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venerdì, aprile 10, 2026

La Riforma liturgica e quelle deformità da evitare. Un seminarista




a cura di Veronica Cireneo 

Cosa c'è di male nel sognare che la chiesa, i suoi Ministri e i suoi riti tornino al lustro e al sublime che gli appartiene e che la Riforma invece, che sarebbe meglio chiamare "deforma", ha violato? Le Messe Tridentine, scrigno e deposito della nostra santa religione, vivono nell'anima dei fedeli per la bellezza e la profondità che da quel rito promana. Sia onore a tutti coloro che si prestano per tenere in sella la sana Fede Cattolica, nonostante l'ora presente. Grazie anche  al nostro seminarista, così attento a che nulla offenda Nostro Signore Gesù Cristo, che adoriamo. Buona lettura 

§§§

Tra le molte cose ambigue o,  diciamolo pure, sbagliate presenti nel Messale e nelle Rubriche del Novus Ordo Missae, vorrei soffermarmi su ciò che la riforma liturgica, più che riformare, rivoluziona, se non proprio deforma.

E metterò l’ accento su alcuni particolari momenti e gesti rituali fondamentali a cui andrebbe prestata la massima attenzione e che invece sono troppo spesso trascurati. Ci occuperemo quindi in questa sede:
- Del corporale: modalità dell' apertura e sue funzioni.
- Di come il sacerdote dovrebbe tenere le mani dopo la Consacrazione.
- Della purificazione dei frammenti sulla patena .
- Del piattino per la Comunione.




• Il Corporale: molto spesso durante la Messa si vede, e non va bene, il sacerdote o il sagrestano di turno che, sistemando l’altare in vista della Santa Messa, apre il Corporale sventolandolo come fosse una tovaglia qualsiasi. Magari ripetendo il gesto più e più volte per distenderlo meglio, dimenticando o proprio ignorando che lì potrebbero essere presenti dei frammenti di Eucaristia che ovviamente si disperderebbero ovunque, annullando in un colpo solo le funzioni stesse del Corporale, che sono due: la prima che è appunto, quella di raccogliere eventuali frammenti di Eucaristia caduti su di esso durante la celebrazione e la seconda che è quella di delimitare lo spazio nel quale le Sacre Specie saranno consacrate. (Per approfondire vedasi: Tutorial per il corretto uso del Corporale)

• Di come il sacerdote dovrebbe tenere le mani dopo la consacrazione.
Anche se molti non vi si attengono più,  Fede, Dottrina e Tradizione insegnano che, il sacerdote, dopo la Consacrazione, dove ha preso fra i suoi indici e pollici il Verbo Incarnato nascosto sotto le sembianze/accidenti del Pane (e del Vino), per amore e reverenza all' Augusto Sacramento e per evitare la dispersione di frammenti, dovrebbe tenere i pollici e gli indici uniti, finché non purificherà le sue mani con l' acqua, dopo il rito della Comunione ai fedeli.

• La purificazione dei frammenti su patena.
Il messale Novus Ordo nelle Rubriche dice di purificare la patena rivolgendola sopra il Calice, usando il purificatoio per spingere nel Calice eventuali frammenti.

Invece, tradizionalmente i sacerdoti hanno sempre usato le dita soprattutto pollice ed indice, magari aiutandosi con un po' di acqua per bagnare un pochino la patena,  facilitando la santa operazione.
Mi sembrerebbe ancora molto meglio l' insegnamento tradizionale, che la novità!

Ci facciamo in quattro, giustamente, per dire di ricevere la Comunione in bocca ed in ginocchio col piattino ecc. per non disperdere frammenti, quando forse bisognerebbe partire da quello che omettono, per ignoranza o noncuranza, i Ministri dell’ Altare!

Infatti il Corporale, normalmente in lino, usato nel gesto di “purificare” la patena, secondo il Messale Novus Ordo, non fa altro che catturare potenzialmente, nelle sue fibre, alcuni frammenti di Gesù Eucaristia!

Per non parlare poi delle acrobazie, che tutto sono tranne atti di Fede, che certi sacerdoti fanno fare al purificatoio, girandolo e rigirandolo sull'Altare ed anche in Sagrestia, facendo svolazzare qua e là chissà quanti frammenti...lo sa Dio! Miserere

• Il piattino per la Comunione:
Concludendo,  brevemente dirò che in una Messa partecipata da una ventina di fedeli che facciano la Comunione, vengono raccolti in media nel piattino non meno di tre frammenti.

E se l’istruzione [93] della “Redemptionis Sacramentum” in merito al piattino recita così:
[93.] "È necessario che si mantenga l’uso del piattino per la Comunione dei fedeli, per evitare che la sacra ostia o qualche suo frammento cada..." 

..mi congedo con qualche domanda che volutamente lascerò aperta, per suscitare nel lettore le proprie personali riflessioni. Mi chiedo:

- Come mai il piattino è caduto così in disuso?

- In quante chiese si usa ancora?

- Quanti sono i fedeli che si comunicano?

- Dove vanno a finire tutti quei frammenti del Corpo di Cristo in ogni Messa?

- Ed infine: è ancora la Fede il motore degli atti liturgici?

A voi le risposte e le ardue sentenze. 

Un seminarista
10 aprile 2026

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mercoledì, febbraio 25, 2026

Sulla materia delle sacre specie. Quale pane e quale vino per la Consacrazione? Un seminarista


Quello per la Messa non deve essere un vino qualsiasi 

a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di un seminarista, che in passato ha già condiviso con noi diverse sue riflessioni. Oggi ci accompagna dentro la conoscenza delle caratteristiche specifiche che devono avere il pane e il vino, da utilizzare nella Consacrazione, affinché nella Santa Messa la Transustanziazione avvenga. Buona lettura.

§§§

L' argomento che tratterò questa volta riguarda l' importanza della materia del Sacramento della Santissima Eucaristia e mi è stato suscitato quando, in un viaggio in giro per l' Italia, partecipando ad una Santa Messa, mi sono imbattuto in un serio problema che, tramite vie secondarie, stiamo cercando di risolvere: vorremmo avere infatti la certezza di partecipare ad una Messa sicuramente valida, con la Presenza Reale di Cristo certa, dopo la Consacrazione. Cosa invece al momento molto dubbia.

È accaduto che nella Solennità di Ognissanti mi fermassi in una chiesa per fare un po' di adorazione, dopo la Santa Messa, quando ad un certo punto vidi uscire dalla sacrestia il chierichetto che aveva servito Messa. Aveva in mano il vuoto della bottiglia di vino che era stato usato per la consacrazione. Al primo impatto mi è sembrato un vino bianco qualsiasi, come quelli che vendono al supermercato. E visto che la bottiglia stava per essere gettata, ho chiesto di poterla avere.

Avutala ho potuto constatare che il vino usato durante la Messa era  davvero un vino comprato al supermercato, con tanto di nota denominazione, buono certamente con le bistecche, ma certamente non idoneo per la Messa, dato che la dubbia genuinità e la mancata derivazione naturale rischiano di invalidare il Sacramento.       

Ho voluto approfondire l'argomento e desidero condividere con voi qualche estratto magisteriale fondamentale. Segue un breve elenco sulla tematica: Cos’è  la materia di un Sacramento ?

Padre Dragone in un commento al catechismo di San Pio X :

"Materia del Sacramento è l’elemento sensibile che si richiede per farlo come l' acqua per il battesimo, il Sacro Crisma nella Confermazione, così nel nostro caso il pane di frumento ed il vino d' uva senza aggiunte di altri componenti" .

Eugenio IV al Concilio di Firenze nel decreto agli  Armeni insegna che:

Tutti i Sacramenti constano di materia, di parole, di forma e dell' azione di una persona (il  ministro) che unisce la materia alla forma con l' intenzione di fare ciò che fa la Chiesa. Se manca anche uno di questi elementi non vi è Sacramento” (Db 695).,.

Dal catechismo di San Pio X al numero 317

317. Quale è  la materia dell Eucaristia?

Materia dell Eucaristia è il pane di frumento ed il vino d’uva.

Quale pane e quale vino? ( ulteriore approfondimento di Padre Dragone

• Per la validità della materia il pane deve essere:

- impastato con acqua naturale ( non altro)

- cotto al fuoco  ( non fritto o al sole) 

- incorrotto ( marcio è invalido, ammuffito è illecito, quindi valido, ma sarebbe una mancanza di riverenza usarlo)

- presso i latini è senza lievito ( azzimo) presso gli orientali è  fermentato.

• Per la validità della materia per il vino deve essere.

- esclusivamente di uva

-  di uva matura

- deve essere incorrotto ( l'aceto è materia invalida)

- privo di solfiti 

- bevibile e fermentato ( il mosto è concesso ma con indulto del Vescovo in certi casi, per sacerdoti  e fedeli con problemi di alcolismo e simili come  specifica il documento del 15 Giugno 2017 della Congregazione del Culto  Divino e della Disciplina dei Sacramenti)

Al vino nella celebrazione è uso antichissimo aggiungere un po' di acqua per indicare l' unione dei fedeli a Cristo (cfr. CONC. TRID., SESSIONE 22, CAP 7; DB 939)

• Lo stesso Codice di Diritto Canonico  conferma

Can. 924 - §1. Il sacrosanto Sacrificio eucaristico deve essere offerto con pane e vino, cui va aggiunta un po' d'acqua.

§2. Il pane deve essere solo di frumento e confezionato di recente, in modo che non ci sia alcun pericolo di alterazione.

§3. Il vino deve essere naturale, del frutto della vite e non alterato.

Anche aggiungendo che:

Can. 925 – La sacra comunione venga data sotto la sola specie del pane o, a norma delle leggi liturgiche, sotto le due specie; però, in caso di necessità, anche sotto la sola specie del vino. 

 Questo canone 925 e’ chiaramente rivolto ai celiaci e simili, qualora il pane a causa del glutine possa danneggiare la salute del fedele.


Infine, l’Istruzione “Redemptionis Sacramentum” specifica escludendo qualsiasi dubbio sulla materia del vino . (Capitolo III, paragrafo 50):

“Il vino utilizzato nella celebrazione del santo sacrificio eucaristico deve essere naturale, del frutto della vite, genuino, non alterato, né commisto a sostanze estranee. Nella stessa celebrazione della Messa va mescolata ad esso una modica quantità di acqua. Con la massima cura si badi che il vino destinato all’Eucaristia sia conservato in perfetto stato e non diventi aceto. È assolutamente vietato usare del vino, sulla cui genuinità e provenienza ci sia dubbio: la Chiesa esige, infatti, certezza rispetto alle condizioni necessarie per la validità dei sacramenti. Non si ammetta, poi, nessun pretesto a favore di altre bevande di qualsiasi genere, che non costituiscono materia valida.”

Infine per riassumere e per completezza di informazione si legga questa  lettera sulle sacre specie del Cardinale Sarah

• Concludo dicendo che vorrei tanto che fosse accaduto solo in quella chiesa un fatto simile, ma purtroppo non credo che sia così . Data dunque l'importanza del tema invitiamo innanzitutto i sacerdoti ad usare la massima prudenza nella scelta della materia per il Santissimo Sacramento e ricordiamo che ciascun fedele, che si trovasse in situazione dubbia,  ha il diritto-dovere di verificare ed eventualmente industriarsi in modo discreto, affinché vengano usati il pane e soprattutto il vino giusto per la Consacrazione, garanzia di transustanziazione, quindi della validità della Santa Messa e della Presenza Reale di Cristo nel Tabernacolo. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato

Lodiamo ed adoriamo il Signore
 Un seminarista

25 febbraio 2026

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martedì, novembre 11, 2025

Il sacerdote che vorrei essere: meditazioni di un seminarista.



a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi,  offriamo alla vostra attenzione questo testo di un seminarista che, in attesa dell' ordinazione, si è soffermato a riflettere sul significato più intimo del ministero sacerdotale, delineando per sè il profilo del modello ideale di sacerdote che vorrebbe incarnare.  Lo affidiamo alle vostre preghiere, augurandovi  buona lettura.  

§§§

Ave o Maria piena di grazia….

Dedico questo breve scritto al Sacro Cuore di Gesù che ha tanto amato quegli uomini, dai quali non riceve che disprezzi.

L' idea del sacerdote che vorrei essere è la più conforme a ciò che Dio e la sua Immacolata Madre vogliono. O meglio, rubando il motto episcopale del molto Reverendissimo Card. Burke, vorrei essere un pastore... “secundum cor tuum”.

Ciò che un seminarista deve capire e sperimentare è che un sacerdote non è mai sacerdote per se stesso, ma esiste in ordine al servizio dei fedeli: "(…..) non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. (Gal 2, 20).

L’amor proprio si spera che negli anni di seminario sia stato completamente o in gran parte sepolto o bene addomesticato, perché è: "un nemico che ogni tanto, come erba cattiva, ricresce e va sradicato". (cit. di  San Bernardo)

Il sacerdozio non è mai un obiettivo di prestigio o di carrierismo. È infatti un onore,  ma anche un grave onere, e più che un onore è una grande Grazia essere sacerdote.

Giungere alla Grazia di ricevere il Sacramento dell' Ordine dovrebbe essere strettamente parallelo all'' ascesa dell' anima, giunta al più completo rinnegamento del proprio io. Il ministero sacerdotale è un servizio di carità e piena dedizione alla Chiesa. Il maggior svuotamento di sé, equivale ad un maggiore frutto per le anime.

Sempre in servizio per il Signore vive per dargli gloria e per aumentare i cittadini del cielo. 

Dare gloria a Dio e salvare anime è ciò che deve permeare l'opera di un ministro, possibilmente con la stessa ansiosa avidità che divorava il Cuore di Cristo,  affinché anche la pecorella smarrita (Lc 15, 1-7 ) possa essere ritrovata ed il figliol prodigo tornare dal padre (Lc 15,11-32). 

Ma per esprimere nel dettaglio il sacerdote che vorrei essere mi rifarò alle caratteristiche dell'apostolato di qualche Santo tra i miei preferiti.

Ecco allora che:

- vorrei avere lo Zelo di San Martino: monaco e Vescovo che lavoro' indefessamente fino all ultimo respiro tant’è che stremato dalle fatiche apostoliche giunse a dire al Signore:Signore se sono ancora utile al tuo popolo non ricuso la fatica, altrimenti giunga la morte”.

- vorrei avere la carità e lo spirito di penitenza del Santo Curato d’Ars che riduceva le necessità corporali al minimo per donarsi interamente alle anime, stazionando per almeno dieci/dodici ore e anche di più nel confessionale quotidianamente , col caldo, col freddo e in ogni stagione.

- vorrei avere la dedizione allo studio di San Bonaventura e San Tommaso che non cercavano la la scienza che gonfia (1 Cor 8, 2), ma quella finalizzata a conoscere meglio Cristo, per amarlo di più e per farlo conoscere ed amare di più anche dagli altri.

- vorrei avere la diligenza e la responsabilità, nell' adempiere al ministero ricevuto, di un San Francesco di Sales che ben comprendeva, che il suo ufficio di Vescovo lo obbligava al buono e responsabile governo del suo gregge, al punto che  pur di arrivare in visita pastorale, in tutte le parrocchie, senza saltarne una, giungeva a compiere veri propri gesti da acrobata. Come quando in varie occasioni dovette superare il letto dei fiumi a cavalcioni su dei tronchi o fare percorsi assai impervi in pieno inverno ed in montagna nonostante la non giovanissima età.

- vorrei avere la paternità e la sobria e sana allegria di un San Giovanni Bosco e di un San Filippo Neri,

- l' idea fissa di conquistare ogni cuore all’ Immacolata di San Massimiliano Kolbe

- la dolce devozione alla Rosario di San Pio da Pietrelcina o del Beato Gabriele Allegra.

- la fiducia nella Provvidenza di San Giuseppe Benedetto Cottolengo che asseriva, sepolto dai debiti e dalle preoccupazioni: " Bisogna prima soffrire, poi arriva la Provvidenza".

Vorrei impiegare ogni momento libero, dal confessionale e dall'insegnare la Dottrina Cattolica, ai piedi del Tabernacolo a pregare Rosari su Rosari.

- vorrei, come diceva don Dolindo parafrasando San Pietro andare in giro come leone ruggente,  “alter Leone di Giuda” Gesù Cristo, cercando di fare il bene e spazzare la strada del mio cammino con fiumi di Ave Maria. Seminare ovunque le Ave Maria e invogliare altri con l' esempio a pregare inginocchiati o camminando o negli spostamenti di ogni genere. Pregare sempre!

Sì. Vorrei essere un benefattore dell' umanità perpetuamente e ogni attimo della mia vita, fino al mio ultimo respiro, allo stesso modo di come ben descrive l'Arciprete Luigi Martini nel suo: "Il seminarista che medita sopra il sacerdozio" dedicato al clero di Mantova:

Ogni giorno, anzi ogni ora, ogni momento e ogni luogo presenta l' occasione al sacerdote di operare , essendo egli un‘ Ostia perpetua di espiazione, un mediatore assiduo, un apostolo di continuata beneficenza e d' indefettibile carità . 

Che dimori in casa il Sacerdote, o che eserciti le sue funzioni in Chiesa, che corra per le strade, o sieda al circolo sociale , egli è sempre il maestro  intorno al quale volge attento lo sguardo il fedele e l’incredulo, il vecchio ed il giovane, lo scienziato e l'idiota".

San Francesco di Sales era solito, prima di compiere ogni ufficio o azione, di prepararsi come se avesse dovuto celebrare la santa Messa! E questo il modo più serio di considerare e vivere il  sacro ministero! Il sacerdozio deve essere visto come una serie continuata di atti liturgici, per far sì che tutta la vita sia una perpetua liturgia che trova il suo culmine  propriamente nella celebrazione dei Sacri misteri e in primis nella Santa Messa.

Lavori dunque prima il cuore nella preghiera, dopodiche' siano le gambe e le mani a darsi da fare e quando queste hanno adempiuto il loro dovere, sia la mente ad entrare in azione con lo studio della sacra dottrina e nell'apostolato.  

Il nostro essere sacerdoti di Cristo non conosca riposo, ma alterni la preghiera alle opere e queste allo studio, per illuminare e nutrire nella predicazione il gregge affidatoci e così sia. 

Domine fac mihi secundum Cor tuum.

Un seminarista

11 novembre 2025

      

San Martino di Tours:
"Soldato per forza, vescovo per dovere, monaco per scelta".

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venerdì, ottobre 03, 2025

ROSARIO, ADORAZIONE E DIGIUNO: I "LIBRI" PREFERITI DEI SANTI. Riflessioni di un seminarista (II parte di 2).


cura di Veronica Cireneo 

Carissimi amici cattolici, offriamo alla vostra spirituale attenzione le riflessioni di un seminarista, che abbiamo l'onore di enumerare tra le fila degli Alleati e che avete già avuto modo di conoscere ed apprezzare ( qui  e qui ). In questa seconda ed ultima parte delle sue riflessioni sulla preghiera ci parla dell'importanza del Santo Rosario, dell'Adorazione Eucaristica  e del Digiuno nella vita dei Santi. Lo ringraziamo di cuore per l'ottimo spunto di meditazione che ha voluto offrirci per ottobre, mese tradizionalmente dedicato al Santo Rosario. Buona lettura e diffusione.

§§§

Dicevamo, nella prima parte, che....:"Tu preghi e le grazie piovono" . Sì! Ci sono gli angeli che si attivano! 

La preghiera è come un bombardamento fatto dall' Alto dei Cieli: prima di fare l' avanzata contro il male, monta in aeroplano, sale in alto e da lì fa cadere le bombe, che sconvolgono il piano di satana...

San Bonaventura da Bagnoregio, il doctor Seraphicus, ci insegna che tutte le difficoltà di ogni tipo le vinceremo solo pregando.  Afferma:

"Se vuoi soffrire con pazienza le avversità e le miserie della vita, sii un uomo di orazione. 

Se vuoi raggiungere la virtù e la fortezza per vincere le tentazioni del Nemico, sii un uomo di orazione. 

 Se vuoi mortificare la tua propria volontà con tutte le sue affezioni ed appetiti, sii un uomo di orazione". 

L' elenco continuava. L' ho abbreviato, ma nello specifico, per la fecondità della propria fede ed apostolato, ecco qui qualche dritta che arriva da altri Santi.

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San Domenico riceve il Santo Rosario dall'Immacolata.

1) Il Santo Rosario 

Sono famosi  alcuni episodi miracolosi che riguardano l'Apostolo per eccellenza del Santo Rosario: San Domenico.

Un giorno aveva già preparato  la predica della Domenica e  prima della Messa era solito raccogliersi e pregare il Santo Rosario. Così fece anche quella volta. Al termine della recita del Rosario la Madonna gli apparve e gli consegnò un foglio con una predica diversa da quella che aveva lui stesso preparato. Predica che ovviamente produsse  grandi frutti spirituali.

In un'altra occasione constatando, San Domenico, che i peccati degli uomini erano di ostacolo alla conversione degli Albigesi, si ritirò in una foresta presso Tolosa e vi restò tre giorni e tre notti in continua preghiera e penitenza. Tali furono i suoi gemiti e i suoi pianti, le sue penitenze a colpi di disciplina per placare la collera di Dio che cadde svenuto. La Vergine Santa, allora gli apparve accompagnata da tre principesse del cielo e gli disse: 

Sai tu, caro Domenico, di quale arma si servì la SS. Trinità per riformare il mondo?”

Rispose il santo:

Signora mia, voi lo sapete meglio di me. Dopo il Figliolo vostro Gesù voi foste lo strumento principale della nostra salvezza”. 

Ella soggiunse: 

Sappi che l'arma più efficace è stato il Salterio angelico (ossia il Santo Rosario), che è il fondamento della Nuova Alleanza. Perciò se tu vuoi conquistare a Dio quei cuori induriti, predica (e prega) il Mio Salterio”.

Dunque pregare e far conoscere agli altri il Santo Rosario è dovere di ogni buon cristiano.

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2) L' Adorazione Eucaristica 

• In qualche modo fa da gemello a San Domenico, il monito del Santo Apostolo dell' Eucaristia San Pier Giuliano Eymard che trovava tutta la sua ispirazione ed ardore dall' Adorazione davanti al Tabernacolo. Diceva: 

"Se vuoi  il fuoco della parola, lo troverai innanzi al Santissimo Sacramento".

La filosofia ci viene incontro insegnando che nessuno può dare ciò che non ha e la teologia ci ammaestra che anche nella vita spirituale è  cosi. Dunque, in poche parole, un sacerdote che “predica bene, ma razzola male” non trasmetterà mai la Grazia della Fede alle anime, anche se parlerà di cose eccelse, perché non ne ha esperienza. Per un apostolato efficace necessitiamo di una vera Riforma del cuore: la più importante riforma che dobbiamo fare. 

• San Francesco Caracciolo ci indica la terapia migliore per guarire il nostro cuore ferito dalla macchia originale e da tanti peccati personali, dicendo che:  “Le riforme non iniziano nei palazzi,  ma ai piedi del Tabernacolo”. Ecco dunque dove possiamo trovare ciò che ci occorre: tutta l’ ispirazione nel Santo Rosario, e tutto l’ardore per riformare in primis il nostro cuore, e poi quello degli altri,  nell' Adorazione del Santissimo Sacramento. 

• San Bernardo lo conferma con queste parole: “Non è possibile separare il sole dalla luce dal sole, altrettanto non è possibile separare Gesù da Maria”.  Non conviene dunque separare il santo Rosario dall' Adorazione Eucaristica. Ogni Santo, infatti,  dottore o ignorante che fosse, ha fatto del Tabernacolo il suo libro vivo prediletto e del Rosario la sua spada infallibile. La Madonna Stessa rivelò a suor Lucia nel monastero di Coimbra che : “Il Santo Rosario davanti al Santissimo Sacramento è la preghiera più potente che si possa  fare”.

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3) Il digiuno

Facciamo infine un breve cenno, giusto per completare il quadro, anche sulla necessità della penitenza da affiancare alla preghiera, necessario perché “…questo tipo di demoni non si cacciano se non con la preghiera ed il digiuno”, dice Gesù.

Il Santo Curato d'Ars

Il Santo Curato di Ars offri  una gran lezione ad un parroco che si recò da lui per chiedergli consiglio. Disse: “Padre io prego molto, predico a lungo, mi do da fare, ma i miei parrocchiani non si convertono!"  Rispose il Curato: “Se vuoi che si convertano i tuoi parrocchiani prova a dormire sulle assi di legno, a digiunare e a flagellarti. Vedrai come cambieranno le cose”. Non si può infatti sperare nel frutto della preghiera senza mortificare le proprie disordinate tendenze e senza praticare la temperanza e la sobrietà in ogni aspetto e momento della nostra vita. 

Sia il sacerdote, che il muratore, che la madre di famiglia o chi per essi,  tutti siamo tenuti per giungere alla santità, all' unione col Signore e alla mortificazione della carne, mai concedendole più del necessario. Nulla di buono possiamo se siamo lontani da Lui e dai Suoi Comandamenti e se non irroriamo le nostre opere con le Ave Maria e col Sole Eucaristico. E quando non ci si riesce, per via degli impegni e dei doveri di stato, compensi almeno l'affetto del Cuore, l'adesione a Dio della volontà. Se le chiese, quando abbiamo tempo sono chiuse, nulla ci vieta di adorare la Presenza Reale di Gesù nel Tabernacolo dalle finestre delle nostre case o dalle strade. Oltre il muro della chiesa e magari di lontano recitare il Rosario guardando il campanile.

Il Signore sa. Il Signore vede. Il Signore ascolta. Il Suo Amore trapasserà i muri, le porte ed ogni altro ostacolo per raggiungere il cuore che Lo cerca, da qualunque angolo della terra, Gli giunga la sua preghiera. 

Facciamo lavorare alacremente i nostri angeli custodi presso Dio, affinché bombardino dal più alto dei Cieli i piani del Maligno, a vantaggio della salute delle anime nostre. Così sia

Ad majorem gloriae Dei et Mariae

Un seminarista

Venerdì 3 ottobre 2025

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mercoledì, settembre 24, 2025

TU PREGHI E LE GRAZIE PIOVONO! L'IMPORTANZA DELLA PREGHIERA NELLA VITA CONSACRATA: riflessioni di un seminarista (1'parte)


a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi amici cattolici, offriamo alla vostra spirituale attenzione le riflessioni di un seminarista, che abbiamo l'onore di enumerare tra le fila degli Alleati e che avete già avuto modo di conoscere ed apprezzare ( qui  e qui ).

In questo brano ci parla dell'importanza della preghiera nella vita sacerdotale. Lo ringraziamo. Voglia Dio creare sacerdoti secondo il Suo Cuore e confermarli nella custodia della vera fede cattolica, che riparino ai pericolosi guasti prodotti  da generazioni di lupi e tenebrosi voltagabbana, troppo spesso vestiti anche da preti. Buona lettura e meditazione ( parte I ).

§§§

Sperando che quando scrivo la mia penna sia sempre ispirata dal Signore e che le mie affermazioni rimangano nei limiti dell' ortodossia, trovo conveniente preparare il terreno con la preghiera e l' adorazione, in modo che le parole abbiano "l' unzione del Signore".

Non solo in questo caso, ma in ogni attività della vita e della giornata, se nutriamo di preghiera l’ anima, tutto viene e risulta più facile, quasi da non doverci sforzare affatto. E accade tutto in modo molto naturale...

Il Signore usa sempre le nostre capacità, suoi doni, le conoscenze e le esperienze personali, ma se le condiamo con la preghiera, Egli le riveste della Sua Potenza.

"Cercate prima il Regno dei cieli.." dice il Signore. Sia questa allora la nostra preoccupazione, prima di compiere qualsiasi cosa.

Chi attinge ai principi cardine di una buona e sana vita spirituale, tutto il suo essere, l' intelletto,  la volontà, la memoria, ed il corpo stesso, trovano giovamento dalle cose di Dio e dalle pratiche di devozione.

L' importanza fondamentale della preghiera per un sacerdote e non solo, è come un tesoro nascosto al mondo per cui vale la pena, una volta scoperta questa perla preziosa, vendere tutto e comprare il campo dove essa si trova.

Ma spesso molti sacerdoti e consacrati si affannano dietro la guida di infiniti gruppi parrocchiali: a fare apostolato su apostolato, alzandosi magari da una sedia all' altra, senza avere o trovare mai il tempo raccogliersi in preghiera, fino al punto che paradossalmente non trovano più gusto nell' adempiere il loro ministero ormai tutto intriso di attivismo, “ma vuoto di spirito” .  Dimenticano anche di trovarsi nella Vigna del Signore e che il Signore ne è il proprietario. A causa di questa trascuratezza spirituale le anime vengono private dell’ alimento spirituale di cui i consacrati sono mediatori presso Dio.

Ed e così che assistiamo magari a prediche piene di parole, ma vuote di contenuti che non saziano lo spirito, anzi magari ci portano a distrazioni ed a viaggiare con la mente al di fuori dei confini delle mura della Chiesa in cui ci troviamo in quel momento.

I rimedi a questa inconsistenza delle prediche, i sacerdoti dovrebbero cercarli prima di tutto in una intensa unione con Dio, mediante la preghiera e la meditazione; nella mortificazione e nello studio, soprattutto della vita dei Santi dove troverebbero un modello da seguire che magari non trovano nei confratelli o nell' ambiente dove vivono o operano. Ricordo che il sacerdote è costituito principalmente per intercedere per il popolo, presso Dio.

Queste riflessioni che di seguito specifico meglio, valgono non solo per i sacerdoti, bensì anche per i laici e per qualsiasi cristiano che voglia agire secondo il Cuore di Cristo. Ovviamente secondo le personali possibilità e senza venire meno ai propri doveri di stato.

Per sintetizzare riassumo l'essenziale in 4 brevi punti.

Il sacerdote deve avere cura per la sua vita spirituale : 

- dello studio/formazione cristiana permanente

- di compiere sacrifici/rinunce/mortificazioni 

- di una intensa devozione alla Madonna

- dell' Adorazione eucaristica/ visite al Tabernacolo

Per obbligo morale dello studio, si intende normalmente la Sacra Scrittura, il Catechismo,  la vita dei santi, affinché anche l' intelletto abbia “il suo pane” che lo nutra e  sul quale riflettere e sul quale la Grazia possa agire;

Le rinunce e i sacrifici dispongono  l' anima a non disperdere la Grazia che il Signore ci comunica. Questo permette di incanalare ogni nostra energia nelle cose di Dio ed a ricevere con più abbondanza ciò che il Signore vuole comunicarci, anche per comunicarlo noi agli altri.

Questi appena citati, anche se di secondaria importanza, sono mezzi indispensabili per raggiungere la santità, insieme alla devozione alla Madonna e all' adorazione Eucaristica che sono invece primari.

Lo studio ad un certo livello può non esser per tutti. Alcuni non hanno nemmeno molto tempo a disposizione per sedersi e leggere.  Ma se c'è la Fede si può essere anche degli ignoranti dal punto di vista umano, come lo furono i giganti Santa Caterina, il Curato di Ars ecc.

Il Signore infatti quando si comunica non guarda tanto all' erudizione, quanto alla pratica delle virtù eroiche e riempie di vera Scienza Divina i Suoi servi fedeli. Riempie con i Doni dello Spirito Santo chi cerca la santità con una certa avidità e violenza contro il proprio ego, contro le proprie disordinate inclinazioni. Dice infatti il Signore: "Il Regno dei Cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono". 

• Tra tutto la preghiera è la più fondamentale. Copre un compito tale che non si può e non si riesce a cominciare un cammino “se non si rivolgono le antenne verso la alto” .  È impossibile infatti fare atti meritori se non si è sostenuti dalla grazia divina. 

In nessun modo potrà vincere la battaglia contro il nemico infernale il soldato che non abbia la forza di indossare ed impugnare le armi di cui dispone: ossia i sacramenti, la Sacra Scrittura, le rinunce e sacrifici e se prima non si sia abbeverato alla fonte “di acqua viva” della preghiera e al "pane"  dell' orazione. Infatti.. 

...tu preghi e le grazie piovono!

Un seminarista  (fine prima parte. Continua...)

24 settembre 2025

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venerdì, agosto 29, 2025

SEMINARI: CHE PENA! Galleria degli orrori nella memoria di un seminarista.


a cura di Veronica Cireneo 

Cari amici che ci seguite, dato che il nostro blog ultimamente si è occupato di seminari, non possiamo esimerci dal proseguire su questa china offrendo alla vostra attenzione la testimonianza che segue. Contiene una serie di orribili ricordi,  vera e propria galleria degli orrori, raccolti qua e là dalla voce di giovani dalla vocazione strozzata, da parte di un seminarista autore di questo  articolo sulla papolatria, amico degli Alleati dell' Eucarestia e del Vangelo  che ci scrive dall'estero. Buona lettura. Preghiamo!

§§§

Avendo da poco terminato il mio corso da seminarista, ed essendo abbastanza "pratico dell ambiente” vorrei condividere con voi alcune testimonianze di giovani vocazioni, purtroppo rovinate da chi avrebbe dovuto sapientemente e santamente valutarle ed alimentarle.

Per ovvi motivi di protezione della privacy eviterò di nominare luoghi e persone, che anziché nello specifico saranno citati solo genericamente, ma il racconto di questi ricordi riportano fatti realmente accaduti, che mi hanno davvero molto colpito per là loro gravità.

Ricordo per esempio la vocazione di un ragazzo della zona di Roma che fu mandato a praticare l' anno di tirocinio in una comunità di recupero per tossico-dipendenti.

Ricevuta la notizia, disse tra sé e se': “Andrò ad aiutare questi ragazzi! Sarà una bella esperienza pastorale ecc..".  Invece si ritrovò a fare la stessa vita del tossicodipendente e poi a doversi disintossicare. Come è potuto accadere? Vi chiederete.  Era vessato dai superiori che lo mettevano spesso nelle condizioni di dover scegliere se andare a Messa o fare la doccia…Il motivo della vessazione?  La "rigidità liturgica”,  “l' estremismo dottrinale” ed una certa “inclinazione al rito Tridentino”. Un calvario!

Un altro ragazzo, sempre vicino Roma, durante l' era covid, dato che non volle essere va((inato ed essendo già entrato nel seminario, si vedeva escluso da gran parte delle attività, comprese quelle ricreative, oltre a dover subire un po' ovunque una certa discriminazione.  Praticamente era rimasto isolato. Come se tutto ciò non bastasse doveva pure districarsi tra le varie eresie circolanti nel seminario e dribblare le ideologie di cui spesso e volentieri i rettori stessi ne erano e sono “garanti”. Ovviamente non avrei incontrato né sentito questa testimonianza se questo ragazzo non fosse uscito dal seminario. Che speranza aveva di essere ordinato sacerdote se si manteneva in posizione “ di opposizione” al rettore ed alle ideologie va((iniste che gli avrebbe imposto dall' alto?

Una volta poi, parlando con un sacerdote anziano e maturo che a suo tempo era appartenuto ad una famosa famiglia religiosa, un uomo di buona dottrina anche se non proprio “tradizionalista”, mi raccontò che dovette scappare da quella famiglia religiosa scandalizzato, perché avevano ordinato dei candidati che non erano per niente moralmente integri:  chi aveva pubblicamente combinato una cosa, chi un'altra, a dispetto di lui che magari seppur con alcuni difetti certe cose neanche le avrebbe immaginate. Forse la Madonna ha voluto graziarlo, facendolo uscire da quell'ambiente moralmente degradato.

Mi ricordo poi di un consacrato non italiano legato al rito Tridentino. Tornando in patria dal suo Vescovo, dove  incontro' un ex compagno di comunità, lo aveva informato della lieta novella della sua ordinazione.

Aveva, il primo, trovato grazia presso il suo Vescovo che gli aveva accordato l' ordinazione, ma ricordandosi dell'  "estremismo liturgico”  del suo ex-confratello appena rientrato in Patria, fece sì che la cosa rimbalzo’  fino a Roma  in modo che l’ ordinazione gli fu cancellata con l'accusa di essere un “tradizionalista/lefebvriano”.  Arrivò una chiamata da Roma e tutto fu annullato. 

Per non parlare poi di certe importanti diocesi del Nord dove, in tempo di covid, i seminaristi non venivano ordinati sacerdoti se non erano va((inati e di quei test psicologici provocatori intitolati: “Aggiornamenti sulla maturita’ sessuale del seminarista” alla faccia di San Paolo che disse:  “di queste cose nemmeno se ne parli”.

Trascuriamo pure che nel caso di studio della Morale, le parti intorno al Sesto Comandamento venivano scritte nei libri: in latino per impegnare  l' attenzione più sulla grammatica che sul “caso morale impuro”..,

E che dire di quella volta che in seminario arrivò un formatore progressista che anziché mostrarci film sulla vita dei santi preferiva istruirci con film volgari e trame contrarie al matrimonio che ponevano l'attenzione soprattutto sulle sue rovinose ripercussioni in caso di separazione? Contenuti e scene poco modeste e sicuramente inadatte a futuri sacerdoti.

Ci sarebbe dell'altro, ma mi fermo qui. C'è da pregare molto per i seminaristi, sacerdoti e Vescovi, perché c'è in atto una vera e propria guerra e “caccia alle streghe" soprattutto contro le vocazioni tradizionali.

Si tratta di vere e proprie persecuzioni….  Se non sei gay,  se non parli di dottrine strane, se non sei festaiolo e super-sinistriode non ti vogliono. 

Fenomeno questo che  si è accentuato sotto Francesco:“il Papa della Misericordia”(?) ed ora siamo all' apice di questo processo iniziato con l' uso di un linguaggio ambiguo dei documenti del Concilio e soprattutto con l' interpretazione assai fuorviante del cosiddetto “spirito del Concilio”. Il frutto marcio di tutto ciò come gli stessi pontefici ammettono, almeno gli ultimi due, è il "Mostro del Sinodo sulla sinodalita" dell' Assemblea Ecclesiale del 2028 di cui “lo spirito del Concilio” ne è ormai “nonno”.

Assemblea ecclesiale che ricorda molto “l’ Assemblea Costituente” della Rivoluzione Francese. Dato che a costoro in un certo senso piace autocelebrararsi, ma come recita un detto: “chi si loda si imbroda”.

Concludendo non si può dire che manchino  le vocazioni. Queste ci sarebbero pure, ma non si sa dove mandare i seminaristi, in Italia. Cosi' affermano con dolore gli stessi sacerdoti.

Papi, Cardinali, Vescovi e rettori  dovranno rendere conto davanti a Dio delle sofferenze inferte ai seminaristi ed alle loro famiglie oltre che alle anime a cui erano destinati tali “seminaristi spiritualmente decapitati”

Ma è chiaro che se non ci  fossero state queste persecuzioni ideologiche programmate a strozzare alla radice le vocazioni, quindi la Chiesa di Cristo, non sarebbero potuti arrivare a teorizzare la possibilità delle: " donne sacerdotesse” e della “corresponsabilita' dei laici nei processi di governo” di parrocchie e diocesi.

Dio ci salvi e la Madonna ci accompagni e ci scampi da questi lupi mascherati da agnelli, che indossano i paramenti e che...sotto il vestito niente!

Un seminarista

Venerdì 29 agosto 2025

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