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giovedì, luglio 23, 2026

Apologia della genuflessione (3). La bellissima lettera pastorale di SER Mons. A. Fisher, Arcivescovo di Sidney



a cura di Veronica Cireneo 

Concludiamo in bellezza la terzina sull'opportunità devozionale della Comunione in ginocchio - che non può mai essere negata al fedele per il solo fatto di volerLa ricevere così (vedi qui la prima parte e la seconda parte) - con questo splendido appello dell'arcivescovo di Sidney: SER Monsignor Fisher, segnalatoci dall'amica Silvia, una gentile Alleata australiana. Auspichiamo che lo stesso appello voglia essere adottato da molti altri presuli e diffuso ampiamente in più Diocesi, nel mondo. Cambierebbero molte cose: Dio lo voglia! Appello che il porporato australiano, di fine e virtuosa sensibilità liturgico-pastorale, rivolgeva ai Suoi sacerdoti, in una recente lettera, per esortarli a ripristinare gli inginocchiatoi in tutte le chiese della Diocesi, che ne fossero sprovviste e ad incoraggiare i fedeli ad utilizzarli regolarmente, sia nel culto pubblico che privato, perché anche i corpi possano finalmente esprimere quegli stessi atti di devozione emessi dal nostro cuore.  Lo ringraziamo nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Buona lettura e diffusione. Amen

§§§

SER Arcivescovo Monsignor Fisher.
Primate d'Australia 

Ogni ginocchio dovrebbe piegarsi

davanti a Dio che ci ha creati

L'Arcivescovo australiano Fisher esorta a inginocchiarsi per l'Eucaristia. Citando le Sacre Scritture e la Tradizione cattolica, l'arcivescovo di Sydney ha esortato a una rinnovata devozione all'Eucaristia attraverso la posizione inginocchiata, l'adorazione e la fedele osservanza delle rubriche liturgiche.

SYDNEY ( LifeSiteNews ) — L'arcivescovo australiano Anthony Fisher, OP, ha pubblicato una lettera pastorale per la festa del Corpus Domini, invitando i fedeli della sua diocesi a una rinnovata adorazione eucaristica e a inginocchiarsi con riverenza durante la preghiera.

Il 3 giugno, il settimanale Catholic Weekly ha pubblicato una lettera pastorale intitolata: "Adorando il Signore Eucaristico. Inginocchiamoci davanti al Dio che ci ha creati'", firmata da Fisher, arcivescovo di Sydney, in Australia, in occasione della Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. La lettera era indirizzata a sacerdoti, religiosi e fedeli laici dell'arcidiocesi e si inserisce nel quadro dei preparativi per il Congresso Eucaristico Internazionale che si terrà a Sydney nel 2028.

«Tra queste posture fisiche, l'inginocchiarsi rivela più chiaramente ciò che crediamo di Dio e del nostro rapporto con Lui», scrive l'arcivescovo.

«Siamo anche chiamati a fare un segno di riverenza prima di ricevere la Santa Comunione durante la Messa. Nella maggior parte dei casi questa riverenza si manifesta con un profondo inchino, tuttavia molte persone scelgono di genuflettersi e ricevere la Comunione in ginocchio. Questa è un'opzione perfettamente valida, prevista dal Messale vigente. L'inginocchiarsi è stata la posizione predefinita per ricevere la Santa Comunione nella Chiesa latina per molti secoli».

La lettera dell'arcivescovo sviluppa una concezione teologica dell'auto-dono divino, sostenendo che Dio comunica amore, vita e verità ai credenti attraverso la partecipazione sacramentale, culminante nell'Eucaristia quale modalità privilegiata di comunione. Il testo sottolinea inoltre l'Incarnazione come fondamento della vita sacramentale, affermando che Cristo ha assunto la natura umana, "partecipando in ogni aspetto della nostra vita corporea umana, eccetto il peccato", e che la grazia viene trasmessa attraverso i sacramenti, in particolare l'Eucaristia.

Una parte centrale della lettera si concentra sulla riverenza nella liturgia, in particolare sull'inginocchiarsi come espressione visibile di adorazione. Scrive l'arcivescovo:

"Le balaustre dell'altare, ancora presenti in molte delle nostre chiese, ci ricordano questa consuetudine riverente".

"Nel Tantum Ergo , cantato durante la Benedizione del Santissimo Sacramento, San Tommaso d'Aquino ci ricorda che laddove i nostri sensi e il nostro intelletto vengono meno di fronte a un mistero così grande, la nostra fede e i nostri stessi corpi devono intervenire piegando le ginocchia".

«Alcuni pensano che inginocchiarsi sia degradante, un atto di sottomissione da parte di uno schiavo, un segno di disperazione, penitenza, persino di odio verso se stessi. Lo considerano un comportamento sconveniente per i figli di Dio o incompatibile con la sensibilità moderna di non inchinarsi davanti a nessuno. Forse per questo motivo gli inginocchiatoi sono stati rimossi dai banchi e dai confessionali in alcune chiese, e si è persino vietato di inginocchiarsi» ha detto l'arcivescovo.

Per questo motivo, Fisher colloca ulteriormente l'atto di inginocchiarsi all'interno della tradizione biblica, citando esempi dall'Antico e dal Nuovo Testamento.

Fa riferimento a figure come Mosè (Es 3,1-6), Salomone (1 Re 8,54; 2 Cr 6,13), Daniele (Dan 6,11), i Salmi (Sal 95,6) e i Magi come esempi di riverenza corporea davanti a Dio (Mt 2,11).

Nel Nuovo Testamento, il prelato cita episodi di supplica , di adorazione davanti a Cristo e miracoli di guarigione (...):  (Mt 15,30;  Mc 1,40, 5,22, 5,33, 7,25;  Lc 8,41, 17,16;  Gv 11,32; At 9,40).

La lettera cita anche la Lettera di San Paolo ai Filippesi: «Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra» (Fil 2,10).

Un passo chiave dei Vangeli viene utilizzato per collegare il culto eucaristico alla preghiera di Cristo nel Getsemani, (in Luca 22,41), dove Gesù è descritto inginocchiato in preghiera prima della sua Passione.

La lettera presenta questo Gesto come modello per l'adorazione eucaristica, incoraggiando momenti di preghiera silenziosa davanti al Santissimo Sacramento.

«Nella notte prima della sua Passione, Gesù diede un esempio di come inginocchiarsi nell'Eucaristia quando lavò i piedi ai suoi discepoli e, dopo averci donato tutto se stesso nell'Eucaristia, uscì nell'oscurità per pregare, inginocchiandosi nell'angoscia e chiedendo ai suoi discepoli di vegliare con lui per un'ora. Quando dedichiamo un'ora santa alla preghiera davanti al Santissimo Sacramento, o almeno qualche minuto, potremmo inginocchiarci almeno per una parte del tempo, come espressione evangelica di ringraziamento e fiducia, adorazione e timore reverenziale, penitenza e bisogno, pura comunione con Gesù», ha scritto l'arcivescovo.

Esemplare di nonnina non affetta da quel morbo che miete sempre più vittime: la "sciatica eucaristica" 

A conclusione della sua lettera, Fischer chiede al clero parrocchiale di "ripristinare gli inginocchiatoi in ogni chiesa in cui mancano" e di "insegnare ai fedeli le posture appropriate come indicato nelle rubriche della liturgia e incoraggiarli ad adottarle nel culto e nella preghiera privata, affinché i nostri corpi sostengano ed esprimano i nostri cuori nei loro atti di devozione".

giovedì 23 Luglio 2026

Fonte 

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mercoledì, luglio 22, 2026

La Comunione in ginocchio e in bocca non può essere negata (2/3). Parola del Vaticano



   a cura di Veronica Cireneo 

Sul documento ecclesiale, approvato da Papa Giovanni Paolo II : "Redemptionis Sacramentum, in particolare ai punti 90-92, gli Alleati dell'Eucarestia hanno poggiato la loro missione, quella di sensibilizzare i fedeli cattolici  circa la presenza  Fisica di Cristo nell'Eucarestia, anche inginocchiandosi a mani giunte davanti all'Ostia, pur al cospetto di preti ostili, esclusivamente sostenitori della Comunione in piedi e sulla mano. Il Documento dichiara, infatti, che la Comunione in ginocchio e sulla lingua, è diritto assoluto del fedele e Legge Universale della Chiesa, mai abrogata.  Siamo lieti dunque di apprendere che nel mese di maggio u. s. il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti abbia ribadito che la Comunione in ginocchio non può essere negata a nessuno. Fatelo presente a chi dovesse ostacolarvi. Questo è il secondo articolo sull'argomento. Qui trovate la prima parte. Deo gratias 

§§§

Il Vaticano chiarisce che la Comunione in ginocchio non può essere negata ai fedeli.

• Antefatto 

Una nuova controversia liturgica sta scuotendo la Chiesa cattolica in Argentina a seguito di diversi episodi relativi alle modalità di ricezione della comunione. Secondo quanto riportato dai media cattolici argentini, il Vaticano sarebbe intervenuto presso due vescovi del Paese per ribadire che i fedeli conservano il diritto di ricevere l'Eucaristia in ginocchio e sulla lingua, in conformità con le norme universali della Chiesa stabilite in particolare nell'istruzione Redemptionis Sacramentum del 2004.

Il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti avrebbe parlato con Marcelo Colombo, arcivescovo di Mendoza e presidente della Conferenza Episcopale Argentina, e con Gabriele Barba, vescovo di San Luis. Secondo le stesse fonti (Religión en Libertad), Roma avrebbe sottolineato che:

 "i fedeli hanno la libertà di ricevere la comunione secondo le modalità stabilite dalla Chiesa, e questa libertà non può essere limitata".

La vicenda trae origine da diverse controversie sorte nel corso del 2025. Il vescovo Colombo aveva dichiarato pubblicamente che "in Argentina la comunione si riceve in piedi", riferendosi alle norme stabilite dalla Conferenza Episcopale Nazionale. Sebbene tali linee guida raccomandino effettivamente la comunione in piedi, molti parrocchiani hanno denunciato quella che consideravano un'interpretazione eccessivamente rigida di queste direttive.

A Mendoza, un episodio particolarmente controverso si sarebbe verificato nella Basilica di San Francesco. Secondo quanto riportato dalla stampa cattolica locale, un sacerdote avrebbe rimproverato pubblicamente i parrocchiani che tentavano di inginocchiarsi per ricevere la comunione! A una persona sarebbe stata addirittura temporaneamente negata la comunione fino a quando non avesse accettato di riceverla in piedi e in mano.

Nella diocesi di San Luis, il vescovo Barba avrebbe incoraggiato approcci pastorali favorevoli alla Comunione sulla mano, in particolare per i Ministri Straordinari dell'Eucaristia. Questo sviluppo ha suscitato reazioni in una diocesi storicamente caratterizzata da una forte tradizione eucaristica sotto l'episcopato di Juan Rodolfo Laise, vescovo noto per il suo sostegno alla Comunione sulla lingua e per la sua venerazione del Santissimo Sacramento.

La questione era già stata ufficialmente chiarita dalla Santa Sede nell'istruzione Redemptionis Sacramentum , pubblicata nel 2004 durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Il testo afferma esplicitamente che:

 "ogni fedele ha sempre il diritto di ricevere la Santa Comunione sulla lingua, secondo la propria scelta". Il documento aggiunge inoltre che " non è lecito rifiutare la Santa Comunione a un fedele solo perché desidera riceverla in ginocchio o in piedi".

Per molti cattolici, ricevere la comunione in ginocchio e sulla lingua rimane un segno potente di adorazione per la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia. Altri preferiscono riceverla in piedi e sulla mano, considerando questa pratica più in linea con certe tendenze liturgiche contemporanee.


• Precisazioni

La Santa Sede, nella controversia nata in Argentina, ha ricordato che i fedeli conservano il diritto di ricevere l’Eucaristia in questa modalità e che non può essere negata semplicemente per la postura scelta.

La normativa liturgica vigente, infatti, riconosce diverse forme ammesse per la ricezione della Comunione, purché rispettino quanto previsto dalla Chiesa.

La precisazione arriva in un contesto nel quale, in alcune realtà ecclesiali, sono emerse indicazioni pastorali considerate troppo restrittive da parte di alcuni fedeli e sacerdoti.

Il richiamo romano punta soprattutto a evitare interpretazioni locali che limitino diritti già definiti nei documenti ecclesiastici.


• Cosa ha ricordato il Dicastero per il Culto Divino

Il Dicastero per il Culto Divino ha richiamato un principio già presente nei documenti della Chiesa:

i ministri sacri non possono negare i sacramenti a chi li richiede in modo appropriato e non sia impedito dal diritto ecclesiale.

Tra gli esempi indicati compare proprio il caso di chi desidera ricevere l’Eucaristia inginocchiato.

L’intervento non introduce nuove norme. Si tratta piuttosto di un chiarimento che richiama disposizioni già esistenti e che Roma considera ancora pienamente valide.

La normativa liturgica già prevede più modalità

L’Ordinamento Generale del Messale Romano e altri testi successivi prevedono che la Comunione possa essere ricevuta in piedi oppure in ginocchio, secondo le disposizioni delle Conferenze Episcopali. Nel caso italiano, la possibilità della Comunione sulla mano è stata introdotta nel 1989, mantenendo comunque la libertà di riceverla sulla lingua.

La documentazione ecclesiale precisa anche che il fedele conserva la facoltà di scegliere tra le modalità consentite. La posizione del corpo, quindi, non viene considerata una semplice questione pratica ma una possibilità prevista dalla disciplina liturgica.

• Un tema che riemerge periodicamente nella vita della Chiesa

La ricezione dell’Eucaristia continua a suscitare confronti in diversi contesti ecclesiali. Negli anni la discussione si è riaccesa in varie occasioni, soprattutto quando alcune indicazioni locali hanno generato dubbi sulla libertà dei fedeli.

Anche san Giovanni Paolo II intervenne richiamando il rispetto dovuto alle scelte consentite dalla Chiesa, mentre Benedetto XVI adottò nelle celebrazioni da lui presiedute la distribuzione della Comunione a fedeli inginocchiati (…).

• Il chiarimento di Roma chiude un nodo pastorale

La precisazione vaticana arriva con un obiettivo molto concreto: evitare che direttive locali possano trasformarsi in divieti non previsti dalla normativa universale della Chiesa. La Santa Sede non modifica la disciplina liturgica attuale, ma richiama ciò che è già scritto.

Resta dunque confermato che la Comunione in ginocchio rientra tra le modalità consentite ai fedeli. Il tema continua a suscitare sensibilità differenti, ma il richiamo romano sposta l’attenzione su un criterio preciso: la libertà prevista dalle norme della Chiesa deve essere rispettata


mercoledì 22 giugno 2026

Fonte n. 1

Fonte n. 2

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lunedì, giugno 22, 2026

La Comunione in bocca è Volontà di Dio e non può essere negata a nessuno (1/3). Mauro Bonaita

a cura di Veronica Cireneo 

 "La Comunione in mano è Volontà di Dio o volontà di satana?" Con questa domanda retorica, il nostro motto, gli Alleati dell'Eucarestia intendono escludere in toto che sia Volontà di Dio Essere afferrato con le mani. Non solo e non tanto per intuizione personale, quanto per adesione alla fede di sempre e alla Legge Universale della Chiesa, mai abrogata, che ordina che la Comunione in bocca non può essere negata a nessuno, Vedremo tre articoli su questo argomento. Il primo è il presente studio,  parte della rubrica: "Il catechismo del buon esempio", dove l'amico Mauro Bonaita, che ringraziamo di cuore, affronta e dimostra, documenti ufficiali alla mano, che ancora oggi la Chiesa ritiene la Comunione in bocca il modo più virtuoso di ricevere l'Eucarestia. Trovate qui le sei parti precedenti. In calce  ìl link al PDF per chi desideri stampare e diffondere ìl volantino relativo . Buona lettura.

§§§

EDUCHIAMO I PICCOLI CON IL BUON ESEMPIO: È IL CATECHISMO PIÙ VIRTUOSO 


 IL MODO PIU’ DEGNO DI RICEVERE L’EUCARESTIA

 

Per una vicinanza storica degli avvenimenti, il più delle persone sono convinte che il modo di ricevere l’Eucarestia sulla mano sia frutto della riforma liturgica del Concilio Vaticano II; in realtà, non c’è nulla di più falso e per salvaguardare la nostra fede, comprendere questo aspetto è di fondamentale importanza.

• A seguito di reiterati abusi Eucaristici compiuti da alcune chiese particolari (Belgio, Germania e Olanda) che in disobbedienza alle disposizioni della Chiesa Cattolica di allora volevano ricevere l’Eucarestia sulla mano, nel modo che oggi, purtroppo, tutti conosciamo, Paolo VI scrisse l’istruzione Memoriale Domini.

• La questione degli abusi venne sottoposta al Pontefice Paolo VI che sottomise la questione a tutti i Vescovi della Chiesa con tre domande. Leggiamo quanto raccolto nel sondaggio relativo:

“1) Si ritiene opportuno accogliere la petizione che, oltre al modo tradizionale di ricevere la Comunione, sia pure consentito di riceverla in mano?

        Sì: 567. No: 1233. Sì con riserva: 315. Schede nulle: 20

-2) Si è favorevoli a eventuali esperimenti di questo nuovo rito in piccole comunità, con l’assenso dell’ordinario del luogo?

Sì: 751. No: 1215. Schede nulle: 70.

- 3) Si pensa che i fedeli, dopo una ben condotta catechesi preparatoria, accetteranno volentieri questo nuovo rito?

Sì: 835. No: 1185. Schede nulle: 128.

• Dalle risposte date risulta chiaramente il pensiero della grande maggioranza dei Vescovi: la disciplina attuale (cioè sulla lingua - Ndr) non deve subire mutamenti; anzi un eventuale cambiamento si risolverebbe in un grave disappunto per la sensibilità dell’orientamento spirituale dei Vescovi e di moltissimi fedeli.

[…] il Sommo Pontefice NON ha ritenuto opportuno cambiare il modo tradizionale con cui viene amministrata ai fedeli la santa Comunione.

Pertanto la Sede Apostolica esorta caldamente Vescovi, Sacerdoti e fedeli a osservare con amorosa fedeltà la disciplina in vigore, ora ancora una volta confermata”. [1]

• Nella parte a seguire il Pontefice, piuttosto che procedere con una scomunica, volle disporre l’indulto di ricevere l’Eucarestia sulla mano SOLO per quelle chiese particolari dove l’abuso veniva già compiuto. Ma continuiamo a leggere:

“Se poi in qualche luogo fosse stato già introdotto l'uso contrario, quello cioè di porre la santa Comunione nelle mani dei fedeli, la sede apostolica, nell'intento di aiutare le Conferenze Episcopali a compiere il loro ufficio pastorale, reso non di rado ancor più difficoltoso dall’attuale situazione, affida alle medesime conferenze il compito di vagliare attentamente le eventuali circostanze particolari, purché sia scongiurato ogni pericolo di mancanza di rispetto all'eucaristia o di deviazioni dottrinali su questo Santissimo Sacramento, e sia eliminato con cura ogni altro inconveniente.[2]”

• Considerando il modo di ricevere l’Eucarestia sulla mano addirittura un “inconveniente”, l’’intento di Paolo VI era quello di ri-convertire quei fedeli, con azioni pastorali, a tornare a ricevere l’Eucarestia nel modo più degno: sulla lingua. Si continui a leggere:

“In questi casi, per un'opportuna normativa del nuovo uso (Eucarestia sulla mano – Ndr), le Conferenze Episcopali, esaminata con prudenza la cosa, prenderanno le loro deliberazioni con votazione segreta, a maggioranza di due terzi, e presenteranno poi il tutto alla Santa Sede, per averne la necessaria conferma, allegandovi una accurata esposizione dei motivi che le hanno indotte alle deliberazioni stesse. [3]”

Qui sopra si chiese alle Conferenze Episcopali di valutare quei singoli casi di chiese particolari (singole diocesi) con estrema prudenza e perizia.

• Ciò che avvenne successivamente fu un totale fraintendimento degli intenti del Pontefice da parte delle Conferenze Episcopali, che intrapresero un processo di indulgenza indiscriminato verso tutte le Diocesi a loro affidate e nelle intere nazioni e non singolarmente distinguendo caso per caso e la prima nazione ad applicare l'indulto, a tutto raggio, fu il Belgio, nel 1969

• Per i dettagli si raccomanda la lettura di due volumi illuminanti: il primo del Vescovo Juan Rodolfo Laise (“Comunione sulla mano: Documenti e storia”) e il secondo volume, con prefazione del Card. Robert Sarah, scritto da don Federico Bortoli (“La distribuzione della Comunione sulla mano. Profili storici, giuridici e pastorali.”)

• L’Eucarestia sulla mano dunque è tollerata sotto un labile indulto che potrebbe essere ritirato in qualsiasi momento per volontà di un qualsiaso Vescovo di una qualsiasi chiesa particolare (si prenda in esame il caso del Vescovo della diocesi di Oruro in Colombia nel 2016).

• Mentre, a motivo di quanto riportato sopra si ribadisce con certezza che l’Eucarestia sulla lingua, è il modo più degno, più fruttuoso e rispettoso per la Fede di sempre e non può essere cambiato.

Non fu un caso se proprio Papa Montini nel 12972 cito' la famosa frase:

“Si direbbe che da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”.[4]

Non passarono neppure sei mesi da questa sua famosa frase che Paolo VI fece pubblicare alcune precisazioni circa la devozione dovuta alla Santissima Ostia raccolte nell’istruzione “Immensae Caritatis” del 29.01.1973 sotto la sezione: ”DEVOZIONE E RISPETTO VERSO IL SANTISSIMO SACRAMENTO QUANDO IL PANE EUCARISTICO VIENE DEPOSTO NELLA MANO DEL FEDELE”. Tale istruzione impartisce le seguenti raccomandazioni:

- Attenzione ai frammenti sia da parte del ministro che del fedele

- Impartire specifiche catechesi sulla “presenza reale” di Cristo

- Necessità di adorazione e culto di latria verso le specie sacramentali al pari di Dio

- Impartire specifiche catechesi sui beni e i frutti della Santa comunione

Già per il solo fatto che non siano necessarie tali precisazioni quando si ricevere l’eucarestia in bocca dovrebbe far rigettare a tutti i fedeli questo modo.

Un altro aspetto da tenere presente circa il modo più degno di ricevere l’Eucarestia, è la postura di adorazione del corpo; all’istruzione [90.] della “Redemptionis Sacramentum” troviamo scritto:

«I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi»,e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme».[6]

Come già abbiamo illustrato alla catechesi numero 2 circa l’inginocchiarsi come atteggiamento di ”adorazione” durante la consacrazione, tanto più sarà dovuto tale atteggiamento quando ci accostiamo al Corpo di Cristo affinché il nostro corpo sia armoniosamente assoggettato alle Verità di fede comunicate al nostro intelletto e ai sinceri sentimenti della nostra anima verso Dio.

Quindi, il modo più degno che la Chiesa Cattolica ancora oggi conferma e raccomanda è di stare in ginocchio e di ricevere il Corpo di Cristo sulla lingua.

Mauro Bonaita,  Reggio Emilia 

Lunedì 22 giugno 2026

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• Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[1] – Memoriale Domini (Paolo VI – 29.05.1969)
[2] – Ibidem
[3] – Ibidem
[4] – Omelia di Paolo VI del 29.06.1972
[5] – “Immensae Caritatis” (Paolo PP. VI – 29.01.1973)

•  Link al PDF (utile a chi voglia stampare e diffondere in parrocchia

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lunedì, settembre 15, 2025

ALLEATI DI COSENZA IN MISSIONE: inginocchiati davanti all'Eucarestia.

   

a cura di Veronica Cireneo 

Ci giunge ovviamente molto gradita - e li ringraziamo di cuore, visto che dare l'esempio è la missione, il carisma e la funzione principale degli Alleati dell' Eucarestia e del Vangelo - la testimonianza degli Alleati di Cosenza che, per essersi presentati al momento della Comunione in un piccolo gruppetto e inginocchiatisi a terra, uno dietro l'altro ai piedi dell'altare, hanno finalmente ottenuto la Comunione dal sacerdote che, precedentemente, con dei singoli fedeli, si era invece mostrato reticente. È questo il modus operandi con cui gli Alleati, in molte chiese italiane - prima in ordine di tempo  a Modena poi Siena, Loreto, Padova, Udine, Viterbo ecc - hanno ottenuto che si tornasse a distribuire la Comunione in bocca, evitando, solo Dio sa in quale misura, la dispersione di frammenti e i conseguenti sacrilegi derivanti dal calpestio delle Membra e del Sangue di Cristo, che con la pratica della Comunione in mano, inevitabilmente cadono a terra. Invitiamo tutti a leggere con attenzione e a considerare la possibilità di mettere in pratica, altrove, lo stesso sistema. È evidente l'importanza di fare squadra in questo frangente: certe battaglie, a difesa della Vita Sacramentale di Gesù Cristo, si vincono anche con i numeri. Lodiamo il Signore, con i fatti. In calce troverete un appello...Buona lettura ed emulazione.

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Il monito e un invito del Cardinale R. Sarah 

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La nostra prima volta in difesa di Cristo 

Cari fratelli Alleati dell'Eucarestia,

con questo breve scritto voglio testimoniare come ci siamo organizzati per dare l'esempio di adorazione della Presenza Reale di Cristo nell'Ostia consacrata, quando durante la Messa, ci raggiunge per fare Comunione con noi.

Mi chiamo Nuccia e sono la responsabile del gruppo locale degli Alleati di Cosenza/Reggio Calabria.

Tempo fa abbiamo ricevuto una segnalazione da una parrocchiana di una diocesi della provincia di Cosenza, che lamentava il fatto di essere stata severamente ripresa dal sacerdote,  per aver voluto ricevere la Comunione in bocca e soprattutto in ginocchio.

Ci siamo attivati per poter dare testimonianza di come debba essere ricevuto degnamente Nostro Signore. Non sono state poche le difficoltà incontrate, in quanto la chiesa dove dovevamo andare era abbastanza distante dalle nostre residenze ed, inoltre, essendo il nostro un neonato gruppo con ancora pochi iscritti, trovavamo difficile raggiungere il numero di persone adeguato allo scopo. Almeno 5 o 6.

Abbiamo quindi contattato persone di nostra conoscenza che, seppure non essendo ufficialmente parte degli Alleati, sostengono la difesa dell'Eucaristia.

Raggiunto il numero di 5 fedelissimi ci siamo finalmente recati nella chiesa segnalata, recitato un  Rosario prima della Messa e al momento della Comunione, ci siamo devotamente messi in fila uno dietro l'altro. Lentamente avanzavamo, per ricevere inginocchiati a terra, non essendo presente un inginocchiatoio,  la Santa Eucaristia dalle mani del sacerdote. 

Eravamo sinceramente un po' timorosi di quanto sarebbe potuto accadere.  Ci sentivamo anche molto osservati dai presenti in chiesa, forse per il fatto che indossavamo il velo, le uniche donne di tutta la platea. Gli sguardi un po' troppo fissi su di noi esprimevano un misto di curiosità e perplessità, anche da parte dello stesso sacerdote, del quale temevamo una reazione oppositiva e di condanna, come aveva fatto precedentemente con la parrocchiana che ci aveva segnalato la difficoltà a ricevere senza tensioni il Corpo di Cristo, come Dio comanda.

Invece,  per Grazia ricevuta, all'atto della Comunione tutto si è svolto perfettamente come avevamo desiderato e nessuno ha avuto nulla da eccepire. Lo stesso sacerdote seppur stupito non ha battuto ciglio e ci ha comunicato in bocca e in ginocchio. 

Inutile dire quanta gioia abbiamo provato per la riuscita di questa nostra prima Missione, a cui seguiranno altre. Gioia derivante dal fatto di aver potuto mettere a segno un punto a favore di Nostro Signore Gesù Cristo e dell'Eucarestia, a fronte dei continui oltraggi, che sempre più diffusamente e gravemente riceve da parte dei più.

Attualmente abbiamo in animo un'ulteriore iniziativa sempre a vantaggio della Sposa di Cristo, la Santa Chiesa Cattolica. Operazione che richiede la partecipazione di un nutrito numero di adesioni.

Sia per questa nuova Iniziativa che per proseguire la missione dell'esempio in varie chiese dove la Comunione in bocca e in ginocchio è inspiegabilmente ancora negata, invitiamo i lettori che sono delle nostre parti a chiedere l'accesso al nostro gruppo telegram cliccando sul seguente link https://t.me/alleaticosenza e a condividerlo con i propri contatti in un utile tam-tam. 

Sarà il luogo e l'occasione in cui consultarci, incoraggiarci e giungere insieme a decisioni operative condivise. Vi aspettiamo. Siate i benvenuti.  Ad Maiora!

Ti adoriamo o Cristo e Ti benediciamo, perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo

Nuccia, Capogruppo degli Alleati di Cosenza/Reggio Calabria

15 settembre 2025

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a cura di Veronica Cireneo  Carissimi lettori, a seguito del paradossale gran rifiuto di Roma, riservato per il tramite di barricate ad un p...