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lunedì, giugno 22, 2026

La Comunione in bocca è Volontà di Dio e non può essere negata a nessuno (1/3). Mauro Bonaita

a cura di Veronica Cireneo 

 "La Comunione in mano è Volontà di Dio o volontà di satana?" Con questa domanda retorica, il nostro motto, gli Alleati dell'Eucarestia intendono escludere in toto che sia Volontà di Dio Essere afferrato con le mani. Non solo e non tanto per intuizione personale, quanto per adesione alla fede di sempre e alla Legge Universale della Chiesa, mai abrogata, che ordina che la Comunione in bocca non può essere negata a nessuno, Vedremo tre articoli su questo argomento. Il primo è il presente studio,  parte della rubrica: "Il catechismo del buon esempio", dove l'amico Mauro Bonaita, che ringraziamo di cuore, affronta e dimostra, documenti ufficiali alla mano, che ancora oggi la Chiesa ritiene la Comunione in bocca il modo più virtuoso di ricevere l'Eucarestia. Trovate qui le sei parti precedenti. In calce  ìl link al PDF per chi desideri stampare e diffondere ìl volantino relativo . Buona lettura.

§§§

EDUCHIAMO I PICCOLI CON IL BUON ESEMPIO: È IL CATECHISMO PIÙ VIRTUOSO 


 IL MODO PIU’ DEGNO DI RICEVERE L’EUCARESTIA

 

Per una vicinanza storica degli avvenimenti, il più delle persone sono convinte che il modo di ricevere l’Eucarestia sulla mano sia frutto della riforma liturgica del Concilio Vaticano II; in realtà, non c’è nulla di più falso e per salvaguardare la nostra fede, comprendere questo aspetto è di fondamentale importanza.

A seguito di reiterati abusi Eucaristici compiuti da alcune chiese particolari (Belgio, Germania e Olanda) che in disobbedienza alle disposizioni della Chiesa Cattolica di allora volevano ricevere l’Eucarestia sulla mano, nel modo che oggi, purtroppo, tutti conosciamo, Paolo VI scrisse l’istruzione Memoriale Domini.

La questione degli abusi venne sottoposta al Pontefice Paolo VI che sottomise la questione a tutti i Vescovi della Chiesa con tre domande. Leggiamo quanto raccolto nel sondaggio relativo:

“1) Si ritiene opportuno accogliere la petizione che, oltre al modo tradizionale di ricevere la Comunione, sia pure consentito di riceverla in mano?

        Sì: 567. No: 1233. Sì con riserva: 315. Schede nulle: 20

-2) Si è favorevoli a eventuali esperimenti di questo nuovo rito in piccole comunità, con l’assenso dell’ordinario del luogo?

Sì: 751. No: 1215. Schede nulle: 70.

- 3) Si pensa che i fedeli, dopo una ben condotta catechesi preparatoria, accetteranno volentieri questo nuovo rito?

Sì: 835. No: 1185. Schede nulle: 128.

Dalle risposte date risulta chiaramente il pensiero della grande maggioranza dei Vescovi: la disciplina attuale (cioè sulla lingua - Ndr) non deve subire mutamenti; anzi un eventuale cambiamento si risolverebbe in un grave disappunto per la sensibilità dell’orientamento spirituale dei Vescovi e di moltissimi fedeli.

[…] il Sommo Pontefice NON ha ritenuto opportuno cambiare il modo tradizionale con cui viene amministrata ai fedeli la santa Comunione.

Pertanto la Sede Apostolica esorta caldamente Vescovi, Sacerdoti e fedeli a osservare con amorosa fedeltà la disciplina in vigore, ora ancora una volta confermata”. [1]

Nella parte a seguire il Pontefice, piuttosto che procedere con una scomunica, volle disporre l’indulto di ricevere l’Eucarestia sulla mano SOLO per quelle chiese particolari dove l’abuso veniva già compiuto. Ma continuiamo a leggere:

Se poi in qualche luogo fosse stato già introdotto l'uso contrario, quello cioè di porre la santa Comunione nelle mani dei fedeli, la sede apostolica, nell'intento di aiutare le Conferenze Episcopali a compiere il loro ufficio pastorale, reso non di rado ancor più difficoltoso dall’attuale situazione, affida alle medesime conferenze il compito di vagliare attentamente le eventuali circostanze particolari, purché sia scongiurato ogni pericolo di mancanza di rispetto all'eucaristia o di deviazioni dottrinali su questo Santissimo Sacramento, e sia eliminato con cura ogni altro inconveniente.[2]”

Considerando il modo di ricevere l’Eucarestia sulla mano addirittura un “inconveniente”, l’’intento di Paolo VI era quello di ri-convertire quei fedeli, con azioni pastorali, a tornare a ricevere l’Eucarestia nel modo più degno: sulla lingua. Si continui a leggere:

In questi casi, per un'opportuna normativa del nuovo uso (Eucarestia sulla mano – Ndr), le Conferenze Episcopali, esaminata con prudenza la cosa, prenderanno le loro deliberazioni con votazione segreta, a maggioranza di due terzi, e presenteranno poi il tutto alla Santa Sede, per averne la necessaria conferma, allegandovi una accurata esposizione dei motivi che le hanno indotte alle deliberazioni stesse. [3]”

Qui sopra si chiese alle Conferenze Episcopali di valutare quei singoli casi di chiese particolari (singole diocesi) con estrema prudenza e perizia.

Ciò che avvenne successivamente fu un totale fraintendimento degli intenti del Pontefice da parte delle Conferenze Episcopali, che intrapresero un processo di indulgenza indiscriminato verso tutte le Diocesi a loro affidate e nelle intere nazioni e non singolarmente distinguendo caso per caso e la prima nazione ad applicare l'indulto, a tutto raggio, fu il Belgio, nel 1969

Per i dettagli si raccomanda la lettura di due volumi illuminanti: il primo del Vescovo Juan Rodolfo Laise (“Comunione sulla mano: Documenti e storia”) e il secondo volume, con prefazione del Card. Robert Sarah, scritto da don Federico Bortoli (“La distribuzione della Comunione sulla mano. Profili storici, giuridici e pastorali.”)

L’Eucarestia sulla mano dunque è tollerata sotto un labile indulto che potrebbe essere ritirato in qualsiasi momento per volontà di un qualsiaso Vescovo di una qualsiasi chiesa particolare (si prenda in esame il caso del Vescovo della diocesi di Oruro in Colombia nel 2016).

Mentre, a motivo di quanto riportato sopra si ribadisce con certezza che l’Eucarestia sulla lingua, è il modo più degno, più fruttuoso e rispettoso per la Fede di sempre e non può essere cambiato.

Non fu un caso se proprio Papa Montini nel 12972 cito' la famosa frase:

Si direbbe che da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”.[4]

Non passarono neppure sei mesi da questa sua famosa frase che Paolo VI fece pubblicare alcune precisazioni circa la devozione dovuta alla Santissima Ostia raccolte nell’istruzione “Immensae Caritatis” del 29.01.1973 sotto la sezione: ”DEVOZIONE E RISPETTO VERSO IL SANTISSIMO SACRAMENTO QUANDO IL PANE EUCARISTICO VIENE DEPOSTO NELLA MANO DEL FEDELE”. Tale istruzione impartisce le seguenti raccomandazioni:

- Attenzione ai frammenti sia da parte del ministro che del fedele

- Impartire specifiche catechesi sulla “presenza reale” di Cristo

- Necessità di adorazione e culto di latria verso le specie sacramentali al pari di Dio

- Impartire specifiche catechesi sui beni e i frutti della Santa comunione

Già per il solo fatto che non siano necessarie tali precisazioni quando si ricevere l’eucarestia in bocca dovrebbe far rigettare a tutti i fedeli questo modo.

Un altro aspetto da tenere presente circa il modo più degno di ricevere l’Eucarestia, è la postura di adorazione del corpo; all’istruzione [90.] della “Redemptionis Sacramentum” troviamo scritto:

«I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi»,e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme».[6]

Come già abbiamo illustrato alla catechesi numero 2 circa l’inginocchiarsi come atteggiamento di ”adorazione” durante la consacrazione, tanto più sarà dovuto tale atteggiamento quando ci accostiamo al Corpo di Cristo affinché il nostro corpo sia armoniosamente assoggettato alle Verità di fede comunicate al nostro intelletto e ai sinceri sentimenti della nostra anima verso Dio.

Quindi, il modo più degno che la Chiesa Cattolica ancora oggi conferma e raccomanda è di stare in ginocchio e di ricevere il Corpo di Cristo sulla lingua.

Mauro Bonaita,  Reggio Emilia 

Lunedì 22 giugno 2026

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Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[1] – Memoriale Domini (Paolo VI – 29.05.1969)
[2] – Ibidem
[3] – Ibidem
[4] – Omelia di Paolo VI del 29.06.1972
[5] – “Immensae Caritatis” (Paolo PP. VI – 29.01.1973)

•  Link al PDF (utile a chi voglia stampare e diffondere in parrocchia

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lunedì, giugno 01, 2026

Il Catechismo del buon esempio/6: Il Digiuno Eucaristico. Mauro Bonaita


 Balaustra (San Giacomo). Firenze 

a cura di Veronica Cireneo 

Dopo la breve pausa social di maggio, il sito riprende oggi la sua attività con la sesta parte della rubrica: "Il Catechismo del buon esempio" , dove Mauro Bonaita illustra i passaggi storici e le dovute riflessioni circa il delicato tema del Digiuno Eucaristico. Buona lettura e diffusione

§§§

NON SCANDALIZZIAMO I “PICCOLI” DEL CATECHISMO: EDUCHIAMOLI COL BUON ESEMPIO.

Quello del buon esempio è il  Catechismo più virtuoso


 Il DIGIUNO EUCARISTICO

Per digiuno eucaristico s’intende quel necessario periodo di tempo che precede l’assunzione del Corpo di Cristo e che è regolamentato da norme e istruzioni della Chiesa a beneficio dei fedeli. Si riporta di seguito parte della Costituzione Apostolica di Pio XII “CHRISTUS DOMINUS” a proposito “Della Disciplina da osservare circa il digiuno eucaristico":

"L'astinenza (…) dal cibo e dalla bevanda si addice alla somma riverenza che dobbiamo avere verso la suprema Maestà di Gesù Cristo, quando ci accostiamo a riceverlo nascosto sotto i veli eucaristici. Inoltre, ricevendo il suo corpo e il suo sangue preziosissimo, prima di qualsiasi alimento, dimostriamo chiaramente che esso è il Primo e sommo nutrimento, che sostenta la nostra anima e ne accresce la santità. Ben a ragione, quindi, Sant'Agostino osserva: «Piacque allo Spirito Santo che ad onore di sì grande Sacramento il Corpo del Signore entrasse nella bocca del cristiano prima di qualunque altro cibo.

(…) del resto tutti sanno per esperienza che, secondo le stesse leggi della natura umana, quando il corpo non è aggravato dal cibo, la mente diviene più agile e si applica con maggiore efficacia a meditare quell'ineffabile e sublime mistero, che si compie nello spirito come in un tempio, accrescendone l'amore divino (…) " Pio XII (06.01.1953). [1]

La norma generale allora valevole (1953), per fedeli e sacerdoti in stato di buona salute e non afflitti da pesanti incarichi, era quella di ricevere l’eucarestia a digiuno dalla mezzanotte del giorno precedente.

Continuando la lettura della “Christus Dominus”, è da far notare che la mitigazione delle norme nel corso della storia fu voluta: non per una riduzione della gravità del mancato adempimento del digiuno eucaristico (che in tempi antichi fu punito anche con la scomunica), ma per non indebolire i sacerdoti che, a causa del crescente numero di fedeli, impari rispetto al numero di sacerdoti, si indebolivano troppo per portare a termine le loro giornate piene di spostamenti (spesso a piedi) e celebrazioni. Furono quindi mitigate in atto di pietà verso il fervore sacerdotale. Si ricorda inoltre che in quel periodo storico Pio XII introdusse la messa vespertina (serale) che rese necessario concedere, per questa circostanza, la norma che prevedeva tre ore di digiuno, dato che dalla mezzanotte del giorno precedente sarebbe stato eccessivo.

Tale disciplina è oggi regolamentata dal Codice di Diritto Canonico (sembrerebbe sia valevole dal 1964 [N.B.]) che afferma quanto segue:

[919] - §1. Chi intende ricevere la santissima Eucaristia si astenga per lo spazio di almeno un'ora prima della sacra comunione da qualunque cibo o bevanda, fatta eccezione soltanto per l'acqua e le medicine. [2]

Purtroppo non è raro vedere fedeli che durante la liturgia masticano caramelle o consumano piccoli alimenti. Risulta come una stonatura constatare che nei tempi moderni tali norme siano mitigate invece che fatte più rigorose. Anche la vita sacerdotale, del resto, ha beneficiato delle comodità dei tempi moderni: alimentazione più agevole, mezzi di trasporto rapidi e mezzi di comunicazione immediati.

Pio XII, al termine della sua Costituzione Apostolica, rivolse ai fedeli un’esortazione che conserva intatta tutta la sua attualità: 

(…) intendiamo, tuttavia , con questa Costituzione Apostolica confermare in tutto il suo vigore la legge e la consuetudine del digiuno eucaristico ed esortare coloro che possono farlo a continuare nell'esatta osservanza di essa, in maniera che solamente quelli che versano nella necessità si avvalgano di tali concessioni e nei limiti imposti dalla stessa necessità.”

È quindi lasciato al fervore soggettivo riscoprire il valore di tale disciplina per un corpo totalmente offerto a Dio e tornare - chi lo desiderasse, a consuetudini antiche si, ma forse più rispondenti per questi tempi moderni e travagliati - alle tre ore invece che una sola.

Accostiamoci dunque al nostro Dio col Cuore affamato e assetato di Lui, desiderosi di nutrirci del Suo Corpo e accostarci al calice del Suo Sangue prezioso:

 "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati" . (Mt 5,6) 

P. S. - Per le ultime mitigazioni vigenti a favore degli anziani e dei malati, si legga l’istruzione  Immensae Caritatis della Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti del 29 gennaio 1973.

 

Mauro Bonaita, Reggio Emilia 

1 giugno a.D. MMXXVI 


• NOTE

[2] – Codice Di Diritto Canonico [CDC.919]
[N.B.]: non siamo stati in grado di ritrovare alcun documento che confermi il contenuto dell’articolo del CDC.919. Invitiamo le persone di buona volontà, che ne fossero a conoscenza, a volercelo segnalare.
 
 
LINK AL VOLANTINO *.PDF: (per chi voglia stampare e diffonderlo)
 

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venerdì, maggio 01, 2026

Il catechismo del buon esempio/5: L'importanza del Silenzio Liturgico. Mauro Bonaita




a cura di Veronica Cireneo 

Uno dei guasti più gravi che la Riforma ha prodotto nella Santa Messa, non è stato tanto il divieto dell'uso della lingua latina, quanto l'assalto al silenzio: silenzio sacro che è parte integrante della liturgia e condizione privilegiata e indispensabile, perché l'anima si metta in intimo colloquio col Suo Signore. Ma il continuo botta e risposta, tra il celebrante e i fedeli previsto nel Rito Riformato, anche a ridosso dei momenti centrali e più solenni della Santa Messa, sommato ad un diffuso chiacchiericcio di base, se non lo impediscono in pieno, certamente non lo agevolano. Approfondisce l'argomento l'amico Mauro Bonaita in questo studio, corrispondente alla quinta parte della sua  Rubrica: "Il Catechismo del buon esempio".  Buona lettura

§§§

 OSSERVARE IL SACRO SILENZIO COME PARTE INTEGRANTE DELLA LITURGIA

Il “Sacrosantum Concilium” [1] parla di un “sacro silenzio” in cui Dio si comunica a noi. Il silenzio durante la liturgia, parte integrante di essa, ci permette di stare in raccoglimento per ascoltare la Sua Voce. E dovremmo favorire e rispettare anche il raccoglimento degli altri,  perché il sacro silenzio non è una semplice norma di rispetto umano, ma è anche e soprattutto un “precetto liturgico”.

Il Messale Romano così ne parla:

"Si deve anche osservare, a suo tempo, il sacro silenzio, come parte della celebrazione. La sua natura dipende dal momento in cui ha luogo, nelle singole celebrazioni. Così, durante l’atto penitenziale e dopo l’invito alla preghiera, il silenzio aiuta il raccoglimento; dopo la lettura o l’omelia, è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltato; dopo la Comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica.

Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sagrestia e nel luogo dove si assumono i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione". [2]

Ci sono quindi diversi momenti per questo silenzio: prima della messa, dopo l’atto penitenziale, dopo la preghiera del Padre Nostro e dopo la Comunione: è di quest’ultimo momento che ci vorremmo qui occupare.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica così recita:

La presenza eucaristica di Cristo inizia al momento della Consacrazione e dura finché sussistono le specie eucaristiche”. [3]

(...) sussistenza che la scienza comprende nell'arco di tempo di circa 15 minuti.

La manducazione della Santa Ostia non è un semplice processo della digestione, ma è la “compenetrazione” di Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo con la nostra duplice natura: corpo e anima. Laddove il corpo si ciba degli “accidenti” , mentre l’anima si “nutre” della “sostanza” (...)

Il nutrimento di cui si beneficia l’anima è dato dai frutti della Santa Comunione che sono: l’accrescimento della nostra unione a Cristo [CCC 1391.], l'accrescimento e rinnovamento della vita di grazia ricevuta nel Battesimo [CCC 1392.], la separazione dai peccati commessi e la preservazione da quelli futuri [CCC 1393.], la fortificazione della carità che, (…) vivificata, cancella i peccati veniali [CCC 1394.], la preservazione dai peccati mortali [CCC 1395.] e l'impegno nei confronti dei poveri [CCC 1397].

(...) il Sacro silenzio favorisce certamente la qualità di questi frutti, di cui sicuramente non c’è pericolo di farne indigestione.

Si capisce quindi che sarebbe opportuno, dopo la Comunione, evitando chiacchiericci o le corse al bar o al supermercato, restare per almeno 15 minuti in preghiera a raccogliere i frutti di questo mirabile Sacramento come raccomandano i Santi.

Trascorso questo tempo sarà opportuno lasciare silenziosamente la chiesa, anche per non distrarre quei fedeli che desiderano prolungare il loro ringraziamento e restare anche oltre il quarto d'ora in compagnia di Colui che Amiamo e che abbiamo ricevuto rendendoci Tabernacoli viventi, misteriosa realtà spiegata bene da questo episodio riguardante San Filippo Neri.

Si racconta che un giorno, mentre il Santo stava celebrando la Messa, un signore ricevette la Comunione e subito dopo uscì di chiesa, dimostrando di non avere riguardo per la Presenza del Signore in lui. San Filippo, allora, chiese a due chierichetti di seguire l’uomo, tenendo due candele accese. I due così fecero e quando l’uomo si accorse di loro, dopo un po’ di cammino per le strade di Roma, decise di tornare in chiesa a chiedere spiegazioni. San Filippo rispose dicendo che si deve rendere il dovuto rispetto al Signore che si sta letteralmente portando all’interno di sé. “Poiché trascuri di adorarlo – concluse – ho mandato due accoliti a prendere il tuo posto!”. Da allora, l’uomo decise di essere più consapevole della presenza di Dio. [4]

I chiacchiericci e le risate anche più innocenti, facciamole dunque fuori dai luoghi sacri riservati alla preghiera. alla contemplazione e al silenzio[5], affinché la nostra partecipazione liturgica, ed anche quella altrui, possa divenire più profonda, autentica e quindi: più fruttuosa.

Papa Pio XII nella Mediator Dei al riguardo dice:

Si allontanano dal retto sentiero coloro i quali (...) affermano e insegnano che, finita la Messa, non si deve prolungare il ringraziamento”. 

Mauro Bonaita, Reggio Emilia 

30 aprile a.D 2026

Per approfondire, consultare i seguenti documenti:

[1] – Sacrosantum Concilium [30.] – (Paolo VI - 4.12.1963)
[2] – “Messale Romano” [45.]
[3] – “Catechismo Chiesa Cattolica” [1377.]
[5] – “Catechismo Chiesa Cattolica” [2717.]
 
 
LINK DEL PDF:

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venerdì, aprile 17, 2026

Il catechismo del buon esempio (4). L'eresia del "sacerdozio universale" e il momento del Padre Nostro. Mauro Bonaita



a cura di Veronica Cireneo 

Se i fedeli in chiesa tenessero le mani al loro posto, cioè giunte dall'inizio alla fine della celebrazione eucaristica  - in chiesa si va per pregare e quando si prega bisogna tenere le mani giunte - tanti problemi irrituali e sacrileghi decadrebbero da sé: come il prendersi per mano al Padre nostro, spalancarle verso il Cielo, stringerle per la pace a destra e a manca  e soprattutto afferrare l'Ostia con le mani. Tanto premesso approfondiremo in questa sede cosa si intenda con l'affermazione, sempre più ricorrente: "Siamo tutti sacerdoti"   e quale sia appunto il modo più virtuoso di tenere le mani al momento della recita del Padre Nostro. Argomenti interessanti, affrontati dall'amico Mauro Bonaita in questa quarta puntata della Rubrica: "Il catechismo del buon esempio" . Buona lettura, stampa e diffusione del volantino in PDF in calce.

§§§


SACERDOZIO DELL’ORDINE E SACERDOZIO COMUNE: IL MOMENTO DEL PADRE NOSTRO"


La lex orandi non si può scostare dalla lex credendi. Assieme si manifestano nella lex vivendi.

• La gestualità del corpo è espressione e immagine della nostra fede; è quindi di grande importanza assimilare la corretta gestualità durante la preghiera e la liturgia per educarci alla vera fede cattolica che ci invita a coltivare quell’amore divino che si distingue da quello puramente umano e filantropico: la Caritas e non il Philia, la Carità e non la fratellanza umana.

Tra i vari momenti dove è richiesta una particolare gestualità, vi è il momento del Padre Nostro. Nella sezione “Precisazioni” del Messale Romano, circa la recita del Padre Nostro, è scritto:

escludendo gesti non rispondenti all’orientamento specifico della preghiera rivolta a Dio Padre, si possono tenere le braccia allargate”. 

Oltre a gesti non previsti e non consoni alla preghiera rivolta a Dio Padre, che sono da abolire, in una lettura intellettualmente onesta si capisce che: le braccia allargate “si possono” tenere, non sta scritto “si devono” (...)

Pur non essendo esplicitamente proibite, le mani allargate non corrispondono a una verace partecipazione liturgica.

I fedeli non devono ripetere: né con le parole, né con le azioni ciò che dice e fa il sacerdote, la cui “singolare” funzione è reiterare il Sacrificio incruento in Nome e per Cristo Unico Salvatore applicando all’umanità intera i frutti dell’unico Sacrificio cruento. Il Messale infatti scrive e ripete: 

il sacerdote, con le braccia allargate (…)” e ancora “solo il sacerdote, con le mani allargate:(…)”. [2]

Le braccia allargate sarebbero più adatte in una preghiera privata, ma non nell’occasione della Messa dove siamo chiamati ad esprimere sentimenti di “filiale” comunione, in uno stato che anticipa la “Comunione dei Santi” col Corpo Mistico: la Chiesa gerarchica, in comunione con gli Angeli, i Santi, i diaconi, col presbitero, il Vescovo e il Papa, che fra le altre cose vengono nominati nella celebrazione per esprimere maggiormente una unione personale e intima con loro; quindi, una preghiera “verticalizzata” verso l’alto, che tende a Cristo.

Sono certamente da aborrire anche alcuni atteggiamenti di preghiera “orizzontale”, come le “catene umane”, mano nella mano, che sono gesti camerateschi che nulla hanno a che fare col Sacrificio del Calvario (...)

Purtroppo, però è da constatare che spesso in alcune parrocchie anche questo momento diventa espressione di una fede protestantizzata: protestantesimo che ha tra i capisaldi l’eresia del “sacerdozio universale” attraverso cui ogni fedele avrebbe accesso diretto a Dio senza necessità di alcun intermediario, come invece lo è necessariamente il sacerdote.

Noi cattolici ci discostiamo nettamente da questo concetto riconoscendo la distinzione che c'è tra: “sacerdozio comune dei battezzati” e “sacerdozio dell’ordine”.

Il primo, il sacerdozio dei battezzati, è accessibile col sacramento del battesimo, il secondo, quello dei consacrati, è distintivo dei soli sacerdoti e si assume attraverso il Sacramento dell’Ordine.

Fu Sant’Agostino a formulare la celebre espressione:

Per voi infatti sono Vescovo, con voi sono cristiano. Quel nome (Vescovo – ndr) è segno dell'incarico ricevuto, questo (cristiano – ndr) della grazia; quello è occasione di pericolo, questo di salvezza.” [3]

È necessario comprendere bene cosa volesse dire Sant’Agostino riferendosi al suo essere Vescovo. Egli, infatti, sentiva il peso del suo incarico messo a servizio dei fedeli, disponendo loro i Sacramenti di Cristo per la salvezza eterna. A llo stesso tempo definiva il suo essere cristiano uno stato di grazia per la salvezza che anch’egli aveva ricevuto col Battesimo, al pari dei fedeli a lui affidati.

È in questo sentire e vivere il nostro “sacerdozio comune” dei battezzati e il “sacerdozio dell’ordine” dei nostri Pastori che si dovrebbero differire le posture dei fedeli e dei Sacerdoti:

- i primi con le mani giunte in segno di affidamento ai Pastori e

- i secondi con le braccia allargate in segno di offerta a Dio Padre delle preghiere e delle sofferenze del popolo che si uniscono al Sacrificio dell’Unico Pastore che è il Figlio: Cristo Gesù.

Non importa quanto giudichiamo buono o cattivo il tal celebrante.

La Messa è un rito soprannaturale dove Cristo è Sommo Sacerdote e il Sacramento agisce, tecnicamente parlando, “ex opere operato”, cioè “per il fatto stesso di aver fatto la cosa”.

Non a caso tale tecnicismo fu definito durante il Concilio di Trento (1547) per combattere le eresie Luterane che avevano in odio la gerarchia ecclesiastica.


Guardiamo allora e imitiamo Maria SS., nostra Maestra di Vita, che durante le orazioni teneva sempre le Sue Mani umilmente giunte.

 

 Mauro Bonaita, Alleati di Reggio Emilia 

17 aprile a.D. 2026

•••

LINK AL PDF:

Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[1] – “Messale Romano” [precisazioni - 8.]
[2] – Ibidem [Terza parte: Santa Comunione]
[3] – Discorso 340 – Sant’Agostino

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sabato, marzo 21, 2026

Il Catechismo del buon esempio (3). Il segno della Pace. Mauro Bonaita


Volantino n.3: Ìl segno della Pace

a cura di Veronica Cireneo 

Nella Messa Tridentina il segno della pace tra fedeli non è contemplato, ma nel rito riformato, anche se si potrebbe omettere, esiste e in molti casi diventa occasione di disordine e distrazione. Ma come scambiarsi il segno della pace in modo corretto? Ce ne parla Mauro Bonaita in questo terza parte (qui potete trovare la prima e qui la secondadella sua rubrica: "Il Catechismo del buon esempio", che prende le mosse dai documenti ufficiali ecclesiali. In calce all'articolo trovate il PDF del volantino da stampare e diffondere nelle Parrocchie e in ogni luogo opportuno e non opportuno.  Buona lettura

§§§

Rubrica:

"Il catechismo del Buon esempio. Quello più virtuoso” 

 IL “SEGNO” DELLA PACE DEVE CONVERGERE NEL SACRAMENTO DELLA PACE

Il momento del segno di pace durante la messa, si sa, è diventata occasione per esprimere sentimenti di affetto umano e troppo spesso diventa quindi occasione per dare sfogo a effusioni eccessive, egocentriche e disordinate che distraggono la celebrazione dal vero significato: l’unione al sacrificio di redenzione che di lì a poco viene annunciato nella frazione del Pane che unisce tutti i membri della Chiesa nel Corpo di Cristo morto e risorto per salvarci. Sul modo giusto di scambiarsi il segno della Pace, il “Nuovo ordinamento del Messale Romano” [1] e la “Redemptionis Sacramentum” [2] recitano quanto segue:

“Conviene che ciascuno dia la pace soltanto a coloro che gli stanno più vicino, in modo sobrio. Il Sacerdote può dare la pace ai ministri, rimanendo tuttavia sempre nel presbiterio, per non disturbare la celebrazione.”

Certi usi bizzarri e piuttosto indegni, comparsi soprattutto dopo il covid, sviliscono il concetto e il valore stesso della Pace e insinuano ancora una volta quel falso senso di carità e di fratellanza umana che, esalta l’uomo ed, esclude Dio presente sull’Altare.

Le cattive interpretazioni furono già oggetto di tentativi di correzione anche da parte della “Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti” con la lettera Circolare “L’Espressione rituale del dono della Pace nella Messa” del 2014 [3] che recita quanto segue:

Se si prevede che esso non si svolgerà adeguatamente a motivo delle concrete circostanze o si ritiene pedagogicamente sensato non realizzarlo in determinate occasioni, si può omettere e talora deve essere omesso….”

E continua:

“...ad ogni modo, sarà necessario che nel momento dello scambio della pace si evitino definitivamente alcuni abusi come:

-l’introduzione di un “canto per la pace”, inesistente nel Rito romano

- lo spostamento dei fedeli dal loro posto per scambiarsi il segno della pace tra loro.

 

l’allontanamento del sacerdote dall’altare per dare la pace a qualche fedele.

- ( si eviti) che in alcune circostanze, come la solennità di Pasqua e di Natale, o durante le celebrazioni rituali, come il Battesimo, la Prima Comunione, la Confermazione, il Matrimonio, le Sacre Ordinazioni, le Professioni Religiose e le Esequie, lo scambio della pace sia occasione per esprimere congratulazioni, auguri o condoglianze tra i presenti.”

C'è inoltre un ulteriore chiarimento da fare - ne parleremo più a fondo nella puntata successiva - e riguarda l'uso errato di darsi la mano al Padre Nostro. Ci sono varie testimonianze sull'argomento, ma qui riportiamo la rivelazione privata, ricevuta da Maria Simma da parte delle anime del Purgatorio.

Al quesito espresso dall’ intervistatore che le chiese:

Furono le anime del Purgatorio a dirle che lo scambiarsi il segno di pace ed il darsi la mano durante il ‘Padre Nostro’ non va bene? ”

 Ella rispose:

, furono loro”.

Concludendo si può dire che, per mitigare certi usi, l’atteggiamento più opportuno in questo momento della Messa potrebbe essere quello di rimanere inginocchiati come elogiato nel “Nuovo Ordinamento del Messale Romano” che recita così:

"Dove vi è la consuetudine che il popolo rimanga in ginocchio dall’acclamazione del Santo fino alla conclusione della Preghiera eucaristica e prima della Comunione, quando il sacerdote dice – Ecco l’Agnello di Dio –, tale uso può essere lodevolmente conservato”.[4]

E considerando la situazione attuale, sarà utile e opportuno mantenere anche il capo chino: in alcune parrocchie "  creative" potrebbe risultare così prudente, da evitare circostanze imbarazzanti e di certo poco edificanti.

Laudetur Jesus Christus 

Mauro Bonaita, Reggio Emilia

Sabato 21 marzo a. D. 2026

Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[2] – “Redemptionis Sacramentum” [72.]


Link al PDF del volantino da stampare e diffondere 

https://drive.google.com/file/d/1dNzsUse8CftR0o1t0vrPeiUvkimxzVOH/view?usp=sharing

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sabato, marzo 14, 2026

Rubrica: "Il catechismo del buon esempio" .Volantino n. 2: insegnamo ai piccoli ad inginocchiarsi. M.Bonaita


a cura di Veronica Cireneo 

Perché inginocchiarsi ed insegnare anche agli altri a fare così? Cosa dicono i documenti ufficiali della Chiesa? Un piccolo excursus realizzato dall'amico Mauro Bonaita, in questa seconda parte ( qui potete trovare la prima) riguardante l'Adorazione eucaristia da indirizzare ai piccoli del catechismo. In fondo all'articolo, il PDF da stampare e diffondere in tutti i luoghi opportuni e non opportuni. Buona lettura 

§§§

NON SCANDALIZZIAMO I “PICCOLI” DEL CATECHISMO: EDUCHIAMOLI COL BUON ESEMPIO.
“Il catechismo del Buon esempio è il più virtuoso”
 L' ADORAZIONE EUCARISTICA, FIN DALLA CELEBRAZIONE LITURGICA
L’Ordinamento Generale del Messale Romano, circa il momento della Consacrazione, cita quanto segue:
S’inginocchino poi alla consacrazione, a meno che lo impediscano lo stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi. Quelli che non si inginocchiano alla consacrazione, facciano un profondo inchino mentre il sacerdote genuflette dopo la consacrazione.”
 
Poi continua:
 
“Dove vi è la consuetudine che il popolo rimanga in ginocchio dall’acclamazione del Santo fino alla conclusione della Preghiera eucaristica e prima della Comunione, quando il sacerdote dice Ecco l’Agnello di Dio, tale uso può essere lodevolmente conservato. [1]”
 
Già Sant' Agostino aveva detto:
«Nemo autem illam carnem manducat, nisi prius adoraverit; peccemus non adorando – Nessuno mangia questa carne senza prima adorarlapeccheremmo se non la adorassimo». Nell'Eucaristia, infatti, il Figlio di Dio ci viene incontro e desidera unirsi a noi; l'adorazione eucaristica non è che l'ovvio sviluppo della Celebrazione eucaristica, la quale è in sé stessa il più grande atto d'adorazione della Chiesa [2].”
 
“Così la carità ci porta a rendere a Dio ciò che in tutta giustizia gli dobbiamo in quanto creature. La virtù della religione ci dispone a tale atteggiamento". [3]
 
Della virtù della religione, l'adorazione è l'atto principale. Adorare Dio è riconoscerlo come Dio, come Creatore e Salvatore, Signore e Padrone di tutto ciò che esiste, Amore infinito e misericordioso. «Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai» (Lc 4,8), dice Gesù, citando il Deuteronomio (Dt 6,13)" . [4]
 
Il peccato di tentare Dio
Tra i peccati più gravi che si possono commettere, infatti, vi sono i peccati di “irreligione”, perché sono contro il primo comandamento. Tra i peccati di irreligione c’è l’azione di tentare Dio, che supponendo di avere un rapporto speciale con Lui, si ritiene di essere autorizzati a renderGli irriverenza:
 
L'azione di tentare Dio consiste nel mettere alla prova, con parole o atti, la sua bontà e la sua onnipotenza. È così che Satana voleva ottenere da Gesù che si buttasse giù dal Tempio obbligando Dio, in tal modo, ad intervenire. Gesù gli oppone la parola di Dio: «Non tenterai il Signore Dio tuo» (Dt 6,16). La sfida implicita in simile tentazione di Dio ferisce il rispetto e la fiducia che dobbiamo al nostro Creatore e Signore. In essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore, alla sua provvidenza e alla sua potenza".[5]
 
Anche noi, quando sfidiamo la riverenza dovuta a Dio, non riconoscendoLo come tale, è come se volessimo farlo scendere nuovamente nella nostra umanità (come invitarlo ancora a buttarsi giù dal Tempio), quando invece Dio ci chiede di elevare noi stessi per immergerci nei Suoi Misteri. Questo ribaltamento della Divina Volontà fa supporre che se Cristo scendesse nuovamente tra noi uomini, lo metteremmo ancora in Croce.
 
• Il sacrilegio
Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave soprattutto quando è commesso contro l'Eucaristia, poiché, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo".[6]
 
Secondo il canone 1364 - § 1:
"(…..)non riconoscere il Corpo di Cristo nelle specie Eucaristiche ci allontanerebbe dall’unità della Chiesa in un atto di scomunica latae sententiae, per eresia".
 
Fu l’Apostolo Paolo a dire:
“(.….) chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna" . (1Cor 11,29)
 
La profanazione
Trattare Gesù Cristo, sotto le Specie del Pane e del Vino, alla pari, come si evince nell'atto di restare in piedi alla Comunione, accantonando la Sua Divinità, a Lui unita ipostaticamente, è un vero e proprio atto di profanazione verso l’Eucarestia.
 
• L' Adorazione 
Inginocchiarsi dinnanzi al nostro Dio Creatore, Salvatore e Santificatore, che è morto in Croce per la nostra salvezza è un atto di Adorazione giusto e dovuto, così come anche è insegnato dal  Catechismo della Chiesa Cattolica che al 1378 cita quanto segue:
 
Nella liturgia della Messa esprimiamo la nostra  Fede nella presenza reale di Cristo sotto le Specie del Pane e del Vino... con la genuflessione, o con un profondo inchino in segno di adorazione verso il Signore. La Chiesa cattolica professa questo culto latreutico al sacramento eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori della sua celebrazione, conservando con la massima diligenza le Ostie consacrate, presentandole alla solenne venerazione dei fedeli cristiani, portandole in processione con gaudio della folla cristiana “. [7]
 
Infine ricordiamo il passo dell’Invitatorio che ogni Pastore d’anime è tenuto a recitare quotidianamente alla prima ora del giorno:
 
Venite, prostrati adoriamoin ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.”

 
Volantino n.2: insegnamo ai bambini ad inginocchiarsi

 
Mauro Bonaita, Reggio Emilia
14 marzo a. D.  2026

 •••
- Per approfondire, consultare i seguenti documenti:
[2] – Sacramentum Caritatis [66.] – (Benedictus PP XVI - 22.02.2007)
[3] – Catechismo Chiesa Cattolica [2095.]
[4] – Catechismo Chiesa Cattolica [2096.]
[5] – Catechismo Chiesa Cattolica [2119.]
[6] – Catechismo Chiesa Cattolica [2120.]
[7] – Catechismo Chiesa Cattolica [1378.]
 
 
- LINK AL PDF (da stampare e diffondere)



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