastero importante da azzerare è quello per la Dottrina della Fede. Senza dilungarsi troppo, diciamo che è più fonte di imbarazzo, che di ispirazione. Pure quello della Comunicazione va rimesso in bolla, soprattutto nei suoi componenti laici.

Anche la Pontificia Accademia per la Vita necessità un cambio al vertice (proprio ieri è stato fatto!), magari con la scelta di qualcuno che difende la vita dal concepimento alla morte naturale. Degli organi finanziari e di governo abbiamo già detto: repulisti completo!

Se poi Leone XIV desse un’occhiata anche al Dicastero delle cause dei Santi…con tutto il rispetto, negli ultimi decenni di Santi ne sono stati fatti troppi: si rischia di sminuirne l’importanza.

Concludiamo con una chicca, nota al merito di Papa Leone, che neppure il sognato Cardinale Burke ha: una laurea in matematica che, in tempi dominati da chip e intelligenza artificiale, non è niente male, anzi…

Dulcis in fundo: il Papa ha già milioni e milioni di follows su Instagram , oltre ai 19 milioni sul profilo inglese di X  in circa due settimane di pontificato. Scusate se è poco...! W Leone XIV!

Luca Foglia 

Milano, 30 maggio 2025

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