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domenica, giugno 07, 2026

Il Pio Pellicano e il Corpus Domini: il Dogma dei Dogmi. Don Giuseppe M.


a cura di Veronica Cireneo 

Tanto significativa quanto poco conosciuta è l'antica immagine del pio Pellicano utilizzata dalla tradizione cristiana per rappresentare il Senso Vero e il Fine ultimo dell' Eucarestia: il dono di se stesso per la vita dei figli. La rilanciamo oggi nel giorno della Solennità del Corpus Domini, Dogma dei Dogmi, perché giunga a credenti e miscredenti, in questi tempi indefinibili e paradossali in cui l'Ostia in certi luoghi  si preferisce darLa ai cani  ed in altri negarLa processionalmente  alla vista degli umani, Miserere. Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia. Buona lettura e condivisione.

(Si rende noto che l'articolo è udibile. Basta cliccare sul triangolino in alto a destra. Qui più dettagliate istruzioni https://t.me/alleanza3/6931)

§§§


      Il Pio Pellicano e il Pane della Vita

Tra le immagini più antiche e suggestive che la tradizione cristiana ha utilizzato per contemplare il Mistero dell'Eucaristia vi è quella del pio pellicano.

Ancora oggi lo si trova scolpito sugli altari, dipinto nei tabernacoli, ricamato sui paramenti sacri: un pellicano che apre il proprio petto per nutrire i suoi piccoli con il proprio sangue.

L'immagine nasce da un'antica leggenda riportata nel Fisiologo, secondo la quale il pellicano, nei tempi di carestia, si ferisce il petto per dare il proprio sangue ai figli e salvarli dalla morte.

Per questo i cristiani videro in quell'uccello una figura di Gesù Cristo, il quale non si limita a donare qualcosa di Sé, ma dona Sé stesso.

Nessun simbolo sembra così vicino alle parole pronunciate dal Signore nel capitolo 6 del Vangelo di San Giovanni.

«Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita»... (Gv 6,53).

E ancora:
«La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Gv 6,55).

Sono parole che non ammettono riduzioni simboliche.
Per questo molti rimangono scandalizzati.

«Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?» (Gv 6,60).

Da quel momento numerosi discepoli si allontanano e non camminano più con Lui.
È uno dei passaggi più drammatici del Vangelo.

Gesù non rincorre coloro che se ne vanno.

Non attenua le Sue parole. Non cerca compromessi.
Si volta invece verso i Dodici e pone una domanda che attraversa i secoli:

«Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67).

È la stessa domanda che risuona oggi nella Solennità del Corpus Domini.

Davanti all'Eucaristia non basta essere simpatizzanti di Gesù.

Non basta apprezzarne l'insegnamento morale.
Non basta ammirarne la figura storica.
Occorre scegliere se credere o no alla Sua Parola.

Credere che nell'Ostia consacrata non vi sia semplicemente un simbolo, un ricordo o un segno della presenza di Cristo, ma Cristo stesso: vero Dio e vero Uomo, con il Suo Corpo, il Suo Sangue, la Sua Anima e la Sua Divinità.

Lo stesso Gesù nato da Maria Vergine.
Lo stesso Gesù che percorse le strade della Galilea.
Lo stesso Gesù crocifisso sul Calvario.
Lo stesso Gesù risorto il mattino di Pasqua.
Lo stesso Gesù glorioso che siede eternamente alla destra del Padre.

L'Eucaristia è infinitamente più grande della leggenda, ma il pio pellicano ci aiuta a comprendere questa verità:

Cristo non offre un simbolo del Suo Sangue, ma il Suo vero Sangue. Non offre un'immagine della Sua Vita, ma la Sua stessa Vita.

Non offre un ricordo del sacrificio della Croce, ma rende presente sacramentalmente l'unico Sacrificio del Calvario. Ad ogni Santa Messa il  Pellicano divino continua a nutrire i suoi figli.

L'uomo ha fame di amore, di verità, di pace, di eternità.
Cerca nutrimento nelle cose del mondo e spesso rimane insoddisfatto.
Solo Cristo può saziare la fame più profonda del cuore umano.

(...) il Corpus Domini non è soltanto una festa liturgica: È un esame di coscienza!

- Credo davvero che Gesù sia presente nel Santissimo Sacramento?
- Mi accosto alla Comunione come a un incontro reale con il Signore?
- Dedico tempo all'Adorazione Eucaristica?
- Entro in chiesa consapevole di trovarmi davanti al Re dei re?

Le processioni del Corpus Domini, gli altari adornati, gli incensi, i fiori, i canti e le genuflessioni non sono semplici tradizioni.

Le processioni del Corpus Domini, gli altari adornati, gli incensi, i fiori, i canti e le genuflessioni non sono semplici tradizioni.


Sono l'omaggio della Chiesa al suo Signore nascosto sotto i veli eucaristici.

Davanti al Mistero eucaristico non tutto può essere compreso, ma tutto può essere creduto, perché lo ha detto Cristo.

In questo Corpus Domini contempliamo dunque il divino Pellicano che continua ad aprire il Suo Cuore per i figli degli uomini.

Accostiamoci a Lui con fede viva, con amore riconoscente e con adorazione profonda.

E mentre il mondo cerca altrove il pane che non sazia, noi riconosciamo nel Santissimo Sacramento il Pane vivo disceso dal cielo, il tesoro della Chiesa, il cuore della Santa Messa, la presenza reale di Gesù Cristo che rimane con noi:
 «tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Don Giuseppe M.

7 giugno a. D. 2026 Solennità del Corpus Domini

Fonte

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giovedì, giugno 26, 2025

GRAZIE SANTO PADRE PER LA CHIESA CHE RISORGE, NEI CUORI. Il Corpus Domini di Papa Leone XIV commentato da Miserere Mei



a cura di Veronica Cireneo 

"CRISTO È IN CROCE E NOI CON LUI.

Ma in quella Croce c'è la vita 

che salva eternamente"

Papa Leone XIV 

nella Solennità del Corpus Domini 2025 -

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Pubblichiamo questo articolo comparso su Stilum Curiae , a firma di Miserere Mei, che è un vero e proprio attestato di gratitudine alla Divina Provvidenza - al quale ci associamo - per averci donato, come Papa, un uomo intrepido, di grande Fede, che conosce e ricambia con passione e volentieri l'Amore di Dio, risvegliandolo finalmente nei cuori dei piccoli che Lo ascoltano e che Lo osservano. Raffinato nei modi, fedele e necessario nelle parole, coraggioso nell'imperturbabilità, sa portare il giogo della Croce, con Delizia.  Solo un uomo molto determinato nella Fede potrebbe avanzare così indisturbato in mezzo a lupi che divorerebbero, il Nome Santissimo e la Memoria di Cristo, prima di subito. E chi altri, privo di tali requisiti, avrebbe potuto accettare di assumere l' eredità di una Barca infestata, debitrice moralmente e spiritualmente con milioni di anime, che faceva acqua da tutte le parti? Meditiamo...

Oremus: San Francesco d'Assisi e San Giuseppe Artigiano aiutino il Santo Padre a restaurare la Sposa di Nostro Signore: la Chiesa. Chi non ama Cristo lasci in pace il Santo Padre e si converta! Chi ama Cristo non lasci mai solo, il Suo Dilettissimo Vicario in Terra, Papa Leone XIV. Deo gratias e così sia. 

                                                 •••                                                                  

Ieri un uomo sulla settantina, vestito come si conviene (e non come uno sportivo) – con poco meno di 30 gradi e un’umidità al 60% a Roma – ha tenuto le braccia sollevate e tese per adorare l’Ostensorio in cui era Presente Nostro Signore Gesù Cristo, procedendo lentamente, per quasi un’ora, per oltre un chilometro e mezzo. Quell’uomo è il Santo Padre.

A piedi, da pellegrino e da missionario. Con lui tanti cardinali ultraottantenni, alcuni claudicanti, ma imperterriti con il loro cero acceso. Un segno dei tempi, di altri tempi e di tempi non recenti. Mai trafelati, in un incedere composto, profondo, che la folla, tanta, ha compreso, accompagnato e interpretato come ispirata a lasciarsene coinvolgere. Poche urla, tanti segni di croce, vera devozione.

Sono partiti alzandosi dopo essersi inginocchiati e si sono inginocchiati all’arrivo in Santa Maria Maggiore, come se non sentissero acciacchi, senza fretta, con delicatezza e la bellezza di essere lì, con il Signore! Il cielo di Roma sopra la statua di Maria era azzurro, velato del bianco delle nuvole. Il Corpo di Cristo senza Maria non ci sarebbe stato. Il Corpo di Cristo porta a Maria, come Maria ci ha portato a Gesù, il Cristo, il Verbo incarnato.

Nella Santa Messa del Corpus Domini, sul sagrato della Basilica di Roma, Leone XIV ha offerto un’immagine meravigliosa nel dire che: " ogni alimento che ci nutre per la vita materiale proviene da una creatura morta, animale o vegetale. Ebbene, il nutrimento per la vita eterna viene dal sacrificio eucaristico, dal Corpo e dal Sangue della nuova ed eterna alleanza. La Santa Messa fa memoria di quel sacrificio. Gesù è in croce, noi con Lui, ma quella croce salva in eternoQuel sacrificio di croce ha superato la barriera della morte (...): Lì c’è la vita!"

Ringrazio Dio perché, proprio in questa settimana ho vissuto tre giorni di dolori fortissimi e ho sperimentato (accudito e curato, avendo a disposizione ospedali e buoni medici, non certo la miseria e l’abbandono di chi è massacrato e bombardato, affamato in una tendopoli) il dolore del corpo, che solo il corpo sa dare.

Ho potuto offrirli al Signore, chiedendo che fossero tolti ad altri sofferenti, li ho patiti attendendone l’attenuazione, ma intuendone la spiritualità.

Ho detto a Gesù che lo ringraziavo per avermi fatto vivere così il Corpus Domini, pregando Maria, vedendo in Lei il dolore che provava chi mi ama ed era lì vicino a me. Chi ama condivide il dolore anche se non lo sente materialmente. Com’è vero! Com’è vero tutto!

Ieri ecco sciogliersi insieme il dolore fisico e anche quello spirituale per le sconcezze parrocchiali (della mia città) intorno alla festa del Corpus Domini, godendo, nel sollievo, questo portentoso segno di Chiesa, la Chiesa vera, che adora eucaristicamente il Suo Signore e sta con Lui, per le strade, tra la gente, per la salvezza di tutti. Grazie a Dio.

Grazie al Santo Padre e alla Chiesa che risorge dal protestantesimo e dall’eresia. Grazie a Maria Santissima corredentrice.

Grazie a colei che nel sacramento del matrimonio il Signore mi ha donato come sposa e a tutti quelli che, in famiglia, hanno vissuto la grazia della prova.

Soprattutto ringrazio per il dono della fede e per questa salutare umiliazione, che ti azzera, ti stende, ti rende quasi niente ed in quel niente Gesù fa tutto: l’ha detto. 

Miserere Mei

23 giugno 2025

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