venerdì 29 agosto 2025

SEMINARI: CHE PENA! Galleria degli orrori nella memoria di un seminarista.


a cura di Veronica Cireneo 

Cari amici che ci seguite, dato che il nostro blog ultimamente si è occupato di seminari, non possiamo esimerci dal proseguire su questa china offrendo alla vostra attenzione la testimonianza che segue. Contiene una serie di orribili ricordi,  vera e propria galleria degli orrori, raccolti qua e là dalla voce di giovani dalla vocazione strozzata, da parte di un seminarista autore di questo  articolo sulla papolatria, amico degli Alleati dell' Eucarestia e del Vangelo  che ci scrive dall'estero. Buona lettura. Preghiamo!

§§§

Avendo da poco terminato il mio corso da seminarista, ed essendo abbastanza "pratico dell ambiente” vorrei condividere con voi alcune testimonianze di giovani vocazioni, purtroppo rovinate da chi avrebbe dovuto sapientemente e santamente valutarle ed alimentarle.

Per ovvi motivi di protezione della privacy eviterò di nominare luoghi e persone, che anziché nello specifico saranno citati solo genericamente, ma il racconto di questi ricordi riportano fatti realmente accaduti, che mi hanno davvero molto colpito per là loro gravità.

Ricordo per esempio la vocazione di un ragazzo della zona di Roma che fu mandato a praticare l' anno di tirocinio in una comunità di recupero per tossico-dipendenti.

Ricevuta la notizia, disse tra sé e se': “Andrò ad aiutare questi ragazzi! Sarà una bella esperienza pastorale ecc..".  Invece si ritrovò a fare la stessa vita del tossicodipendente e poi a doversi disintossicare. Come è potuto accadere? Vi chiederete.  Era vessato dai superiori che lo mettevano spesso nelle condizioni di dover scegliere se andare a Messa o fare la doccia…Il motivo della vessazione?  La "rigidità liturgica”,  “l' estremismo dottrinale” ed una certa “inclinazione al rito Tridentino”. Un calvario!

Un altro ragazzo, sempre vicino Roma, durante l' era covid, dato che non volle essere va((inato ed essendo già entrato nel seminario, si vedeva escluso da gran parte delle attività, comprese quelle ricreative, oltre a dover subire un po' ovunque una certa discriminazione.  Praticamente era rimasto isolato. Come se tutto ciò non bastasse doveva pure districarsi tra le varie eresie circolanti nel seminario e dribblare le ideologie di cui spesso e volentieri i rettori stessi ne erano e sono “garanti”. Ovviamente non avrei incontrato né sentito questa testimonianza se questo ragazzo non fosse uscito dal seminario. Che speranza aveva di essere ordinato sacerdote se si manteneva in posizione “ di opposizione” al rettore ed alle ideologie va((iniste che gli avrebbe imposto dall' alto?

Una volta poi, parlando con un sacerdote anziano e maturo che a suo tempo era appartenuto ad una famosa famiglia religiosa, un uomo di buona dottrina anche se non proprio “tradizionalista”, mi raccontò che dovette scappare da quella famiglia religiosa scandalizzato, perché avevano ordinato dei candidati che non erano per niente moralmente integri:  chi aveva pubblicamente combinato una cosa, chi un'altra, a dispetto di lui che magari seppur con alcuni difetti certe cose neanche le avrebbe immaginate. Forse la Madonna ha voluto graziarlo, facendolo uscire da quell'ambiente moralmente degradato.

Mi ricordo poi di un consacrato non italiano legato al rito Tridentino. Tornando in patria dal suo Vescovo, dove  incontro' un ex compagno di comunità, lo aveva informato della lieta novella della sua ordinazione.

Aveva, il primo, trovato grazia presso il suo Vescovo che gli aveva accordato l' ordinazione, ma ricordandosi dell'  "estremismo liturgico”  del suo ex-confratello appena rientrato in Patria, fece sì che la cosa rimbalzo’  fino a Roma  in modo che l’ ordinazione gli fu cancellata con l'accusa di essere un “tradizionalista/lefebvriano”.  Arrivò una chiamata da Roma e tutto fu annullato. 

Per non parlare poi di certe importanti diocesi del Nord dove, in tempo di covid, i seminaristi non venivano ordinati sacerdoti se non erano va((inati e di quei test psicologici provocatori intitolati: “Aggiornamenti sulla maturita’ sessuale del seminarista” alla faccia di San Paolo che disse:  “di queste cose nemmeno se ne parli”.

Trascuriamo pure che nel caso di studio della Morale, le parti intorno al Sesto Comandamento venivano scritte nei libri: in latino per impegnare  l' attenzione più sulla grammatica che sul “caso morale impuro”..,

E che dire di quella volta che in seminario arrivò un formatore progressista che anziché mostrarci film sulla vita dei santi preferiva istruirci con film volgari e trame contrarie al matrimonio che ponevano l'attenzione soprattutto sulle sue rovinose ripercussioni in caso di separazione? Contenuti e scene poco modeste e sicuramente inadatte a futuri sacerdoti.

Ci sarebbe dell'altro, ma mi fermo qui. C'è da pregare molto per i seminaristi, sacerdoti e Vescovi, perché c'è in atto una vera e propria guerra e “caccia alle streghe" soprattutto contro le vocazioni tradizionali.

Si tratta di vere e proprie persecuzioni….  Se non sei gay,  se non parli di dottrine strane, se non sei festaiolo e super-sinistriode non ti vogliono. 

Fenomeno questo che  si è accentuato sotto Francesco:“il Papa della Misericordia”(?) ed ora siamo all' apice di questo processo iniziato con l' uso di un linguaggio ambiguo dei documenti del Concilio e soprattutto con l' interpretazione assai fuorviante del cosiddetto “spirito del Concilio”. Il frutto marcio di tutto ciò come gli stessi pontefici ammettono, almeno gli ultimi due, è il "Mostro del Sinodo sulla sinodalita" dell' Assemblea Ecclesiale del 2028 di cui “lo spirito del Concilio” ne è ormai “nonno”.

Assemblea ecclesiale che ricorda molto “l’ Assemblea Costituente” della Rivoluzione Francese. Dato che a costoro in un certo senso piace autocelebrararsi, ma come recita un detto: “chi si loda si imbroda”.

Concludendo non si può dire che manchino  le vocazioni. Queste ci sarebbero pure, ma non si sa dove mandare i seminaristi, in Italia. Cosi' affermano con dolore gli stessi sacerdoti.

Papi, Cardinali, Vescovi e rettori  dovranno rendere conto davanti a Dio delle sofferenze inferte ai seminaristi ed alle loro famiglie oltre che alle anime a cui erano destinati tali “seminaristi spiritualmente decapitati”

Ma è chiaro che se non ci  fossero state queste persecuzioni ideologiche programmate a strozzare alla radice le vocazioni, quindi la Chiesa di Cristo, non sarebbero potuti arrivare a teorizzare la possibilità delle: " donne sacerdotesse” e della “corresponsabilita' dei laici nei processi di governo” di parrocchie e diocesi.

Dio ci salvi e la Madonna ci accompagni e ci scampi da questi lupi mascherati da agnelli, che indossano i paramenti e che...sotto il vestito niente!

Un seminarista

Venerdì 29 agosto 2025

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giovedì 28 agosto 2025

CAMBIATA LA MESSA, CAMBIATO IL CRISTIANESIMO! L'esempio di padre Pio e lo scandalo della Resurrezione senza Croce. Don Alberto Secci. Alleati di Biella (8' parte)


San padre Pio all'ultima Messa

a cura di Veronica Cireneo 

In questo ottavo contributo della rubrica: "Portiamo la Messa antica in ogni Diocesi", gli Alleati di Biella ci riportano il pensiero che don Alberto Secci espresse nell'agosto del 2023, circa i cambiamenti pratici avvenuti nella Messa a seguito del Concilio Vaticano II. Il sacerdote - anche  appassionato di pittura - presso la città di Vocogno (Verbania) celebra la Santa Messa esclusivamente in rito romano antico, ritenendo il biritualismo una scelta abbastanza incomprensibile e pericolosa. Conclude l'articolo il consueto appello per il reclutamento di nuovi fedeli per la Messa Antica, a Biella. Buona lettura, adesione e diffusione.

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Don Alberto Secci 

CAMBIATA LA MESSA, 

CAMBIATO IL CRISTIANESIMO! 

Carissimi, è veramente cambiato tutto e niente è come prima! Questo è un dato di fatto che nessuno, – se non chi si mangia il cervello – può negare! Da cosa si vede? Dal rifiuto della croce e della sofferenza!

Questa cosa cambia tutto. Chi ha vissuto la vita delle parrocchie negli ultimi anni ha visto che l’accento, la sottolineatura, è tutta sulla resurrezione, perché tu sei già stato salvato da Cristo e devi diventare cosciente di questa salvezza. Credo che nessuno possa negare di aver sentito questo.

Non sopportiamo più la nostra croce e perciò non sopportiamo più la croce di Cristo.

Oggi la sottolineatura non è più sulla sofferenza del Signore, reale, morale, fisica, ma sull’insegnamento che questa sofferenza può dare. 

Cosa ha fatto il Signore? Ha suscitato nella storia della Chiesa, nel momento più tragico della sua storia, un santo che ha fisicamente vissuto la Passione lungo tutta la sua vita sacerdotale. La Messa di Padre Pio la si capisce con il sangue di Padre Pio! Cosa c’è di meno proponibile alla chiesa di oggi di un sangue che non si ferma? Di un sangue che non fermandosi, blocca la vita di un prete! Perché Padre Pio non ha vissuto una vita che un frate come lui avrebbe dovuto vivere. 

Padre Pio di fatto ha vissuto ininterrottamente la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo nella sua carne! Cosa ci dice questo? Che la Passione di N.S. Gesù Cristo non è finita. Certo in sé è sufficiente, sappiamo bene che la teologia dice questo, ma di fatto Nostro Signore vuole associare le anime alla sua Passione per associarle anche alla sua redenzione. Questa è la vocazione di ciascuno di noi. Questo è il cuore della Messa di sempre, della Messa cattolica.

Ma ora tutto è cambiato! Non si è voluto più questo: N.S. Gesù Cristo ci ha già salvato, ora applichiamo i frutti della sua salvezza, ma questo è il nuovo vangelo, ma non è il vangelo cattolico, questo è il vangelo protestante: è Lutero!

È così vero che hanno dovuto cambiare la Messa, perché la Messa di sempre non poteva permettere un cambiamento del cristianesimo di questa portata. 

Noi siamo imbarazzati di fronte al fatto che Dio chieda la sofferenza a un uomo: Padre Pio da Pietrelcina! Perché? Perché è necessario che ci sia qualcuno che venga immolato con Gesù Cristo Nostro Signore per la redenzione delle anime.

A Fatima la Madonna chiede a quei bambini il sacrificio per fermare la guerra, per cambiare le sorti dell’umanità! Chiede il sacrificio! Questo è insopportabile oggi! Vi parleranno di Fatima, ma non vi parleranno del cuore di Fatima che è la RIPARAZIONE!

Avete mai visto nel nuovo Messale la Messa del Sacro Cuore? Hanno lasciato l’orazione tradizionale che dice che dobbiamo compiere una giusta riparazione e ne hanno messa a fianco un’altra, a scelta libera. Perché? Perché è insopportabile! Bisogna reagire! 

Non si può più accettare un camuffamento del cristianesimo di questo tipo perché ha toccato il cuore della Fede. Amici cari, è questione di vita o di morte: se uno non accetta la croce, finisce ateo. Finisce senza Dio! Non perde un aspetto del cristianesimo, perde Dio stesso perché Dio ha deciso di soffrire per la nostra salvezza.

La più grave bestemmia che possa esistere è il rifiuto della croce. Quella di Cristo e la nostra.

Tutta la vita di Padre Pio non avrebbe senso se non dentro la Messa di sempre e dentro il Cristianesimo della tradizione. “La Messa è la Passione di Nostro Signore perché “senza la sua Passione, la carità per me non è possibile!” (Rosmini).

Voi dovete avere una grande carità nei confronti dei sacerdoti perché non sono stati loro a cambiare la Messa! Un sacerdote dà la vita per la Messa e se gli cambiano la Messa gli han distrutto la vita!

Io ho una grande stima verso i sacerdoti perché è un miracolo se vivono ancora così. Gli hanno tolto tutto! Li hanno resi “presidenti” di un’azione di preghiera che dice: Gesù è presente, ci vuol bene, ora dobbiamo voler bene agli altri etc… Ma ci pensate? È un training autogeno, un auto-convincimento… questa non è la Messa! 

È così vera, la Messa cattolica di Padre Pio, che il Signore ha dato la sua Passione a un uomo per 50 anni, per dirci: “Attenti! Non è con dei moralismi che vivete il cristianesimo”.

Avete mai visto il video dell'ultima Messa di padre Pio? È un uomo, ma è Gesù in quel momento! La gente partecipa unendosi moralmente e cantando, ma la Messa non la fanno quelli che assistono! La fa Padre Pio!

La Messa “nuova” è basata non più sull’azione reale, ma sulla meditazione personale. Questa è la fine del cristianesimo!

Padre Pio disse: “Il mio compito finirà quando finirà la Santa Messa nel mondo". Morì alla vigilia del 1968! 

Don Alberto Secci , 21 agosto 2023

FONTE

***

APPELLO-RECLUTAMENTO FEDELI PER LA MESSA ANTICA NELLA DIOCESI BIELLESE.

• Noi Alleati di Biella siamo innamorati di questa Messa in cui percepiamo il Sacro farsi presente. Per questo abbiamo iniziato a fare le nostre mosse per avviare una Messa Tridentina celebrata con regolarità nella nostra città.

• Come già comunicato, abbiamo trovato una Chiesa consacrata, privata, a pochi km dal centro abitato. Siamo aperti a valutare altre Chiese o luoghi idonei sul territorio, se qualcuno volesse offrirci la possibilità.

• Cerchiamo altri fedeli innamorati della versa Messa, che vogliano unirsi a noi per aumentare il numero, necessario per la riduzione delle spese 

• Cerchiamo altresì sacerdoti anche extra-diocesani disposti a celebrare, che vengano saltuariamente a trovare amici o parenti biellesi e sacerdoti diocesani che possano accompagnarci a comprendere e amare sempre più la verità del Sacrificio Eucaristico nella forma tradizionale. 

Poniamo il nostro desiderio nelle mani della Madre della Chiesa, Maria Santissima, rendendoci disponibili ad aiutare, con consigli e suggerimenti, fedeli di altre Diocesi che vogliano attivare la Messa antica nella loro provincia.

Per contattarci via mail, questo è l'indirizzo: alleati.messaantica@yahoo.com 

Vi aspettiamo numerosi, mentre anticipiamo che nel prossimo articolo don Alberto Secci, ci istruirà sulla controrivoluzione liturgica.

Fraternamente in Cristo ➕

Alleati di Biella per la Messa Antica

Giovedì 28 agosto, Sant'Agostino di Ippona

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mercoledì 27 agosto 2025

ERO TR4NS, MA IL BUON DIO MI HA LIBERATO DALLA SCHIAVITÙ G3ND3R. Storia di una conversione fisica e spirituale.


a cura di Veronica Cireneo 

Sarebbe molto bello e utile che questa preziosa e commovente testimonianza di conversione fisica e spirituale, vero e proprio "Manifesto di Liberazione", raggiungesse ogni angolo della terra! O che apparisse almeno su ogni schermo dove sono apparse scene di gay-pride, spettacoli drag-queen e altre velenose manifestazioni ideologiche gender proposte e spesso imposte da istituzioni sociali, scolastiche ed ecclesiali, all'unisono, per degradare la morale e  confondere, con l'inganno, l'identità sessuale dei più piccoli ed indifesi esseri della famiglia umana.
Che entri in tutte le case dove c'è un minore costretto, da genitori istericamente allarmati, a cambiare sesso; a sottoporsi ad interventi chirurgici inutili e pericolosi, ad assumere farmaci bloccanti lo sviluppo fisico naturale. Facciamo girare questa storia, perché questi piccoli, con l'aiuto di Dio e sull'esempio della californiana Nancy, vera eroina di questi tempi depravati,  trovino il coraggio di venire fuori dalla delirante prigionia omosessualista  artatamente costruita dai nemici di Dio, per distruggere l'umanità e depopolare la Terra, indicando falsamente l'illusoria tendenza omosex, come la miglior  forma di identità sessuale. Buona lettura e grazie a tutti per la collaborazione. Un ringraziamento particolare ai sacerdoti, alle suore e a Monsignor Streckland di cui il buon Dio si è servito per liberare esemplarmente questa giovane vittima dalle grinfie del maligno. Deo gratias! 
Maschio e femmina li creò, perché diventassero una cosa sola e moltiplicandosi riempissero la terra. Così sia. Lodiamo il Signore che si prende sempre cura dei più piccoli, sorprendentemente...

§§§

“Un paio di giorni fa ho pubblicato una foto della mia trasformazione che è diventata virale... un prima e un dopo.

Qualche anno fa, vivevo pienamente la mia esistenza come membro trans della comunità LGBTQ+. Quello era il "prima".

Oggi sono una devota donna cattolica tradizionale. Questo è il "dopo".

La differenza visiva è scioccante, lo so. Ma ciò che quella foto cattura, ma non spiega appieno, è la profondità della guarigione avvenuta tra quelle due immagini. Ciò che è cambiato non sono stati solo i miei vestiti, o il colore dei miei capelli, o il modo in cui mi muovo. È stata la mia anima. La mia mente. Il mio cuore. E sì, anche il mio corpo.

Ma man mano che il post diventava sempre più virale, ho iniziato a vedere sempre più commenti come questo...

"A Dio non importa come ti vesti."

“Puoi avere i capelli blu e continuare ad amare Gesù.”

"Sii semplicemente chi sei davvero. È ciò che Dio vuole. Eri già attraente prima del cambiamento."

So che le persone hanno buone intenzioni. Io davvero lo so.

Ma posso essere onesta?

Quel tipo di ragionamento mi ha quasi ucciso.

Perché quando vivevo nel completo rifiuto della mia identità di donna, tutto di me: i miei vestiti, i miei capelli, il modo in cui mi muovevo nel mondo, confermavano una bugia. Una bugia che mi diceva di avere l'autorità di crearmi al di fuori del disegno di Dio per me, senza ripercussioni. Una bugia che mi diceva che avrei potuto superare il dolore del mio trauma diventando qualcuno e qualcosa che non ero.


Il mio aspetto era parte del disordine. Confermava la disconnessione tra la mia natura (come Dio mi aveva creato) e come mi vedevo. Quella disconnessione non era un atto neutrale. Era distruttivo. Una ribellione contro il mio creatore.

Così, quando ho affidato la mia vita a Gesù e ho iniziato a percorrere la strada verso la guarigione, ho capito che per amare Dio nel modo in cui Lui merita di essere amato, avrei dovuto riordinare tutta la mia vita verso di Lui.

E parte di ciò significava vestirsi in modo diverso.

Anche quando mi sembrava innaturale. Anche quando ancora non mi sentivo IO.

Questo viaggio non è per i deboli di cuore. È stato profondamente e totalmente difficile.

C'erano giorni in cui mi sentivo così falsa quando indossavo un vestito o mi lasciavo crescere i capelli. Ricordo che evitavo gli specchi, perché quando vedevo il mio riflesso, mi mettevo a piangere. Odiavo quella cosa (io) nello specchio. Non riuscivo a vedere quello che gli altri vedevano in me... non quando mi vestivo da donna. Odiavo me stessa.

C'erano giorni in cui tutto ciò che potevo fare era stare a letto, aggrappata al mio rosario in lacrime, dicendo a Dio che sapevo che era buono e che sapevo che non mi avrebbe abbandonata. Lo imploravo semplicemente di amarmi attraverso qualsiasi inferno insidioso di incertezza, a volte, questo percorso mi fosse sembrato.

Ma anche se questo percorso è stato a volte profondamente scomodo e doloroso, l'ho fatto comunque. Sapevo con la mente che dovevo smettere di rafforzare la menzogna con il mio corpo. Perché? Perché credevo nel piano di Dio per me. Avevo fede che ci fosse del buono nel modo in cui mi aveva creata e disegnata. Così ho messo in gioco la mia volontà e ho scelto l'obbedienza, anche quando era assolutamente terrificante farlo.

In quel disagio, però, ho trovato un modo profondamente potente e sacrificale di amare:

Ho iniziato a offrire la mia sofferenza a Dio. Ho iniziato a deporla ai piedi della Croce. Ogni volta che volevo indossare una felpa con cappuccio e sprofondare di nuovo nell'androginia, la offrivo come penitenza. La offrivo per gli altri che erano ancora intrappolati nella tempesta della confusione identitaria. Ho chiesto a Dio di usare i miei piccoli atti di resa come armi spirituali per la libertà di qualcun altro. A volte, era l'unico modo che conoscevo per rimanere resiliente.

Ma Dio non mi ha lasciata in questo posto oscuro.

Col passare del tempo, cominciarono ad accadere cose davvero miracolose.

La guarigione cominciò a verificarsi.

Il dolore cominciò ad attenuarsi.

E all'improvviso ho iniziato ad apprezzare il fatto di essere femminile.

Per la prima volta in vita mia ho iniziato a sentirmi una donna.

E alla fine... mi è sembrato strano cercare di vestirmi alla vecchia maniera. Come se non mi appartenesse più. Perché non mi apparteneva. Quella persona è morta.

Non esagero quando dico questo: nel giro di due anni, Dio mi ha restituito più di quanto mi abbiano mai fatto dieci anni di terapia. Non perché la terapia sia inutile, ma perché la grazia offre una vera guarigione in modi che la psicologia umana non potrà mai offrire.

Ed ecco la parte che fa male dire, ma qualcuno deve pur dirla:

Se avessi seguito la "soluzione di genere", se avessi assunto ormoni o cambiato il mio corpo, ora sarei due anni più immersa in un'identità che non mi è mai appartenuta. Sarei ancora schiava della mia carne. Sarei ancora intrappolata in una bugia che sicuramente mi avrebbe resa ancora più infelice e suicida di quanto non lo fossi già quando pensavo che la mia identità fosse la bugia. Se avessi intrapreso quella strada, posso dire onestamente che non avrei resistito a lungo. Non sarei qui oggi, perché avrei posto fine alla mia vita.

Invece, poiché ho detto di sì a Dio, Lui mi ha restituito dieci volte più di quanto avessi mai pensato possibile. Ha restaurato in me cose che non avrei mai pensato fosse possibile restaurare.

 Nancy con Monsignor Strekland

Non mi ha lasciato nella mia confusione. Ha onorato la mia obbedienza. Ogni volta che ho rinunciato a qualcosa di piccolo, come il mio aspetto, i miei vestiti, le mie insicurezze, Lui mi ha restituito qualcosa di molto più grande. Mi ha dato gioia, chiarezza, una pace profonda e, infine, ha restituito la mia femminilità.

Non mi interessa quanto questo possa sembrare "obsoleto" o "legalistico"...

Il modo in cui ti presenti è importante.

Non fatevi ingannare, però, il mio cambiamento non è mai stato per cercare di guadagnarmi l'amore di Dio, perché Lui mi amava già, nonostante tutto. Questo non è in discussione. La vera domanda è: cosa fai quando dici di ricambiare il Suo amore? L'obbedienza non consiste nel dimostrare di essere degni di amore; consiste nell'offrire la propria vita in risposta all'essere amati. È così che l'amore superficiale diventa amore sacrificale. È così che scegliere la verità oggettiva rispetto ai sentimenti si trasforma in fedeltà. Quando scegli di obbedire, soprattutto quando è difficile, non stai solo concordando con la verità di Dio, ti stai allineando ad essa. E in quel morire a te stesso, non perdi chi sei... ritrovi chi eri sempre destinato a essere. Ristabilito. Riordinato. E pienamente vivo in Cristo.

Se non hai mai lottato con traumi di genere o di identità, forse questo non ti colpisce allo stesso modo. Ma per una persona come me, che ha rifiutato l'essenza stessa della sua creazione, la guarigione interiore non potrebbe avvenire senza la guarigione esteriore. Questa era la battaglia.

Quindi no, non si trattava solo di "vestiti o capelli blu". Era una liberazione.

Era Gesù che diceva: 

"Non sei chi il mondo dice che sei. Sei mia!"

E adesso? Sono libera!



Nancy Charles, California. agosto 2025


•••

 

P.S.: Con l'occasione invitiamo a firmare la petizione  contro l'ennesimo affronto alla Fede Cattolica organizzato dalla recidiva indecenza di Carpi (Modena).

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martedì 26 agosto 2025

STUDIO SULLA "DECLARATIO" DI BENEDETTO XVI. Sergio Russo.


a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi che ci seguite, offriamo alla vostra attenzione un importante approfondimento, già comparso su  Stilum Curiae  , a firma dell'amico Sergìo Russo, che - prendendo spunto da uno studio dell'avvocato Costanza Settesoldi - si addentra nella controversa e mai risolta questione della "Declaratio" di Papa Benedetto XVI. Buona lettura

§§§

LA DECISIO (DECLARATIO) DI BENEDETTO XVI È L’ATTO ESCATOLOGICO PIÙ GRANDE MAI COMPIUTO NELLA CHIESA,  DAI TEMPI DELLA REDENZIONE DEL CRISTO…E VI SPIEGHIAMO IL PERCHÉ – 1ª parte

È venuto il tempo – ed è questo – in cui finalmente deve essere aperto lo “scrigno” della Declaratio, emanata da Benedetto XVI, affinché se ne possa apprezzare tutto il meraviglioso tesoro, cogliendone i suoi riverberi giuridici, spirituali ed escatologici, che questo Santo Pontefice ha reso pubblica (in totale libertà e nella pienezza del suo potere spirituale di “sciogliere e legare”) e ha lasciato alla Chiesa e al mondo, essendo egli l’“ultimo papa e il nuovo papa di un mondo nuovo, che in realtà non è ancora cominciato.” (P. Seewald, Benedetto XVI. Una vita., Garzanti 2020), e così noi, i fedeli, saremo in grado di essere vigili e pronti per entrare in quella era – stupenda ed inimmaginabile – che è il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria!

Le riflessioni che seguiranno hanno preso spunto da uno studio dell’avvocato Costanza Settesoldi, che ha affrontato la tematica sulla comprensione dei testi giuridici ecclesiastici seguendo il metodo indicato da Benedetto XVI, quando parlò alla Sacra Rota (di cui alcuni punti salienti sono riportati più avanti). Ogni parola è stata studiata nel suo significato canonico e teologico. Tale studio sarà allegato al termine del lavoro.

La Declaratio infatti, può essere considerata come un prisma: ogni faccia ci restituisce una luce particolare… la prima è quella testuale, che potremmo definire come la struttura corporale di essa, l’approfondimento di tale livello, con la comprensione di ogni parola, ci introduce al livello successivo, che è quello giuridico, e da questo l’anima si eleva al senso spirituale/teologico, alla comprensione sapienziale e profetica di esso.

E, proprio come la persona è l’unione di Spirito, Anima e Corpo, così anche la legge possiede uno spirito, un’anima ed un corpo: tutti e tre inscindibilmente e coerentemente legati fra loro.

Appunto perché, qualsiasi testo giuridico – che nello specifico nostro è la Declaratio – si compone di un formato corporeo, letterale, fatto di articoli e canoni, organizzati in una certa successione tra di loro. Contiene una disciplina, ovverosia un pondus huius actus, che sono poi le sue ricadute giuridiche. Ed infine possiede una ratio, vi è cioè una logica sottesa, che ne percorre sotto traccia tutto il contenuto.

Ogni parola va letta dentro la Chiesa, ossia dentro il suo sistema codificato linguistico (che ne rappresenta il corpo), giuridico (che ne è l’anima) e teologico (che ci restituisce questo evento nella sua portata scritturale e profetica).

La parte escatologica è come l’ultimo aspetto, in esso si realizza il trascendimento della parola che, dal livello linguistico è passata al vaglio del giudizio giuridico, assieme alla sua “cascata” consequenziale, per infine approdare al senso teologico e spirituale.

E, proprio di tale percorso interpretativo, Benedetto XVI parla ai giudici del Supremo Tribunale della Sacra Rota (in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il 21 gennaio 2012), quando afferma che: “L’uso dei mezzi interpretativi, previsti dal Codice di Diritto Canonico nel canone 17, a cominciare dal ‘significato proprio delle parole, considerato nel testo e nel contesto,’ non è più un mero esercizio logico… [poiché] ‘il trascendimento della lettera ha reso credibile la lettera stessa’;… la maturità cristiana conduce ad amare sempre più la legge e a volerla comprendere ed applicare con fedeltà… occorre spirito di docilità per accogliere le leggi, cercando di studiare con onestà e dedizione la tradizione giuridica della Chiesa, per potersi identificare con essa…”

Pertanto la metodologia, che lo studio in commento è andato ad applicare, ha seguito queste linee guida, appena sopra esposte.

Col risultato che, giunti al termine di questo lavoro di “frazione” dello spettro di luce, in ciascun colore primario, saremo quindi capaci di coglierne di nuovo la luce originaria, nella sua integrità e perfezione, perfettamente comprensibile nei tre livelli.

A questo punto però, occorre mettere in evidenza alcuni punti chiave, imprescindibili:

Il Papa è lo sposo della Chiesa. (A tal proposito, il parere giuridico/canonistico del cardinale Vincenzo Fagiolo, nel 1994, analizzava tale consistenza, concludendo che un papa non può dimettersi a motivo dell’età!).

Il Papa è altresì il “rappresentante legale” della Chiesa, della Sposa: parla ed agisce per essa e per il suo bene, pro-ecclesiae-vita, persino quando esercita la potestà punitiva. Il pontificato e la Chiesa si giovano del reciproco aiuto e, di conseguenza, il mancare delle forze dell’uno è il mancare delle forze dell’altra, e viceversa… Le forze che vengono a mancare poi, sono da intendersi quelle dell’anima e del corpo, ossia della teologia ecclesiale, che insegue la moda del momento… e, per il “corpo”, della disciplina artefatta nella pastorale: ideologie e teologie erronee generano pastorali ambigue, producendo uno scollamento della vera dottrina dalla prassi, con un popolo alla deriva. Ne consegue che: la Sede destinata a rimanere vuota indica proprio il Pontificato!

Pertanto, ciò che nel profilo giuridico occorre tenere a mente è la natura istituzionale del suo discorso: in veste di Pontefice della Chiesa universale, Benedetto non parla delle proprie forze umane, biologiche… ma di quelle ecclesiali!

Lo scontro drammatico inizia già con l’elezione di Ratzinger a papa, nel 2005: questa stessa finalizzata, non alla permanenza, ma alla deposizione (ita ut sedes vacet), nonché alla sostituzione “da parte di costoro cui si addice un atto di tal fatta” e ai quali si applica anche tutta la portata giuridica della Declaratio (Canone 1329): 

§ 1. Coloro che di comune accordo concorrono nel delitto, e non vengono espressamente nominati dalla legge o dal precetto, se sono stabilite pene ferendae sententiae [pena che dev’essere inflitta dal giudice o dal superiore] contro l’autore principale, sono soggetti alle stesse pene o ad altre di pari o minore gravità. 

§ 2. Incorrono nella pena latae sententiae [la pena così congiunta alla legge, o al precetto, che vi si incorre per il fatto stesso di averli trasgrediti] annessa al delitto i complici non nominati dalla legge o dal precetto, se senza la loro opera il delitto non sarebbe stato commesso e la pena sia di tal natura che possa essere loro applicata, altrimenti possono essere puniti con pene ferendae sententiae.).

Il giorno della sua elezione Ratzinger diventa Benedetto XVI, conseguentemente successore di Benedetto XV, il papa durante il cui pontificato si erano verificati gli eventi di Fatima e, proprio a Benedetto XVI… tocca adesso viverli!

La Decisio è un decreto che il Pontefice emette nella sua piena potestà e per il bene della Chiesa. La Decisio appartiene al potere penale del Pontefice, esercitabile in forma extraprocessuale, e proprio per i delitti maggiori contro la Fede, che sono l’eresia, l’apostasia e lo scisma. (Le Normae de Delictis Congregationi pro Dottrina Fidei reservatis, art. 26, stabilisce appunto il potere di avocazione e giudizio pontificio.).

Il decreto del Papa è inappellabile: la sua unica condizione di validità è che sia libero. E i delitti oggetto di giudizio portano con sé la scomunica latae sententiae, per coloro che li hanno commessi. Il verbo con cui vengono comminate le pene, già applicabili in sé, è proprio declaro, che si può tradurre come: accertamento, dichiarazione pubblica di ciò che appartiene già all’ordine delle cose, che è già così, e che viene semplicemente riconosciuto pubblicamente, ufficialmente, dichiarato per quello che è in modo inappellabile, in maniera che la sfera soggettiva e privata di esso diventa altresì oggettiva e pubblica. Tuttavia il declaro non aggiunge nulla all’ordine delle cose, semplicemente le riconosce con valore pubblico, incontrovertibile, per quello che sono. Ed infatti, per i partecipanti a queste condotte contro la Fede la pena è la scomunica. Nel linguaggio giuridico l’attività di preparazione di un delitto si definisce attentato, l’attentato poi, diventa delitto consumato, quando esso giunge a compimento.

Nella Declaratio il delitto consumato all’epoca della pronuncia è quello di impedimento del governo, il delitto annunciato è lo svuotamento totale della sede con la nomina di un nuovo pontefice. Si tratta dell’assalto al Pontificato: la sede di Roma, la sede di San Pietro è il Pontificato, appunto la definizione giuridica di Pontificato. Il canone 1404 definisce il Pontificato prima sedes, e dunque: la Sede apostolica è il Pontificato. Lo stemma della Sede è lo stesso dei Pontefici. La legislazione canonica (canone 361, CJC) e non ultima la Universi Dominici Gregis (UDG, art. 1-2-3) definiscono il Pontificato con la parola Sedes.

Il Papato è il Kathekon, e deve essere tolto di mezzo, altrimenti il mistero di iniquità non può emergere. Dal punto di vista profetico già dalle Apparizioni di La Salette si sapeva che Roma sarebbe diventata la sede dell’Anticristo. La risposta allora, fu la definizione del Primato Petrino, durante il Concilio Vaticano I: occorreva dire che il primato di giurisdizione è derivato, è applicativo della Legge di Dio, privo di una potestà legislativa originaria e propria e che, nel proprio mantenersi in tale essenza ontologica, è infallibile. Al contempo ne derivava che un papa eretico è contro l’essenza stessa del pontificato. E quindi, siccome tale dogma non può essere messo in dubbio, un papa eretico potrà soltanto dimostrare di non essere papa, poiché è questo un “papa”, oltre e contro la propria essenza, contro la propria natura, quindi… non/papa! Proprio questa fu dunque la risposta canonica nei riguardi dell’emergenza che scaturiva da La Salette.

Storicamente parlando, già durante i moti rivoluzionari del 1848-49 il Papa dovette fuggire a Gaeta e, con la breccia di Porta Pia, coeva a tale Concilio Vaticano I, perse il potere temporale e tutti i territori: la Sede petrina, in senso fisico, fu resa vuota ed il papa, di fatto, captivus Vaticani, si dichiarò prigioniero.

In seguito ci fu Leone XIII, che ebbe la visione della Sede del beato Pietro come luogo dell’abominio, affinché “colpito il pastore fossero disperse le pecore.”

Tutto ciò accadeva il 13 ottobre 1884: papa Leone XIII si trovava presso l’altare, allorché ebbe una visione profetica terribile: “Ho visto i demoni e ho sentito i loro bisbiglii, le loro blasfemie, le loro denigrazioni. Ho sentito la voce raccapricciante di satana sfidare Dio, dicendo che poteva distruggere la Chiesa e portare tutto il mondo all’inferno, se gli si dava abbastanza tempo e potere. Satana ha chiesto a Dio il permesso di avere cent’anni per influenzare il mondo, come mai era riuscito a fare prima.”

Leone XIII compose dunque un esorcismo, in cui era contenuto questo passaggio: “Nemici molto furbi hanno messo le loro mani empie su tutto quello che la Chiesa, sposa dell’Agnello immolato, ha di più prezioso e l’hanno saturata di amarezza. Là, dove si stabilirono la Sede del beato Pietro e il Pulpito della Verità per la luce delle nazioni, là hanno posto il trono dell’abominio, della loro empietà; così che colpendo il pastore, possano disperdere il gregge. Sii dunque presente San Michele Arcangelo, capo invincibile presso il popolo di Dio, contro gli assalti delle forze spirituali del male e dà loro la vittoria! Sei tu che la Santa Chiesa venera come suo custode e padrone. Tu che la Chiesa si glorifica di avere come difensore contro le potenze criminali della terra e dell’inferno”.

Il suddetto testo quindi, pone come oggetto il Pulpito della Verità, la Sede del beato Pietro… ma non si tratta più della sede fisica, dei territori, dei palazzi apostolici, bensì della Sede della Verità. Con Leone XIII la territorialità statuale del Papato era già oramai compromessa, ai nemici restava ora solo l’attacco definitivo alla sua autorità, come pastore di anime…

Tale passaggio è di fondamentale importanza, poiché chiarisce il concetto di Sede, appunto il medesimo usato da Benedetto XVI nella locuzione “ita ut sedes vacet”.

E la data della visione, 13 ottobre, lo riannoda a Fatima, che si concluse appunto il 13 ottobre, proprio come il nome di Benedetto XVI, lo lega a Benedetto XV, che è il papa di Fatima.

Nel frattempo l’11 febbraio 1929 – da notare la data: 11 febbraio! – ci furono i Patti Lateranensi: fu riconosciuto il Regno del Vaticano, ed il papa tornò ad essere Re, ciò nonostante si era ormai capito che l’attacco sarebbe stato, non tanto nei confronti della territorialità statuale, del tutto limitata, quanto piuttosto verso lo stesso Pontefice, o meglio, contro il Pontificato, in quanto tale.

Ed infatti, non sarebbe stata più la Sede, intesa non in senso fisico e nemmeno di potere temporale, il bersaglio dell’assalto finale dei nemici di Dio e della Chiesa ma, col passare del tempo, si sarebbe capito che anche la persona del papa sarebbe stato come un obiettivo, diciamo così, a metà, poiché avrebbe lasciato intatta la sua autorità istituzionale, il suo primato, e dunque, l’effettivo campo di battaglia d’ora innanzi, sarebbe stato sì, ancora il Papato, ma quale Cattedra della Verità,

Vero è che avevano attentato alla vita (fisica) dei Pontefici, come per esempio per Paolo VI e Giovanni Paolo II ma, come si suol dire, “morto un papa se ne fa un altro”… pertanto un piano molto più sofisticato si andava ora delineando: svuotare il Pontificato dal di dentro, ossia dalla Chiesa, che è il suo corpo e la sua anima terrena: proprio ciò avrebbe dovuto adesso essere l’obiettivo dell’ultimo e definitivo assalto, lasciare cioè, sì il pontificato, vale a dire la sede esistente, ma svuotata di contenuto, anzi addirittura penetrabile da ben altri contenuti, intramondani… E tuttavia “Dio aveva altri progetti!” (B. Anna Caterina Emmerich).

Cosicché, tolto di mezzo il Kathekon, il mistero di iniquità avrebbe avuto campo libero…

Sergio Russo, Livorno  (1. continua…)

19 agosto 2025

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domenica 24 agosto 2025

SFORZATEVI DI ENTRARE PER LA PORTA STRETTA. Omelia di don Guglielmo Fichera.


 
a cura di Veronica Cireneo 

Il  brano che  proponiamo di seguito rappresenta una breve sintesi dell'omelia pronunciata nella giornata di domenica 24 agosto 2025,  dal reverendo don Guglielmo Fichera, della quale troverete allegato in calce l'audio integrale. Buona lettura e ascolto. Lodiamo il Signore!

                                       §§§

La salvezza che Gesù offre, la offre a tutti i popoli, di tutte le nazioni (Is 66,18-21), ma non è automatica! Per ottenerla c'è per tutti una stessa condizione: passare dalla porta stretta, che è Gesù Stesso, unica via di salvezza. 

È detta via stretta questa condizione, non perché voglia escludere, ma perché è volta a purificare. Infatti vi entrerà solo chi abbia la veste nuziale bianca.

È importante dunque che il criterio di giudizio della porta stretta sia alla base di ogni nostra scelta di vita quotidiana. Lo è sempre? Lo è per tutti? È la nostra bussola in ogni situazione? 

Sforzatevi di entrare per la porta stretta. Lottate, combattete, agonizzate per entrare in questa unica porta, prima che vi venga chiusa!

Allenatevi alla penitenza! A rinunciare alla vostra volontà! Resistete fino al sangue contro il peccato, se volete entrare nel Regno eterno della vera gioia! 

Non basta dire di essere cristiani per salvarsi, bisogna vivere da veri cristiani. 

Gesù non guarda le facciate o le maschere, né guarda i registri e le statistiche: guarda se, con tutta la grazia che a ciascuno ha donato, ci presentiamo a Lui con la veste bianca nuziale oppure no. È per questo che, minacciando, promette che: " i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi".

Gli ebrei credevano di essere gli unici prediletti e che solo loro si sarebbero salvati.

Noi oggi potremmo ripetere questo stesso gravissimo errore pensando di salvarci solo perché siamo preti, vescovi, suore o frati, o perché apparteniamo ad un gruppo: "... sono un Focolarino", "sono di Azione Cattolica", "sono del Rinnovamento dello Spirito", "sono Neocatecumenale", "sono della Sant'Egidio", "frequento la Messa Tridentina" " questa o quella Fraternità Sacerdotale..." Non vi illudete! Non è così! 

Questi sono semplicemente dei mezzi, che non servono a nulla se ci dimentichiamo che l'unico vero fine è solo Gesù Cristo.

Larga è la porta e la via della perdizione 

Chiunque si salva infatti solo se rinnega la porta larga e offre la sua vita a Cristo, immolando di se stesso l'uomo vecchio sulla Croce dell'Umiltà e della Verità.

Don Guglielmo Fichera 

Direttore di "Fede e Cultura", Foggia

Autore del libro "Apocalisse"

▶️  AUDIO: omelia integrale 🎧

Domenica 24 agosto 2025

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sabato 23 agosto 2025

BAHIA OLTRE L'ABUSO LITURGICO: STREGONERIA E MACUMBA ALLA MESSA DELL'ARCIVESCOVO. Un cattolico scrive al Papa



a cura di Veronica Cireneo 

Sabato 16 agosto 2025 si è verificato un evento liturgico che definirlo abusivo è un eufemismo.  In una chiesa di Salvador Bahia in Brasile, per la festa di San Rocco, è stata celebrata dall'arcivescovo dom Z.D.Castro, una "Messa sincretista", che a sberleffo dell'"Introibo altare dei" è stata aperta da una serie di riti magici, gesti e feticci tipici della macumba, che è una forma di stregoneria. Al ritmo martellante di musiche tribali, frammiste a urla e danze, sacerdoti e sacerdotesse della macumba, avvòlti nell'abito della festa, si adoperavano a incensare e benedire l'assemblea, con  una pioggia di porcorn (?!)  tutti regolarmente caduti a terra sul sacro suolo della chiesa consacrata, calpestati come fossero petali di rose dal passo sincopato dell'arcivescovo celebrante, che faceva subito dopo il suo ingresso tra la folla, per dirigersi verso l'altare.

E San Rocco? Lì a guardare, insieme all'ospite sgradito e ultima ruota del carro: Nostro Signore Gesù Cristo. Vien da chiedersi se e in che misura Sua Santità, papa Leone XIV, sia al corrente di quanto  accade nelle chiese dei quattro angoli del mondo e che cosa farebbe se venisse a conoscenza di fatti simili a questo di Bahia. Intanto dal Brasile gli scrive una lettera aperta un cattolico scandalizzato che, pèr averla ricevuta, di seguito doverosamente pubblichiamo. Buona lettura. Miserere

§§§

Laudetur Jesus Christus 

Santità, Papa Leone XIV 

fin dai primi momenti del suo Ministero sul Soglio petrino, Lei ha alimentato in vari modi la speranza che la persecuzione contro i cattolici amanti della liturgia tradizionale, supremo culto da offrire all' Unico vero Dio-Trino, potesse dirsi conclusa.

Di fatto però, a oltre tre mesi dall'inizio del suo governo, non solo in alcuni luoghi i cattolici hanno visto restringersi ulteriormente la libertà di celebrare il rito millenario della Messa Apostolica, ma in altri luoghi si avanza addirittura nell' offesa a Dio, perpetrata perfino durante la Santa Messa, con atti di vera e propria idolatria.

L'ultimo di cui abbiamo notizia, in ordine di tempo, è un culto pagano svoltosi all'inizio della festa patronale di San Rocco nella diocesi primaziale del Brasile, San Salvador di Baia, in una Messa presieduta dall' Arcivescovo dom Castro, titolare della vicìna diocesi di Santana. 


Benedizione di pop-corn

È questa la chiesa dove  vuole che vivano i cattolici, sotto il pontificato di papa Leone?

Tenga a mente Santità che anche se il suo ministero è iniziato da poco, ed è ragionevole per chi osserva il Suo operato essere prudente nella valutazione, per quanto riguarda Lei la prudenza suggerirebbe di vivere ogni giorno di pontificato come se fosse l'ultimo, perché solo Dio sa quando verrà a chiamerLa per chiederLe conto della Sua Amministrazione. Ci confermi nella Fede, Santità. Deo gratias.

Semper Laudetur.

Un cattolico scandalizzato dal silenzio assordante della Santa Sede.

Brasile 21 agosto, a.D. 2025

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