martedì, luglio 14, 2026

Il Catechismo del buon esempio/8: Ìl primo Precetto. Ricordati di santificare le Feste. Mauro Bonaita


a cura di Veronica Cireneo 

Ci avviamo verso la conclusione della rubrica: "Il Catechismo del buon esempio" dell'amico Mauro Bonaita che, in questa ottava parte, la penultima, ci parla dell' importanza della Messa: Sacrificio d'Amore Estremo di Dio e dell'obbligo di parteciparvi per l'ottenimento della salvezza eterna dell' anima. Trovate qui le sette parti precedenti e in calce  ìl link al PDF per chi desideri stampare e diffondere ìl volantino relativo. Buona lettura.

§§§

Il catechismo del Buon esempio: il più virtuoso” 

NON SCANDALIZZIAMO I “PICCOLI” DEL CATECHISMO: EDUCHIAMOLI COL BUON ESEMPIO


8. Il PRIMO PRECETTO

L'obbligo di partecipare alla Messa è il primo dei cinque precetti generali della Chiesa [1]. Questo precetto soddisfa, per i cattolici, il terzo Comandamento che, secondo la formula catechistica, recita così:

 «Ricordati di santificare le feste». [2]

Il Codice di Diritto Canonico [1247.] dice che:

La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all'obbligo di partecipare alla Messa”.

In questi tempi secolarizzati, in cui si invoca un falso concetto di “libertà” incondizionata, non è facile accettare un obbligo; eppure, se desideriamo essere veramente liberi, dobbiamo accettarlo per la liberazione dalla schiavitù dei peccati.

La partecipazione alla celebrazione comunitaria dell'Eucaristia domenicale è una testimonianza di appartenenza e di fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. In questo modo i fedeli attestano la loro comunione nella fede e nella carità.” [3]

In tal senso, “coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave”. [4]

Il catechismo, di questo sacramento che è l’eucarestia, recita che:

Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione (…) [5]

Da qui si capisce che celebriamo un sacrificio d’Amore Estremo, l’offerta incondizionata del nostro Dio nella persona del Figlio che, per Amore del Padre e per Amore dell’umanità, si offre di salvarci pagando il prezzo dei nostri peccati col Suo Corpo e il suo Sangue, immolati sulla croce e ripresentati sull’altare: ciò che cambia di questo sacrificio è solo il “modo” di essere presentato (CCC 1377).

Il fatto che la Messa venga definita “memoriale”, non significa che è una semplice rappresentazione teatrale, ma essa “ripresenta (rende presente) il sacrificio della croce” perché “ne applica il frutto (…) applicando la sua efficacia salvifica alla remissione dei nostri peccati quotidiani”.[6]

Questa potenza salvifica che elargisce i beni e i frutti della messa (in aggiunta ai frutti della Santa Comunione) viene promanata durante l’epiclesi alle parole transustanziatrici:

“questo è il Mio Corpo” e “questo è il Mio Sangue”.

• I destinatari di tali frutti sono: l’umanità intera, il sacerdote, i fedeli presenti e coloro a cui è intenzionato il suffragio della messa (che sia un’anima viva o defunta [7]). Tale potenza è la stessa che venne elargita all’umanità quando Gesù spirò sopra la croce: Mc [15,38]

Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso.”

Il Sacrificio di Cristo, dal valore infinito, deve perpetuarsi nei secoli, perché gli effetti che esso produce in noi sono invece finiti. La limitatezza dei frutti è dovuta alla nostra fede imperfetta, che ci rende simili a vetri opachi che impediscono di lasciar passare tutta la luce della Grazia.

Per questo Dio ci chiede di mantenere sempre acceso il lume della fede, della speranza e della carità, attraverso una partecipazione costante ai Suoi Sacramenti.

Viviamo in un mondo ferito dal peccato, soggetto a leggi quantitative e qualitative: proprio per questo la Chiesa raccomanda la partecipazione, quando possibile, anche alla Messa quotidiana, vissuta con fede ardente e obbedienza ai precetti e alle istruzioni.

Lo scopo è raccogliere frutti abbondanti per la nostra santificazione e per quella del mondo, custodendo con pazienza la lampada della fede fino all’ultimo giorno.

Si capisce, così, perché la messa ha valore anche se il sacerdote, che è chiamato a celebrare quotidianamente [8], celebra solo senza il popolo (solo per giusta causa [9]): non è una semplice preghiera comunitaria, non è un momento conviviale per stare assieme, ma ha una sua efficacia universale (cattolica) dovuta alla ripresentazione della morte e risurrezione di Cristo per tutta l’umanità: è Sacramento di Pace per tutto il mondo.

Così come nutriamo quotidianamente il corpo mortale con cibi e bevande, o come innaffiamo piante e fiori perché non appassiscano, allo stesso modo la nostra anima, che si nutre di realtà celesti, ha bisogno di essere vivificata. Essa torna alla vita l’ottavo giorno, alla Messa domenicale durante l’epiclesi. Senza questo nutrimento, l’anima si indebolisce fino a morire. 

Ma come comprendere questa morte, se nessuno ha mai visto spirare qualcuno semplicemente perché non è andato a Messa?

Anche se abbiamo l’impressione di essere immobili, in realtà siamo proiettati nello spazio e nel tempo ad una velocità di migliaia di chilometri al secondo: una velocità supersonica, frutto dei moti della Terra, del sistema solare, della galassia e dell’intero universo in espansione.

Il nostro corpo non è un punto in movimento, ma è come la bobina di un film che scorre a questa super velocità, imprimendo nello spazio e nel tempo i nostri atti di vita, come un gessetto che traccia una linea sulla lavagna.

Solo l’anima vive nell’attimo presente. Dio non cancella nulla di ciò che crea, in nessun tempo e nessuno spazio: il nostro passato non è solo un ricordo, ma esiste concretamente nell’eternità; il catechismo della chiesa cattolica al n. 1039, afferma infatti che “a loro insaputa tutto è registrato”.

Nulla è lasciato al caso: questo espediente è stato disposto da Dio per farci fuggire dai peccati, che restano sempre un passo dietro da noi, come un’ombra che insegue la nostra anima ancorata nell’attimo presente.

Alla nostra morte corporale, il cadavere (il corpo mortale privo dell’anima) continua la sua “corsa” nel tempo presente fino al suo naturale deperimento. L’anima invece entra nell’eternità, rimanendo unita al corpo “integrale”, cioè l’insieme di tutti gli atti della nostra vita, che esiste già nell’eternità dal nostro concepimento fino all’ultimo “fotogramma” della nostra vita. E’ frutto della secolarizzazione il falso pensiero che l’anima si stacca dal corpo per “fluttuare” separata dalla nostra duplice natura; in questo modo non saremmo più uomini, ma angeli.

È qui che si affronta il “giudizio particolare”: l’anima viene come “flagellata” dai peccati non rimessi come da pietre lanciate dalle nostre stesse mani nel corso della nostra vita ed essa viene privata di alcune, o tutte le facoltà “preternaturali” a causa delle infermità subite.

Questo è il primo verdetto: per il Premio (con eventuale purificazione dalle infermità dei peccati) o per la Condanna [10], in attesa del “Giudizio Universale” [11].

Alla fine dei tempi, dopo che tutte le anime purganti si saranno purificate, ci sarà la seconda venuta di Cristo che compirà la resurrezione di tutti i morti e, «dei giusti e degli ingiusti» (At 24,15); i primi riceveranno la vita eterna, in cui l’anima potrà trasferirsi nel nuovo corpo risorto e glorificato; i secondi invece subiranno il giudizio di condanna con “la seconda morte” (Ap 21-8). Questa morte sarà una vera e seconda morte anche corporale. Le anime dannate, unite al corpo risorto, intaccheranno anche la nuova carne coi peccati e moriranno una seconda volta. I loro corpi, privati dei poteri “preternaturali”, rimarranno intrappolati in uno spazio-tempo di eterna condanna dove subiranno le pene del “senso” (la separazione da Dio) e le pene del “danno” (pene temporali).

I danni inferti dai peccati saranno causa di malattie che intaccheranno il DNA umano, soprattutto negli organi con cui più si è peccato (pene del contrappasso – Santa Faustina Kowaska), deformando l’aspetto in mostruosità e sottoponendo l’essere umano ad un eterno supplizio di dolore, disperazione e tormento da parte dei dèmoni.

I peccati mortali sono quindi causa di morte seppur differita, (ritardata dalla Misericordia di Dio rispetto al momento stesso del peccato) per lasciarci il tempo di convertirci e redimerci. Non è la prima morte a cui tutti siamo soggetti che ci dovrebbe turbare, bensì è la seconda morte che ci dovrebbe destare timore e conversione.

Non aspettiamo altro tempo: le campane suonano, è l’ora della Salvezza! Corriamo a Messa, lì ci attende il Salvatore pronto a Liberarci dal peso dei peccati e donarci la Vita Eterna nell’ottavo giorno.

Mauro Bonaita Reggio Emilia 

martedi 14 luglio 2026

 Per approfondire, consultare i seguenti documenti:

[1] –  Catechismo della Chiesa Cattolica [2042.]

[2] – Catechismo della Chiesa Cattolica [i dieci comandamenti]

[3] – Catechismo della Chiesa Cattolica [2182.]

[4] – Catechismo della Chiesa Cattolica [2181.]

[5] – Catechismo della Chiesa Cattolica [1323.]

[6] – Catechismo della Chiesa Cattolica [1366.]

[7] – Bolla “LAETENTUR CAELI” 6.07.1439 – P.P Eugenio IV 

[8] – Codice di Diritto Canonico [CDC 276-§1 e -§2]

[9] – Codice di Diritto Canonico [CDC 904 e 906]

[10] – Catechismo della Chiesa Cattolica [1021. e 1022.]

[11] – Catechismo della Chiesa Cattolica [1038. e 1039.]

 

LINK DEL VOLANTINO PDF (per chi voglia stampare e diffondere) https://drive.google.com/file/d/17zu4CeIGo4SErdSMq_xaaFlJlK6K5MFb/view?


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lunedì, luglio 13, 2026

FSSPX. Presentato ricorso preliminare contro il Decreto di scomunica


a cura di Veronica Cireneo 

In data odierna, lunedì 13 luglio 2026, la Casa Generalizia della Fraternità Sacerdotale San Pio X comunica di aver presentato ricorso preliminare al Dicastero per la Dottrina della Fede, contro ìl Decreto di scomunica, comminata alla Fraternità, per aver effettuato nomine episcopali senza l'autorizzazione pontificia. Di seguito il comunicato ufficiale. Buona lettura 

§§§

Comunicato del 13 luglio 2026

La Fraternità Sacerdotale San Pio X informa che, in risposta al decreto pubblicato il 2 luglio 2026 dal Dicastero per la Dottrina della Fede, ha presentato l'11 luglio un ricorso preliminare presso lo stesso Dicastero, conformemente ai cann. 1734 e seguenti del Codice di Diritto Canonico.

Tale iniziativa, che costituisce il previo adempimento richiesto prima dell'eventuale presentazione di un ricorso gerarchico, ha l'effetto di sospendere l'esecuzione del decreto, conformemente al can. 1353 del Codice di Diritto Canonico.

Con questo ricorso, la Fraternità intende esercitare il diritto che la Chiesa riconosce a chiunque si ritenga leso da un atto amministrativo di chiederne la rettifica, in spirito di rispetto verso l'autorità ecclesiastica e di fedele attaccamento alla giustizia, alla verità e al bene della Chiesa.

La Fraternità Sacerdotale San Pio X affida questa richiesta alle autorità competenti e raccomanda questa iniziativa alle preghiere di tutti i fedeli.

Menzingen, 13 luglio 2026

Fonte : Casa Generalizia – FSSPX.Attualita)

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venerdì, luglio 10, 2026

C'era una volta una chiesa di campagna: il furto della Fede e delle Ostie.

 

a cura di Veronica Cireneo 

La Fede matura non è e non deve essere solo un fatto sentimentale, però ora che tutto tende ad attentarla - attraverso i continui scandali, le striscianti eresie e i reiterati  sacrilegi eucaristici - queste nostalgiche e veritiere  memorie ci aiutano a ravvivarne il cuore. La testimonianza di Claudio Gazzoli, originariamente apparsa su Stilum Curiae. Buona lettura 


§§§

LA CHIESA DI CAMPAGNA:
COME ERA E COME È DIVENTATA


In questa chiesa dei Sacri Cuori di Fermo, non lontano dalla mia abitazione, qualche giorno fa, vi è stata una profanazione e relativo sacrilegio con furto di Ostie consacrate.

Chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. Fermo

Tutto quello che dirò ... è finito, a causa di una profanazione lenta, inesorabile, impietosa (...) consolidata qualche decennio fa, ma iniziata con la cosiddetta “prima rivoluzione industriale”:

Vi abbiamo arricchito il corpo, ma vi abbiamo salassato l’anima!”.

Dai mattoni di questa chiesa rurale, ora profanata - ancora in aperta campagna, anche se non è più la campagna plasmata dalla fatica umana per almeno due millenni - traspare una storia fatta di: antica liturgia, devozione, pietà di popolo umile, sottomesso a Dio, di donne velate e genuflesse, di uomini bruciati dal sole, asciutti e piegati.

Passando a piedi, lungo la strada bianca, si poteva incontrare il parroco in talare lisa e tricorno, mentre recitava il breviario passeggiando sotto i grandi pini sulla terra polverosa, con lo sguardo (rivolto) verso l’ingresso della chiesa.

Si poteva entrare e inginocchiarsi davanti a quel lumicino rosso accanto al Tabernacolo dell’Altare di pietra, quello vero, ricoperto da una tovaglia bianca di pizzo, dopo essersi aspersi la mano alla pesante acquasantiera di marmo incavato.

Si poteva chiedere di confessarsi al confessionale di legno intarsiato, dietro alla grata di rame forato, mentre il sacerdote indossava la stola prima di entrarvi.

Si potevano udire le grida lontane dei bambini del catechismo mentre giocavano con una palla di cuoio sgualcito, sul terreno di terra battuta, dietro alla chiesa.

Si potevano vedere le donne e gli uomini mentre si recavano a Messa, di mattina presto, prima di andare nei campi, lasciando le scarpe infangate sotto il pino mentre indossavano quelle pulite portate per mano da casa.

Si poteva avvertire l’«introibo ad altare Dei» del sacerdote mentre saliva i gradini dell’altare ricoperti dal tappeto rosso, con indosso la pianeta verde, osservato dal chierichetto mattiniero con la cotta bianca sulla tunica nera.

Si potevano udire le campane intonare il Vespro mentre i contadini si radunavano per tornare nelle loro case sulla strada di terra battuta.

Si poteva scorgere il contadino mentre, lasciato il carro sotto l’ombra dei pini, entrava in chiesa per un fugace saluto.

Si potevano incontrare donne anziane, decorose e vere, mentre si recavano in chiesa ad offrire a Dio i propri malanni.

Si poteva avvertire l'alito dello Spirito Santo nelle frequenti processioni e rogazioni durante l’anno, mentre la pietà popolare, ancora intatta, intonava i canti Mariani.

Ci si poteva sentire a casa propria, nell’unico vero ritrovo della comunità, a scaldarsi davanti al focolare custodito con amore dalla padrona di casa, la Vergine Maria.

Ci si poteva sentire “accolti” nella comunità della Chiesa di sempre, con la certezza che mai e poi mai nessuno avrebbe potuto stravolgere la Verità sacrosanta, immutabile, sicura, consolante, eterna della vita e della sua provvisorieta' nell’ordine delle cose, degli affetti e degli eventi improvvisi, dentro la quale ognuno aveva ben chiara la propria piccolezza davanti a Dio.
(Tutto questo c'era e non c'è più...) 

Claudio Gazzoli

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giovedì, luglio 09, 2026

La Santa Messa Tradizionale: Manifesto della Verità Cattolica e Dogma dei Dogmi.


a cura di Veronica Cireneo

Per contrastare i danni della Riforma protestante luterana,  Papa Pio V emanò la Costituzione, a difesa della Tradizione, intitolata: Quo primum tempore ,  dove redarguiva, con minacce, chiunque avesse osato mettere mano, per modificarlo, al Messale Tridentino. Ma, oggi, quel Messale non solo è stato modificato. Addirittura ne è pressoché vietato l'uso. Come poteva essere diversamente? Se si è perso il santo timore di Dio, nemmeno gli anatemi fanno più paura. Preghiamo per la santificazione dei sacerdoti, in particolare per quelli avviati a gamba tesa verso la deriva. Regina sacerdotum, ora pro nobis 

§§§

LA SANTA MESSA TRADIZIONALE CUSTODISCE IL DOGMA

La liturgia non è soltanto un insieme di riti, ma è la fede stessa della Chiesa che prende forma di preghiera. Per questo la Tradizione cattolica ha sempre affermato: "Lex orandi, lex credendi" , cioè la legge della preghiera è la legge della fede. Questa espressione risale a Prospero d'Aquitania ed è richiamata anche dal Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1124).

La Santa Messa nel Rito Romano Antico manifesta con straordinaria chiarezza le grandi Verità cattoliche:

• Anzitutto il Santo Sacrificio. Ogni gesto, ogni genuflessione, ogni inchino, il silenzio del Canone, l'orientamento del sacerdote verso Dio: tutto conduce a contemplare che sull'Altare si rende sacramentalmente presente l'unico Sacrificio del Calvario: la Messa infatti non è una semplice assemblea di fedeli, ma il rinnovarsi incruento del Sacrificio della Croce di Cristo.

In secondo luogo, la Presenza Reale. Le numerose genuflessioni, le dita del sacerdote tenute unite dopo la consacrazione, la purificazione accurata dei vasi sacri e l'attenzione verso ogni minima particola consacrata educano concretamente a credere che Cristo è realmente presente con il Suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità.

Il sacerdozio ministeriale. La Messa Tradizionale mette in risalto il sacerdozio ministeriale. Il sacerdote agisce in Persona Christi, offrendo il Sacrificio Redentivo a nome della Chiesa. I ruoli del celebrante e dei fedeli sono distinti, ma armoniosi, manifestando la struttura gerarchica voluta da Cristo.

Il senso del sacro. Il latino, il canto gregoriano, il silenzio, l'incenso, l'altare orientato e la ricchezza dei segni ricordano continuamente che nella Liturgia il Protagonista è Dio: e l'uomo, (partecipandovi) entra in un Mistero che lo supera.

Peccato e conversione. La Messa Antica mantiene un forte richiamo alla realtà del peccato, alla necessità della conversione, al Giudizio, alla Misericordia divina e alla Comunione da ricevere con le dovute disposizioni. Nulla è lasciato all'improvvisazione e tutto orienta l'anima verso l' Adorazione. Per questo tanti cattolici vedono nel Rito Romano Antico la preziosa custodia del Deposito della Fede (...) perché è una liturgia sviluppatasi organicamente nel corso dei secoli che continua a esprimerne (il Mistero) con una densità teologica, simbolica e spirituale straordinarie.

La liturgia forma la Fede. Ed è quando la Fede viene espressa in tutta la sua ricchezza (...) che le anime vengono educate ad amare più profondamente il mistero dell'Eucaristia.


10 Luglio 2026

Qui la fonte 

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martedì, luglio 07, 2026

Liberate la Messa Antica! L' appello ai Vescovi cattolici di don Francesco D'Erasmo



a cura  di Veronica Cireneo 

Da un po' di anni a questa parte, le richieste di liberazione della Messa Antica dalle restrizioni con cui è stata sacrificata - contro la volontà di Papa  Pio V -  in particolare dal Motu Proprio "Traditionis Custodes" , entrato in vigore nel 2021 , sono diventate innumerevoli e geograficamente trasversali. Provenienti da ogni angolo del pianeta, dall'America all'Australia, recavano la sìgla di realtà associative e firme di singoli esponenti della nostra santa religione. Nel coro delle voci cattoliche devote non è mancata quella degli Alleati dell'Eucarestia e del Vangelo  che si è ufficialmente levata due volte: la prima per rivolgersi ai Vescovi e la seconda, a tutt'oggi senza risposta, a Sua Santità Leone XIV.  Certi che questa incomprensibile guerra intestina, che uomini di Chiesa hanno intrapreso  tra di loro, intorno al Tesoro più grande della Chiesa: la Santa Messa, giunga presto ad un felice epilogo, nel rispetto del bisogno di devozione e di raccoglimento dei fedeli, presentiamo di seguito il più recente appello ai Vescovi, redatto dal sacerdote don Francesco d' Erasmo, comprendente le ragioni per cui, ad oggi, ritiene necessaria la riabilitazione e la propagazione del Rito Romano Antico. Regina Ecclesiae, ora pro nobis. 

§§§


LETTERA APERTA AI VESCOVI CATTOLICI 


Eccellenze reverendissime,

Di fronte alla ferita gravissima inferta alla Santa Chiesa il giorno del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore, mi permetto chiedere di riflettere su un suggerimento, nato anche da un contatto ormai prolungato con il mondo cosiddetto “tradizionale”.

È ormai evidente il pericolo gravissimo di confondere la difesa della tradizione cattolica con la negazione di verità fondamentali della fede cattolica, che mettono in gravissimo pericolo le anime.

Specialmente esposte a questo pericolo sono le anime di coloro che, anche a causa di ferite gravi dovute ad abusi di ogni genere sul piano liturgico, dottrinale e morale, come reazione, cercano nella tradizione soltanto la possibilità di non essere esposti costantemente a una continua confusione.

A volte i fedeli non riescono più a comprendere ciò che appartiene alla Chiesa e ciò che è contrario. Tutto appare fluido.

Ma esiste un cammino molto facile per non permettere che queste anime cadano vittime di tante soluzioni “tradizionali” che negano il primato petrino, la validità dei sacramenti “ex opere operato”, la necessità di compiere il precetto domenicale frequentando la Santa Messa, la necessità di giurisdizione per un matrimonio canonicamente valido, e non solo ritualmente bello, così come per la confessione sacramentale, ecc.

Basterebbe permettere più capillarmente, magari in ogni Diocesi, la celebrazione della Santa Messa secondo l’uso “antiquior”, in modo che i fedeli che lo vogliono, possano accedervi, senza doversi rifugiare in gruppi settari autocefali, ma nella normalità della loro vita cattolica nel territorio diocesano.

La forza di tali gruppi (e sono molti) è proprio nella identificazione del nemico, per cui quanto più si sentono “perseguitati”, tanto meno vedono i problemi interni.

Ho una esperienza molto grande di questa realtà, e soprattutto di come molte volte le spiegazioni e le forzature non aiutano affatto, mentre la semplice possibilità di provare qualcosa di diverso cambia tutto.

Esistono Istituti Religiosi in piena comunione con Roma, di sana dottrina ed eccellente formazione umana e spirituale.

Esistono anche molti sacerdoti diocesani, come me, che sarebbero felicissimi di servire così la Santa Chiesa e la salvezza delle anime. Bisogna solo che i vescovi lo vogliano.

Oggi è il primo sabato del mese e mi trovo a Fátima.
Il Cuore Immacolato di Maria possa aiutarvi a vedere la bontà di questa proposta. Chiedo umilmente la Vostra benedizione.
Madonna di Fatima 

Don Francesco d'Erasmo, Sacerdote  cattolico

Fátima, 4 luglio  a.D. MMXXVI

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lunedì, luglio 06, 2026

FSSPX: Le nomine e le ragioni della Fede. Intervista a don Gabriele D'Avino, Superiore del Distretto Italiano


Don Gabriele D'Avino

di Veronica Cireneo 

Cari lettori, un breve post per offrire qualche elemento essenziale di conoscenza della FSSPX protagonista principale, in questi giorni, di testate religiose e mondane e regina indisturbata di tutta una serie di commenti, su vari social, che vanno: dalla lode sperticata alla condanna senza appello. Onde evitare di parlare a vanvera o di formulare giudizi temerari, il dovere di cronaca impone il ricorso alle fonti originarie prodotte dai diretti interessati. 

Ecco che il presente post riporta  la recente intervista rilasciata dal Superiore del Distretto Italiano don Gabriele D’Avino al fotoreporter Ciro Mauriello, direttore del canale YouTube e telegram Cronache di Cielo e Terra, in cui vengono affrontati, seppur sinteticamente: delle origini, degli scopi della Fraternità San Pio X e ovviamente delle consacrazioni episcopali del 1' luglio, senza trascurare i riferimenti alle problematiche interne alla Chiesa a partire dagli dagli anni 60 ai nostri giorni.

Don Gabriele D'Avino, di origini partenopee è nato a Napoli nel 1986 ed è stato ordinato sacerdote a Ecône, in Svizzera, il 28 giugno 2013.

Efficace predicatore degli esercizi ignaziani, ha operato per sette anni presso il Priorato di Albano Laziale, come Direttore della Scuola San Pancrazio.

Nominato dal Superiore Generale della FSSPX, don Davide Pagliarani,  è attualmente il Superiore del Distretto Italiano della Fraternità dal 15 agosto 2024. Buon ascolto 

https://www.youtube.com/watch?v=jwpcFcoiLoc

Veronica Cireneo 

lunedì 6 Luglio 2026

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