sabato, giugno 06, 2026

Concilio e sua applicazione: Croce e Delizia in Cristo. Don Pietro Paolo



a cura di Veronica Cireneo 

Il presente brano corrisponde ad un commento formulato da un assiduo frequentatore del blog Stilum Curiae di Marco Tosatti , da cui, con le dovute autorizzazioni, è stato estratto. Appartiene al sacerdote della Chiesa Cattolica che si firma col nome di don Pietro Paolo e risponde ad una commentatrice, che lamenta il mare magnum dei guasti generati dal Concilio nel grembo della chiesa. Come non capirla? È la voce di tanti! Proponiamo quindi alla vostra attenzione la risposta del sacerdote, che ringraziamo, affinché nella lettura abbiate modo di apprezzare la dialettica, la compostezza, l'equilibrio e la completezza di un giudizio sul Concilio e sulla sua applicazione, come pochi, tra i modernisti, se ne vedono. Il sacerdote sostiene e conferma la Fede in Gesù Cristo e nel più totale e necessario abbandono alla Sua Onniscienza e Onnipotenza, pur nell'ambito, e a maggior ragione, dell'attuale, oggettiva, Tribolazione e Croce. Da tenere a mente! Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia.

§§§

"(...) la ringrazio per la lunga risposta, che almeno ha il merito della chiarezza. Tuttavia continuo a ritenere che il suo ragionamento parta da fatti reali per arrivare a conclusioni ecclesiologicamente false.

Nessuno nega la crisi della Chiesa postconciliare. Nessuno nega ambiguità pastorali, cedimenti, abusi liturgici, confusioni dottrinali, silenzi colpevoli e perfino gravi responsabilità di uomini di Chiesa. Sarebbe ridicolo negarlo.

Io stesso soffro profondamente nel vedere certe derive, certe parole e certi atteggiamenti che non si addicono alla santità della Chiesa di Cristo. E soffro nel vedere alcuni ministri sacri sostenere posizioni che, pur non essendo forse formalmente eretiche, conducono oggettivamente verso l’eresia, generano confusione nei fedeli e finiscono col relativizzare la verità cattolica.

Non condivido affatto molte impostazioni pastorali, certi linguaggi ambigui, certe aperture imprudenti, né il silenzio davanti ad abusi dottrinali e liturgici che scandalizzano il popolo di Dio.

Ma proprio qui sta il punto decisivo: nonostante tutto questo, io rimango nella Chiesa, prego per la Chiesa e lavoro dentro la Chiesa. Perché la Chiesa non appartiene ai modernisti, ai tradizionalisti, ai progressisti, ai teologi di moda o ai prelati confusi. La Chiesa appartiene a Cristo.

Lei cita Congar, Martini, Paglia, gli abusi tedeschi, le derive morali. Bene. Ma nessuna di queste cose costituisce una prova teologica che la Chiesa cattolica abbia cessato di essere la Chiesa di Cristo.

Al massimo dimostrano che nella Chiesa vi sono uomini infedeli, teologi eterodossi, vescovi confusi e pastori che governano male. Cosa già accaduta molte volte nella storia.

Anche nel IV secolo moltissimi vescovi cedettero all’arianesimo. Eppure Sant’Atanasio non concluse che fosse nata “un’altra Chiesa”. Resistette restando nella Chiesa.

Lei continua a usare categorie come “rivoluzione”, “massoni”, “processi”, “fumo di satana”, “1789 della Chiesa”, costruendo però una lettura quasi totalizzante della storia ecclesiale, dove tutto diventa parte di un grande piano coerente. Ma la realtà storica è molto più complessa e meno ideologica.

Il modernismo condannato da San Pio X non consiste semplicemente nell’uso di linguaggi pastorali nuovi o nel dialogo col mondo. Consiste nella negazione oggettiva della Rivelazione, del dogma immutabile e della fede come verità soprannaturale.

Ora, mi dica sinceramente:
il Vaticano II ha forse negato la Trinità?
Ha negato la divinità di Cristo?
Ha negato la presenza reale?
Ha negato il sacerdozio?
Ha negato la successione apostolica?
Ha negato il primato petrino?

No.

Che alcuni abbiano poi usato il Concilio come grimaldello per introdurre derive progressiste è vero. Ma l’abuso di un testo non coincide automaticamente con la sua natura intrinseca.

Quanto poi alla questione dell’intelligenza artificiale, sinceramente mi pare che si stia scivolando in un clima da dietrologia permanente. Che oggi possano essere usati strumenti informatici, sistemi di IA o supporti redazionali non significa affatto che un’enciclica venga “scritta dall’IA”, né tantomeno che lo Spirito Santo venga sostituito da un algoritmo. Altrimenti dovremmo negare anche il ruolo di teologi, segretari, consulenti, traduttori e collaboratori che da sempre assistono il Papa nella preparazione dei documenti. L’assistenza dello Spirito Santo al Magistero non è una dettatura automatica divina, ma la guida della Chiesa nella verità attraverso strumenti umani e limiti umani. E sinceramente, interpretare perfino i cognomi in chiave simbolico-esoterica ci porta ormai più vicino alla numerologia che alla teologia.

Lei parla di “fatti”. Anch’io guardo ai fatti.

E il fatto fondamentale è questo:
malgrado sessant’anni di crisi, la Chiesa continua ancora oggi a professare il Credo, celebrare i sacramenti, ordinare sacerdoti, proclamare Cristo vero Dio e vero uomo e custodire la successione apostolica.

Lei ha ricordato il passo evangelico di Gesù che dorme a poppa. Bene. A volte può anche sembrare che il Signore dorma davanti alla tempesta che scuote la Chiesa. Ma il suo Spirito non dorme mai.

Cristo non ha abbandonato la sua Chiesa, né l’ha consegnata definitivamente ai modernisti, ai progressisti o alle confusioni del tempo presente. Egli continua ad operare, per mezzo del Suo Spirito, spesso in modo nascosto, paziente e misterioso, anche dentro questa crisi dolorosa.

Ed è proprio qui la differenza decisiva: io credo che le promesse divine si compiranno non attraverso rotture ecclesiali, “resistenze” erette a sistema o nuovi Lefebvre che finiscono col porre se stessi come criterio della Tradizione, ma attraverso l’opera misteriosa e sorprendente di Colui che ha detto: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.

La Chiesa è stata ferita molte volte nella storia. Ha attraversato papi indegni, vescovi corrotti, eresie devastanti e crisi apparentemente insanabili. Eppure è sempre stata purificata dall’interno, mai salvata da una contro-chiesa.

Se davvero il modernismo avesse “preso totalmente il potere” nel 1958 distruggendo la Chiesa dall’interno, allora dovremmo concludere che Cristo non ha mantenuto la promessa fatta a Pietro.

Ed è precisamente questa la conclusione a cui io non intendo arrivare.

Perché una cosa è criticare errori, confusioni e derive.
Altra cosa è trasformare la crisi della Chiesa nella prova che la Chiesa stessa sarebbe ormai un organismo sostanzialmente apostata.

Questa, mi permetta, e lo dico da prete, non è più una posizione cattolica".

Don Pietro Paolo

•••

6 giugno a. D. 2026

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12 commenti:

Anonimo ha detto...

questa è una risposta, si doveva pubblicare anche la "domanda" per capire meglio.

Veronica Cireneo ha detto...

Sia lodato Gesù Cristo ora e sempre.

Non era una domanda, ma un'affermazione arci nota sui guasti del Concilio, ben riassunta nell'introduzione. Quello che non è notorio è la posizione del don di fronte alla notte della Chiesa da tenere umilmente in considerazione.
Buon pomeriggio

Anonimo ha detto...

Sono in totale disaccordo con l'impostazione dell'articolo di don Pietro Paolo. E' un articolo ideologico, che non guarda né i fatti, né tantomeno legge i documenti prodotti dal Concilio Vaticano II. E, soprattutto, omette fatti e documenti che potrebbero andare contro l'impostazione preconcetta che si è prefisso. Il Concilio Vaticano II è stata una rottura netta con la Tradizione della Chiesa: documenti come Unitatis Redintegratio, Nostra Aetate, Gaudium et Spes, De Libertate Religiosa, alcune parti di Lumen Gentium sono una palese e grottesca contraddizione dell'unicità salvifica di Nostro Signore, dell'unicità della Chiesa Cattolica. E il fatto che nel 1958 i modernisti hanno preso il potere nella Chiesa e l'hanno ormai totalmente occupata, non significa assolutamente che Cristo sia venuto meno alla sua promessa, così come il fatto che gli ariani presero quasi totalmente il possesso della Chiesa 1600 anni fa non significò che Cristo fosse venuto meno alla sua promessa. Si ricorda il discorso di Paolo VI a Jean Guitton? "Presto il pensiero non cattolico diventerà maggioranza nella Chiesa, ma esso non rappresenterà mai la Chiesa Cattolica. Bisogna che rimanga un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia, per rappresentare la Chiesa cattolica". Abbia il coraggio di aprire gli occhi, caro don Pietro Paolo, invece di rifugiarsi dietro criteri ideologici e legalistici. Ma non vi siete venuti a noia da soli con la storiella ridicola e risibile del "Concilio buono applicato male"? Da un albero buono vengono frutti buoni: si è mai chiesto perché da Trento e dal Vaticano I la Chiesa è rifiorita e ha preso nuovo slancio, mentre dopo il Concilio Vaticano II è crollata in qualità, quantità e fede? Le consiglio il libro del suo confratello, don Andrea Mancinella, scomparso nel 2024 "Golpe nella Chiesa". Imparerà tante belle cose.

Elisa T. ha detto...

Sia lodato Gesù Cristo!
-Le porte degli inferi non prevarranno (Nostro Signore Gesù Cristo).
-Extra ecclesiam nulla Salus (san Cipriano).
-Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà (Beata Vergine Maria).

Queste citazioni vengono senza ombra di dubbio dalla Chiesa di Cristo, viste le tre Illustrissime Fonti.
Questo mi basta per sapere dove dobbiamo stare. Pur nell' agonia, pur nella confusione, pur nella prova.
«È per la vostra correzione che voi soffrite!» (San Paolo, Ebrei 12:7).

Grazie Gesù che ci doni di patire qualcosa in questa vita per espiare qualcuno dei nostri peccati 🙏

Anonimo ha detto...

Lei accusa me di ideologia, ma poi legge sessant’anni di storia della Chiesa attraverso uno schema ideologico già deciso: il Concilio sarebbe la causa di tutti i mali e tutto ciò che è venuto dopo sarebbe una deriva modernista.

Lei parla di rottura con la Tradizione. Bene: mi indichi quale dogma il Concilio Vaticano II avrebbe negato. Non una formulazione nuova o una scelta pastorale discutibile, ma un dogma negato. Perché una rottura dottrinale va dimostrata, non semplicemente affermata.

La crisi successiva al Concilio è sotto gli occhi di tutti. Ma attribuirla automaticamente ai documenti conciliari è una conclusione, non una prova. Altrimenti dovremmo ignorare anche i frutti positivi: il Catechismo della Chiesa Cattolica, san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, l’espansione della Chiesa in Africa e Asia, migliaia di santi e nuove realtà ecclesiali.

L’esempio della crisi ariana, poi, non sostiene la sua tesi. Sant’Atanasio non concluse che la Chiesa fosse diventata un’altra religione o che l’intera gerarchia avesse perso la fede. Combatté l’errore restando nella Chiesa.

Mi torna alla mente una riflessione di Papa Francesco fatta durante una conferenza stampa in volo: se qualcuno vuole accusare per errori e peccati, accusi pure lui, che è un peccatore; ma non la Chiesa. Ed è proprio questo il punto.

Un conto è criticare papi, vescovi o sacerdoti; altro conto è sostenere che per oltre sessant’anni la Chiesa cattolica abbia insegnato una falsa fede. Perché a quel punto il problema non sarebbe più il Concilio, ma la promessa stessa di Cristo.

Io continuo a credere ciò che hanno creduto sant’Ignazio di Antiochia, sant’Agostino e san Tommaso: la Chiesa può attraversare crisi, confusioni e perfino cattivi governi, ma resta la Chiesa di Cristo. Per questo preferisco restare con Pietro e sotto Pietro piuttosto che rifugiarmi nella teoria di una “vera Chiesa” sopravvissuta contro la Chiesa visibile.

Anonimo ha detto...

silvio
Sempre il solito errore di fondo: considerare la chiesa un'istituzione temporale, un governo, un potere politico ecclesiastico. Ma Gesù ha dato le chiavi a Pietro nel momento in cui Pietro ha affermato: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente...". E' questo il fondamento della Chiesa: la Fede. Ora se venisse meno la fede in alcuni della gerarchia ecclesiastica (a causa delle eresie) è evidente che non verrebbe meno in tutto il popolo di Dio, fosse anche uno solo, come S. Atanasio, lo strumento di Dio per la rinascita della fede e la sopravvivenza soprannaturale della Chiesa. per merito di Cristo Suo Capo e di Maria Madre della Chiesa. Chi si oppone alle eresie da qualsiasi parte vengano è la Chiesa. per mandato divino. "Chi è mia Madre, chi sono i miei fratelli... coloro che ascoltano e mettono in pratica la Parola di Dio".

Veronica Cireneo ha detto...

infatti va distinto l'aspetto umano dello stato attuale della chiesa in molti fronti inguardabile e disgustosa da quello divino, sempre sublime

Veronica Cireneo ha detto...

Grazie Elisa, la tua ultima frase è rara ragione e prova di fede.

Anonimo ha detto...

Warr
@Veronica Cireneo
Carissima, concordo con te che siamo in una dolorosa purificazione.
Quello che Don Pietro Paolo non vede, anzi sembra che non vuole vedere, è la causa dell'azione sovvertiva che ci ha portato a questa situazione, perché, se siamo tutti d'accordo che stiamo vivendo una punizione, dobbiamo ammettere che qualcosa di cattivo abbiamo fatto. Altrimenti Dio non ci avrebbe castigato. Ecco, Don Pietro Paolo non vuole vedere la causa primaria. Anzi, sostiene che la situazione disastrosa della chiesa sia provocata da una cattiva gestione del concilio, cosa oggettivamente insostenibile.
Come dicevo, io non voglio fare il lamentone, cioè quello che si lamenta e mormora, dando l'impressione di non vedere il bene che, nonostante tutto questo caos, la chiesa fa alle anime, lo vedo e lo apprezzo, ma il nocciolo della questione, sia dell'articolo di Viglione, sia del commento di Zara, è quello che si invita a dare NOME e COGNOME alla causa scatenante di questa divina punizione, e porvi rimedio contrastando concretamente l'azione dei modernisti (in questo senso si approva la san Pio X). Invece il Don difende lo status quo della situazione e allora non se ne uscirà mai, salvo intervento divino naturalmente.
Ciao.

Veronica Cireneo ha detto...

Carissimo @warr
1) Chi mi conosce sa quanto ami il Concilio. Zero! Magari potessi cambiare idea! Dovrebbero cambiare i fatti, cosa che all'orizzonte non si intravede! E comunque dell'ostico argomento spartiacque meglio lasciar parlare competenti. Ne avremo modo in seguito

2) Ma di don Pietro, mi si permetta - a differenza della maggioranza dei modernisti, che applaudono ad ogni sorta di creativismo fino al più bieco - colpisce l'onestà intellettuale, mai supina, che discerne e critica eccome il male evidente nella chiesa, accompagnando la disamina con una chiara manifestazione di dolore che va assolutamente rispettata, perché è voce e dolore di tanti sacerdoti onesti, che del disastro attuale non ridono, pur non assumendo posizioni drastiche, né esprimendo il "magone" così chiaramente come ha fatto lui. Non avete idea di quanti ce ne siano! Come si fa a non considerare fratello nella Fede un sacerdote che descrive la drammaticita' del momento senza spargere odio e veleno contro nessuno? Non le pare che ci siano troppe frange avvelenate che odiano a morte chiunque non la veda come loro!? Le sembrano bravi cristiani costoro? Che esempio danno al di là delle parole? Sa che ce ne sono anche alcuni in talare che dopo la confessione danno gli estremi del proprio iban, informando il malcapitato che un'offerta sul proprio conto corrente sarebbe molto gradita? Sa che c'è pure chi dice la cifra precisa che vorrebbe ricevere sul conto dopo la confessione? 3)Capisce che il degrado è generalizzato, che si salvi chi può e che non si può e non si deve mettere nessun tappo in bocca a chi dà prova concreta di onestà, indipendentemente dalla categoria a cui dall'esterno pensiamo che appartenga?

4)Infine carissimo una domanda sorge spontanea. Chissà chi potrà rispondere tra gli appartenenti alle varie categorie e sottocategoria presenti nella chiesa Cattolica (che una volta voleva dire nelle parole e nei fatti: universale).
È questa:
se da più parti si sente dire che Bergoglio è stata solo la manifestazione estrema del disastro, perché non si potrebbe dire lo stesso del Concilio?

Le sembra che non ci fossero già gravissimi problemi nella chiesa se Papa Pio X condannava a inizio 900 il modernismo?

5)Cosa voglio dire con tutto questo?
Di fare attenzione!
Che c'è una sola battaglia da fare: quella della salvezza della propria anima che si ottiene con la Fede della Quale siamo chiamati davanti a Dio e davanti agli uomini a dare Ragione e soprattutto Prova concreta.

Saluti cari. Grazie per il contributo
Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

Veronica Cireneo ha detto...

Nonostante la mancanza della firma, che può anche essere apposta a inizio o a fine commento, abbiamo modo di dedurre che la risposta di lunedì 8 giugno alle ore 6:03:00 PM sia di don Piero Paolo.,. Grazie

Anonimo ha detto...

Trovo l'articolo saggio ed equilibrato. Grazie per averlo pubblicato

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