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sabato, giugno 21, 2025

CONFLITTO ISRAELE-IRAN (2' parte). Approfondimenti militari e profetici.Siamo prossimi alla Parusia?



a cura di Veronica Cireneo

Riconoscere i segni dei tempi per un cattolico è importante e doveroso. Per farlo occorre leggere gli eventi anche dal punto di vista verticale, confrontandoli con il Vangelo e con le profezie, che non vanno disprezzate. Ci sono infatti dei momenti in cui la cronaca e le profezie corrispondono in modo impressionante, come ciò che sta accadendo ora nella Terra di Gesù, che trova riscontro in diverse rivelazioni. Nell'articolo precedente riguardante il conflitto israele-iraniano abbiamo accennato a un paio di profezie. Non sono le sole. In questa fase ne vediamo altre due: quella di Anguera e quella di Avola, ancora più significative. Sottolineano entrambe la pericolosità dei nostri tempi, la purificazione in atto, l'urgenza della preghiera e della conversione del cuore e il possibile ritorno di Cristo.

Madonna di Anguera nel 2005. Messaggio ricevuto da Pedro Regis: "L'umanità cammina verso la distruzione. La terra si agiterà e tremerà per il grande olocausto atomico. L'Iran sarà devastato da Israele . Ecco i tempi difficili per l'umanità. Tornate al Signore. Dite a tutti che questo è il tempo favorevole per la conversione. Arriverà il giorno in cui molti si pentiranno della vita trascorsa senza Dio, ma sarà tardi" .

Avola nel 2002. Il mistico stigmatizzato siciliano Giuseppe Auricchia, nell'aprile del 2002, ha ricevuto un messaggio importante da Gesù  sulla guerra di Israele contro i palestinesi, indicato come segno dell’inizio del rinnovamento della Chiesa e della Venuta gloriosa di Cristo. Ecco il messaggio di Gesù:
"Sono Io, il tuo maestro. Spiega tutto. Io desidero che tutte le mie Parole e quelle della Santissima Madre siano portate a conoscenza al mio Popolo, perché l’Ora si avvicina. Purificherò la mia Chiesa, rinnoverò la faccia della Terra. Io desidero che vi sia pace nei Luoghi Santi, ma non dimenticate le Mie Parole, quando vedrete gli eserciti che calpesteranno quei Luoghi Io sto per venire. Quando vedrete la città di Gerusalemme circondata dagli eserciti  ci sarà la sua distruzione. Pregate figli, pregate, pregate. Io sono con voi ogni giorno. Chiamate, chiedete e Io vi accontenterò”.

§§§

ReArm Iran 2 (e anche Israele)
di Luca Foglia 

Rimpolpiamo l'articolo precedente   con un aggiornamento dal Medio Oriente.

• I fatti

I due contendenti non si sono certo risparmiati in questi giorni. 

Israele ha privilegiato le azioni di sabotaggio (in stile ucraino) con l’uso di droni e missili azionati dagli agenti infiltrati in territorio iraniano, mentre i caccia solo questa notte sono tornati a martellare con forza. Gli aerei israeliani, sfruttando i cieli aperti (per loro) di Giordania, Siria, Iraq e Azerbaijan, riescono a colpire quasi ovunque da Teheran a Isfahan e persino nella città santa sciita di Mashhad, al confine col Turkmenistan.

L’Iran, invece, predilige gli attacchi notturni (in stile russo) con ondate di droni e missili che esauriscono le difese nemiche. Haifa e Tel Aviv sono quasi sempre nel mirino, ma anche la base aerea di Nevatim e le strutture dei servizi segreti sono state colpite.

In attacco i due nemici più o meno si equivalgono; gli obiettivi preferiti da Israele sono gli aeroporti, le infrastrutture energetiche, i siti militari, di ricerca, nucleari e le figure dirigenziali sia militari che civili.

L’Iran, adottando un’altra tattica russa, centra lo stesso tipo di bersagli.

In difesa assistiamo a qualche progresso per gli iraniani, mentre per gli israeliani non si mette benissimo (lo vedremo tra poco).

• Le persone 

In Libano, in Iraq e a Gaza gli attacchi notturni vengono visti come un film all’aperto o uno spettacolo pirotecnico: gente in strada e sui tetti che filma coi cellulari a suon di musica; a Teheran le reazioni sono miste, diverse persone lasciano la città, altre festeggiano in piazza fregandosene anche degli allarmi. Sono balzati agli onori della cronaca due giornalisti che, dopo essere stati bombardati in diretta, hanno ripreso le trasmissioni. Così come il noto professor Marandi scampato a un attacco missilistico, spostatosi in un seminterrato e andato in onda come ospite nel seguito programma del giudice Napolitano, in diretta nientemeno che da New York. In generale, possiamo dire che il Paese si è stretto attorno ai vertici politici, militari e religiosi.

In Israele i più giovani rimangono in strada o sui balconi per riprendere le battaglie tra i missili e postarle sui social, cosa che ha fatto infuriare l’esercito (come in Ucraina); i meno giovani si riparano nei rifugi sotterranei o nella metropolitana con un misto di paura e nervosismo. Il Paese non si è stretto attorno al governo, almeno questa è l’impressione.

Occorre sempre tenere presente che al di là delle immagini spettacolari, ci sono persone che soffrono e che muoiono. Per quanto fino ad ora il numero delle vittime non sia minimamente paragonabile, ad esempio, a quelle di Gaza o del 7 ottobre, ricordiamoci che ogni vita è sacra.

• Considerazioni tecniche (sono fondamentali in una guerra, vi tocca leggerle)

In attacco Israele sfrutta la sua aviazione decisamente superiore a quella iraniana. Se la guerra dovesse durare pochi giorni problemi zero, se si prolungasse verrebbero fuori le note magagne degli F-35: costi di manutenzione e consumi di carburante disumani, surriscaldamento e malfunzionamenti elettronici in caso di stress operativo.

Quanto agli agenti del Mossad infiltrati che hanno dato un bel vantaggio iniziale ad Israele, vedremo quanto resisteranno alla caccia all’uomo che è iniziata per tutto l’Iran. Sono stati mobilitati i Basij, una sorta di guardia nazionale, e in molti villaggi sono sorte milizie popolari che hanno scovato diversi nascondigli, magazzini e mezzi utilizzati per attaccare i siti sensibili all’interno del Paese.

Pure l’Iran pare non avere problemi ad attaccare, tuttavia la reale situazione delle sue piattaforme di lancio è sconosciuta. Coi primi raid gli israeliani ne hanno distrutte parecchie, anche se (sempre in stile russo) molte erano esche, vale a dire o mezzi vecchi in disuso o veri e propri “fake”.

Passando alla difesa, gli israeliani stanno utilizzando sia il loro sistema a tre strati (corto, medio e lungo raggio) sia le due batterie THAAD made in USA. Il famoso iron beam, un’arma laser, ad oggi non si è visto. Dai video emerge chiaramente come le più avanzate batterie di difesa NATO & friends possano poco contro decine di missili e droni che saturano i cieli. Il discorso vale anche sotto l’aspetto economico: basti pensare che un complesso THAAD costa circa 1 miliardo di dollari chiavi in mano e ogni missile intorno ai 15 milioni, mentre l’ipersonico più costoso lanciato dall’Iran, il Fattah-1, si aggira intorno ai 200 mila dollari. Persino qui si rivedono scene tipiche della guerra russo ucraina, con una differenza di costi tra attacco e difesa a dir poco imbarazzante, visto che per un Fattah vengono sparati dai 6 ai 12 missili intercettori (quelli israeliani costano intorno ai 3 milioni di dollari l’uno).

D’altro canto, l’Iran è ancora alle prese coi problemi creati al sistema difensivo (soprattutto ai radar) dal Mossad. Sta comunque migliorando rispetto ai primi giorni, pare addirittura che abbia abbattuto alcuni caccia di Tel Aviv: meglio attendere una conferma visiva per esserne certi. I sistemi di lancio sembrano ancora in buono stato essendo conservati sottoterra e portati in superficie solo al bisogno.

• Considerazioni politiche ed economiche

La prima e la più importante: qualcuno delle parti in causa ha riflettuto due minuti sulla nuvola radioattiva che si propagherebbe per il Medio Oriente e il Caucaso qualora un paio di missili facessero centro all’interno di un sito nucleare? Anche qui sembra di rivivere quanto avviene in Ucraina con la centrale di Enerhodar: analisi delle conseguenze non pervenuta.

I mercati finanziari rimangono dove erano poco dopo lo scoppio del conflitto: questo la dice lunga sul livello di inconsapevolezza che aleggia tra New York e Londra riguardo le ripercussioni di una escalation. È lo stesso schema seguito durante il Covid e la guerra russo ucraina; oggi due morti in meno e quindi va tutto bene e si sale, oggi due missili in meno e quindi tutto risolto e si sale. L’ho analizzato nella “Teoria delle aspettative irrealizzabili”.

Proprio nelle ultime ore, gli USA hanno incrementato il supporto logistico e di sorveglianza satellitare a Israele, spostando diversi aerei nella regione oltre al gruppo di navi capitanate dalla portaerei Nimitz. Lasciando perdere le altalenanti dichiarazioni del presidente Trump, tutto lascia presupporre che gli Stati Uniti interverranno a fianco di Israele.

• Possibili scenari

-I due contendenti, a corto di munizioni e fatti due calcoli, inveiscono l’uno contro l’altro come nel 2024 diminuendo l’intensità degli attacchi fino a cessarli. Nessuno interviene, per Israele si mette male e decide di ricorrere all’arma nucleare; è una ipotesi estrema e da scongiurare con tutte le forze; tuttavia, non è da escludere (così come in Ucraina).

-Gli USA intervengono e la guerra si estende a tutto il Medio Oriente; le basi americane nel Golfo e i Paesi che appoggiano il duo Washington-Tel Aviv vengono attaccati da Teheran; il numero dei morti cresce a dismisura.

-L’Iran cerca appoggi esterni per contenere gli Stati Uniti senza trovarne; a quel punto si arrocca in difesa con qualche sortita offensiva e alla lunga ne esce vincitore, come gli Afghani e gli Houthi; il problema è che, rimanendo solo, se finisce i missili son finiti, se finisce i soldi son finiti, a meno che...

-La Russia fornisce (o minaccia di fornire) a Teheran sistemi di difesa avanzati come gli S-350 e gli S-400 (escludiamo i nuovi S-500) molto temuti dai piloti NATO & friends e caccia Su35S (escludo i Su-57) che renderebbero la vita meno facile all’aereonautica israeliana; Trump a quel punto si ricorda di essersi autoproclamato “il pacificatore” e mette un freno al governo di Tel Aviv.

-La Cina si unisce alla Russia raffreddando gli animi di israeliani e statunitensi; a questo proposito pare che due aerei cargo con supporto logistico partiti da Pechino siano già arrivati in Iran, che fornisce quasi il 15% del fabbisogno annuale di petrolio alla Cina.

-Le tre super potenze, o solo Russia e Stati Uniti, trovano un accordo e tutti si calmano. 

A quel punto, oltre a calmarsi, si organizza quella necessaria conferenza internazionale per mettere a punto la sicurezza di Europa orientale, Medio Oriente ed Estremo Oriente.

Ancora una volta e con maggior forza: che Dio ce la mandi buona!  

Luca Foglia, Milano
18 Giugno 2025

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sabato, giugno 14, 2025

CONFLITTO ISRAELE-IRAN. Cosa dicono le profezie? Inizia il tempo della Purificazione? Possibili scenari

 

a cura di Veronica Cireneo 

Riceviamo dall'amico Luca Foglia questo articolo sui possibili scenari dell'inquietante conflitto israele-iraniano in corso. Lo pubblichiamo per la preoccupante corrispondenza di questi fatti con importanti rivelazioni. Come riportato anche dal sito "Fede e Cultura" di Foggia  nel febbraio 2009, alla pagina 34 del fascicolo riguardante i Segreti di Fatima, ( cfr. P. Antonio Gallo, Teresa Musco, II Edizione, Editrice "terzo Millennio", 1985, p. 82) vediamo come la Madonna  già nel 1973, alla stigmatizzata di Caserta Teresa Musco, rivelava la seguente profezia: 

"Sta per iniziare una nuova guerra nella terra dove è nato il Salvatore, cioè il Mio amatissimo Figlio e non si fermerà. Sembra che fanno la pace ma non è vero, perché da lì nascerà la grande guerra. Da lì viene il grande castigo dal cielo e dalla terra. Tu devi solo offrire te stessa e pregare ché, poi, sono Io a lavorare e a operare (...)

Tante sono le ulteriori conferme circa la pericolosità degli eventi in corso. Particolare quello che arriva dal metropolita Neophytos di Grecia che parla della profezia del monaco Gheron Theodor, pressoché sconosciuto: "Figli miei, mentre berrete il vostro caffè, sentirete che gli ebrei hanno colpito il programma nucleare dell'Iran. Allora inizieranno i grandi eventi. E nello stesso periodo, o poco prima, cadrà Erdogan. Questi saranno i segni che vi permetteranno di capire che stanno iniziando i grandi eventi."

È iniziato il tempo della grande purificazione?  Se possibile...buona lettura. Oremus

§§§

ReArm Iran. Botte da orbi tra Iran e Israele (per i meno raffinati).


Ursula von der Leyen potrebbe approfittare del momento e candidarsi come nuovo Capo di Stato Maggiore dell’Iran, paese che sicuramente ha più bisogno di un piano di riarmo rispetto all’Unione Europea.
Cerchiamo di spiegare cosa è successo e cosa potrebbe accadere senza l’utilizzo degli slogan tanto cari ai giornalisti.

• I fatti
Ieri notte Israele ha attaccato l’Iran con oltre 300 bombe lanciate da 200 aerei da combattimento (F-35, F-16 e F-15). Ha colpito la capitale Teheran e Tabriz, le centrali nucleari di Natanz e Arak, alcuni siti militari e diverse zone residenziali dove sono stati uccisi quattro membri dei vertici militari e sei scienziati addetti al programma nucleare, oltre al capo negoziatore (schema simile a quello utilizzato l’anno scorso contro Hezbollah e Hamas).

L’Iran non ha inizialmente reagito perché i servizi segreti israeliani avevano distrutto o disabilitato le difese aeree tramite squadre di incursori presenti sul territorio. È la terza volta in un anno che il Mossad si muove abbastanza liberamente nella ex Persia.

Israele ha poi proseguito l’offensiva fino a questa mattina, prendendo di mira nuovamente la capitale Teheran, alcune infrastrutture militari, diverse città secondarie e il più importante sito nucleare iraniano, quello di Fordow, protetto da un bunker a diversi metri di profondità e in parte all’interno di una montagna. Stupisce l’accuratezza degli attacchi, niente a che vedere con quanto avviene a Gaza, segno che i missili erano probabilmente guidati da agenti nascosti nelle vicinanze degli obiettivi.

In serata le difese antiaeree iraniane hanno ripreso a funzionare e così la guida suprema Alì Khamenei ha dato il via libera alla ritorsione, durata tutta la notte e condotta tramite droni e missili balistici (alcuni ipersonici). Tel Aviv è stata il bersaglio preferito, ma anche la Cisgiordania e il Nord di Israele sono stati interessati. Pare che anche la centrale nucleare di Dimona e le basi da cui sono partiti gli aerei siano state attaccate. Al momento in cui scrivo le ostilità sono cessate da poco.

· Considerazioni tecniche
I servizi segreti israeliani, grazie a decenni di esperienza sul campo, sono riusciti a infiltrarsi in diverse zone dell’immenso Iran e, tramite droni, missili guidati e probabilmente apparecchi per la guerra elettronica, a distruggere o disabilitare i sistemi di difesa antiaerea iraniana. I loro jet hanno così potuto operare indisturbati dai cieli dell’Iraq (ad oggi ancora sotto controllo USA). Le poche difese rimaste attive si sono concentrate a proteggere i siti sensibili della capitale e la centrale di Fordow che pare non abbia subito danni. Si tenga presente che la maggior parte delle installazioni militari iraniane si trova a molti metri di profondità ed è per questo difficilmente raggiungibile dai missili. Grazie a ciò, L’Iran è stato in grado di reggere l’urto e contrattaccare.

Non avendo un’aviazione paragonabile a quella di Israele, si è affidato a droni e missili balistici. I primi hanno impiegato diverse ore per raggiungere Israele e sono stati utilizzati come esche per le difese, mentre i secondi sono arrivati a destinazione in una quindicina di minuti (sette per gli ipersonici) saturando il sistema di difesa a 3 strati che protegge il territorio israeliano.
Tirando le somme, come la guerra russo ucraina ci insegna, difendersi da un aggressione dal cielo è assai più complicato e costoso che attaccare, mentre via terra è esattamente il contrario. Sono quindi fondamentali la sorveglianza dei confini e il monitoraggio dei siti sensibili per non ritrovarsi spiacevoli sorprese. Se nei primi 20 anni del millennio siamo stati ossessionati dalla privacy, nei prossimi 20 lo saremo dalla sicurezza. I droni low cost han cambiato gli scenari bellici.

· Considerazioni politiche
Ci sono 4 Stati nel mondo che adottano una politica estera spregiudicata: la Turchia, il Rwanda, gli Stati Uniti e Israele (lasciamo stare per il momento il conflitto russo ucraino). Mentre per i primi 3 esistono dei limiti, o per lo meno cercano ogni tanto di tirare un colpo al cerchio e uno alla botte, per il quarto no.

Israele ha un piano ben preciso da almeno 30 anni (in realtà da molto prima, lo vedremo prossimamente) e con l’aiuto degli Stati Uniti sta cercando di implementarlo. È quello delle famose 7 guerre per assumere il controllo del Medio Oriente rivelato dal generale USA Wesley Clark nel 2001 (Qui). All’appello mancava solo l’Iran che, senza il supporto made in USA, non sarebbe stato attaccato.


Quindi, da ieri anche gli Stati Uniti sono in guerra con l’Iran. Con buona pace di Tulsi Gabbard (direttrice dell’Intelligence), di Steve Witkoff (il vero ministro degli esteri USA) e del giornalista Tucker Carlson che hanno cercato in tutti i modi di spiegare a Trump che con l’Iran bisognava giungere ad un accordo.

A Netanyahu, invece, va bene così, è un presidente adatto a tempi di guerra (come qualcun altro più a nord); in tempi di pace probabilmente la sua carriera politica finirebbe in un amen.

A Teheran per ora pare facciano finta di niente e attacchino solamente obiettivi israeliani, evitando di colpire le numerose basi USA presenti in Medio Oriente. Certo il colpo subito è stato pesante, anche perché era nell’aria nonostante gli imminenti negoziati con gli inviati di Trump.

Impedire all’Iran di fabbricare la bomba atomica sembra quindi un pretesto. Tra l’altro basterebbe che Teheran ne chiedesse una decina delle 6 mila in dotazione a Mosca per averla già domani in pronta consegna; peccato che anche la Russia sia contraria a un Iran atomico perché poi lo diventerebbero anche le monarchie del Golfo (Arabia, Qatar). Certo, qualche sistema di difesa avanzato e qualche caccia la Russia potrebbe fornirlo in tempi rapidi, ma il presidente Putin ragiona con schemi diversi; basti pensare che è l’unico Capo di Stato ad aver già parlato al telefono con le due controparti. L’Iran è sì un suo alleato, ma in Israele vivono circa 1 milione e mezzo di russi.

La Cina, la Turchia e l’Arabia Saudita si son fermate alle solite condanne formali, mentre il Pakistan, pur non essendo in ottimi rapporti con Teheran, ha dichiarato che l’Iran ha il diritto di difendersi in base all’articolo 51 delle Nazioni Unite. Sull’ Europa stendiamo il solito velo pietoso.

· Possibili scenari
Di sicuro non sarà una toccata e fuga come nel 2024. Entrambi i contendenti han dichiarato che ci saranno altri attacchi.

Altra certezza è che le leadership occidentali non capiscono che mettendo pressione a popoli con secoli di storia la reazione è quella opposta a quella desiderata. Si cementano attorno ai loro leader. Perciò Tel Aviv e Washington possono scordarsi un cambio di regime come avvenuto in Siria nel giro di poche ore. L’Impero Romano, che era l’Impero Romano, cercò per 700 anni di sottomettere la Persia e non ci riuscì; possibile che nessun leader studi un filino di storia?

Oltretutto, un’azione del genere è forse il miglior incentivo a dotarsi di un’arma atomica il prima possibile. In stile Nord Corea, che sarà anche un paese “brutto e cattivo”, però, per lo meno, non ha missili che gli piovono sulla testa.

Quindi, dal punto di vista militare, tutto è possibile a meno che USA e Russia non trovino un accordo su vasta scala. Magari la Cina rivedrà la sua teoria del “vinco senza far niente” perché a questo punto potrebbe non essere più sufficiente. Se Russia e Iran rimarranno impantanati per anni nelle rispettive guerre, chi sarà il prossimo obiettivo? La butto lì: Pechino?

Non aspettiamoci alcunché da Paesi Arabi e Turchia, a loro in fondo va bene così, se poi non si porrà freno all’escalation vedremo se avranno ragione a farsi gli affari propri. Ne dubito fortemente.

Occorre una conferenza internazionale in cui si discuta della sicurezza di tutti e non solo di alcuni.
Dal punto di vista economico la reazioni più ovvie potrebbero essere la discesa dei mercati azionari e la salita delle materie prime, soprattutto se Iran e Yemen decidessero di chiudere i due stretti attorno alla Penisola Arabica. Dico potrebbero essere perché, se intervengono le Banche Centrali, non c’è guerra o crisi che tenga, come nel 2008, nel 2020 e nel 2022. Per ora hanno ancora la forza di sostenere i mercati indipendentemente da tutto, c’è poco da fare.

•In conclusione, la situazione è grave.

L'Iran non è l’Afghanistan, né la Siria, né l’Iraq, né la Libia; è uno Stato con il controllo delle proprie risorse, senza divisioni “tribali”, con una popolazione tendenzialmente giovane di 90 milioni di persone e un apparato militare sviluppato (...) Che Dio ce la mandi buona!

Luca Foglia, Milano 
14 giugno 2025
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venerdì, maggio 30, 2025

SOGNANDO IL CONCLAVE: Viva Papa Leone XIV. Luca Foglia


a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi lettori offriamo alla vostra attenzione questa spiritosa analisi su Papa Leone XIV scritta dall'amico Luca Foglia, che paragona la realtà ad un sogno che aveva fatto il giorno prima della Sua elezione. Buona lettura.

§§§

W Leone XIV!

Prima della Sua elezione avevo fatto un sogno descritto qui . Cosa è rimasto del sogno dopo la Messa di intronizzazione di Papa Leone?

Cominciamo col dire che il Papa è un monarca, quindi siede su un trono. Ah beh, mica poco!

E che dire del nome scelto da Sua Santità?  Ha voluto fare riferimento all’illustre predecessore Leone XIII. Non a Leone Magno o altri grandi Papi con quel nome lì, no no, proprio a Leone XIII come nel mio sogno.

E sappiamo le potenziali implicazioni di questa scelta: fine della festa per i cristiani part-time, così come per chi guarda alla Chiesa come a un’agenzia dell’ONU.

Teniamo presente che Leone XIV è un uomo con 2 lauree, un master e un dottorato, che parla fluentemente 5, no dico 5, lingue; non è certo la persona che sceglie emotivamente o casualmente un nome così, specialmente dopo un papato cosà.

E poi il Padre Nostro o, meglio, il Pater Noster, che ha recitato in latino saltando così a piè pari la nuova versione, come sempre auspicavo nel sogno.

Rispetto al papabile del mio sogno: Burke (si pronuncia Bərk e non Bärk vero Report?)  non ha la stessa preparazione in materia di dottrina e diritto canonico.  Non importa! Robert Francis Prevost ha il suo esperto connazionale a disposizione per questo.

Ah già, anche la nazionalità è quella del sogno: born in the USA. Vale quindi quanto scritto in proposito per Raymond Leo (Burke). Tra l’altro si vocifera di un Conclave fortemente influenzato dal blocco statunitense capitanato dallo stesso Burke e dal Cardinale Dolan.

Quanto all’autorità morale cui si accennava nel sogno per dare un bel giro di vite ai cardinali e ai vescovi non meritevoli dell’abito che indossano…beh è il Papa, è l’autorità morale per eccellenza. Se poi si comporterà da Papa, avrà tutti i poteri necessari per intervenire sia dal punto di vista giuridico, che da quello pratico.

Per contrastare la deriva della Chiesa tedesca, non avendo mai avuto stretti legami con la stessa, saprà sicuramente farsi aiutare, ad esempio dal cardinale Müller. Il fatto che Leone XIV abbia già espresso sostegno alla famiglia tradizionale (ahimè come tocca chiamarla per farsi capire! ) credo sia un buon indizio sul fatto che i germanici debbano darsi una calmata nell’andare dietro alle ideologie correnti. E poi, beh, e poi c’è qui un tocco di classe non da poco da parte del Vicario di Cristo!

Sulle doti di amministratore vale la pena nutrire un certo ottimismo, anche al di là delle voci che indicano ingenti finanziamenti già ricevuti dagli Stati Uniti. Leone XIV è stato il Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino che conta monaci in tutti e 5 i Continenti, sa quindi come far quadrare i conti e può scegliere con cognizione di causa le persone adatte per completare la ristrutturazione di IOR (la Cassa del Vaticano) e Governatorato (il governo del Vaticano) avviata da Benedetto XVI.

Anche la seconda parte del sogno, quella riguardante Sua Eminenza Robert Cardinal Sarah è ancora attualissima. È stato il prescelto, per rappresentare Sua Santità alla due giorni francese di luglio .Rimandiamo al sogno   per approfondimenti.

Anche sul punto dedicato ai sacerdoti, Leone XIV appare più in linea che mai col sogno: si è vestito da Papa fin dalla sua prima apparizione; parla in maniera più che comprensibile, prepara i discorsi con grande attenzione dimostrando rispetto per il suo ruolo e per i suoi interlocutori. Ha inoltre una calma e un sorriso che avercelo noi…pare davvero un uomo in pace con se stesso e con Nostro Signore.

Fin qui tutto bene, affrontiamo ora i punti dolenti. Schematizzo in onore alla pragmaticità statunitense.

È stato creato Cardinale da Bergoglio quindi per i tradizionalisti duri e puri non è legittimo. Torniamo al sogno, l’alternativa qual è? Lo scisma? Abolire tutto quanto fatto dal Concilio Vaticano II in poi? Bene, in quel caso nell’ultimo Conclave avremmo avuto 0 (zero) Cardinali elettori. Senza voler dar per certe le voci che il nostro amato Cardinale Burke assieme al cardinale Dolan abbiano orchestrato tutto da anni, diamo fiducia al nuovo eletto. Si chiamano Fede e Speranza per i cristiani. Non ha mai criticato le derive del suo predecessore. Ma tornando al sogno e a quanto scritto sopra aggiungiamo che il clima creatosi dal 2013 in poi non rendeva facile opporsi. Molte volte lo Spirito Santo e i Cardinali che lo ascoltano agiscono sottotraccia per un bene più grande.

I detrattori dicono diverse cose piuttosto inesatte su di lui:

-dicono che segue la narrazione dominante sui vaccini, ma non corrisponde esattamente al vero. Anzitutto usiamo il passato prossimo e diciamo che "ha seguito"... Ora che è il Vicario di Cristo e che esistono tonnellate di prove contro tutto quanto è avvenuto nel biennio 2020-2022 possiamo ragionevolmente sperare che modifichi le sue convinzioni. Così come sta facendo la maggior parte delle persone comuni che ha subito la pandemia.

- dicono che segue la narrazione dominante sul conflitto russo ucraino: eh eh, è un punto dolente. In questo ricorda il suo connazionale Trump che prima dell’elezione era convinto di risolvere tutto in 24 ore e di trovare una Russia in ginocchio e dalla parte del torto. Non è così! Ora che il Santo Padre avrà modo di parlare coi protagonisti diretti se ne renderà sicuramente conto e lavorerà e pregherà per la pace in maniera più consapevole. Come capo della Chiesa Cattolica, il suo coinvolgimento nella guerra russo ucraina va ben al di là della situazione sul campo. La riconciliazione con la Chiesa ortodossa, per un devoto alla Madonna come è Leone XIV, dovrebbe rivestire un ruolo cruciale del suo ministero.

Avviamoci verso la conclusione con altre due questioni dolenti che il Papa dovrà affrontare. 

La prima: la difesa dei cristiani perseguitati. Negli ultimi anni abbiamo assistito a levate di scudi a favore più o meno di chiunque tranne che di chi ancora rischia la vita (come in Nigeria) o la prigione (come in Cina) per professare la fede cristiana. Auguriamoci che Leone XIV interrompa questo trend.

La seconda: le nomine dei suoi “ministri” a capo dei Dicasteri.  Ci vuole una pulizia in stile DOGE di Elon Musk. L’attuale Segretario, il cardinale Parolin, ha la grave colpa di aver ceduto al governo cinese sulla nomina dei vescovi (e non solo). Se il Papa vuole ristabilire la sua autorità ha bisogno di un uomo forte. Sul vice di Parolin, Peña Parra, evitiamo commenti, andrebbe rimosso subito.

Altro Dicastero importante da azzerare è quello per la Dottrina della Fede. Senza dilungarsi troppo, diciamo che è più fonte di imbarazzo, che di ispirazione. Pure quello della Comunicazione va rimesso in bolla, soprattutto nei suoi componenti laici.

Anche la Pontificia Accademia per la Vita necessità un cambio al vertice (proprio ieri è stato fatto!), magari con la scelta di qualcuno che difende la vita dal concepimento alla morte naturale. Degli organi finanziari e di governo abbiamo già detto: repulisti completo!

Se poi Leone XIV desse un’occhiata anche al Dicastero delle cause dei Santi…con tutto il rispetto, negli ultimi decenni di Santi ne sono stati fatti troppi: si rischia di sminuirne l’importanza.

Concludiamo con una chicca, nota al merito di Papa Leone, che neppure il sognato Cardinale Burke ha: una laurea in matematica che, in tempi dominati da chip e intelligenza artificiale, non è niente male, anzi…

Dulcis in fundo: il Papa ha già milioni e milioni di follows su Instagram , oltre ai 19 milioni sul profilo inglese di X  in circa due settimane di pontificato. Scusate se è poco...! W Leone XIV!

Luca Foglia 

Milano, 30 maggio 2025

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lunedì, aprile 28, 2025

CATTOLICI E IDEOLOGIA WOKE. Istruzioni per uscirne illesi. Luca Foglia.


a cura di Veronica Cireneo 

Si parla tanto di ideologia woke, ma di cosa si tratta esattamente? Riguarda anche i cattolici? Se sì, come difendersi? Ce ne parla l'amico Luca Foglia, novello Alleato dell' Eucarestia, che ci scrive da Milano, per offrirci qualche riflessione e un ventaglio pratico di istruzioni e proposte per la costruzione personale e collettiva di una rete anti woke. Buona lettura.

§§§

Cari amici Alleati dell'Eucarestia,

poco prima della Santa Pasqua ho conosciuto il vostro movimento e ho deciso di proporvi, da cattolico, un mio scritto del 2024 ancora attualissimo, anche in vista dell’elezione del nuovo Pontefice.

Affidandomi a San Bernardino cercherò di parlare “chiarozzo chiarozzo” per approfondire il tema della necessaria rete di resistenza contro l’ideologia woke. 

Iniziamo dal chiarire cosa significa il termine "woke". 

Per noi cattolici è, in estrema sintesi, tutto ciò che va contro i versetti 27 e 28 del Capitolo 1 della Genesi (qui). 

Tradotto, diciamo che si tratta di: ideologia gender, cancel culture, inclusione, ecologismo, neoliberismo, ecc.

Niente di nuovo! Pio IX nel Sillabo del 1864 ci aveva già messo in guardia. Aggiungo l’uso ripetuto di alcuni slogan che solitamente precedono una tesi woke: "la vaccinazione salva le vite", "ci sono un aggredito e un aggressore", "l’emergenza climatica non può più aspettare", "difendiamo la democrazia, la libertà e i diritti civili", "l’inflazione è colpa di Putin"... etc.

Perché l’ideologia woke ci interessa come fedeli? Anzitutto perché neppure la Chiesa Cattolica ne è immune, anzi! Poi perché condiziona le vite di ognuno di noi. Basti pensare alle piattaforme woke per eccellenza con le quali ognuno di noi si confronta quotidianamente. Vale a dire gli aggregatori delle notizie che compaiono in primo piano non appena si consulta: internet, i motori di ricerca, i social network, le piattaforme di streaming, l’intelligenza artificiale e, a breve, le valute digitali centralizzate.  Va detto che il tutto funziona secondo filtri e schemi ben congegnati. Espongo un esempio banale quanto significativo: non appena abbiamo tre giorni di freddo iniziano ad apparire articoli riguardanti il surriscaldamento globale. 

Questo è, o sarebbe meglio dire era, possibile in quanto chi decide è una élite coesa che tramite la finanza globale controlla più o meno tutto (ne parlerò prossimamente se ne avrete piacere). A partire dal 2020 il vento è tuttavia cambiato. I fatti all’origine dell’inversione di tendenza sono stati Covid, guerra in Ucraina ed acquisto da parte di Elon Musk del social network twitter, ora X, l’unico social USA anti woke.

Questi eventi hanno fatto capire alle persone che la narrazione ufficiale degli organismi internazionali, di cui i nostri governi non sono altro che succursali, faceva acqua da tutte le parti. E così ha avuto origine la resistenza, che ha trovato nei blog a livello locale e in X a livello globale il suo sfogo. Anzitutto la giusta denuncia di Monsignor Viganò - l' impareggiabile “martello degli eretici” dello stato di smarrimento, della confusione e dello sconforto mondiale, anche ben testimoniato dagli Alleati dell’Eucarestia e del Vangelo (Qui) che tanto si prestano per riportare un po' di ordine e devozione verso il Sacro. Ed è qui che vorrei inserire questo mio intervento, che deve essere letto come un invito a concentrarsi sulla fase propositiva, quella dello studio e della preghiera, sistemi interessanti e portatori di speranza, per fare rete contro il woke, difendendosi dal lavaggio del cervello generalizzato.

Uno spunto da cui partire potrebbe essere l’app di preghiera e meditazione Hallow, pubblicizzata dai protagonisti di Father Stu (Mark Wahlberg) e The Chosen (Jonathan Roumie). In attesa del nuovo film del duo Mel Gibson-Jim Caviezel potreste anche seguire il lavoro portato avanti dal giornalista Tucker Carlson, seguitissimo e condiviso in ogni angolo del pianeta. Per chi non padroneggia l’inglese no problem, può utilizzare un traduttore automatico. Per il momento è privo di filtro woke.

Concretamente ritengo si debba evitare di chiuderci nei nostri “circoli”. Andiamo a vedere il film "Sound of Freedom" (la casa distributrice paga il biglietto a chi non può permetterselo), seguiamo i blog, i siti e gli account meritevoli, come il nostro degli Alleati. Commentiamo pubblicamente, informiamoci su quanto avviene nel mondo, anche sui nostri fratelli cattolici che sono ancora perseguitati fino alla morte in America Latina, in Africa e in Asia. 

Dopo, e solamente dopo, diamo un’occhiata a una fonte di informazione woke e divertiamoci a scoprire tutte le fake news (menzogne) che raccontano. Esistono chiaramente le dovute eccezioni, ecco perché non bisogna cadere nella mentalità da “tifoso” -tipica dell’individuo woke-, ma approfondire anche chiedendo aiuto a chi è più esperto di noi.

Dobbiamo ovviamente pregare, come comunità e non solo come individui. Ho constatato che molte persone non lo sanno più fare in modo adeguato e quindi non lo fanno proprio. Da qui il successo dell’app Hallow. Andiamo su X o su YouTube e recitiamo il Rosario (  qui ad esempio è recitato in latino dal cardinale Burke, anche sottotitolato, e si impara in un paio di settimane). Visitiamo i siti Cattolici non mainstream! Ce ne sono di meritevoli che propongono accanto alle Catechesi del passato persino dei menù di magro per la Quaresima, gli stessi menù per cui le signore woke spendono centinaia di euro dai loro dietologi. 

Dobbiamo leggere per farci guidare nella quotidianità, ci sono newsletter che ogni mattina vi inviano il Vangelo e il Santo del giorno (tempo di lettura dai 5 ai 10 minuti).

 Grazie a loro mi sono appassionato alla vita di San Giovanni Damasceno, molto più entusiasmante delle serie Tv nordiche intrise di magia e violenza!

Per non parlare delle lettere che Santa Caterina da Siena spediva ad autorità politiche e religiose (successori di Pietro inclusi); la Santa, che non aveva nemmeno 30 anni, faceva tremare i polsi alle élite di allora. 

Dedicandomi a queste letture mattutine sono venuto a conoscenza del villaggio di Maaloula in Siria, dove si recita ancora il Padre Nostro in aramaico, e delle antichissime comunità cristiane in Libano e in Iraq che, nonostante le numerose difficoltà, non rinunciano alla propria fede. 

Interessiamoci a cosa succede in Medio Oriente. Ricolleghiamo i luoghi di oggi a quelli elencati nel Vangelo, negli Atti degli Apostoli, nelle lettere di San Paolo. Lì sono le nostre radici spirituali, non a Bruxelles, a New York o Londra!

Dobbiamo infine meditare, riscoprire i santi come Sant’Ignazio di Loyola e San Luigi Grignion de Montfort per ritrovare noi stessi. Altro che viaggi in India o in Giappone!

Ognuno trovi il compagno di viaggio più affine alla propria sensibilità; abbiamo una tradizione così ricca cui attingere, che i woke non avranno mai! 

Gli algoritmi faranno il resto. È un circolo virtuoso: più cerchiamo, seguiamo e commentiamo fonti “buone” e più queste verranno proposte, condivise, riprodotte, messe in risalto nelle ricerche. Non fermiamoci a wiki(woke)pedia.

Concludo, essendo milanese, con un ricordo del Cardinale Biffi dove predica gli esercizi spirituali al compianto Benedetto XVI (Qui). Altro che influencer!

Ringrazio chi ha avuto la bontà di leggermi fino in fondo e se vi sentite smarriti dopo aver tanto navigato, potete sempre approdare al porto sicuro degli Alleati dell’Eucarestia e del Vangelo, utili a rimettere i remi nella Barca della Fede. A presto. Sia lodato Gesù Cristo 

Luca Foglia, Milano 

Lunedì 28 aprile a.D.2025

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