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sabato, agosto 01, 2026

Il Catechismo del buon esempio (10/10): I frutti della Santa Messa. Mauro Bonaita


a cura di Veronica Cireneo 

Si conclude con questa decima parte, riguardante i Frutti della Santa Messa,  la Rubrica intitolata:  "Il Catechismo del buon esempio",  scaturita dalla dilagante confusione morale e dottrinale che nelle anime dei bambini del catechismo, infonde più nebbia che Verità.  Di questa opera, indirizzata a qualsiasi genitore o fedele che abbia a cuore la difesa della sana dottrina cattolica, ci è stata affidata la diffusione: incarico che volentieri abbiamo accettato, giacché è nel DNA degli Alleati e nel loro Vademecum,  riorientare gli  adulti verso la Fede di Sempre, attraverso lo stile concreto del buon esempio. L'intero studio realizzato da Mauro Bonaita, zelante responsabile degli Alleati dell' Eucarestia di Reggio Emilia, che ad alcuni addetti ai lavori può apparire una fastidiosa invasione di campo, è stato invece benedetto e incoraggiato da un padre domenicano, che ha accompagnato l'intero iter con la preghiera, oltre che autorizzato dalle inequivocabili parole pronunciate dalla Vergine della Rivelazione delle Tre Fontane, La Quale, a proposito dell'apostolato, ebbe a dire: "Bisogna che si lavori tra le anime nell’apostolato individuale. Chi conosce e sa fare, senza alcuna previa autorizzazione, deve lavorare" . I 10 volantini sui vari temi trattati qui e nelle nove parti precedenti sono scaricabili dai PDF riportati in calce ad ogni articolo.  Buono studio, lettura e diffusione. Lodiamo il Signore. Deo gratias 

 

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Il catechismo del Buon esempio… quello più virtuoso

NON SCANDALIZZIAMO I “PICCOLI” DEL CATECHISMO: EDUCHIAMOLI COL BUON ESEMPIO

I FRUTTI DELLA SANTA MESSA

Volantino n. 10 (porzione)

Gesù Cristo ha predisposto che il Suo Sacrificio potesse essere offerto dagli uomini affinché gli effetti del Suo amore si perpetuassero in tutte le generazioni, presenti e future.

Offrire e celebrare la Santa Messa è il primo dovere di ogni Sacerdote; egli celebra il Sacramento della Pace per eccellenza, che va a beneficio delle anime a lui affidate e ai defunti secondo le intenzioni degli offerenti.

Abbiamo letto al numero (8) che i destinatari dei frutti della Messa sono: l’umanità intera, i fedeli presenti, il sacerdote e coloro a cui è intenzionato il suffragio della Messa (che sia un’anima viva o defunta). La teologia li classifica rispettivamente in questo modo

1)     I Frutti Generali: scaturiscono dalle intenzioni della chiesa Militante che prega per la salvezza dell’umanità intera. I frutti sono destinati anche ai non credenti affinché si convertano, purché non pongano ostacolo all’azione della grazia.

2)     I Frutti Speciali: sono destinati ai partecipanti alla Santa Messa, in modo maggiore ai partecipanti attivi insigniti di particolari incarichi (purché svolti in modo dignitoso, con devozione e obbedienza).

3)     I Frutti Specialissimi: sono destinati al Sacerdote in virtù dell’incarico specialissimo di celebrare il memoriale dell’ultima cena unito in Persona Christie.

4)     I Frutti Ministeriali: scaturiscono dalle intenzioni del Sacerdote in quanto ministro immediato della Chiesa a favore di coloro che glielo chiedono o gli fanno una elemosina. Sono destinati alle intenzioni di suffragio, per i vivi o per i defunti. [1 e 2]

Dio ha disposto questi frutti per guidare l’umanità nel cammino verso la Santità.

• La celebrazione della Santa Messa è la preghiera più sublime che l’uomo possa celebrare, poiché non si tratta di un sacrificio imperfetto, come una preghiera privata di un singolo fedele, ma della perfetta ripresentazione dell’unico Sacrificio Salvifico, gradito a Dio Padre e solo per Lui offerto. Nessuna opera umanitaria o filantropica può eguagliarne la grandezza.

San Tommaso disse della Messa:

“Tutti i passi che uno fa per recarsi ad ascoltare la Santa Messa sono da un Angelo numerati e sarà concesso da Dio un sommo premio, in questa vita e nell’eternità”. 

• Cerchiamo ora di capire in cosa consistono concretamente tali frutti secondo gli effetti che essi producono agli uomini. Secondo la teologia classica si distinguono in:

a) Frutto Meritorio di Grazia e di Gloria: l’effetto di questo sacramento è il conseguimento della grazia e della carità. San Tommaso dice che:“l’effetto che la passione di Cristo produsse nel mondo, questo sacramento lo produce nel singolo uomo” (Somma teologica, III,79,1). [3]

Esso innalza inoltre il grado di gloria dell’anima a cui sono destinati tali effetti. Per la chiesa militante il grado di gloria si manifesterà solo in cielo dopo la morte mentre per la chiesa purgante e trionfante la gloria subisce un beneficio immediato. (Somma teologica, III,79,2).

b) Frutto Impetratorio: l’Eucaristia “è il memoriale di tutta la sua tenerezza e come il compendio di tutti i suoi benefici” (S. Bonaventura, De Instit., I,11).

Può ottenere ogni beneficio spirituale e temporale utile alla salvezza purché ben indirizzato nella fede e nella Carità.

c) Frutto Propiziatorio: il sacrificio della Messa ha il potere di rimettere i peccati veniali. La remissione dei peccati mortali non si ottiene “ricevendo il Sacramento in atto, ma nel desiderio” (Somma teologica, III, 79, 3), e non già mangiando subito del corpo e del sangue del Signore, perché per nutrirsi salutarmente di Cristo è necessario essere uniti a Cristo mediante la carità (1Cor 11-27) da ritrovarsi necessariamente attraverso il Sacramento della Confessione. L’Eucaristia invece rimette i peccati veniali a motivo del fervore della carità che viene ravvivata.

d) Frutto Soddisfattorio: la Messa ha il potere di rimettere la pena temporale sia ai vivi che ai defunti. “Nella soddisfazione pesa più la disposizione dell’offerente che la grandezza della cosa offerta, cosicché il Signore dice che la vedova mettendo due spiccioli, ‘aveva messo più di tutti’ (Lc 21,4).

“Perciò, sebbene questo sacrificio per la grandezza dell’offerta basti alla soddisfazione di ogni pena, tuttavia diviene soddisfattorio per coloro per cui si offre, o per coloro che l’offrono, in misura della loro devozione, non già di tutta la pena loro dovuta” (Somma teologica, III, 79, 5).

• Va aggiunto che l’Eucaristia preserva dai peccati futuri sia perché unisce maggiormente a Cristo mediante la grazia sia perché è segno della passione di Cristo per la quale sono vinti i demoni e viene respinto ogni assalto diabolico. Dice S. Giovanni Crisostomo che:

“come leoni spiranti fiamme torniamo da quella mensa, resi terribili per il demonio” (Omelia 46 sul Vangelo di Giovanni).

È da ribadire, come già detto alla catechesi (8), il concetto che questi frutti hanno un effetto sull’umanità intera indipendentemente dalla presenza di partecipanti, ma anche indipendentemente dal ricevimento del Sacramento in atto (la Santa Comunione) da parte di questi ultimi.

A tal proposito si riporta il Can. 8 del Concilio di Trento:

“Se qualcuno dirà che le Messe, nelle quali solo il sacerdote si comunica sacramentalmente, sono illecite e, quindi, da abrogarsi, sia anatema.” 

Questo ci fa comprendere che non è neppure la nostra unione sacramentale col Corpo di Cristo che produce gli effetti, ma è Cristo Stesso che li produce nel mondo in “persona Christie” col sacerdote.

Le Messe placano le guerre, le Messe sconfiggono le pestilenze e le malattie, le Messe ottengono le grazie, le Messe aiutano anche i poveri, ma è necessario indirizzare fruttuosamente i nostri corpi e le nostre anime alla volontà di Dio con la semplice obbedienza e devozione alla Chiesa e alle sue istruzioni, che sono impartite a beneficio di noi uomini per il nostro sommo bene.

• È da constatare che sono numerosi i fraintendimenti dei fedeli sul senso della Messa che spesso viene associata ad una semplice rappresentazione comunitaria, come occasione per stare assieme. L’aspetto più negativo di tale fraintendimento è la perdita della fede nella “Presenza Reale” e di conseguenza l’oscuramento della Carità divina (la Caritas), spesso confusa con un generico bene filantropico o con sentimenti di semplice fratellanza umana (il Philia).È invece necessario comprendere la natura soprannaturale della Messa e il modo in cui essa opera sull’umanità affinché ci si possa accostare in modo disciplinato, umile, obbediente, decoroso e quindi conforme alla grandezza del Mistero che si celebra.

Un tale atteggiamento dispone l’anima alla vera Carità e apre il cuore a frutti copiosi di grazia, per il bene nostro e per le intenzioni che presentiamo al Signore.

San Bernardo di Chiaravalle disse:

“Si merita di più ascoltando devotamente una Santa Messa, che con il distribuire ai poveri tutte le proprie sostanze e con il girare pellegrinando su tutta la Terra”.

• Per la sua estrema semplicità si riportano alcuni passi del catechismo di San Pio X : “Del modo di assistere alla Santa Messa” [4]:

665. Quali cose sono necessarie per ascoltare bene e con frutto la santa Messa?Per ascoltare bene e con frutto la santa Messa sono necessarie due cose:

-La modestia della persona;

-La divozione del cuore.

666. In che consiste la modestia della persona?La modestia della persona consiste in modo speciale nell'essere modestamente vestito; nell'osservare silenzio e raccoglimento, e nello stare, per quanto si può, ginocchioni, eccettuato il tempo dei due vangeli, che si ascoltano stando in piedi.

667. Nell' ascoltare la santa Messa qual è il miglior modo di praticare la divozione del cuore? Il miglior modo di praticare la divozione del cuore nell'ascoltare la santa Messa è il seguente:

Unire da principio la propria intenzione a quella del sacerdote, offerendo a Dio il santo sacrificio per i fini pei quali è stato istituito.

Accompagnare il sacerdote in ciascuna preghiera e azione del sacrificio.

Meditare la passione e morte di Gesù Cristo e detestare di cuore i peccati che ne sono stati la cagione.

Fare la Comunione sacramentale, o almeno la spirituale, nel tempo che si comunica il sacerdote (si intende raccomandare ai fedeli di comunicarsi sacramentalmente nel tempo stabilito dalla liturgia, in modo da accrescere la carità durante la santa Messa- ndr)

671. Finita la Messa che cosa si dovrebbe fare?Finita la Messa, si dovrebbe ringraziare Dio della grazia d'averci fatto assistere a questo grande Sacrificio e domandargli perdono delle mancanze che abbiamo commesso nell'assistervi.  Laus Tibi Christe!

Mauro Bonaita 

1 agosto 2026. Sant'Alfonso Maria De Liguori.


Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[1] – “La Messa” di Charles Journet 1958 (p.178-181)
 
 

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martedì, luglio 28, 2026

Il Catechismo del buon esempio /9. I Desideri di Dio: pentimento e conversione. Mauro Bonaita

Preghiera di riparazione dettata dall'Angelo
ai Pastorelli di Fatima

a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi, prima della chiusura estiva vogliamo fornirvi le ultime due parti della rubrica di Mauro Bonaita, intitolata:  Il Catechismo del buon esempio. Questa è la IX parte, ovvero la penultima, mentre trovate cliccando qui le otto parti precedenti. In calce il PDF per chi voglia stampare e diffondere i volantini nella propria parrocchia e/o altrove 

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Il catechismo del Buon esempio… quello più virtuoso” 

NON SCANDALIZZIAMO I “PICCOLI” DEL CATECHISMO: EDUCHIAMOLI COL BUON ESEMPIO

 

9. I DESIDERI DI DIO:

PENTIMENTO E CONVERSIONE 


I desideri di Dio non sono realtà astratte o evanescenti che si dissolvono nella Sua Mente. La creazione stessa è il frutto del desiderio divino: Dio ha voluto ogni cosa, e ciò che ha voluto è venuto all’esistenza. Nulla è nato per caso; tutto è stato desiderato, e così è stato creato.

Noi uomini, in quanto figli adottivi, partecipiamo in modo reale (seppur analogico) a questo potere creativo; così dice il Salmista: (Sal 82,6) “Io ho detto: «Voi siete dèi, siete tutti figli dell'Altissimo (…)»”

I desideri che orientiamo nella Fede e nella Carità non rimangono semplici moti interiori: essi producono grazie, per noi stessi o per le anime alle quali li destiniamo. Quando il desiderio umano è immerso nella volontà di Dio, diventa fecondo, capace di generare bene, luce e guarigione spirituale.

Al contrario, i desideri perversi generano qualcosa di deviato e corrotto: questo è il peccato. In una dimensione che rimane nascosta ai nostri sensi, esso si concretizza come in una sorta di “materia oscura”, un “fango spirituale” che aderisce all’anima e al corpo, corrompendo entrambi. Il peccato non è solo un atto morale: è una realtà che lascia tracce, che sporca, che deforma le anime e il creato nello spazio-tempo.

Per questo Gesù ha dato il comandamento riportato in Mt 5,27-28:

“Avete inteso che fu detto: “Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.”

Questo insegnamento non riguarda soltanto l’adulterio, ma tutti i desideri che si allontanano dall’Amore di Dio, insieme alle azioni che ne derivano. Cristo rivela che il peccato nasce nel cuore, nel luogo dove il desiderio prende forma. Quando il desiderio si orienta verso ciò che è contrario alla volontà divina, esso genera quella “materia oscura” che contamina l’uomo e, attraverso lui, il mondo.

In conseguenza del peccato originale, la malattia e la morte sono entrate nel mondo. Esse non derivano, però, da una responsabilità diretta del singolo secondo un semplice meccanismo di causa ed effetto: viviamo piuttosto dentro una sorta di “comunione del peccato”, una condizione condivisa che segna l’intera umanità.

Come ricordato al numero (8), dopo la morte gli effetti dei peccati saranno invece imputati personalmente a ciascuno, e ogni anima sarà raggiunta dalle conseguenze dei propri atti secondo una perfetta corrispondenza tra causa ed effetto. Le anime beate, al contrario, entreranno nella “Comunione dei Santi”, dove potranno condividere gioie senza fine: essi potranno viaggiare nello spazio e nel tempo, plasmare la materia a loro desiderio, attraversare oggetti e compenetrare corpi in abbracci totalizzanti.

Durante la sua vita terrena, Gesù non ha mai mancato di manifestarsi come Medico e Medicina: la maggior parte dei suoi miracoli riguarda malattie del corpo, ma il suo intervento più profondo è sempre rivolto alla guarigione dell’anima. Ha ridato la vista ai ciechi, ha sanato storpi, paralitici, sordi, muti e lebbrosi. Le malattie della carne non sono realtà che scompaiono automaticamente dopo la morte: alcune di esse continueranno a manifestarsi nella carne risorta, insieme alle ferite del peccato rimasto nell’anima.

Se consideriamo che l’anima è la «forma» del corpo [1], dobbiamo riconoscere anche l’inverso: quando l’anima, in quanto realtà spirituale, viene corrotta dal peccato, anche il corpo e il suo DNA umano ne risultano segnati, deformandosi in una condizione che non corrisponde più alla «forma» voluta da Dio. È ragionevole ipotizzare che i tumori siano una sorta di anticipazione delle mutazioni di «forma» cui si accennava sopra.

Queste malattie fisiche e spirituali iniziano a intaccare il corpo già nel momento e nel luogo in cui il peccato viene commesso. Come specificato al numero (8), gli effetti del peccato non si manifestano pienamente nella nostra vita terrena (quella dell’attimo presente) solo perché, in parte, riusciamo a “sfuggire” alle loro conseguenze dirette; ma essi rimangono comunque attivi e operanti nella struttura profonda dell’essere umano che vive già l’eternità nella quinta dimensione dello spazio-tempo, rendendo evidente l’inseparabilità della duplice natura dell’essere umano.

Per sanare il nostro corpo è necessario accogliere in noi la Grazia Santificante [2], che risana l’anima e, attraverso essa, anche il corpo, mediante l’intercessione di Gesù, il nostro Medico Divino.

Il Sacramento della Riconciliazione opera una guarigione integrale [3], ma questa può compiersi pienamente solo dopo aver rettamente orientato i nostri desideri al bene e alla Carità mediante il pentimento che genera la Conversione.

La conversione agisce a nostro favore e copre quel desiderio perverso che abbiamo bramato dentro di noi, eliminando l’effetto mortale che è la Colpa e rendendoci uomini nuovi e giustificati [4].

La Conversione infatti si esprime attraverso un atto di Contrizione perfetta e di vero pentimento [5].

Quel desiderio perverso genera una materia fangosa che imbratta non solo la nostra anima, ma produce anche effetti secondari che imbrattano altre anime fino a generare, in casi estremi, anche situazioni di “peccato sociale” [6].

Per poter ripulire il creato da questo fango e le nostre inclinazioni da questo peccato è necessario espiare con la Pena i danni arrecati. Le penitenze di espiazione possono essere scontate in vita o in purgatorio dopo la morte ma solo quelle in vita producono meriti. È per tale ragione che dopo il Sacramento della Riconciliazione il Sacerdote dovrebbe comminare un’adeguata penitenza, proporzionata alla colpa. [7]

Portare su di noi il peso delle penitenze (attraverso la preghiera, l’elemosina, il digiuno e le opere di carità) ci rende imitatori di Cristo, il Buon Samaritano, e quindi corredentori dell’umanità, partecipando ai frutti soddisfattori: prima per i nostri peccati, poi per quelli degli altri.

Se consideriamo la realtà della “comunione del peccato”, comprendiamo che anche l’accettazione di una malattia o di una disgrazia, vissuta con Fede e Carità, equivale a caricarsi dei mali del mondo e del nostro prossimo. Questo abbandono alla volontà di Dio, abbracciando le nostre croci, genera meriti spirituali. Al contrario, l’eutanasia (sempre più diffusa nella mentalità contemporanea come fuga dalla sofferenza) rappresenta l’abbandono del prossimo e del nostro dovere di compartecipare alla redenzione del mondo con Cristo e in Cristo.

La conversione, che dura tutta la vita,  non è solo per i non Cattolici, ma è per i peccatori tutti.

Si ricordi il passo del Vangelo in cui Givanni Battista disse: (Mt 3-8,11)

“Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.”

Il frutto della Conversione da un peccato mortale diventa maturo solo con la Confessione, affinché ci si possa accostare veramente in modo degno al Corpo di Cristo durante la Santa Messa.

Accostarsi alla Santa Comunione in stato di grazia è essenziale per poter ricevere frutti dal Sacramento dell’Eucarestia. Al contrario, accostarsi indegnamente al Corpo e al Sangue di Cristo, soprattutto con la consapevolezza di essere in stato di peccato mortale, peggiorerebbe la nostra situazione [8]. Si tratterebbe di un Sacrilegio!

È da considerare che lo scopo della vita Cristiana è portare frutti al cospetto del Signore. Si ricordano solo alcuni passi significativi:

(GV 15:16) “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi; e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo, affinché qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome, egli ve la dia.”

(Rm 7:4) “Così dunque, fratelli miei, anche voi siete morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutti a Dio.”

(Gv 15:8) “In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto”

(Gv 15:1-2) “Io sono la vera vite e il Padre mio è l’agricoltore … Ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più.”

Il Desiderio di Dio è che ogni uomo sia salvato. Nella storia della Chiesa, questa volontà divina si manifesta attraverso la continua oblazione dei credenti: uomini e donne che si convertono, che crescono in numero e in Santità, e che diventano strumenti attraverso i quali Dio attira altre anime al Cielo.

Come i frutti che cadono a terra e nutrono il tronco dell’albero con nuova linfa, così i Santi e i convertiti alimentano la vita della Chiesa, permettendole di portare ancora più frutti al tempo stabilito da Dio: il tempo della loro Conversione.

Questo è lo Spirito Missionario che dovrebbe animare la Chiesa e ogni Buon Pastore: riconoscere, nelle disposizioni della liturgia e persino nelle più piccole istruzioni del Magistero, quella sapiente pedagogia divina e mistagogica che ispira ai fedeli i sentimenti giusti per generare Frutti di Santificazione e Frutti Santificanti. [9]

Ogni buon cristiano dovrebbe desiderare di far collimare la propria volontà con quella di Dio. Se dunque vogliamo portare frutti abbondanti e a Lui graditi, è necessario Riconciliarci con il Signore ogni volta che ci è possibile, riscoprendo con gratitudine e umiltà quel Sacramento oggi troppo spesso trascurato.

Mauro Bonaita

martedì 28 Luglio 2026

P S.: Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[2] – Catechismo Chiesa Cattolica [1996 - 2005.]
[5] – Catechismo Chiesa Cattolica [1451 - 1454.]
[7] – Catechismo Chiesa Cattolica [1459 - 1460.]
[9] – Sacramentum Caritatis [64.]
 
 
LINK AL VOLANTINO PDF:
 

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martedì, luglio 14, 2026

Il Catechismo del buon esempio/8: Ìl primo Precetto. Ricordati di santificare le Feste. Mauro Bonaita


a cura di Veronica Cireneo 

Ci avviamo verso la conclusione della rubrica: "Il Catechismo del buon esempio" dell'amico Mauro Bonaita che, in questa ottava parte, ci parla dell' importanza della Messa, Sacrificio d'Amore Estremo di Dio per noi, e dell'obbligo di parteciparvi per l'ottenimento della salvezza eterna dell' anima. Trovate qui le sette parti precedenti e in calce  ìl link al PDF per chi desideri stampare e diffondere ìl volantino relativo. Buona lettura.

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“Il catechismo del Buon esempio: il più virtuoso” 

NON SCANDALIZZIAMO I “PICCOLI” DEL CATECHISMO: EDUCHIAMOLI COL BUON ESEMPIO


8. Il PRIMO PRECETTO

• L'obbligo di partecipare alla Messa è il primo dei cinque precetti generali della Chiesa [1]. Questo precetto soddisfa, per i cattolici, il terzo Comandamento che, secondo la formula catechistica, recita così:

 «Ricordati di santificare le feste». [2]

Il Codice di Diritto Canonico [1247.] dice che:

“La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all'obbligo di partecipare alla Messa”.

In questi tempi secolarizzati, in cui si invoca un falso concetto di “libertà” incondizionata, non è facile accettare un obbligo; eppure, se desideriamo essere veramente liberi, dobbiamo accettarlo per la liberazione dalla schiavitù dei peccati.

“La partecipazione alla celebrazione comunitaria dell'Eucaristia domenicale è una testimonianza di appartenenza e di fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. In questo modo i fedeli attestano la loro comunione nella fede e nella carità.” [3]

In tal senso, “coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave”. [4]

Il catechismo, di questo sacramento che è l’eucarestia, recita che:

“Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione (…) [5]

Da qui si capisce che celebriamo un sacrificio d’Amore Estremo, l’offerta incondizionata del nostro Dio nella persona del Figlio che, per Amore del Padre e per Amore dell’umanità, si offre di salvarci pagando il prezzo dei nostri peccati col Suo Corpo e il suo Sangue, immolati sulla croce e ripresentati sull’altare: ciò che cambia di questo sacrificio è solo il “modo” di essere presentato (CCC 1377).

• Il fatto che la Messa venga definita “memoriale”, non significa che è una semplice rappresentazione teatrale, ma essa “ripresenta (rende presente) il sacrificio della croce” perché “ne applica il frutto (…) applicando la sua efficacia salvifica alla remissione dei nostri peccati quotidiani”.[6]

Questa potenza salvifica che elargisce i beni e i frutti della messa (in aggiunta ai frutti della Santa Comunione) viene promanata durante l’epiclesi alle parole transustanziatrici:

“questo è il Mio Corpo” e “questo è il Mio Sangue”.

• I destinatari di tali frutti sono: l’umanità intera, il sacerdote, i fedeli presenti e coloro a cui è intenzionato il suffragio della messa (che sia un’anima viva o defunta [7]). Tale potenza è la stessa che venne elargita all’umanità quando Gesù spirò sopra la croce: Mc [15,38]

”Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso.”

• Il Sacrificio di Cristo, dal valore infinito, deve perpetuarsi nei secoli, perché gli effetti che esso produce in noi sono invece finiti. La limitatezza dei frutti è dovuta alla nostra fede imperfetta, che ci rende simili a vetri opachi che impediscono di lasciar passare tutta la luce della Grazia.

Per questo Dio ci chiede di mantenere sempre acceso il lume della fede, della speranza e della carità, attraverso una partecipazione costante ai Suoi Sacramenti.

Viviamo in un mondo ferito dal peccato, soggetto a leggi quantitative e qualitative: proprio per questo la Chiesa raccomanda la partecipazione, quando possibile, anche alla Messa quotidiana, vissuta con fede ardente e obbedienza ai precetti e alle istruzioni.

Lo scopo è raccogliere frutti abbondanti per la nostra santificazione e per quella del mondo, custodendo con pazienza la lampada della fede fino all’ultimo giorno.

Si capisce, così, perché la messa ha valore anche se il sacerdote, che è chiamato a celebrare quotidianamente [8], celebra solo senza il popolo (solo per giusta causa [9]): non è una semplice preghiera comunitaria, non è un momento conviviale per stare assieme, ma ha una sua efficacia universale (cattolica) dovuta alla ripresentazione della morte e risurrezione di Cristo per tutta l’umanità: è Sacramento di Pace per tutto il mondo.

• Così come nutriamo quotidianamente il corpo mortale con cibi e bevande, o come innaffiamo piante e fiori perché non appassiscano, allo stesso modo la nostra anima, che si nutre di realtà celesti, ha bisogno di essere vivificata. Essa torna alla vita l’ottavo giorno, alla Messa domenicale durante l’epiclesi. Senza questo nutrimento, l’anima si indebolisce fino a morire. 

Ma come comprendere questa morte, se nessuno ha mai visto spirare qualcuno semplicemente perché non è andato a Messa?

Anche se abbiamo l’impressione di essere immobili, in realtà siamo proiettati nello spazio e nel tempo ad una velocità di migliaia di chilometri al secondo: una velocità supersonica, frutto dei moti della Terra, del sistema solare, della galassia e dell’intero universo in espansione.

Il nostro corpo non è un punto in movimento, ma è come la bobina di un film che scorre a questa super velocità, imprimendo nello spazio e nel tempo i nostri atti di vita, come un gessetto che traccia una linea sulla lavagna.

• Solo l’anima vive nell’attimo presente. Dio non cancella nulla di ciò che crea, in nessun tempo e nessuno spazio: il nostro passato non è solo un ricordo, ma esiste concretamente nell’eternità; il catechismo della chiesa cattolica al n. 1039, afferma infatti che “a loro insaputa tutto è registrato”.

Nulla è lasciato al caso: questo espediente è stato disposto da Dio per farci fuggire dai peccati, che restano sempre un passo dietro da noi, come un’ombra che insegue la nostra anima ancorata nell’attimo presente.

Alla nostra morte corporale, il cadavere (il corpo mortale privo dell’anima) continua la sua “corsa” nel tempo presente fino al suo naturale deperimento. L’anima invece entra nell’eternità, rimanendo unita al corpo “integrale”, cioè l’insieme di tutti gli atti della nostra vita, che esiste già nell’eternità dal nostro concepimento fino all’ultimo “fotogramma” della nostra vita. E’ frutto della secolarizzazione il falso pensiero che l’anima si stacca dal corpo per “fluttuare” separata dalla nostra duplice natura; in questo modo non saremmo più uomini, ma angeli.

• È qui che si affronta il “giudizio particolare”: l’anima viene come “flagellata” dai peccati non rimessi come da pietre lanciate dalle nostre stesse mani nel corso della nostra vita ed essa viene privata di alcune, o tutte le facoltà “preternaturali” a causa delle infermità subite.

Questo è il primo verdetto: per il Premio (con eventuale purificazione dalle infermità dei peccati) o per la Condanna [10], in attesa del “Giudizio Universale” [11].

• Alla fine dei tempi, dopo che tutte le anime purganti si saranno purificate, ci sarà la seconda venuta di Cristo che compirà la resurrezione di tutti i morti e, «dei giusti e degli ingiusti» (At 24,15); i primi riceveranno la vita eterna, in cui l’anima potrà trasferirsi nel nuovo corpo risorto e glorificato; i secondi invece subiranno il giudizio di condanna con “la seconda morte” (Ap 21-8). Questa morte sarà una vera e seconda morte anche corporale. Le anime dannate, unite al corpo risorto, intaccheranno anche la nuova carne coi peccati e moriranno una seconda volta. I loro corpi, privati dei poteri “preternaturali”, rimarranno intrappolati in uno spazio-tempo di eterna condanna dove subiranno le pene del “senso” (la separazione da Dio) e le pene del “danno” (pene temporali).

I danni inferti dai peccati saranno causa di malattie che intaccheranno il DNA umano, soprattutto negli organi con cui più si è peccato (pene del contrappasso – Santa Faustina Kowaska), deformando l’aspetto in mostruosità e sottoponendo l’essere umano ad un eterno supplizio di dolore, disperazione e tormento da parte dei dèmoni.

• I peccati mortali sono quindi causa di morte seppur differita, (ritardata dalla Misericordia di Dio rispetto al momento stesso del peccato) per lasciarci il tempo di convertirci e redimerci. Non è la prima morte a cui tutti siamo soggetti che ci dovrebbe turbare, bensì è la seconda morte che ci dovrebbe destare timore e conversione.

• Non aspettiamo altro tempo: le campane suonano, è l’ora della Salvezza! Corriamo a Messa, lì ci attende il Salvatore pronto a Liberarci dal peso dei peccati e donarci la Vita Eterna nell’ottavo giorno.

Mauro Bonaita Reggio Emilia 

martedi 14 luglio 2026

 Per approfondire, consultare i seguenti documenti:

[1] –  Catechismo della Chiesa Cattolica [2042.]

[2] – Catechismo della Chiesa Cattolica [i dieci comandamenti]

[3] – Catechismo della Chiesa Cattolica [2182.]

[4] – Catechismo della Chiesa Cattolica [2181.]

[5] – Catechismo della Chiesa Cattolica [1323.]

[6] – Catechismo della Chiesa Cattolica [1366.]

[7] – Bolla “LAETENTUR CAELI” 6.07.1439 – P.P Eugenio IV 

[8] – Codice di Diritto Canonico [CDC 276-§1 e -§2]

[9] – Codice di Diritto Canonico [CDC 904 e 906]

[10] – Catechismo della Chiesa Cattolica [1021. e 1022.]

[11] – Catechismo della Chiesa Cattolica [1038. e 1039.]

 

LINK DEL VOLANTINO PDF (per chi voglia stampare e diffondere) https://drive.google.com/file/d/17zu4CeIGo4SErdSMq_xaaFlJlK6K5MFb/view?


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lunedì, giugno 22, 2026

La Comunione in bocca è Volontà di Dio e non può essere negata a nessuno (1/3). Mauro Bonaita

a cura di Veronica Cireneo 

 "La Comunione in mano è Volontà di Dio o volontà di satana?" Con questa domanda retorica, il nostro motto, gli Alleati dell'Eucarestia intendono escludere in toto che sia Volontà di Dio Essere afferrato con le mani. Non solo e non tanto per intuizione personale, quanto per adesione alla fede di sempre e alla Legge Universale della Chiesa, mai abrogata, che ordina che la Comunione in bocca non può essere negata a nessuno, Vedremo tre articoli su questo argomento. Il primo è il presente studio,  parte della rubrica: "Il catechismo del buon esempio", dove l'amico Mauro Bonaita, che ringraziamo di cuore, affronta e dimostra, documenti ufficiali alla mano, che ancora oggi la Chiesa ritiene la Comunione in bocca il modo più virtuoso di ricevere l'Eucarestia. Trovate qui le sei parti precedenti. In calce  ìl link al PDF per chi desideri stampare e diffondere ìl volantino relativo . Buona lettura.

§§§

EDUCHIAMO I PICCOLI CON IL BUON ESEMPIO: È IL CATECHISMO PIÙ VIRTUOSO 


 IL MODO PIU’ DEGNO DI RICEVERE L’EUCARESTIA

 

Per una vicinanza storica degli avvenimenti, il più delle persone sono convinte che il modo di ricevere l’Eucarestia sulla mano sia frutto della riforma liturgica del Concilio Vaticano II; in realtà, non c’è nulla di più falso e per salvaguardare la nostra fede, comprendere questo aspetto è di fondamentale importanza.

• A seguito di reiterati abusi Eucaristici compiuti da alcune chiese particolari (Belgio, Germania e Olanda) che in disobbedienza alle disposizioni della Chiesa Cattolica di allora volevano ricevere l’Eucarestia sulla mano, nel modo che oggi, purtroppo, tutti conosciamo, Paolo VI scrisse l’istruzione Memoriale Domini.

• La questione degli abusi venne sottoposta al Pontefice Paolo VI che sottomise la questione a tutti i Vescovi della Chiesa con tre domande. Leggiamo quanto raccolto nel sondaggio relativo:

“1) Si ritiene opportuno accogliere la petizione che, oltre al modo tradizionale di ricevere la Comunione, sia pure consentito di riceverla in mano?

        Sì: 567. No: 1233. Sì con riserva: 315. Schede nulle: 20

-2) Si è favorevoli a eventuali esperimenti di questo nuovo rito in piccole comunità, con l’assenso dell’ordinario del luogo?

Sì: 751. No: 1215. Schede nulle: 70.

- 3) Si pensa che i fedeli, dopo una ben condotta catechesi preparatoria, accetteranno volentieri questo nuovo rito?

Sì: 835. No: 1185. Schede nulle: 128.

• Dalle risposte date risulta chiaramente il pensiero della grande maggioranza dei Vescovi: la disciplina attuale (cioè sulla lingua - Ndr) non deve subire mutamenti; anzi un eventuale cambiamento si risolverebbe in un grave disappunto per la sensibilità dell’orientamento spirituale dei Vescovi e di moltissimi fedeli.

[…] il Sommo Pontefice NON ha ritenuto opportuno cambiare il modo tradizionale con cui viene amministrata ai fedeli la santa Comunione.

Pertanto la Sede Apostolica esorta caldamente Vescovi, Sacerdoti e fedeli a osservare con amorosa fedeltà la disciplina in vigore, ora ancora una volta confermata”. [1]

• Nella parte a seguire il Pontefice, piuttosto che procedere con una scomunica, volle disporre l’indulto di ricevere l’Eucarestia sulla mano SOLO per quelle chiese particolari dove l’abuso veniva già compiuto. Ma continuiamo a leggere:

“Se poi in qualche luogo fosse stato già introdotto l'uso contrario, quello cioè di porre la santa Comunione nelle mani dei fedeli, la sede apostolica, nell'intento di aiutare le Conferenze Episcopali a compiere il loro ufficio pastorale, reso non di rado ancor più difficoltoso dall’attuale situazione, affida alle medesime conferenze il compito di vagliare attentamente le eventuali circostanze particolari, purché sia scongiurato ogni pericolo di mancanza di rispetto all'eucaristia o di deviazioni dottrinali su questo Santissimo Sacramento, e sia eliminato con cura ogni altro inconveniente.[2]”

• Considerando il modo di ricevere l’Eucarestia sulla mano addirittura un “inconveniente”, l’’intento di Paolo VI era quello di ri-convertire quei fedeli, con azioni pastorali, a tornare a ricevere l’Eucarestia nel modo più degno: sulla lingua. Si continui a leggere:

“In questi casi, per un'opportuna normativa del nuovo uso (Eucarestia sulla mano – Ndr), le Conferenze Episcopali, esaminata con prudenza la cosa, prenderanno le loro deliberazioni con votazione segreta, a maggioranza di due terzi, e presenteranno poi il tutto alla Santa Sede, per averne la necessaria conferma, allegandovi una accurata esposizione dei motivi che le hanno indotte alle deliberazioni stesse. [3]”

Qui sopra si chiese alle Conferenze Episcopali di valutare quei singoli casi di chiese particolari (singole diocesi) con estrema prudenza e perizia.

• Ciò che avvenne successivamente fu un totale fraintendimento degli intenti del Pontefice da parte delle Conferenze Episcopali, che intrapresero un processo di indulgenza indiscriminato verso tutte le Diocesi a loro affidate e nelle intere nazioni e non singolarmente distinguendo caso per caso e la prima nazione ad applicare l'indulto, a tutto raggio, fu il Belgio, nel 1969

• Per i dettagli si raccomanda la lettura di due volumi illuminanti: il primo del Vescovo Juan Rodolfo Laise (“Comunione sulla mano: Documenti e storia”) e il secondo volume, con prefazione del Card. Robert Sarah, scritto da don Federico Bortoli (“La distribuzione della Comunione sulla mano. Profili storici, giuridici e pastorali.”)

• L’Eucarestia sulla mano dunque è tollerata sotto un labile indulto che potrebbe essere ritirato in qualsiasi momento per volontà di un qualsiaso Vescovo di una qualsiasi chiesa particolare (si prenda in esame il caso del Vescovo della diocesi di Oruro in Colombia nel 2016).

• Mentre, a motivo di quanto riportato sopra si ribadisce con certezza che l’Eucarestia sulla lingua, è il modo più degno, più fruttuoso e rispettoso per la Fede di sempre e non può essere cambiato.

Non fu un caso se proprio Papa Montini nel 12972 cito' la famosa frase:

“Si direbbe che da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”.[4]

Non passarono neppure sei mesi da questa sua famosa frase che Paolo VI fece pubblicare alcune precisazioni circa la devozione dovuta alla Santissima Ostia raccolte nell’istruzione “Immensae Caritatis” del 29.01.1973 sotto la sezione: ”DEVOZIONE E RISPETTO VERSO IL SANTISSIMO SACRAMENTO QUANDO IL PANE EUCARISTICO VIENE DEPOSTO NELLA MANO DEL FEDELE”. Tale istruzione impartisce le seguenti raccomandazioni:

- Attenzione ai frammenti sia da parte del ministro che del fedele

- Impartire specifiche catechesi sulla “presenza reale” di Cristo

- Necessità di adorazione e culto di latria verso le specie sacramentali al pari di Dio

- Impartire specifiche catechesi sui beni e i frutti della Santa comunione

Già per il solo fatto che non siano necessarie tali precisazioni quando si ricevere l’eucarestia in bocca dovrebbe far rigettare a tutti i fedeli questo modo.

Un altro aspetto da tenere presente circa il modo più degno di ricevere l’Eucarestia, è la postura di adorazione del corpo; all’istruzione [90.] della “Redemptionis Sacramentum” troviamo scritto:

«I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi»,e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme».[6]

Come già abbiamo illustrato alla catechesi numero 2 circa l’inginocchiarsi come atteggiamento di ”adorazione” durante la consacrazione, tanto più sarà dovuto tale atteggiamento quando ci accostiamo al Corpo di Cristo affinché il nostro corpo sia armoniosamente assoggettato alle Verità di fede comunicate al nostro intelletto e ai sinceri sentimenti della nostra anima verso Dio.

Quindi, il modo più degno che la Chiesa Cattolica ancora oggi conferma e raccomanda è di stare in ginocchio e di ricevere il Corpo di Cristo sulla lingua.

Mauro Bonaita,  Reggio Emilia 

Lunedì 22 giugno 2026

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• Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[1] – Memoriale Domini (Paolo VI – 29.05.1969)
[2] – Ibidem
[3] – Ibidem
[4] – Omelia di Paolo VI del 29.06.1972
[5] – “Immensae Caritatis” (Paolo PP. VI – 29.01.1973)

•  Link al PDF (utile a chi voglia stampare e diffondere in parrocchia

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