lunedì, maggio 04, 2026

Come vivere e santificare maggio: il mese della Madonna del Rosario. Pausa social


di Veronica Cireneo 

Carissimi, per onorare la Regina del Rosario, offriamo in questo articoletto delle semplici istruzioni che don G. Tomaselli suggerisce per non farci sfuggire l'occasione di santificare il mese di Maggio. A questo scopo cogliamo l'occasione per dire che i nostri canali faranno una pausa social per meglio interiorizzare  i molteplici e variegati  contenuti appresi in rete. Approfondire la Fede con lo studio privato, i cenacoli in presenza, l'adorazione eucaristica diventa infatti moralmente obbligatorio per colmare la discrepanza che inevitabilmente si creerebbe tra la teoria e la pratica della Fede, quando mai ci affidassimo al silenzio sacro,  che non è vuoto. 

Affinché il mese di Maria produca maggiori frutti, suggeriamo allora di tenere in conto questi semplici consigli pratici che don Giuseppe Tomaselli ci presenta nel suo "Regina e Madre di Misericordia. Mese di Maggio": 

"1) Al principio di Maggio ci si proponga di ottenere dalla Madonna qualche grazia particolare: come l’assistenza nella scelta dello stato di vita … la forza per custodire bene il giglio della purezza … la protezione sul letto di morte … la conversione di qualche peccatore … ecc.

2) Si combatta il difetto nel quale lungo il giorno si cade con più frequenza: l’impazienza… la mormorazione … l’oziosità… la pigrizia spirituale …

3) La Comunione si riceva con frequenza, possibilmente ogni giorno.

4) Si pratichi un fioretto quotidiano (...)

5) Si adorni l' immagine della Vergine con fiori e lampade, in casa, affinché serva di richiamo ai familiari. Davanti a quest’immagine si reciti il Rosario in comune, invitando, quando se ne ha possibilità, anche i vicini di casa.

6) In un giorno di Maggio si faccia l’atto solenne di Consacrazione della famiglia al Cuore Immacolato di Maria, oppure, se di già si è fatto, si rinnovi con solennità".

Esistono diversi atti di consacrazione, ma in questa sede intendiamo proporre quello di San Luigi Maria Grignon de Montfort, il nostro preferito su tutti:

Atto di consacrazione a Maria Immacolata di  S. Luigi M. Grignon di Montfort

“Io, peccatore infedele, rinnovo oggi e ratifico nelle tue mani, o Maria Immacolata, i voti del mio battesimo. Rinunzio per sempre a Satana, alle sue seduzioni e alle sue opere e mi do interamente a Gesù Cristo, la sapienza incarnata, per portare la mia croce dietro a Lui tutti i giorni di mia vita.

E affinché io gli sia più fedele che nel passato, ti scelgo oggi o Maria alla presenza di tutta la corte celeste per mia madre e padrona. A te, come uno schiavo, io abbandono e consacro il mio corpo e l’anima mia, i miei beni interni ed esterni, e il valore stesso delle mie buone opere passate, presenti e future, lasciandoti un intero e pieno diritto di disporre di me e di tutto ciò che mi appartiene, senza eccezione, a tuo piacimento, per la maggior gloria di Dio nel tempo e nell’eternità. Amen" 

A Dio piacendo, a risentirci a giugno con un paio di nuove attività, al momento in itinere, volte a glorificare il Corpo Mistico di Cristo, la Santa Chiesa con i Suoi ministri e il Sacro Cuore di Gesù, sempre più indegnamente oltraggiati.

Fatti di cronaca incommentabili, riguardanti Stato e Chiesa ci spiegano quanto sia diventato urgente affidare alla cura e alla giustizia del Cielo la vasta schiera degli immorali che governano il mondo. Li consacreremo allora al Cuore Immacolato di Maria, così bisognosi senza saperlo di abbondanti Grazie di Perdono e di Conversione, perché Dio li liberi e ce ne liberi presto. Deo gratias. Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

Sia lodato e ringraziato in ogni momento Gesù nel Santissimo Sacramento dell'Altare. Ave Maria

Veronica Cireneo 

4 maggio a D. MMXXVI

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Supremi Apostolatu: enciclica sul Santo Rosario di Papa Leone XIII. a.D.1883



a cura di Veronica Cireneo 

Carissimi, offriamo alla vostra attenzione, nulla di più adatto per il mese di maggio, questa Lettera Enciclica sul Santo Rosario di Papa Leone XIII, pubblicata il 1° settembre del 1883. Documento che si prefigge lo scopo di promuovere la devozione alla Madonna e al Rosario: rimedio per ogni male di tutti i tempi. Buona lettura e divulgazione

§§§

Fu in ogni tempo lodevolissimo ed inviolabile costume del popolo cattolico ricorrere nei trepidi e dubbiosi eventi a Maria e rifugiarsi nella sua materna bontà. Ciò dimostra la fermissima speranza, anzi la piena fiducia, che la Chiesa cattolica ha sempre a buon diritto riposto nella Madre di Dio. 

Infatti la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana, né angelica ha mai potuto, né mai potrà raggiungerne una maggiore. 

E poiché la gioia per Lei più gradita è quella di aiutare e consolare ogni singolo fedele che invochi il suo soccorso, non vi può essere dubbio che Ella voglia molto più volentieri accogliere, anzi esulti nel soddisfare i voti di tutta la Chiesa.

Ma questa così ardente e fiduciosa devozione verso l’augusta Regina del cielo più chiaramente apparve quando la violenza degli errori largamente diffusi, o la corruzione strabocchevole dei costumi, o  l’impeto di potenti nemici, parve mettere in pericolo la Chiesa militante di Dio.

Le memorie antiche e moderne, e i sacri fasti della Chiesa ricordano le pubbliche e private preghiere e i voti innalzati alla Gran Madre di Dio, nonché i soccorsi, la pace e la tranquillità concessi da Dio per sua intercessione. 

Da qui ebbero origine quei titoli insigni con i quali i popoli cattolici la salutarono Ausiliatrice dei cristiani, Soccorritrice, Consolatrice, Arbitra delle guerre, Trionfatrice, Apportatrice di pace.

Fra tali titoli si vuole in primo luogo ricordare quello così solenne del Rosario, con cui furono consacrati all’immortalità i sommi suoi benefici verso l’intera cristianità.

Pertanto, poiché risulta che questa preghiera è tanto cara alla Vergine, e tanto efficace per la difesa della Chiesa e del popolo cristiano, nonché per impetrare da Dio pubblici e privati benefici, non stupisce che anche altri Pontefici, Nostri Predecessori, si siano adoperati con parole di altissimo encomio per diffonderla. 

Mossi da queste considerazioni e dagli esempi dei Nostri Predecessori, riteniamo assai opportuno, nelle presenti circostanze, ordinare solenni preghiere affinché la Vergine augusta, invocata col santo Rosario, ci impetri da Gesù Cristo, Suo Figlio, aiuti pari ai bisogni.

Voi vedete, Venerabili Fratelli, le incessanti e gravi lotte che travagliano la Chiesa. La pietà cristiana, la pubblica moralità e la stessa fede – il più grande dei beni, e fondamento di tutte le altre virtù – sono esposte a pericoli sempre più gravi. 

Così pure Voi non solo conoscete la Nostra difficile situazione e le Vostre molteplici angustie, ma per la carità che a Noi sì strettamente Vi unisce, Voi le soffrite insieme con Noi.

Ma il fatto più doloroso e più triste di tutti è che tante anime, redente dal sangue di Gesù Cristo, come afferrate dal turbine di questa età aberrante, vanno precipitando in un comportamento sempre peggiore, e piombano nell’eterna rovina.

Il bisogno dunque del divino aiuto non è certamente minore oggi di quando il glorioso San Domenico introdusse la pratica del Rosario Mariano per guarire le piaghe della società. 

Egli, illuminato dall’alto, vide chiaramente che contro i mali del suo tempo non esisteva rimedio più efficace che ricondurre gli uomini a Cristo, che è "via, verità e vita", mediante la frequente meditazione della Redenzione, ed interporre presso Dio l’intercessione di quella Vergine a cui fu concesso di "annientare tutte le eresie". 

Per questo motivo egli compose la formula del sacro Rosario in modo che fossero successivamente ricordati i misteri della nostra salvezza, e a questo dovere della meditazione s’intrecciasse un mistico certo di salutazioni angeliche, intercalate dalla preghiera a Dio, Padre del Nostro Signore Gesù Cristo. 

Noi dunque, che andiamo ricercando un uguale rimedio a simili mali, non dubitiamo che la stessa preghiera, introdotta dal santo Patriarca con così notevole vantaggio per il mondo cattolico, tornerà efficacissima nell’alleviare anche le calamità dei nostri tempi.

Noi pensiamo che sia da attribuire a divino favore il fatto che, anche in momenti tanto burrascosi per la Chiesa come questi, si siano mantenute salde e fiorenti nella maggior parte del popolo cristiano l’antica venerazione e la pietà verso la Vergine augusta.

Ma ora Noi speriamo che, incitati da queste Nostre esortazioni ed infiammati dalle Vostre parole, i fedeli si metteranno con sempre più ardente entusiasmo sotto la protezione e l’assistenza di Maria, e continueranno ad amare con crescente fervore la pratica del Rosario, che i nostri padri solevano considerare non solo come un potente aiuto nelle calamità, ma anche come un nobile distintivo della cristiana pietà. 

La celeste Patrona del genere umano accoglierà benigna le umili e concordi preghiere, e agevolmente otterrà che i buoni si rinvigoriscano nella pratica della virtù; che gli erranti ritornino in sé e si ravvedano; e che Dio, vindice delle colpe, piegato a misericordiosa clemenza, allontani i pericoli e restituisca al popolo cristiano e alla società la anto desiderata tranquillità.

Leone XIII “SUPREMI APOSTOLATU, settembre 1883

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4 maggio 2026

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La Santa Vergine Maria: una Maternità vera nel cuore della Chiesa



a cura di Veronica Cireneo

Un piccolo, doveroso omaggio alla Beata Vergine Maria, Regina del Santo Rosario e nostra Madre, nel mese di maggio a Lei dedicato. Buona lettura.

§§§

«Abbiamo una Madre!» — questa esclamazione racchiude una profonda verità di fede. La ragazza di Nazareth, scelta da Dio per essere la Madre di Gesù, non appartiene solo al passato della storia della salvezza: è anche nostra Madre.
Ai piedi della croce, Gesù dice: «Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua madre» (Gv 19,26-27).
In quel momento decisivo, Maria ci viene donata come Madre. Ma cosa significa realmente? È solo un bel modo per dire che Maria si prende cura di noi? Gesù ci "presta" Maria come una sorta di madre adottiva, in senso figurato? La maternità di Maria nei confronti dei cristiani non è una situazione "finta": è un legame vero che tocca la parte più intima del nostro essere. Anzi, questo legame è persino più profondo di quello che ci unisce alle nostre madri biologiche!

Chi è il "Cristo totale"?

Molti fraintendimenti su Maria derivano, nella loro essenza, da fraintendimenti su Gesù stesso: la Madre può essere compresa solo alla luce del Figlio. E chi è questo Figlio? Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo.
Maria è sua Madre perché gli ha dato un corpo umano, rendendo possibile l'ingresso della seconda Persona della Santissima Trinità nella nostra storia.
La tradizione parla del "Cristo nella sua interezza": non solo Gesù stesso, il Capo, ma anche tutti coloro che sono uniti a Lui come membri del Suo Corpo, che è la Chiesa. Pertanto, Gesù non è isolato: vive unito a noi e noi a Lui. E come in un corpo c'è un'anima che dà vita a tutte le sue membra, così anche in questo Corpo Mistico è lo Spirito Santo che dà vita, unisce e fa crescere tutti in Cristo.

Non si tratta di una relazione meramente simbolica, ma di un'unione vera e vitale, più profonda di qualsiasi legame naturale o fisico. Mentre le membra del corpo umano sono unite da vincoli materiali, noi siamo uniti a Cristo per grazia, che è partecipazione alla vita stessa di Dio. Questa unione interiore, operata dallo Spirito Santo, raggiunge l'essenza più profonda della persona e non si dissolve con la morte, anzi, è chiamata a crescere fino alla sua pienezza. È in questa unione che troviamo la nostra vera identità e il significato ultimo della nostra esistenza: vivere uniti a Cristo come membra viventi del suo Corpo.

Maria, di chi è la madre?

Arriviamo quindi a Maria, Madre del “Cristo nella sua interezza”. Quando l’angelo Gabriele accolse il suo “sì”, non fu accettata solo la maternità di Gesù, ma l’intero disegno di Dio: diventare sua Madre e, in Lui, anche nostra Madre. Nel suo grembo, per opera dello Spirito Santo, si formò il corpo umano di Gesù; ma, nel suo cuore, da allora ha accolto tutti noi come suoi figli. Ciò che accade sul Calvario, quando Gesù ce la dona come Madre, non è qualcosa di completamente nuovo, ma la conferma di questo mistero iniziato con l’Annunciazione.

Conclusione

Alla luce di questa profonda unione tra noi e Gesù, la maternità di Maria si comprende meglio. Essendo la Madre del Capo, è anche, in un certo senso, la Madre di tutto il Corpo. È a questa vita di grazia che Maria ha detto "sì"; è a questa vita che ha aperto il suo cuore come un vero grembo spirituale. Ed è in questa vita che continua a prendersi cura di noi, a nutrirci e ad educarci come suoi figli. Una vita che non si conclude con la morte, ma trova la sua pienezza nella perfetta unione con Cristo, suo Figlio – un'unione in cui anche la maternità di Maria raggiunge la sua massima espressione. Nulla sulla terra è paragonabile all'amore di una madre, eppure l'amore di Maria per noi è ancora più profondo.

Grazie, cara mamma!

4 maggio 2026

Articolo comparso in origine sul sito portoghese della FSSP  ( società di vita apostolica di diritto pontificio. I suoi membri sono sacerdoti cattolici dediti al ministero pastorale e alla formazione e santificazione dei sacerdoti).

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venerdì, maggio 01, 2026

Il catechismo del buon esempio/5: L'importanza del Silenzio Liturgico. Mauro Bonaita




a cura di Veronica Cireneo 

Uno dei guasti più gravi che la Riforma ha prodotto nella Santa Messa, non è stato tanto il divieto dell'uso della lingua latina, quanto l'assalto al silenzio: silenzio sacro che è parte integrante della liturgia e condizione privilegiata e indispensabile, perché l'anima si metta in intimo colloquio col Suo Signore. Ma il continuo botta e risposta, tra il celebrante e i fedeli previsto nel Rito Riformato, anche a ridosso dei momenti centrali e più solenni della Santa Messa, sommato ad un diffuso chiacchiericcio di base, se non lo impediscono in pieno, certamente non lo agevolano. Approfondisce l'argomento l'amico Mauro Bonaita in questo studio, corrispondente alla quinta parte della sua  Rubrica: "Il Catechismo del buon esempio".  Buona lettura

§§§

 OSSERVARE IL SACRO SILENZIO COME PARTE INTEGRANTE DELLA LITURGIA

Il “Sacrosantum Concilium” [1] parla di un “sacro silenzio” in cui Dio si comunica a noi. Il silenzio durante la liturgia, parte integrante di essa, ci permette di stare in raccoglimento per ascoltare la Sua Voce. E dovremmo favorire e rispettare anche il raccoglimento degli altri,  perché il sacro silenzio non è una semplice norma di rispetto umano, ma è anche e soprattutto un “precetto liturgico”.

Il Messale Romano così ne parla:

"Si deve anche osservare, a suo tempo, il sacro silenzio, come parte della celebrazione. La sua natura dipende dal momento in cui ha luogo, nelle singole celebrazioni. Così, durante l’atto penitenziale e dopo l’invito alla preghiera, il silenzio aiuta il raccoglimento; dopo la lettura o l’omelia, è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltato; dopo la Comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica.

Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sagrestia e nel luogo dove si assumono i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione". [2]

Ci sono quindi diversi momenti per questo silenzio: prima della messa, dopo l’atto penitenziale, dopo la preghiera del Padre Nostro e dopo la Comunione: è di quest’ultimo momento che ci vorremmo qui occupare.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica così recita:

La presenza eucaristica di Cristo inizia al momento della Consacrazione e dura finché sussistono le specie eucaristiche”. [3]

(...) sussistenza che la scienza comprende nell'arco di tempo di circa 15 minuti.

La manducazione della Santa Ostia non è un semplice processo della digestione, ma è la “compenetrazione” di Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo con la nostra duplice natura: corpo e anima. Laddove il corpo si ciba degli “accidenti” , mentre l’anima si “nutre” della “sostanza” (...)

Il nutrimento di cui si beneficia l’anima è dato dai frutti della Santa Comunione che sono: l’accrescimento della nostra unione a Cristo [CCC 1391.], l'accrescimento e rinnovamento della vita di grazia ricevuta nel Battesimo [CCC 1392.], la separazione dai peccati commessi e la preservazione da quelli futuri [CCC 1393.], la fortificazione della carità che, (…) vivificata, cancella i peccati veniali [CCC 1394.], la preservazione dai peccati mortali [CCC 1395.] e l'impegno nei confronti dei poveri [CCC 1397].

(...) il Sacro silenzio favorisce certamente la qualità di questi frutti, di cui sicuramente non c’è pericolo di farne indigestione.

Si capisce quindi che sarebbe opportuno, dopo la Comunione, evitando chiacchiericci o le corse al bar o al supermercato, restare per almeno 15 minuti in preghiera a raccogliere i frutti di questo mirabile Sacramento come raccomandano i Santi.

Trascorso questo tempo sarà opportuno lasciare silenziosamente la chiesa, anche per non distrarre quei fedeli che desiderano prolungare il loro ringraziamento e restare anche oltre il quarto d'ora in compagnia di Colui che Amiamo e che abbiamo ricevuto rendendoci Tabernacoli viventi, misteriosa realtà spiegata bene da questo episodio riguardante San Filippo Neri.

Si racconta che un giorno, mentre il Santo stava celebrando la Messa, un signore ricevette la Comunione e subito dopo uscì di chiesa, dimostrando di non avere riguardo per la Presenza del Signore in lui. San Filippo, allora, chiese a due chierichetti di seguire l’uomo, tenendo due candele accese. I due così fecero e quando l’uomo si accorse di loro, dopo un po’ di cammino per le strade di Roma, decise di tornare in chiesa a chiedere spiegazioni. San Filippo rispose dicendo che si deve rendere il dovuto rispetto al Signore che si sta letteralmente portando all’interno di sé. “Poiché trascuri di adorarlo – concluse – ho mandato due accoliti a prendere il tuo posto!”. Da allora, l’uomo decise di essere più consapevole della presenza di Dio. [4]

I chiacchiericci e le risate anche più innocenti, facciamole dunque fuori dai luoghi sacri riservati alla preghiera. alla contemplazione e al silenzio[5], affinché la nostra partecipazione liturgica, ed anche quella altrui, possa divenire più profonda, autentica e quindi: più fruttuosa.

Papa Pio XII nella Mediator Dei al riguardo dice:

Si allontanano dal retto sentiero coloro i quali (...) affermano e insegnano che, finita la Messa, non si deve prolungare il ringraziamento”. 

Mauro Bonaita, Reggio Emilia 

30 aprile a.D 2026

Per approfondire, consultare i seguenti documenti:

[1] – Sacrosantum Concilium [30.] – (Paolo VI - 4.12.1963)
[2] – “Messale Romano” [45.]
[3] – “Catechismo Chiesa Cattolica” [1377.]
[5] – “Catechismo Chiesa Cattolica” [2717.]
 
 
LINK DEL PDF:

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