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venerdì, settembre 18, 2026

Il Pater Noster. Un'eco di luce che attraversa la storia.


a cura di Veronica Cireneo

Ogni occasione è buona per ribadire la sana dottrina cattolica e molto bella è questa meditazione che esalta la preghiera che Gesù ci ha insegnato: il Pater Noster. Preghiera cattolica per antonomasia, inevitabilmente attaccata dal cancro della falsificazione. La versione aggiornata, infatti: tra pruriginose censure, immotivate aggiunte e tossiche  distorsioni, sia del contenuto grafico, che teologico, che didattico, ha trasformato una preghiera in un obrobrio. Ma se i manipolatori, dalla Fede assente o mediocre, non trovano pace, noi consigliamo di prenderne le distanze e di mantenersi fedeli alla versione tradizionale originale: possibilmente recitando il Pater Noster in latino. Buona lettura.

§§§ 

Il Pater Noster non è soltanto una preghiera: è un’architettura di luce, una cattedrale verbale costruita con la pietra scolpita del latino.

Quando queste sillabe risuonano nell’aria, la percezione del tempo si incrina. Non stiamo semplicemente pronunciando formule; stiamo abitando un’eco che ha attraversato duemila anni di storia, raccogliendo le speranze, i bisogni e i respiri di generazioni che ci hanno preceduto.

Tutto comincia con un'invocazione che è insieme vertigine e approdo:

Pater noster, qui es in caelis. Non un Dio lontano o astratto, ma un Padre. Eppure, la solennità della lingua latina spoglia la paternità di ogni confidenza banale, restituendole il suo misterioso e maestoso splendore. Il latino non usa fronzoli; è asciutto, denso, essenziale. Ogni parola ha il peso specifico dell'eternità.

Ascoltare il ritmo ritmico e scultoreo di Sanctificetur nomen tuum, adveniat regnum tuum, FIAT voluntas tua significa percepire un'armonia che trascende il linguaggio umano.

C'è un'incredibile forza poetica nel Fiat:  quell'imperativo sommesso con cui il mondo è stato creato e con cui la storia dell'umanità si è capovolta nell'Annunciazione. Dire fiat voluntas tua in latino è fare un salto nel vuoto della fiducia, affidando la propria fragilità a un disegno più grande con la fierezza e la compostezza dei santi e dei martiri.

Poi la preghiera scende verso la terra, toccando la nostra nuda umanità:

Panem nostrum quotidianum da nobis hodie. In quel quotidianum risuona la fatica di ogni giorno, la fame del corpo e la sete dello spirito. Il latino fonde il pane di grano con il Pane dell'Eucaristia in un unico gesto di mendicanza fiduciosa.

E infine, il dramma della colpa e della redenzione: Et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris. La giustizia e la misericordia s'incontrano in una simmetria perfetta. Il testo non chiede una grazia a buon mercato, ma misura il perdono che riceviamo sullo specchio di quello che sappiamo offrire. Fino al grido finale, il soffio sommesso prima del silenzio: sed libera nos a malo.

Pregare il Pater Noster nella lingua madre della Chiesa significa spogliarsi della frenesia dell'attualità per immergersi in una bellezza senza tempo.

È il linguaggio dei padri che diventa la casa dei figli, un ponte gettato tra la terra e il cielo dove ogni parola è un'ancora gettata nell'eterno.


di Ivo de Kermartin IG 

 Fonte FB comprensiva di video

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martedì, luglio 29, 2025

"SED LIBERA NOS A MALO" : IL POTERE DEL DEMONIO E LA FORZA DELLA PREGHIERA. Riflessione sul Pater Noster di don Mario Proietti


a cura di Veronica Cireneo 

Una breve e molto significativa riflessione sulla potenza del "Pater Noster" :  arma consegnataci da Gesù Cristo, da scagliare con quotidiana efficacia contro le forze del male. Don Mario Proietti

§§§

Don Mario Proietti 

Un amico (….) mi ha chiesto quali siano le azioni ordinarie e straordinarie del demonio sull’uomo e sulle cose. Ne parliamo oggi, proprio mentre la liturgia ci propone il Vangelo in cui Gesù insegna a pregare: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). 

La risposta del Maestro non è un trattato, ma la consegna di un’arma: il Padre nostro. 

Non è solo la preghiera più bella, ma la più potente contro le insidie del male, perché termina con un grido: «Liberaci dal male», che il Catechismo interpreta così: «Il termine ‘male’ in questa domanda non è astratto: indica una persona, Satana, il Maligno» (CCC 2851).

Ecco allora il realismo della fede: il demonio esiste, agisce, ma NON è onnipotente. 

• Il Catechismo afferma: «Il potere di Satana non è infinito; egli non è che una creatura, potente per il fatto che è puro spirito, ma pur sempre creatura: non può impedire l'edificazione del Regno di Dio» (CCC 395). 

• San Tommaso insegna che non può muovere la nostra volontà, ma agisce «per modum persuasivum», cioè con suggestioni, illusioni, eccitazioni disordinate (Summa Theologiae, I, q.114, a.3). La Scrittura lo chiama «omicida fin dal principio» e «padre della menzogna» (Gv 8,44).

La sua azione si manifesta in due modi. L’azione ordinaria è la tentazione: insinuare pensieri contrari alla legge di Dio, confondere la coscienza, alterare il giudizio. È l’inganno che spinse Eva a credere al serpente, e che ancora oggi porta tanti a sostituire la verità con la menzogna.

Poi ci sono le azioni straordinarie, rare ma possibili: infestazioni, vessazioni, ossessioni e, nei casi più gravi, la possessione, in cui il demonio prende possesso del corpo, non dell’anima. In questi casi la Chiesa interviene con la forza di Cristo attraverso l’esorcismo solenne (Rituale Romanum).

• Come vincere questa lotta? Gesù oggi ce lo dice: pregare sempre e non stancarsi. «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11,9).

La vittoria non è frutto di strategie psicologiche, ma della Grazia. 

San Paolo lo proclama: «Rivestitevi dell’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo» (Ef 6,11). 

Questa armatura è fatta di fede, sacramenti, Parola, Rosario, umiltà e perseveranza. 

È il grido del Padre Nostro che diventa difesa quotidiana, la preghiera che Cristo ci ha consegnato come scudo contro il Maligno: «et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a Malo».

Non dimentichiamolo: il demonio è forte, ma infinitamente più forte è il Sangue di Cristo che lo ha vinto per sempre. Perciò, nella preghiera fiduciosa e perseverante, nella vita di grazia, nella comunione con la Chiesa, il male non ha l’ultima parola. Come scrive San Giovanni: «Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo» (1 Gv 4,4).

Don Mario Proietti,

Domenica 27 luglio 2025

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