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mercoledì, giugno 03, 2026

Il modernismo ci ha rubato il silenzio. Orsola Nemi all'alba del Novus Ordo.


Orsola Nemi

a cura di Veronica Cireneo 

Nell'ambito dell'assalto al silenzio scaturito dalla Riforma liturgica, già trattato qui e qui, merita una particolare attenzione l' articolo che di seguito proponiamo, scritto nel 1969 dalla giornalista cattolica, amante della Messa Antica, Orsola Nemi. Scrittrice e traduttrice, intellettualmente amica dei più celebri Calvino, Longanesi e Montale, produsse l'articolo all'indomani del lancio della Messa Novus Ordo. Il brano in questione, quasi un cahier de doleances, intuisce e registra il dramma in pectore del piano anticristico teso all'abolizione del sacro dalla Santa Messa al fine di degradarla a semplice incontro conviviale tra amici. Dramma che piano pianino, dipanandosi, è giunto a manifestarsi quasi in toto proprio a noi. Buona, trascorsa, profetica lettura... 

§§§

La chiesa ci ha tolto il silenzio durante la Messa, ha tolto la possibilità del colloquio segreto, intimo, di ciascuno con Dio, durante la mezz’ora che per il cristiano è la più importante, la più sacra, la più misteriosa della giornata.

Che cosa è, questa cosiddetta partecipazione alla Messa, se non un atto di profonda sfiducia verso l’opera segreta di Dio nelle anime, un intervento dell’uomo fra il credente e Dio?

I risultati sono palesi e tristi. Durante la Messa non dobbiamo più unirci con Dio -ci dicono- ma fra noi. Però la Fede, la Speranza, la Carità sono atti individuali, non possiamo compierli senza la Grazia; non ameremo il prossimo, se prima non avremo conosciuto Dio. E Dio si manifesta nel silenzio. Ora, durante la Messa non c’è più un attimo di raccoglimento.

Ci si alza e ci si siede a comando, si ripetono ad alta voce le preghiere, non so con quale partecipazione, poi si ascolta la predica, infine ci sono i canti; e questo è il momento peggiore. Non si possono onestamente chiamare canti.

I grandi inni che avevano attraversato i secoli, che ci afferravano, si impadronivano di noi con le loro possenti parole, ci scrollavano come il vento scuote gli alberi liberandoli dal seccume, sono ammutoliti, scomparsi.

Si odono invece cantilenare espressioni da comizio o da giornalismo scadente che, per la loro miseria, sfuggono a qualsiasi apprezzamento.

A questo è ridotta la nostra Chiesa, ricca di un tesoro liturgico e poetico che era di per sé una forza, la sua forza d’attacco, la prima che vinceva gli increduli.

Si può essere certi che nessuno si convertirà a sentire le nostre cantilene domenicali. Nemmeno durante la Comunione c’è silenzio. La gente in piedi, in attesa di ricevere l’Ostia, canta; i più zelanti, subito dopo averla ricevuta, riprendono a cantare.

Si vorrebbe umilmente chiedere alle alte gerarchie, a tutti i preti vescovi e cardinali che si radunano e discutono, di ridarci il silenzio durante la Messa.

Si vanno ricercando innovazioni liturgiche, debitamente commentate con eruditi riferimenti, ma non serviranno a nulla, se non ci sarà restituito il silenzio durante la Messa, se in quella mezz’ora in cui il pane diventa Carne e il vino diventa Sangue, e noi, con disperata umiltà, per essere detti beati, crediamo quello che non vediamo, non potremo ascoltare nel silenzio il nostro Dio e Redentore, riconoscere nel silenzio la Sua Presenza Reale, non fosse che per un attimo.

Se non torneremo ad avere questo, possiamo anche spegnere la lampada rossa, sbarrare la porta delle chiese e andare per i fatti nostri. E non ci si venga poi a parlare di unione fra noi, se quella lampada sarà spenta.


Centro Studi Giuseppe Federici: per approfondire

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3 giugno 2026

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venerdì, maggio 01, 2026

Il catechismo del buon esempio/5: L'importanza del Silenzio Liturgico. Mauro Bonaita




a cura di Veronica Cireneo 

Uno dei guasti più gravi che la Riforma ha prodotto nella Santa Messa, non è stato tanto il divieto dell'uso della lingua latina, quanto l'assalto al silenzio: silenzio sacro che è parte integrante della liturgia e condizione privilegiata e indispensabile, perché l'anima si metta in intimo colloquio col Suo Signore. Ma il continuo botta e risposta, tra il celebrante e i fedeli previsto nel Rito Riformato, anche a ridosso dei momenti centrali e più solenni della Santa Messa, sommato ad un diffuso chiacchiericcio di base, se non lo impediscono in pieno, certamente non lo agevolano. Approfondisce l'argomento l'amico Mauro Bonaita in questo studio, corrispondente alla quinta parte della sua  Rubrica: "Il Catechismo del buon esempio".  Buona lettura

§§§

 OSSERVARE IL SACRO SILENZIO COME PARTE INTEGRANTE DELLA LITURGIA

Il “Sacrosantum Concilium” [1] parla di un “sacro silenzio” in cui Dio si comunica a noi. Il silenzio durante la liturgia, parte integrante di essa, ci permette di stare in raccoglimento per ascoltare la Sua Voce. E dovremmo favorire e rispettare anche il raccoglimento degli altri,  perché il sacro silenzio non è una semplice norma di rispetto umano, ma è anche e soprattutto un “precetto liturgico”.

Il Messale Romano così ne parla:

"Si deve anche osservare, a suo tempo, il sacro silenzio, come parte della celebrazione. La sua natura dipende dal momento in cui ha luogo, nelle singole celebrazioni. Così, durante l’atto penitenziale e dopo l’invito alla preghiera, il silenzio aiuta il raccoglimento; dopo la lettura o l’omelia, è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltato; dopo la Comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica.

Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sagrestia e nel luogo dove si assumono i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione". [2]

Ci sono quindi diversi momenti per questo silenzio: prima della messa, dopo l’atto penitenziale, dopo la preghiera del Padre Nostro e dopo la Comunione: è di quest’ultimo momento che ci vorremmo qui occupare.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica così recita:

La presenza eucaristica di Cristo inizia al momento della Consacrazione e dura finché sussistono le specie eucaristiche”. [3]

(...) sussistenza che la scienza comprende nell'arco di tempo di circa 15 minuti.

La manducazione della Santa Ostia non è un semplice processo della digestione, ma è la “compenetrazione” di Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo con la nostra duplice natura: corpo e anima. Laddove il corpo si ciba degli “accidenti” , mentre l’anima si “nutre” della “sostanza” (...)

Il nutrimento di cui si beneficia l’anima è dato dai frutti della Santa Comunione che sono: l’accrescimento della nostra unione a Cristo [CCC 1391.], l'accrescimento e rinnovamento della vita di grazia ricevuta nel Battesimo [CCC 1392.], la separazione dai peccati commessi e la preservazione da quelli futuri [CCC 1393.], la fortificazione della carità che, (…) vivificata, cancella i peccati veniali [CCC 1394.], la preservazione dai peccati mortali [CCC 1395.] e l'impegno nei confronti dei poveri [CCC 1397].

(...) il Sacro silenzio favorisce certamente la qualità di questi frutti, di cui sicuramente non c’è pericolo di farne indigestione.

Si capisce quindi che sarebbe opportuno, dopo la Comunione, evitando chiacchiericci o le corse al bar o al supermercato, restare per almeno 15 minuti in preghiera a raccogliere i frutti di questo mirabile Sacramento come raccomandano i Santi.

Trascorso questo tempo sarà opportuno lasciare silenziosamente la chiesa, anche per non distrarre quei fedeli che desiderano prolungare il loro ringraziamento e restare anche oltre il quarto d'ora in compagnia di Colui che Amiamo e che abbiamo ricevuto rendendoci Tabernacoli viventi, misteriosa realtà spiegata bene da questo episodio riguardante San Filippo Neri.

Si racconta che un giorno, mentre il Santo stava celebrando la Messa, un signore ricevette la Comunione e subito dopo uscì di chiesa, dimostrando di non avere riguardo per la Presenza del Signore in lui. San Filippo, allora, chiese a due chierichetti di seguire l’uomo, tenendo due candele accese. I due così fecero e quando l’uomo si accorse di loro, dopo un po’ di cammino per le strade di Roma, decise di tornare in chiesa a chiedere spiegazioni. San Filippo rispose dicendo che si deve rendere il dovuto rispetto al Signore che si sta letteralmente portando all’interno di sé. “Poiché trascuri di adorarlo – concluse – ho mandato due accoliti a prendere il tuo posto!”. Da allora, l’uomo decise di essere più consapevole della presenza di Dio. [4]

I chiacchiericci e le risate anche più innocenti, facciamole dunque fuori dai luoghi sacri riservati alla preghiera. alla contemplazione e al silenzio[5], affinché la nostra partecipazione liturgica, ed anche quella altrui, possa divenire più profonda, autentica e quindi: più fruttuosa.

Papa Pio XII nella Mediator Dei al riguardo dice:

Si allontanano dal retto sentiero coloro i quali (...) affermano e insegnano che, finita la Messa, non si deve prolungare il ringraziamento”. 

Mauro Bonaita, Reggio Emilia 

30 aprile a.D 2026

Per approfondire, consultare i seguenti documenti:

[1] – Sacrosantum Concilium [30.] – (Paolo VI - 4.12.1963)
[2] – “Messale Romano” [45.]
[3] – “Catechismo Chiesa Cattolica” [1377.]
[5] – “Catechismo Chiesa Cattolica” [2717.]
 
 
LINK DEL PDF:

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